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Archivio per Jazz

Prins & Simonis – Mothers Of Exit | Neural


[Letto su Neural]

Gert-Jan Prins e Lukas Simonis sono due esperienziati e ben conosciuti musicisti improvvisativi che in questa loro prima collaborazione hanno dato vita a sette brani, produzioni piuttosto aspre e dissonanti, venate da inserimenti rumoristici, sibili ed effetti sghembi, oltre che dai suoni scaturiti da chitarre, sintetizzatori modulari, microfoni e da una batteria utilizzata in maniera piuttosto viscerale e imponente. Entrambi i musicisti danno fondo al loro repertorio di conoscenze specialistiche: Prins a suo agio nelle parti più ritmiche, utilizzando microfoni ed effettistica varia, Simonis alla chitarra, al synth e alla blippoo box, un generatore elettronico di sonorità che opera secondo i principi della teoria del caos. Stilisticamente il duo è in bilico fra jazz e noise rock, facendo ricorso a molte di quelle che sono tecniche improvvisative ben consolidate. Per esempio alle coppie oppositive (vuoto-pieno, ritmo-melodia, ripetizione-differenza, dentro-fuori), oppure tonicizzando o sostituendo gli accordi, alternando tappeti rumoristici poco definiti a interventi strumentali più nitidi, utilizzando specifici espedienti di addizione e sottrazione ritmica. In Mothers Of Exit i suoni, insomma, sono sempre degli avvenimenti e i modelli e le trame delle tracce presentate offrono continue mutazioni, cambi d’atmosfere e livelli energetici, rimanendo sostanzialmente rumorosi ma mai convenzionali. I due eclettici performer non mancano nel ritornare ai loro strumenti d’elezione, la batteria per Prins e la chitarra per Simonis, ma allo stesso tempo è molto forte e presente tutto il resto, che non può essere percepito come semplicemente aggiuntivo. La coerenza fraseologica improvvisativa del duo è indiscutibile e seppure alcuni elementi di matrice rock potrebbero sembrare piuttosto “minimali”, l’insieme d’intrecci presentato non è affatto scarno e presenta una complessità piuttosto accentuata. “La complessità è ciò che è tessuto insieme” – per dirla con le parole di Edgar Morin – e qui sono molteplici gli elementi che concorrono al risultato finale, godibilissimo, vivido e pungente, che ci fa interrogare sulle cause dei processi sonori e sul con-esserci che l’ascolto determina.

 

Cindytalk @ the 12 Bar, 30 June 2008


Le meraviglie eteree di un industrial strano, jazzato, disturbato dall’Io che monta ovunque, fino alle distanze tra viventi e poi oltre.

“V I B R A T O R ep” by Mr. Moods | Free Trip Downl Hop Music Blog


Sognanti istanti di un esotico in riva al mare di acido equatoriale, il sole manda messaggi di perfezione criptata… Da FreeTripDownloHopBlog, eccovi la proposta di Mr. Moods.

Marcin Pietruszewski – The New Pulsar Generator Recordings Volume 1 | Neural


[Letto su Neural]

Con un packaging il cui design si deve a Joe Gilmore e alle raffinate manipolazione di font di Florian Hecker, stampato in due distinti colori, argento metallizzato e nero, con un libretto di trenta pagine redatto da Curtis Roads, a sua volta storico compositore elettronico e uno dei principali esperti di pulsar synthesis, The New Pulsar Generator Recordings Volume 1 è un progetto sonoro alquanto ispido e sperimentale che viene presentato da Marcin Pietruszewski sotto le insegne della Fancyyyyy, etichetta operativa sia a Glasgow che a Manchester e dedita a una ricerca auditiva certo non convenzionale e dai molti risvolti teorico-pratici (per esempio la realizzazione e la vendita di moduli eurorack di effettiere a feedback non lineare e divisori di clock). L’opera è stata composta utilizzando una nuova implementazione del classico software di computer music Pulsar Generator, questa versione è stata messa a punto dallo stesso Pietruszewski, elaborando una forma avanzata di sintesi particellare che viene utilizzata per generare sequenze soniche alquanto impredicibili e caotiche. Il suo output varia da impulsi e sequenze singolari a toni continui su più scale temporali percettive, un’idea quella dei grani sonori che è stata proposta per la prima volta da Iannis Xenakis e successivamente sviluppata proprio da Curtis Roads. L’effetto all’ascolto è quello di composizioni assai astratte e siderali, ultraterrene e abrasive, con repentini passaggi e cambi di registro, emergenze auditive e risucchi. Sono quindici le tracce presentate, la maggior parte molto brevi, sotto i due minuti, la più estesa, “tnpgr (shifting(glissement) (f -_ _f_))”, di poco più di cinque minuti, elaborata insieme a diverse altre – ma non tutte – allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe nel 2018. La sintesi della pulsar è puramente digitale, una composizione algoritmica implementata da Pietruszewski nel linguaggio di programmazione open source SuperCollider 3. Fra sbuffi, sibili, scoppiettii, eruzioni e gorgoglii vari, facendo ricorso ad astruse manipolazioni ritmiche, innescando passaggi improvvisi e mutazioni, Marcin Pietruszewski comunque non perde mai il gusto nel connettere più elementi e sperimentali accostamenti sonori, dando all’estrema diversità d’impulsi una certa coerenza e rigore. Un immaginario racconto poetico, un viaggio immaginativo, fanno comunque capolino fra i solchi e certi timbri e trasformazioni sonore sembrano mai ascoltate prima, in bilico fra psicoacustica fuzzy e avant-jazz lunatico.

Horla – Fantômes | Neural


[Letto su Neural]

Scritto, prodotto e mixato nel Madagascar nord-orientale da Clovis Lemée – musicista e condirettóre della Cabanon Records, meglio conosciuto come Horla – questo LP vuole essere un tributo alla natura selvatica, all’animismo e all’essenza misteriosa di quella terra affascinante, nella quale visioni fantasmagoriche indotte, strani rituali e un certo primitivismo magico, diventano una costante poetica degli stessi ambienti attraversati. La gestazione di Fantômes è durata all’incirca due anni e la suggestione stilistica nelle composizioni proposte è quella d’un free-jazz molto rarefatto e avanguardistico, nel quale forti sono gli elementi autoctoni, tribali, sensibili d’una molteplicità di pieghe e intrecci musicali, ritmi e armonie. “Opium quartet” parte con una sola nota di tromba ripetuta e suoni granulari un po’ sulfurei e dissonanti, seppure mollemente ipnotici, densi e cadenzati. Nella successiva “Bois-Pierre“ – che è più nervosa e ritmicamente sfaccettata – è sempre un andamento sognante e stravagato a conquistare l’ascolto, in un ribollire d’emergenze auditive percussive e sequenze discretamente sinistre. “Jumbo score” è ancora una composizione prevalentemente ritmica e sommessamente tribale: sembra di sentire sonagli, rumori animali, echi sordi piuttosto spazializzati e cupi. In “Haschich jazz”, ci si trova di fronte a un approccio polifonico e a una molteplicità di fonti sonore, sottolineate anche da intrecciate registrazioni di cori evocativi e chiesastici. Horla spesso si avvale di strategie aleatorie, preordinate impostando un certo numero di variabili definite a priori, che rendono indistinguibili le registrazioni microfoniche di strumenti acustici e i suoni di sintesi. L’editing di ogni brano è decisamente accurato e anche piuttosto laborioso, come in “The coconut fall”, raffinata partitura armonicamente predisposta, un po’ malinconica ed elegiaca. “Qui sont ces fantômes” è pure assai quieta, anche questa basata sul ripetersi di un solo accordo, questa volta di clavicembalo. “Palissandre spleen” è la più breve delle tracce presenti nell’album, solo poco più di due minuti, anche questa un misto di registrazioni acustiche e parti di sintesi che si devono a uno stilizzato xilofono, seguita da “Veillée pour les morts” che articola tintinnii piuttosto sghembi in un jazz rarefatto dalle partiture ariose e melodiche. “Veillée pour les morts” sfuma suadente agitando una doppia dialettica, strutturata da una parte da trattamenti piuttosto swing ed edulcorati, dall’altra da una ritmica sbilenca in opposizione alle melodiche evoluzioni. Si chiude con “Frame-Océan” fra eleganti costruzioni melodiche e ritmica improvvisativa, includendo abrasioni tonali e rumori di fondo.

David Bowie – Nuts


Un capolavoro di David Bowie della fine ’90 rimasto inedito. Grazie a Mario Gazzola che lo segnala.

Pink Floyd – The Travel Sequence (1972)


Un brano dei Floyd che è sostanzialmente inedito, del periodo DarkSide, eseguito live prima che il disco uscisse e che, di fatto, serviva ai Floyd stessi per chiarirsi le idee sul contenuto del nuovo album; onda energetica di Prog, lievi ricordi delle antiche jam session improvvisate come Jazz che mostrano, invece, robuste strutture sonore di architettoniche inattaccabili. Meraviglioso…

Il trentennale di Indietro Tutta


Su Repubblica la segnalazione del trentennale di Indietro Tutta, la trasmissione TV che faceva jazz televisivo, nel senso che in un’ora circa di spettacolo veniva tutto improvvisato dal duo di conduttori, Renzo Arbore e Nino Frassica, più la crew di altri attori e comparse che giravano loro intorno. Non ho mai visto uno spettacolo più creativo di quello. Per cui, il 13 e il 20 dicembre, su Rai2 la celebrazione in Prima serata: siateci!

Jorge Queijo / Hiroki Chiba / Yoshio Machida – Luminant | Neural


[Letto su Neural.it]

Siamo alle frontiere estreme del jazz sperimentale e dell’improvvisazione, là dove collidono differenti sapienze musicali e competenze: Jorge Queijo, infatti, è un batterista portoghese, Hiroki Chiba è un bassista giapponese e Yoshio Machida – pure nipponico – è un maestro di steelpan, uno strumento tradizionale a percussioni metalliche che si suona con robuste bacchette per produrre suoni diversi a seconda delle cavità percosse. Quest’ultimo musicista – Yoshio Machida – va anche ricordato per le sue sperimentazioni con i primi sintetizzatori portatili analogici, attitudine che è accantonata in questa produzione, chiusa su un impianto improvvisativo non elettronico, dalle vaghe reminiscenze post-rock e con influssi asian, indian e gamelan. Ad essere maggiormente precisi – ma non è così scontato determinare questo in base ad un semplice ascolto – il suono del basso è processato interattivamente da Hiroki Chiba, mantenendo tuttavia un timbro semi-acustico. La fusione dei differenti apporti è totale, funzionando alla perfezione in tutte le sette tracce presentate, registrate per il catalogo Amorfon – a distanza esatta d’un anno, nel Febbraio del 2014 e del 2015 – al The Foxhole e all’Apollo a Tokyo. Lo steelpan solitamente è uno strumento associato alla musica caraibica ma in questo caso e nell’attitudine sviluppata da Yoshio Machida i suoni sono più rarefatti e bilanciati, proliferanti ed evocativi di scenari naturali. Quello che sorprende è proprio la compostezza delle trame, quietiste ed estetizzanti, seppure il background elettronico è come se sempre aleggiasse, insieme ad un garbato esotismo e alla tecnica free form. Insomma, il jazz incontra la world music, suoni naturali e più sperimentali sequenze, sposando la melanconia del sempre vibrante basso acustico e la melodia dello steelpan: il risultato è quello d’un album rigoroso ma gradevolissimo.

Bluetrusco: l’evento che combina la storia degli Etruschi alla musica blues e jazz ∂ FantasyMagazine


Da FantasyMagazine la segnalazione di un evento singolare che avverrà Murlo, in provincia di Siena, dal 3 luglio al 2 agosto, in cui avverranno incontri che spazieranno dalla storia etrusca al Blues e al Jazz.

La civiltà etrusca è la prima, grande e potente civiltà italiana. La società era ben organizzata socialmente e politicamente, con una forte distinzione di classe tra servi e padroni. Come molte civiltà antiche, gli Etruschi erano politeisti e praticavano l’arte della divinazione. Di quest’arte, molto simile alla magia e molto poco alla scienza, è rimasta traccia solo negli scritti romani, dato che quelli etruschi sono andati perduti, gettando ancora più mistero su una cultura già di per sé molto affascinante.

Per tutti gli appassionati di fantastico e di popoli affascinanti vi segnaliamo Bluetrusco, la prima convention sulla storia degli Etruschi e il loro legame con la popolazione di Murlo.

Organizzato da Comune di Murlo, Fondazione Musei Senesi, Associazione Culturale Murlo e Proloco Murlo, per la direzione scientifica di Giuseppe M. Della Fina, dal 3 Luglio al 2 Agosto 2015, al Castello di Murlo, nella provincia di Siena, esperti e studiosi del popolo etrusco terranno lezioni, confronti, mostre e laboratori sugli abitanti di Murlo e sulla loro relazione con l’antica popolazione del luogo.

Un evento patrocinato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. All’inaugurazione parteciperanno sia le autorità italiane che quelle turche, perché, come ricorderete, gli Etruschi partirono dalla Turchia prima di arrivare in Italia e conquistare la Toscana, espandendosi poi verso l’entroterra e la costa orientale, dall’attuale Veneto meridionale alla Campania.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

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