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Lisa Tuttle descrive il profumo dell’incubo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Il profumo dell’incubo, raccolta di racconti di Lisa Tuttle, in uscita per Edizioni Hypnos. La sinossi:

Cosa si nasconde nella soffitta della casa dei sogni delle litigiose sorelle Sylvia e Pam? Sino a che punto si è disposti ad arrivare per raggiungere la tanto bramata Pietra Filosofale? Quali insidie può nascondere un’innocua convention di fantascienza? Cosa succederebbe se avessimo a disposizione un’ora in più tutta per noi?

Il profumo dell’incubo presenta tredici storie di Lisa Tuttle, scelte dall’autrice stessa, che ne ripercorrono la straordinaria carriera, dal classico dell’horror La casa degli insetti, sino al terrificante Sogni nell’armadio, racconto vincitore nel 2007 dell’International Horror Guild Award, un lungo viaggio nei meandri dell’incubo, dalla penna di una delle più importanti autrici weird moderne.

In alto, sopra la città addormentata galoppava l’incubo, innalzandosi con angoli impossibili, schivando barriere invisibili, e di quando in quando piegando le zampe sotto il corpo per cadere a peso morto. Presto i sussulti e le grida della cavallerizza cessarono. Alla donna, concentrata nel restare aggrappata con tutte le sue forze, non rimanevano energie per manifestare paura.
L’incubo non riportò la donna fino all’alba, saltando attraverso la finestra della camera da letto in una sfida alla logica e gettandola sull’immobile sicurezza del suo letto, accanto al marito ancora addormentato.

Ivo Torello: Il maledetto paese che puzzava di pesce – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a Il maledetto paese che puzzava di pesce, ultima uscita per Ivo Torello nelle Edizioni Hypnos. Il romanzo è il terzo della saga Gli strani casi di Ulysse Bonamy, tutti gustosamente weird, tutti in qualche modo figliocci di Lovecraft ma anche pregni di altro. Ecco uno stralcio della rece:

Con “La casa delle conchiglie” Torello ha creato un suo linguaggio originale in cui si mischiano romanzo erotico, storia, magia e weird. La serie dedicata a Ulysse Bonamy è figlia del successo di quel romanzo: credo che aver deciso di adottare un personaggio seriale sia stata un’idea vincente. Il contesto storico è quello degli Anni Ruggenti della Parigi degli anni ‘30 e Ulysse Bonamy ricorda da vicino il Fu Manchu di Sax Rohmer e certe figure di detective dell’occulto come il John Silence di Algernon Blackwood e il Carnacki di William Hope Hodgson e magari l’Harry Dickson di Jean Ray. Questa volta Bonamy si troverà a dover andare in uno sperduto paesino del sud della Francia con il compito (anche se assomiglia più a un ricatto commissionatogli dallo scultore di mostri Ian Anton Morleu) di trovare la fantomatica Coda del Leviatano, una leggendaria reliquia. Devono seguire le tracce del suo amico Claude Mercier che è tragicamente annegato mentre stava conducendo delle ricerche in loco. Per far questo si reca con la nipote di Morleu Georgeta che lo condurrà a bordo della sua vettura denominata Hecate. Siamo negli anni ‘30 per cui ancora non esiste il turismo odierno nei confronti della Costa Azzurra (eccetto per gli inglesi che vengono a svernare). Il paesino si chiama Bouche-sur-Mer e, apparentemente, nessuno sa dove si trova. Una volta arrivati i 2 sono avvolti da una mefitica puzza di pesce. In giro non c’è nessuno e giunti alla locanda vengono serviti da un donnone elefantiaco, da suo marito e dal figlio ritardato. Sembra che siano finiti in un luogo dove gli incroci fra consanguinei abbiano prodotto effetti nefasti. Bouche-sur-Mere è a tutti gli effetti un paese disabitato dove i pescatori escono la mattina presto per tornare dopo il tramonto. La geometria del luogo è sghemba, la chiesa è disabitata e popolata solo da gatti randagi e i pochi personaggi che si vedono sono sfuggenti. Indubbiamente Bouche-sur-Mere assomiglia molto a una Innsmouth spostata nel sud della Francia. La chiave per risolvere l’enigma sarà il diario (vecchio espediente da romanzo gotico) di Claude Mercier rivenuto nella sua stanza da Ulysse Bonamy che li porterà a visitare un’ulteriore chiesa consacrata ad un antico culto. Lo spirito di Lovecraft in ogni caso aleggia sulla storia e il cerchio si chiude quando Georgeta regala a Ulysse una copia di Weird Tales dove si parla di Dagon e di uno scrittore americano.

Il maledetto paese che puzzava di pesce | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Ivo Torello, appartenente alla saga di Ulisse Bonamy (terza iterazione), l’investigatore suo malgrado: Il maledetto paese che puzzava di pesce. Ovviamente, per Edizioni Hypnos!

La leggendaria reliquia nota come la Coda del Leviatano è reale? Cos’è? Dove si trova? Forse in un minuscolo borgo di pescatori in riva al Mediterraneo, oltremodo maleodorante e popolato di strani personaggi vagamente disumani? Per Ulysse, questa volta, c’è poco da scherzare. Il conto in sospeso con lo scultore di orrori Ian Anton Morleu lo costringerà ad affrontare un incubo senza vie di fuga.

Hypnos 11 – rivista di letteratura weird e fantastica – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione al numero 11 di Hypnos, la rivista della omonima casa editrice che indaga a tutto campo il weird mondiale. A cura di Cesare Buttaboni.

Nuova succulenta uscita per la rivista Hypnos che ormai è diventata un appuntamento imperdibile per gli appassionati di fantastico. Il fascicolo si presenta ben fin dall’inquietante copertina opera del bravo Ivo Torello (un artista a tutto tondo). Ma anche i contenuti sono di tutto rispetto a cominciare dalla scrittrice di fantascienza e horror Lisa Tuttle di cui ci viene presentato uno dei suoi migliori racconti ovvero Sostituti. Si tratta di una storia che non lascia indifferenti: il protagonista incontra in pieno giorno l’orrore sotto la forma di una sorta di animaletto dalle strane sembianze che gli suscita immediatamente una forte ripugnanza (finirà con l’ucciderlo). All’opposto la moglie ne raccoglie un altro esemplare che, dal suo punto di vista, trova adorabile tanto da considerarlo più importante dello stesso marito che sarà invitato ad andarsene. Alla fine emerge il conflitto fra uomo e donna (uno dei temi portanti della femminista Lisa Tuttle) che viene esemplificato dall’apparizione di queste bizzarre creature (simbolo dei “mostri della ragione”). Laura Sestri ci propone un’interessante intervista all’autrice in cui viene posta l’attenzione sul tema delle donne nella letteratura horror. Il piatto forte di questo numero è proprio un’intervista a Thomas Ligotti (a cura dell’esperto di Massimiliano Ruzzante, creatore anche della sua pagina wikipedia italiana e della sua pagina facebook), quello che è indiscutibilmente il miglior scrittore horror attuale . A ben vedere si tratta di un corollario al recente volume edito da IlSaggiatore Nato nella paura che raccoglie appunto numerose interviste fatte all’autore nel corso degli anni e a cui rimandiamo i lettori che volessero approfondire ulteriormente le sue idee. Sempre a proposito di scrittori “weird” attuali confesso di essere rimasto folgorato dalla lettura di Favola di New York di Victor LaValle, un volume di horror urbano in cui emerge prepotente la forza del mito. Di LaValle ci viene presentato “Up From Slavery”, un altro racconto “lovecraftiano” dopo La ballata di Black Tom (rifacimento di Orrore a Red Hook di H.P. Lovecraft) in cui LaValle porta nella sua narrativa le paure (sotto forma magari di mostri lovecraftiani) che pervadono la nostra società (il tema del razzismo è una delle sue tematiche forti e, soprattutto in questo momento, risulta di forte attualità anche se forse l’autore tende a ripetersi). La sensazione è che LaValle dia il meglio soprattutto con i romanzi. Di lui ci parla Andrea Vaccaro in maniera concisa ma profonda. Gli amanti della ghost-story inglese troveranno un’autentica chicca con il racconto (forse troppo breve) La strada per Brighton di Richard Middleton che ci viene presentato addirittura da Arthur Machen! Sempre di fantasmi ci parla Francesco Ceccamea in Roald Dahl e il libro delle storie di fantasmi. Spazio poi a Lucio Besana, vincitore dell’ultima edizione del Premio Hypnos con “Subotica”, una storia a suo modo inquietante nell’evocare la paura dell’alterità. Completano questo numero il terzo capitolo della strana storia dell’arte di Ivo Torello e la rubrica Weird Library a cura di Laura Sestri.

Intervista ad Alessandro Fambrini | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine c’è una bella intervista ad Alessandro Fambrini, traduttore e curatore dei testi usciti per Hypnos di autori weird tedeschi di circa un secolo fa. Uno stralcio della chiacchierata:

Ciao Alessandro, prima di tutto grazie mille per la tua disponibilità.
Partiamo innanzitutto ricordando che Lemuria è la terza opera che appartiene a un trittico che le Edizioni Hypnos hanno deciso di dedicare al fantastico tedesco; trittico che comprende anche l’antologia collettiva Der Orchideengarten e il romanzo Alraune di H.H. Ewers, tutti tradotti e curati da te, con la collaborazione di Walter Catalano che ha scritto per ciascun volume degli interessantissimi saggi.
Premesso che molti di questi autori non godono – e non godettero – della popolarità dei loro colleghi anglosassoni, trovo però che il loro approccio al fantastico sia piacevolmente atipico e, per certi versi, anche più audace.
Cosa ne pensi a riguardo?

AF: Diciamo subito, intanto, che il “trittico” di cui parli si inserisce in un progetto di più vasta portata, teso a una riscoperta del fantastico di lingua tedesca di inizio Novecento. Speriamo di avere le forze e l’opportunità di continuarlo e di allargare il panorama fino a comprendere altri autori e altre opere che sono lì, in attesa di essere riportate alla luce. E in effetti, per venire alla tua domanda: sì, il fantastico tedesco di quegli anni non è “popolare” nel senso in cui lo furono gli autori angloamericani e le riviste che li ospitavano. È, piuttosto, ambizioso, raffinato, sperimenta con la scrittura (gli anni Dieci del Novecento sono gli anni dell’Espressionismo, un movimento di avanguardia e di grande rivoluzione formale) oppure, al contrario, prende a modello i classici ottocenteschi o le ricercatezze del decadentismo. È questo il caso di Strobl, un autore che, nel suo periodo di maggiore vivacità creativa, più o meno fino al 1920, costruisce le sue opere su una nota di sensibilità estenuata, di maniacalità ossessiva, che funziona – quando funziona – come una musica ipnotica tesa a indurre uno stato stuporoso simile all’effetto dell’oppio. In questi spazi che si aprono al fantastico, in effetti, non ci sono confini: perciò l’impressione di audacia, che tu hai colto benissimo.
Le visioni di Strobl sono vertiginose, sfrenate, e non soggette a censura, piene di un erotismo traboccante: si pensi a un racconto giustamente famoso come ‘La testa’, in cui i cadaveri di un uomo e di una donna si fondono, e la coscienza maschile rivive con voluttà le esperienze amorose della sua partner. Ma non solo Strobl: la rivista ‘Der Orchideengarten’ (che peraltro vedeva proprio Strobl come direttore responsabile, benché il suo fosse un ruolo quasi puramente formale) presenta numerosi racconti sperimentali, molti dei quali estremamente trasgressivi, e ‘Alraune’ di Ewers scandalizzò il pubblico dell’epoca (e forse lo scandalizza ancora) per la sua sensualità esplicita al limite della pornografia, le scene di stupro, il sadismo, la pedofilia.
Comunque, a correggere parzialmente la tua affermazione, vi è da dire che alcuni autori tedeschi specializzati nel fantastico – tre in particolare: i già rammentati Ewers e Strobl, e Gustav Meyrink – godettero all’epoca di una notevole popolarità, anche al di fuori della Germania, e sono rimasti ancora oggi nel canone. Nel canone del fantastico, almeno.

Karl Hans Strobl: Il nazista della letteratura del terrore: Lemuria – Ver Sacrum


Su VerSacrum è uscita una recensione di Cesare Buttaboni a Lemuria, di Karl Hans Strobl ed edito da Hynos. Un estratto:

Karl Hans Strobl (1877-1946) è uno dei grandi autori del fantastico europeo del secolo scorso: lo scrittore austriaco si inserisce nel fermento letterario che ebbe luogo in Austria e in Germania fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. La sua figura si pone al fianco di quelle di Gustav Meyrink ed Hanns Heinz Ewers. In particolare le affinità maggiori sono con Ewers soprattutto per quanto concerne un certo gusto per la perversione e per tematiche decadenti. Manca in effetti in Strobl la visione “esoterica” che aveva Meyrink ma questo non è necessariamente un difetto in quanto non sempre è facile maneggiare con risultati apprezzabili tematiche occulte come si nota in alcune tarde opere “meyrinkiane”. Pende poi su Strobl la “damnatio memoriae” causata dalla sua adesione al nazismo (in questo si trova in compagnia del citato Ewers ma, rispetto a quest’ultimo, la sua adesione risulta essere in ultima analisi molto più convinta ed entusiasta). Si trova in questo modo in buona compagnia con Ewers a essere definito come scrittore nazista dell’orrore. Non si dovrebbe mai giudicare un letterato o un artista per le sue idee per quanto sgradevoli esse siano (pensiamo a Céline o a Sironi).

Il citato Lemuria è forse la sua raccolta più riuscita e viene finalmente reso ora disponibile al lettore italiano dalle Edizioni Hypnos. Quel che emerge leggendo questi racconti è la varietà di temi e l’eclettismo di uno scrittore che sapeva giocare con diversi registri stilistici. A mio avviso le storie migliori sono quelle in cui emerge la sua vena perversa e “sadiana” che spesso porta a risultati visionari in cui la realtà sfuma nel delirio. In questo senso il primo racconto qui presente, il famoso La testa, è esemplificativo. La vicenda narra dell’esecuzione di un condannato a morte con la ghigliottina durante la Rivoluzione francese. Dopo il suo decesso diventiamo partecipi del punto di vista distorto della testa recisa e della sua volontà di fondersi con il corpo di una donna anch’essa ghigliottinata. Raramente mi è capitato di leggere una vicenda così estrema nella sua perversione. La suora cattiva è invece un capolavoro fin dal titolo: siamo di fronte ad un vero classico della letteratura del terrore ed è un vero peccato che la fama di Strobl sia rimasta così circoscritta. Possiamo assistere come, nelle rovine di un vecchio edificio dei gesuiti, sia sopravvissuto il corpo di una suora (raffigurata anche in un inquietante ritratto) che si era resa protagonista di un’esistenza dissoluta scandalizzando i benpensanti con vere e proprie orge avvenute all’interno del convento. Il protagonista assiste ogni notte a uno strano cerimoniale in cui la suora viene seguita da un corteo e finirà, dopo le sue insistite ricerche, per perdere la ragione. La tomba di Père Lachaise è un altro dei picchi espressivi di Lemuria: qui il personaggio principale, per ottenere un lascito di 200000 franchi promessogli dalla defunta madame Wassilska, si reclude per 1 anno intero nella tomba del celebre cimitero parigino. È una storia di vampirismo in cui ritorna ancora la tematica della “femme fatale”, una delle ossessioni di Strobl. Altro racconto delirante è L’omino dei salassi in cui un redivivo Saint-Simon nelle vesti di un vampiro crea scompiglio all’interno di un convento di suore: non si può certo negare la mancanza di fantasia a Strobl! Indubbiamente emerge qui la sua critica contro il pensiero moderno e la sua “visione” conservatrice. Qui però i risultati sono notevoli a differenza di storie come Take Marinescu e soprattutto Busi-Busi dove traspare un razzismo neanche troppo velato nei confronti della “minaccia dell’amorfo” rappresentata dalle popolazioni degli zingari dell’Europa dell’est e dei negri dell’Africa profonda. Ma uno scrittore lo si giudica per il suo meglio e non per il suo peggio e allora gustatevi lo stile e le pulsioni decadenti di Strobl in La mia avventura con Jonas Barg in cui riecheggia un capolavoro come La maschera della morte rossa di Poe e godetevi una storia pervasa da un’atmosfera onirica come Ombre cinesi.

Roger Zelazny: Notte d’ottobre – Ver Sacrum


Sulle pagine di VerSacrum Cesare Buttaboni fa una bella recensione a Notte d’ottobre, romanzo di Roger Zelazny edito dalla sempre attenta Edizioni Hypnos. Un estratto della valutazione:

Le Edizioni Hypnos inaugurano la nuova collana “Novecento fantastico” con un volume (inedito in Italia) di Roger Zelazny ovvero Notte d’ottobre (in originale A Night In The Loneseme October, titolo che omaggia la poesia Ulalume di Edgar Allan Poe). Si tratta del suo maggior contributo alla narrativa “weird” e, secondo il parere dello stesso Zelazny, una delle sue 5 opere più riuscite. Zelazny è considerato uno degli scrittori più importanti nel panorama letterario della fantascienza e del fantasy, generi che ha saputo miscelare con grande maestria. Ha vinto 6 premi Hugo e 3 Nebula e anche questo Notte d’ottobre è stato candidato al Nebula. Personalmente ricordo, in particolare, il suo Il signore della luce dedicato alle divinità del pantheon indù. Zelazny con Notte d’ottobre ha omaggiato molti suoi amori letterati e cinematografici (alcuni dei quali citati nella dedica iniziale) e ha creato un romanzo ad incastro composto da diverse tessere. Uno dei piaceri del lettore sarà proprio quello di ricomporre il “puzzle” che l’autore mette in scena. Gli amanti del romanzo gotico e delle atmosfere vittoriane (la vicenda è ambientata in un villaggio nei pressi di Londra a fine ‘800) troveranno di che sbizzarrirsi nel riconoscere il Conte Dracula, Jack lo Squartatore, il barone Victor Von Frankenstein, l’uomo lupo Larry Talbot impersonato da Lon Chaney Jr. nei celebri film della Universal e il Grande Detective Sherlock Holmes creato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle. Ma anche i seguaci di H.P. Lovecraft troveranno pane per i loro denti con l’evocazione del suo Ciclo Onirico (le “Dreamlands”) in cui ancora forte era l’influenza di Lord Dunsany.

I Figli di Hypnos. Intervista ad Andrea Vaccaro – Pulp libri


Bella intervista ad Andrea Vaccaro di Hypnos su PulpLibri. Un estratto, che è poi l’incipit, perché Andrea di cose ne dice tante, molto belle, davvero interessanti:

Hypnos ormai rappresenta una realtà piccola ma ben consolidata nel panorama dell’editoria specializzata. Come è nata la casa editrice, come hai mosso i primi passi? È stato difficile farsi strada e quanto è cambiata la situazione nel corso degli anni?

L’idea della casa editrice nasce in seguito all’esperienza della fanzine Hypnos, in cui avevo convogliato la mia passione per il fantastico e la consapevolezza della pletora di opere e autori ancora in attesa di pubblicazione in questo campo. L’esigenza era di andare “al di là di Lovecraft”, non perché non amassi questo autore, tutt’altro, ma perché mi rendevo conto di tutto il materiale ancora in attesa di pubblicazione in Italia. La vera scintilla scoppiò quando lessi su una vecchia rivista Psyco il racconto “I ciceroni” di Robert Aickman (recentemente ristampato in Sub Rosa, 2018). Com’era possibile che un autore come Aickman fosse ancora quasi del tutto inedito in Italia? Io pubblicherò Aickman! E così è nata l’idea del progetto, che poi pian piano si è concretizzato nei primi due volumi della collana Biblioteca dell’Immaginario, Il Re in Giallo di , e Il Gran Notturno di Jean Ray. L’idea era di puntare immediatamente a colmare le più importanti lacune del panorama editoriale italiano, e così ai primi due sono seguiti nella stessa collana i volumi dedicati a Fitz-James O’Brien, Stefan Grabiński e Aickman. Grazie al progressivo affermarsi dei social network e anche al pur ristretto pubblico conquistato negli anni precedenti con la fanzine, siamo andati avanti, prima inserendoci nel circuito delle fiere, poi nella vendita on line, prima con IBS e poi Amazon, sino a ottenere, dopo qualche anno, una distribuzione anche nelle librerie, non solo specializzate. L’altro grande passo è stata la collana Modern Weird, che per noi ma soprattutto per il nostro pubblico ha rappresentato una vera e propria sfida e novità. Il notevole abbassamento dei costi della stampa digitale (le prime stampe dei due volumi di esordio erano di tipografia, ma il passo alla stampa digitale è stato quasi immediato, vista anche la qualità di resa) e l’esplosione dei social network hanno portato negli ultimi anni a dare la possibilità a nuove realtà di affermarsi, creando così una cerchia di appassionati sempre più ampia, fattore di cui tutti attualmente beneficiamo. A ottobre festeggeremo il decennale della casa editrice, un traguardo comunque importante vista l’aleatorietà di molti progetti che nel tempo sono nati e morti nel giro di pochi anni. Si parla molto di professionalità o meno all’interno dell’ambiente della micro e piccola editoria, ed è in effetti un discorso importante, in quanto purtroppo spesso è proprio questa a mancare, nell’aspetto puramente letterario e artistico, o in quello più prettamente di gestione, nel marketing, e via dicendo. È difficile trovare nella microeditoria una vera professionalità in tutti questi aspetti insieme. Credo che oggi, ancor più di prima, due fattori siano fondamentali: il senso critico e il gusto. Nella pletora di pubblicazioni che oggi affollano il mercato, è importante impiegare il più possibile il proprio senso critico e fornire un prodotto che sia figlio di scelte ben precise e non un caotico assemblaggio di titoli. Al mese di giugno arriveremo al sessantesimo titolo cartaceo pubblicato, direi un bel traguardo, soprattutto per una casa editrice così specializzata come la nostra.

Edizioni Hypnos presenta “Lemuria” di Karl Hans Strobl | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una nuova per Edizioni Hypnos: Lemuria, antologia di racconti di Karl Hans Strobl.

Come afferma nella sua introduzione Alessandro Fambrini, traduttore e curatore del volume, i racconti di Strobl (autore anche di romanzi fantastici) «contribuirono a porre l’autore in un trio ideale di “maestri” insieme a Hanns Heinz Ewers e Gustav Meyrink in quella che Marco Frenschkowski definisce “la seconda ondata del fantastico tedesco tra il 1890 e il 1930”».

Lemuria raccoglie quattordici storie del tedesco Karl Hans Strobl, originariamente pubblicate tra il 1902 e il 1917, qui presentate per la prima volta in Italia, e considerate tra le massime vette nella produzione fantastico-orrorifica di quegli anni. Tra questi La testa, definito da Mike Mitchell un capolavoro del genere macabro, Laerte, una sorta di sorprendente anticipazione di un capolavoro weird degli anni a venire, Four Ghosts in Hamlet di Fritz Leiber, La mia avventura con Jonas Barg, che con le sue architetture distorte e impazzite precede di una decina di anni le visioni espressioniste del Dottor Caligari, e il claustrofobico tour de force di La tomba di Père Lachaise.

Il volume sarà presentato in anteprima in diretta sulla pagina Facebook di Edizioni Hypnos il 16 maggio alle ore 17:00. Interverranno il curatore e traduttore del volume, Alessandro Fambrini, e Walter Catalano, co-curatore e autore della postfazione.

Filmhorror.com – “Culti Svedesi” di Anders Fager (recensione)!


Su FilmHorror la recensione a Culti Svedesi, raccolta di racconti di Anders Fager uscita per le Edizioni Hypnos. Uno stralcio della critica:

Fager non vuole un lettore passivo. Dobbiamo seguirlo riga dopo riga. Senza perderlo di vista mentre, per mezzo di frasi tozze e squadrate come mattoncini Lego, costruisce con estrema precisione lo scenario su cui si affacceranno gli Antichi. Come in un plastico, un diorama, o un presepe (se preferite) vediamo delle piccole riproduzioni di città svedesi (e non solo). Estremamente realistiche. L’arrivismo. La TV spazzatura. La piccola criminalità. Le droghe. Le comunità di immigrati che vengono messe ai margini. Artisti che guardano più ai follower su Instagram che al significato di quello che realizzano. L’egoismo. La competizione. La solitudine.

Non c’è bisogno di grandi sforzi per riconoscere la sua Svezia come un pezzetto del mondo in cui viviamo. Uno scenario perfetto per l’evocazione di mostri stellari. Che possono impunemente gettare la loro ombra malata sulle pareti dei palazzi, sulle strade, sui boschi e sul mare. Che si fanno sentire in modo sempre più deciso, finché si affacciano, come da dietro le quinte, da dietro l’apparenza “normale” dell’esistere. E incarnano un rimosso oscuro, eterno, che mette a dura prova la fragile ragione degli uomini.

Non amo particolarmente gli scrittori che usano un solo stile: penso che ogni storia dev’essere raccontata col mezzo più preciso e adatto. Fager però non cade nemmeno in questo difetto: ha l’abilità di declinare il suo “motore narrativo” ogni volta in diversi modi e gusti.

Cosa altro dire? Culti Svedesi, coi suoi alti e i suoi bassi, è nel complesso un ottimo libro horror e spero vivamente che l’editore Hypnos voglia tradurre gli altri libri del ciclo.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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