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Archivio per Impero Romano

Traiano | STORIE ROMANE


Su StorieRomane un bel profilo di Traiano, forse il migliore imperatore romano, colui sotto il quale l’impero raggiunse la massima espansione e la terrificante potenza militare che identifica Roma antica.

Traiano è ricordato però principalmente come conquistatore: nel corso di due guerre, nel 101-102 e 105-106 sottomise i Daci di Decebalo, vendicando le sconfitte subite ai tempi di Domiziano. Le gesta di Traiano sono raccontate sulla famosa Colonna, sulla cui cima era presente una statua dell’imperatore. Dopo duri combattimenti i Romani sottomisero totalmente la Dacia, trasformandola in provincia. Era ricchissima d’oro, che affluirà nelle casse romane e garantirà cinquant’anni di prosperità economica.

Qualche anno dopo Traiano, dopo aver annesso anche l’Arabia e l’Armenia, nel 114, ricevendo il titolo dal senato di optimus princeps, attaccò i Parti, conquistando Ctesifonte nel 115. La vittoria era totale e i Romani erano arrivati fino al Golfo; i Parti, ormai disperati, fomentarono una sollevazione ebraica nell’oriente romano: gli Ebrei in Cirenaica, Egitto, Palestina, si ribellarono ai Romani. 

Bisanzio non esiste. Quattro motivi per smettere di chiamare “bizantini” i Romani durante il medioevo. – TRIBUNUS


Su Tribunus alcune considerazioni – inoppugnabili – su come i Bizantini fossero comunque cittadini dell’Impero Romano. Un estratto.

“Bisanzio, forse, non è mai esistita…”, recita una bellissima canzone di Francesco Guccini. E infatti, Bisanzio non esiste. Bisanzio, in quanto entità statale altra rispetto all’impero romano, è un’invenzione storiografica di epoca moderna, che sarebbe finalmente l’ora di buttare nel dimenticatoio.

Chiariamo subito un punto fondamentale: nelle fonti antiche e medievali romane, “Bisanzio” e “Bizantini” sono certamente due termini ricorrenti, ma hanno un significato profondamente diverso da quello che noi attribuiamo loro. Sono due parole molto specifiche che indicano la città di Bisanzio (o Nea Rome, o Costantinopoli), e gli abitanti della città.

Capisco certamente che l’uso moderno di “bizantino” è del tutto convenzionale, un termine di comodo, ma non smettere di usarlo non fa che continuare a tramandare l’idea, fuorviante e sbagliata, che voglia indicare qualcosa che non è romano. E ciò vale anche per altri termini quali Romaici, Romei, Romiosi: tutte terminologie che traslitterano la traduzione in lingua greca di “Romani”. Questi termini, oltre a non avere alcun senso –se abbiamo già la parola corretta in italiano, perché mai utilizzare la traslitterazione della stessa parola da un’altra lingua?–, implicitamente vogliono significare che stiamo parlando di qualcosa che si vuole dire romano ma non lo è. Cosa che naturalmente è falsa, sbagliata, al limite della pseudostoria.

È ovvio che lo Stato romano cambi e si evolva nel tempo per diverse contingenze, e questo vale ancora per l’Evo antico. Ipotizziamo di poter portare un “vero” romano, Catone il Censore, al II o III secolo d.C.: visti i cambiamenti radicali che avrebbe subito il “suo” mondo, ne uscirebbe senz’altro di senno. Dobbiamo imparare a ragionare a mente fredda e cercare di razionalizzare il fatto che lo Stato romano ha un’estensione temporale talmente ampia, che è impossibile che resti sempre uguale a sé stesso. Riconosco che è difficile, in un mondo nel quale il tempo si conta come le noccioline, ma se si vuole comprendere la Storia bisogna almeno provarci.

Ci vorrebbe naturalmente una più lunga trattazione sull’argomento per spiegare adeguatamente quanto la nostra visione sia fallace, ma qui mi limiterò a portare quattro semplici motivi e controargomentazioni che spero aiutino a smontare del tutto l’esistenza di “Bisanzio”.

Lo Stato, la legge, la cittadinanza: un mondo romano.

Questo è forse il punto più importante di tutti, ed è talmente ovvio che spesso viene totalmente trascurato. Dal punto di vista politico e geografico, tra antichità e medioevo non vi è soluzione di continuità nello Stato romano, non si viene a creare una nuova entità politica. Naturalmente, questo è comprensibile solo se ci togliamo un ennesimo paraocchi storiografico che ci hanno lasciato in eredità gli studi scolastici: l’impero romano non venne mai diviso in due imperi.

La famosa divisione di Teodosio del 395 non fu che una delle tante divisioni amministrative del territorio imperiale (suddivisioni che hanno i loro inizi già da Augusto) che, pur governato da due imperatori colleghi, rimase sempre unito come un unico Stato romano. Se eliminiamo questo concetto fondamentale, per esempio non capiremo mai le continue aspirazioni dei Romani durante il medioevo, da Giustiniano in poi, di riportare sotto l’egida imperiale l’occidente.

In questo Stato romano che prosegue senza soluzione di continuità si vive, ovviamente, sotto la legge romana. Una legge che si evolve su e da modelli romani, continuamente in aggiornamento per mano di diversi imperatori (Teodosio II, Giustiniano, Leone III etc.), che si preoccupano di semplificare e ordinare, e quando serve archiviare, le vecchie leggi. In occidente, invece, il diritto si fondava principalmente sul Codex Theodosianus, mentre il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano non è riscoperto fino all’XI secolo: nello stesso periodo, nell’impero romano, quest’ultima opera era obsoleta da quasi tre secoli.

Un altro concetto fondamentale è quello della cittadinanza. Per il periodo medievale dell’impero romano è un tema ancora poco studiato, ma ciò che sappiamo è che la Constitutio Antoniniana del 212 (meglio noto come Editto di Caracalla) stabiliva che tutti gli abitanti liberi dell’impero fossero cittadini romani. Considerando che tale provvedimento non è mai stato abrogato, la cittadinanza romana è passata di generazione in generazione, fino alla fine dell’epoca medievale.

Cittadini romani, che vivono sotto la legge romana, nello Stato romano. Cos’altro serve per ammettere che i “bizantini” sono un’invenzione?

Attraverso la notte di Roma


Lasciati andare, e ascolta i rimbrotti della notte mentre attraversi i millenni ancora vivi.

Cavalca la finzione


Il materiale fittile sostituisce i frammenti marmorei, l’inversione del tempo si rivela come un altro aspetto reale dell’illusione sensoriale e tu devi solo cavalcare ogni singola possibilità della finzione.

Metatron Omega – Kosmokrator


L’impero bizantino è evacuato nel cosmo profondo, sta tornando…

Raffronti imperiali


Raffronti imperiali tornano costantemente alla luce, raccontano di eventi mai morti, mai esauriti: il loro respiro continua a soffiare anche qui.

Al mio cenno, scatenate l’inferno…


Il virus entra subdolo nell’intero ecumene, approfittando della guardia abbassata; s’installa ovunque, in ognuno, pronto a esplodere a un segnale imperscrutabile.

Il collezionista di sogni | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Il collezionista di sogni, nuovo romanzo di Luigi De Pascalis che si sofferma ancora una volta sulla decadenza dell’Impero Romano d’Occidente, questa volta sulla sua fase finale.

L’impero romano è in decadenza. Alemanni, Burgundi, Franchi Svevi e Vandali razziano i territori di frontiera. La capitale si è spostata da poco da Milano a Ravenna. Sul trono d’Occidente siede Onorio.  Ormai in tutto l’Impero i cristiani sono una maggioranza incolta, intransigente e rissosa, ma a Roma non mancano magistrati onesti e capaci. Uno dei più brillanti e temuti è Caio Celso, seguace del dio Mithra e profondo conoscitore del pensiero di Seneca.

Caio Celso discende da Veltumnus Celsus, augure e indovino condotto a Roma in catene durante l’ultima guerra Sannitica. Nelle sue indagini lo affianca il giovane tresvir Alipio, che è anche io narrante di questa vicenda.

Tutto ha inizio il giorno in cui Timocleide di Difilo, il navarca di Miseno che ha restituito disciplina ed efficienza alla flotta romana ripulendo il mare dai pirati, si presenta terrorizzato dall’amico Caio Celso chiedendo il suo aiuto. Rientrando a Miseno con la flotta, Timocleide si è imbattuto in una strana nave alla deriva, senza equipaggio e con un carico inquietante. Da quel momento è stato coinvolto in eventi inspiegabili e cupi. Ora teme per se stesso e per la bellissima moglie Lollia Saturnina che lo attende nella villa di Miseno. Caio Celso e Alipio, sebbene scettici circa il racconto del navarca, acconsentono ad accompagnarlo a Miseno. Finiranno per scoprire che nel grande gioco della vita a volte mortali e immortali s’incontrano e che ciò che accade in quei momenti è al di là di ogni immaginazione.

Bagliori metallici romani


Sorprese allineate come legioni romane oltre la montagna, nella valle rovente di sole come uno scudo di rame… Ne sento i bagliori metallici in marcia.

Come una terrazza


La sorpresa di alcune icone animate si attiva sulle mie connessioni epiteliali, un corpo limitato come una terrazza sul Circo Massimo.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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