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Archivio per Graham Hancock

Vita intrisa


Lasciami guardare le implicite essenze vissute dagli sciamani: è vita oltre l’animale, intrisa di animali.

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Alcaloidi trascendentali


La distesa di fiori psichici si erge sul prato immateriale, rende ogni aspetto della consuetudine un magma alcaloide in piena trascendenza.

Hotnezhivi


Psichedelia frattale in cui s’innestano rami estesi di irrealtà – noi alieni.

LILI REFRAIN – NATURE BOY Live@Bazura, Torino, 2015


In posa adorante, per la recrudescenza dell’oscuro, che tutto ricopre con istanti di eterno puro Nulla senziente.

LILI REFRAIN: “Tragos / Elephants On the Pillow” – Live @ Bazura, Torino, 6 Febbraio 2015


Ogni stratificazione di tappeti sonori, memetici ed empatici si appoggia sulla tua coscienza e lascia che a emergere siano strali di energia non contaminata, essenze che arrivano dirette dagli abissi emozionali di innumerevoli universi sparsi.

Radianta


I funghi si frattalizzano su coordinate ineffabili.

Orrore e follia nel genio di Poe – Parte terza | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la terza e ultima puntata del piccolo saggio di Sandro Fossemò su Edgar Allan Poe e l’interazione con la psicoanalisi.

Sospetto che proprio la dissociazione dal reale abbia reso possibile a Poe di essere un grande esegeta della psiche. Voglio dire che lo scrittore, da come ci viene testimoniato anche dalle riflessioni in Marginalia, dissociandosi coscientemente ma involontariamente dalla realtà, vale a dire senza cadere vittima dell’alterazione psichica, finisca per analizzare e studiare l’anima fino a comprendere paradossalmente, in modo dissociativo, quel volto oscuro della psiche descritto nei personaggi schizofrenici dei racconti. Quindi è totalmente falso e assurdo quello che sostiene Maria Bonaparte.

Edgar Allan Poe, per impedire alla sua natura strana, instabile e ossessionata di far di se stesso un vero criminale o un vero pazzo, aveva ancora a disposizione un’altra “droga”, una droga il cui uso non è alla portata di tutti; intendo parlare dell’inchiostro, con cui fissò sulla carta la sua scrittura bella e curata, le ”immagini” macabre, orribili ma consolatrici, che lo sollevavano ancora dal suo lutto.

Lo scrittore al contrario usa la propria dissociazione non per salvare se stesso dalla follia ma per indagare nella follia del prossimo. La scrittura non è stata un mezzo per evadere dalla propria pazzia ma per immergersi nella pazzia altrui. È assai probabile che Poe sia stato in un certo senso uno psicologo geniale, talmente brillante da usare la propria nevrosi per comprendere la schizofrenia umana. In questo senso, Poe era mentalmente sano perché, a differenza dei folli, era bravo nel comprendersi e nel comprendere. Solo una persona sana di mente può capire quando la ragione si trasforma in “lucida follia” perché diviene eccessivamente strumentale o maniacale a causa di un grave disturbo dissociativo  destinato a sfociare nella schizofrenia.

Interessanti punti di vista, ma la chiosa di tutto l’articolo è illuminante, come se nell’opera di Poe si trovassero elementi connettivi che ricollegano le essenze del nostro mondo con un filo sciamanico, antropologico, surreale. Connettivista, se mi permettete…

La discesa agli inferi di Poe diventa un delirio nevrotico che si trasforma in un mezzo dissociativo ma necessario non solo per esprimere la potenza del sogno nella creatività artistica ma forse anche per stimolare una certa sincronicità attraverso l’archetipo, nell’abisso dell’arte metasimbolica che esprime una rappresentazione del mondo quantico, dove tutto è connesso nella coscienza collettiva universale.

Le esperienze visionarie dello scrittore americano ricordano in particolar modo gli studi dello psichiatra Rick Strassman sugli effetti psichedelici della dimetiltriptamina (DMT) prodotta dalla ghiandola pineale. In questi stati di coscienza espansa, provocati spontaneamente o con la meditazione oppure da determinate sostanze, si riesce a liberare la mente dagli abituali e rigidi schemi mentali per avere accesso a esperienze mistiche dove si possono avere intuizioni brillanti. Può darsi che gli stati visionari provocati  dalla DMT possano facilitare la connessione sincronica dell’archetipo, anche con l’influenza di quelle entità intelligenti che Strassman ipotizza presenti negli stati alterati di coscienza.

Dato che Jung e Pauli hanno collegato le “connessioni significative” al futuro viene spontaneo associare la sincronicità alla sintropia. Conseguentemente, nell’arte metasimbolica di Poe possiamo ipotizzare la descrizione di eventi sintropici quando gli avvenimenti premonitori della morte vengono simbolicamente descritti sotto forma di visioni oniriche. La sintropia è un fenomeno scoperto dal grande matematico Luigi Fantappié (1901 – 1956) che ha teorizzato un tempo che scorre al contrario, vale a dire dal futuro verso il passato. In altre parole, avviene che la causa si trova nel futuro e l’effetto nel passato per il raggiungimento di uno scopo. Se dai racconti di Poe la sintropia ha luogo nei sogni allora possiamo dedurre, visto che il «sogno è l’anima» (Hillman), che l’anima sia probabilmente il cuore della sintropia. A questo punto viene spontaneo chiedersi se i sogni premonitori, senza escludere quelli legati alla morte, siano dei fenomeni sintropici, come avviene proprio nei racconti di Poe. Seguendo questa riflessione possiamo provare a proporre un altro accostamento tra HillmanFantappié  legato alla possibilità che la sintropia si manifesta in qualche modo anche nel processo di individuazione.

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