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Esce per k_noir Uironda, di Luigi Musolino


[Letto su KippleBlog]

Torna per la Kipple Officina Libraria la collana k_noir, con alla guida Andrea Vaccaro che subito ci mozza il fiato con una raccolta di otto racconti e due romanzi brevi di Luigi Musolino: Uironda.
La deriva weird che percorre l’intera raccolta è ambientata per lo più nella provincia italiana, ha i caratteri disturbanti delle oscurità percorse dalle cattive volontà, un modo nostrano di approcciare alle ombre e alle introverse venature splatter dei suoi personaggi che non può avere riscontri all’estero.
L’introduzione è del curatore di collana, mentre la splendida copertina segna l’ingresso in Kipple di Franco Brambilla, inconfondibile autore di tutto il genere Fantastico, copertinista della collana Urania di Mondadori.
L’opera esce in formato digitale e presto sarà disponibile in formato cartaceo.

Sinossi

Esplorazione. Cos’è la letteratura se non l’esplorazione, la ricerca e il superamento di nuovi confini? Uironda di Luigi Musolino è anche un luogo, ma in primis è un confine, un confine tra la luce e l’oscurità, tra il noto e l’ignoto. Uironda è la Paura, ma non quella dell’oscurità o dell’ignoto stessi, ma quella più grande, quella della scelta. Scegliere se compiere il salto, assumersi la responsabilità, o più semplicemente reificare le proprie paure e cedere all’orrore. Difficile trovare un nero più nero (come una “notte nella notte”, proprio per citare uno dei racconti della raccolta) di quello in cui ci troviamo “impeciati” in queste dieci storie, dai toni cupi e spesso disperati (spesso ma non sempre, a volte s’intravede un flebile spiraglio di speranza, magari proprio nell’accettazione di quel nero più nero). A rendere questo nero ancora più oscuro e affascinante è il linguaggio, lo stile di questi racconti, che pur partendo da un tessuto realistico nonché contemporaneo, si contorce, come una pianta rampicante, sino ad avvolgerci e catturarci per poi scaraventarci in una nuova dimensione, grazie anche all’uso di termini desueti, di onomatopee, con il loro richiamo a suoni ancestrali.

Un estratto

Per molteplici notti adolescenziali Umberto Barbieri era stato perseguitato da un sogno di lamiere accartocciate.
Osservava il terribile incidente dall’alto di un ponte autostradale – la macchina grigia che sbandava al centro della corsia, il camion che sopraggiungeva in un luccichio di cromature, lo schianto inevitabile avvolto dai cristalli infranti – e l’attimo successivo si ritrovava sulla scena dell’impatto, salutato dall’odore di combustibile e catrame.
Nel camion non c’era nessuno.
Nell’automobile, incastonato tra volante e sedile del guidatore come un’orrenda fisarmonica di carne, c’era il suo cadavere maciullato, la testa rotta adagiata tra manopola del cambio e freno a mano, i capelli una zazzera sanguinolenta.
Palpebre semichiuse e immobili di un santo-mummia.
Ticchettio di metallo bollente e zaffate di benzina.
S’adoperava per spalancare la portiera – nel sogno gli sembrava doveroso mettere in sicurezza il proprio corpo – e quando riusciva ad aprirla l’Umberto morto sbarrava gli occhi pieni di schegge, ragliando con un ghigno da manicomio: – Ventotto. Ventotto asino cotto! Bum, testina di cazzooo!
Poi il mondo si tingeva di rosso-blu e una palla di fuoco digeriva ogni cosa, i rottami, l’autostrada, il mondo.
A quel punto si svegliava nel buio della camera. Senza gridare, senza batticuore. Semplicemente si svegliava e rimaneva a contemplare la luce ocra dei lampioni che filtrava dalle persiane, finché di nuovo scivolava nel sonno.
Col passare del tempo l’incubo ricorrente si trasformò in un’astratta convinzione, qualcosa da snocciolare la sera in birreria per impressionare gli amici.
– Morirò a ventott’anni in un incidente stradale. Sicuro. Lo sogno spesso.
Ma poi di anni ne aveva compiuti ventinove e, seppur incidentato dalla vita, di sicuro non era passato all’altro mondo.
Come per tutti gli esseri umani – anche se una buona percentuale non vuole ammetterlo – col passare del tempo e l’ingresso nell’“oltre i trenta” gli si aprivano altri scenari per la sua dipartita.

L’autore

Luigi Musolino nasce nel 1982 in provincia di Torino. All’attività di scrittore affianca quella di editor e traduttore. Nel 2008 inizia a collaborare con la Dagon Press per cui cura e si occupa delle traduzioni delle raccolte Rivelazioni in nero (2010) e Ritratti al chiaro di luna (2010), di Carl Jacobi. Tra le sue altre traduzioni più importanti i romanzi I vermi conquistatori di Brian Keene (Edizioni XII, 2011; Mondadori, 2014) e Torture sottili di Lisa Mannetti (Kipple Officina Libraria, 2016).
Come scrittore si impone all’attenzione del pubblico come vincitore di molti concorsi letterari, tra cui il trofeo RiLL due volte, nel 2010 e nel 2012, e il premio Hypnos nel 2016. Nel 2014 e nel 2015 vengono pubblicati due volumi dal titolo Oscure Regioni, antologia di venti racconti in due volumi edita da Wild Boar Edizioni, che si configura come un disturbante viaggio regionale alla scoperta delle leggende e delle creature dell’immaginario folcloristico italiano.
Suoi racconti sono stati pubblicati in America, Irlanda e Sud Africa.

La collana k_noir

k_noir è la collana di Kipple Officina Libraria, diretta da Andrea Vaccaro, dedicata alle contaminazioni noir con le espressioni più innovative del weird, alle sue mutazioni e ai furori che esplorano i confini della narrativa più esasperatamente umana e, contemporaneamente, più disumana che esista.

Luigi Musolino, Uironda
Copertina di Franco Brambilla
Introduzione di Andrea Vaccaro

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato ePub e Mobi – Pag. 272 – 3.95 € – ISBN 978-88-98953-94-3

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Non c’è niente da ridere | scheggetaglienti


Dal blog di Alessandra Daniele; un’osservazione acuta sul taglio accomodante della cinematografia italiana. Incollo…

Chi racconterà questi anni come andrebbero raccontati? Benché il cinema italiano produca quasi esclusivamente commedie, oggi la cosiddetta Commedia all’Italiana non esiste più, rimpiazzata da una versione italianizzata della Commedia Romantica anglosassone.

Le caratteristiche fondamentali della Commedia all’Italiana sono il sarcasmo e il cinismo. È un Neorealismo disilluso e beffardo che ha perso la speranza di curare gli orrori quotidiani che racconta, ed ha esaurito la compassione per i mostri che ritrae.
Il Sorpasso, Il Boom, Il VedovoIl Segno di VenereI Mostri, L’armata BrancaleoneTutti a CasaDivorzio all’ItalianaSedotta e Abbandonata, In Nome del Popolo ItalianoPane e CioccolataDetenuto in attesa di giudizio… 
La Commedia all’Italiana dà un ritratto spietato della natura umana, della società, e di tutte le sue strutture, a cominciare dalla famiglia.

Le attuali commedie italiane sono invece brodaglie consolatorie di quella stessa retorica familista sulla quale la Rom Com anglosassone è da sempre costruita.
I cinepanettoni poi, le farse Vanzinare, non sono mai state Commedia all’Italiana, quanto piuttosto un incrocio fra Pierino e Drive In.
Gli unici esempi di Commedia all’Italiana degli ultimi 30 anni sono stati Il Portaborse, Parenti Serpenti,Boris.

La morte della Commedia all’Italiana è una delle più gravi sconfitte che ci siano state inferte dal colonialismo culturale, e molti non si sono nemmeno resi conto che sia successo.

Filmhorror.com – Segnalazioni: “Dark Italy”!


Su FilmHorror la segnalazione di un’antologia horror d’eccezione: Dark Italy.

Arona, Astori, Boselli, Cometto, Mana, Musolino, Marolla, Nerozzi, Vergnani. Nove fra le migliori penne della letteratura horror italiana per la prima volta riunite insieme in un’antologia di racconti del terrore ambientati nel nostro paese! Sì perché l’Italia, terra spesso associata all’arte, all’eleganza e a una certa spensieratezza, nasconde (ma non troppo) spaventosi squarci di tenebra, le cui radici sono antiche e profonde. Il gotico europeo, progenitore dell’horror moderno, deve infatti i suoi natali proprio all’immaginario italiano dell’epoca: foschi castelli popolati da sinistri assassini che complottano nell’ombra, avvelenatori e inquisitori, sabba di streghe, spettri e diavoli… Ecco quindi Dark Italy, una spaventosa cavalcata notturna in nove moderni e agghiaccianti racconti del terrore, che esplorano Il lato oscuro del Paese del sole.

Per la Acheron Books: imperdibile!

Torna Lanfranco Fabriani, e tornano gli agenti dell’UCCI Mariani e Savoldi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un’uscita editoriale per Lanfranco Fabriani che compendia ben diciannove racconti e che integra i suoi due Premi Urania, editi nuovamente, anch’essi, da Delos Books. Complimenti, Lanfranco, per questa nuova riedizione!

Tra le non numerosissime “serie” che sono state prodotte nella narrativa di fantascienza italiana, quella dell’«UCCI» è una tra le più riuscite. Probabilmente perché riesce a coniugare uno stile narrativo estremamente dinamico, trascinante, divertente, come si può trovare negli scrittori americani, con situazioni del tutto italiane: la burocrazia, il carrierismo, l’indolenza. Due i romanzi che compongono il ciclo fino a oggi, Lungo i vicoli del tempo e Nelle nebbie del tempo, entrambi vincitori del Premio Urania ed entrambi attualmente editi da Delos Digital. Ma ci sono anche alcuni racconti, due dei quali inclusi in questa antologia. Che però comprende molto altro: in tutto i racconti sono ben diciannove, e si possono apprezzare tutte le sfaccettature di questo scrittore.

Kremo riceve avviso di garanzia: “Su di me solo fango dei cieli” | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto sul blog della NazioneOscura]

Lukha B. Kremo riceve un avviso di garanzia dalla Ragioneria di Stato Italiano che gli contesta irregolarità redditoriali dell’ordine di milioni di centesimi di euro. Il presidente, sorridente, ha dichiarato: “Sono sereno, su di me solo fango dei cieli”.

Lingua italiana: quante parole esistono e quante ne usiamo? BooksBlog


Su BooksBlog un bel post per dare risalto alla nostra Lingua, per capire un po’ la sua complessità e la sua straordinarietà.

Quante sono le parole della lingua italiana? Innanzitutto bisogna intenderci su che cosa si intenda per parole. I calcoli sulla consistenza del vocabolario italiano non possono che essere approssimativi, con differenze decisamente consistenti. Come spiega il sito Treccani si va dai 210mila lemmi del Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia ai 260mila del Grande dizionario italiano dell’uso di Tullio De Mauro, due opere che, nel corso degli anni, sono progressivamente aumentate con i neologismi.

I vari lessemi una volta declinati o coniugati danno la bellezza di più di due milioni di “parole dicibili e scrivibili” in italiano. Tutto questo tenendo conto che ci sono 50mila lessemi che hanno più di un’accezione (“porta” è sia sostantivo che verbo…), 27mila con più di due accezioni e ben 9000 lessemi con più di cinque accezioni.

Ma quante parole del lessico comune vengono realmente utilizzate dagli italiani? Secondo i più importanti linguisti italiani (fra cui Tullio De Mauro, scomparso di recente) individui con un’istruzione medio-alta utilizzano fino a 47mila vocaboli, mentre il Vocabolario di base della nostra lingua si attesta su 6.500 parole con le quali copriamo il 98% dei nostri discorsi.

Questo nucleo, secondo il sito Treccani, si può dividere in tre sottoinsiemi:

1) Lessico fondamentale: 2000 parole di uso frequentissimo, di cui abbiamo padronanza sin dall’infanzia e che vengono utilizzate nel 90% dei nostri discorsi;
2) Lessico di alto uso: più di 2500 parole meno frequenti, di apprendimento scolastico e presenti nel 6% dei nostri discorsi;
3) Lessico di alta disponibilità: circa 1900 vocaboli utilizzati nell’1-2% dei nostri discorsi e comprensibili da tutti.

M-Files: intervista agli autori | nonquelmarlowe


DA LuciusEtruscus la segnalazione di un’intrigante esperimento letterario in cui prendono vita gli M-Files, ovvero storie misteriose italiane del recente passato che hanno un carattere di verosimiglianza (ma neanche troppo, per alcune di esse). Di cosa parliamo? Mi affido al buon Lucius, spero non me ne vorrà se mi affido a lui per spiegare esaustivamente un argomento così bello e articolato:

Per capire meglio questa novità, mi sono rivolto agli autori: Giulio Leoni, Enrico Luceri e Massimo Pietroselli.

Per iniziare, chi sono gli autori che hanno avuto il coraggio di raccontare gli eventi più misteriosi del Ventennio italiano?

Enrico Luceri. – Per una collana che punta a narrare storie avventurose in cui prevalgono il mistero, l’intrigo, l’inganno, la suspense e anche l’irrazionale, vero o apparente che sia, ci volevano delle menti diaboliche!
L’idea di M-Files è scaturita dalle tante discussioni tra tre amici, Giulio Leoni, Massimo Pietroselli e me durante una cena, o forse era una gita, o una passeggiata. Siamo tutti appassionati di letteratura di genere, ma con un deciso coté misterioso, bizzarro e inquietante. Con una grande ammirazione per serie televisive come X-Files o Ai confini della realtà, oltre naturalmente a un certo gusto vintage, per la TV e il cinema della Golden Age.
Perché oltre che colleghi, siamo tre amici che condividono in larga parte interessi e passioni, e ci frequentiamo  abitualmente anche per il piacere di trascorrere del tempo insieme, spesso cazzeggiando davanti a una buona tavola. Interessi, passioni, conoscenza e curiosità comuni che spesso ci scambiamo e che sotto la spinta della fantasia si sono fusi, generando la trama di M-Files, i personaggi, l’atmosfera dell’epoca e molti altri espedienti narrativi che saranno presentati nel corso degli episodi della collana.
Ma credo che la spinta decisiva alla nascita di M-Files sia dovuto al fatto che noi tre siamo spettatori attenti della realtà che ci circonda, vista sempre con ironia e disincanto, convinti che il presente sia influenzato da aspetti oscuri e inquietanti del passato, mai studiati fino in fondo. Come quelli che abbiamo voluto narrate negli M-Files, e speriamo che il pubblico li legga con la stessa passione e interesse che abbiamo messo noi nello scriverli.

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