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Archivio per Impero Romano

Brandelli di fantasmi al finestrino


Sospetti i ricordi quando si affacciano di nuovo alla tua coscienza, ti palesano di nuovo cosa sei stato, dove lo sei stato, come lo sei stato. Brandelli di fantasmi si agitano al finestrino…

I dispacci imperiali – raccolta di racconti di Sandro Battisti


Un’altra mia pubblicazione sempre disponibile sui vari store online è I dispacci imperiali, raccolta di racconti edita in ebook da KippleOfficinaLibraria che esplora il mondo dell’Impero Connettivo nei suoi rivoli secondari, che hanno poi determinato il corso di alcuni romanzi imperiali; il cofanetto si estende dalla genesi del ciclo (2004) fino al romanzo L’impero restaurato, Premio Urania 2014. Ne esiste anche una versione cartacea che include però pure racconti non imperiali.

Una raccolta di racconti che indagano minuziosamente il mondo imperiale connettivo, retto dall’alieno Totka_II e dal suo plenipotenziario Sillax che realizzano una diarchia di fatto dove le ampie vedute dell’alieno vengono attuate dal suo funzionario principale, dove si muovono in sottofondo altre figure minori dell’apparato imperiale in cui convergono, come ogni storia minuta e vissuta, personaggi del popolo postumano connettivo consci di vivere un’esperienza indimenticabile, storica, lì dove il Tempo e lo Spazio non hanno significato.

Struggimento


La nostalgia dell’esotico mi prende e mi devasta l’anima, come se avessi ancora un legame perso in qualche evo antico, nelle pieghe di una duna sabbiosa dove struggere il mio rimpianto.

The Roman Army from Diocletian to Zeno – Novo Scriptorium


Su NovoScriptorum un dettagliato excursus dell’esercito imperiale romano alla fine dell’evo antico. Un estratto in lingua inglese:

The fundamental problem was that four different sectors of the frontier constantly needed defending: the East, threatened by the Persian Empire, and the Lower Danube, Upper Danube, and Rhine rivers, all threatened by German tribes. Large armies under responsible commanders had to be stationed at all four trouble spots. Since the emperor could only be in one sector at a time, the generals in each of the other three had to be left an army that was large enough to repel the enemy, which unfortunately was also large enough to support a rebellion. When a general’s troops proclaimed him emperor, he would march away from the frontier, letting in the barbarians.

Diocletian worked hard to make the army less prone to rebel and better at defeating the enemy. To make the army stronger, he increased its size. Though the amount of the increase is controversial, Diocletian certainly enforced a strict system of conscription. He required soldiers’ sons to enlist, and demanded that taxpayers either produce recruits or pay for bounties to attract them. To make the army more contented and efficient, Diocletian reguralized its pay. This consisted largely of food, arms, and uniforms supplied in kind.

Perhaps most important, to give each weak point in the frontier a capable commander who would not proclaim himself emperor, by 293 Diocletian chose three trusted generals and proclaimed them emperors himself. He became senior emperor in the East, and after some shifting of responsibilities took over the eastern frontier while his junior emperor Galerius guarded the Lower Danube. In the West another senior emperor – though not quite as senior as Diocletian – held the Upper Danube with a junior emperor to hold the Rhine. Today this system of two senior and two junior emperors is often called the tetrarchy, though Diocletian considered the main division to be twofold, between East and West.

Each of the four emperors commanded the soldiers in his sector, most of whom were stationed along the frontiers. Diocletian grouped them into a chain of regional commands under dukes (duces), who were independent of the provincial governors and sometimes defended two or three small provinces. The dukes commanded forces of infantry legions and other cavalry and infantry units, and the dukes along the river frontiers had fleets. The emperors, who also kept small mobile reserves wherever they were, mustered the dukes’ troops when they were needed for campaigns.

Shaam Larein – Aurora


Che la cerimonia e Iside abbiano inizio.

Punico, seguito del romanzo vincitore del Premio Urania 2014


In quest’inizio anno volevo riprendere le fila dei miei romanzi editi, segnalandoveli perché lo scorrere del tempo è sinonimo d’ispessimento. Punico, ne è un esempio: edito da DelosDigital, è disponibile in ebook sul DelosStore e su Amazon a 3.99€ (in questo momento, Amazon lo mette in offerta a 2.79€).

Punico è il seguito del romanzo vincitore del Premio Urania 2014 L’impero restaurato, ed è ambientato nell’oloverso dell’Impero Connettivo. La splendida copertina è di Ksenja Laginja.

Dopo essersi separato dalla sua parte trascendentale, nel New Connective Empire guidato da Sillax la logica iperliberista regola le vite e i guadagni dei postumani che continuano a vivere su Nèfolm, la capitale che l’imperatore Totka_II aveva costruito poco prima di passare a un più alto livello di energia.
Qualcosa però va storto in questo disegno di perfezione: Sillax sente la pressione delle forze estremiste e la sua attitudine al comando si sfalda nel momento in cui non riesce più a interagire con l’imperatore. Contemporaneamente, emerge da un passato informe la figura di Annibale Barca, condottiero e Generale dell’esercito cartaginese che per lustri interi tenne in scacco Roma e la sua potenza militare, proprio sul suolo italico.
Anche Teodora, moglie dell’imperatore bizantino Giustiniano I e protagonista del precedente romanzo L’impero restaurato, è alla ricerca di una riscossa, dopo essere stata ripudiata da Totka_II e successivamente presa in sposa da Sillax, ma la sua ricerca di dignità e amore si scontra con i riverberi delle realtà e le interpretazioni che i due imperiali connettivi danno a esse.
Chi sarà in grado di dominare tra le aspre contrapposizioni di Annibale, che odia ogni forma d’impero, e l’Impero Connettivo guidato dai due condottieri? Quale risvolto energetico e strategico potrà avere una legione romana fantasma, persa nello spazio e nel tempo e in grado di orientare gli esiti dell’incipiente guerra psichica e quantica?
Cosa sarà degli abitanti di Nèfolm e di tutte le incarnazioni possibili, dell’Impero e di tutte le sue speranze di gloria e di espansione all’infinito nei continuum spaziotemporali? Totka_II saprà, con uno dei suoi abili colpi di coda, far tornare la situazione a suo vantaggio e a continuare la sua crescita indefinita?

Il culto di Mithra nella Commagene | Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitas una ricerca molto approfondita sulle origini del culto di Mithra dalla parti siriane intorno al I sec. d.C. – un estratto:

Per comprendere appieno il testo di Plutarco, afferma Francis, bisogna tenere presente che con il termine teletai Plutarco intende riferirsi non alle origini dei misteri, bensì a un contesto del tutto tradizionale. Francis pensa che le teletai (riti, cerimonie di iniziazione) siano da interpretare come una sorta di patto di protezione: avremmo così un’allusione all’adozione da parte dei pirati di una religion of robbers, un culto di banditi che, nella versione romana, diverrà poi un culto di soldati. Questo culto di banditi si sarebbe fondato sopra un patto di fratellanza, posto sotto la protezione di Mithra. E si può ipotizzare che questi banditi stringessero il loro patto nel profondo delle grotte. Le cerimonie del patto dei banditi sarebbero evidentemente riservate agli uomini: le donne ne sono escluse. Il culto mitraico dei pirati sarebbe stato, dunque, segnato dal rispetto di un patto stretto per combattere in vista della vittoria. Quando Roma adotterà i misteri di Mithra, questi riti di iniziazione si modificheranno profondamente.

Dopo aver analizzato la notizia di Plutarco, Vermaseren si rivolge allo storico Appiano, il quale ci informa, nel II secolo d.C., che furono i sopravvissuti dell’esercito sconfitto del re Mitridate Eupatore a iniziare i pirati ai misteri. Mitridate VI Eupatore, re del Ponto (111-63 a.C.), nell’88 ordinò il massacro di tutti i Romani d’Asia. Nel 66 fu definitivamente sconfitto da Pompeo sull’Eufrate. Mitridate, come indica chiaramente il suo nome, era un fedele di Mithra. Come i suoi predecessori, aveva accolto nel suo esercito soldati provenienti da ogni parte dell’Asia.

In Cilicia, la montuosa patria dei pirati, esistono diversi monumenti dedicati a Mithra. Ad Anazarba è stato scoperto recentemente un altare dedicato a Mithra da un certo M. Aurelio, sacerdote e padre di Zeus-Helios-Mithra. Il dio era venerato anche a Tarso, la capitale, come provano alcune monete dell’imperatore Gordiano III che portano l’effigie dell’uccisore del toro.

I pirati, ai quali a volte si erano uniti personaggi importanti, veneravano Mithra nella loro comunità. Soltanto gli uomini erano ammessi al culto. È dunque probabile che, dopo la loro disfatta, i pirati abbiano portato Mithra in Italia quando Pompeo ve li trasferì.

Secondo Vermaseren, a Roma non abbiamo alcun monumento relativo a Mithra prima della fine del I secolo d.C. Soltanto alla fine del I secolo della nostra era Mithra comincia la sua marcia trionfale nell’Impero romano.

Questo primo paragrafo ci ha consentito di porre in modo chiaro il problema del Mithra ellenistico. All’inizio del secolo Cumont scriveva: «Si può affermare in generale che Mithra è sempre rimasto escluso dal mondo ellenistico». Oggi questa affermazione va presa con molta cautela, in particolare dopo le importanti scoperte della Commagene. Dobbiamo spingere più a fondo le nostre indagini e chiederci soprattutto se i documenti archeologici ed epigrafici della Commagene ci forniscono elementi capaci di documentare il passaggio dal culto regale di quella regione al culto misterico dell’Impero romano.

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