HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Lankenauta

Lankenauta | Libro dei fulmini


Su Lankenauta la recensione a Libro dei fulmini, strano romanzo di Matteo Trevisani. Un copiaincolla della critica, giusto per capire cosa ci troviamo davanti:

Il protagonista del romanzo di esordio di Matteo Trevisani (Libro dei fulmini, Atlantide 2017, Euro 20,00) è uno studioso di magia ed esoterismo e fa il giornalista culturale per una rivista per la quale si occupa di “musei abbandonati, chiese senza più storia, templi romani obliati”. Anche lui si chiama Matteo come l’autore, il quale egli stesso da sempre si occupa di esoterismo, scienze occulte e filosofia, forse più di un sospetto sulla nascita di un nuovo genere letterario di tipo ibrido quale potrebbe essere definita un’auto fiction in salsa di saggio archeo-filosofico? Matteo ci accompagna in una Roma umbratile e crepuscolare, anche se per lo più limitatamente a quella delle antiche vestigia imperiali e invasa dalle orde di turisti, con i palazzi trafitti dall’arancio dei raggi del sole al tramonto, alla ricerca dei misterici segni lasciati dai fulmini. I fulmini sono i messaggeri degli dei e tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Il loro culto che testimonia il rapporto della divinità con gli umani e risponde alla necessità di “normalizzare i rapporti fra cielo e terra”, è tramandato nei secoli e risale prima ancora che ai romani, agli etruschi che ne furono i primi sacerdoti.

Matteo riceve un messaggio sul telefono che lo invita a recarsi al Tabularium, la terrazza che domina il Foro romano ed è da lì che tutto ha inizio, con la visione di una strana e arcaica cerimonia alla quale sembra sia stato chiamato a assistere in quanto eletto.

Leggi il seguito di questo post »

Lankenauta | Viale dei silenzi


Recensione, su Lankenauta, all’ultimo romanzo di Giovanni Agnoloni: Viale dei silenzi. Un breve estratto – che condivido ideologicamente.

“Ancora quella sensazione. Che tutto si stesse svuotando, risucchiato in un gorgo. Uno spazio oscuro, un corridoio d’ombra dove deboli bave di luce permettevano a stento di distinguere profili di oggetti. Come se la vita fosse scivolata in uno stato d’apnea e per pochi, brevi attimi, le cose si mostrassero per com’erano quando nessuno le osservava: traslucide, prive di sostanza” (pp.9). Questo l’incipit del romanzo “Viale dei silenzi”; e siccome l’autore è il fiorentino Giovanni Agnoloni, già noto per la “trilogia della fine di internet”, il lettore di primo acchito potrebbe immaginare un ritorno agli argomenti e alle atmosfere presenti in “Partita di anime” oppure in “Sentieri di notte”. Ovvero la prosecuzione di un percorso letterario tutto dentro il cosiddetto connettivismo. In realtà non è così o almeno non è del tutto così. “Viale dei silenzi” non si caratterizza per espliciti topoi fantascientifici (che pure nel genere introdotto da van Vogt hanno molto a che vedere con la rappresentazione, portata alle estreme conseguenze, dei pericoli e dei disagi del tempo presente); ma è anche vero che le parole di Roberto, l’io narrante del romanzo, si sostanziano all’interno di monologhi, o, più precisamente, di dialoghi con persone – forse – assenti, per lo più in bilico tra realtà e illusione, rimpianti ed interrogativi angoscianti. Se i cloni immateriali della trilogia non hanno ragion d’essere, però quella che è stata definita “indagine dei territori della memoria” viene condotta ancora con ampio ricorso alle intuizioni del protagonista, a situazioni dove incontri sfuggenti, tali da suggerire plausibili inganni, e ricordi che riaffiorano quasi con accanimento proustiano, fanno pensare ad una dimensione spirituale mai del tutto separata da quella più materiale e quotidiana.

Lankenauta | Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo


Su Lankenauta la segnalazione di Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo, scritto da Donatella Di Cesare. Basterebbe già un qualche estratto della recensione, tipo:

Negare che le camere a gas siano mai esistite non è una semplice opinione. Così come non è una semplice opinione affermare che l’olocausto non ci sia mai stato. Confondere le opinioni e la libertà di espressione con la distorsione o la manipolazione di un fatto storico come la Shoah solo per difendere un’ideologia criminale è un errore pericolosissimo. Donatella Di Cesare, professoressa ordinaria di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, attraverso il breve saggio “Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo”, pubblicato da Il Melangolo nel 2012, si addentra in una materia complessa analizzandone le numerose componenti e, di conseguenza, evidenziandone le gravi conseguenze. E a proposito del negazionismo considerato come frutto di una libera espressione, la Di Cesare scrive: “Il negazionismo non è un ornamento della cultura contemporanea. Non è un’opinione come un’altra. Piuttosto è la soppressione delle condizioni per un confronto. È un’attività fantasmatica, non una ricerca intellettuale. E come tale si esercita in una vuota, spettrale, funerea negazione, non per questo meno temibile. Non c’è dunque un’opinione che si scontri con una “verità di stato”, perché l’opinione è un mero negare, e inoltre non si nega una verità, bensì il luogo fragile, e imprescindibile, della condivisione“.

La negazione, concettualmente, può essere considerata una visione per lo più arbitraria e univoca: esattamente ciò che la storia non può essere. Negare non riesce ad essere un’opinione perché si vuole porre come unica interpretazione veritiera, quindi elevarsi a dogma in cui manca totalmente un’interpretazione che possa dirsi critica. Ciò implica che tutte le altre interpretazioni diventino automaticamente false. In verità, spiega la professoressa Di Cesare: “…bisogna parlare di un’interpretazione “giusta”, che rende giustizia all’evento, ma anche al testo che viene letto e all’opera che viene eseguita. Tuttavia “giusta” non vuol dire giusta in assoluto. Altrimenti si chiuderebbero dogmaticamente le porte del processo interpretativo. Come, però, non c’è una interpretazione fissata una volta per tutte, così non c’è neppure l’arbitrio dell’interpretazione“. L’arbitrio di chi nega, dunque, sta nel nascondere o celare, con le proprie presupposizioni ciò che andrebbe più saggiamente e lealmente interpretato. “Se poi dal nascondere, per inconsapevolezza o incapacità, si passa al negare intenzionale, si esce dal luogo aperto delle possibili interpretazioni, che tengono in vita la verità, per entrare nel blocco chiuso della logica totalitaria ridotta all’alternativa tra nulla e tutto“.

Tutto ciò significa che bisogna sempre mettere un paletto alla volatilità delle idee, dei concetti, mettendoci sempre davanti un’etica; è politica, ma la nostra vita è politica, altrimenti sarebbe disincarnata.

Lankenauta | Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo


Su Lankenauta la recensione a Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, di Francesco Filippi. Pesco a pienissime mani dall’articolo, e dico da subito che certe cose andrebbero studiate non solo a scuola, ma soprattutto diffuse in ogni modo; dubito però che sia interesse farlo…

Francesco Filippi parta proprio dal web, da quella mitologia tutta internettiana che, soprattutto negli ultimi anni, sfrutta le potenzialità della Rete per rafforzare leggende positive ma senza fondamento nate attorno alla figura di Mussolini e alle sue fantomatiche gesta. Il meccanismo, come spiega Filippi nella premessa, è sempre lo stesso: “Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità“, parole di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.

In effetti su Internet questa dinamica sembra replicarsi senza particolari limiti e con una rapidità che Goebbels non avrebbe mai nemmeno osato sognare. Le bufale corrono veloci, rimbalzano da un social all’altro, da una piattaforma all’altra e smontarle appare uno sforzo del tutto vano perché altre bufale sono pronte a sovrapporsi a quelle precedenti e si procede in un vortice in grado di inghiottire ogni possibile smentita. Tra le innumerevoli falsità divulgate in Rete, quelle più dannose e pericolose sono quelle legate alla storia: “se le fake news sul presente fanno presa sulle opinioni che giustamente cambiano a seconda degli stimoli, le fake news sui fatti storici avvelenano l’immenso campo di esperienze, valori ed emozioni su cui costruire l’immagine del passato“. Il problema reale della divulgazione online di falsità storiche è rappresentato dal fatto che chi legge viene rassicurato a livello profondo, il lettore, spesso ignaro di quale sia la verità storica, si lascia convincere e accetta fiduciosamente quanto legge.

Filippi non fa che raccogliere alcuni tra i più diffusi luoghi comuni sul fascismo, quelli che attraverso il web attecchiscono in maniera preoccupante soprattutto tra chi non ha una grande formazione scolastica o storica, e li smantella abilmente attraverso analisi e dati precisi. Tra le false notizie che tanto piacciono agli ammiratori del Duce c’è, ad esempio, la leggenda secondo cui avrebbe pensato lui per primo ad assegnare una pensione agli italiani. In realtà il primo sistema previdenziale e pensionistico italiano è stato adottato nel 1895 dal governo Crispi. La prima cosa che fece Mussolini una volta arrivato al potere fu di abolire il Ministero del Lavoro e della Previdenza per accentrare le sue funzioni in mano ai fedelissimi e controllare direttamente ogni forma di aiuto sociale: “… il fascismo non inventò la previdenza sociale in Italia: se ne impossessò, semplicemente“. Inoltre Mussolini non si è mai inventato la tredicesima né la cassa integrazione, giusto per smentire un altro paio di fake news tanto care ai nostalgici.

L’altra storica menzogna che sulle piattaforme online trova grande slancio è quella legata alle fantasmagoriche operazioni di bonifica. “Ancor oggi, mentre tutte le altre presunte conquiste sono messe in discussione, quello della bonifica delle paludi è un capitolo della narrativa della bontà ed efficienza del regime“. Un mito che Filippi, dati alla mano, smantella pezzo dopo pezzo. In realtà la favola della bonifica servì al Duce per mere questioni di propaganda. I progetti annunciati furono faraonici, i tempi di attuazione non furono affatto brevi e le opere richiesero investimenti massicci. Confrontando le promesse fatte dal Duce con i risultati realmente ottenuti ci si rende conto che le operazioni di bonifica furono un totale fallimento sia dal punto di vista economico che dal punto di vista fattuale. “La bonifica se non poteva essere fatta, andava ben raccontata” e infatti venne raccontata così bene che ancora adesso in tanti credono a questa fandonia.

Le balle che circolano sul Duce sono davvero tante. In questo libro ne vengono esaminate parecchie e tutte, indistintamente, vengono smembrate e ricondotte a ciò che spesso sono: strumento di propaganda o banalissime favolette messe in giro per rafforzare il patetico principio che “quando c’era lui tutto funzionava meglio”. Mussolini non ha dato una casa a tutti gli italiani, Mussolini non è mai stato un fautore della legalità, Mussolini non fu mai un femminista: durante il suo regime la donna era considerata importante solo perché “fattrice” ossia capace di mettere al mondo figli da donare alla Patria. Mussolini non capiva niente di economia e non è mai stato un soldato modello: a diciannove anni preferì fuggire in Svizzera piuttosto che adempiere agli obblighi di leva. Insomma, i luoghi comuni su cosa abbia fatto Mussolini durante la sua dittatura, perché non va mai dimenticato che il suo fu un regime totalitario, sono numerosi, spesso del tutto infondati e in certi casi inventati di sana pianta. Se tante e tali bugie riescono ancora a trovare terreno fertile nelle coscienze degli italiani si deve soprattutto al fatto che in Italia non c’è mai stata un’autentica e onesta opera di defascistizzazione per cui ci sono persone (anche politici, purtroppo) che, ancora oggi, accarezzano l’idea che si possa tornare indietro nel tempo.

Lankenauta | Chi è fascista


Su Lankenauta una recensione a Chi è fascista, saggio storico e sociale di Emilio Gentile che prova a fare un po’ di luce sul pericolo di un ritorno al fascismo che molti, in Italia come nel resto del mondo, paventano possibile. In realtà, il fascismo non se ne è mai andato, anali su cui sono perfettamente d’accordo.

Il cosiddetto “fascistometro” pare sia stato concepito dalla scrittrice Michela Murgia, certamente con spirito provocatorio e con la speranza di apparire sarcastica, pure con l’intenzione di rivelare delle inequivocabili verità troppo a lungo negate: il fascismo vive ancora tra noi, in noi, e soltanto un rinnovato impegno antifascista potrà debellarlo. Nemmeno fosse un virus o una forma di ipercolesterolemia. In realtà chiunque abbia un minimo di memoria e di conoscenza storica sa bene che del pericolo fascista si è sempre parlato, fin dal momento del crollo del regime mussoliniano; additando come fascisti via via i democristiani, i socialisti, i comunisti eretici, i liberali, i reazionari, i conservatori, nonché i veri e propri nostalgici. Se poi vogliamo mettere nel mazzo pure i “fascisti rossi”, praticamente tutti i partiti e tutti i militanti di partito prima o poi hanno ricevuto il loro insulto di “fascista” (anche nelle versioni di “fascista oggettivo” e “fascista camuffato”). In un periodo in cui, complici i social che tutto amplificano e tutto semplificano, l’allarme per il “pericolo fascista” è tornato più che mai in auge, il libro di Emilio Gentile potrà forse chiarire che se i sistemi democratici sono sempre a rischio, sempre più precari nonché condizionati da una crescente voglia di autoritarismo, la causa di tutto questo non necessariamente si chiama “fascismo”.

In un’immaginaria intervista il nostro storico ha infatti inteso raccontare cosa sia stato realmente il fascismo italiano e perché, a suo avviso, non ha senso parlare di un ritorno del neofascismo, pur in presenza di gruppi e gruppuscoli che si richiamano all’esperienza mussoliniana. Non fosse altro che sarebbe una sorta di “eterno ritorno” tale da negare l’effettiva vittoria dell’antifascismo nella seconda guerra mondiale. Secondo Gentile questo allarme quindi è privo di senso storico, produce disinformazione, un’indiscriminata “inflazione semantica”, e una sorta di “astoriologia, ovvero una mescolanza di “fatti, invenzioni, miti, superstizioni, profezie, paure e illusioni”, un modo di adattare il passato storico ai desideri, alle speranze e alle paure attuali. In ogni caso una visione distorta della realtà che impedisce di comprendere un presente che pure è funestato da personaggi politici inverecondi e pericolosi.

Lankenauta | Il signor Diavolo


Su Lankenauta una recensione a Il signor diavolo, ultima fatica per Pupi Avati che, in questi giorni, viene proiettata nelle sale cinematografiche italiane. È una valutazione che, a priori, mi trova più in linea rispetto a quella apparsa su FantasyMagazine poco tempo fa, ma è qualcosa che ovviamente va valutato in sala, cosa che farò nei prossimi giorni. Intanto…

Dal terrificante incipit all’ambiguo e raggelante epilogo, Il signor Diavolo ha il pregio di non perdere mai, nonostante l’andamento ragionato e quasi meditativo, quell’aura malefica e straniante che lo caratterizza per tutta la sua contenuta durata. Poco meno di un’ora e mezza di rumori sinistri – accattivante anche la colonna sonora che richiama le migliori di genere dei Settanta – di iconografie sacre che assumono valenze terrifiche, di anfratti claustrofobici in cui imprigionare paure e fobie degli spettatori. Una ballata macabra che procede per immagini lasciando alle parole giusto il minimo sindacale. Ed è una scelta azzeccata quella che compie Avati, ovvero non perdersi in prolissità, inutili verbosità e lungaggini, evitando abilmente lo “spiegone” per dare preponderanza ai volti. Quei volti, scelti con accuratezza maniacale, ai quali lui e pochissimi altri registi italiani – in ciò Avati è maestro quanto lo era il compianto Pier Paolo Pasolini – sono riusciti a dare efficace caratterizzazione anche in assenza di parole.

La paura del diavolo è un incubo primordiale buono per tutte le stagioni, ma calato nel contesto di un’Italia democristiana da pochi anni uscita dalla guerra, in un territorio (il Polesine) fortemente ricettivo come quello rurale intriso di dottrina clericale, ignoranza e superstizione, ha sempre la sua efficace suggestione narrativa. In questo senso, pur se ad opposte latitudini geografiche e in un differente quadro temporale, l’opera in questione accosta per più di qualche vaga assonanza contenutistica il mai troppo considerato, eppur rimarchevole nel suo genere, Non si sevizia un paperino (che si svolge nella Lucania degli anni Settanta) del sottovalutato e sovente vituperato (dalla critica più che dal pubblico) Lucio Fulci. Anche nel thriller del defunto regista romano – il suo migliore – le implicazioni legate alla fede, alla superstizione e al contesto politico e sociale sono elementi decisivi per dirimere un rebus inquietante che si dipana in un climax tetro e malsano. L’idea di accentuare visivamente l’aspetto religioso, attraverso un tripudio di croci e di simboli (di croci di Cristo se ne vedono ovunque, dal ministero fino all’ospedale), ben restituisce l’atmosfera del tempo che Avati ci sta raccontando, ma la potente suggestione che riesce a far interiorizzare allo spettatore va ben oltre la radiografia per immagini del periodo, per invece scavare ancora una volta nell’inconscio del sé fanciullo alle prese col dilemma innescato dal mistero della fede, perduto nel limbo delle molteplici questioni che investono gli enigmi della pedagogia cattolica.

E se Avati usa gli stereotipi, come connotare il male di deformità, lo fa in un primo momento per esplicitare senza possibilità di fraintendimento i confini del discorso narrativo. Ma a conti fatti potrebbe essere tutto un inganno – e probabilmente lo è – visto il finale scioccante e denso di punti interrogativi. Il regista bolognese infatti sembra giocare con gli elementi di genere e divertirsi parecchio nel raccontarci questa storia, a dispetto della gravità degli eventi; sembra voler tornare al tempo del suo cinema più ispirato, quello fatto appunto di suggestioni suoni e volti che ci raccontano fiabe da incubo. Un omaggio al gotico puro che fa il verso non soltanto alle sue opere del passato, ma a tutto l’horror d’autore e d’atmosfera, nel confezionare il quale gli artisti italiani furono maestri, ormai fagocitato dall’attuale iperrealismo e dalle visioni cruente che aumentano il disgusto ed edulcorano gli effetti catartici della paura. Nell’immaginare questa sorta di ritorno alle origini sceglie non a caso alcuni protagonisti a lui cari, emblematici del suo cinema dei Settanta, come Gianni Cavina e Lino Capolicchio (nei panni del sacrestano e del parroco), e recupera da qualche soffitta di celluloide il volto un tempo aggraziato di Chiara Caselli, tenebrosa dama in nero in questo suo ultimo film, affidando cammei significativi a due caratteristi d’eccezione, come Alessandro Haber e Andrea Roncato. Ma i veri protagonisti sono Filippo Franchini, che interpreta il giovanissimo omicida, efficace e indecifrabile fino alla fine, e Gabriele Lo Giudice, il funzionario che si perde nel vortice di eventi che lo sovrastano irrimediabilmente. Deforme quanto basta per suscitare repulsione (una dentatura feroce e improbabile), il truccatissimo Lorenzo Salvatori, nei panni del supposto signor Diavolo.

Lankenauta | Figli di un io minore. Dalla società aperta alla società ottusa.


Su Lankenauta la recensione a Figli di un io minore, saggio di Paolo Ercolani che esplora il mondo tecnologico e svuotato dal senso del Profitto dell’Iperliberismo attuale. Un estratto:

Il nostro tempo è segnato da una rivoluzione di portata epocale: la transizione dalla società aperta a una società ottusa, ovvero estranea alla ragione. Stupida, insomma. Che non tiene conto di quanto è essenziale all’uomo, ma si basa sui valori impersonali del profitto economico e del progresso tecnologico. Quindi, disumana (inumana, direi – ndr).
La nostra epoca è segnata dal culto dell’ignoranza: movimenti no vax, terrapiattisti, complottisti che negano l’allunaggio… derive ideologiche che raccolgono consensi sempre più estesi e che si basano su dati acquisiti su Internet, ossia estrapolati da quell’opulenza informativa non filtrata, che mai può sopperire allo studio e alla fatica del ragionare.

Nel libro Figli di un io minore (Marsilio), Paolo Ercolani analizza il meccanismo ottundente del nostro tempo, ponendo l’accento sull’uomo contemporaneo, l’uomo che ha sostituito il pensiero con lo schermo della finzione virtuale, o per meglio dire: l’uomo senza pensiero.
Plasmato dalla forza di banalizzazione delle nuove tecnologie, l’uomo del nostro tempo ha perso la capacità di elaborare quanto vede, si è sottomesso agli obiettivi di un sistema tecnico-finanziario che afferma abitudini (selfie, post, condivisioni…) a cui è chiamato a omologarsi. È diventato, in definitiva, un accessorio della tecnologia.
La Rete lo mette in comunicazione con l’intero globo, nel momento stesso in cui lo inchioda alla solitudine della sua stanza. Confinato in una “solitudine comunicante”, l’uomo senza pensiero è compulsivamente intrattenuto, sempre più distratto dalla riflessione sulla condizione umana. Investito a una velocità inaudita da un profluvio di informazioni infondate e superficiali, si illude di sapere tutto e si sente legittimato a intervenire su ogni argomento, fino a contestare teorie scientifiche, scagliandosi contro scienziati e giornalisti, che accusa di essere al servizio dei poteri forti. Si convince così delle cose più impensate e si batte per esse, mosso da incompetenza pari solo al suo furore ideologico. Di fatto, il web lo sospinge in una bolla in cui circolano perlopiù le idee che già lo trovano consenziente. Ed è in questa bolla che si coltiva l’ignoranza, il pregiudizio, l’aggressività verso ogni opinione difforme.

In Rete l’essere umano sbraita, si sfoga, inveisce, si abbrutisce, si indebolisce cognitivamente ed emotivamente, cessa di conoscere e approfondire, smarrisce le più elementari regole dell’educazione”.

La Nuova Verde

protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

Be Different...Be Free !!

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

My Mad Dreams

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Ua poetessa ,tra Spleen, Horror e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Best Comics & Graphic Novels / I fumetti da leggere almeno una volta nella vita. Sponsored by CSBNO

La Via del Caos

Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Duplex Ride

electronic music & video

di Ruderi e di Scrittura

il blog di Gaetano Barreca

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

Flavio Torba

Scrittore horror (per non dire orrido scribacchino)

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: