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Archivio per Impero Romano

Complessità cognitive (Roma)


A mani nude nella terra, per ricordare ciò che è stato dimenticato, in una dimensione piuttosto che in un’altra evanescente. Infine, riemergono i fatti, e lo stupore ti avvinghia fino alle complessità cognitive di cui non sarai mai degno.

Holmesius e la corsa delle bighe | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di un apocrifo holmesiano particolare e intrigante: Holmesius e la corsa delle bighe, di Roberto Vianello. La quarta:

In questa storia, Vianello ci catapulta in Britannia, provincia dell’Impero Romano, sopravvissuto nei secoli, almeno fino a questo MMDCXXIII a.U.c. (1870 D.C).
Nella città di Londinium, in una stupenda domus in Via Pistoris, abita l’illustre patrizio Holmesius, insieme al suo amico Vatsonius, apprezzato medicus (medico). Holmesius trascorre il tempo libero dilettandosi con la sua passione per le indagini e collabora spesso con il prætoriano Stradarius. Vatsonius, appassionato di scommesse, lo convince a recarsi nella vicina città termale di Aquæ Sulis (Bath), per assistere alla rievocazione della Corsa delle Bighe, che si corre annualmente nel Lunatus Imperialis (Royal Crescent)…

Un’avventura e uno Sherlock Holmes davvero inediti. Un testo che merita di essere letto con curiosità, attenzione e spirito divertito.

La Via dei Sepolcri (Monte Tuscolo) – Nemora


Su Nemora un viaggio crepuscolare – e cosa c’è di meglio di questo periodo, di questi giorni che esplorano l’abisso dell’inverno e solstiziale incipiente? Lungo la strada che i Romani, duemila anni fa, percorrevano nei dintorni di Frascati ci sono innumerevoli tombe, ora abbandonate e misconosciute; il viaggio si fa interiore, sul filo di altre dimensioni…

Vieni sulla Via dei Sepolcri, lungo il Monte Tuscolo.
Varca il cancello che immette sul sentiero lastricato ed entra in questo spazio in cui giacevano i corpi degli Antichi.
La giornata è ventosa. Lo stesso vento che ha spazzato via i resti umani portandoli con sé, lasciandosi alle spalle involucri vuoti.

All’ombra delle querce, passo passo, avvicinati ai colombari che custodivano le urne cinerarie del popolo basso.
La cremazione era in uso nell’Antica Roma fra la metà del I a.C e il I secolo d.C, perciò il lasso temporale in cui i resti furono deposti qui non oltrepassa il regno dell’imperatore Claudio.
Dagli Antonini in poi, di fatti, si diffonderà definitivamente la pratica dell’inumazione, con la quale il corpo viene posto sottoterra.
I colombari derivano il loro nome dalla conformazione dei nidi di piccione ed erano destinati al volgo, alla povera gente; servivano l’esigenza di dover disporre più morti in uno spazio ristretto.
Avvicinati per osservare meglio le mensole che ospitavano le urne: ci sono ancora i resti dei recipienti – detti “olle“- che contenevano le ceneri. Piccoli ventri in coccio.
La tomba come ritorno al grembo materno, spazio cavo in cui avviene una metamorfosi.
A destra c’è una camera sepolcrale composta da un vano dal basso soffitto, ricavata nella roccia lavica. Addentrandoti noterai una caratteristica che accomuna le tombe antiche rupestri in cui sei entrato finora. Il pavimento polveroso, le pareti fresche e ruvide. E come sempre non c’è vita, se non qualche ragno che ha tessuto la sua trama all’ingresso. Vegetazione e fauna si astengono dal proliferare nella penombra vellutata dei sepolcri. Dove a ogni passo tenui particelle fuligginose si sollevano e l’atmosfera è sospesa nel Tempo.
Dall’interno si vedono edera e rovi pendere dall’alto e, avanti ancora, la strada di basolato.
Ed eccoti, sei fuori dalla vita. Non c’è nessuno a transitare in quel momento – e, in realtà, per di qui non passa più quasi mai nessuno – ma prova a immaginare come possa essere osservare i vivi lì fuori, dal fondo di uno spazio incastonato fra le braccia della terra.
I rumori sono attutiti. I colori distanti. I passi spenti.

Iulia. Storia di un’imperatrice (Piemme 2019) | Gli Archivi di Uruk


Da Lucius Etruscus questa segnalazione a un romanzo storico, ambientato nel periodo storico dellla decadenza non troppo accentuata dell’Impero Romano. Parliamo di Iulia. Storia di un’imperatrice, di Santiago Posteguillo. Di seguito la sinossi e l’incipit. Inutile dirvi che sono assai intrigato dall’opera…

197 d.C. È notte fonda quando Elio Galeno, medico personale della famiglia imperiale, decide di scrivere una pagina importante del suo diario. I segreti che conosce, le cose che ha visto, le battaglie cui ha assistito in anni e anni di vicinanza con le persone più potenti dell’impero: tutto viene registrato nel suo diario. Ma c’è una persona in particolare la cui storia Galeno vuole scrivere: Iulia Domna. La donna che passò, in soli dieci anni, dall’essere una sconosciuta adolescente nelle sconfinate province orientali a diventare augusta imperatrice, in un cursus honorum che nessuna donna ha mai potuto vantare nella storia dell’impero.
Educata nel modo più raffinato, amante della poesia e della filosofia, sposa di Settimio Severo imperator, madre di Caracalla, fu mater senatus et patriae (un titolo che non fu concesso neppure a Livia, moglie di Augusto), a consacrazione del suo posto speciale nelle gerarchie del potere imperiale. Ma non solo: Iulia, l’imperatrice filosofa, ebbe anche molti nemici, e dovette lottare sempre per proteggere se stessa e la sua famiglia.
Molto più che semplicemente «la prima first lady della storia», Iulia Domna è la grande figura al centro di questo romanzo speciale, che non solo ci immerge nel mondo romano che abbiamo imparato ad amare nelle pagine di Santiago Posteguillo, ma ci dà anche qualcosa di nuovo: un personaggio femminile incredibilmente forte, universale e potente. La storia romana non è mai stata così vicina.

“Roma, 950 ab urbe condita
Il mio nome è Elio Galeno, educato a Pergamo e ad Alessandria. Per anni sono stato il medico della famiglia imperiale di Roma e testimone di molte vicende degne di nota durante la mia lunga vita. Di fatto, ho presenziato alla caduta di una stirpe di imperatori e all’ascesa di un’altra. Ho accompagnato le legioni di Roma in varie campagne contro i barbari, nel Nord, oltre il Reno e il Danubio, e perfino nelle remote terre dell’Oriente. Ho assistito a ben due cruente guerre civili, allo spargimento di molto sangue durante i combattimenti tenutisi sia negli anfiteatri di mezzo mondo che in un’infinità di campi di battaglia. Infine, la mia più terribile esperienza è stata senz’altro la scoperta degli effetti devastanti della peste. Ciononostante, nella mia vita ho avuto anche la fortuna di partecipare ad accadimenti di tutt’altra rilevanza. Gli storici ufficiali dell’impero e coloro che si occupano di trascrivere i fatti salienti della vita degli uomini illustri riporteranno senz’altro ognuno di questi eventi, affinché essi permangano nella memoria collettiva, per i posteri. Eppure, mi resta un dubbio: e Iulia? Qualcuno ricorderà la sua storia? In appena dieci anni Iulia passò dall’essere un’adolescente sconosciuta proveniente dalla città di Emesa, nel Sud della Siria, all’augusta imperatrice di Roma che riuscì a realizzare un cursus honorum senza pari.
Per quanto riguarda me, lei ha deciso di assegnarmi, per gratitudine o per merito, un incarico eccezionale: ho scelto dunque di raccontare la sua storia dal principio, o almeno dal momento in cui Iulia giunse a Roma. Purtroppo, io non possiedo né la sensibilità né la conoscenza delle parole proprie di un poeta, o di un autore di teatro popolare, e seppure io abbia scritto molto, l’ho sempre fatto solo su temi di medicina, piante e decotti, anatomia, malattie e medicazioni. Era inevitabile che, in una tale circostanza, sorgesse in me un problema che mai prima di allora il mio intelletto aveva considerato: in che modo narrare la storia di una persona? Seguendo una successione cronologica o un ordine di tematiche affini?
Confesso che cimentarmi in un argomento a me del tutto ignoto mi fece sentire smarrito per diversi mesi”.

L’antica Roma era una città di immigrati, lo certifica il Dna – Repubblica.it


Con buona pace di tutti coloro che pensano che gli Italiano, i Romani e le etnie antiche dell’Italia fossero ben definite e pure. Da Repubblica.

L’Antica Roma era una città di immigrati, come New York: è stata fin dalle origini un crocevia di civiltà, con etnie anatoliche, iraniane e ucraine, rintracciate nel profilo genetico dei suoi primi abitanti, grazie all’analisi del DNA da 29 siti archeologici, che ha permesso di ricostruire 12.000 anni di migrazioni. La scoperta, a cui la rivista Science dedica la copertina, si deve al gruppo internazionale coordinato da Alfredo Coppa, antropologo fisico dell’università Sapienza di Roma, Ron Pinhasi, antropologo dell’università di Vienna, e da Jonathan Pritchard, genetista e biologo dell’università americana di Stanford. Grandissima la partecipazione italiana, con numerose università, Soprintendenze archeologiche e ministero dei Beni Culturali.

Il potere di Roma (Newton Compton 2019) | Gli Archivi di Uruk


Lucius Etruscus segnala sul suo blog un romanzo storico che mi interessa parecchio: Il potere di Roma, di David Barbaree. Questa è la quarta, ambientata tra la fine dell’epoca GiulioClaudia e l’inizio dei Flavi:

79 d.C. Il regno dei Parti è teatro di guerra civile. Uno dei pretendenti al trono, affamato di potere, stringe un’improbabile alleanza con un uomo che si professa Nerone, l’imperatore deposto dal trono di Roma e considerato morto. Dall’altra parte del mondo, nel golfo di Napoli, Gaio vorrebbe trascorrere l’estate immerso tra i beneamati libri ma lo zio Plinio, il famoso ammiraglio, vuole invece che stringa amicizia con i giovani patrizi giunti da Roma al seguito di Domiziano, fratello dell’imperatore Tito. In particolare vorrebbe che entrasse in confidenza con il nipote di Ulpio, il misterioso senatore cieco proveniente dalla Spagna, di cui Plinio non si fida. Spera che Gaio possa scoprire qualcosa di più sul suo passato oscuro. Ma quando un ostaggio partico viene quasi ucciso, pochi giorni prima dell’arrivo nei dintorni di Napoli di una delegazione inviata dall’attuale re della Partia, per sancire l’alleanza con il neoeletto imperatore Tito, Plinio e Gaio capiscono che qualcosa non va. Da Levante, infatti, arrivano voci che raccontano di un falso Nerone giunto proprio in quelle terre massacrate dalla guerra. Durante la loro corsa contro il tempo per scoprire la verità, un evento terribile pronosticato dalla Sibilla cumana scuote le coste del golfo: la bocca del Vesuvio inizia a eruttare, e le sue ceneri nere cominciano a riempire il cielo…

Aureliano: una riforma graduale | Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitatis una bellissima analisi sul periodo storico dell’imperatore Aureliano, divenuto principe dell’Impero Romano nel 270 d.C.

Un estratto dell’articolo:

Finalmente, senza più ostacoli, la prima decisione del nuovo imperator fu quella di recarsi immediatamente a Roma per ottenere la ratifica del Senato nella sua nuova dignitas: da qui, forse, un atteggiamento di reciproca diffidenza, se non ostilità, tra imperatore e Senato nel corso del suo regno. Volitivo e deciso rappresentante di quei quadri dell’esercito il cui potere si era ormai accresciuto a dismisura, il nuovo Cesare si trovò subito a confrontarsi con una serie di scorrerie organizzate dalle più diverse tribù germaniche: gli Juthungi, che tornavano in Raetia dopo essere penetrati in Italia, i Vandali, che avevano invaso la Pannonia, e gli ormai noti e sempre irrequieti Alamanni e Marcomanni.

Pertanto, prima di scendere a Roma a certificare la propria posizione, Aureliano si rendeva perfettamente conto che il problema degli sconfinamenti barbarici era della massima urgenza. Riprendendo la strategia del predecessore, l’imperator lasciò i propri presidi pannonici per dirigersi verso la Pianura padana per tagliare la via del ritorno al nemico: le orde juthungiche, infatti, dilagate in Italia settentrionale per fare bottino, venute a conoscenza dell’arrivo di un nuovo imperatore, tentarono di ritirarsi, ma furono intercettate dai Romani nei pressi del Danubio e sbaragliate. Non distrutti completamente, i barbari furono costretti a scendere a patti, ma le loro istanze di rinnovo dei precedenti trattati e del riconoscimento di nuovi sussidi furono rifiutate da Aureliano con estrema fermezza. In compenso, in quell’occasione, pare che egli abbia compiuto un gesto emblematico della sua personalità: davanti a tutto l’esercito schierato, ricevette gli emissari juthungici, accordò loro la pace, ma rifiutò il foedus (che avrebbe reso l’Impero tributario dei barbari), avvertendo così la controparte di un netto cambiamento di rotta nella politica imperiale.

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