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castel porziano, 1: intervento di carlo bordini all’incontro upter del 10 giugno 2019 | slowforward


Su SlowForward un intervento di Carlo Bordini sulla poesia che si è fatta e letta in Italia nei decenni 60-70. Un estratto significativo:

Dopo il 68, in cui la contestazione giovanile aveva compresso la cultura tout court, e in cui era importante fare la rivoluzione e non era importante scrivere, negli anni 70 c’è un ritorno alla poesia, con una forte influenza del vissuto. Sullo sfondo figure carismatiche come Amelia Rosselli, Pasolini, e altre figure di prima grandezza come Pagliarani, Caproni, Roversi e tanti altri. Sullo sfondo il gruppo 63 (ormai sono passati dieci anni) che, pur mantenendo per molti il suo prestigio, appare un po’ ingrassato, un po’ invecchiato. Nascono molti poeti giovani.

Nel 1977 esce un libro bellissimo: sonetti d’amore per king kong di Gino Scartaghiande: un modo nuovo e rivoluzionario di esprimersi. Libro poi rifiutato dall’autore. Invettive e licenze di Dario Bellezza esce nel 1971, Somiglianze di Milo de Angelis esce nel 76. Nel 76 esce Il disperso di Cucchi. Negativo parziale di Attilio Lolini è del 74. Area di rigore di Zeichen è del 74.

C’è una presenza nuova della poesia nei movimenti giovanili, dopo l’ubriacatura ideologica; si leggono poesie nelle assemblee, Lotta Continua pubblica ogni giorno almeno una poesia, spesso anonima, i volantini escono spesso con citazioni di Brecht, è in voga Ginsberg e il movimento beat (Gregory Corso è in Italia). Nel 78 pubblico con Antonio Veneziani Dal fondo, La poesia dei marginali, duramente contestato dall’establishment culturale e venduto in migliaia di copie, libro che testimonia il fenomeno della poesia diffusa.

Negli anni 70 durante molti anni Elio Pagliarani tiene a Roma il suo laboratorio di poesia, affollato di giovani poeti. Il teatro d’avanguardia ha in Italia negli anni 70 il suo periodo d’oro.

Si moltiplicano le letture di poesie, affollate di giovani: è un fatto nuovo. Si moltiplicano i gruppi di poeti. A Roma si forma un piccolo gruppo che si dà per nome “Poesia nel movimento”, in cui si leggono e si discutono le poesie che vengono scritte dai singoli membri. Questo gruppo funziona dal 75 al 78 e fa due pubblicazioni collettive. Ne fanno parte, oltre al sottoscritto, Renzo Paris, Bianca Maria Frabotta, Giovanna Sicari, Gino Scartaghiande, Tommaso Di Francesco. In questo momento di fermento culturale Cordelli e Carella decidono di organizzare il megaevento di Castel Porziano. Invitati i migliori poeti italiani (io non sono stato invitato perché molti mi consideravano ancora un selvaggio) e molti stranieri illustri (in particolare i poeti beat e poeti come Evtuscenko). Un po’ invecchiati. Il movimento beat è degli anni 50. Howl (Urlo) è pubblicato negli USA nel 56. Evtuscenko è un ex ribelle diventato un guitto. La poesia che lesse era a dir la verità spaventosamente mediocre e retorica. La distanza tra la ribellione e la retorica è un passo.

Pubblico immenso, formato in grande maggioranza da membri dei movimenti giovanili, contestatori, autonomi, indiani metropolitani, e post-sessantottini di tutti i generi. Molti giovani poeti tra il pubblico.

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A luglio arrivano Strani Mondi, un Millemondi italiano | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del prossimo Millemondi Urania in uscita a luglio, copertina di Franco Brambilla, dove parteciperò con un mio racconto imperiale, A sort of homecoming. Sono in bella compagnia, cito un po’ di nomi sparando nel nutrito gruppo: Giulia Abbate ed Elena Di Fazio, Franci Conforti, Davide Del Popolo Riolo, Clelia Farris, Lukha B. Kremo, Maico Morellini, Piero Schiavo Campo, Dario Tonani (presente nell’altro MilleMondi di riferimento, uscito venti anni fa), Alessandro Vietti, Alain Voudì. L’intro è di Franco Forte mentre la postfazione è di Silvio Sosio. Ce la facciamo ad attendere luglio, con tutti questi nomi siderali in gioco? Già vibro…

Lankenauta | Magniverne


Su Lankenauta la recensione a Maginverne, la raccolta di racconti weird scritta da Maurizio Cometto. Un estratto:

Quella di Magniverne è una provincia piemontese dall’aspetto fiabesco, seppur molto vicina alla grande città, che nasconde un lato oscuro di cui gli abitanti, per lo più omertosi, sono spesso consapevoli, ma che solo i bambini, col loro sguardo vergine ed ingenuo, riescono a rivelare, non avendo ancora ricacciato le paure collettive nelle profondità del loro inconscio. Oscurità e misteri, sullo sfondo di incombenti e mostruosi doppelgänger, che mostrano il loro fulcro e la loro genesi in luoghi ricorrenti, a volte innominabili e proibiti, a volte del tutto evidenti, elementi imprescindibili del paesaggio di Magniverne: il già citato e onnipresente fiume Labironte (forse una voluta somiglianza con l’infernale Acheronte?), i rifugi nelle oscurità del bosco, il vecchio mulino, che le dicerie di paese vogliono volta volta infestato di fantasmi, ma probabilmente luogo dove si manifestano creature e realtà molto più terrificanti e definitive a confronto dei più rassicuranti spettri. Intendiamoci, i racconti di Cometto presenti in “Magniverne” – “Il costruttore di biciclette”, “L’uomo invisibile”, “Magniverne sommersa”, “Via da Magniverne”, “Un ragazzo solitario”, “Ritorno a Magniverne” – non seguono sempre uno schema prestabilito, e da questo punto di vista viene meno il rischio della monotonia. Se in alcuni scritti l’atmosfera fiabesca la fa da padrone, in presenza di protagonisti appena adolescenti, circondati loro malgrado da realtà soprannaturali e da irrisolto mistero, in altri scritti l’infanzia e la giovinezza, col loro carico di angoscia e di rimorsi, rappresentano storie di un passato che riemerge nonostante i tentativi di rimozione e con evidenti effetti da incubo.

Un’antologia che crediamo sarà apprezzata e che confermerà ancora volta l’importanza di uno scrittore che, forse a causa di un genere poco considerato e soprattutto ancora poco compreso dalle grandi case editrici, meriterebbe ben altra considerazione.

Finalmente: Atterraggio in Italia | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova antologia a opera del Collettivo Italiano Fantascienza, in cui Linda De Santi e Simonetta Oliva capitanano una squadra di giovani – e meno – scrittori SF nostrani (giovani non significa senza esperienza). Tra i partecipanti, anche Roberto Bommarito, Alessandro Napolitano, Piero Schiavo Campo. Ecco la quarta:

La sfida di questa raccolta è quella di scrivere fantascienza sfruttando le opportunità che uno scenario come l’Italia offre per questo genere narrativo.

Atterraggio in Italia racconta non tanto un’Italia del futuro (visto che alcune delle storie contenute in questo volume potrebbero accadere già oggi, in quello che viene chiamato “futuro istantaneo”), ma un’Italia fantascientifica, in cui l’interrogativo è posto su cosa accadrebbe se il nostro paese diventasse, all’improvviso, il palcoscenico su cui si muovono e prendono forma i temi della fantascienza: se, quindi, l’Italia diventasse terra di atterraggio di dischi volanti, per citare e al tempo stesso smentire la nota affermazione attribuita a Carlo Fruttero, per cui sarebbe difficile immaginare un disco volante che atterri su Lucca.

NICK MASON E I SUOI SAUCERFUL OF SECRETS DI NUOVO IN ITALIA! 5 DATE! | PINK FLOYD ITALIA


[Letto su PinkFloydItalia]

Dopo lo straordinario successo che ha avuto il progetto di Nick Mason nel 2018, era solo questione di tempo per avere l’annuncio di nuove date, e infatti dopo date aggiunte in America ed Europa ecco arrivare l’annuncio di un vero e proprio tour Italiano composto da 5 date!

“Nick Mason’s Saucerful Of Secrets” Tour Italiano 2019:

8 Luglio – Chieti – Arena la Civitella
14 Luglio – Ravenna – Palazzo Mauro de Andrè 
16 Luglio – Roma – Auditorium Parco della Musica
17 Luglio – Perugia – Umbria Jazz Festival Arena Santa Giuliana
18 Luglio – Brescia – Piazza della Loggia

Biglietti in vendita dalle ore 10.00 di lunedì 11 febbraio.

Questa la pagina di TicketOne dove potete comprare i biglietti!

Tutte le info qui: thesaucerfulofsecrets.com

Immaginario coloniale italiano – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Sudditi di Libia, di Gabriele Bassi, che indaga gli eventi storici, il tessuto sociale e politico dell’Italia di un secolo fa, più o meno, quando si risvegliò unita e desiderosa di un orgoglio coloniale che, francamente, farebbe ancora ridere i polli, se non fosse che in mezzo c’è stata una tragedia per le etnie e popoli coinvolti dalle immani cazzate liberali dell’epoca. Un estratto:

Che cos’è l’immaginario coloniale? Quali fattori intervengono ed interagiscono nella sua elaborazione? Come cambia nel corso del tempo o conseguentemente al mutare di altre condizioni? Quali motivazioni lo sottendono e ne richiedono la formulazione? Quali fini persegue e quali effetti, immediati e temporanei o successivi e permanenti, produce? In che modo l’immagine modifica la realtà e come da quest’ultima è condizionata?

Sono queste alcune delle domande a cui risponde il volume scritto da Gabriele Bassi – dottore di ricerca, storico e studioso del colonialismo italiano – che delimita il campo della sua indagine alla Libia, colonia italiana dall’età giolittiana alla seconda guerra mondiale, dal 1911-’12 al 1943, e al punto di vista coloniale, cioè quello del conquistatore italiano, che elabora l’immagine del “suddito di Libia” del tutto indipendentemente dalla effettiva conoscenza della realtà e della popolazione libiche. Si costruisce aprioristicamente uno stereotipo, lo si applica alla realtà, dando luogo ad un pregiudizio che a sua volta conferma e corrobora lo stereotipo: è questo il circolo vizioso che – spiega Bassi – agisce da meccanismo di produzione di un immaginario coloniale.

L’immagine del suddito coloniale di Libia si forma grazie alla convergenza di almeno tre fattori: lo stereotipo con cui l’italiano conquistatore si accosta al libico da sottomettere; il contatto con la realtà libica e i libici dopo la conquista della colonia; le esigenze della propaganda politica. Inoltre il lavoro di Bassi mette in luce come la rappresentazione del suddito coloniale non sia qualcosa di statico, ma, tutto al contrario, sia un’immagine dinamica e variabile che, sulla base di un sostanziale – e questo sì invariabile – disprezzo razzista dell’altro, si trasforma per alcuni aspetti, anche importanti, a seconda delle particolari circostanze storico-politiche, interne ed internazionali, e delle conseguenti e contingenti esigenze politico-propagandistiche.

In generale, l’immagine del suddito coloniale si regge su una tanto essenziale quanto necessaria ignoranza dell’oggetto della rappresentazione e risponde a finalità e consegue obiettivi funzionali esclusivamente all’interesse del conquistatore. L’ignoranza del soggetto da rappresentare è il prerequisito della costruzione dell’immagine stereotipata del popolo da sottomettere; le finalità perseguite sono la spiegazione e la giustificazione dell’impresa coloniale, la legittimazione della conquista, la riconferma dell’opportunità e della convenienza della sottomissione del suddito al potere del colonizzatore. Si tratta di dinamiche e di fenomeni che non riguardano solo il colonialismo italiano o, ancor più nello specifico, il caso della Libia italiana, ma interessano l’intero macro evento storico dell’imperialismo occidentale tra ‘800 e ‘900 e pertanto, semplificando e sintetizzando al massimo le dettagliate analisi e le approfondite considerazioni di Bassi, si può dire che anche nel caso italiano la costruzione dell’immaginario coloniale declini il paradigma del “fardello dell’uomo bianco” e del diritto-dovere occidentali alla “conquista civilizzatrice”.

Odissee fantascientifiche a Lucca Comics and Games 2018 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine un breve resoconto di quanto è avvenuto ieri a LuccaComiscs, in un panel sulla SF dove era presente, tra gli altri Giuseppe Lippi.

Una domanda per Giuseppe Lippi: in che stato di salute è la fantascienza italiana?

Purtroppo, risponde l’autore non sta bene e non è mai stata bene nonostante la presenza di autori bravi che purtroppo non hanno mai avuto fortuna. Lui stesso era scettico da lettore, ma poi da curatore della collana Urania ha scoperto tante penne valide come Lino Aldani, Vittorio Curtoni e Dario Tonani. In Italia  c’è un completo disinteresse per gli autori nostrani, ed è da anni che Lippi sta collaborando con una Università americana per cercare di pubblicare un’antologia di autori di FS italiani.

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percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

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