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Archivio per Industrial

The Void* – Values | Neural


[Letto su Neural]

Il nome The Void* (si pronuncia “The Void Pointers”) è un omaggio al C ++, linguaggio di programmazione la cui semantica è relativamente minimalista ma che è anche versatile, potente e ricorsivo. Similarmente composito, questo trio – che è formato da Roald van Dillewijn, Tijs Ham ed Eric Magnée – è forte d’un muro di suoni fatto di strumenti ed elettronica modificati ma anche di eleganti strati, tagli e sequenze melodiche, iterate e dissonanti. L’impostazione di fondo è principalmente post-rock ma l’atipico combo recupera anche attitudine free form, soundscapes e suggestioni della musica seriale e classica. Il contrasto è quello d’un suono organico ed anche astratto, estetizzato ma ricco di momenti dilatati e ipnotizzanti. Anche l’artwork dell’uscita in vinile segue questa ispirazione ed è molto prezioso, con un cartonato opaco trafitto in circolari e geometriche aperture di varie dimensioni che lasciano intravedere una texture colorata sottostante. Infine, è da sottolineare come questo album dei The Void* sia collegato contemporaneamente a ben tre etichette: la Lomechanik, la Esc.rec e la Shipwrec, tutte “made in Netherlands”, così come la band è anche coinvolta nel modding di alcuni strumenti (chitarre e flauti modificati per la creazione di un insieme di sei elementi per archi ed elettronica) al fine di dar vita a sonorità non convenzionali. L’uscita è composta da sei tracce, la prima molto ambientale e insistente, plasmata da un drone di chitarra e radio frequenze, spuri elementi ed effetti, poi nella successiva è il pianoforte ad essere in evidenza, in maniera molto melanconica e rarefatta, sospesa e profonda, mentre la terza esibisce sperimentali orchestrazioni, un puntinismo sonico poi deviato in congiunzioni meditative e influenze di musica da camera. “Abstract” è più elettronica, marziale e inquietante – successivamente – e “E AB EF B” è ancora una stilizzata composizione pianistica appena solcata da altri strati di risucchi e hum. Con “Dereference” – che parte quasi silente – i The Void* ricalibrano l’attenzione per l’infinitesimale, chiudendo l’album splendidamente e lasciandoci nelle malie suscitate da cotante multiformi espressioni.

“Solchi Sperimentali Italia”, dal volume al DVD: intervista ad Antonello Cresti – CRITICA IMPURA


Sul blog di SoniaCaporossi una bella intervista ad Antonello Cresti, indagatore della musica sperimentale in Italia e all’estero, con tutto il corollario di culture e subculture che tutto ciò si trascina appresso. Da non perdere! Un estratto:

Da più di tre anni Antonello Cresti, saggista, compositore, scrittore e giornalista, sta lavorando al progetto Solchi Sperimentali, che si è manifestato finora nella forma di due volumi pubblicati dalla Crac Edizioni, uno dedicato alla musica sperimentale proveniente dal mondo, di cui abbiamo già parlato QUI, e un altro alla musica di ricerca italiana, libro che a sua volta abbiamo recensito QUI in virtù delle ampie analisi musicologiche di Roberto Franco. Adesso, Cresti sta lavorando di buona lena alla realizzazione di un  DVD dedicato al panorama underground delle nostre sponde, intitolato, come il secondo volume, Solchi Sperimentali Italia. Il documentario, intorno al quale è già viva l’attesa degli appassionati, conterrà interviste e brani, fra gli altri, di Ataraxia, Mare di Dirac, Abdominaux Dangereux, Orghanon, Le Forbici di Manitù, Wuornos Aileen, Adern X, Bathory Legion, Capricorni Pneumatici, Confusional Quartet, DECA, Girolamo De Simone, Antonio Siniscalchi, Giacomo Salis, Infection Code, Riccardo Sinigaglia, Camerata Mediolanense, Paolo Tofani, Juri Camisasca & Rosario Di Bella, Officine Schwartz, Yosonu, Colloquio, Ascanio Borga, Antinoja, My Cat is an Alien, Francesco Paolo Paladino, Terra Di Benedetto, IN/ELEKTRA, Hikikomori,  Vacuum Templi, AV-K, Menimals, QUADRAPHONIC…

A quali artisti e correnti musicali, per gusti e percorsi personali, ti senti particolarmente legato?

Sono affezionato a tutti gli artisti di cui ho parlato nei libri, la mia predilezione assoluta, però, anche per motivi di “empatia filosofica” va a tutti coloro che ricercano dalla musica effetti psichedelici. Per questo mi sento affine a tutti i mistici del suono, che si parli di raga rock, come di minimalismo, di musica cosmica, etc… In Italia per me tantissimo ha significato la scena freak degli anni settanta (Battiato, Camisasca, Rocchi, etc.)

Dalla carta stampata al video il passo, a livello di concezione e progettazione, è stato breve. Da quali impulsi creativi è nata l’idea di realizzare un documentario sui suoni del sottosuolo italiano?

Come accennavo prima Solchi Sperimentali Italia è oramai divenuta una cornice concettuale che contiene gli sforzi più vari per la valorizzazione di un modo di far musica altro nel nostro Paese. Abbiamo creato un canale Youtube, una serie di minifestival, una webradio www.duradio.net , una etichetta discografica che ha debuttato con un tributo a Claudio Rocchi… Col regista Francesco Paladino spesso ci vediamo e lui mi buttò l’idea di far diventare il progetto un prodotto audiovisivo. Immediatamente convenimmo che – per essere anche noi “sperimentali” e per intercettare un pubblico diverso dal solito – avremmo fatto un vero e proprio film, non un documentario. Ed è ciò che stiamo facendo. Per la parte documentaristica vera e propria ci sarà un secondo DVD che fungerà da enciclopedia interattiva. Noi siamo molto contenti e divertiti da quello che sta venendo fuori e credo sarà una sorpresa per tutti.

Agglutinarsi


Le tesi accolte dalle continue sollecitazioni del suono si aggregano oltre le angosce postindustriali.

AKA 10 – LogForData | ProjectSinge | Neural


[Letto su Neural.it]

Differenti protocolli di codifica audio sono estratti da un modem 56k, fax e personal computer del 1980 e assieme ai dati audio sono inclusi anche testi di conversazioni on-line fra i diversi membri di un canale IRC. Riuscire a decodificare i contenuti è possibile soltanto utilizzando un lettore di cassette e collegando questo ad un computer, a sua volta connesso al sito logfordata.net. Il nastro ha quindici minuti di flussi di dati per lato, rispettivamente in francese e in inglese: la precisione del lettore a nastro, la rapidità del sistema informatico e la sua connessione a Internet – poi – determinano la struttura dei testi e i codici che sarà possibile visualizzare sullo schermo del laptop. Sotto la sigla ProjectSinge, una piattaforma operativa fondata nel 1998, si raccoglie un gruppo creativo la cui specificità è in bilico fra istallazioni multimedia, performance, sviamenti audiovisivi e riappropriazioni di tecnologie obsolete. LogForData riporta alla memoria le prime connessioni, un’epoca durante la quale il sistema dell’informazione stava incominciando impercettibilmente a mutare, prima che tutto prendesse una piega ancora più vorticosa, meno controllabile e caotica. Quella del traffico dati è adesso una questione cruciale: cloud, internet of things e mobilità dettano i nuovi bisogni e sulle tecnologie di trasmissione e ricezione dei dati continua una splendida avventura incominciata proprio all’alba degli anni ottanta. L’informazione è oramai una forma di esistenza indipendente e le entità digitali prima solo fantasticate sono diventate a pieno titolo realtà a se stante. Qui anche il concetto stesso di formato è messo in discussione: la cassetta – infatti – è solo una parte del processo, che per essere completato ha bisogno di più dispositivi, in una sorta di casalinga crittografia che è depositaria di risoluzioni sempre cangianti. LogForData è stato sotto i riflettori in più mostre, con semplici implementazioni oppure ri-arrangiato dal vivo, in tempo reale, in cut-uping abrasivi e allusivi che sempre riportavano ad un canto sintetico di codice digitale.

Cindytalk in concerto a Roma, oggi 8 dicembre


Questa sera – anzi in definitiva tra poco, alle 22.00 – i Cindytalk suoneranno a Roma, al DalVerme, un gig per me assolutamente inaspettato: conosco la band dalla fine ’80, il mio stesso avatar è un particolare del loro primo disco e dire che li ho adorati oltre ogni misura, per la loro bestialità scatenata e rivolta al nero, all’interiore, alla colpa di essere incarnati, è dir troppo poco. Penso che non potrò fare altro che immergermi nel flusso delle loro proposte assolutamente antipop, e ricavarne quel nero a contatto che cerco continuamente. Ci vediamo lì?

Se avete passato i quarantacinque anni (e visto quanto il progetto sia datato, ci sta) cerchiate sul calendario con la penna la data. Se invece di anni ne avete un po’ meno, tirate fuori lo smartphone e piazzatevi un promemoria, perché la serata è di quelle grosse. Cindytalk è una delle personalità più borderline che ci siano. Nativa di Edimburgo, transgender, con un curriculum pieno di collaborazioni illustri (da This Mortal Coil a Cocteau Twins, passando per il recentissimo 12’’ condiviso con Ancient Methods sulla Diagonal di Powell), ha influenzato una pleteora di artisti. Musica che si muoveva nell’industrial più astratto negli anni 80, e che ha conosciuto nuova vita a partire dal 2009 con la sua rinascita su Editions Mego. Ambient, glitch, pulsioni sinistre. Un tranquillo giovedì sera di paura.

Solchi Sperimentali Fest a Milano


Il primo festival itinerante legato al libro di Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia” si terrà allo Spazio Ligera a Milano. Ispirato dalla medesima attitudine al sincretismo e alla unione di musiche apparentemente lontane la serata vedrà esibirsi:

  • Jumbo
  • Osvaldo Schwartz
  • Enten Hitti + ODRZ
  • Mamma Non Piangere

Presenta Antonello Cresti

Venerdì 3 dicembre 2016, Spazio Ligera, Inizio ore 22,00, Ingresso 8,00 euro

Un’ottima occasione per conoscere una realtà importante, anche se artigianale e semi-clandestina, della produzione musicale rumoristica italiana degli anni ’80 e per riflettere sulle sue origini e le sue conseguenze nel panorama musicale nazionale e inter…


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione dedicata alla scena Industrial sviluppatasi nel nostro Paese. Un’ottima occasione per ripulirsi degli stilemi del buonismo e della melodia, e di apprezzare le radice Futuriste di quest’arte caotica e rumorista. Un estratto dall’articolo che racconta di postindustriale Marcello Ambrosini, POST-INDUSTRIALE. La Scena Italiana Anni ’80, con una prefazione di Luther Blisset e un CD con 9 brani ( della durata di 55’ e 32’’), GOODFELLAS 2016, pp.288, € 22,00:

«Gli strumenti a corda, i fiati, gli ottoni, ecc. devono essere sostituiti da una batteria di oggetti duri. […] E quanto al mezzo del suono sarà preferibile usare l’elettricità, il magnetismo, la meccanica, in quanto essi escludono più efficacemente l’intromissione dell’individuale» (Piet Mondrian, 1922)

La storia del rumore nella musica italiana, come riassume bene il testo appena pubblicato da Goodfellas nella collana Spittle, ha ormai più di un secolo di vita. Risale infatti ai primi esperimenti del futurista Luigi Russolo che lo teorizzò nel suo L’arte dei rumori comparso a Milano presso le Edizioni futuriste di «Poesia» agli inizi di Settembre del 1916 e lo espresse musicalmente a partire da un primo concerto pubblico tenuto a Modena il 2 giugno 1913.

In un paese in cui la tradizione “classica” e, soprattutto, del “bel canto” hanno dato e continuano a dare il peggio di sé avendo inficiato ogni genere musicale dal folk fasullo della canzone napoletana alle colonne sonore di Ennio Morricone passando per la passione per la musica lirica e il pop dei Pooh fino al mefitico Festival di San Remo, era inevitabile che, prima o poi, la reazione in termini artistici ed espressivi dovesse essere radicale e violentissima.

Anche se la musica post-industriale italiana degli anni ’80 ha preso per lo più spunto dagli esperimenti di musica industriale che alcuni gruppi come i Throbbing Gristle, i Nurse With Wound, i Cabaret Voltaire, i Clock DVA oppure i primi Einstürzende Neubauten avevano avviato fin dalla fine degli anni Settanta, in una sorta di marxiana “negazione della negazione” rispetto al punk nato tra il 1976 e il 1977, risulta evidente, a seguito di uno sguardo più attento e approfondito, che lo specifico culturale e musicale italiano ha avuto un peso enorme nel determinare l’estensione di un fenomeno che, ovviamente, senza avere avuto importanti risultati di mercato ha segnato in maniera importante l’ambiente della musica underground nazionale. E non solo.

Chiara Prezzavento

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