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Archivio per Intonarumori

Esce Opera 7, il nuovo CD di Krell | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

È uscito per l’etichetta “Intonarumori” il 7° CD “Opera 7” di KRELL, monicker musicale di Lukha B. Kremo.
Il disco segna un grande ritorno dopo la parentesi “opere d’arte sonore”. In questo mini Cd, in formato “biglietto da visita”, Krell presenta un’opera elettronica in 5 movimenti, mescolando abissi sonori alla “Blade Runner” con voce e testi. Questa è la tracklist:
1. Apertura
2. Bradisonico alieno
3. Ipnotico, un po’ depresso
4. Imperiale, decadente, mortale, vincente
5. Chiusura
Acquistalo su kipple a 5,00 € e in formato mp3 al prezzo di simbolico di 2,50 €.
Attenzione: i file sono in formato mp3, quindi non leggibili da sistemi che supportano SOLO il formato audio cd (cda); qui invece l’elenco dei dischi precedenti di Krell, ora disponibili anche nel formato mp3 ma soltanto per i principali titoli (ovvero, dove non v’è collaborazione con altri artisti).

Einstürzende Neubauten – Haus der Lüge


L’apoteosi della melodia del rumore. L’intonarumori in evoluzione esponenziale.

Yann Leguay – Headcrash | Neural


[Letto su Neural]

Con un accattivante e concettuale design che si deve allo stesso autore, Yann Leguay, coaudivato da Dimitri Runkkari, esibendo una custodia in carta lucida trasparente e con un inserto del progetto dell’edificio sede dell’art space HS63, trovato in una cantina a Zennestraat (Bruxelles), stampato su un foglio del medesimo materiale, all’interno della copertina, arriva a noi questa edizione limitata – 300 sono le copie pubblicate – che si deve alla Vlek Data, label belga attiva dal 2010, arrivata alla sua venticinquesima uscita. Headcrash è il risultato finale di una serie di performance-live denominate Quad Core, nelle quali il sound artista d’origine transalpina predispone dischi rigidi malfunzionanti, utilizzandoli poi in guisa di giradischi in miniatura, manipolando i suoni ottenuti tramite un software open source in combinazione con una scheda Arduino. Leguay non è nuovo a queste transfigurazioni del turntablism, che ricordiamo essere oggetto della sua ricerca nei progetti realizzati grazie al suo giradischi a tre bracci o con giradischi a movimenti invertiti, operando decostruzioni contraddittorie ma sempre feconde, in questo caso rese ancora più dense del solito, modulando disfunzioni ritmiche, salti e ronzii, trascinamenti e stranianti frequenze. I suoni e i loro contesti risultano un tutt’uno per Yann Leguay, che non a caso da molti – e non completamente a torto – è percepito più come un media saboteur piuttosto che come un musicista, un creatore in quella terra di confine che lambisce festival ed esibizioni d’arte, installazioni e performance. “Il suono è il mio mezzo di preferenza” dichiara l’artista “ma lo considero più un mezzo per analizzare o capire cosa sta succedendo attorno a noi”, una sorta di “materia prima” da utilizzare poi nell’elaborazione di contenuti dalle molte associazioni estetico-speculative, sperimentazioni dal sapore decisamente avant-garde e spesso auto-referenziali, che nelle loro formalizzazioni ultime – il prodotto editoriale – pure assumono lo status di oggetti d’arte, comunque a volte risonanti o associati a manifestazioni di carattere auditivo. La dissipazione, l’energia, il controllo infine d’aspetti decisamente infinitesimali o anche il non-controllo assoluto, sono tutti aspetti che costantemente ricorrono nella progettualità di Leguay, artista solo apparentemente ostico, capace di slanci interpretativi che possono coinvolgere anche audiences non specialistiche.

KHN’ SHS feat. Alexey Tegin (Phurpa) Live @ Ex Cimitero San Pietro in Vincoli, Torino, 2017


Da tempo dico che la scena underground genovese è la migliore in Italia. Questo video in cui Stefano Bertoli dei Duplex Ride interagisce con i Phurpa ne fa intuire le enormi potenzialità artistiche, occulte, espressive, futuribili, lì dove il pop non si azzarda nemmeno ad affacciarsi con tutte le sue enormi cazzate da iperliberismo vomitevole, lì dove si respira l’arte e il disincarnato, fonte di ogni futuro, pregno di un noise mistico. Blessed be.

“Futurismo: Passaggi e pulsione”, un saggio di Vitaldo Conte – CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un bel saggio di Vitaldo Conte cross-over tra Futurismo, Dadaismo, Esoterismo e Noise musicale ante litteram. Uno stralcio:

“Noi, del Futurismo, siamo i primitivi di una nuova sensibilità. Siamo l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia, il coraggio, la ribellione.” (F.T. Marinetti)

Futurismo manifesto di Arte Vita

La possibile eredità e attualità del Futurismo è anche nelle parole dei suoi manifesti: “Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”. Questi intenti oggi tendono a essere latitanti nelle varie espressioni della vita socio-culturale italiana. La delimitazione cronologica del cosiddetto Futurismo storico, circoscrivibile da studiosi al periodo che va dal 1909 al ‘15 o ‘19, può risultare una schedatura forzosa e semplicistica: misconoscendo gli sviluppi successivi (anche se meno eclatanti), non si vuole considerare l’ulteriore ricerca innovativa di questo movimento e della situazione storica (quasi tutti i futuristi furono impegnati in guerra). I manifesti, gli scritti, le loro conseguenti espressioni (successive alla grande guerra fino agli anni Trenta e oltre), più che a essere ispirate da intenti “occupazionali”, tendono a volersi radicare meglio (attraverso ampliamenti sinestetici) nelle segnaletiche dell’esistenza quotidiana. Esempi sintomatici di questo ascolto, oggi particolarmente vicino alle nuove espressioni: il Tattilismo, il Teatro della Sorpresa e quello Tattile, la Poesia pentagrammata – negli anni Venti –; la Cucina, la Fotografia, l’Aereopittura, l’Arte Sacra, la Radia, il Romanzo Sintetico, ecc. – negli anni Trenta –. La storia del Futurismo durò, comunque, per tutta l’esistenza del suo fondatore (che morì nel 1944): le esperienze postume ne rielaborano i linguaggi con la parola Futurismo preceduta da variabili prefissi o denominazioni. Il Futurismo si propone di essere, per mezzo della creazione, un’avanguardia delle avanguardie che vuole realizzare una sorta di rivoluzione permanente della coscienza. I suoi passaggi storici possono essere, infatti, meglio compresi, a oltre cento anni dalla nascita, proprio grazie alle successive poetiche che ne hanno ulteriormente sviluppato e metabolizzato le espressioni.Se accettiamo l’ipotesi della sua “rivoluzione continua”, questa potrebbe oggi essere maggiormente riscontrabile, non attraverso i linguaggi specifici “rivoluzionati”, ma, viceversa, attraverso i suoi ancora numerosi aspetti segreti che coinvolgono l’esistenza. Il Futurismo è Arte come Vita: un “movimento antifilosofico e anticulturale d’idee” che ricerca una creazione globale e contigua dei vari linguaggi con un vitalistico coinvolgimento di questi nella realtà quotidiana. Alla sua creativa azione di rottura va attribuito come merito una capillare diffusione di manifesti: per una sorta di ridefinizione di tutte le attività intellettuali ed espressive. Risulta essere una radicale sperimentazione a tutto campo, sensibile alla percezione simultanea e alla sinestesia. L’energia esuberante del Futurismo esalta la bellezza della Vita come Creazione, che diventa così “arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione (…) proiezione in avanti”. Questa sfida continua è una messa in gioco di arte-cultura-esistenza che si fondono in un linguaggio proteso verso il rinnovamento: “Armati di coraggio temerario e innamorati di ogni pericolo, essi arricchirono l’arte e la sensibilità artistica col succo e colle vibrazioni di una vita impavidamente osata vissuta goduta” (Marinetti).

Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di esprimersi è anche un modo di vivere, che ama incontrare emozioni e pericoli, protendersi verso il futuro. Convertirsi al Futurismo significa sposare la sua innocente crudeltà che vuole “uccidere” ogni stagnazione dell’atto creativo, in quanto l’arte “non può che essere violenza”. Il campo energetico di questo movimento deborda da ogni confine stabilito, talvolta al limite della visionarietà e mistica: “Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”.” (Marinetti). La bellezza di un’azione della vita come arte è già un dono di per se stesso.

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Edited by Andy Guhl, Tabea Guhl, Flurina and Gianni Paravicini – Ear Lights, Eye Sounds. Expanded Cracked Everyday Electronics | Neural


[Letto su Neural]

Ear Lights, Eye Sounds. Expanded Cracked Everyday Electronics è una monografia del musicista svizzero Andy Guhl, la cui carriera è iniziata negli anni Settanta e con l’intento di migliorarsi, prima di abbracciare l’elettronica, fino a quando – nel 1983 – con la sua band Voice Crack ha eliminato qualsiasi strumento classico a favore di ciò che egli chiama “cracked everyday electronics”. Questa pratica incorpora l’uso di radio, giradischi, trasmettitori, dittafoni ed altri oggetti, aperti e manipolati attraverso i gesti e la luce, in un circuit-bending ante-litteram. Questo libro ha abbracciato la sfida di incarnare correttamente questo tipo di pratica e i contenuti nel suo stesso design, vincendo lo Swiss Design Award. In primo luogo vi è una chiara divisione tra le pagine di sinistra, piene di immagini, e le pagine di destra, in cui è incluso il testo. Anche se il testo è subalterno alle immagini – ed è suddiviso in piccole sezioni – è ancora perfettamente leggibile. È da segnalare che nella pubblicazione siano incluse 100 riproduzioni dei “Colliding Sediments”, lavori di Guhl, fotogrammi della performance THE INSTRUMENT, così come le immagini di concerti, schizzi originali e illustrazioni. In linea con la natura fragile degli strumenti al centro della sua pratica, il libro è stampato su un particolare tipo di carta che è sensibile al tatto, facilmente graffiabile e deteriorabile, perfetta per archiviare – e in maniera unica – lo spirito del lavoro di Guhl.

Un’ottima occasione per conoscere una realtà importante, anche se artigianale e semi-clandestina, della produzione musicale rumoristica italiana degli anni ’80 e per riflettere sulle sue origini e le sue conseguenze nel panorama musicale nazionale e inter…


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione dedicata alla scena Industrial sviluppatasi nel nostro Paese. Un’ottima occasione per ripulirsi degli stilemi del buonismo e della melodia, e di apprezzare le radice Futuriste di quest’arte caotica e rumorista. Un estratto dall’articolo che racconta di postindustriale Marcello Ambrosini, POST-INDUSTRIALE. La Scena Italiana Anni ’80, con una prefazione di Luther Blisset e un CD con 9 brani ( della durata di 55’ e 32’’), GOODFELLAS 2016, pp.288, € 22,00:

«Gli strumenti a corda, i fiati, gli ottoni, ecc. devono essere sostituiti da una batteria di oggetti duri. […] E quanto al mezzo del suono sarà preferibile usare l’elettricità, il magnetismo, la meccanica, in quanto essi escludono più efficacemente l’intromissione dell’individuale» (Piet Mondrian, 1922)

La storia del rumore nella musica italiana, come riassume bene il testo appena pubblicato da Goodfellas nella collana Spittle, ha ormai più di un secolo di vita. Risale infatti ai primi esperimenti del futurista Luigi Russolo che lo teorizzò nel suo L’arte dei rumori comparso a Milano presso le Edizioni futuriste di «Poesia» agli inizi di Settembre del 1916 e lo espresse musicalmente a partire da un primo concerto pubblico tenuto a Modena il 2 giugno 1913.

In un paese in cui la tradizione “classica” e, soprattutto, del “bel canto” hanno dato e continuano a dare il peggio di sé avendo inficiato ogni genere musicale dal folk fasullo della canzone napoletana alle colonne sonore di Ennio Morricone passando per la passione per la musica lirica e il pop dei Pooh fino al mefitico Festival di San Remo, era inevitabile che, prima o poi, la reazione in termini artistici ed espressivi dovesse essere radicale e violentissima.

Anche se la musica post-industriale italiana degli anni ’80 ha preso per lo più spunto dagli esperimenti di musica industriale che alcuni gruppi come i Throbbing Gristle, i Nurse With Wound, i Cabaret Voltaire, i Clock DVA oppure i primi Einstürzende Neubauten avevano avviato fin dalla fine degli anni Settanta, in una sorta di marxiana “negazione della negazione” rispetto al punk nato tra il 1976 e il 1977, risulta evidente, a seguito di uno sguardo più attento e approfondito, che lo specifico culturale e musicale italiano ha avuto un peso enorme nel determinare l’estensione di un fenomeno che, ovviamente, senza avere avuto importanti risultati di mercato ha segnato in maniera importante l’ambiente della musica underground nazionale. E non solo.

Peter Ablinger – Augmented Study (2012) for 16 violins | Neural


[Letto su Neural.it]

Una singola registrazione del glissando di violino di Johnny Chang è mutuata in una multi-traccia e un violino diventa sedici. L’Augmented Study serie di Peter Ablinger è incentrata sulla “tensione tra la ridondanza dei materiali e la complessità dell’esperienza”, è quindi chiaro allora perché questo specifico lavoro è considerato una versione studio: non è mai stato destinato ad essere eseguito dal vivo e per Ablinger solo la versione finale per 7 violini è stato il risultato dell’intera ricerca. Tuttavia, alla Sacred Realism è questa la versione che hanno preferito dare alle stampe, forse proprio nell’accezione di suggerire la massima ridondanza di materiali semplici. La sovrapposizione delle sedici tracce di violino – similarmente a come Glenn Branca ci ha abituato nei suoi ensemble di chitarre elettriche – sembra aspirare l’ascoltatore in un vortice, un fenomeno che non conosce tempo e spazio. Il glissando qui non è un effetto ornamentale e la tecnica serve infine in virtù d’un enfasi, d’uno scivolamento progressivo al quale non ci si può sottrarre. Peter Ablinger non è nuovo nel decostruire elementi auditivi di vario tipo per ricombinarli dopo seguendo diverse procedure, mettendo in discussione anche le abitudini di ascolto. Le sequenze continue e sovrapposte diventano quindi un evento in sé, confondendoci rispetto all’esatta percezione di dove un suono finisca e incominci l’altro, traendoci in inganno rispetto alla sincronia delle registrazioni. “I suoni non sono suoni, essi sono qui per distrarre l’intelletto e per lenire i sensi, non una volta l’ascolto è l’ascolto, l’ascolto è quello che crea me”, così in altre occasioni s’è pronunciato il compositore austriaco e la paradossale citazione sembra ancora essere buona oggi per controbilanciare postulati teorici adottati alla lettera, fra realtà e percezione allucinatoria della realtà. Eppure ancora una volta l’idea permea tutto: questo concettualismo minimizza lo sforzo e ottimizza il risultato, trasportandoci davvero in un viaggio onirico e senza fine

Gelöschte Masse, deleted sounds of the masses | Neural


[Letto su Neural.it]

Gelöschte Masse (“Deleted Masses”) di Hannes Seidl è una brillante opera d’arte sonora che facendo ricorso a una sofisticata estetica utilizza audio-manipolazioni in maniera essenzialmente politica. Si tratta di un’installazione sonora a tre canali che consiste in cinque registrazioni audio scaturite dalle proteste avvenute in diverse città (Istanbul, Atene, Berlino, Madrid e New York). Queste registrazioni sono state poi abilmente compresse per mezzo d’un anomalo filtro mp3. Così, invece di mantenere le frequenze più udibili, come avviene nel solito processo di compressione, sono state implementate frequenze di solito non udibili. Inoltre, sono stati utilizzati sia un filtro programmato per lasciare solo uno per ciascun campione sonoro, sia un “noise gate” che lascia solo i “picchi” della registrazione. Il risultato è che la maggior parte dei campioni sono stati cancellati e che quasi tutte le parti parlate non possono essere più comprese, seppure la presenza sonora della protesta viene mantenuta nella sua stessa essenza, sublimata più che mai attraverso le sue splendide dinamiche auditive.

KREDRZ – concreta elettronica in buffo box | Posthuman.it


Su PostHuman la recensione a KREDRZ, il progetto di musica industrial che unisce Krell (Lukha B. Kremo) e ODRZ su etichetta Kipple nella collana Intonarumori (qui per vederlo e acquistarlo). Un brano della rece:

La confezione è quella di una “torretta” da 20 cd masterizzabili, come se ne comprano nei supermercati. L’etichetta nera sopra però recita KREDRZ, ossia l’ultima follia di quel mattacchione di Lukha B. Kremo, edita dalla sua “officina libraria” Kipple. Multiforme ingegno di musicista e performer di elettronica spinta – sub nomine Krell – oltre che scrittoreditore di s/f della galassia connettivista, per la sua ultima fatica discografica Kremo ha ideato (e artigianalmente realizzato) una spiritosa “caccia al tesoro” very conceptual, anche un po’ beffarda per l’incauto acquirente del suo manufatto (ma tranquilli, esistono solo 24 copie dell’oggetto, le arrabbiature non potranno superare quelle per lo storico Metal Machine Music di Lou Reed!). Il quale, come ben vi mostrano le immagini ai lati, svitato il coperchio del cofanetto, ci porge subito un cd di plastica trasparente con etichetta bianca, palesemente non riproducibile: ovvio, è quello abitualmente usato per bloccare la pila dei cd masterizzabili nelle suddette confezioni da 20!

Né musica né “materia prima” per duplicazioni private, il malcapitato collezionista di dischi è ormai rassegnato a sentirsi sbertucciato da un’operazione post dadaista, come è accaduto anche a un vero esperto di questo mondo che spazia dal fluxus alla mail art e alle musiche non convenzionali come Vittore Baroni, decano della critica musicale avanguardistica su Rockerilla, Rumore e oggi Blow Up e musicista a sua volta, che (prima di parlarne col sottoscritto) aveva già accantonato la copia ricevuta come se fosse ciò che in realtà il suo autore aveva originariamente concepito: un “cd-oggetto d’arte concettuale, assolutamente silenzioso. Volevo realizzare un’opera d’arte concettuale che avesse dei suoni al proprio interno, ma in cui la musica fosse solo una componente dell’insieme, e l’oggetto non solo il contenitore del protagonista-suono”.

cdFortunatamente, con un moto di pietà per noi musicofili, il dispettoso connettivista ha evoluto il progetto in uno split cd di 70 minuti, che ospita – in un’unica traccia perché non si può mica rinunciare a un’ultima beffa – due brani: il primo arriva dopo 10’ di autentico silenzio, è “del padrone di casa” e s’intitola Ipnotico un po’ depresso, “parte di un progetto in progress di un’opera in 5 movimenti”, come spiega lui stesso; questo primo assaggio sfoggia un’elettronica che sfibra i dettami dell’ambient techno oltre le frontiere di Aphex Twin, con beat distanziati di diversi secondi e ronzii postindustriali che tendono se mai verso le installazioni video sonore (appunto concettuali) di Alva Noto/Carsten Nicolai. Quando vi viene il dubbio che quest’evoluzione dell’ambient degli Eno, Schulze & co. sia davvero una nuova forma di psichedelica, è la cosa giusta da ascoltare.

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