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Archivio per Industrial

Pan Sonic – Oksastus | Neural


[Letto su Neural]

Preziosa ristampa di uno storico rilascio dei Pan Sonic, Oksastus, un lavoro che in origine fu pubblicato dalla stessa etichetta Kvitnu nel 2014, quando già il duo non esisteva più da quattro anni. Gravitoni, il loro ultimo album ufficiale, risale infatti al 2010, mentre Oksastus è a tutti gli effetti un live, tenutosi a Kiev, il 6 Giugno 2009. Nulla tuttavia sembra lasciar trapelare un impianto non altrettanto chirurgico rispetto alle registrazioni in studio a firma Pan Sonic, considerando la mancanza di qualsivoglia elemento umano o rumore di scena. Oksastus è una parola finlandese che sta ad indicare un processo di innesto o coltivazione di piante e alla stessa maniera, dall’ibridazione di disparati elementi, prolifera il suono di Mika Vainio e Ilpo Väisänen, combo di culto nelle scene elettroniche più sperimentali, proprio per i suoi intrecci industriali, ambient, techno e brutal noise, detournati dalle loro singole sfere di competenza grazie anche a un’autentica passione per la musica concreta. Il packaging è lo stesso dell’edizione originale, con il design che si deve a Kateryna Zavoloka. Come allora l’edizione in vinile comprende due 12″ bianchi al quale s’aggiunge anche una versione CD, dove spicca questa volta una copertina di cartone appositamente prodotta, stampata con vernice metallizzata e realizzata grazie a un ulteriore processo di stampa a caldo con laccatura UV. È difficile spiegare in poche parole perché i Pan Sonic siano diventati un gruppo così idolatrato, seppure ascoltando la loro discografia e l’impatto che hanno avuto sulla musica elettronica, il tutto diventa evidente. Ancora nel 2014 – stesso anno di questo live – Mika Vainio suonava da solo all’Init Club di Roma davanti ad appena centocinquanta persone, seppure nella sua carriera solista poteva già vantare molte più pubblicazioni e collaborazioni rispetto al compagno di tante scorribande soniche, Ilpo Väisänen, che dopo lo scioglimento consensuale del gruppo si è quasi subito artisticamente defilato. Mika Vainio è venuto a mancare nell’Aprile del 2017 alla giovane età di cinquantaquattro anni, un artista che non ha mai voluto offrire troppi elementi di comprensione della sua personalità e della sua produzione, pur se nel suo caso è stata comunque la contemporaneità e la voglia di nuovo a tenere viva la creatività. Creatività ed innovazione che ancor oggi a quel duo è riconosciuta a pieno.

Emptyset – Blossoms | Neural


[Letto su Neural]

Emptyset, ovvero James Ginzburg e Paul Purgas, nel corso dell’ultimo decennio hanno pubblicato ben sette LP ed un numero – nel complesso – ancora più significativo di singoli, EP, compilation e dj mix. Blossoms, la seconda prova su formato esteso per la Thrill Jockey è stato sviluppato nell’arco di ben diciotto mesi avvalendosi di una rete internazionale di programmatori all’avanguardia nella ricerca sulla sintesi del suono. Questa collaborazione è stata focalizzata precipuamente sugli aspetti generativi della composizione e sulle caratterizzazioni basilari che l’organizzazione di strutture audio originali e complesse comporta. Le ambientazioni cupe e macchiniche alludono a una creazione quasi impersonale, dettata da reti neurali artificiali ed altri astrusi apparati d’origine sintetica e post-human. Su questi aspetti a nostro avviso un pochino s’esagera, perché una forte base autoriale e manipolativa comunque è indubbia. Le tracce non si realizzano da sole, siamo ancora lontani da quel livello cyborg per cui – citando i Kraftwerk – “by pressing down a special key, it plays a little melody”. Qui non ci sono melodie e questa è una scelta, il set di dati sonori è comunque assai ben elaborato e le connessioni tra suoni apparentemente non correlati dubitiamo fortemente siano frutto d’una qualche intelligenza artificiale aliena. Le sonorità ibridate e mutevoli sono combinate con l’ausilio d’impulsi audio complessivamente ben sintetizzati, che fanno uso infatti di riverberi e impulsi dei più disparati ma comunque all’occorrenza progettati. Si enfatizza che in base a diversi parametri iniziali si producano soluzioni imprevedibili ma questo – a dire il vero – non si percepisce poi molto attraverso i suoni, che al contrario sembrano misuratamente spazializzati, ricchi di citazioni industrial e con echi d’elettroacustica d’antan. Il duo è di quelli consolidati e James Ginzburg, head honcho della Subtext, insieme a Paul Purgas, che adesso cura il festival del Wysing Arts Centre nel South Cambridgeshire, non sono certo impreparati nel presentarsi al pubblico. Anche se preferiscono citare i loro sistemi “automatizzati” dietro il tutto c’è solo la loro inesauribile spinta creativa e futuribile.

The Nine Inch Nails in Twin Peaks


Una scena di un episodio della terza serie di Twin Peaks. E qui, si è toccato uno degli apici dell’arte di David Lynch

Gaudenz Badrutt – Ganglions | Neural


[Letto su Neural]

Suoni sinusoidali, feedback interni ed esterni, sciabolate di noise stridulo e infettivo, come pure concrezioni droniche iteratissime, sensibili e sibilanti. È questo il catalogo di frequenze con le quali s’impatta all’ascolto di Ganglions, un audio-progetto di Gaudenz Badrutt che è difficile definire stilisticamente, al confine fra musica improvvisativa e astratta, ricco di sperimentalismi sintetici ma anche di riferimenti a una materialità organica assai terrena. L’artista sonoro elvetico – che ha iniziato la sua carriera musicale come pianista classico contemporaneo – inanella passaggi densi di sussulti macchinici ma anche d’umori vitalistici, mentre la metafora d’una struttura nervosa periferica lo guida nella progressione di sequenze febbricitanti e sovraccariche di tensione. Sono due le composizioni presentate, “Supraesophageal” e “Suboesophageal”, entrambe attorno ai venti minuti di durata, la prima subito abrasiva, efferata e pregna di dolorose intemperanze auditive, l’altra ancora più primitiva e annichilente, contorta e mutevole. Soprattutto in “Suboesophageal” il senso d’urgenza nell’assemblare le parti è certamente rapido, con sovrapposizioni inaspettate e ticchettii asincroni, concentrati ultradensi di materia sonora espansa e riottosa. L’effetto sull’ascoltatore è singolare e perfino nei pochi momenti di calma non v’é alcun cedimento nell’azione complessiva che imprime sempre pressione e costringe a un’attenzione guardinga. Ganglions, che va ad arricchire il catalogo di Aussenraum Records, è stato realizzato mentre Gaudenz Badrutt stava scrivendo la sua tesi di laurea sul lavoro di Luc Ferrari e probabilmente questo deve aver accentuato non poco – immaginiamo – la voglia d’azzerare codici e strategie, portando in dote un’animosità feconda, un’istintiva voglia e capacità di dar vita a qualcosa di veramente singolare. Badrutt utilizza principalmente un computer al quale collega vari altri apparecchi elettronici e un sintetizzatore modulare. In entrambe le tracce quella che permane è un’alternanza fra suoni brevi e altri modulati per più tempo e costanti, un dialogo che è sempre sostenuto da un processo creativo di natura improvvisativa, sicuramente originato in studio ma poi sviluppato per trovare nell’azione performativa la sua forma compiuta ma non immutabile.

Skold – Small World (Official Music Video)


Movimentazioni industriali che tendono al suffiso Reznor.

Cindytalk – 19.4326° N, 99.1332° W (161068)’ | Les Horribles Travailleurs


Brano parte di una complilation politica, dedicata alla Black Lives Matter Foundation Inc che, nelle esatte parole di Cindytalk, l’autore del pezzo, is a global organization in the US, UK, and Canada, whose mission is to eradicate white supremacy and build local power to intervene in violence inflicted on Black communities by the state and vigilantes. By combating and countering acts of violence, creating space for Black imagination and innovation, and centering Black joy, we are winning immediate improvements in our lives.

Sarebbe già sufficiente questo, ma la musica che Cinder Flame sa sempre evocare è una costante che attraversa la mia vita, da almeno 35 anni – il mio avatar è sul primo disco dei Cindytalk, Camouflage heart

In The Nursery – Arm Me Audacity


Da un tempo che non so più definire, riemergono…

Sigillum S: Bardo Thos Grol – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a uno dei dischi cardine del SigillumS – e di conseguenza alla loro discografia. Un estratto:

I Sigillum S sono uno dei gruppi fondamentali della scena post industriale italiana. Si formano alla fine del 1985 dopo che Paolo Bandera risponde a un annuncio di Eraldo Bernocchi e Luca Di Giorgio appeso sulle pareti di un negozio di dischi di Milano. L’anima “matematica” dei Sigillum S è costituita da Paolo Bandera mentre Eraldo Bernocchi rappresenta il lato occulto e spirituale (ha fatto parte per breve tempo del T.O.P.Y.). Il contributo di Di Giorgio (almeno fino al 2007) va in ogni caso considerato essenziale. All’inizio della loro carriera l’influenza più forte è sicuramente quella della scena esoteric-industrial inglese rappresentata da gruppi come Psychic Tv, Current 93 e Coil. In particolare sono soprattutto i primi Current 93, quelli di dischi come Nature Unveiled e Dogs Blood Rising, ad avere un forte impatto estetico nella loro filosofia compositiva. Indubbiamente non sono i soli in Italia a sfruttare il filone del post industrial esoterico: impossibile in questo senso non citare nomi come Rosemary’s Baby e Ain Soph. Ma, in realtà, i loro orizzonti sono molto più ampi e riguardano anche la letteratura e, in particolare, autori come Philip K. Dick, James Graham Ballard e William S. Burroughs. Da quest’ultimo mutuano la tecnica del cut-up.

Pita – Get On | Neural


[Letto su Neural]

Dietro il moniker Pita altri non si cela che Peter Rehberg, label owner e fondatore della Editions Mego, autore già prolifico dalla seconda metà degli anni novanta ma parco nelle uscite soliste, che assommate risultano essere complessivamente solo quattro nell’arco di quasi venticinque anni. Rehberg è sin dai suoi esordi assai interessato e attento nell’utilizzare le tecnologie correnti, siano esse software o – come negli ultimi anni – più complicati insiemi modulari, grazie ai quali, oltre alle fonti digitali, il maestro, oriundo austriaco e londinese di nascita, riesce a immettere nel flusso creativo anche più calde e corpose sonorità analogiche. Get On segue idealmente Get Off, una produzione del 2004, uscita discografica seguita a sua volta da Get In del 2016, progetto certo più quietista, ambient ed elegiaco dell’attuale, ultimissima fatica nella quale lo sperimentatore aggiorna in maniera attentamente calibrata tutto il suo consueto repertorio. È “AMFM” ad aprire l’album in maniera appassionante grazie a suoni che sembrano andare da ogni parte, come fisicamente rimbalzando, dando vita a caleidoscopiche sequenze di natura percussiva, sibilante e scampanellante. In “Frozen Jumper” le pulsioni ritmiche sono ancora più marcate e fanno capolino anche costruzioni auditive industrialeggianti, in un vortice complessivo d’elementi spurii piuttosto avvincenti ed emozionalmente efficaci. “Two Top Five” è la più cantilenante e ipnotica delle tracce presentate, un grande vortice che costringe a un ascolto rituale e maestoso, mentre “Aching Moth Pool” – di soli tre minuti – s’imprime invece vetriolitica e pulsante, caparbiamente ossessiva e puntuta. “Motivation”, suite invece di oltre quindici minuti, chiude l’album in maniera rarefatta, evocativa e delicata, andando a comporre un affresco cosmico e umbratile, sensibile e tormentato. Insomma, è uno spettro sonoro assai vasto quello esplorato da Pita, che nonostante i “retour à l’ordre” imperanti ancora guarda all’elettronica radicale come a una forza propulsiva fondamentale per tutta la musica contemporanea. Decisamente da segnalare anche l’elegante artwork di Tina Frank, designer che si muove “lungo i confini della percezione”, qui abilissima nell’imbastire – letteralmente – un’immagine di copertina fitta di grigi di quelli che a noi paiono tessuti, feltri e punti di cucito.

Morto Genesis P-Orridge, padre della scena industrial con i Throbbing Gristle – la Repubblica


Su Repubblica l’addio a Genesis P-Orridge, l’artista morto ieri all’età di 70 anni che fondò i Throbbing Gristle e gli Psychic Tv, momenti storici, creativi e totalmente alternativi della scena musicale della seconda metà ’70, quella che ha dato vita all’Industrial e allo sperimentalismo più alieno da qualsiasi forma di aderenza allo standard popolare. Così scrive il quotidiano romano, e io non posso che aderire e ricordare l’artista totale che ha indicato la strada dei nostri tempi; bye, Genesis

Addio all’artista multimediale e musicista inglese Genesis P-Orridge che, con la moglie Jacqueline Mary Breyer, alias Lady Jaye, scomparsa nel 2007, si era fatto alfiere della pandroginia, radicale visione-progetto di riscrittura dell’identità e di superamento dei generi sessuali, pioniere del gender fluid (si riferiva a se stesso sempre come un ‘lui-lei’).

Nato il 22 febbraio 1950 a Manchester come Neil Andrew Megson (cambiò legalmente nome in Genesis P-Orridge nel 1971), è stato performer estremo (con i gruppi Exploding Galaxy/Transmedia Exploration e COUM Transmissions), indagatore degli stati alterati di coscienza e fondatore del Thee Temple ov Psychick Youth. Al tempo stesso l’anti-rockstar divenne un’icona post punk, passando dalla musica psichedelica all’acid house, e un protagonista del nascente genere musicale ‘industrial’ con le band Throbbing Gristle e Psychic Tv. Era una leggenda dell’ambiente underground mondiale, etichettato come “sabotatore di civiltà” dal Parlamento britannico, tanto da costringerlo a lasciare Londra per trasferirsi a New York.

Nel 1976 Genesis P-Orridge creò i Throbbing Gristle con Cosey Fanni Tutti, Chris Carter e Peter Christopherson, gruppo fondatore e punto di riferimento della corrente musicale industrial. Nel 1981, dopo lo scioglimento dei Throbbing Gristle, fondò assieme a Peter Christopherson gli Psychic Tv, con i quali si è dedicato alla musica psichedelica e poi alla musica elettronica e all’acid house.

L’amore totalizzante di Genesis P-Orridge per la moglie Jacqueline Breyer, che aveva assunto il nome d’arte di Lady Jaye, portò la coppia a forzare le barriere imposte dai generi sessuali alla ricerca dell’unione in un unico essere umano, il ‘pandrogino’, un progetto ‘politico e romantico’. Per fondersi in una sola persona di genere indefinito, la coppia ricorse anche alla chirurgia estetica. Ora le ‘Trasmissioni’ sono giunte alla fine.

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