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Archivio per Lankenauta

Lankenauta | Pipistrelli


Su Lankenauta una nota di lettura – più che una recensione – a Pipistrelli, la raccolta di una certa produzione di Gustav Meyrink che TreEditori ha dedicato all’autore austriaco del secolo scorso; è interessante la nota di lettura perché mette in evidenza il solco tra chi mastica o è attratto dalle materie insondabili (esoterismo, occultismo, magia, religioni etc.) e tra chi considera l’esistenza come un puro evento meccanicistico e magari positivista: l’inumano è sempre in agguato, o meglio incombe continuamente il fattore che si fa beffe dell’umano e delle sue ridicole esigenze fisiche, mentre sullo sfondo si muovono forze e logiche che nulla hanno a che vedere col nostro mondo.
Un estratto:

Avvicinarsi al mondo letterario e quindi anche spirituale di Meyrink richiede una conoscenza di cui, sinceramente, mi sento sprovvista. Esoterismo, iniziazione, amore per il mistero (in tutte le declinazioni, dalla kabbalah ebraica alla teosofia, dallo spiritismo al buddismo) certamente hanno un’eco non limitata solo al Nostro nella Mitteleuropa a cavallo tra Otto e Novecento. È come se l’uomo di quest’epoca cercasse nuove certezze, nuove strade, che riescano a superare una difficoltà del vivere per nulla lenita o aiutata dalle religioni tradizionali, vuoi per la rigidità schematica dei riti, vuoi per un messaggio (penso soprattutto a quello cristiano) percepito come anacronistico e imperfetto. Ci deve essere altro, si dicono gli spiriti meno felici, e lo cercano oltre il velo del tangibile. Il soprannaturale qui però non si fa misticismo celeste mediato da angeliche creature, piuttosto invece proviene dalle profondità della terra e dell’inconscio da cui sono generati i demoni che tormentano l’esistenza.
È un’epoca di sommovimenti, anche di pensiero. Si studia l’anima e le chiavi per una volta non sono in mano unicamente alle religioni. La psicoanalisi rivela l’esistenza di una dimensione intangibile che tuttavia muove da fatti e accadimenti e ne dispone conseguenze fisiche. Ci sono cure che non passano – forse per la prima volta – dall’ambito meramente spirituale: occorre dare un nome all’ombra che abita l’uomo, spesso inscindibilmente legata alla luce che lo attraversa, occorre entrare in un contatto ravvicinato con se stessi, e accettare di scoprire ciò che si cela dietro l’apparenza di comportamenti e pensieri.

Leggere Meyrink diventa faticoso in più di un’occasione. La realtà non è quasi mai felice, neppure l’impressione di aver finalmente raggiunto l’agognata meta salva i suoi personaggi da una fine spesso tragica. Non conoscere il simbolismo sotteso a tanti particolari, priva in effetti di una chiave importante per comprendere le ossessioni e la ricerca dell’autore: a questo rimediano – ma solo in parte – l’ottima introduzione di Anna M. Baiocco e le necessarie note a piè di pagina.

Lankenauta | Queste montagne bruciano


Su Lankenauta una recensione al romanzo Queste montagne bruciano di David Joy, che non mi aveva inizialmente incuriosito, poi sono stato attirato dalle parole melliflue usate nell’articolo e pian piano mi sono trovato avvolto nella tela usata dal recensore, finendone per restare affascinato, come se fossi stato posto davanti a una sirena. Vi lascio a un ampio stralcio della recensione:

Nel caso specifico poi il merito non sta soltanto nell’averci fatto conoscere uno scrittore validissimo ma nell’aver proposto un genere che, a quanto pare, dalle nostre parti non sembra mai aver avuto una particolare diffusione: il “country noir”, detto anche black country oppure thriller rurale; ovvero vicende, pur sempre incentrate su un’indagine del lato oscuro dell’uomo e della società mettendone a nudo la corruzione e il degrado, ma questa volta ambientate in territori remoti o ai margini dimenticati della cosiddetta globalizzazione. Esattamente le condizioni nelle quali si trovano i protagonisti del romanzo, alle prese con il territorio occidentale della Carolina del Nord, al confine con il Tennessee, nel mezzo delle le aree tribali degli indiani Cherokee, delle loro montagne e dei loro secolari boschi, perennemente devastati da incendi. In questo contesto, bellissimo e disagiato nel contempo, vivono l’attempato e disincantato Raymond Mathis, vedovo e padre di un giovane tossico; Danny Rattler, un altro tossico di etnia cherokee, perennemente a caccia di una dose, grazie alle sue abilità di ladruncolo; gli agenti della DEA Ron Holland, il capo, e Rodriguez nelle vesti di infiltrato, che tentano fino all’ultimo di arrivare al pesce grosso del traffico di stupefacenti. La morte per overdose di Ricky, il figlio di Raymond, scatenerà una vendetta feroce contro gli spacciatori che, come effetto collaterale, cambierà nettamente sia la vita di Rattler, sia le indagini di Holland e Rodriguez. È proprio dal momento in cui Ray Mathis, grazie alla sua capacità nel percorrere di notte le foreste e grazie a un compagno esperto di esplosivi, si sarà vendicato facendo esplodere i rifugi degli spacciatori che si generano tutti gli eventi che potremmo definire più propriamente “noir” e che porteranno alla sorprendente scoperta del responsabile del narcotraffico. Ma al di là della vicenda poliziesca, che pure prende l’avvio dopo diverse pagine, l’aspetto più interessante del romanzo, e che più coinvolge, è il racconto, sempre con in primo piano i sentimenti dei protagonisti, della corruzione morale che ha portato un popolo e il suo ambiente allo sfascio: “Cherokee era un’altra città adesso. Il casinò aveva cambiato tutto […] Era in corso un rinascimento, cosa che avrebbe dovuto riempire Denny di orgoglio, invece gli dava un senso di vuoto e di vergogna. Lui era quello contro cui i forestieri puntavano il dito, l’indiano ubriacone, l’indiano tossicodipendente che accettava solo l’assegno della tribù da spararsi in vena. Nella sua mente, sentiva ancora il suono del tamburo, vedeva ancora suo zio che danzava a torso nudo tutto sudato nell’aria umida odorosa di caprifoglio, e desiderava tanto poter tornare indietro” (pp.241).

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Lankenauta | Chthulupunk


Su Lankenauta la recensione di Ettore Fobo a Chthulupunk, lavoro recente – a metà strada tra narrativa quantica, saggio e autobiografia, senza che sia davvero nulla di tutto ciò – di Lukha B. Kremo uscito nella colla non-aligned objects, da me curata per i tipi di DelosDigital. Vi lascio a un estratto:

Si tenta la via dell’ibrido, romanzo autobiografico in cui il vero e il falso non sono mai sicuri, saggio che tratta i temi della fisica più all’avanguardia e ne coglie le immense risonanze filosofiche (non dimentichiamoci che Kremo insegna storia e filosofia nei licei). Tutti questi dati (biografici, storici, fisici, filosofici) sono mescolati con leggerezza direi da perfetto connettivista, movimento al quale Kremo fu fra i primi ad aderire. Connettere quindi ciò che appare distante dalla nostra troppo umana percezione. Movente poetico sotterraneo a un movimento di narratori e poeti, che fu fondato nel 2004 da Sandro Battisti, Giovanni De Matteo, Marco Milani. Connettere i saperi per denunciare la fattucchieria del Sapere. Mettere in correlazione, in risonanza quantistica.

In tutto questo la vita di Kremo, la sua straordinaria aneddotica si perde un po’. Un difetto di questo ibrido è la brevità. Che cosa sarebbe stato se Kremo avesse lasciato andare il cuore alle sue rievocazioni di pirata metropolitano? Quali avventure avrebbe cavato dal cilindro? Lui, mago dell’underground milanese, ora disperso in mille rivoli che da vero marinaio manco si ricorda. Editore, poeta, elettro musicista, viaggiatore, scrittore, hacker, conoscitore esperto di geopolitica, come dimostra il suo blog, artista di mail art, inventore della Nazione Oscura, micronazione dell’immaginazione che batte moneta, ha un calendario, ministri. Se ogni stato è parodia, qui siamo alla parodia di una parodia: il Re è Nudo. Per inciso i rapporti con lo Stato Italiano sono stati sanciti dall’invio di un pezzo di ghiaccio alla Presidenza del Consiglio. Rapporti letteralmente “congelati”. Probabilmente ad libitum. Performance artistica, poetica boutade, protesta satirica, ridicolizzazione del potere si mescolano: genio toscano. Kremo è nato a Livorno, da bambino era in Nigeria -conosciuta per decenni la periferia milanese- ha vissuto in provincia di Genova, poi alle isole Canarie, infine è tornato nella città natale. Ma chi lo conosce lo sa: non abita da nessuna parte, il suo camper è un’ astronave che viaggia nel tempo. Le sue case vestigia di regni perduti.

Ecco la mania contemporanea di abbreviare tutto: video, film, canzoni, libri… Ne parla molto bene “Cronofagia” di Davide Mazzucco. Escono “prodotti” a velocità sempre più inquietanti, vietato soffermarsi troppo su uno di questi; il capitalismo ci mangia il tempo con il lavoro e con l’intrattenimento. E ciò produce il Kipple, lo scarto, Kremo ne è da sempre ossessionato, tanto da chiamare Kipple Officina Libraria la propria Casa editrice, punto fermo per gli appassionati del fantastico e da qualche anno anche della poesia di sperimentazione con la collana Versi Guasti curata da Alex Tonelli. Casa editrice “piccola ma combattiva”, la definì Giuseppe Lippi. E non dimentichiamoci che Pulphagus stesso altro non è che un planetoide fatto di spazzatura che orbita intorno alla terra. Contro il disordine entropico, non rimane che cercare un ordine ma come se anche l’intelligenza, sistema ad alto consumo di energia, aumenta il disordine stesso? Scendiamo nella terra dell’insolubile e dell’enigma.

Lankenauta | Dal caos al cosmo, introduzione al cosmismo russo


Su Lankenauta la recensione a Dal caos al cosmo, introduzione al cosmismo russo, di Silvano Tagliagambe, con prefazione di Armando Torno. Vi lascio ad alcuni brani della valutazione:

Il riferimento a Dostoevskij non è certo casuale in un volume che parla di un fenomeno culturale e una corrente filosofica poco approfondita alle nostre latitudini e nata nella sterminata Russia a fine ‘800, con sviluppi di vario tipo nel secolo scorso, alla quale all’editore va il merito di aver dedicato altri testi all’interno della collana ove appare anche quello di Silvano Tagliagambe accompagnato dalla prefazione di Armando Torno, giornalista, saggista, autore di opere letterarie e saggi di carattere filosofico e teologico tradotti in più lingue. Nella collana Historos diretta da Luciano Canfora sono presenti altri testi sul cosmismo oltre a saggi filosofici, politici e storici anche sulla storia più recente con una particolare attenzione a un universo spesso misconosciuto come quello russo.

Il più autorevole teorico del cosmismo è Nikolaj Fëdorov che con la sua opera filosofica Opera comune segnerà la nascita del movimento che influenzerà in vario modo anche giganti della letteratura russa quali Tolstoj e Dostoevskij, senza mancar di notare che la biblioteca di Lenin vanterà titoli di quello che può essere considerato il padre fondatore del cosmismo. Il saggio di Tagliagambe, al di là dello specifico interesse che può suscitare una disciplina filosofica che sconfina nella teologia e nell’esoterismo mandando suoi echi nel mondo delle arti e delle scienze è importante anche per capire, o provare a farlo, qualcosa circa l’assoluta particolarità della cultura russa. Alcuni versi di una poesia di Fëdor Tjutčev (tradotti da Tommaso Landolfi) lo testimoniano:

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Lankenauta | Canti d’Amnios


Su Lankenauta una recensione di Giovanni Agnoloni a Canti d’Amnios, silloge di Ettore Fobo immersa nel flusso delle “specchiature cosmiche, aperte tanto sull’universo quanto sul momento e il luogo presenti”. Un estratto delle percezioni del recensore:

È una forma di gloria, io credo,
la luccicanza dell’abbandono in tenebroso serpente,
in fantasioso stordimento di forme,
laggiù, spazzate via…

(da “Vertigine”, pag. 7)

Dialoga, quasi flirta con i limiti dell’esistenza umana e con la stessa idea della morte, che nel turbinio della riflessione poetica si ricollega all’esterna ciclicità del tutto. In questo senso, mi viene da visualizzarla come una poesia filosofica, forse perfino “kundalinica”, come i rimandi al simbolo del serpente lasciano immaginare.

Questo ricordo di fiamme nel sangue,
quando l’alchimia del verbo evaporava
rugiada su uno stelo di preghiera,
e la mente era un alterco
fra la mia caricatura sediziosa
e il fantasma di me stesso,
tacendo il limite di morte
spesse volte in estasi truccate.
Vidi natività di serpe nel fogliame
farsi auspicio di sapienza,
nei bassifondi stregata
dell’eterno mutamento;
e una candela rischiarava
fogli pieni di illeggibile
scrittura in cerca di visione.
E poi ricordo che c’era una ragazza,
che chiamava il mare goccia
d’infinito, e poi rideva.

(“Adolescenza”, pag. 8)

I versi di Fobo sono carichi di disincanto, ma anche di un’intensità di pathos nostalgico dall’impronta romantica e vagamente simbolistica. Ci sento echeggiare La terra desolata di T. S. Eliot, ma anche la visione del mondo e del tempo di Giacomo Leopardi, insieme a una remota ascendenza dantesca. È in questo cocktail di mood descrittivi che si sostanzia il rimando a una dimensione estetico-percettiva “amniotica”, contenuto nel titolo della silloge.

Lankenauta | Libri per l’estate (e non solo) 2021


Su Lankenauta i consigli di lettura delle vacanze e tra essi, quelli di Ettore Fobo che segnala, con mio sommo piacere, la mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano uscita per Kipple Officina Libraria nell’ambito della collana Versi Guasti, curata da Alex Tonelli. Ecco la motivazione:

Questo poema è un corpo di linguaggi che si situano sulla soglia fra sonno e veglia, come visioni ipnagogiche annunciano un risveglio a una consapevolezza ulteriore, risveglio allo sguardo interiore che si scopre essere vasto come lo spazio stellare, voragine, precipizio. Lo sciamano è qui il doppio del poeta, vera zona d’intensità psichica in cui il poeta si specchia, nemesi, origine e scopo dell’attività poetica, raccontata soprattutto come trasformazione della coscienza. Edito da Kipple Officina Libraria, “Il sentiero dello sciamano” di Sandro Battisti, fra gli inventori del Connettivismo, è la dimostrazione che la piccola editoria è il luogo ideale perché il pensiero poetante possa dispiegarsi in tutta la sua originalità eversiva.

Lankenauta | Il sentiero dello sciamano – secondo estratto


La recensione di Ettore Fobo, apparsa su Lankenauta, alla mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano è così articolata, complessa e bella da aver bisogno di segnalarne un secondo estratto; ed è così che, con una piccola forma di imbarazzo ma pregno di felicità, perché Fobo ha compreso esattamente il mio afflato, incollo qui sotto un nuovo corposo estratto da affiancare al primo, ringraziandone mai abbastanza l’estensore:

Pensiamo all’estrema e stralunata concretezza di questi splendidi versi: “La danza è una visione nel silenzio dei gesti”, pensiamo all’intersecarsi di linguaggi diversi: da quello della fisica quantistica ad uno più propriamente mistico, esoterico, teologico, sciamanico dove il pensiero poetico è colto nella sua esplosione geometrica ma anche nella sua dimensione rituale.
Allora è un’illuminazione: è un percorso iniziatico di trasfigurazione che Sandro Battisti sta configurando sotto occhi sempre più complici di questo gioco di cui si indovina il tremendo rigore. Occhi sempre più complici perché il poeta ci seduce, ci ammalia, ci strega con il suo linguaggio covato nell’ombra di un’apocalisse interiore. Bisogna farsi veggenti una volta di più, come nelle parole di Rimbaud, attraverso lo sregolamento di tutti i sensi logici ordinari. Ci smarriamo nell’infinito di “vastità siderali” che sono “vie del dialogo divino”, sono “movimenti di comprensione”. Ma affrontiamo anche il senso di “un’inutilità incarnata”, mentre lo sciamano “ osserva/ scruta /interpreta/ mostra” e l’uomo è soltanto “sudario di dolore”. Ancora una volta è il sacro che ci invade e ci permette con la sua irruzione di vedere i segni del suo passaggio. Come scrive Alex Tonelli nell’introduzione: “Il paradosso perfetto: solo tramite il movimento ritmico, musicale, carnale del corpo biologico si creano le condizioni per elevarsi dal corpo stesso e diventare solo ritmo, solo musica, solo pura parola poetica.”

Si crea così una circolarità di temi che si riecheggiano, in questo poema che è appunto un corpo di linguaggi che si situano sulla soglia fra sonno e veglia, come visioni ipnagogiche annunciano un risveglio a una consapevolezza ulteriore, risveglio allo sguardo interiore che si scopre essere vasto come lo spazio stellare, voragine, precipizio. Ancora una volta Eraclito: “I confini dell’anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie; così profondo è il suo logos”. Il poeta, veicolo di queste forze oltreumane, è il luogo in cui si compie una palingenesi linguistica di parole prese nel vortice di “derive cognitive” che alludono costantemente al tema della morte come rinascita e socraticamente come guarigione da quel male che è la vita stessa, in cui l’umano è giustificato solo nella sua tensione a un oltre, un altrove di senso in cui l’alterità non umana può manifestarsi. Forse lo sciamano è qui il doppio del poeta, vera zona d’intensità psichica in cui il poeta si specchia, nemesi, origine e scopo dell’attività poetica, raccontata soprattutto come trasformazione della coscienza.

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Recensione a “Il sentiero dello sciamano” – su Lankenauta | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su Lankenauta è uscita, a firma di Ettore Fobo, una recensione a Il sentiero dello sciamano, silloge poetica di Sandro Battisti uscita per KippleOfficinaLibraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli. Un estratto:

Difficile dare conto di una scrittura così emozionante come quella di Sandro Battisti, nel suo essere, in piena trascendenza, un lucido specchio di una ritmica espansione della coscienza. Si è stanchi, finalmente direi, dell’umano, si anela a un oltre, che è nel linguaggio la vertigine del suo stesso venir meno alle coordinate logiche, vigili, coscienti: ma non si sprofonda nella cieca violenza del caos, si accede a un ordine diverso, più profondo, originario, forse onirico, sicuramente esoterico nel senso etimologico di “interiore”, “nascosto”, in cui le differenze logiche sembrano dissolversi in unità e dove la parola è canto, una “cantilena tribale” che mostra la via verso una consapevolezza magica, sognante ma sempre estremamente lucida, libera, come testimonia questa scrittura densa eppure controllata, visionaria ma mai sterilmente astratta.

LA QUARTA
Lo scrittore ci svela l’inganno della parte e del tutto, però cosa è parte e cosa è tutto non lo riusciamo a comprendere: l’unità perde senso, il punto di accesso alla silloge diventa indifferente. Come un vortice che trascina, si mischia in se stesso e si confonde nelle sue varie parti; così i testi che compongono questa raccolta diventano un caleidoscopio che non va compreso, non va scomposto perché ogni frammento ha in sé un universale che rimanda ad altro e viceversa, continuamente.

L’AUTORE
Sandro Battisti è uno dei fondatori del movimento letterario Connettivista. A partire dal 2004 si è dedicato allo sviluppo di uno scenario comune a molti suoi lavori successivi, l’Impero Connettivo, dapprima con racconti apparsi su NeXT, la fanzine del movimento, con il fumetto “Florian”, successivamente nei romanzi “PtaxGhu6” (2010), scritto in collaborazione con Marco Milani, e “Olonomico” (2012). Ha vinto il Premio Urania 2014 e il Premio Vegetti 2017 con “L’Impero restaurato”; è curatore dell’antologia di strano weird “La prima frontiera” (2019). Scrive quotidianamente sul blog https://hyperhouse.wordpress.com.

LA COLLANA
VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Sandro Battisti, Il sentiero dello sciamano
Introduzione: Alex Tonelli
Postfazione e copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Formato ePub e Mobi – Pag. 99 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-41-5
Formato cartaceo – Pag. 98 – 10.00€ – ISBN 978-88-32179-42-2

Link:

Recensione su Lankenauta a “Ventitré modi per sopravvivere”, silloge di Ksenja Laginja | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Ettore Fobo recensisce su Lankenauta la silloge poetica Ventitré modi per sopravvivere, di Ksenja Laginja, uscita per la collana VersiGuasti di Kipple Officina Libraria. Vi lasciamo alle sue parole:

Leggendo e rileggendo il testo il mistero del numero 23 invece di chiarirsi si infittisce e con esso la trama di un linguaggio, sospeso fra luce e oscurità in un colloquio stregato, si fa via via più misteriosa. Ciò che unisce tutto in unità, dall’asteroide Thalia 23 al codice dei telegrafisti, dalla geometria euclidea ai geroglifici egizi, dalla teoria dei bioritmi al radiotelescopio di Arecibo, è lo stile di una scrittura che, se scava nell’assenza e nell’ombra, sa essere fatalmente esatta nella sue peregrinazioni e divagazioni, nei suoi slittamenti, nelle sue derive.

LA QUARTA I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere Introduzione: Alex Tonelli Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0 Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

Lankenauta | Bugiardi senza gloria


Su Lankenauta la segnalazione di un nuovo libro giornalistico di Marco Travaglio, interessante perché con documentazione inoppugnabile – prove processuali – l’autore dimostra come la classe politica italiana, manageriale e giornalistica sia allineata ai bisogni del business: la truffa, quella ideologica e/o concreta, affinché il Sistema del sopruso in nome del capitale si perpetui un altro po’. Bugiardi senza gloria:

Travaglio, che dirige un quotidiano chiaramente d’opinione, è noto per i suoi editoriali nei quali è tutto un perculare senza remore; e questo inevitabilmente qualche rodimento lo provoca. Il punto semmai è che il risentimento, almeno quella più profondo, ci sta nasca non tanto dalle opinioni e dallo scarso bon ton di Travaglio & C. quanto dai fatti e dalle inchieste proposte dal suo quotidiano.

Difatti “Bugiardi senza gloria” potremmo definirlo la seconda parte, aggiornata, del precedente “La scomparsa dei fatti”, feroce atto d’accusa nei confronti di una casta di giornalisti troppo appecoronata agli interessi del loro editore; che così esordiva: “I fatti separati dalle opinioni. Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: Niente fatti, solo opinioni. I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no […] Oggi sono spesso le opinioni a trasformarsi in fatti” (pag. 1).

La sostanza di “Bugiardi senza gloria”, autentica enciclopedia di mistificazioni, spesso al limite del ridicolo, perpetrate ai danni dei lettori e quindi dell’opinione pubblica, può essere sintetizzata in queste parole: “Tutto parte ancora dai quotidiani ‘di carta’. Per questo continuano a uscire in edicola, anche se hanno quasi tutti i bilanci in rosso. Convengono ai loro rispettivi padroni. Non per i ricavi, spesso magri o inesistenti, anche con finanziamenti pubblici e/o gli introiti pubblicitari. Ma perché condizionano la percezione della realtà, dunque l’opinione pubblica, quindi la politica, l’economia la magistratura. I padroni dei giornali e delle tv non hanno nulla a che fare con gli editori, anche se si fanno chiamare così: usano i loro media come bastoni e carote. Bastoni per malmenare chi ostacola i loro interessi (in tutt’altri campi: quelli dei loro veri business). Carote per nutrire chi li asseconda e si mette al loro servizio” (pp.12). Tutto questo per dire che “In Italia il problema numero uno non è la politica, né l’economia, né la giustizia: è l’informazione”. E sugli episodi, spesso ridicoli, che “a colpi di censure, bugie, invenzioni, calunnie, doppiopesismi, giravolte, ipocrisie, hanno alterato la percezione di quel che accade sotto i nostri occhi” (pp.16), è stato ricostruito un repertorio davvero impressionante.

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