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Andrea Vaccaro: Negli ultimi anni i tentativi di definizioni di weird sono state tante – LA GIOIA DEL SERPENTE


Su LaGioiaDelSerpente una bella e lunga intervista di Cesare Buttaboni ad Andrea Vaccaro che spiega la sua Hypnos e la propria visione del weird, per nulla standardizzata. Un estratto:

Credo fosse il 2009 quando mi parlasti dell’idea di fondare una casa editrice. Allora esisteva solo la fanzine Hypnos dove scrivevi con lo pseudonimo di Andrea Giusto. Qual era l’origine di questo nome? È stata importante quell’esperienza ai fini della nascita delle Edizioni Hypnos? C’è la possibilità di vedere ristampati alcuni contenuti che mi sembravano molto interessanti?

Già, sono passati ormai più di dieci anni. Fu proprio nel 2009 quando, dopo la positiva esperienza con la fanzine Hypnos, decisi che c’erano i margini per potere imbastire un progetto più corposo dedicato al weird. Andrea Giusto è un personaggio fittizio, un editore umbro (del minuscolo borgo di Otricoli, per la precisione), amante della buona cucina e dei misteri. Il nome di battesimo segue ovviamente il mio, mentre Giusto è un omaggio a Giuseppe Giusto Scaligero, umanista, tra i più importanti filologi del Cinquecento e che si occupò, tra le altre cose, di testi astronomici (Manilio in primis) e della cronologia antica. L’esperienza con Andrea Giusto e la fanzine è stata cruciale per poter fare il “grande passo”, e non solo per la continua e costante frequentazione di autori e opere. Il primo numero fu del 2007 (anche se la mia esperienza come “fanzinaro” risaliva a qualche anno addietro con la mitica Avatär. Pubblicazione meccanico-scapigliata, sotto le redini di Lukha Kremo) e nel giro di un paio di anni mi sono reso conto del forte interesse verso questo tipo di letteratura, pur nella ristretta distribuzione che poteva avere una pubblicazione all’epoca bene si intenda esclusivamente cartacea. È stato così che mi sono man mano reso conto non solo di una passione condivisa da molti altri lettori, ma anche di una possibilità di mercato. Molti degli autori presenti nelle pagina della fanzine sono stati poi i protagonisti delle pubblicazioni della casa editrice: Jean Ray, Fitz-James O’Brien, Robert Aickman, William Fryer Harvey, Hanns H. Ewers, per citarne solo alcuni. Fu un’esperienza molto formativa e divertente, mi occupavo all’epoca anche dell’impaginazione, per me sino a quel momento materia oscura, aspetto che poi saggiamente per la casa editrice ho lasciato a persone ben più esperte e capaci del sottoscritto. Sicuramente quell’esperienza è stata fondamentale, è stato qui che sono venuto a contatto con esperti del settore come Pietro Guarriello e Andrea Bonazzi, ed è stato molto formativo anche nell’abitudine a scegliere e pensare in funzione dei diversi fattori che poi si sommano nelle scelte di una casa editrice.
Sulla possibilità di vedere alcuni contenuti ristampati, be’, molti lo sono stati già, anche alcuni saggi che, ampliati e aggiornati, hanno trovato posto o sulla rivista o in alcune prefazioni. Escludo invece la possibilità di ristampare i numeri così come sono apparsi all’epoca, non credo avrebbe molto senso ora come ora.

Le Edizioni Hypnos ne hanno fatta di strada. Inizialmente Hypnos, con la collana principale Biblioteca dell’Immaginario, era più orientata verso il weird classico. Poi c’è stato un interesse anche verso il cosiddetto modern weird con la pubblicazione di autori come Laird Barron, Simon Strantzas, Nathan Ballingrud, Livia Llewellyn e Anders Fager. Ho notato che i pareri sono discordanti. Come ha risposto il pubblico nei confronti di questa nuova corrente? Esiste forse una maggioranza che preferisce il weird classico?

Francamente penso che nell’editoria non ci sia un “pubblico”. Anzi, la lettura spesso è un’esperienza privata, molto personale. Il pubblico è quello di uno spettacolo, di un evento sportivo, dove un numero di persone specifico nel medesimo momento esperiscono (ovviamente ognuna a modo loro) un’unica esibizione. Quello che vedo sono persone che ci leggono e persone che ci potrebbero leggere. Quando si definisce il pubblico, lo si separa dal resto, appunto lo si “definisce”, si fa un’operazione esclusiva, e questo è l’esatto opposto della mia concezione di editoria (motivo per il quale non ho mai amato le edizioni speciali, limitate, e via dicendo, né trovano posto nel nostro catalogo), che invece è quello di condividere. Le Edizioni Hypnos sono nate recuperando autori e opere classiche del weird e del fantastico, perché sentivamo l’esigenza di farlo, ma non era questo a definirci. Già nel 2012 ci siamo “aperti” agli autori contemporanei con Il paese stregato di Sergio Bissoli e Predatori dall’abisso, di Ivo Torello, e nell’anno successivo è arrivata la rivista, che ha fatto un po’ da apripista alla collana che appunto citi, Modern Weird. L’anno scorso abbiamo inaugurato una nuova collana, Novecento Fantastico, che come potrai ben notare, oltre alla notazione cronologica, parla di fantastico tout court, non necessariamente legato alla sua declinazione più weird, e il volume in uscita a breve, San Diego Lighfoot Sue di Tom Reamy ne è un chiaro esempio. E ti anticipo che prossimamente uscirà per le nostre edizioni un testo che non sarà né di narrativa né legato al fantastico! Adesso però non vorrei spaventare nessuno, il cuore delle nostre pubblicazioni rimarrà legato al weird al fantastico.
Per chiudere il discorso, credo che uno dei tanti aspetti stupendi della lettura sia la libertà. C’è gente che legge solo classici? Leggeranno solo i classici. Gente che legge solo contemporanei? Leggeranno quelli. La mia responsabilità è offrire testi che nel mio gusto e nella mia sensibilità ritengo degni della spesa (economica e di tempo) fatta. Poi ognuno, bombardamenti mediatici permettendo, è libero di scegliere cosa leggere.

Il signor diavolo di Pupi Avati – LA GIOIA DEL SERPENTE


Sul nuovo blog di Luca Bonatesta, LaGioiaDelSerpente, una recensione (con spoiler) di Gordiano Lupi a Il signor diavolo, recente pellicola del maestro Pupi Avati. Un estratto:

Pupi Avati afferma che per lui è come chiudere un cerchio, perché quando si diventa anziani molte delle cose che ti piacevano da ragazzo tornano a sedurti. In effetti Avati torna su antiche strade – per la precisione nelle Valli di Comacchio – ritrova vecchi attori (Capolicchio, Cavina, Haber) e cerca di capire come faceva a spaventare il pubblico quasi cinquant’anni fa. Una macchina da presa molto agile, una troupe molto leggera, la possibilità di riprendere quel che succedeva in tempo reale, senza le complicazioni di una macchina immensa, confida Avati, contento di tornare a fare cinema dopo anni di televisione, troppo condizionata dalle regole degli ascolti. Quel che è certo è che in televisione una storia truce come Il signor diavolo non si sarebbe potuta raccontare con la libertà narrativa che consente il cinema, dove è ancora possibile parlare del male e raffigurarlo con fattezze oscene e atteggiamenti efferati (la bambina sbranata nella prima orribile sequenza, i denti da cinghiale dell’essere mostruoso). Avati parla del diavolo, del maligno, di una figura rimossa nell’immaginario collettivo, un’entità che proviene dalle campagne della sua infanzia, dai narratori di favole che raccontavano storie solo per il gusto di spaventare.

L’angelo e il vampiro | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una nuova produzione della Hypnos, che sperimenta nuovi sbocchi editoriali. Parliamo di Spiraglitalia, la nuova collana riservata alle nuove voci del fantastico italiano, che esordisce con un’antologia personale di Luca Bonatesta intitolata L’angelo e il vampiro.

Pur muovendosi all’interno di una tradizione classica, i racconti qui presentati si caratterizzano per un senso del perturbante più moderno, con una visione del tutto personale del concetto di vampiro, come nei racconti “L’angelo e il vampiro” e “La testa del vampiro”, e con atmosfere di pura angoscia, come nell’inquietante “Il sacrificio”, o stemperata da una buona dose di umorismo come nel bizzarro “Tanatomorfosi”.

Sempre ampia visibilità alle iniziative Hypnos, tutta la mia ammirazione.

Mareducata

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