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Archivio per H.R. Giger

Jodorowsky’s Dune: il più fecondo fallimento della storia del cinema


Su PostHuman Mario Gazzola traccia mirabilmente le coordinate di Jodorowsky’s Dune, il documentario video in cui si racconta il making of del regista cileno attorno al concept di Dune. Un estratto:

La parte più pazzesca del film di Pravich è infatti il dopo, in cui la regia ci giustappone esempi dei disegni di Moebius per lo story board di Dune accanto a scene di film successivi, talmente simili da non poter pensare che sia stato un caso: il libro era rimasto nel cassetto di tutte le major hollywoodiane, quindi non è stupefacente che intuizioni della geniale coppia siano filtrate nei duelli di Star Wars di Lucas, nelle soggettive di Terminator di Cameron, nelle apparizioni fantasmatiche dei Predatori dell’Arca Perduta di Spielberg o in altri titoli minori come Flash Gordon, fino alle minacciose montagne scolpite nel Prometheus di Ridley Scott.
Al cui epocale capostipite Alien peraltro diedero decisivi contributi proprio O’Bannon (col soggetto originale) e Giger (coll’indimenticabile, orroroso xenomorfo), “scoperti” da Jodo e indi “adottati” da Hollywood dopo il naufragio del cosmico progetto, se ne parla alle pagine 101-106 del mio FantaRock (con Ernesto Assante, Arcana, 2018).

Mai pubblicata neppure in forma di libro cartaceo, la fertilissima, profetica sceneggiatura Jodo/Moebius si connette infine anche all’imminente, attesissimo Dune di Villeneuve (di cui già è trapelato il progetto di una trilogia cinematografica per sviluppare compiutamente l’impianto narrativo di Herbert) attraverso la colonna sonora: infatti le solenni musiche di Hans Zimmer per il film in uscita comprendono anche un brano riarrangiato dei Pink Floyd ambìti da Jodo: è Eclipse, proprio da quel The Dark Side Of The Moon le cui session di registrazione volgevano alla fine al momento dell’incontro col visionario regista cileno).

Jodorowsky’s Dune | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al Dune di Alejandro Jodorowsky, uscito in sale selezionate in questo scorcio finale dell’estate come antipasto alla versione di Denis Villeneuve. Un estratto:

Nell’ambito della fantascienza esiste un film che è entrato nell’immaginario degli appassionati di fantascienza, pur avendo il grande difetto di non essere mai stato realizzato: questo film è il Dune di Alejandro Jodorowsky. Quest’opera poteva essere la prima trasposizione cinematografica del romanzo di Frank Herbert uscito nel 1965, che fu invece portato al cinema, per la prima volta da David Lynch, nel 1984.

Dopo anni di racconti parziali, il regista cileno ha deciso finalmente di narrare tutta la storia di questo progetto.
Istrionico, ironico e geniale, Jodorowsky è la voce principale di questo documentario, supportato dalle numerose testimonianze dei collaboratori che furono allora coinvolti nella realizzazione del film. In questo documentario racconta tutte le sue idee, le persone coinvolte, i luoghi visitati, in oltre due anni. Grazie al suo carisma, oltre che al supporto economico di Seydoux, fece una vera propria campagna di acquisti scegliendo tra i migliori tecnici nel campo degli effetti speciali, i migliori artisti e i musicisti di allora. Il primo reclutato fu il fumettista Jean Giraud, che nel campo fantascientifico era ben noto con il nome di Moebius. Andò negli Stati Uniti a parlare con Douglas Trumbull, creatore degli effetti speciali di 2001 Odissea nello Spazio; salvo poi detestare il suo approccio troppo tecnico e ripiegare sul quasi esordiente (ma molto promettente) Dan O’Bannon, che era stato il responsabile degli effetti speciali di Dark Star, quel piccolo capolavoro che fu anche l’esordio cinematografico di John Carpenter. Si portò in Francia Chriss Foss, allora famoso copertinista britannico di libri di fantascienza, per realizzare i disegni delle navi spaziali.
Voleva Salvador Dalì nel ruolo dell’imperatore (è incredibile), che accettò per una cifra esorbitante. Dalì gli suggerì un artista svizzero allora misconosciuto per le scenografie degli Harkonnen: Hans Ruedi Giger. Per la colonna sonora reclutò i Pink Floyd; Mick Jagger doveva essere Feyd Rautha (curiosamente nel film di David Lynch fu scelta un’altra rockstar, Sting, per lo stesso ruolo). Paul Muad’Dib sarebbe stato interpretato da suo figlio.
Insomma Jodorowsky fu una particella elementare impazzita, che a metà degli anni ‘70 viaggiò negli Stati Uniti e per mezza Europa, per collegare il mondo artistico con quello cinematografico e quello della fantascienza. Come lui stesso dice aveva “un’ambizione smisurata” era conscio di poter fare l’opera più grande della sua vita. Con il produttore francese stimò che il budget necessario per il film doveva essere di almeno 15 milioni di dollari, che per allora era una cifra esagerata, ritornò quindi a Hollywood per cercare i soldi che gli mancavano. Per tale motivo preparò con Moebius un volume dettagliatissimo a supporto della sceneggiatura, in cui era disegnata ogni scena del film, una vera opera nell’opera.

Nonostante tutto questo, Hollywood non diede mai fiducia a un regista così fuori dai suoi schemi.

Il Dune perduto di Jodorowsky arriva al cinema come documentario | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione che alla fine dell’estate arriverà nei cinema un documentario che racconterà il tentativo di Alejandro Jodorowsky di raccontare per immagini Dune.

Non esiste appassionato di fantascienza e fantastico che non conosca la leggenda del film su Dune ideato da Alejandro Jodorowsky e purtroppo mai concretizzato. L’affascinante documentario Jodorowsy’s Dune è in arrivo nei cinema dal 6 settembre 2021, anticipato da un programma di anteprime dal 26 agosto.

Idee folli ed estremamente visionarie avrebbero composto questa pellicola che fin da subito sapeva di kolossal. A un primo sguardo potrebbe sembrare una divagazione fin troppo ambiziosa per una personalità eclettica come quella di Jodorowsky, eppure in tanti si mangiano ancora le mani al pensiero che forse gran parte di quanto promesso sarebbe stato veramente grandioso se il progetto fosse andato in porto, poiché tra i collaboratori del regista figuravano anche HR Giger, concept designer di Alien e Jean Giraud, in arte Moebius, grandioso illustratore e fumettista.

Extra-terrestial creatures


Creature concettuali della matematica aliena orrorifica.

Manufactura – Aroused Conviction


Il giusto tributo a H.R. Giger.

Annientamento: è inutile scappare | Fantascienza.com


Sul 196 di Delos, un’approfondita analisi di Annientamento, il film new-weird_SF che sta dividendo gli appassionati. Un estratto:

Il film fa parte di quel filone della fantascienza che cerca di scavare nel profondo per farci confrontare con fantasmi e paure subconscie simili a quelle dei nostri incubi. VanderMeer, infatti, ha ammesso di essere uno scrittore “del post breakfast” quando ancora le suggestioni dei sogni sono ben vive e possono essere elaborate in parole e storie e, anche se ammette che “scrivere un sogno è quanto di meno appetibile per un lettore, scrivere seguendo la fascinazione di un sogno”, invece, “rende la storia più appassionante”.

Dal canto suo Garland, forte dei precedenti lavori come sceneggiatore (28 Giorni Dopo, Sunshine, Non Lasciarmi e Dredd, tutti tratti da romanzi o fumetti, ed Ex Machina lavoro originale che si è meritato la candidatura agli Oscar per la sceneggiatura originale) ha avuto il beneplacito di VanderMeer e della produzione per mettersi al lavoro sulla riduzione del romanzo.

Cosa che ha puntualmente fatto mutando la storia del romanzo per inserire nel film concetti e spiegazioni parziali derivate dall’intera trilogia, per poi cercare un disturbante equilibrio tra la sensazione di trovarsi in un incubo trasmessa dalla parola scritta e la sua estrinsecazione in immagini per lo schermo. Così sono nate mutazioni psichedeliche di flora e fauna, piante antropomorfe, corpi in decomposizione fusi con le piastrelle di una piscina o la parete di un faro solitario insieme a tante altre immagini ultramondane che s’ispirano agli incubi scritti di Lovecraft e disegnati da Giger.

Sonic Entanglement 2 – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine un articolo a sei mani di Danilo Arona, Mario “Black M” Gazzola e Max Gasperini che segue un’intro di qualche tempo fa. Argomento: il Rock e l’occulto, e le sue connessioni quantistiche. Un estratto:

E cosa cercava dunque tutta questa gente nei pentacoli e nelle candele nere (o nelle canne)? Cercava l’Oltre, quel trascendere le comuni barriere del pensiero razionale (le huxleyane “Doors of Perception” che appunto davano nome alla band di Jim Morrison) per accedere a una dimensione ulteriore, di conoscenza illimitata, di fusione con il cosmo e le sue energie, ditela come volete ma l’idea era quella di piantar le tende in quella che Danilo (nel succitato “Rock – I delitti dell’uomo nero”) ha ottimamente definito “Terra di Colà”. Ciò che i Pink Floyd cercavano con la loro Interstellar Overdrive (in seguito scrutando anche il “lato in ombra della luna”). Calma, voi dite, qui ti sposti dal dominio dell’occulto a quello della fantascienza: sono due generi diversi. Adesso, perché il marketing culturale così li ha impacchettati, ma… allora no. Non quando Lovecraft scriveva i suoi racconti, fondamentali per entrambi i generi. né appunto nell’epoca della ricerca dell’Altrove sconfinato, l’epoca in cui gli Hawkwind si ispiravano al fantasy maturo di Michael Moorcock o ai fantamisticismi indianeggianti di Roger Zelazny, facendosi fare copertine “cosmiche” da Philippe Druillet. Fumettista autore (oltre che di qualche locandina per i film ero-horror di Jean Rollin) di opere fantapsichedeliche come “La Nuit”, “Lone Sloane”, “Mirage”. Riuscite ad immaginare visioni più lovecraftiane dei suoi graphic novel “Yragael” e “Urm”? O del “Necronomicon” precyberpunk di H.R. Giger?

Leggi il seguito di questo post »

www.posthuman.it – A Giger, che ora ride coi suoi demoni


Come dicevo in un post qualche giorno fa, è morto H.R. Giger. Ieri è uscito, su PostHuman, un bellissimo articolo di Mario “Black M” Gazzola che ce lo ricorda; usando la profonda capacità critica di Mario possiamo ripercorrere le fasi saliente dell’artista e i suoi pensieri, sviscerando i motivi che hanno consacrato Giger come il più devastante e siderale, abissale grafico della seconda meta del secolo scorso. §Un estratto:

Giger ha creato un universo folle e visionario, fatto di scompensi, stranezze, rigorosi equilibri basati su una volutissima mancanza di proporzionalità. Il suo timbro era già evidente nei primissimi lavori, una serie di schizzi e disegni intitolati Ein Fressen fuer den Psychiater (un pasto per lo psichiatra) e che tentavano di illustrare la trascrizione e il procedimento interpretativo di alcuni sogni effettuato con metodo freudiano. In questi lavori sono presenti in nuce tutti gli stilemi ricorrenti nell’artista svizzero, dal sesso vissuto come un’ossessione frequente, una turba psichica irrinunciabile, alla decostruzione delle strutture organiche, che si trasmutano in congiunture mollicce, ingranaggi imbullonati, sagome oblunghe che a loro volta si compenetrano in conformazioni testicolari, intestinali, spermatiche.
L’influenza è quella di Francis Bacon con le sue crocifissioni, Salvador Dalì e Edvard Munch (vedasi Madre con bambino, 1962). Proprio qui nasce un immaginario fecondo, fatto di metafore germinali, embrioni abortiti caricati come proiettili in pericolose pistole falliche, meati siderurgici troppo simili ad aperture genitali per non occultare un qualche duplice significato.

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Bye Giger


Necronom IV, Giger's surrealist painting that ...

Desidero dare il saluto finale a H.R. Giger. Un uomo così è stato fondamentale per i deliri SF e lovecraftiani, ci ha mostrato una parte del continuum che è puro orrore inumano incarnato. Grazie, per tutto.

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Il Dune che non c’è mai stato ∂ Fantascienza.com


Alejandro Jodorowsky

Cover of Alejandro Jodorowsky

Confesso: non ho mai letto Dune né ho mai visto il film, ma a mia incompleta scusante posso affermare che so di avere un enorme tassello mancante nella mia cultura SF, che riempirò presto. Fantascienza.com ci fa sapere che un grande regista e non solo dei decenni scorsi, Alejandro Jodorowsky, nel 1974 aveva provato a farne una versione cinematografica, parecchio estrema, parecchio acida e al limite del megalomane, coinvolgendo artisti quali Pink Floyd o Salvador Dalì, in un crescendo lisergico che, a dirla tutta, mi intriga come poche cose al mondo.

“La mia ambizione era tremenda. Volevo realizzare qualcosa di sacro, un film che desse l’esperienza allucinatoria dell’LSD senza usare l’LSD, e cambiare le giovani menti di tutto il mondo.” Così Jodorowsky inizia il racconto di quel 1974, anno in cui, su proposta di un consorzio di produttori francesi guidato da Michel Seydoux, provò a visualizzare ciò che Herbert aveva scritto. Il risultato furono oltre tremila tra bozzetti, disegni e grafici che il documentario mostra ampiamente, e che definire psichedelici è poco. Nella sua mentalità rivoluzionaria, Jodorowsky aveva in mente un progetto grandioso, e per realizzarlo aveva raccolto intorno a sé il meglio che l’arte visiva e grafica esprimeva in quegli anni: da Moebius, che curò gran parte dei bozzetti, a H.R. Giger, che avrebbe dovuto occuparsi del design dell’intero set. E poi Dan O’Bannon per la sceneggiatura, e l’illustratore Chris Foss.

Per non parlare poi del cast che Jodorowsky aveva in mente: David Carradine nei panni di Paul Atredeis, Salvador Dalì in quelli dell’imperatore Shaddam, il grande Orson Wells e Mick Jagger (il cui ruolo, curiosamente, andò poi a un’altra rockstar, Sting). Il tutto condito da una colonna sonora originale dei Pink Floyd, per dare il massimo della psichedelia.

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