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Archivio per Guillem López

Lankenauta | Challenger


Su Lankenauta la recensione a Challenger, romanzo di Guillem López (già affrontata su CarmillaOnLine) che parte da un evento noto (l’esplosione della navetta Challenger e dei suoi occupanti nei cieli americani pochi secondi dopo il decollo) per partire con un’iperbole fantastica verso ogni lido del genere, e anche non di genere, sottolineando la caoticità e la natura quantica del nostro universo. Interessante…

Da qualche parte abbiamo letto che lo scrittore Guillem López ha sempre avuto una sorta di ossessione per quanto accadde il 28 gennaio 1986 sopra il cielo della Florida. O quanto meno ci è sembrato di aver letto qualcosa del genere: anche se non proprio rispondente al vero questa idea è in fondo una possibilità, qualcosa di plausibile. Difatti, proprio in virtù dell’idea di “possibile”, López ha voluto realizzare il suo “Challenger”: 73 capitoli, 73 short stories per un romanzo che progressivamente svela il legami esistenti tra personaggi che, poco prima, durante o poco dopo l’ora fatidica 11:39 a.m., gravitano in quel di Miami e che comunque, nei dintorni e nel mare circostante, vengono coinvolti dall’esplosione della navetta spaziale. Interconnessioni sempre più evidenti e che, tra l’altro, sono state messe nero su bianco su di una mappa allegata al libro: elemento che evidenzia non soltanto la filosofia che ha animato l’esperimento letterario dello scrittore spagnolo, ma anche una particolare cura per i dettagli, illustrazioni di Sonny Partipilo comprese; merito indubbio delle edizioni Eris. Il fatto poi che si possa parlare di filosofia non significa affatto che la lettura di “Challenger” risulti complessa oppure faticosa. I racconti – o capitoli – del romanzo, anche se il contesto potrà inizialmente apparire caotico (poi le tante connessioni fanno venire meno anche questa impressione), scorrono via in maniera fluida grazie ad un linguaggio che, sorprendendo il lettore, di volta in volta ha a che fare con il noir, col fantastico, col pulp, con l’horror, con la critica sociale e con molto altro. È del tutto evidente che López, utilizzando anche elementi presenti nelle opere “di genere”, ha inteso rappresentare il caos dell’esistenza, sempre connesso con il probabile, il plausibile; e forse anche con un immaginario che, per il solo fatto di essere presente nella mente di una persona, svela una sua concretezza.

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Challenger, un ventaglio infinito di possibilità – Carmilla on line


Una disamina su un romanzo che si può definire connettivsta, scritto nella Spagna in questi anni, segno che lo Spirito dei Tempi scorre ovunque e non solo in Italia, nelle cerebralità connettive: Challenger, di Guillem López. Eccone un sunto semantico:

Il 28 gennaio 1986, alle ore undici e trentotto del mattino, dopo soli settantatré secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger, appena decollato da Cape Canaveral in Florida, si disintegrò in volo a 14.000 metri di altezza mentre stava accelerando a una velocità superiore a Mach 1,92 (quasi due volte la velocità del suono). Per i sette membri dell’equipaggio, cinque uomini e due donne, non vi fu alcuna possibilità di salvezza quando, due minuti e quarantacinque secondi dopo, il modulo spaziale in cui erano rinchiusi si schiantò sulle acque dell’Oceano e si inabissò.

Da questa drammatica vicenda prende spunto l’autore per imbastire la sua storia, che si articola intorno a 73 episodi o capitoli, tanti quanti i secondi trascorsi prima del disastro del modulo spaziale. 73 capitoli che ci guidano a comprendere come la realtà sia composta da una combinazione di storie infinite che, a loro volta, possono riproporci un numero infinito di finali.
Una visione che già è appartenuta a tante letterature e narrazioni antiche, come nel poema narrativo L’oceano dei fiumi dei racconti di Somadeva – brahmano del Kashmir – che risale all’undicesimo secolo e da cui furono tratti molti racconti contenuti nelle Mille e una notte.

Intuizione che soltanto la logica occidentale, bisognosa di un ordine generale in cui sistematizzare le proprie certezze e insicurezze, ha contribuito a demolire per sostituirla, non solo nella letteratura, con una narrazione in cui il plot o la trama degli eventi fosse pienamente comprensibile e predeterminata, con cause e conseguenze riconoscibili e strettamente collegate tra di loro. Una visione che ha cercato di riportare la concezione meccanicistica dell’Universo all’interno delle cose umane e del loro “effettivo” svolgimento”. Ignorando, ancora al giorno d’oggi, le infinite possibilità suggerite dalla fisica quantistica oppure anche solo da quella lettera di Engels a Bloch in cui, lui l’apparente padre di ogni determinismo, sottolineava come la complessità delle azioni umane fosse difficilmente interpretabile attraverso la rigidità delle formule economiche e scientifiche.

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