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Incubi al femminile: la Strange Fiction di Lisa Tuttle – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un importante approfondimento e recensione di Walter Catalano sulla figura di Lisa Tuttle, autrice recentemente pubblicata in Italia da Edizioni Hypnos. Un estratto:

Texana trapiantata da decenni in Scozia, Lisa Tuttle si può considerare una delle principali eredi dirette contemporanee della grande tradizione femminile anglosassone della weird fiction, quella lunga e gloriosa traiettoria che dai Gothic novel di Anne Radcliffe, attraverso il Frankenstein di Mary Shelley, il romanticismo oscuro delle sorelle Bronte, le inquietudini vittoriane di Charlotte Riddell o Edith Nesbit, e quelle primo novecentesche di Edith Warthon, Elizabeth Bowen o Vernon Lee, giunge tortuosa e troppo spesso ingiustamente sottovalutata, fino al magistero di Shirley Jackson e Flannery O’Connor. Una prospettiva sul disagio femminile e una testimonianza di emancipazione letteraria, filosofica e sociale dal dominio patriarcale che, procedendo dai territori impervi e trasgressivi del gothic, dell’horror e del weird a quelli altrettanto ribelli della fantascienza e del fantasy, arriverà a includere, con la Tuttle stessa, anche Ursula K. Le Guin, Margaret Atwood, Octavia E. Butler, Alice Sheldon, Joanna Russ, Joyce Carol Oates, e decine di altre. Nel campo del fantastico, come in molti altri, è evidente quanto le autrici siano state, oltre che più presenti, anche decisamente più rilevanti degli autori.

Lisa Tuttle ha brillantemente praticato tutte le declinazioni e i sottogeneri della narrativa fantastica, ha pubblicato una Encyclopedia of feminism, ha curato come editor varie antologie miscellanee tra cui Skin of the Soul: New Horror Stories by Women (1990), raccolta horror di sole scrittrici, e Crossing the Border: Tales of Erotic Ambiguity (1998), stessa formula ma applicata a testi erotici. La sua lunga carriera letteraria inizia nel 1981, a fianco di George R.R. Martin – di cui è stata per qualche tempo compagna – con cui ha scritto il romanzo Windhaven (da noi Il pianeta dei venti); a questo sono seguiti una decina di altri romanzi, altrettante raccolte di racconti e vari testi per l’infanzia, oltre alla saggistica femminista di cui abbiamo detto. La scrittrice ha lasciato l’America fin dagli anni ’80 per trasferirsi prima a Londra, dove è stata sposata per qualche anno con il noto autore britannico Cristopher Priest, poi in Scozia dove risiede tutt’ora.

L’efficacia di questo procedimento è testimoniata nell’antologia appena pubblicata dall’infaticabile Hypnos Editore, Il profumo dell’incubo: tredici storie selezionate dalla scrittrice stessa appositamente per il pubblico italiano e che ripercorrono la sua intera carriera, da “La casa degli insettidel 1980, a “L’ultima sfida” del 2017, passando per “Sostituti” del 1992, uno dei suoi testi più apprezzati. I racconti sono tutti, senza eccezione, di straordinaria qualità: si parte sempre da una situazione apparentemente ordinaria, da problemi e conflitti di ordine naturale che, quasi inavvertitamente scivolano lentamente verso un bizzarro e un abnorme che raramente si manifestano in sovrannaturale esplicito ma restano sempre elusivi ed enigmatici. Non si può parlare a questo proposito esattamente di ghost stories, proprio come avveniva nel caso di Robert Aickman, che definiva infatti i suoi racconti strange tales. Anche la Tuttle parla di strange fiction più che di horror per dare un’idea della sua narrativa. Come ci spiega l’autrice nell’introduzione al volume, autobiografia e deriva fantastica non sono incompatibili ma complementari: così in “Il volo per Byzantium”, la partecipazione a una improvvisata convention fantascientifica in Texas diventa la porta d’ingresso nell’incubo; in “Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano”, un appuntamento con l’ex-marito vent’anni dopo la separazione per cercare una casa fantasma nel Devon con l’aiuto di Google Earth e GPS, produrrà risultati imprevedibili quanto sgraditi; la cameretta della prima infanzia o dell’adolescenza diventerà la trappola di “Sogni nell’armadio” o “L’uomo di cibo”; l’angoscia della gravidanza partorirà il delirio di “La mia malattia” o “A cavallo dell’incubo”. Non mancano gli omaggi espliciti: a Walter de la Mare in “L’ultima sfida” e soprattutto a Robert Aickman in “Il libro che ti trova”, una delle storie forse più terribili e commoventi della raccolta, in cui ispirandosi all’incontro mancato a Londra fra la Tuttle e lo scrittore ormai morente per un male incurabile, si evoca il fantasma tragico dell’amore tormentato e infelice fra Aickman e la scrittrice Elizabeth Jane Howard, spettro di tutti gli amanti respinti.

La giovane vampira e altri misteri | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di La giovane vampira e altri misteri, raccolta edita da Hypnos Edizioni dedicata a J.H. Rosny aîné, autore belga vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo. La quarta:

La giovane vampira e altri misteri presenta il lato più weird e fantastico del celebre scrittore francese, uno dei grandi precursori francesi della fantascienza, a partire dal romanzo breve La giovane vampira, una delle più originali elaborazione del tema del vampiro.
Il volume, curato da Elena Furlan, propone oltre al romanzo altre quattordici storie, scelti tra il meglio della produzione macabro fantastica dell’autore.

Lisa Tuttle: Il profumo dell’incubo – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a Il profumo dell’incubo, raccolta di racconti di Lisa Tuttle, pubblicazione uscita per la puntuale Edizioni Hypnos. Un estratto:

Si tratta di un’antologia di alto livello che offre un’esauriente panoramica della sua particolare arte. Ci sono sicuramente delle connessioni con la narrativa di Robert Aickman (nona caso la Tuttle definisce la sua narrativa “strange fiction”) per il senso di spaesamento ingenerato nel lettore che spesso, proprio come accade con lo scrittore inglese e le sue “strange stories”, rimane spiazzato dall’evoluzione di questi racconti in cui il finale rimane di difficile interpretazione. Questa caratteristica in qualcuno può generare una certa frustrazione e il rischio concreto è quello di lasciar perdere. In realtà ci troviamo di fronte alle patologie della mente e ai fantasmi dell’inconscio.

Ci sono dei veri e propri gioielli come l’iniziale La casa degli insetti, un inquietante incubo horror “kafkiano che assurge allo status di classico. Non poteva poi non essere inserita una storia straordinaria come Sostituti (presentata anche nel citato numero della rivista Hypnos) in cui il protagonista incontra in pieno giorno l’orrore sotto la forma di una sorta di animaletto dalle strane sembianze che gli suscita immediatamente una forte ripugnanza (finirà con l’ucciderlo). All’opposto la moglie ne raccoglie un altro esemplare che, dal suo punto di vista, trova adorabile tanto da considerarlo più importante dello stesso marito che sarà invitato ad andarsene. Alla fine emerge il conflitto fra uomo e donna (uno dei temi portanti della femminista Lisa Tuttle) che viene esemplificato dall’apparizione di queste bizzarre creature (simbolo dei“mostri della ragione”). Il nido è invece un racconto che narra dei difficili rapporti fra Sylvia e Pam, due litigiose sorelle che vanno a vivere in una nuova casa dopo la morte della madre. Sylvia sembra nascondere in soffitta un segreto inquietante tanto da allarmare Pam che finirà per intervenire. Sylvie reagirà andandosene da casa: il finale non spiega niente (un po’ alla Aickman) e lascia un velo di inquietudine psicologica sull’intera vicenda. Il volo per Byzantium è divertente in quanto ci spiega le vicissitudini di una scrittrice di fantascienza (proprio come successo alla Tuttle che d’altra parte sostiene come la narrativa horror sia autobiografica) non molto famosa invitata ad una convention. Più crudo e disturbante risulta essere La mia malattia che tratta il tema della maternità (qui vista come una patologia) sotto la luce dell’alchimia e della ricerca della Pietra Filosofale. Gli ultimi due racconti sono a mio avviso stupendi: Il libro che ti trova è un vero e proprio omaggio alla figura sfuggente di Robert Aickman mentre L’ultima sfida rilegge una storia di Walter de la Mare riconsegnando la Tuttle a quella tradizione gotica da cui proviene.

Lisa Tuttle descrive il profumo dell’incubo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Il profumo dell’incubo, raccolta di racconti di Lisa Tuttle, in uscita per Edizioni Hypnos. La sinossi:

Cosa si nasconde nella soffitta della casa dei sogni delle litigiose sorelle Sylvia e Pam? Sino a che punto si è disposti ad arrivare per raggiungere la tanto bramata Pietra Filosofale? Quali insidie può nascondere un’innocua convention di fantascienza? Cosa succederebbe se avessimo a disposizione un’ora in più tutta per noi?

Il profumo dell’incubo presenta tredici storie di Lisa Tuttle, scelte dall’autrice stessa, che ne ripercorrono la straordinaria carriera, dal classico dell’horror La casa degli insetti, sino al terrificante Sogni nell’armadio, racconto vincitore nel 2007 dell’International Horror Guild Award, un lungo viaggio nei meandri dell’incubo, dalla penna di una delle più importanti autrici weird moderne.

In alto, sopra la città addormentata galoppava l’incubo, innalzandosi con angoli impossibili, schivando barriere invisibili, e di quando in quando piegando le zampe sotto il corpo per cadere a peso morto. Presto i sussulti e le grida della cavallerizza cessarono. Alla donna, concentrata nel restare aggrappata con tutte le sue forze, non rimanevano energie per manifestare paura.
L’incubo non riportò la donna fino all’alba, saltando attraverso la finestra della camera da letto in una sfida alla logica e gettandola sull’immobile sicurezza del suo letto, accanto al marito ancora addormentato.

Ivo Torello: Il maledetto paese che puzzava di pesce – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a Il maledetto paese che puzzava di pesce, ultima uscita per Ivo Torello nelle Edizioni Hypnos. Il romanzo è il terzo della saga Gli strani casi di Ulysse Bonamy, tutti gustosamente weird, tutti in qualche modo figliocci di Lovecraft ma anche pregni di altro. Ecco uno stralcio della rece:

Con “La casa delle conchiglie” Torello ha creato un suo linguaggio originale in cui si mischiano romanzo erotico, storia, magia e weird. La serie dedicata a Ulysse Bonamy è figlia del successo di quel romanzo: credo che aver deciso di adottare un personaggio seriale sia stata un’idea vincente. Il contesto storico è quello degli Anni Ruggenti della Parigi degli anni ‘30 e Ulysse Bonamy ricorda da vicino il Fu Manchu di Sax Rohmer e certe figure di detective dell’occulto come il John Silence di Algernon Blackwood e il Carnacki di William Hope Hodgson e magari l’Harry Dickson di Jean Ray. Questa volta Bonamy si troverà a dover andare in uno sperduto paesino del sud della Francia con il compito (anche se assomiglia più a un ricatto commissionatogli dallo scultore di mostri Ian Anton Morleu) di trovare la fantomatica Coda del Leviatano, una leggendaria reliquia. Devono seguire le tracce del suo amico Claude Mercier che è tragicamente annegato mentre stava conducendo delle ricerche in loco. Per far questo si reca con la nipote di Morleu Georgeta che lo condurrà a bordo della sua vettura denominata Hecate. Siamo negli anni ‘30 per cui ancora non esiste il turismo odierno nei confronti della Costa Azzurra (eccetto per gli inglesi che vengono a svernare). Il paesino si chiama Bouche-sur-Mer e, apparentemente, nessuno sa dove si trova. Una volta arrivati i 2 sono avvolti da una mefitica puzza di pesce. In giro non c’è nessuno e giunti alla locanda vengono serviti da un donnone elefantiaco, da suo marito e dal figlio ritardato. Sembra che siano finiti in un luogo dove gli incroci fra consanguinei abbiano prodotto effetti nefasti. Bouche-sur-Mere è a tutti gli effetti un paese disabitato dove i pescatori escono la mattina presto per tornare dopo il tramonto. La geometria del luogo è sghemba, la chiesa è disabitata e popolata solo da gatti randagi e i pochi personaggi che si vedono sono sfuggenti. Indubbiamente Bouche-sur-Mere assomiglia molto a una Innsmouth spostata nel sud della Francia. La chiave per risolvere l’enigma sarà il diario (vecchio espediente da romanzo gotico) di Claude Mercier rivenuto nella sua stanza da Ulysse Bonamy che li porterà a visitare un’ulteriore chiesa consacrata ad un antico culto. Lo spirito di Lovecraft in ogni caso aleggia sulla storia e il cerchio si chiude quando Georgeta regala a Ulysse una copia di Weird Tales dove si parla di Dagon e di uno scrittore americano.

Il maledetto paese che puzzava di pesce | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Ivo Torello, appartenente alla saga di Ulisse Bonamy (terza iterazione), l’investigatore suo malgrado: Il maledetto paese che puzzava di pesce. Ovviamente, per Edizioni Hypnos!

La leggendaria reliquia nota come la Coda del Leviatano è reale? Cos’è? Dove si trova? Forse in un minuscolo borgo di pescatori in riva al Mediterraneo, oltremodo maleodorante e popolato di strani personaggi vagamente disumani? Per Ulysse, questa volta, c’è poco da scherzare. Il conto in sospeso con lo scultore di orrori Ian Anton Morleu lo costringerà ad affrontare un incubo senza vie di fuga.

Hypnos 11 – rivista di letteratura weird e fantastica – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione al numero 11 di Hypnos, la rivista della omonima casa editrice che indaga a tutto campo il weird mondiale. A cura di Cesare Buttaboni.

Nuova succulenta uscita per la rivista Hypnos che ormai è diventata un appuntamento imperdibile per gli appassionati di fantastico. Il fascicolo si presenta ben fin dall’inquietante copertina opera del bravo Ivo Torello (un artista a tutto tondo). Ma anche i contenuti sono di tutto rispetto a cominciare dalla scrittrice di fantascienza e horror Lisa Tuttle di cui ci viene presentato uno dei suoi migliori racconti ovvero Sostituti. Si tratta di una storia che non lascia indifferenti: il protagonista incontra in pieno giorno l’orrore sotto la forma di una sorta di animaletto dalle strane sembianze che gli suscita immediatamente una forte ripugnanza (finirà con l’ucciderlo). All’opposto la moglie ne raccoglie un altro esemplare che, dal suo punto di vista, trova adorabile tanto da considerarlo più importante dello stesso marito che sarà invitato ad andarsene. Alla fine emerge il conflitto fra uomo e donna (uno dei temi portanti della femminista Lisa Tuttle) che viene esemplificato dall’apparizione di queste bizzarre creature (simbolo dei “mostri della ragione”). Laura Sestri ci propone un’interessante intervista all’autrice in cui viene posta l’attenzione sul tema delle donne nella letteratura horror. Il piatto forte di questo numero è proprio un’intervista a Thomas Ligotti (a cura dell’esperto di Massimiliano Ruzzante, creatore anche della sua pagina wikipedia italiana e della sua pagina facebook), quello che è indiscutibilmente il miglior scrittore horror attuale . A ben vedere si tratta di un corollario al recente volume edito da IlSaggiatore Nato nella paura che raccoglie appunto numerose interviste fatte all’autore nel corso degli anni e a cui rimandiamo i lettori che volessero approfondire ulteriormente le sue idee. Sempre a proposito di scrittori “weird” attuali confesso di essere rimasto folgorato dalla lettura di Favola di New York di Victor LaValle, un volume di horror urbano in cui emerge prepotente la forza del mito. Di LaValle ci viene presentato “Up From Slavery”, un altro racconto “lovecraftiano” dopo La ballata di Black Tom (rifacimento di Orrore a Red Hook di H.P. Lovecraft) in cui LaValle porta nella sua narrativa le paure (sotto forma magari di mostri lovecraftiani) che pervadono la nostra società (il tema del razzismo è una delle sue tematiche forti e, soprattutto in questo momento, risulta di forte attualità anche se forse l’autore tende a ripetersi). La sensazione è che LaValle dia il meglio soprattutto con i romanzi. Di lui ci parla Andrea Vaccaro in maniera concisa ma profonda. Gli amanti della ghost-story inglese troveranno un’autentica chicca con il racconto (forse troppo breve) La strada per Brighton di Richard Middleton che ci viene presentato addirittura da Arthur Machen! Sempre di fantasmi ci parla Francesco Ceccamea in Roald Dahl e il libro delle storie di fantasmi. Spazio poi a Lucio Besana, vincitore dell’ultima edizione del Premio Hypnos con “Subotica”, una storia a suo modo inquietante nell’evocare la paura dell’alterità. Completano questo numero il terzo capitolo della strana storia dell’arte di Ivo Torello e la rubrica Weird Library a cura di Laura Sestri.

Intervista ad Alessandro Fambrini | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine c’è una bella intervista ad Alessandro Fambrini, traduttore e curatore dei testi usciti per Hypnos di autori weird tedeschi di circa un secolo fa. Uno stralcio della chiacchierata:

Ciao Alessandro, prima di tutto grazie mille per la tua disponibilità.
Partiamo innanzitutto ricordando che Lemuria è la terza opera che appartiene a un trittico che le Edizioni Hypnos hanno deciso di dedicare al fantastico tedesco; trittico che comprende anche l’antologia collettiva Der Orchideengarten e il romanzo Alraune di H.H. Ewers, tutti tradotti e curati da te, con la collaborazione di Walter Catalano che ha scritto per ciascun volume degli interessantissimi saggi.
Premesso che molti di questi autori non godono – e non godettero – della popolarità dei loro colleghi anglosassoni, trovo però che il loro approccio al fantastico sia piacevolmente atipico e, per certi versi, anche più audace.
Cosa ne pensi a riguardo?

AF: Diciamo subito, intanto, che il “trittico” di cui parli si inserisce in un progetto di più vasta portata, teso a una riscoperta del fantastico di lingua tedesca di inizio Novecento. Speriamo di avere le forze e l’opportunità di continuarlo e di allargare il panorama fino a comprendere altri autori e altre opere che sono lì, in attesa di essere riportate alla luce. E in effetti, per venire alla tua domanda: sì, il fantastico tedesco di quegli anni non è “popolare” nel senso in cui lo furono gli autori angloamericani e le riviste che li ospitavano. È, piuttosto, ambizioso, raffinato, sperimenta con la scrittura (gli anni Dieci del Novecento sono gli anni dell’Espressionismo, un movimento di avanguardia e di grande rivoluzione formale) oppure, al contrario, prende a modello i classici ottocenteschi o le ricercatezze del decadentismo. È questo il caso di Strobl, un autore che, nel suo periodo di maggiore vivacità creativa, più o meno fino al 1920, costruisce le sue opere su una nota di sensibilità estenuata, di maniacalità ossessiva, che funziona – quando funziona – come una musica ipnotica tesa a indurre uno stato stuporoso simile all’effetto dell’oppio. In questi spazi che si aprono al fantastico, in effetti, non ci sono confini: perciò l’impressione di audacia, che tu hai colto benissimo.
Le visioni di Strobl sono vertiginose, sfrenate, e non soggette a censura, piene di un erotismo traboccante: si pensi a un racconto giustamente famoso come ‘La testa’, in cui i cadaveri di un uomo e di una donna si fondono, e la coscienza maschile rivive con voluttà le esperienze amorose della sua partner. Ma non solo Strobl: la rivista ‘Der Orchideengarten’ (che peraltro vedeva proprio Strobl come direttore responsabile, benché il suo fosse un ruolo quasi puramente formale) presenta numerosi racconti sperimentali, molti dei quali estremamente trasgressivi, e ‘Alraune’ di Ewers scandalizzò il pubblico dell’epoca (e forse lo scandalizza ancora) per la sua sensualità esplicita al limite della pornografia, le scene di stupro, il sadismo, la pedofilia.
Comunque, a correggere parzialmente la tua affermazione, vi è da dire che alcuni autori tedeschi specializzati nel fantastico – tre in particolare: i già rammentati Ewers e Strobl, e Gustav Meyrink – godettero all’epoca di una notevole popolarità, anche al di fuori della Germania, e sono rimasti ancora oggi nel canone. Nel canone del fantastico, almeno.

Karl Hans Strobl: Il nazista della letteratura del terrore: Lemuria – Ver Sacrum


Su VerSacrum è uscita una recensione di Cesare Buttaboni a Lemuria, di Karl Hans Strobl ed edito da Hynos. Un estratto:

Karl Hans Strobl (1877-1946) è uno dei grandi autori del fantastico europeo del secolo scorso: lo scrittore austriaco si inserisce nel fermento letterario che ebbe luogo in Austria e in Germania fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. La sua figura si pone al fianco di quelle di Gustav Meyrink ed Hanns Heinz Ewers. In particolare le affinità maggiori sono con Ewers soprattutto per quanto concerne un certo gusto per la perversione e per tematiche decadenti. Manca in effetti in Strobl la visione “esoterica” che aveva Meyrink ma questo non è necessariamente un difetto in quanto non sempre è facile maneggiare con risultati apprezzabili tematiche occulte come si nota in alcune tarde opere “meyrinkiane”. Pende poi su Strobl la “damnatio memoriae” causata dalla sua adesione al nazismo (in questo si trova in compagnia del citato Ewers ma, rispetto a quest’ultimo, la sua adesione risulta essere in ultima analisi molto più convinta ed entusiasta). Si trova in questo modo in buona compagnia con Ewers a essere definito come scrittore nazista dell’orrore. Non si dovrebbe mai giudicare un letterato o un artista per le sue idee per quanto sgradevoli esse siano (pensiamo a Céline o a Sironi).

Il citato Lemuria è forse la sua raccolta più riuscita e viene finalmente reso ora disponibile al lettore italiano dalle Edizioni Hypnos. Quel che emerge leggendo questi racconti è la varietà di temi e l’eclettismo di uno scrittore che sapeva giocare con diversi registri stilistici. A mio avviso le storie migliori sono quelle in cui emerge la sua vena perversa e “sadiana” che spesso porta a risultati visionari in cui la realtà sfuma nel delirio. In questo senso il primo racconto qui presente, il famoso La testa, è esemplificativo. La vicenda narra dell’esecuzione di un condannato a morte con la ghigliottina durante la Rivoluzione francese. Dopo il suo decesso diventiamo partecipi del punto di vista distorto della testa recisa e della sua volontà di fondersi con il corpo di una donna anch’essa ghigliottinata. Raramente mi è capitato di leggere una vicenda così estrema nella sua perversione. La suora cattiva è invece un capolavoro fin dal titolo: siamo di fronte ad un vero classico della letteratura del terrore ed è un vero peccato che la fama di Strobl sia rimasta così circoscritta. Possiamo assistere come, nelle rovine di un vecchio edificio dei gesuiti, sia sopravvissuto il corpo di una suora (raffigurata anche in un inquietante ritratto) che si era resa protagonista di un’esistenza dissoluta scandalizzando i benpensanti con vere e proprie orge avvenute all’interno del convento. Il protagonista assiste ogni notte a uno strano cerimoniale in cui la suora viene seguita da un corteo e finirà, dopo le sue insistite ricerche, per perdere la ragione. La tomba di Père Lachaise è un altro dei picchi espressivi di Lemuria: qui il personaggio principale, per ottenere un lascito di 200000 franchi promessogli dalla defunta madame Wassilska, si reclude per 1 anno intero nella tomba del celebre cimitero parigino. È una storia di vampirismo in cui ritorna ancora la tematica della “femme fatale”, una delle ossessioni di Strobl. Altro racconto delirante è L’omino dei salassi in cui un redivivo Saint-Simon nelle vesti di un vampiro crea scompiglio all’interno di un convento di suore: non si può certo negare la mancanza di fantasia a Strobl! Indubbiamente emerge qui la sua critica contro il pensiero moderno e la sua “visione” conservatrice. Qui però i risultati sono notevoli a differenza di storie come Take Marinescu e soprattutto Busi-Busi dove traspare un razzismo neanche troppo velato nei confronti della “minaccia dell’amorfo” rappresentata dalle popolazioni degli zingari dell’Europa dell’est e dei negri dell’Africa profonda. Ma uno scrittore lo si giudica per il suo meglio e non per il suo peggio e allora gustatevi lo stile e le pulsioni decadenti di Strobl in La mia avventura con Jonas Barg in cui riecheggia un capolavoro come La maschera della morte rossa di Poe e godetevi una storia pervasa da un’atmosfera onirica come Ombre cinesi.

Roger Zelazny: Notte d’ottobre – Ver Sacrum


Sulle pagine di VerSacrum Cesare Buttaboni fa una bella recensione a Notte d’ottobre, romanzo di Roger Zelazny edito dalla sempre attenta Edizioni Hypnos. Un estratto della valutazione:

Le Edizioni Hypnos inaugurano la nuova collana “Novecento fantastico” con un volume (inedito in Italia) di Roger Zelazny ovvero Notte d’ottobre (in originale A Night In The Loneseme October, titolo che omaggia la poesia Ulalume di Edgar Allan Poe). Si tratta del suo maggior contributo alla narrativa “weird” e, secondo il parere dello stesso Zelazny, una delle sue 5 opere più riuscite. Zelazny è considerato uno degli scrittori più importanti nel panorama letterario della fantascienza e del fantasy, generi che ha saputo miscelare con grande maestria. Ha vinto 6 premi Hugo e 3 Nebula e anche questo Notte d’ottobre è stato candidato al Nebula. Personalmente ricordo, in particolare, il suo Il signore della luce dedicato alle divinità del pantheon indù. Zelazny con Notte d’ottobre ha omaggiato molti suoi amori letterati e cinematografici (alcuni dei quali citati nella dedica iniziale) e ha creato un romanzo ad incastro composto da diverse tessere. Uno dei piaceri del lettore sarà proprio quello di ricomporre il “puzzle” che l’autore mette in scena. Gli amanti del romanzo gotico e delle atmosfere vittoriane (la vicenda è ambientata in un villaggio nei pressi di Londra a fine ‘800) troveranno di che sbizzarrirsi nel riconoscere il Conte Dracula, Jack lo Squartatore, il barone Victor Von Frankenstein, l’uomo lupo Larry Talbot impersonato da Lon Chaney Jr. nei celebri film della Universal e il Grande Detective Sherlock Holmes creato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle. Ma anche i seguaci di H.P. Lovecraft troveranno pane per i loro denti con l’evocazione del suo Ciclo Onirico (le “Dreamlands”) in cui ancora forte era l’influenza di Lord Dunsany.

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