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Archivio per Jean Ray

Lo scrittore dell’abisso | Pulp libri


Recensione di Walter Catalano a Terrore degli abissi e Acque profonde, opere di Edizioni Hypnos che racchiudono i racconti di mare scritti da William Hope Hodgson. La trattazione fa un quadro anche della vita dell’autore. Su PulpLibri.

In questo campo Hodgson fu autore innovativo e originale nei registri del fantastico e del weird che seppe articolare essenzialmente in tre direzioni: l’horror cosmico dei suoi romanzi maggiori, La casa sull’abisso (1908) e La terra dell’eterna notte (1912), che profonda influenza avrebbe avuto su H. P. Lovecraft e tutti i suoi seguaci; il mystery sovrannaturale, con i racconti dedicati a Thomas Carnacki, l’ennesimo detective dell’occulto da affiancare al Martin Hesselius di Le Fanu, al Jules De Grandin di Seabury Quinn, all’Harry Dickson di Jean Ray, al Principe Zaleski di M.P. Shiel, al Van Helsing di Bram Stoker, ma soprattutto al Phisician Extraordinary per antonomasia, il contemporaneo John Silence di Algernon Blackwood. A differenza di questi ultimi, però, Carnacki, mantiene un piglio ironico e disincantato nei confronti del fantasma di turno che disinfesta utilizzando, a preferenza delle arcane conoscenze esoteriche, strumenti parascientifici di ispirazione assolutamente positivista come il pentacolo elettrico (innovazione di quelli tradizionali dei grimoire), la barriera cromatica e altre affini diavolerie metapsichiche della Seconda rivoluzione industriale. Infine si annovera il weird marinaresco, nella tradizione del “Manoscritto trovato in una bottiglia” e del Gordon Pym di Poe, dei suoi romanzi Naufragio nell’ignoto (1907), I pirati fantasma (1909) e della gran parte dei suoi racconti.

Su Urania Horror è tornato Malpertuis di Jean Ray | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un’uscita Urania, particolare ma non troppo: Malpertuis, di Jean Ray.

Abbiamo sempre sospettato che dietro le più antiche leggende si nasconda un frammento di verità: Malpertuis cela un segreto e il suo nome evoca il male sotto forma di quello che non dovrebbe più camminare sulla terra. Nella casa dell’ignoto, all’apparenza un’antica e rispettabile dimora delle Fiandre, si intreccia la storia di un gruppo di personaggi che non sono quello che sembrano e che incarnano forze primigenie. Uno dei miti immemorabili dell’umanità sta prendendo forma e sembianze di nuovo… Presentato in edizione integrale, questo romanzo è il capolavoro di Jean Ray, lo scrittore che è stato definito l’erede europeo di H.P. Lovecraft.

A compendio, e integrazione culturale dell’operazione, una bella intervista ad Andrea Vaccaro e Ivo Torello, che in Hypnos hanno creduto fermamente in quest’autore dedicandogli la pubblicazione di una raccolta di racconti dell’artista belga. C’è bisogno di persone e pubblicazioni così…

∂| FantasyMagazine | I racconti del whisky


Su FantasyMagazine la recensione di un lavoro uscito per la Hypnos, I racconti del whisky, di Jean Ray.

L’antologia I Racconti del whisky è la prima raccolta di racconti di Jean Ray maestro del sovrannaturale nato a Ghent (Fiandre) nel 1887. Pubblicata in origine nel 1925 è la seconda che la casa edtrice Hypnos dedica all’autore fiammingo che gli estimatori conoscono non solo per la sterminata produzione di racconti, ma anche per il romanzo Malpertius, del 1943, nel quale era preponderante il tema della persistenza degli antichi miti nel mondo moderno.

Questo volume, curato e introdotto da Francesco Lato, autore anche della traduzione di parte dei 27 racconti che lo compongono, presenta storie brevi con un filo conduttore: il whisky. Ventisette storie brevi, quando non brevissime, rette il più delle volte dal sospiro di un’idea, da un lampo di genio che, come un sorso di whisky, colpisce con durezza, evaporando poco dopo, non lasciandoci però senza conseguenze.

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SCHELETRI.COM – RACCONTI DEL WHISKY I – Jean Ray


Recensione a I racconti del Whisky, di Jean Ray, edito da Hypnos, su Scheletri.com. La casa editrice, lo ricordo, si produce in riproposizioni di autori del Fantastico dimenticati eppure importanti; questo ne è un esempio:

Ritorna Hypnos con una raccolta del maestro Jean Ray. Questa casa editrice è ormai una delle poche, se non l’unica, a portare avanti un certo discorso e presentare ancora nel nostro territorio autori del genere weird, horror e fantastico che avrebbero bisogno di un ben altro trattamento e visibilità. La biografia del Nostro è stata ampiamente trattata nel volume di racconti il Gran Notturno uscito in precedenza sempre per Hypnos, questo volume si apre con una interessante prefazione di Francesco Lato della quale non vi svelo niente ma che completa il discorso e presenta i racconti qui inclusi. Il tema portante, come si evince, è quello del Whisky, che costituisce il peculiare e sottile filo che idealmente rende organica la raccolta. In realtà questo è solo un pretesto per fingere organicità a quella che nelle intenzioni era una sorta di ‘best of’ della produzione di Jean Ray apparsa in quel momento su riviste dell’epoca. E’ vero, di tanto in tanto compaiono elementi ricorrenti: il bar L’Angolo Incantato o i marinai Bobby Moos e Hildeshiem, gli usurai, ma è troppo poco per pensare davvero a un’organicità. La qualità di scrittura di Jean Ray è inconfondibile, troviamo i temi a lui cari sviluppati con una notevole dose di ironia e grottesco, più presente qui rispetto ad altre sue opere. I racconti sono tutti piuttosto brevi, ma non mancano di incisività e di arguzia. Il lettore si aspetterebbe di trovare un’ambientazione francofona, invece in questo caso la maggior parte delle atmosfere evocano una Londra immaginaria, ricreata in seguito alle letture di Dickens, che pervade le pagine come un nome tutelare, ma non per questo meno affascinante, con le sue ombre, le sue nebbie e i suoi tipi umani, con la loro avarizia e le loro miserie. Conclude il volume la preziosa post fazione di Danilo Arona, un’analisi che partendo dall’opera di Jean Ray, va a toccare altri maestri del fantastico e i legami tra letteratura e cinema, nelle poche (e dai risultati modesti) rappresentazioni tratte dalle opere di Jean Ray.

Jean Ray: I racconti del whisky. Racconti neri e fantastici. Vol. 2 – Edizioni Hypnos | Ver Sacrum


Recensione a I racconti del whisky, antologia di racconti di Jean Ray pubblicata da Edizioni Hypnos. Su Versacrum.com.

Continua, da parte dell’editore Hypnos, la riproposta della produzione del grande scrittore del fantastico europeo del ‘900 Jean Ray, indubbiamente uno degli ultimi esponenti della vera letteratura gotica. Il suo approccio inventivo, colto e delirante alla materia fantastica si è purtroppo in gran parte perso, con poche eccezioni – fa cui ricordo l’americana Shirley Jackson -, nell’horror moderno. Jean Ray fu un bizzarro personaggio, autore di autobiografie “immaginarie”, amante di Dickens, influenzato dalla penna incubica e dagli orrori marini di William Hope Hodgson, imbevuto di cultura gotica e nordica, come emerge leggendo le fosche ambientazioni londinesi presenti nel volume qui recensito I racconti del whisky (Les Contes du Whisky), volume  importante in quanto rappresenta il suo primo libro pubblicato in Belgio nel 1925 che all’epoca gli garantì una certa fama a livello locale.

∂| FantasyMagazine | I racconti del whisky


FantasyMagazine ci segnala l’ennesima uscita, per la Edizioni Hypnos: una seconda raccolta di racconti di Jean Ray. Questa casa editrice è molto attiva sulla riproposizione di vecchi e misconosciuti autori del Fantastico mondiale, ed è sempre bene segnalare le loro uscite.

Pubblicata a Bruxelles nel 1925, I racconti del Whisky è la prima raccolta edita di Jean Ray, e comprende ventisette racconti.  Spettri, creature mostruose, ma anche contrabbandieri, uomini di scienza, sono solo alcuni dei protagonisti delle vicende che si alternano tra la nebbiosa Londra e gli ancor più inquietanti canali di Amsterdam, in un’atmosfera tra il macabro e il grottesco. Ma il vero fascino dei Racconti del Whisky sta nella creazione di un mondo dove i personaggi negativi non sono mai cattivi fino all’osso e quelli positivi cedono sovente alle tentazioni: marinai, contrabbandieri, tagliagole, prostitute, tutti accomunati da un sorso di whisky (o più di uno) al momento giusto: perché la vita è senza speranza, per vincere la paura, perché si è soli ed è l’unico amico, talvolta semplicemente perché fa freddo. E, sempre, perché è eccellente, anzi, come dice l’autore, honorable.

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