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Realtà immateriale


Ti ricordi delle parole dette in fronte all’abisso, che si contorceva? Mi sembra di vederle ancora vive, che tentano di blandirmi, di nascondermi la realtà dell’immateriale.

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Diciamolo in italiano: l’intervista esclusiva | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine una bella intervista di Lucius Etruscus ad Antonio Zoppetti, curatore del blog Diciamolo in italiano e fautore di iniziative inerenti la lingua italiana.

Sia il tuo blog che il tuo libro più recente si intitolano “Diciamolo in italiano”: quando hai sentito il bisogno di denunciare la rinuncia degli italiani a “dirlo in italiano”?

Qualche anno fa volevo scrivere un libro sull’italiano del Nuovo millennio, e ho cominciato a studiare e raccogliere materiale per capire cosa stava cambiando. Inevitabilmente, ho dovuto affrontare il problema degli anglicismi, ma all’epoca ero convinto della validità delle argomentazioni di Tullio De Mauro e dei principali linguisti. Credevo che la lingua italiana non fosse in pericolo, che gli anglicismi fossero soggetti a forte obsolescenza e passassero di moda rapidamente, che fossero perlopiù tecnicismi non in gradi di intaccare la lingua comune. Invece, approfondendo la questione mi sono accorto che molti dei dati citati risalivano agli anni Ottanta, che tra i “tecnicismi” c’erano parole che conoscevano anche i bambini, come mouse, password, scanner, laser… che non esistevano dati sugli anglicismi usciti dalla lingua e regrediti. Insomma, le cose non tornavano e avevo bisogno di compiere nuove ricerche.

La mia fortuna è stata che nel 1992 avevo curato il riversamento in CD-Rom del primo completo dizionario digitale messo in commercio in Italia, il Devoto Oli. Quel lavoro fu il prototipo dei dizionari digitali che circolano ancora oggi, avevamo inserito la possibilità di ascoltare in audio la pronuncia di 20.000 parole e soprattutto avevo “smontato” il dizionario per ricostruirlo in oltre un centinaio di indici: i linguaggi settoriali e gli ambiti, gli indici grammaticali, etimologici… Tra questi c’erano anche i forestierismi, divisi lingua per lingua, tra cui 1.600 parole inglesi. Questo primo lavoro pionieristico non ebbe all’epoca una grande circolazione e oggi non lo conosce quasi nessuno, eppure si è rivelato fondamentale per me, perché era il primo dizionario digitale che permetteva l’estrazione dei dati per parole chiave. Prima di allora non era possibile conteggiare gli anglicismi ed estrapolarli dai dizionari, se non leggendo tutto il volume.

Recuperate tute queste informazioni, non restava che confrontarle con quelle di oggi. E allora, con grande stupore, facendo un confronto “all’americana” tra il Devoto Oli 1990 e quello del 2017, mi sono accorto che gli anglicismi erano passati da 1.600 a 3.500. Confrontando gli elenchi è stato facile rendersi conto non solo dell’aumento, ma anche del fatto che le nuove entrate erano sempre meno tecnicismi. Poi, visto che non esistevano statistiche, mi son messo a contare gli anglicismi usciti dal dizionario del 1990, e ho scoperto che erano meno di 70, di fronte a un’entrata di quasi 2.000 nuovi. Contando e facendo ricerca mi sono accorto che l’anglicizzazione dell’italiano in trent’anni non solo era innegabile, ma era anche enorme.

Dunque, abbandonato il progetto iniziale, ho lavorato solo sugli anglicismi, e ne è uscito il libro che hai citato che contiene dati e ricerche prima assolutamente inedite. Subito dopo ho aperto un sito personale per divulgare e approfondire le mie tesi.

IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE > L’INGLESE E’ E RESTA UNA LINGUA GERMANICA


Un bel post di Marco Moretti sulla lingua inglese e sulle sue derivazioni, inclinazioni e storpiature che quel linguaggio ha subito col passare dei secoli, e delle dominazioni. Demolizioni che, almeno questo, la nostra lingua non ha passato.

La natura germanica della lingua inglese moderna dovrebbe essere chiara a tutti. Eppure non è così. Il vocabolario derivato dall’anglosassone sembra esiguo rispetto all’immensa mole dei prestiti di origine romanza, latina e greca, così sono state avanzate proposte di classificare l’idioma di Shakespeare come una lingua germano-romanza. Per lo stesso motivo l’uomo della strada, che ignora la filologia germanica, è incline a ritenere l’inglese un bizzarro tipo di lingua romanza. In Italia questa opinione è diffusissima, complice un sistema scolastico tradizionalmente ostile a tutto ciò che non ha in Roma la sua radice.

La battaglia di Hastings (1066) ha cambiato per sempre il destino dell’Inghilterra. A causa del dominio dei Normanni, la lingua inglese è stata colpita da una sciagura gravissima, un trauma irreparabile a cui possiamo dare il nome di integrazione anglo-romanza. Gli esiti di questo processo spaventoso e caotico sono sotto gli occhi di tutti. Si stima che circa l’85% del lessico anglosassone originale sia andato perduto. Circa 10.000 vocaboli sono entrati nel medio inglese a partire dalla lingua d’oïl parlata dai Normanni. Di questi prestiti, il 75% è tuttora vivo. Come se non bastasse, innumerevoli parole dotte sono state prese a prestito dal latino e dal greco nella fase dell’inglese moderno. Questo processo, che tra le altre cose ha permesso la formazione della lingua scientifica, è tuttora in corso e non accenna a diminuire. Potremmo quasi parlare di integrazione anglo-latina e di integrazione anglo-greca. Esistono moltissimi lavori che parlano di questi argomenti, sia nel Web che cartacei.

Come conseguenza della sua storia molto travagliata, l’inglese è una lingua fortemente dissociativa. Questo significa che forma parole derivate a partire da radici prese dal francese, dal latino o dal greco, che non hanno alcuna attinenza con la radice germanica usata per esprimere il concetto di base. Questo è in netto contrasto con la lingua di Beowulf, che era fortemente associativa, dal momento che formava le parole derivate utilizzando la radice delle parole semplici e opponendosi a ogni opacità etimologica.

Intimo cluster


Istintivo nella complessa esercitazione dei diritti, i tuoi intimi parolai serrano i significati nel tuo intimo cluster di Nulla senziente.

Intemperanze


Provo a illustrare gli idiomi in una vasca di decantazione psichica, mentre le intemperanze assumono fattezze gotiche.

Evocazione immaginifica


Mi muovo nella complesse righe dimensionali, a cercare la definitiva estensione delle parole conglobate dalla loro evocazione immaginifica.

Verbo che non finisce


Sull’altalena delle empatie mi sento di espandermi indefinitamente fino alle parole che tornano indietro da un tempo immemore, ancora formate, sempre articolate: il verbo non finisce mai di eseguirsi.

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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