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Il ricordo di Ken Russell | Carmilla on line ®


Un bel post su CarmillaOnLine ci aiuta a ricordare cos’è stato Ken Russell, il geniale regista inglese morto un paio di settimane fa; riporto qui sotto l’incipit del post, che è esemplare; voi però, leggetelo tutto:

Per tentare d’inquadrare Ken Russell, il visionario regista morto ottantaquattrenne lo scorso 24 novembre, non è sufficiente il riferimento al cinema che pure gli portò fama internazionale. Anzitutto perché il vecchio provocatore ha recato contributi importanti anche su altri versanti: si pensi alla televisione, per cui girò opere affascinanti e da noi praticamente sconosciute (corti, documentari, sceneggiati – un esempio per tutti, Dante’s Inferno, 1967, sulla tormentata relazione tra Dante Gabriel Rossetti ed Elizabeth Siddal), impegnandolo all’inizio e poi di nuovo al crepuscolo della sua carriera; o ovviamente alla musica, grazie a una serie di pellicole come la psichedelica rock-opera degli Who Tommy, o i febbricitanti, drammatici e magari grotteschi ritratti biografici di musicisti per cinema e tv (Bartók, Elgar, Debussy, Delius, Richard Strauss, Ciajkovskij, Mahler, Liszt…), che testimoniano un’appassionata compenetrazione tra linguaggi artistici diversi. Ma un secondo motivo guarda a un fronte persino più ampio: e riguarda il collegamento tra questo cattolico (almeno in origine, con tutto ciò che comportava per il suo alfabeto simbolico) in realtà panteista, dissacratore ironico e spudorato nel segno dell’eccesso e del kitsch, cantore dei parossismi di arte, sesso e sangue, a un più variegato arcipelago di culture alternative britanniche, tra lezione del gotico vittoriano e riflessione sul mito alla Graves, politeismi assortiti e revival esoterico.

Addio a Ken Russell, l’onirico ∂ Fantascienza.com


A integrazione del post di addio a Ken Russell di ieri, mi pare giusto inserire il necrologio di oggi di Fantascienza.com, così completo ed evocativo, anche poetico, da non aver bisogno di nessuna modifica. Ecco qui sotto i passi significativi, quasi integrali:

Se n’è andato sognando, e forse non poteva esserci per lui fine più appropriata. Ken Russell è morto in un’ospedale inglese nella notte tra domenica e lunedì, dopo una serie di attacchi di cuore, all’età di ottantaquattro anni. E’ stato il figlio maggiore, Alex Verney-Elliot, a dare la notizia: “E’ morto in pace, con un sorriso sul volto.” Aveva mostrato la sua versatilità nel manovrare la macchina da presa, versatilità confermata nel corso degli anni passando dai drammi sentimentali come l’ottimo Donne in amore al leggendario musical rock Tommy, che lo consacrò alla fama mondiale. Ma gli appassionati di fantascienza lo ricordano per Stati di allucinazione, controversa e visionaria storia in cui uno scienziato (l’allora esordiente William Hurt) cerca, attraverso la stimolazione dell’inconscio, di risalire la memoria collettiva di razza lungo tutti i gradini dell’evoluzione, per arrivare fino al primo nucleo vivente di materia presente alla nascita dell’universo.

Quel film del 1980, profondo e visionario, vinse un Oscar per la colonna sonora, mentre a Russell andò la nomination ai Saturn Award. Da lì in poi alternò prove buone (L’ultima Salomé, Whore — puttana) ad altre meno convincenti. Dopo il flop del suo ultimo film, Oltre la mente, del 1995, Russell si ritirò dalla scena ufficiale, dedicandosi alla scrittura e alla fotografia, e limitandosi a qualche collaborazione come quella, del 2006, in Brothers of the Head, mockumentary tratto da un racconto fantascientifico di Brian Aldiss. O addirittura comparendo con un cameo in Lost in La Mancha, cronaca dello sfortunato mancato film su Don Chisciotte di Terry Gilliam. Discusso, controverso, visionario, eclettico, anarchico, eccessivo, barocco: tutti aggettivi che provano a definire un regista che ha sempre fatto di tutto per non rientrare in qualunque schema, spiazzando pubblico e critica con film in cui provava a inseguire e decriptare le sue personalissime ossessioni, attraverso un aspetto visivo ricercato e di grande impatto. Insomma, un regista che ha fatto del cinema un modo per portare in superficie gli aspetti più oscuri dell’umanità, quelli più illogici e irrazionali, che vivono nella dimensione del sogno.

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Addio a Ken Russell, regista visionario tra diavoli, allucinazioni e opera rock


Ken Russell

Image via Wikipedia

Addio a uno dei più trasgressivi, visionari, originali cineasti di sempre: Ken Russell, regista e sceneggiatore britannico, è morto in ospedale, a 84 anni. Lo ha annunciato il figlio Alex. L’autore di tanti film diventati cult – tra cui I Diavoli, Tommy, Lisztomania, Stati di allucinazione – lascia in eredità, oltre alle sue opere, un’idea di cinema estrema, inconfondibile: contenuti forti, spesso fantastici, con molto sesso e sangue, abbinati a uno stile psichedelico e opulento. Con alcuni marchi di fabbrica subito riconoscibili, per i suoi ammiratori: dall’uso insistito dei colori primari all’ossessione per le scene con il fuoco e per i rituali mistici di vario tipo. “La vita è troppo breve – era una delle sue frasi celebri – per fare pellicole su gente che non piace: meglio realizzare opere illuminanti come le mie”.

L’articolo, completo di biografia e di filmografia, è su Repubblica.it. Che chiosa così:

Russell, del resto, era un uomo di grandi passioni anche nella vita privata: ha avuto quattro matrimoni, quattro divorzi, cinque figli. Sul piano professionale, invece, aveva un’idea chiara del suo posto speciale, nel mondo dei grandi cineasti. Come dimostra il celebre episodio del suo incontro con Federico Fellini, a Cinecittà: parlarono brevemente, poi si definirono reciprocamente “il Fellini inglese” e “il Ken Russell italiano”. Due grandi talenti, con due “ego” altrettanto grandi: ma sicuramente loro potevano permetterselo.

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