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Archivio per LSD

Medicina per il mondo… o per i mercati? – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo di Vanni Santoni che verte sulle sostanze psichedeliche, sull’utilizzo che se ne è fatto nel secolo scorso – soprattutto del’LSD – fino agli orizzonti del presente. Un estratto:

Stiamo entrando in una fase storica in cui difficilmente si può immaginare la salute individuale separatamente da quella collettiva. Nel saggio Gestire la morte, il filosofo Francesco D’Isa suggerisce un interessante paradosso: se la gestione sul breve e medio periodo del rischio di morire è all’origine dei comportamenti volti ad acquisire cibo, riparo e sicurezza che nei millenni si sono sublimati nelle routine che formano il nostro stile di vita, allora la paura della morte potrebbe essere considerata la principale responsabile di quell’emergenza climatica che rischia di portarci all’estinzione. Ecco allora che un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di ridurre o superare la paura della morte favorendo un pensiero olistico, sistemico e meno egoriferito, quando non una Weltanschauung spiritualista tout court, potrebbe essere desiderabile, se non per innescare rivoluzioni, almeno per ricordare a tutti che, ormai, la salute può solo essere collettiva, ovvero inseparabile da quella del pianeta. Un’ipotesi che viene da suggestioni lontane – c’è chi ipotizza che l’ecologismo moderno in quanto tale abbia radici nel movimento psichedelico – e che era stata già suggerita da un paper degli psicologi Luke e Krippner, rispettivamente della Greenwich e Saybrook University, uscito nel 2009 e passato relativamente inosservato, ma tornata con forza oggi, grazie a un numero considerevole di ricerche: uno studio dell’Imperial College del 2017, destinato ad appurare l’efficacia della psilocibina contro la depressione, ha mostrato anche effetti inattesi, in particolare un aumento del “senso di connessione” con la natura, e se l’attuale emergenza climatica è anche frutto di una “crisi da disconnessione”, non è da escludere che una nuova stagione visionaria possa aiutare a sanarla: uno studio, pure del 2017, di Yale e dell’Università di Innsbruck, ha mostrato che nei soggetti che avevano avuto esperienze psichedeliche nel corso della vita si riscontra una maggiore propensione all’ecologismo, conclusione che ha trovato supporto nel 2019 in un ulteriore studio dell’Imperial College, che ha confermato una maggiore interconnessione con la natura nei soggetti presi in analisi.

Lo stesso movimento “Extinction Rebellion”, che sta efficacemente animando la mobilitazione ecologista innescata da “Fridays for future”, nasce da un’esperienza psichedelica: “il motivo per cui ho spinto la mia coscienza fino a tali estremi non era solo per fare del lavoro interiore, ma per trovare risposte su come potevo portare un cambiamento nella società”, ha raccontato la co-fondatrice del movimento, la biofisica Gail Bradbrook, che recentemente ha anche invocato una “disobbedienza civile psichedelica generale“, ovvero un’assunzione di massa di queste sostanze “per dire allo Stato che non ha alcun diritto di controllare la nostra coscienza o definire le nostre pratiche spirituali”, aggiungendo che “le cause della crisi hanno origini in problematiche sistemiche di ordine politico, economico, legale e culturale, sotto alle quali si annidano questioni ulteriori, che hanno a che fare con il trauma, il senso di impotenza e di separazione: il sistema è dentro di noi, e le medicine psichedeliche sono opportunità per riposizionare la nostra coscienza”. Funzionerà? Può funzionare? Il nodo, per tornare a Leary, sta nei numeri. Perché un hippie dicesse “hey ma come stai messo” al reclutatore dell’esercito, e non viceversa, non bastava l’LSD: serviva anche la consapevolezza di essere in tanti a pensare la stessa cosa. La faccenda non sarà molto diversa se e quando dal semplice “salutismo privato” il Rinascimento psichedelico si sposterà a innervare un ambito, come quello dell’attivismo ecologista, in cui è implicita un’azione di cambiamento delle strutture di potere vigenti. Ecco che allora il nuovo movimento, se le sue pratiche e il suo discorso si affacceranno nuovamente nel mainstream, dovrà fare i conti con la reazione del sistema, che sempre giunge quando questo si sente messo in discussione: mostrerà una capacità di resistere e controbattere fino a ribaltare il paradigma o, come già avvenuto per tutti i movimenti controculturali e di contestazione dagli anni ’80 in poi, alla prima vera ondata di repressione (in questo caso resa facilissima dal proibizionismo ancora vigente in gran parte del mondo) finirà per sfaldarsi?

Se anche così non fosse, la storia delle controculture – di tutte le controculture, non solo di quella hippie –, ci racconta una verità ulteriore: quando il sistema non riesce più a reprimere o a marginalizzare, e mostra la corda anche nel ridicolizzare, ecco che ingloba. Il vero nemico dell’opportunità di un ritorno degli psichedelici come catalizzatori politici ed ecologici potrebbe allora essere proprio quel capitalismo che sta cominciando a fiutare l’affare: sia chi si è già arricchito con la canapa, sia la cosiddetta “big pharma”, sia grossi investitori lontani da questo mondo (inclusa una società, Atai Life Sciences, che possiede quote rilevanti della Compass Pathways di Peter Thiel, cofondatore di PayPal e sostenitore della campagna di Trump), hanno già cominciato a scommettere sugli psichedelici, e al di là del rischio che questi possano diventare una commodity per le élite, o che si arrivi al paradosso degli “psichedelici non-visionari” (c’è già chi è al lavoro per “togliere la psichedelia” dalla psilocibina nel tentativo di farne un farmaco ordinario), il vero nodo parrebbe questo: se la cultura capitalista dominante è ormai una minaccia per la stessa vita sulla terra, come si può presumere che faccia buon uso di qualcosa che tende naturalmente a metterla in discussione? È logico, allora, pensare che a una legalizzazione degli psichedelici in chiave commerciale corrisponderebbe una loro “addomesticazione” volta a disinnescarne il potenziale di acceleratore politico, e che sia già tempo di pensare le strategie – e le strutture – culturali da opporre a un simile processo.

Il Sessantanove psichedelico italiano: differenze e coincidenze tra esperienze psichedeliche e mistiche – L’INDISCRETO


Articolo molto interessante su L’Indiscreto che indaga il mondo sciamanico, psichedelico e creativo della fine ’60 in Italia. Un estratto:

Il mio primo contatto maturo con il mondo degli psichedelici risale a poco tempo fa. Il che risulta strano in quanto i miei studi, iniziati anni prima, mi avevano già condotto a Mircea Eliade e a tutta la genia di autori che si sono occupati di sciamanismo e tecniche dell’estasi. Avevo letto i libri di Castaneda da ragazzo e quelli di Huxley. Conoscevo Burroughs. Avevo pure consumato dei “tartufi allucinogeni” da ignaro neodiplomato in quel di Amsterdam. Eppure, continuavo a percepire dentro di me una certa ritrosia o comunque una distanza. Un pregiudizio. Nonostante questo, mi sono sempre interessato a esperienze limite, di espansione dello stato di coscienza. Senza però mai trovare qualcuno con cui confrontarmi o che potesse davvero darmi una chiave di lettura valida che concretizzasse esperienzialmente le teorie che René Guénon enuncia nel suo Gli stati molteplici dell’essere (Adelphi, 1996). Rimasi quindi molto colpito quando due carissimi amici di una vita mi consigliarono la lettura di Sciamani (TEA, 2009) di Graham Hancock. Un libro tanto appassionante quanto controverso che ha il pregio di raccontare delle esperienze psichedeliche fatte personalmente dall’autore. Un uomo, nostro contemporaneo, la cui cultura affonda le radici in un modo di pensare tipicamente occidentale, razionale, positivista. La lettura mi sconvolse, qualcosa si mise in moto e da quel momento all’occasione di immergermi nel mio primo viaggio psichedelico ci volle solo qualche settimana.

Devo dire che l’impressione di quel periodo era proprio che stessimo scavando in un ambito di conoscenze proibite e occultate nell’ombra. Il potere rivelatorio di queste sostanze e il loro impatto inconsistente sulla nostra salute ce le mostravano come un tesoro enorme, la straordinaria possibilità di sviluppare un nuovo e diverso punto di vista da cui guardare il mondo che qualcuno, inevitabilmente, aveva voluto tenere nascosto.

Col senno di poi sarebbe ingenuo pensare di aver scoperto un segreto per pochi. Sarebbe più corretto dire che quel potere misterioso è venuto a noi in un più grande processo di riavvicinamento della cultura dominante al mondo degli allucinogeni, quello che oggi conosciamo come «Rinascimento psichedelico». Un grandissimo e rinnovato interesse che ha coinvolto studiosi di ogni tipo e di ogni regione del mondo occidentale. Un processo che lentamente vedeva i suoi frutti maturare anche in Italia. Lo possiamo osservare oggi in tutte le librerie, sfogliando l’ormai celeberrimo volume di Michael Pollan, Come cambiare la tua mente (Adelphi, 2019), in cui parte della storia del Rinascimento psichedelico ci viene raccontata con grandissima dovizia di particolari. Oppure possiamo esplorare attentamente i due volumi di Terapie psichedeliche (Shake, 2020) all’interno dei quali Giorgio Samorini e Adriana D’Arienzo tracciano l’intero panorama degli studi che coinvolgono gli psichedelici. Inoltre, tutta questa passione per l’argomento ha portato a importanti ripubblicazioni dei libri che hanno fatto da pilastri durante l’ondata psichedelica degli anni Sessanta e anche di quelli che hanno successivamente mantenuto vivo il lavoro di quel periodo, nonostante la demonizzazione mediatica degli allucinogeni e la loro conseguente scomparsa da tutti gli ambienti di ricerca. Cito qui alcuni dei casi più interessanti, come Moksha (Mondadori, 2018) in cui sono raccolti gli interventi di Huxley sull’argomento, in un pregiato lavoro curatoriale (sigillato – nell’edizione italiana – dall’illuminante prefazione di Edoardo Camurri); oppure i libri di Terence McKenna, pubblicati da Shake edizioni, cui si aggiunge quest’anno uno dei suoi testi fondamentali, Il cibo degli dei (diventato introvabile in italiano e riproposto da Piano B edizioni in una nuova traduzione e con una prefazione di Federico Di Vita); mi sembra importante anche il lavoro fatto sui testi di Artaud, sul famoso libro di Micheaux (riproposto da Quodlibet con una bella introduzione di Marco Belpoliti, col titolo: Conoscenza degli abissi) e ancora LSD (Giometti & Antonello, 2017, introduzione di Donato Novellini), il carteggio tra Albert Hofmann ed Ernst Jünger (di cui ricordiamo, rispettivamente: LSD. Il mio bambino difficile e Avvicinamenti. Droghe ed ebrezza).

 

Gog, Magog & Barrett


Risalgono e risuonano strani riverberi antichi, quando la confusione si alzava oltre il limite della superstizione e qualsiasi vibrazione era mistificata dalle ignoranze.

Come l’LSD condiziona il linguaggio – ORME SVELATE


Sul blog di Daniele Corbo una segnalazione di studi sull’LSD, che sembrano dar risalto a piani di comprensione – legati alla parola – più liberi, associativi, d’impronta galileiana. Probabilmente è un approccio giusto, ma in casi come questi non vanno dimenticati gli aspetti cosiddetti irrazionali del composto lisergico, che come fa rilevare Graham Hancock sul suo Sciamani, erano in grado di mettere in connessione la parte antropica del nostro essere col cosmo surreale, mistico, popolato di energia superiore. Credo che lo studio metta semplicemente in risalto un aspetto minore della enorme questione psichedelica, i mondi surreali che premono sul nostro non vengono nemmeno presi in considerazione, e questo è fondamentalmente giusto dal ristretto lato della realtà sottoposta al nostro dominio sensoriale.

In questo studio, la dott.ssa Neiloufar Family, post-doc dell’Università di Kaiserslautern, indaga su come l’LSD possa influire sulla parola e sul linguaggio. Ha chiesto a dieci partecipanti di nominare una sequenza di immagini sia sotto placebo che sotto gli effetti dell’LSD, a una settimana di distanza. I risultati hanno dimostrato che mentre l’LSD non influenza i tempi di reazione, le persone sotto LSD hanno commesso più errori che erano simili alle immagini che hanno visto. Per esempio, quando le persone hanno visto un’immagine di un’auto, avrebbero accidentalmente detto “autobus” o “treno” più spesso sotto LSD che sotto placebo. Ciò indica che l’LSD sembra influenzare le reti semantiche della mente, o come le parole e i concetti sono memorizzati in relazione l’uno con l’altro. Quando l’LSD rende più forte l’attivazione della rete, vengono in mente più parole della stessa famiglia di significati. I risultati di questo esperimento possono portare a una migliore comprensione delle basi neurobiologiche dell’attivazione della rete semantica. Questi risultati sono rilevanti per la rinnovata esplorazione della psicoterapia psichedelica, che si sta sviluppando per la depressione e altre malattie mentali. Gli effetti dell’LSD sulla lingua possono portare a una cascata di associazioni che consentono un accesso più rapido a concetti lontani memorizzati nella mente. I molti potenziali usi di questa classe di sostanze sono oggetto di dibattito scientifico, così come gli effetti collaterali. L’aumento dell’attivazione delle reti semantiche può portare a pensieri e concetti distanti o persino inconsci. Questi risultati sono coerenti con un effetto “entropico” generalizzato sulla mente. Sarebbe il caso di incorporare misure di neuroimaging diretto in studi futuri e di impiegare misure più naturalistiche di elaborazione semantica che possano migliorare la validità ecologica.

Usa, funghi allucinogeni a un gruppo di religiosi per studiare il viaggio mistico – Repubblica.it


Su Repubblica la segnalazione di un esperimento scientifico che vuole valutare se esponenti di quasi tutte le religioni mondiali vedono cambiare il rapporto con le proprie divinità quando assumono funghi psichedelici. Immagino che presto i risultati dell’esperimento indicheranno ciò che gli sciamani di ogni tempo e luogo espongono: il misticismo delle forze psichiche che non è possibile governare tramite atti politici ma con l’empatia, ognuno amministra le proprie divinità senza intermediari.

Bici-day e Lsd: “trip” su due ruote. E allarme poppers – A piccole Dosi – Blog – Repubblica.it


Sul blog ApiccoleDosi di Repubblica.it un bel post sulle origini dell’LSD, alcune delle quali non conoscoevo, come per esempio che fino al 1965 era legalmente in vendita come Delysid.

Il chimico svizzero Albert Hoffman, 74 anni fa, nel 1943, scoprì in modo del tutto accidentale gli effetti dell’Lsd. Cercando nuove medicine Hoffman, assunto dall’azienda farmaceutica Sandoz, lavorava sugli alcaloidi e l’acido lisergico, derivato (ergina) da un composto di fungo, l’ergot, parassita della segale: alcune gocce di Lsd gli finirono sulla mano provocandogli vertigini e allucinazioni. Tre giorni dopo, il 19 aprile, Hoffman lo testò direttamente su se stesso con effetti allucinogeni, ilarità, “una caleidoscopio di colori e immagini” durati due ore circa; ebbe il bisogno dell’aiuto di un assistente del laboratorio per tornare a casa in bicicletta, una memorabile corsa in bici. E proprio il 19 aprile, ricordando questa corsa allucinata (il “trip”) è il “Bycicle Day“. Già nel 1938 l’Lsd (dietilamide dell’acido lisergico) era stato sintetizzato ma all’inizio non si conoscevano le proprietà  per cui diverrà così famoso, il “trip” degli anni psichedelici e della beat generation. Fu anche commercializzato per un certo  periodo (legale fino al 1965) col nome di Delysid. (in fiala). Interessante leggere le indicazioni cliniche:

“a) In psicoterapia analitica, per indurre stati di rilassamento psichico, particolarmente in presenza di ansia e di nevrosi ossessive.

b) Negli studi sperimentali sulla natura delle psicosi: Sperimentando il Delysid su se stesso, lo psichiatra è in grado di gettare uno sguardo sul mondo delle idee e delle sensazioni dei suoi pazienti. Il Delysid può essere usato anche per indurre stati psicotici di breve durata in soggetti normali, facilitando in tal modo le ricerche sulla patogenesi della malattia mentale”.

Al gran consulto della “medicina psichedelica” – A piccole Dosi – Blog – Repubblica.it


Sul blog di Repubblica A piccole dosi, un interessante post che tratteggia lo sviluppo della medicina psichedelica, cioè quel particolare tipo di profilassi che usa farmaci psichedelici in grado di rivelare aspetti della propria psiche che altrimenti non uscirebbero fuori. Un piccolo passo:

Dalla scoperta dell’Lsd e psilocibina, intorno al 1950, e soprattutto dal 1965, quasi duemila sudi sono stati pubblicati sui cosiddetti “psichedelici”, basati sul trattamento di oltre 40 mila soggetti per affrontare ansia, disturbi ossessivi-compulsivi, trauma, depressione, alcolismo. Un arresto nelle ricerche ha coinciso con la decisione di rendere illegali tali sostanze. “Ma ora”, dicono gli organizzatori olandesi del convegno, “gli studi stanno riprendendo. Molte di queste sostanze si trovano nelle piante e sono state utilizzate nelle culture tradizionali, nelle cerimonie anche sacre. Gli effetti di queste sostanze sono ancora da scoprire per la medicina ufficiale”. Per gli appassionati e curiosi della “medicina psichedelica” il punto è che “le sostanze psichedeliche sono capaci di provocare profondi e significativi effetti sulla coscienza, percezione, emozione e cognizione”. Insistono i ricercatori: “Gli effetti dipendono in larga parte dalle condizioni sotto le quali queste sostanze vengono somministrate (il set), dunque la preparazione e le personali aspettative e intenzioni. I rapporti interpersonali, una guida professionale e un setting che supporta giocano un ruolo nel determinare gli effetti”. Non sono rari i casi di persone vittime di traumi che, guidate da psicoterapeuti, hanno affrontato il disturbo con Lsd o ecstasy. Da qui tutte le psicoterapie “assistite”: i moderni “stregoni” che accompagnano viaggi intrapsichici. Attenzione: mai da soli, comunque, né come droghe ricreative.

AAVV – 70 Years Of Sunshine | Neural – Love spirals downwards – Kykeon (50 years of sunshine mix)


[Letto su Neural.it]

In molti nelle ultime decadi hanno omaggiato Albert Hofmann, il più che celeberrimo chimico svizzero al quale si deve la sintesi dell’LSD-25. Nel 1993 sarà proprio Kim Cascone, chiamato dalla Silent Records – al culmine dell’ondata rave che toccò anche San Francisco – ad approntare uno specialissimo set, raccolto con tracce separate in un doppio cd, un’uscita davvero fuori dal comune, a sua volta comprensiva di produzioni musicali ispirate al primo trip della storia mondiale, un’allucinazione variopinta provocata incidentalmente da una piccola quantità della sostanza che cadde sulla mano dello scienziato durante una sperimentazione di laboratorio. Nell’esperienza psichedelica appare fondamentale lo scambio sensoriale uditivo-visivo, non è un caso quindi che “50 Years Of Sunshine” – questo il nome della seminale edizione, enfatizzasse il carattere immaginifico ed introspettivo di quella reverie epocale, così come arrivando ai giorni nostri e upgradando l’operazione di altri venti anni ancora sembra conseguente che Cascone adesso raccolga attorno altri visionari manipolatori sonori: Kawabata Makoto, Lord Tang, Chihei Hatakeyama, Makyo, Rafael Anton Irisarri, Legendary Pink Dots, Ethernet, Invisible Path e Phil Legard nel primo cd, Andrew Liles , Rapoon, Komora A, Darius Ciuta, Mike Rooke, Lonely Crowd, Mystical Sun, Mirt, Ceremonial Dagger, Cotton Ferox e Andy Rantzen nell’altro. L’effetto complessivo risente ovviamente dell’estetica freak legata alla controcultura lisergica, fra field recording e passaggi elegiaci, minimalismi e più irrequiete cesure. In ultimo è da segnalare anche l’artwork naif dello stesso Cascone – nel DVD box – comprensivo di “francobolli” assorbenti e di un coloratissimo booklet.

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