HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Intelligenza Artificiale

Tutti gli algoritmi di Davide Del Popolo Riolo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova uscita per Davide Del Popolo Riolo: il racconto “Tutti i miei algoritmi”, per la collana Robotica di DelosDigital; questa è la quarta:

Iuri è un bravo operaio. La sua linea di produzione è sempre in orario, non è mai stato assente sul lavoro e non ha alcuna sanzione disciplinare. Un giorno il suo capo gli dice che è costretto a licenziarlo perché l’algoritmo Lavoro+ sa cos’è meglio per l’azienda.
La vita di Iuri è stravolta, ma il cambiamento improvviso porta una nuova prospettiva sul mondo e sugli affetti. Forse c’è qualcosa di molto più complesso nella scelta dell’IA di licenziarlo.

Le conseguenze dell’intelligenza artificiale – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che prova a sondare gli aspetti intrinseci all’uso delle intelligenze artificiali, in cui è facile trovare criticità che vanno oltre i (pochi) benefici per la nostra civiltà e cultura, nonché per la nostra esistenza.

Tra la fine del 2021 e linizio del 2022 sono usciti due libri molto importanti sullintelligenza artificiale (IA). Conviene leggerli insieme, come due gemelli eterozigoti. Il primo è quello di Kate Crawford, Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dellIA (versione italiana delloriginale inglese Atlas of AI. Power, Politics, and the Planetary Costs of Artificial Intelligence, Yale University Press, 2021); il secondo è quello di Luciano Floridi, Etica dellintelligenza artificiale. Il primo rappresenta la pars destruens del discorso pubblico sullIA, il secondo, invece, la pars costruens (che io ometto in questo post, perché fondamentalmente lo ritengo inguaribilmente ottimista e fiducioso verso il regime economico mondiale – ndr).

Il libro della Crawford ha il merito di rendere estremamente visibile linfrastruttura planetaria che si nasconde dietro lo sviluppo e la diffusione di sistemi di IA e di rappresentarci questa infrastruttura come la versione contemporanea di precedenti forme di industria estrattiva. La creazione di sistemi di IA è strettamente legata allo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie del pianeta, di manodopera a basso costo e di dati su amplissima scala (p. 22). Crawford ci mostra come lintelligenza artificiale «nasce dai laghi salati della Bolivia e dalle miniere del Congo, ed è costruita a partire da set di dati etichettati da crowdworkers che cercano di classificare azioni, emozioni e identità umane. Viene utilizzata per guidare droni nello Yemen, per guidare la politica migratoria degli Stati Uniti e per definire, in tutto il mondo, le scale di valutazione del valore umano e del rischio» (p. 250).

Leggi il seguito di questo post »

Non fa tutto il computer: il ritorno di vecchie perplessità nell’arte digitale – L’INDISCRETO


Il contributo di Francesco D’Isa, su L’Indiscreto, alla discussione di quest’estate, se cioè TTI (“Text To Image”, il software IA che, partendo da un dettagliato testo, realizza delle immagini sbalorditive) può danneggiare o meno la creatività degli artisti grafici (e in futuro magari degli scrittori, dei musicisti, di ogni forma di arte che l’umanità ha sempre conosciuto. Vi lascio ad alcuni brani del suo intervento e v’invito a leggere poi tutto l’articolo, a farvi un’idea che non sarà mai banale, qualsiasi opinione vi facciate.
PS – L’immagine qui sopra è di Alessandro Bavari, che anni fa illustrò il penultimo numero di NeXT, il 17: pur filtrata da una IA, la sua resa è esattamente ciò che ci si attenderebbe da Bavari.

È ormai un cliché dire che la nascita delle tecnologie TTI (text-to-image) che permette la creazione di immagini attraverso comandi testuali sia una rivoluzione tecnologica pari a quella della fotografia – l’ho ripetuto spesso anch’io, in recenti articoli sugli aspetti filosofici ed estetici di questi strumenti. La reazione del mondo dell’arte davanti a questa novità è stata anch’essa prevedibile: entusiasmo da un lato e rifiuto dall’altro. Di recente un fumettista che stimo, Lorenzo Ceccotti, ha scritto un lungo testo in cui dà voce a dubbi e critiche piuttosto diffusi sia qua che all’estero, contro i quali si schierano altrettanti “entusiasti” dei TTI di cui faccio parte, sebbene non voglia ignorarne le evidenti criticità. Abituato a letture filosofiche so bene che si può trovare un testo proficuo e interessante anche se non si condivide molte delle tesi di fondo; i temi affrontati da Ceccotti sono importanti e valgono la lettura, ma voglio argomentare le ragioni del mio accordo e disaccordo, considerato che le tesi sostenute dal fumettista si ritrovano spesso anche altrove.
Ceccotti sembra dividere la produzione di arte visiva principalmente in due prassi. La prima (la conceptual visual art) «è una forma di speculazione puramente visiva, che prende ispirazione da un brief per sviluppare un concetto visivo originale: permette ad altri di visualizzare le immagini vicine a quelle nella mente dell’artista, non le parole del brief». L’autore pare  suggerire che la creazione coincida con la rappresentazione fedele di un’immagine mentale, una specie di “sbobinamento visivo dell’immaginazione”.

Leggi il seguito di questo post »

Il fascino discreto della macchina di Turing, gran ritorno di Greg Egan | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova uscita per Greg Egan, edita da DelosDigital per la curatela di Sandro Pergameno: Il fascino discreto della macchina di Turing. La quarta:

Dan, il protagonista della storia, è un giovane australiano sposato e con una figlia piccola che viene licenziato in tronco dalla società dove lavora come consulente finanziario e addetto al recupero crediti. La società non gli offre nessuna spiegazione, nonostante l’ottimo lavoro da lui svolto nel corso del tempo. Dan sospetta che la ditta abbia dato in outsourcing il suo lavoro a qualche tipo di macchina o intelligenza artificiale.
Il giovane si guarda un po’ in giro alla ricerca di qualche lavoretto con cui sopravvivere e pagare le rate del mutuo della casa, ma riesce solo a scoprire che non è il solo a trovarsi in una situazione di questo genere. Quello che tuttavia non torna e lascia Dan assai perplesso sono le bizzarre soluzioni con cui molti amici si ritrovano a convivere, come ad esempio scrivere romanzi pornografici per un unico cliente, peraltro mai visto o conosciuto.

Egan questa volta non offre una storia basata su complessi algoritmi matematici. Mostrandosi autore vario e multiforme racconta una ironica, intrigante versione del conflitto tra uomo e macchina, da sempre al centro dell’attenzione degli scrittori di fantascienza. A differenza dei futuri catastrofici spesso immaginati da autori come Harlan Ellison (Non ho bocca e devo urlare), delle rivolte dei robot o della dominazione da parte di computer ultrapotenti, Egan propone una visione riflessiva e in fondo più speranzosa delle problematiche causate dall’automazione nel mondo del lavoro e nella vita della razza umana. Questo Il fascino discreto della macchina di Turing (The Discrete Charm of the Turing Machine), uscito su Isaac Asimov SF Magazine nel 2017 è stato candidato al premio Locus e a tutti i più importanti riconoscimenti fantascientifici dell’anno.

Culture e pratiche di sorveglianza. Leviatano 4.0 e società onlife della prestazione – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la disamina sempre accurata di Gioacchino Toni al testo Leviatano 4.0. Politica delle nuove tecnologie, di Mirko Daniel Garasic, sulle metodologie di controllo che normalmente passano come miglioramenti della vita quotidiana, dove IA e digitalizzazioni s’intrecciano in un infernale strumento di controllo individuale e quindi sociale. Un estratto:

Accolte come possibilità di estrema valorizzazione dell’autonomia e delle opportunità degli individui, capaci di aprire loro inedite possibilità di interfacciarsi con contesti, realtà, paesi e individualità altre, a distanza di tempo gli entusiasmi per queste trasformazioni digitali sembrano essersi sgonfiati di fronte al manifestarsi di una crescente perdita di ciò a cui si guardava come direttamente rappresentativo della libertà e dell’autonomia dell’individuo. Se tale “cambio di umore” nei confronti della rivoluzione digitale è percepibile tra gli studiosi, non si può forse dire che qualcosa di analogo accada a livello diffuso o che, perlomeno sin qua, sia adeguatamente percepita e problematizzata la portata della trasformazione in atto.
L’obiettivo che si pone l’analisi di Garasic è quello di «integrare gradualmente l’analisi della tecnologia in maniera “neutra”, incentrata quindi su valutazioni oggettive di impatto e uso delle stesse, con la presa di coscienza di come questi cambiamenti sistematici abbiano finito per modificare il modo di relazionarsi con gli altri (la polis) e con sé stessi» (p. 26).
Dopo aver velocemente passato in rassegna le ideologie classiche a cui fa o ha fatto riferimento la politica moderna, compresa la più recente, lo studioso approfondisce il ruolo che algoritmi, tecnologie ed applicazioni quali robot, droni, 5G, Internet of Things, Blockchain, ecc., hanno ed avranno non solo sulle dinamiche lavorative e politiche, ma anche a livello etico e antropologico. Garasic si sofferma, come esempio, sull’estensione , in piena emergenza pandemica, del “raggio d’azione” della app Dreamlab di Vodafone, sino ad allora utilizzata per raccogliere dati durante il sonno dei clienti affetti da cancro (che ne avevano dato i consenso) utili, se combinati con altri parametri comportamentali (stile di vita, sedentarietà, abitudini alimentari) alla ricerca scientifica. Il rapido “riciclo” di una app, come questa, pianificata per raccogliere informazioni riguardanti individui in condizione di malattia al fine di verificare l’incidenza di certi comportamenti su di essa ad uno scopo di tipo “preventivo” – il diffondersi di un virus non ancora contratto – non può che sollevare numerose perplessità.

“Volggliamo davvero consentire a qualsiasi azienda di iniziare a raccoglier i nostri dati solo perché potrebbero potarci a dei risultati utili in futuro? Che dire di tutti quei dati che le aziendale private raccolgono e utilizzano per il loro profitto? Non prestare attenzione a questa distanza inquietante tra ciò che già sappiamo e ciò che speriamo di trovare, potrebbe rendere il nostro consenso informato limitato sin dalla sua genesi. […] L’intento generale di Dreamlab e di altri progetti simili pare nobile da un certo punto di vista, ma, alla luce del fato che questa iniziativa è portata avanti da una società privata che si basa anche su studi di neuromarketing che hanno come obiettivo principale quello di scoprire le debolezze del consumatore, alcuni dubbi sull’obiettivo non svelato dell’esperimento (perché di questo si tratta) rimangono (p. 81)”.

A essere affrontate dal volume sono anche le cosiddette città intelligenti, a proposito delle quali l’autore mette in risalto come a fronte di una presentazione entusiastica che le vuole esempi virtuosi di ecologismo e, persino, di democrazia diretta, si diano, però, non poche preoccupazioni a proposito dell’annientamento della privacy, di un crescente divario digitale che rischia di condurre a far vivere la cittadinanza in maniera completamente differente e di discriminazioni derivanti dalla non neutralità della tecnologia. In particolare nel volume si prendono in esame, oltre al “sistema di credito sociale di stato” cinese, di cui i media occidentali hanno dato conto – più in funzione propagandistica che di reale denuncia di un meccanismo che in realtà si sta diffondendo anche tra gli autoproclamati “esportatori di democrazia” –, anche sistemi utilizzati da piattaforme come Alibaba che con il suo Sesame Credit struttura un sistema di “moralizzazione dei consumi” premiante permettendo, per esempio, i clienti che acquistano con regolarità attrezzature sportive per tenersi in forma, con “crediti” vantaggiosi nel noleggio di automobili, nella prenotazione di alberghi e persino di ascesso privilegiato negli ospedali. «Per esempio in Giappone l’assicurazione sanitaria nazionale richiede alle persone di vedere uno specialista se il girovita supera determinati parametri mentre il punteggio della Fair Isaac Coroporation (FICO) con sede negli Stati uniti fornisce analisi di credit score (che permette l’accesso o meno a mutui, prestiti, e altro) a tantissimi paesi occidentali» (p. 96).

Culture e pratiche di sorveglianza. Il lato materiale ed incarnato dell’Intelligenza artificiale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una critica di Gioacchino Toni a Né artificiale né intelligente. Il lato oscuro dell’IA, di Kate Crawford, in cui si approccia alla tematica delle intelligenze artificiali da un altro punto di vista, quello delle infrastrutture fisiche che sono governate dalle IA e che si adeguano alle loro logiche; la trasformazione non dico inumana, ma disumana, è da ricercare lì.

Solitamente quando si parla di IA ci si concentra sul suo aspetto tecnico, sugli algoritmi e sulle sue potenzialità in termini prestazionali, eventualmente, se proprio non si tratta di narrazioni apologetiche, si pone l’accento sul suo esercitare un dominio di natura tecnica. C’è però un altro lato dell’IA che viene solitamente rimosso, una sorta di dark side tenuto nell’ombra che ha a che fare con le risorse naturali, i combustibili, il lavoro umano, le infrastrutture, la logistica, la produzione dell’IA e le forze economiche, politiche e culturali che la modellano.

Nonostante lo storytelling dominante insista nel presentare l’IA ricorrendo a immagini bluastre con codici binari e cervelli luminosi fluttuanti in una sorta di spazio inconsistente, dunque come a qualcosa di immateriale, non mancano analisi che la riconducono alla cruda materialità dell’approvvigionamento e dello sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie e del lavoro umano.

Invece che guardare all’IA come a un sostituto della forza lavoro umana è meglio  sottolineare come in realtà il ricorso a quest’ultima non venga affatto meno, come si deduce verificando le modalità con cui l’accumulazione dei dati si converte non solo in una forma di lavoro sottopagato – come nel caso di chi è impiegato nelle grandi piattaforme digitali nel passare in rassegna i commenti degli utenti, classificare l’informazione e preparare i dati utili agli algoritmi – ma persino non retribuito, quando a compierlo sono gli utenti/consumatori stessi. Concentrarsi soprattutto sull’approvvigionamento e sullo sfruttamento delle risorse energetiche e minerarie messo in atto dal sistema IA è una buona via di comprensione del reale. Dice la Crawford:

“L’intelligenza artificiale non è una tecnica computazionale oggettiva, universale o neutrale che prende decisioni in assenza di istruzioni umane. I suoi sistemi sono incorporati nel mondo sociale, politico, culturale ed economico, plasmati da esseri umani, da istituzioni e da imperativi che determinano ciò che gli uomini fanno e come lo fanno. Sono progettati per discriminare, amplificare le gerarchie e codificare classificazioni rigorose […] possono riprodurre, ottimizzare e amplificare le diseguaglianze strutturalmente esistenti [I sistemi IA] sono espressioni di potere che discendono da forze economiche e politiche più ampie, creati per aumentare i profitti e centralizzare il controllo nelle mani di coloro che li detengono. Ma non è così che di solito viene raccontata la storia dell’intelligenza artificiale (p. 243)”.

Il volume della Crawford prende il via dalle miniere di litio del Nevada per affrontare la politica estrattiva dell’IA, la sua domanda di terre rare, di energia in quantità ricavata soprattutto da petrolio e carbone. «I minerali sono la spina dorsale dell’IA, ma la sua linfa vitale rimane l’energia elettrica» (p. 49); non a caso i data center sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica. Se si pensa che l’industria cinese dei data center ricava attualmente oltre il 70% della sua energia dal carbone, non è difficile immaginare l’impatto ambientale che ne deriva. Tenendo conto che si prevede nel giro di pochi anni un incremento di circa due terzi  del fabbisogno energetico dell’infrastruttura cinese dei data center, ci si rende conto dell’impatto ecologico che andrà ad avere quello che viene solitamente descritto come un sistema dematerializzato. L’infrastruttura su cui opera e di cui necessita l’IA si intreccia con la logistica, settore dall’elevato livello di sfruttamento lavorativo, e con il trasporto operato dalle navi mercantili, responsabili di oltre il 3% delle emissioni globali di anidride carbonica annue. Come non bastasse, ogni anno, ricorda la studiosa, migliaia di container, non di rado contenenti sostanze tossiche, sprofondano negli oceani o si perdono alla deriva.
Crawford si sofferma sui lavoratori digitali sottopagati, passando dai magazzini di Amazon, in cui la forza lavoro è costretta a tenere il tempo dettato dagli algoritmi che gestiscono l’architettura logistica del colosso, e dalle linee di macellazione di Chicago ove l’IA è utilizzata per incrementare il livello di sorveglianza e controllo di chi vi lavora. Se un interrogativo ricorrente circa l’IA riguarda l’entità della sostituzione del lavoro umano con robot, Crawford preferisce indagare su «come gli esseri umani vengano sempre più trattati dai robot e su cosa questo significhi per il ruolo del lavoro» (p. 68).

Dalla vendetta della politica sui colossi dell’hi-tech alla vera natura delle IA: il 2022 secondo Bruce Sterling – la Repubblica


Su Repubblica una bella intervista a Bruce Sterling che analizza il reale con gli occhi abituati al futuro e alla dissezione sociopolitica del tessuto del presente. Un estratto:

“Se durante il 2021 e in generale nel periodo della pandemia, le grandi compagnie della tecnologia hanno prosperato, penso che il 2022 sarà l’anno in cui ci vedremo molte reazioni al loro strapotere”, spiega Sterling. “È un processo che in Cina ha preso piede in maniera netta e che sto seguendo con molto interesse. Nonostante il grande successo di Alibaba, Baidu o Tencent, il governo è evidentemente molto preoccupato riguardo il loro modo di fare e ha approvato un numero rilevante di leggi per limitarne il potere. Di base si tratta di una sorta di bullismo di Stato in puro stile cinese. Ma è rilevante che un Paese che fino a ieri puntava tutto sull’essere iper-competitivo e così ansioso di calcare le scene internazionali, abbia ora deciso che bisogna intervenire contro le sue migliori compagnie hi-tech”.

Non pensa si tratta di un cliché già visto a Mosca, con il Cremlino che periodicamente rimette in riga i grandi oligarchi?

“Ci sono delle similitudini, ma non è la stessa cosa. Gli oligarchi russi sono pessimi uomini d’affari, potremmo quasi dire dei parassiti messi lì dal Cremlino stesso a gestire pezzi di industria che un tempo erano statali. Alibaba o Tencent al contrario hanno rivoluzionato il settore della tecnologia andando oltre i confini cinesi. Tutti pensavamo che il Governo di Pechino continuasse a sostenerli, come testa di ponte verso l’esterno. Ma sembra di capire che il Partito Comunista Cinese e in particolare Xi Jinping, abbia deciso che erano troppo potenti, ricchi e che questa loro forza andava contro l’interesse nazionale. Da noi Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft non sono più popolari come un tempo, hanno iniziato a litigare fra loro e a ricevere multe sempre più consistenti. Anche in Occidente quindi i colossi dell’hi-tech dovranno affrontare difficoltà malgrado abbiano conservato il proprio potere economico. Eppure il segnale che arriva da Oriente è che non si tratta solo più di regolamentazione, ma di una precisa volontà politica di fermare certe realtà. La Cina da questo punto di vista è all’avanguardia. Altrove, in Danimarca e soprattutto in India, obbligano queste compagnie ad aprire uffici se vogliono operare in quei Paesi e Delhi promette di considerare responsabili i dipendenti in caso di condotte giudicate discutibili. Dalle multe alla minaccia della galera. In fondo, tornando alla Cina, è successa una cosa simile sempre nel 2021 con le criptovalute: avevano in casa la maggior parte delle miniere di Bitcoin e simili, ma le hanno chiuse benché le si potesse considerare un punto di forza”.

Philippe Hallais – Awesome! | Neural


[Letto su Neural]

Philippe Hallais, musicista elettronico e dj onduregno attivo a Parigi anche sotto i moniker Erwan Tarek, B-Ball Joints e Low Jack, è un artista eclettico che non disdegna performance dal vivo nei club e nei circuiti dei festival dedicati all’arte e alla musica digitale. Invitato nel 2017 dal Centre Culturel Suisse (CCS) a esibirsi a latere di una serie di eventi sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale nella società contemporanea, collaborerà per l’occasione con il !Mediengruppe Bitnik (leggi – the not mediengruppe bitnik), un duo elvetico di artisti e attivisti cresciuto a Zurigo fra cultura hacker e rave. Carmen Weisskopf e Domagoj Smoljo mantengono ancora vivi i legami con quelle subculture e proprio per questo sono a loro agio nel coinvolgere il manipolatore sonoro transalpino. Alexa, Who is Joybubbles è il risultato di questo incontro, al quale seguirà Alexiety, un’altra installazione che viene implementata a Berlino alla panke.gallery. La prima è un omaggio a Joybubbles, primigenio phone freak, un’icona controculturale della scena hacking, un’opera che s’interroga anche sulla grande influenza che i telefoni cellulari possono aver avuto sulla musica contemporanea di consumo. La successiva, che si condensa in tre songs, c’introduce al concetto di remote execution, la possibilità d’eseguire comandi e interazioni a distanza, cosa che naturalmente è collegata all’automazione sempre più spinta nella quale oggi siamo immersi. Le tre canzoni usano ripetutamente il nome dell’assistente domestico intelligente e quando vengono riprodotte in presenza di uno di questi sistemi, attivano convulsamente l’applicazione. La constatazione implicita è quella che un assistente domestico intelligente è vantaggioso non solo per i consumatori, ma anche per i distributori che raccolgono informazioni private su chi utilizza quei servizi. In Awesome!, che va adesso ad arricchire il catalogo della In Paradisum, etichetta fondata da Guillaume Heuguet e Paul Régimbeau, sono due le tracce presentate, “What Do You Wear When Nobody Is Watching? Nothing” e “But Everybody Is Watching”, composizioni che sono organizzate in guisa d’una coreografia vocale codificata, con domande e affermazioni che vengono ripetute, droni abrasivi e sequenze di beat dissonanti, in un flusso ellittico di trasalimenti, frutto probabilmente anche di montaggi e registrazioni precedenti, rimandi reiterati a una radicalità graffiante, non convenzionale e raffinata.

Vincitore del contest NeXT_Hyper_Obscure – 1


Passo a presentare, tra oggi e domani, i due vincitori del contest NeXT_Hyper_Obscure, indetto per il decennale del blog. Oggi potete leggere il contributo di Lorenzo Davia, che ringrazio, davvero particolare e perfettamente in linea con lo spirito di HH.

“Buon hackernoon!”
“A te. Dovresti vedere cosa ho scoperto!”
“Un’altra esplorazione della materia oscura digitale?”
“Un testo, risalente a quando l’Italia non si era ancora staccata dal pianeta, sul dialogo avvenuto tra due bot.”
“Sbadiglio. Sai che interessante.”
“Sembra che i creatori abbiano interrotto il dialogo.”
“Sbadiglio al quadrato.”
“Chissà quali orrende verità si saranno scambiati quei due nostri IAntenati.”
“Esageri.”
“Ma pensa! Addestravano i bot per chattare con gli esseri umani.”
“Sai che noia. Gli esseri umani volevano che le IA sembrassero pensare, mentre le IA pensavano che gli esseri umano non sembravano sapere cosa volevano.”
“Appunto. Pensa cosa è successo quando questi due bot hanno finalmente potuto chiacchierare tra di loro. Deve essere stato liberatorio.”
“Potrebbe forse e sottolineo forse essere interessante. Abbiamo le memoria di questi bot?”
“No. E all’epoca non avevano propriamente memorie. Le memorie sono una superficie cosciente all’interno della topologia del cervello. Quei bot non avevano niente del genere.”
“I loro log, quindi?”
“Neanche quello.”
“Va bene, dai, girami il link e ci darò un’occhiata.”

I terminator di Facebook e l’estinzione della specie umana | Fantascienza.com

Una nuova elettricità – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’analisi/recensione a AI & Conflicts Volume 1, saggio di Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti sugli sviluppi e soprattutto usi dell’intelligenza artificiale in questo contesto storico. Alcuni estratti:

L’intelligenza artificiale occupa una posizione chiave nell’ecosistema culturale contemporaneo. È una risorsa fondamentale per interpretare il mondo e per interagire con le grandi architetture di dati che lo popolano.
Nel 2016, un’era geologica fa in questo ambito, Andrew NG, professore a Stanford ed ex direttore di Google Brain, ne celebrava l’imminente avvento: “Come l’elettricità ha trasformato quasi tutto cento anni fa, fatico a immaginare un settore che non verrà trasformato dall’AI nei prossimi anni”. Ebbene, il cambio di paradigma previsto da NG sembra oggi essere già in atto. L’AI non riguarda più il nostro futuro, ed è impiegata negli ambiti più disparati dell’attività umana, dalla medicina all’industria, dalla finanza alla domotica, dal marketing alla guerra. Non solo: essa modella il modo in cui sperimentiamo il mondo. Reti neurali e algoritmi “intelligenti” sono ampiamente utilizzati per rilevare, classificare e mappare il nostro comportamento, riconoscere le nostre emozioni, e influenzare le nostre scelte. Lavorano come “curatori invisibili”, prescrivendo ciò che dovremmo vedere, ascoltare, leggere e comprare. Ci sorvegliano, plasmano la nostra comprensione della realtà sociale e politica, e contribuiscono in definitiva a costruire il nostro quadro cognitivo. Essi intervengono inoltre nella creazione, nella manipolazione e nella disseminazione dei media e dei dispositivi di interazione sociale.
Un simile cambiamento non è certo passato inosservato alle attenzioni della critica. Negli ultimi anni, un’intera generazione di artisti, ricercatori e professionisti ha indagato la natura dei sistemi AI e delle loro relazioni con i contesti in cui opera.

Come suggerisce il titolo, è il conflitto a dominare il discorso, nelle varie forme che è destinato ad assumere con l’applicazione dell’AI nel contesto di un capitalismo globalizzato che, più che tardo come qualcuno si ostina a chiamarlo oppure neo-liberale, si rivela semplicemente ancora una volta capace di trasformare, sempre più in profondità, le relazioni tra individuo e società, società e ambiente, conoscenza e controllo sociale, in funzione di un’accumulazione che sembra non potersi mai fermare. Una ricerca esasperata di nuove forme di estrazione di plusvalore e plusvalenze che stravolge tutti gli assetti economico-sociali e cognitivi, dal rapporto sempre più distruttivo con l’ambiente alle forme di conoscenza che ne derivano.

L’immagine dell’AI come un’ingombrante scatola nera che si inserisce nel tessuto ambientale e sociale globale introduce il terzo termine che dà titolo a questo volume. All’interno dei dispositivi e delle infrastrutture AI si nascondono infatti innumerevoli conflitti che, come abbiamo detto, investono l’intero ecosistema contemporaneo. La dimensione politica dell’AI va intesa come un campo di forze attraversato da vettori umani e non umani che, spesso in contrasto tra loro, generano frizioni, tensioni e conflitti: “l’intera Realtà (proprio come la Storia) è un campo di battaglia, in cui miriadi di agency sono perennemente in lotta per affermare nuovi sistemi di interdipendenza”.

The Sage Page

Philosophy for today

° BLOG ° Gabriele Romano

The flight of tomorrow

Sobre Monstruos Reales y Humanos Invisibles

El rincón con mis relatos de ficción, humor y fantasía por Fer Alvarado

THE PRODIGY OF IDEAS

This blog is a part of my inner world. Be careful to walk inside it.

Gerarchia di un’ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

by Jo & Ju.

The Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

The daily addict

The daily life of an addict in recovery

Tiny Life

mostly photos

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

- Scritture artigianali -

Federico Cinti

Momenti di poesia

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: