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Archivio per Jazz

Horla – Fantômes | Neural


[Letto su Neural]

Scritto, prodotto e mixato nel Madagascar nord-orientale da Clovis Lemée – musicista e condirettóre della Cabanon Records, meglio conosciuto come Horla – questo LP vuole essere un tributo alla natura selvatica, all’animismo e all’essenza misteriosa di quella terra affascinante, nella quale visioni fantasmagoriche indotte, strani rituali e un certo primitivismo magico, diventano una costante poetica degli stessi ambienti attraversati. La gestazione di Fantômes è durata all’incirca due anni e la suggestione stilistica nelle composizioni proposte è quella d’un free-jazz molto rarefatto e avanguardistico, nel quale forti sono gli elementi autoctoni, tribali, sensibili d’una molteplicità di pieghe e intrecci musicali, ritmi e armonie. “Opium quartet” parte con una sola nota di tromba ripetuta e suoni granulari un po’ sulfurei e dissonanti, seppure mollemente ipnotici, densi e cadenzati. Nella successiva “Bois-Pierre“ – che è più nervosa e ritmicamente sfaccettata – è sempre un andamento sognante e stravagato a conquistare l’ascolto, in un ribollire d’emergenze auditive percussive e sequenze discretamente sinistre. “Jumbo score” è ancora una composizione prevalentemente ritmica e sommessamente tribale: sembra di sentire sonagli, rumori animali, echi sordi piuttosto spazializzati e cupi. In “Haschich jazz”, ci si trova di fronte a un approccio polifonico e a una molteplicità di fonti sonore, sottolineate anche da intrecciate registrazioni di cori evocativi e chiesastici. Horla spesso si avvale di strategie aleatorie, preordinate impostando un certo numero di variabili definite a priori, che rendono indistinguibili le registrazioni microfoniche di strumenti acustici e i suoni di sintesi. L’editing di ogni brano è decisamente accurato e anche piuttosto laborioso, come in “The coconut fall”, raffinata partitura armonicamente predisposta, un po’ malinconica ed elegiaca. “Qui sont ces fantômes” è pure assai quieta, anche questa basata sul ripetersi di un solo accordo, questa volta di clavicembalo. “Palissandre spleen” è la più breve delle tracce presenti nell’album, solo poco più di due minuti, anche questa un misto di registrazioni acustiche e parti di sintesi che si devono a uno stilizzato xilofono, seguita da “Veillée pour les morts” che articola tintinnii piuttosto sghembi in un jazz rarefatto dalle partiture ariose e melodiche. “Veillée pour les morts” sfuma suadente agitando una doppia dialettica, strutturata da una parte da trattamenti piuttosto swing ed edulcorati, dall’altra da una ritmica sbilenca in opposizione alle melodiche evoluzioni. Si chiude con “Frame-Océan” fra eleganti costruzioni melodiche e ritmica improvvisativa, includendo abrasioni tonali e rumori di fondo.

David Bowie – Nuts


Un capolavoro di David Bowie della fine ’90 rimasto inedito. Grazie a Mario Gazzola che lo segnala.

Pink Floyd – The Travel Sequence (1972)


Un brano dei Floyd che è sostanzialmente inedito, del periodo DarkSide, eseguito live prima che il disco uscisse e che, di fatto, serviva ai Floyd stessi per chiarirsi le idee sul contenuto del nuovo album; onda energetica di Prog, lievi ricordi delle antiche jam session improvvisate come Jazz che mostrano, invece, robuste strutture sonore di architettoniche inattaccabili. Meraviglioso…

Il trentennale di Indietro Tutta


Su Repubblica la segnalazione del trentennale di Indietro Tutta, la trasmissione TV che faceva jazz televisivo, nel senso che in un’ora circa di spettacolo veniva tutto improvvisato dal duo di conduttori, Renzo Arbore e Nino Frassica, più la crew di altri attori e comparse che giravano loro intorno. Non ho mai visto uno spettacolo più creativo di quello. Per cui, il 13 e il 20 dicembre, su Rai2 la celebrazione in Prima serata: siateci!

Jorge Queijo / Hiroki Chiba / Yoshio Machida – Luminant | Neural


[Letto su Neural.it]

Siamo alle frontiere estreme del jazz sperimentale e dell’improvvisazione, là dove collidono differenti sapienze musicali e competenze: Jorge Queijo, infatti, è un batterista portoghese, Hiroki Chiba è un bassista giapponese e Yoshio Machida – pure nipponico – è un maestro di steelpan, uno strumento tradizionale a percussioni metalliche che si suona con robuste bacchette per produrre suoni diversi a seconda delle cavità percosse. Quest’ultimo musicista – Yoshio Machida – va anche ricordato per le sue sperimentazioni con i primi sintetizzatori portatili analogici, attitudine che è accantonata in questa produzione, chiusa su un impianto improvvisativo non elettronico, dalle vaghe reminiscenze post-rock e con influssi asian, indian e gamelan. Ad essere maggiormente precisi – ma non è così scontato determinare questo in base ad un semplice ascolto – il suono del basso è processato interattivamente da Hiroki Chiba, mantenendo tuttavia un timbro semi-acustico. La fusione dei differenti apporti è totale, funzionando alla perfezione in tutte le sette tracce presentate, registrate per il catalogo Amorfon – a distanza esatta d’un anno, nel Febbraio del 2014 e del 2015 – al The Foxhole e all’Apollo a Tokyo. Lo steelpan solitamente è uno strumento associato alla musica caraibica ma in questo caso e nell’attitudine sviluppata da Yoshio Machida i suoni sono più rarefatti e bilanciati, proliferanti ed evocativi di scenari naturali. Quello che sorprende è proprio la compostezza delle trame, quietiste ed estetizzanti, seppure il background elettronico è come se sempre aleggiasse, insieme ad un garbato esotismo e alla tecnica free form. Insomma, il jazz incontra la world music, suoni naturali e più sperimentali sequenze, sposando la melanconia del sempre vibrante basso acustico e la melodia dello steelpan: il risultato è quello d’un album rigoroso ma gradevolissimo.

Bluetrusco: l’evento che combina la storia degli Etruschi alla musica blues e jazz ∂ FantasyMagazine


Da FantasyMagazine la segnalazione di un evento singolare che avverrà Murlo, in provincia di Siena, dal 3 luglio al 2 agosto, in cui avverranno incontri che spazieranno dalla storia etrusca al Blues e al Jazz.

La civiltà etrusca è la prima, grande e potente civiltà italiana. La società era ben organizzata socialmente e politicamente, con una forte distinzione di classe tra servi e padroni. Come molte civiltà antiche, gli Etruschi erano politeisti e praticavano l’arte della divinazione. Di quest’arte, molto simile alla magia e molto poco alla scienza, è rimasta traccia solo negli scritti romani, dato che quelli etruschi sono andati perduti, gettando ancora più mistero su una cultura già di per sé molto affascinante.

Per tutti gli appassionati di fantastico e di popoli affascinanti vi segnaliamo Bluetrusco, la prima convention sulla storia degli Etruschi e il loro legame con la popolazione di Murlo.

Organizzato da Comune di Murlo, Fondazione Musei Senesi, Associazione Culturale Murlo e Proloco Murlo, per la direzione scientifica di Giuseppe M. Della Fina, dal 3 Luglio al 2 Agosto 2015, al Castello di Murlo, nella provincia di Siena, esperti e studiosi del popolo etrusco terranno lezioni, confronti, mostre e laboratori sugli abitanti di Murlo e sulla loro relazione con l’antica popolazione del luogo.

Un evento patrocinato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. All’inaugurazione parteciperanno sia le autorità italiane che quelle turche, perché, come ricorderete, gli Etruschi partirono dalla Turchia prima di arrivare in Italia e conquistare la Toscana, espandendosi poi verso l’entroterra e la costa orientale, dall’attuale Veneto meridionale alla Campania.

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