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Archivio per IA

biometric mirror, and if you were perfect? | Neural


[Letto su Neural]

Alla base di ogni studio sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale c’è sempre una forte ricerca intorno a chi di artificiale poco ha: l’uomo. L’essere umano e i propri sensi che le IA provano a replicare, l’essere umano e i propri limiti che le IA provano a superare, l’essere umano e le proprie esigenze che le IA provano a soddisfare. La maggior parte delle Intelligenze Artificiali, ad essere cinici, potrebbe essere considerata una manifestazione dell’enorme egocentrismo umano. È forse per questo motivo che l’artista Lucy McRae nella sua Biometric Mirror ci siede davanti ad uno specchio di un futuristico salone di bellezza laddove è il salone stesso a consegnarci una nuova immagine di noi stessi, partorita da un algoritmo. Il progetto nasce qualche tempo addietro quando l’Università di Melbourne ha sviluppato un software di riconoscimento facciale in grado di affidarti un’età, un sesso, una razza ma anche i livelli di attrattività e affidabilità che il tuo aspetto avrebbe prodotto negli altri. Per insegnare al sistema a fare questo, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di giudicare migliaia di foto di volti umani. Da questo flusso di informazioni si è fondata la capacità interpretativa di Biometric Mirror, ma essendo esso basato sulla soggettiva interpretazione dei volontari, anche il software ha mantenuto la stessa umana soggettività. A questa prima capacità si aggiunge l’algoritmo Marquardt Mask che è in grado di creare una versione modificata di noi stessi considerata “perfetta” rispetto ad alcuni diffusi canoni di bellezza. Il risultato? Dal salone di bellezza di Lucy McRae si esce privati della nostra umana unicità, mascherati da un viso devastato da troppa perfezione: un monito nei confronti di tutte le intelligenze artificiali che ci tocca nel vivo dell’immagine più familiare che possiamo avere… quella di noi stessi.

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Scuderia Ferrari pubblica We Race Comic! | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la notizia di un fumetto anomalo, che mira a rendere il concetto di auto da corsa del futuro a guida autonoma un progetto connesso tra web, design e tecnologia. We Race Comic è il titolo del concept, eccone una significativa descrizione.

La trasformazione è storia. L’umanità è proiettata verso il futuro. Nella corsa verso il domani, la sfida più grande è trovare il proprio ruolo in un mondo in costante cambiamento. È il 2095. L’introduzione delle auto a guida autonoma ha rivoluzionato il mondo delle corse, ma il debutto di una nuova scuderia sta per mettere a dura prova gli equilibri della stagione. Tracciati impervi, condizioni di gara estreme, vetture fantascientifiche… la Formula Warp è un esperienza indimenticabile, che va oltre i limiti dell’uomo.

Grazie alla collaborazione tra Scuderia Ferrari e Giulio Gualtieri, sceneggiatore ed editor in chief di grandi progetti, nasce We Race Comic, un progetto editoriale a fumetti nato dall’incontro tra la passione per le corse e il mondo del comic. In un futuro forse non troppo lontano, prende forma la storia di una passione che attraversa le epoche, senza conoscere limiti: perché il mondo può cambiare, ma le emozioni restano le stesse.

Lauren, the best possible AI assistant | Neural


[Letto su Neural]

Delegare alle macchine è una pratica crescente nei sistemi sociali occidentali. In tal senso le nuove app e i sistemi autonomi, agendo sul nostro comportamento, sono progressivamente pensati per controllare o gestire gli aspetti non così banali della nostra vita, inclusi I totemici Alexa, Siri, home e Cortana. Questi dispositivi definiscono una zona grigia, una frontiera dell’invasione della privacy che noi stessi concediamo ma senza conoscere veramente i limiti, piuttosto desiderosi di sperimentare I servizi propagandati. Lauren McCarthy mette alla prova i limiti umani nelle sue opere, generalmente con una buona dose di ironia. In “Lauren” agisce come i più sofisticati assistenti dotati di intelligenza artificiale installando una camera e controllando i dispositivi in casa di una persona. Invertendo l’equilibrio tra l’uomo e la macchina, per tre giorni si offre volontaria di tutto, oscurando le luci nel momento giusto per parlare e recitare. È la prova vivente del nostro assurdo che verrà delegato il più possibile. Quanto lontano si potrà spingere? Alla fine potremmo chiedere a Lauren…

Leggi la discussione – Le graffette, l’universo e tutto quanto | Fantascienza.com


Dall’articolo di ieri di Silvio Sosio sul gioco testuale che sfocia nei parametri della Singolarità da IA, sul forum di Fantascienza.com si sono sviluppate risposte che adottano un lessico nerd e risposte entropiche, un pieno esplodere tecno_scientifico tutt’altro che comune, tutt’altro che letterario, tutt’altro che mainstream. Un Manifesto da parte di chi non si allinea con il pensiero dominante, umanista e quindi antropocentrico.

Molto stimolante il riposizionare la singolarità tecnologica uscendo dallo stereotipo della divinità onnipotente & onnisciente con un piano più o meno imperscrutabile.
Grazie mille per l’articolo, l’ho molto apprezzato.
Però nella frase

Citazione:

Di fronte a una singolarità tecnologica, capace di riprodurre a ritmo esponenziale le sue risorse, una civiltà normale, anche intelligentissima o avanzatissima, non ha semplicemente nessuna possibilità.

 

a mio parere ci sono enormi buchi in merito all’energia necessaria per moltiplicarsi a questi ritmi, anche assumendo una tecnologia dove l’energia basti a trasformare qualsiasi materiale in quello che serve alla singolarità.

 

In realtà il concetto è su un altro piano. Nella singolarità è l’intelligenza in grado di moltiplicarsi, il concetto di macchine che riproducono altre macchine è più un concetto nanotecnologico.
Quel che si voleva sottolineare è che lo scopo dell’intelligenza coinvolta nella singolarità può essere imperscrutabile, non necessariamente volta al benessere o alla distruzione del genere umano. Nel caso specifico, la costruzione e distribuzione di graffette.
Bene ha fatto nell’articolo a citare Stross e “accelerando”. Ricordo un passaggio in cui il sistema solare “era impegnato in uno schema finanziario”.

Citazione:

Inoltre l’entropia abbatte costantemente l’energia disponibile nell’universo, quindi prima o poi o la singolarità troverà una maniera per invertire l’entropia (non chiedete a me come la fisica possa consentirlo, chiedetelo alla singolarità) o non avrà più energia per produrre e sostenere le macchine che le occorrono.

 

Dipende se esiste un modo oppure no.

Le graffette, l’universo e tutto quanto | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo di Silvio Sosio che descrive un gioco, non propriamente un videogame ma qualcosa che fa del testo e dei tasti descrittivi la sua forza, qualcosa che ha stretta correlazione col concetto di Singolarità. Parliamo di Universal Paperclips, ed è stato inventato da un teorico dei giochi, Frank Lantz, direttore del Game Center della New York University. L’idea è molto semplice, ed è quella di indagare su cosa accadrebbe se a un’intelligenza artificiale venisse dato un semplice scopo: produrre graffette.

Cominciate cliccando un pulsante, che crea una graffetta. Al livello al quale sono io ora, mentre sto scrivendo, sto producendo cinque sestilioni di graffette al secondo (nel gioco, che usa la scala americana, cinque undecilion). Un sestilione è un uno seguito da trentasei zeri.
Come si arriva a quel punto? Attraverso una serie di fasi. Prima si costruisce una macchina che crea graffette automaticamente. Poi un’altra. Si spendono soldi nel marketing per vendere le graffette, poi si comincia a investire in borsa. Si guadagnano un sacco di soldi per comprare altre macchine che costruiscono graffette. Finché a un certo punto vendere le graffette non è più importante: tramite droni ipnotici l’umanità viene asservita.
È la seconda fase del gioco. Si trova il modo di trasformare ogni tipo di materiale in filo di metallo per graffette. Ora si tratta di trovare gli equilibri giusti per far sì che la raccolta dei materiali, la trasformazione in filo e la produzione di graffette viaggino di pari passo. Finché, a un certo punto, l’ottilione e rotti di grammi di cui è composta la terra sarò stato tutto trasformato in graffette.
La terza fase è la conquista dello spazio. Ma nello spazio non ci siamo solo noi: ci sono i drifters, che ci obbligheranno a fornire alle nostre sonde anche capacità belliche.

Umanità sotto attacco | L’indiscreto


Ancora sulle Intelligenze Artificiali, che hanno preso possesso del terreno scacchistico e di altri giochi enigmatici affini. C’è speranza? O la speranza è una trappola inventata dai padroni? Su L’indiscreto

23, 25 e 27 maggio 2017. Segnatevi queste date perché potrebbero finire nei libri di storia: non segnano ancora lo spartiacque della singolarità tecnologica, che spaventa molti, ma il definitivo passaggio di consegne tra intelligenza umana e artificiale sul campo dei giochi scacchistici. Negli scacchi propriamente detti, di nobile tradizione occidentale, il cervello dell’Homo Sapiens ha alzato bandiera bianca da almeno dieci anni, col potentissimo motore di Fritz che metteva in imbarazzo il campione Vladimir Kramnik. Troppo semplice la struttura del gioco, troppo limitati gli spazi sulla scacchiera per impensierire i moderni processori alimentati da una serie di algoritmi sempre più vasta; se n’era già accorto Garry Kasparov quando strappò un pareggio a Deep Blue, ormai preistoria in quanto a potenza di calcolo, tra 1996 e 1997. Caduti gli scacchi l’ultimo baluardo restava il go, antico gioco cinese diffuso in tutto l’estremo oriente: su una griglia 19×19, per un numero di posizioni calcolabile in 2,08×10^170,  si dispongono pietre bianche e nere allo scopo di conquistare porzioni del campo di battaglia. Una guerra di logoramento di cui solo l’istinto umano può cogliere le più intime sfumature, si diceva, grazie alla vastissima gamma di aperture disponibili che impediva alla macchina di trovare la soluzione vincente per tentativi, col cosiddetto metodo della forza bruta. Più che la ricerca ossessiva del vantaggio numerico, specialità del computer, sulla tavola da go serve il coup d’oeil dei migliori generali. Di questo erano convinti gli esperti, prima dell’avvento di AlphaGo.

Kipple presenta il Premio Kipple 2017 Carnivori, di Franci Conforti | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta Carnivori, il romanzo di Franci Conforti vincitore del Premio Kipple 2017. La pubblicazione, come di consueto avviene per i vincitori del Premio Kipple, è edita sia in formato digitale e prossimamente anche in cartaceo; la copertina è dell’artista grafica Ksenja Laginja.

In una Terra poco al di là del Basso Futuro, gli USA sono governati da entità d’intelligenza artificiale e gli stessi umani sono alle prese con i problemi della nutrizione, da tempo virata verso le abitudini tipiche dei vegetariani. Sacche di carnivori però continuano a esistere nella popolazione mondiale, ma cosa accade quando l’IA decide di combattere un luogo di Ricerca dove, pare, si stia studiando un modo nutritivo davvero alternativo?
Franci Conforti, già vincitrice del Premio Odissea 2016, in quest’edizione del Premio Kipple si conferma autrice in grado di scardinare le consuetudini letterarie per dar vita a personaggi singolari, capaci di sorprendere e appassionare almeno quanto la trama, fresca e originale.

Sinossi

Squarci di un futuro incipiente e distopico balenano sullo sfondo di questo romanzo vincitore del Premio Kipple 2017. Franci Conforti, già vincitrice del Premio Odissea 2016, con Carnivori disegna a tinte rapide e decise un mondo in disgregazione, con l’esercito degli States che ancora è in grado di essere coeso ma è scosso dalla insubordinazione per il timore di cadere nella logica inumana delle IA o, peggio ancora, di una inespressa minaccia aliena.
Personaggio principale di questo romanzo è John Smith, soldatessa coriacea ma perfettamente femminile nelle sue debolezze antierotiche, che si trova ad affrontare un percorso di riabilitazione nell’esercito e per questo non esita a mettersi completamente in gioco e a correre rischi deleteri, in un rincorrersi di fatti che affondano la loro origine in esperimenti di sconvolgente innovazione aliena.
Quale futuro aspetta l’umanità, quindi? C’è ancora speranza per un futuro radioso e che sia libero, magari, dalla necessità di uccidere per nutrirsi? Come potrà essere contenuto o respinto l’inumano?
Nulla nella scrittura della Conforti si presta alla banalità: la soluzione dell’enigma proposto nel romanzo è ineccepibile, eppure risulta imprevista, l’unica fine possibile che non sia ascrivibile al dominio delle banalità o di facili sentimenti. È il romanzo del 2017: il Premio Kipple si conferma ancora una volta come un valido contest sperimentale ma, al contempo, concreto.

Estratto

Mi chiamo John Smith e sono nata sul pianeta Terra il 4 ottobre 2126. Caucasica, iride blu 123, capelli castano 22, un metro e ottanta d’altezza, muscolatura al quarto stadio, sesso femminile. Ero un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Gli Stati Uniti non esistono più. I consumatori non esistono più. Il male non esiste più. Non ci mangeremo più questo pianeta. Ho partecipato all’estinzione. Conosco un frammento della storia, ne ho fatto parte. Questi i fatti.
Il 2 settembre del 2164 mi è stata offerta una possibilità di riabilitazione attiva mentre scontavo una condanna. L’ho accettata. Il mio coinvolgimento nella guerra trofica dei sunmen è iniziata in questo modo.
Cammino tenendo d’occhio i bagliori arancio dietro un’ondulazione del terreno. Mi fermo a ogni rumore, mi guardo in giro con sospetto. Guardo in alto, tra linee di boe e segnalatori che dividono in settori il nero del cielo. Non credo mi stiano sorvegliando ma non posso scartare l’idea. Poco dopo le ventitré sono a un centinaio di metri dal bivacco. Le sagome scure si stagliano contro l’alone caldo creato dal fuoco. Un cavallo, un cane, delle masserizie e un uomo sdraiato. Tra noi ci sono dei pali e il filo di un vecchio recinto per il bestiame. Non mi va di fare il giro e sposto il filo con le dita per passarci sotto. Mi becco una strinata di corrente e mi scappa un gemito. Sono ancora elettrificati e non è legale. Stringo la mano tra le cosce aspetto che mi passi il male.
L’uomo è ancora immobile e i suoi animali mi danno le spalle. Sul fuoco c’è uno spiedo. L’odore è più sottile di quello della locanda. Non mangio da ieri, mi accorgo di avere fame.

L’autrice

Franci Conforti. Giornalista professionista con una laurea in Scienze biologiche, si è affacciata da poco nel panorama della scrittura d’immaginazione.
Nel 2016 ha vinto il Premio Odissea con Spettri e altre vittime di mia cugina Matilde (Delos Digital) ed è stata tra i finalisti del Premio Urania con il romanzo Stormachine. Il Premio Kipple è il suo secondo importante premio nel campo del fantastico.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Franci Conforti | Carnivori
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 210 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-82-0

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