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PINK FLOYD: “THE LATER YEARS 1987 – 2019” – L’INTERVISTA AL DIRETTORE CREATIVO AUBREY ‘Po’ POWELL | PINK FLOYD ITALIA


Bella intervista su PinkFloydItalia, che coinvolge aspetti non troppo conosciuti dei Floyd, ad Aubrey “Po” Powell, in occasione del lancio del cofanetto The laters years 1987-2019, che contiene materiale anche in un certo senso inedito che la band ha realizzato dal 1987 in poi senza l’apporto di Roger Waters, elemento che fino ad allora era stato fondamentale per la loro creatività. Apparentemente, parliamo di qualcosa di minore, ma in realtà non è così: i musicisti superstiti seppero creare atmosfere certo di un tipo forse leggermente diverso dal passato, ma comunque di enorme suggestione; forse non evocavano paesaggi così paranoici, ma è qualcosa di tuttora certamente valido.
Powell, una delle menti di Hypgnosis, lo studio grafico che ha creato la quasi totalità delle copertine dei Floyd, racconta il suo lavoro di valorizzazione, collaziono e selezione di materiale edito e inedito che è confluito, anche, nella mostra Their mortal remains, ancora itinerante per i musei europei, in cui memorabilia e una quantità immane di notizie, curiosità e reperti si sommano in un costrutto creativo ancora stupefacente, unico, in grado di dare la vastissima dimensione surreale di cui l’arte dei Pink Floyd si è nutrita e continua e vivere.

Un estratto dell’intervista:

Una delle cose è che ho suggerito di fare una mostra dei Pink Floyd, che era al V&A, Their Mortal Remains. Sono stato direttore creativo per questo ed è stato così interessante, sono stati tre anni della mia vita a mettere tutto insieme e ha avuto un enorme successo. E ho sentito che in realtà, ricollegandomi ai Pink Floyd in quel modo, avevo fatto un buon lavoro per loro e per me. Mi è piaciuto e mi piace ancora lavorare con loro, è molto divertente.

Non sei stato coinvolto inizialmente per l’anniversario di The Division Bell?

Beh, sì, c’erano varie cose. E penso che l’altra cosa che ha cementato l’accordo, in un certo senso, sono state le mie relazioni con David Gilmour e Roger Waters. Penso che sia abbastanza noto che non vanno esattamente d’accordo, e poiché li conosco tutti da quando avevo 15 anni, in qualche modo sono stato in grado di passare dall’uno all’altro e discutere idee e aiutare con diplomazia nel tentativo di ricollegare elementi dei Pink Floyd che potrebbero andare avanti. La mostra è stata un perfetto esempio di ciò, ottenendo l’approvazione da parte di tutti e tre i membri di Pink Floyd, e senza di ciò, non sarebbe mai successo. Quindi mi sono trovato in una posizione costruttiva oltre che creativa. Ha funzionato piuttosto bene per tutti noi, immagino.

Qual è stato il tuo coinvolgimento con il cofanetto The Later Years?

Coinvolgimento totale, fin dall’inizio. È il mio lavoro. In precedenza avevamo realizzato un cofanetto chiamato The Early Years. Quindi l’idea era un’altra su quegli anni successivi, che sono principalmente album come A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell, the Pulse tours, tutto quel genere di cose. E c’era un sacco di materiale inedito in precedenza, roba che non è mai stata ascoltata, materiale per le prove, film che non sono stati pubblicati da nessuna parte, che nessuno ha mai visto prima. Quando ti viene presentato un menu di cose e qualcuno dice “OK, dobbiamo avere un’idea di come esattamente questo viene compilato e messo insieme”, è esattamente quello che mi piace di più “. La prima cosa che dovevamo fare era trovare un’idea per la copertina dell’album. Ora, come direttore creativo, quello che mi piace fare non è fare tutto da solo, perché penso che ci siano così tante altre persone di talento là fuori con contributi da dare. Quindi quello che faccio con i Pink Floyd in questi giorni, e quello che ho fatto dal 2013, è andare da persone che penso siano aspiranti o interessanti e dire “OK, ecco un progetto, ti viene in mente un’idea”. Una di quelle persone era Michael Johnson, dello studio di design di Johnson Banks, e hanno inventato un sacco di proposte interessanti.

Quindi proponi il meglio di questi alla band da solo?

Li ho mostrati a David Gilmour e Nick Mason singolarmente ed entrambi hanno concordato qualcosa, che era la cosa che volevo davvero. È questo paesaggio con dentro un bambino piccolo e la piegatura dei lampioni mentre il bambino cammina lungo la strada. È leggermente fantascientifico e ultraterreno, e suppongo sia una metafora del potere, che è ciò di cui parlano i Pink Floyd. E penso che il simbolo di un bambino piccolo che cammina in lontananza in un paesaggio straordinario sia anche qualcosa a che fare con questa idea degli anni successivi, perché tutti noi – e includo me e Pink Floyd in questo – siamo tutti coinvolti gli anni autunnali delle nostre vite, quindi è stata una metafora importante da realizzare, visivamente, penso.

Come una specie di “cavalcata verso il tramonto”?

Beh, non esattamente, si chiama The Later Years ma sono sicuro che David e Nick andranno avanti. Nick è là fuori con la sua band Saucerful of Secrets in questo momento, David ha ancora un sacco di canzoni sotto la cintura e sono sicuro che ci saranno altre cose a venire. Se guardi The Division Bell, penso che sia stato l’album più venduto per i Pink Floyd da Dark Side of the Moon. Quando Roger Waters lasciò nel 1987 un nuovo ciclo dei Pink Floyd emerse da quello, che ha avuto un successo fenomenale, quindi penso che fosse importante giustificare quel periodo di tempo. Ci sono state tre specie di epoche di Pink Floyd, una con Syd Barrett, una quando David Gilmour si è unito e poi la parte successiva con solo Nick e David. Quindi penso che sia stato importante celebrare questi grandi album che David e Nick hanno realizzato insieme, ed è quello che abbiamo fatto con il cofanetto.

LO STORICO INCONTRO DEI PINK FLOYD CON IL DOTTOR STRANGE


Su GiornalePop una storia che non conoscevo così bene: la fascinazione dei Floyd per il fumetto del Dr. Strange. Eccone un estratto, con dettagli interessanti sugli intrecci tra la band e il mondo dei fumetti:

Il bassista e compositore Roger Waters, incuriosito dalla vignetta, si diede in seguito a una lettura vorace del panorama fumettistico del periodo, derivandone l’idea per un cartone animato psichedelico, versione acida e fantascientifica di Sgt. Peppers’s dei Beatles che non fu mai realizzato. Incluse, inoltre, nel testo della stupenda “Cymbaline”, chiusa del primo lato dell’album-soundtrack del 1968 “More” (colonna sonora del film omonimo di Barbet Schroeder), un diretto riferimento al mago supremo della Marvel: “And Doctor Strange is always changing size”, dove forse lo confonde con Ant-Man, dato che il buon Dottore è solito uscire dal corpo materiale con la sua “forma astrale”, ma non modifica mai le proprie proporzioni fisiche.

L’interesse per il medium fumetto rimase latente nel gruppo sino al 1974, quando  Thorgerson propose la creazione di un inserto a fumetti in allegato al tour per l’hit mondiale “Dark Side of the Moon”. Ne nacque “The Pink Floyd Tour Program”, un albetto dalla copertina fantascientifica che racchiude un contenuto spassoso e artigianale, con il contributo del batterista Nick Mason, provetto calligrafo e disegnatore, già autore della fumettosissima copertina dell’antologia del 1971: “Relics”.

L’idea ispirò in seguito Spike Steffenhagen e Jay Sanford, autori della linea degli albi Rock’n’Roll Comics, che dedicarono ai Pink Floyd una cronistoria non autorizzata a fumetti in cinque numeri: “The Pink Floyd Experience”, serie in bianco/nero edita nel 1991 firmata da Ken Landgraf, disegnatore della Dc Comics e già illustratore di copertine di album rock. La collana è stata poi raccolta in un volume unico. Il Gruppo stesso le ha voluto dare una consacrazione ufficiale, includendola nella bibliografia allegata al box set del 25ennale “Shine On” del 1992. Un’altra biografia a fumetti è uscita sempre nel 1992 pubblicata dalla Personality Comics, firmata dai testi di Kevin Dwyer e la grafica di Garret Berner.

Aubrey “Po” Powell, l’artista dietro le copertine dei Pink Floyd: “Ci hanno sempre dato carta bianca” – Repubblica.it


Su Repubblica una bella intervista ad Aubrey “Po” Powell, uno dei due autori dello studio Hypgnosis che ha realizzato la stragrande maggioranze delle copertine dei Floyd. Quando l’arte coltivava forme surrealiste su media commerciali, svincolandosi però da ogni logica mercantile. Imperdibile chiacchierata con Ernesto Assante

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