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Quando ti sfili dalla notte incipiente e cerchi l’attitudine giusta per non perderti in cose inutili; quando le tossine del giorno non scorrono via, e il conforto è solo un’ombra persa nella sera, senti solo di perder tempo, appresso ad attività di controllo dal sapore nazista.

Esce Il giorno dell’uragano, di Marco Scarlatti – Premio Kipple 2021 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Il giorno dell’uragano di Marco Scarlatti è il romanzo vincitore del Premio Kipple 2021.
In un futuro molto verosimile gli organismi economici, gestiti dalle multinazionali, formulano l’epica aziendale: la verità diventa una forma corporativa che fa del business una fede imprenditoriale. Per i protagonisti del romanzo si profila un viaggio iniziatico – tra centurie di Nostradamus, rivelazioni intime e la scoperta di una confraternita di dipendenti diversa da tutte le altre – inserito in un mondo retto dalla logica del profitto fine a se stesso.
Il volume è disponibile nel doppio formato cartaceo ed ebook su www.kipple.it e nei principali store online. Copertina a cura di Ksenja Laginja.

SINOSSI

Appena oltre il nostro presente esiste già un mondo di plastica perfezione in cui la gioia di vivere è una distopia apparentemente felice, gestita da granitici organismi economici come le multinazionali. Questo mondo ha bisogno di regole e trascendenze ferree per rimanere in piedi e svilupparsi all’infinito, e Marco Scarlatti con il suo romanzo ha descritto assai bene le dinamiche di questo mondo retto dalla logica del profitto e da un business autoreferenziale, algoritmi di uno sviluppo inumano in cui per l’uomo non c’è altro spazio che quello dello schiavo appagato.
Ne Il giorno dell’uragano la distopia felice si coniuga con il thriller e il noir, riscrivendo la tradizione della SF che si associa al Giallo, in una parvenza di perfetta plausibilità sociale.

ESTRATTO – Capitolo 1

Il ruolo principale dell’Epica aziendale
non è cercare la verità, ma crearne una che corrisponda ai valori degli azionisti.
(Giovanni Sraffa, Dopo il marketing: l’azienda come forma di religione)

— Scomparsa?
— Ma non era stata ricoverata d’urgenza?
— Macché ricoverata d’urgenza. È proprio scomparsa.
— Sembra non sia nemmeno mai rientrata a casa dall’ufficio.
— Nemmeno rientrata a casa? Ma quand’è successo?
— Tre giorni fa.
Uno sparuto gruppo d’impiegati, seduti su delle poltroncine rosse accostate a una parete, che sembrano il distillato supremo della comodità anche se hanno una funzione più estetica che pratica. A destra, una grande vetrata dà su alcuni grattacieli scintillanti che s’innalzano come torri su una piazza irragionevolmente gigantesca, un luogo che sembra simboleggiare uno spazio metafisico. Di fronte alle poltrone, le macchinette per il caffè, gli snack vegani e le centrifughe di verdura coltivate da un’azienda che non usa pesticidi ed è impegnata da anni a combattere il caporalato del Sud.
Accanto alle macchinette, due distributori di guanti liquidi e una sibilla elettronica color indaco.
Se fosse una mattina di pioggia, le macchinette brillerebbero come oggetti misteriosi, frigoriferi aperti di notte da un insonne.
Sulla parete di sinistra, di fronte alla vetrata, campeggia un’epigrafe parafrasata da un testo di buddismo quantistico.

DATE SPAZIO AL VOSTRO TEMPO

Prima della terza pandemia di spike, quando questa zona ristoro era ancora una delle ultime sale riunioni rimaste nella multicittà, sulla parete comparivano altre scritte, le cosiddette Tre Leggi ormai cadute in disgrazia:

  1. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE DELL’AZIENDA
  2. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE DEGLI ALTRI LAVORATORI, PURCHÉ QUESTO NON CONTRASTI CON LA PRIMA LEGGE
  3. OGNI LAVORATORE DEVE PERSEGUIRE IL BENE PER SE STESSO, PURCHÉ QUESTO NON CONTRASTI CON LA PRIMA E LA SECONDA LEGGE

È uno dei cinque punti ristoro del palazzo. Si trova al sesto piano. Gli altri quattro sono disseminati su altri livelli dell’edificio.
C’è chi sorseggia caffè sintetico, chi beve concentrato di datterino giallo del Salento e bacche di goji, chi pilucca un pacchetto di cracker di mela disidratata.
Nessuno fuma sigarette mediche, perché l’unico spazio all’interno del palazzo dov’è permesso fumare è una chiostrina al primo piano, che ha l’aspetto d’un pozzo d’areazione di stazione orbitante ed è soprannominata, senza che nessuno ne ricordi la ragione, Zona Libera Albemuth.
Stanno tutti in silenzio per un po’, a osservare il tempo che passa e gli uccelli che volano al di là dei finestroni, sopra l’atmosfera d’opale della piazza.
— Quand’è l’ultima volta che è stata vista?
A riformulare la stessa domanda è un uomo dalla faccia da ragazzo, vestito con un completo blu, la camicia bianca, la cravatta scarlatta e i gemelli ai polsi.
— Poco prima delle 7 di sera del 5 maggio.
La Buna Tower ha ventotto piani: all’ultimo c’è un roof garden che domina la città e che viene utilizzato per le poche riunioni in presenza del top management e per incontri di rappresentanza. Non di rado, prima dell’ultima pandemia, veniva affittato per eventi mondani: matrimoni di attori, compleanni di cantanti emptic.

LA QUARTA

Nel dedalo della multicittà le multinazionali, dopo la messa al bando dei sindacati, sono dotate di confraternite, che hanno ruoli di mero supporto spirituale. Luca Colosimo, il Custode dell’Epica della Buna, viene incaricato di creare una storia plausibile all’esterno. È l’inizio di un’indagine che somiglia molto a un viaggio iniziatico, tra centurie di Nostradamus, rivelazioni intime e la scoperta di una confraternita diversa da tutte le altre.

L’AUTORE

Marco Scarlatti è nato a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato tre romanzi: L’anno del Drago (L’Erudita, 2012), Tempo di morte, tempo di coraggio (finalista all’edizione 2015 di IoScrittore) e Giovani come la notte (MDS Editore), vincitore del Premio Zeno 2020. Il racconto “Lo spettro dei sogni” è apparso nella raccolta digitale Sorridi, bellezza! (Rizzoli, 2013). Altri suoi racconti sono apparsi in diverse antologie collettive. Con questo romanzo ha vinto il Premio Kipple 2021.

LA COLLANA

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Marco Scarlatti | Il giorno dell’uragano
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana eAvatar — Formato cartaceo — Pag. 192 – € 15.00 — ISBN 978-88-32179-53-8
Collana eAvatar — Formato ePub — Pag. 196 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-54-5

Link

Independent Legions presenta “Livello 49” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Livello 49, romanzo di Alessandro Pedretta in uscita per i tipi di Independent Legions Publishing.
Chi conosce Pedretta sa di cosa è capace la sua prosa distopica, di quali estremismi non solo mentali è capace, e la casa più appropriata per alcuni sue visioni è proprio la legione indipendente di Manzetti; vi lascio alla quarta:

Moloch2: città apocalittica, coagulo di vicoli postribolari abitati da assassini, puttane ricondizionate, cannibali, mutanti prodotti dalle esplosioni radioattive della Guerra delle Multinazionali, scannerizzatori dell’amigdala, Sacerdoti della Ghiandola Pineale. Loschi affari vertono sulla psico-pubblicità, sulle depravazioni indotte, su osceni spettacoli all’interno dei locali nei budelli della città, sugli appetiti malsani verso sempre nuove deformità.

Arroccate sulle colline che circondano la città svettano cupe le Fabbriche: l’inferno produttivo H24 dell’oscura e perversa famiglia DeVeer. Nella produzione senza sosta di oggetti indecifrabili, tra burocrati enigmatici, atroci rituali di amputazione lungo catene di montaggio senza fine, la somministrazione di droghe per massimizzare ogni sforzo, ogni operaio è addestrato a seguire i propri compiti con devoto servilismo e ossessiva determinatezza. Sempre meglio che finire sbudellato o violentato nei QuartieriUno, gli Intestini Luccicanti.
Il Livello49: ecco lo stadio che ogni operaio e neo-schiavo delle Industrie agogna a raggiungere. La tanto ambita Promozione che potrà renderlo indissolubilmente legato alla Fabbrica e ai DeVeer, per sempre.

Io sono Providence | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Io sono Providence – volume 3, del curatore  S.T. Joshi, ovvero il massimo esperto del Solitario che c’è in giro. Vi lascio alle note del recensore, Cesare Buttaboni:

Viene preso in esame il periodo fra il 1928 fino al 2010 in quanto, anche dopo la morte del Solitario di Providence, si parla diffusamente del suo impatto sulla cultura “popolare” fino ai nostri giorni e si indaga il fascino eterno della sua dinoccolata figura. Gli ultimi anni della vita di Lovecraft sono importanti sotto molti punti di vista: come scrittore ha progressivamente raggiunto il vertice di quell’orrore cosmico qui definito “Arte cosmica non soprannaturale”. Lovecraft aveva infatti codificato un nuovo canone che lo avvicinava a una sorta di fantascienza nera che nessuno in futuro ha mai veramente emulato.

E qualcuno non ha ancora capito la portata della sua arte e detesta la sua produzione. Tuttavia è stato Jacques Bergier ad avvicinarsi di più alla verità definendo in maniera calzante Lovecraft “un Edgar Allan Poe cosmico”. I tentativi di August Derleth (fondamentale in ogni caso il suo contributo nella diffusione dell’opera di HPL tramite la Arkham House) sono riusciti solo a banalizzare I Miti di Cthulhu attraverso una dicotomia fra bene e male di impronta cristiana che è quanto di più lontano dal pensiero lovecraftiano. Nel periodo preso in esame, Lovecraft si avvicinerà al socialismo, anche se in una maniera tutta sua. In ogni caso questo non vuol dire, come si è discusso recentemente, che in futuro sarebbe diventato ancora più di sinistra. Anzi Lovecraft rimase fondamentalmente un razzista per tutta la sua vita, come scrive lo stesso S.T. Joshi e come ha giustamente sottolineato Michel Houellebecq nel suo ottimo saggio H.P. Lovecraft: contro il mondo contro la vita. Ma questo a me sinceramente non interessa. Stiamo analizzando Lovecraft scrittore e quel che resta di importante, in fin dei conti, è la sua opera e sinceramente trovo scorretti tutti i tentativi di incasellarla e ideologizzarla. Di sicuro era un conservatore e trovo difficile pensare che potesse diventare un estremista in un senso o nell’altro. Per cui mette molta tristezza oggi vedere come la sua figura sia ostracizzata da più parti in nome del “politicamente corretto”.

 

La classe operaia va all’inferno – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo che rende manifesta quanto la polemica imbecille sul greenpass sia un po’ specchietto per le allodole, poiché partendo da un concetto alla fine giusto non si percepisce quanto il liberismo sia feroce sulle questioni davvero serie; la punta dell’iceberg è l’impressionante incremento di morti sul lavoro, si fa di tutto per recuperare il guadagno perduto, si mette a repentaglio la vita di tutti e così il gp serve soltanto per garantire che sul posto di lavoro non ci siano più infetti da Covid: il Profitto non ne tollererebbe altri.

Un estratto dall’articolo:

“La classe operaia non esiste più”: è questa la retorica e la menzogna che sembra aver ottenuto il risultato tanto agognato, cioè quello di pietrificare una falsità con la sua ossessiva ripetizione traducendola finalmente in una verità inconfutabile.
Intanto basterebbe farsi qualche domanda o interpellare qualche statistica, in merito al fenomeno delle “uccisioni sul lavoro” e non sempre e solo per sbandierare i numeri dei prodotti interni lordi o le indicizzazioni delle operazioni borsistiche per ostentare risultati o terrorizzare con paure indiscriminate le persone. Negli ultimi sei mesi sono morte 561 operaie e operai sul lavoro. Basta confermare questo dato tragico e disumano per sostenere che la classe operaia esiste ancora?

Molto spesso ci tocca assistere, con la ferma denuncia di questa mattanza, al fastidio e all’alzata di spalle dei sacerdoti del neoliberismo, di coloro i quali appartengono a questa florida categoria di mistificatori, per vocazione e per interesse: gli sfruttatori che, tanto per rimanere nell’ambito semantico del termine, fanno semplicemente parte della categoria di coloro che, per costruirsi condizioni di dominio, prestigio e beneficio, utilizzano altre persone al fine di vedere realizzati i propri sogni di benessere. Altre questioni e domande potrebbero porsi, con un minimo di emozione e di risentimento, laddove ci sentissimo in dovere di chiedere se la schiavitù sia stata abolita o, almeno, se qualcosa sia stato pensato affinché questa orribile pratica possa essere definitivamente debellata. Non abbiamo una risposta definitiva ma possiamo ritenere che la democrazia è un bell’evento, una tavola imbandita con il bianco candore di bei tessuti, magari con ricami in bella mostra, pietanze strepitose e posate messe al punto giusto, ma altro non è se non vuoto, ipocrisia, tradimento. È proprio tutto questo e anche molto peggio se, in queste condizioni, persone muoiono schiacciate o stritolate o asfissiate dalle macchine: anche queste ultime non esisterebbero più, così magistralmente sostituite da mezzi di automazione indolori e in armonia con il creato.

Così tanto per elencarne “qualcuno”, gli ultimi di una lunga lista delle ultime settimane di persone morte (il termine “morte” non è quello giusto e ha un significato fuorviante), di operaie e operai mentre svolgevano la loro attività lavorativa: Salvatore Rabbito, schiacciato da una ruspa in retromarcia mentre stava contribuendo alla realizzazione della “Tibre”, la bretella che collega Parma e La Spezia con l’autostrada del Brennero; Layla El Harim, tagliuzzata da una fustellatrice nell’azienda Bombonette di Camposanto, a Modena; Luana D’Orazio, uccisa all’orditoio schiacciata mentre era intenta a lavorare a Oste di Montemurlo, in provincia di Prato; Bujar Hysa, schiacciato da un coil d’acciaio, lavoratore per conto di una ditta esterna nello stabilimento Marcegaglia, a Ravenna; Alessandro Brigo e Andrea Lusini, morti per asfissia in una vasca di un’azienda che produce mangimi, la DI.GI.MA di Villanterio, in provincia di Pavia. Un uomo d 36 anni di cui non si conoscono ancora le generalità è deceduto dopo essere precipitato da un’altezza di 8 metri in un’azienda di San paolo d’Argon, in provincia di Bergamo, metri all’interno della Toora Casting di via Mazzini, che produce componenti d’alluminio per auto. A San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, un operaio di 47 anni è morto dopo essere stato schiacciato da una lastra di calcestruzzo all’interno del cantiere in cui stava lavorando. Il diciottenne Simone Valli è precipitato ed è morto in un canalone, guardiacaccia neoassunto che risiedeva a Teglio con il padre Giacomo, operaio della Secam e sua madre Cecilia. I dati 2021 dell’Inail ci dicono che sono rimasti uccisi 185 persone sul lavoro in soli 3 mesi, una media di 2 morti al giorno. I numeri dei decessi di questi mesi raggiungono un altro primato: + 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2020. Anche questi numeri sono drammaticamente reali.

Ti lasci andare


Incatenato alle derive dei tuoi pensieri ti lasci andare, giù verso il canalone, lì dove ribolle l’enorme gorgoglio alluvionale e melma.

Porte di accesso


Semplifichi le procedure di accesso ma non consideri mai la perfezione degradata verso l’uso sistemico; ti volti continuamente ma non vedi che il problema sei tu, e che il senso di sufficienza ha già corroso la tua consapevolezza sistemica.

Segnalazione: Novocarnomicon. Novocarnismo lovecraftiano – HORROR CULTURA


Su HorrorCultura la segnalazione di Novocarnomicon, antologia di autori italiani dediti al tema del novocarnismo declinata, stavolta, in chiave lovecraftiana.

Il novocarnismo ha l’obiettivo di stravolgere, di deformare, di debordare nell’oltre, di trasfigurare, pescare nella cesta del conosciuto e disconoscerlo, farlo suo; insomma, come diciamo noi: novocarnizzare. Una sorta di cut-up narratologico concettuale, un’ibridazione incestuosa, uno spietato atto di cannibalismo della cultura. E quale miglior struttura ben codificata del terrore, mantecata dall’imperturbabilità cosmica e spolverata da un buon nichilismo spaziale se non quella di Lovecraft poteva attirarci al suo onirico capezzale e affascinarci in maniera tale da volerci gingillare con la sua cosmologia, trasportarla in uno scenario italiano e così disinnescare il nobile vecchiume intrinseco all’opera per poterlo rigettare in nuova configurazione modernizzata, cruda, cinica, bizzarra, palpitante di violenza ed eversiva, in una parola: novocarnista? Tra lo stretto di Messina attendendo il crollo del Ponte, nella devianza genetica di una sagra foggiana, all’interno di psichedelici campi nomadi pistoiesi, lungo le strade transessuali delle notti milanesi, in un’inquietante Roma da set pubblicitario, in mezzo ad antichi e grotteschi riti nel padovano, tra le industrie cannibaliche e le aberrazioni di una Taranto dagoniana, in una Venezia perversa e lungo le campagne vicentine del futuro, nei liquami nefasti di una Lecco crudele, tra la gorgogliante pazzia sessuale di un Abruzzo alienato, lungo le strade barocche di una Napoli angosciata. Questo è il Novocarnomicon, il nostro Pseudobiblion ma scritto per davvero: estratti di una nausea esistenziale, nomenclatura dell’incubo, la novocarnizzazione della paura.

Esperimenti assai intrigante che, pur se legati alla dimensione umana – cosa che come molti sanno non è nelle mie corde – stimola però la mia curiosità e la perenne ricerca dello sperimentale che alberga in me. Tanto mi basta per rendermi la pubblicazione e il movimento novocarnista, ormai da un po’, interessante.

MDS51 – DARKER


L’apocalisse sistemica stermina ogni residuo di luce.

La scuola di Bad Harzburg: management, nazismo e capitalismo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un interessante articolo che parte dal testo di Johann Chapoutot, Nazismo e management. Liberi di obbedire, e traccia paralleli tra nazismo e management inteso come moderne metodologie di conduzione aziendale e, alla fine, sociale. Vi lascio ad alcuni corposi estratti, necessari a comprendere come molte delle metodologie naziste siano ancora vigenti, camuffate, rimodellate, rimodulate, ma sostanzialmente vive:

Johann Chapoutot, docente di storia contemporanea all’Università della Sorbonne Nouvelle – Paris III, studioso di storia tedesca della prima metà del Novecento, specialista della Germania di Weimar e del nazismo in particolare, è noto in Italia soprattutto per lavori quali Controllare e distruggere. Fascismo, nazismo e regimi autoritari in Europa (1918-1945), del 2013 e La legge del sangue. Pensare e agire da nazisti, del 2015, entrambi tradotti in italiano e pubblicati, rispettivamente nel 2015 e nel 2016, da Einaudi, così come il suo ultimo libro, Nazismo e management. Liberi di obbedire, uscito per Gallimard nel 2020.

In questo interessante volume, Chapoutot va alla ricerca delle eredità e delle persistenze del nazionalsocialismo che, in maniera più o meno sotterranea, hanno impresso un segno distintivo chiaro e riconoscibile sulla Germania postbellica e trova un caso di specie nella Akademie für Führungskräfte di Bad Harzburg, una scuola di management, fondata e diretta nel 1956 dal giurista Reinhard Höhn, che dopo una brillante carriera all’interno del regime – prima colonnello, nel 1939 e poi generale, nel 1944, delle SS – e superato un periodo di difficoltà immediatamente successivo alla fine del conflitto, beneficiò, come altri circa 800.000 suoi “ex camerati”, della grande amnistia del 1949 e si ritrovò nella condizioni di poter continuare il proprio lavoro di intellettuale e di esperto di diritto pubblico.
La scuola ebbe così tanto successo da riuscire a mettere a punto un vero e proprio modello di gestione della forza lavoro e di organizzazione aziendale, che va sotto il nome di metodo di Bad Harzburg e nel quale, per lo storico francese, è facile rinvenire una forte matrice nazista.

Nei dodici anni del Terzo Reich, il nazionalsocialismo sviluppò una cospicua riflessione su nuove forme di Menschenführung (termine tedesco corrispondente all’inglese management), che poi mise in pratica dietro la spinta delle esigenze e delle urgenze create dalla guerra e che, lasciate in eredità alla Repubblica federale e all’Occidente in generale, contribuirono all’elaborazione di modelli di management che si sono rivelati vincenti nella gestione aziendale della seconda metà del secolo scorso. La ricerca di Chapoutot, pertanto, segue l’indirizzo aperto da lavori quali quelli di Bauman, che rifletteva sulle relazioni tra la modernità e la Shoah, cogliendo nelle procedure e nelle logiche del funzionamento burocratico dello Stato moderno il motore dello sterminio; di Agamben, che pensa il lager come luogo paradigmatico del controllo sociale e della reificazione che contrassegnano la modernità; o più recentemente di Götz Aly, che legge l’Azione T4 come traduzione pratica di progetti manageriali di criminale gestione biopolitica della società.

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