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Archivio per Laszlo Moholy-Nagy

Oliver Botar – Sensing the Future: Moholy-Nagy, Media and the Arts | Neural


[Letto su Neural.it]

Sensing the Future: Moholy-Nagy, Media and the Arts è il catalogo di una mostra estremamente ben progettata sull’opera di questo famoso pittore ungherese, fotografo e docente del Bauhaus. Assieme all’indiscutibilmente alto livello di documentazione a proposito dell’intero corpo di lavori di László Moholy-Nagy, sono esibite nel testo anche una serie di proiezioni previsionali davvero degne di nota circa i media e l’arte. Moholy-Nagy – ad esempio – riteneva che le persone avessero bisogno di aiuto nel gestire la proliferazione dei messaggi multimediali e di limitare la quantità d’informazioni ricevute. Il teorico modernista ha studiato e testato metodologie per la formazione sensoriale che ha sperimentato poi con i suoi studenti, conscio che l’arte fosse prima di tutto ed essenzialmente una forma d’informazione, sostenendo sul foglio d’avanguardia De Stijl la tesi che gli artisti possono e devono utilizzare per fare arte anche le tecnologie riproduttive. Moholy-Nagy ha sviluppato installazioni immersive di spazi audio-visivi astratti che hanno coinvolto il pubblico sia fisicamente che sensorialmente, opere che in alcune delle loro manifestazioni possono essere adeguatamente definite come arte cinetica e/o sound art. Moholy-Nagy ha introdotto l’odore nelle sue opere performative, anche pensando che i media erano estensioni delle facoltà umane, influenzando così in molteplici maniere la prima generazione di teorici dei media. Moholy-Nagy – infatti – è un simbolo di come la profonda interconnessione tra l’avanguardismo del 20° secolo e la tecnologia è ancora un tema da essere indagato in maniera esaustiva. La mostra, allestita presso il Plug In di Berlino, caratterizzata da materiali originali e coinvolgendo artisti contemporanei nel ricreare alcune delle sue opere, ha contribuito con le proprie stesse risposte a celebrare la produzione e le visioni del maestro dando vita a un perfetto corto circuito.

Laszlo Moholy-Nagy | The Omega Outpost


[ M ] László Moholy-Nagy - Z/T (1939)

Gran bel post di Oedipa_Drake su Laszlo Moholy-Nagy e sul movimento d’avanguardia della Germania prehitleriana.

László Weisz, in arte Laszlo Moholy-Nagy, fu un pioniere delle arti visive in tutte le loro sfaccettature.

Nato in Ungheria nel 1895, dopo aver studiato legge all’Università di Budapest e aver combattuto durante la guerra nell’esercito austroungarico, nel 1919 scappò dall’Ungheria per ragioni politiche e si rifugiò in Germania.
La Berlino negli anni Venti era la più grande città industriale tedesca, ma soprattutto il centro di un intensa vitalità artistico-politica. Poco dopo la guerra, infatti, qui si svilupparono le maggiori avanguardie internazionali, tra cui l’espressionismo e il dadaismo, movimenti che miravano a spostare l’attenzione dalla pittura figurativa verso opere nelle quali linee e forme geometriche si combinavano con elementi iconografici.
Cenni di biografie da tenere sempre ben presenti, per tracciare la storia recente delle nostre minute avanguardie, quelle che più di ogni altro si sono spinte in avanti per ridefinire il nostro ruolo nelle moderne società.

Parerga e Paralipomena: Laszlo Moholy-Nagy


Interessante e colto (as usual) articolo di Nimiel che, questa volta, verte sul periodo Bauhaus della Germania post prima guerra mondiale. Uno dei maggiori esponenti di quel periodo fu Laszlo Moholy-Nagy e, su ParergaParalipomena, la raffinata blogger e artista grafica ne traccia un profilo profondo e completo, calandolo nel contesto dell’epoca.

Un breve estratto:

La Berlino negli anni Venti era la più grande città industriale tedesca, ma soprattutto il centro di un intensa vitalità artistico-politica. Poco dopo la guerra, infatti, qui si svilupparono le maggiori avanguardie internazionali, tra cui l’espressionismo e il dadaismo, movimenti che miravano a spostare l’attenzione dalla pittura figurativa verso opere nelle quali linee e forme geometriche si combinavano con elementi iconografici.
A Berlino confluirono numerosi pittori come Kasimir Malevich, El Lissitzky, Alexander Rodchenko e Theo Van Doesburg, tutti artisti, insieme a Tatlin e Kandinsky, dai quali Moholy-Nagy fu particolarmente attratto, così come dalle avanguardie russe (Suprematismo e Costruttivismo). Furono questi gli spunti che fecero maturare la sua riflessione sulle infinite risorse della forma e del movimento, sulla possibilità della grande città e della tecnologia moderna. Dal 1921 in poi, i suoi dipinti si spogliarono di riferimenti, per lasciare spazio all’esplorazione del colore, della superficie, della luce e della trasparenza. L’arte divenne “qualcosa di puro, liberato da utilità e bellezza, qualcosa di elementare che può insorgere in ogni persona”.
Grazie alla conoscenza con Lucia Schultz, fotografa di talento e sua moglie dal 1922, l’artista ungherese si interessò sempre con maggior attenzione alla fotografia come nuovo mezzo artistico dalle potenzialità rivoluzionarie. I suoi esperimenti con la macchina fotografica lo portarono a creare foto-collage, giocare con le inedite vedute a volo d’uccello, con prospettive insolite in diagonale e a ritaglio, a sperimentare il processo fotografico di esporre carta sensibile alla luce, e a realizzare i suoi celeberrimi fotogrammi (una vastissima produzione che dal 1922 continuò fino al 1946).
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