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Archivio per Infection

STARS·GO·DARK – FURNAL (2022)


Atti terminali di un abisso inenarrabile.

La fame della foresta | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di La fame della foresta, racconto di Debora Parisi che mi ricorda un po’ il Wendigo di Algernon Blackwood e che esplora le suggestioni weird e orrorifiche della foresta avviluppata dal male della guerra. La quarta:

Un gruppo di soldati sovietici rimane bloccato tra le montagne finlandesi, discendendo lentamente in un incubo di follia e cannibalismo, manipolati inconsciamente dal Diavolo della foresta. Gradualmente diventeranno delle bestie, servitori della misteriosa entità dei boschi.

La via è aperta


Stadi intermedi di percezioni industriali, a spianare la via verso l’apocalisse cerebrale interiore.

Verso il delirio


Ascolta una movimentazione diventare frattale, visionala come fossi un cursore multidimensionale in delirio di onnipotenza.

Comfortably Numb: Pink tra Roger Waters e Syd Barrett | OndaMusicale


Su OndaMusicale interessanti dettagli di una storia che conoscevo a metà, e che rende ancora più trasversale la figura di Pink, la rockstar protagonista di The Wall che incarna, alla fine, il sistema business dello spettacolo.

Leggenda narra che il testo della canzone (Comfortably Numb) sia ispirato a un evento successo nel 1977 durante l’”In The Flesh Tour”. In particolare, durante la data di Philadelphia, Waters soffrì di una dolorosissima epatite e, giusto prima della performance, gli venne iniettato dal medico un antidolorifico molto potente che lo rese “comfortably numb” per tutto il concerto. Ma anche un altro momento della lunga carriera dei Pink Floyd può ricordare da vicino la storia narrata in Comfortably Numb, un momento in cui il protagonista fu Syd Barrett, colui che diventerà l’anima oscura del Pink di The Wall, colui che, come uno spettro, aleggerà sulla band in tutti gli album seguenti alla sua cacciata dal gruppo. La circostanza a cui faccio riferimento ha avuto luogo all’”International Love-In”, tenutosi il 29 luglio del 1967 all’Alexandra Palace di Londra, in cui Waters e compagni furono tra gli ospiti più importanti, secondi solo agli Animals di Eric Burdon.

Durante quella sera, via via che si avvicinava il momento dei Floyd, Syd Barrett era introvabile. Fu ritrovato in un camerino in stato catatonico, totalmente in balia di quel delirio che lo avrebbe allontanato di lì a poco dal resto della band. Mentre June Child, allora manager del gruppo, tentava in tutti i modi di risvegliarlo dall’oblio in cui era caduto, il direttore di scena iniziò a battere alla porta, in un modo molto simile al «Time to go» urlato a Pink da fuori dalla sua stanza/muro. Barrett, con lo sguardo perso nel vuoto, privo di vita e di ragione, fu messo in piedi a forza da Roger e da June, gli fu messa una chitarra al collo e fu spinto sul palco davanti al microfono. Lo spettacolo doveva andare avanti. Pink come Barrett, schiavo della follia e dell’industria musicale, servo del denaro e del proprio pubblico, inascoltato dietro al suo personale e mai abbattuto muro. Roger Waters, invece, in quel luglio del 1967 aveva interpretato il ruolo del dottore di Comfortably Numb: aveva rimesso in piedi Syd solo per fargli finire il concerto, solo per darlo in pasto al pubblico.

NEKROFELLATIO – Noi Siamo La Morte


Nel metaverso abissale di oscurità.

Gino


Lo scorporo delle idee si rapprende sui bordi delle comprensioni becere, ciò avviene quando qualcuno vicino a te blatera continuamente della sua nullità sistemica, incazzandosi gratuitamente.

Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

Tool – Schism


Nella referenza di interi complessi cognitivi, lanci il tuo canto alle dimensioni.

Radicalized di Cory Doctorow | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione che Urania Jumbo pubblica questo mese Radicalized, di Cory Doctorow, raccolta di quattro racconti a tema che possono essere più incisivi di un romanzo. La sinossi:

In questo volume sono raccolti quattro racconti di Cory Doctorow che, attraverso il filtro della fantascienza, gettano nuova luce su temi di scottante attualità… con la stessa delicatezza con cui si getta la benzina sul fuoco. Immigrazione clandestina, brutalità della polizia, malasanità, il controllo da parte delle grandi corporazioni su ogni aspetto della nostra esistenza: argomenti che sembrano usciti dai titoli dei giornali, si mescolano tra loro e danno vita a un cortocircuito esplosivo.

Nel primo racconto, ambientato in un futuro rigidamente diviso tra ricchi e poveri, dove l’uso di qualsiasi elettrodomestico è strettamente vincolato al proprio contratto con la rete di fornitura, e controllato tramite il sistema dei big data, una giovane rifugiata dalla fedina penale illibata si ritrova costretta dalla necessità ad hackerare prima gli elettrodomestici, poi gli ascensori di un intero condominio… con conseguenze inattese.

Il secondo racconto è dedicato al supereroe American Eagle, un campione di verità e di giustizia che ricalca da vicino la figura di Superman ed è osannato dalla gente. Almeno fino a quando non interviene per bloccare un brutale pestaggio della polizia ai danni di un uomo di colore, trovandosi catapultato in una prospettiva ribaltata dall’amaro sapore distopico.

Nel terzo racconto, un marito disperato si inabissa nel dark web per aiutare la moglie, colpita da un tipo rarissimo di cancro per cui l’assicurazione sanitaria rifiuta di pagare le cure. Scopre così che la disperazione unisce molte più persone di quanto non si creda, radicalizzandole e andando ad alimentare sentimenti di rabbia, con conseguenze estreme per una società “civile” da cui sono in tanti a sentirsi abbandonati.

L’ultimo racconto ci porta a un altro estremo: una fortezza nel deserto dove un ricco privilegiato geniale cerca rifugio dall’Apocalisse. Ma esiste davvero un luogo protetto da tutto e da tutti, da cui fuggire anche dalle conseguenze delle proprie azioni?

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Cavallette neanche tanto Criptiche

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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