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Archivio per Luna

Pink Floyd – Moonhead (BBC broadcast) 1969 – 24/96


Un materiale iconografico che fa da contorno a questa meravigliosa colonna sonora floydiana dello sbarco lunare. 20 luglio ’69.

The Moon Landing Inspired Pink Floyd’s Most Overlooked Song – The Atlantic


È stato appena festeggiato il mezzo secolo dell’allunaggio, uno dei capisaldi culturali di quell’evento fu lo show che i PinkFloyd fecero live per la BBC, lo stesso giorno in cui gli astronauti approdarono sul nostro satellite; suonarono MoonHead, un piccolo capolavoro siderale e psichedelico che incarnava assai bene le aspettative surreali che il mondo si attendeva dalla nuova epoca spaziale. Vi lascio ad alcune note – in inglese – di un articolo a riguardo molto arguto, che tra le altre cose traccia l’inizio dell’innerspace floydiano contrapposto a quello che fino ad allora era stato il loro outerspace psichedelico sperimentale, riproponendo anche il brano in questione. Buon viaggio.

It was no surprise, then, that the BBC tapped Pink Floyd to appear on a special Apollo 11–themed episode of Omnibus titled, with perhaps with the slightest dearth of decorum, “So What If It’s Just Green Cheese?” This irreverent sentiment was reiterated in the middle of Pink Floyd’s performance of “Moonhead,” when an unidentified narrator breaks into the song to exclaim, “So they’re there, a quarter of a million miles away, up there on the moon, and early tomorrow morning they’ll step out and see once and for all if it’s green cheese or not”—referring to the fact that, in the wee hours of July 21, 1969, Armstrong would leave Homo sapiens’ first boot print on the moon, followed about 19 minutes later by Aldrin. For good measure, a young Judi Dench and a young Ian McKellen—pre-Dame and pre-Sir—read lighthearted poetry on the program.

The levity is understandable. Laughter was one way to deal with the very real possibility of failure—not to mention the existential enormity—that came with the Apollo 11 mission. Who were we, after all, to dare walk on the moon? It was a feat of hubris that echoed Icarus’s own. Amid all the triumphalism of Apollo 11’s anticipated success was a dark underside. A few jokes here and there helped keep spirits up, hence the raft of novelty songs that appeared at the time, from the psychedelic sound of “Man in the Moon” by the group Village to the hilariously twangy single “First Country Singer on the Moon” by Don Lewis.

The BBC’s suspense-puncturing quip about green cheese wasn’t enough to deflate the grandeur and mystique of “Moonhead.” Constructed of cosmic guitar effects, pulses of percussion, and Waters’s ominously descending bass line, it’s an eerie piece of improvisation that translates the breathtaking awe of the moon landing into music. Gilmour dismissed the song humbly as “a nice, spacey, atmospheric, 12-bar blues” that sounded “a bit off the wall,” but it’s much more than that. Presaging the ambient and new-age music movements that would come into their own in the ’70s, “Moonhead” is both ahead of its time and solidly a product of the moment—the zeitgeist caught in a vacuum tube.

Later, Gilmour realized the song’s place in history. “It brought it home to me, powerfully, that you could look up at the moon and there would be people standing on it,” he said. “It was fantastic to be thinking that we were in there making up a piece of music, while the astronauts were standing on the moon.” According to Gilmour, the song also marked a turning point for the band—the point at which outer space ceased to be Pink Floyd’s preoccupation.

“It didn’t have a significant impact on our later work,” Gilmour said of “Moonhead.” “I think at the time Roger, our lyricist, was looking more into going inwards, going into the inner space of the human mind and condition. And I think that was sort of the end of our exploration into outer space.” Once you’ve officially soundtracked the occasion of humanity’s first steps on another astronomical body, where do you go with space music? Even the band’s wildly successful 1973 album, The Dark Side of the Moon, used lunar imagery as a metaphor for the inner condition rather than a subject in and of itself.

Apollo 11 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine, per chiudere il ciclo dei festeggiamenti – almeno per oggi – dell’allunaggio, la recensione ad Apollo 11, documentario che descrive scrupolosamente la spedizione che portò al risultato storico di mezzo secolo fa. Un estratto:

Per realizzarlo Todd Douglas Miller ha avuto a disposizione centinaia di ore in formato pellicola a 70mm, ritrovate di recente da un archivista del Nara (National Archives and Records Administration)  l’agenzia statunitense che si occupa di preservare documenti governativi e storici, e poi poi digitalizzate in 4K. Al materiale video si sono aggiunte circa 11mila ore di dialoghi, poiché durante gli oltre 8 giorni della missione ogni singola discussione, avvenuta anche in contemporanea ad altre, è stata registrata. Il risultato è un racconto che riesce a rendere perfettamente l’idea di quanto la missione Apollo 11 sia stata tutt’altro che una passeggiata trionfale, bensì un lavoro meticolosamente preparato e controllato da centinaia di occhi e di orecchie secondo per secondo.

Memorie del futuro: gli uomini sulla Luna – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuadernoAltriTempi Giovanni De Matteo traccia le coordinate culturali del ricordo, quel ricordo che ha portato – proprio oggi, mezzo secolo fa – l’umanità al primo allunaggio. Uno stralcio dell’articolo, come sempre magnificente.

Forse non è un caso se tra i suoi “miti delle origini” quello con cui nel 1965 Italo Calvino decise di aprire la prima raccolta delle Cosmicomiche fosse dedicato alla Luna. Né per cronologia interna né per ordine di stesura La distanza della luna poteva vantare qualche diritto di prelazione sugli altri undici titoli del sommario, ma di sicuro assolveva ad alcune funzioni che ne facevano una sorta di manifesto d’intenti: la fantasia sfrenata, l’ispirazione scientifica e il gusto per il paradosso ricorrono in tutte le storie, ma qui pare che l’autore aumenti il dosaggio anche di quell’ingrediente segreto che conferisce una dimensione poetica alla sua scrittura onirica e fiabesca. Apparso per la prima volta in rivista l’anno prima, La distanza della Luna è esemplificativo dell’operazione culturale che Calvino si prefiggeva di perseguire con le Cosmicomiche:

“[…] vorrei servirmi del dato scientifico come d’una carica propulsiva per uscire dalle abitudini dell’immaginazione, e vivere magari il quotidiano nei termini più lontani dalla nostra esperienza” (Calvino, 2014).

D’altro canto, l’immagine della Luna attraversa tutto l’arco della letteratura italiana, dalle allegorie dantesche della Divina Commedia a Ludovico Ariosto, che vi manda Astolfo in sella all’Ippogrifo con lo scopo di recuperare il senno perduto di Orlando nel memorabile XXXIV canto dell’Orlando Furioso; da Giordano Bruno, che nei dialoghi cosmologici proprio la Luna, “astro narrante”, chiama in soccorso per testimoniare la rivoluzione morale comportata dal nuovo paradigma copernicano, a Giacomo Leopardi, nella cui produzione la Luna è una presenza assidua, inestricabilmente connessa al sentimento di malinconia che pervade la sua poetica, di volta in volta riflesso della condizione transitoria di ogni gioia (La sera al dì di festa, 1820), simbolo della rimembranza capace di stemperare nella dimensione del ricordo anche le esperienze più dolorose del passato (Alla luna, 1819) e infine emblema della svolta cosmica del suo pessimismo (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1830).

Sulla Luna, tra scienza e fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio scritto da Carmine Treanni per ricordare il cinquantenario dell’allunaggio: Sulla Luna. Ecco la quarta, che esplica molto bene il tono della pubblicazione:

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969.
Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi.

Quando camminavamo sulla Luna | Holonomikon


Giovanni De Matteo, sul suo blog, apre le danze connettive al 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna, e lo fa citando Primo Levi, in un suggestivo endorsement dell’epoca che sconfessava chi non voleva aprirsi ai tempi nuovi, al futuro, a qualsiasi cosa ciò avesse voluto dire. Ve lo riporto, e vi allego di nuovo lo spettacolo live che i Floyd fecero in quella mistica giornata alla BBC…

Alla base di tutti i possibili motivi del viaggio nello spazio, si intravede un archetipo; sotto l’intrico del calcolo, sta forse oscura obbedienza a un impulso nato con la vita e ad essa necessario, lo stesso che spinge i semi dei pioppo ad avvolgersi di bambagia per volare lontani nel vento, e le rane, dopo l’ultima metamorfosi, a migrare ostinate di stagno in stagno, a rischio della vita: è la spinta a disseminarsi, a disperdersi su un territorio vasto quanto è possibile.

50 anni dallo sbarco sulla Luna: come la musica dei Pink Floyd è stata protagonista dell’allunaggio


Siamo al cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. In quell’occasione, i Floyd musicarono live alla BBC le immagini dell’allunaggio, con la loro suite MoonHead. Ecco come andò:

Era il 20 luglio 1969 e l’uomo muoveva per la prima volta nella storia i primi passi sulla Luna.
Quel giorno, in Inghilterra, a creare la colonna sonora perfetta per raccontare quell’evento memorabile c’era la band che sarebbe diventata una delle più leggendarie della storia della musica: i Pink Floyd.

Quest’anno cade l’anniversario dei cinquant’anni da quella incredibile missione della Nasa, quando quei valorosi astronauti capitanati da Neil Armstrong lasciarono sulla superficie lunare una targa di acciaio inossidabile per commemorare la giornata in cui “uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta… venuti in pace, a nome di tutta l’umanità”.

Una giornata storica, raccontata minuto per minuto dalle televisioni di tutto il mondo. Anche la BBC seguiva in diretta la missione dell’Apollo 11 e i primi passi di Neil Armstrong, mentre compiva la sua “Trip on Mars”. Ed è proprio questo il titolo alternativo con cui è conosciuta la composizione denominata Moonhead, una suite allora inedita del gruppo, lanciata per la prima volta durante quella trasmissione: un’improvvisazione live del pezzo, accreditato a tutti e quattro i membri della band.

Nel 1969 la musica dei Pink Floyd era già stata trasmessa in molti programmi televisivi britannici. Tra questi c’era un episodio del 1968 della serie di documentari sulla scena rock-musicale inglese, Omnibus. Quando la BBC decise di incaricare Omnibus di creare uno speciale per la programmazione dell’allunaggio, i produttori dello show invitano senza alcun dubbio i Pink Floyd a tornare in studio.

So What if It’s Just Green Cheese?, era il titolo della puntata andata in onda in diretta la notte del ‘grande passo per l’umanità’. Il programma includeva le letture di citazioni e di poesie sulla luna di Ian McKellen e Judi Dench e le esibizioni di Dudley Moore e del suo Dudley Moore Trio e della cantante jazz Marion Montgomery.

Tuttavia, è la jam session improvvisata della band britannica a rappresentare la parte più indimenticabile dello spettacolo. Il gruppo consegna al pubblico un brano strumentale avvincente.

Eravamo in uno studio televisivo della BBC, ha ricordato il chitarrista David Gilmour in un’intervista del 2009 con il The Guardian. Era una trasmissione in diretta e c’era un gruppo di scienziati da un lato e noi dall’altro. Avevo 23 anni. È stato fantastico pensare che eravamo lì dentro a comporre un pezzo di musica, mentre gli astronauti erano in piedi sulla Luna, ha ricordato Gilmour. Non sembra concepibile che ciò possa ripetersi sulla BBC al giorno d’oggi.

L’esperienza è rimasta talmente impressa in Gilmour da aver raccontato ancora: Ero nel mio appartamento a Londra, guardando la Luna e pensando: Ci sono persone che stanno lì proprio ora.

Moonhead è stata lanciata innumerevoli volte nel corso degli anni, ma è del 2016 la sua uscita ufficiale, quando viene inclusa nel cofanetto dei Pink Floyd The Early Years 1965-1972.

 

Sulla Luna, scienza e fantascienza in libreria | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Sulla luna, libro scritto da Carmine Treanni che traccia la storia e fa il punto sui 50 anni che sono passati dal celebre sbarco sul nostro satellite naturale. Ecco la quarta:

“Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969. Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi, film e serie televisive.

Pulphagus®, ultimo episodio | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’ultimo episodio della saga di Pulphagus®, il mondo sublunare creato dalla geniale mente di Lukha B. Kremo e che ha visto, oltre alla vincita del Premio Urania, anche il piazzamento nell’ultima edizione del Premio Odissea con un altro romanzo inedito; altri nove racconti, invece, hanno dato vita a sfumature assai ricercate di un universo degradato e futuribile, movimenti della vita postumana in un’orbita di fetore da Kipple. Qui l’intera saga pronta da acquistare; le copertine sono di Ksenja Laginja, mentre le cover relative ai romanzi sono di Franco Brambilla.

Pulphagus®, con la ® che indica le parole che per essere pronunciate vanno pagate nell’universo, è creato dalla vulcanica creatività di Lukha B. Kremo. Che a questa ambientazione ha dedicato due romanzi, uno dei quali (Pulphagus® Fango nei cieli)  vincitore del Premio Urania e l’altro (Korchin e l’odio) da poco uscito in Odissea Fantascienza, e questo serial in nove episodi, illustrata dalle visionarie illustrazioni di Ksenja Laginja. Con I figli di Pulphagus® è uscito in questi giorni l’ultimo episodio.

I golemizzati aumentano in tutto il pianeta, ma Raskal, Adone e Shevek intuiscono che non si tratta di una malattia deleteria, anzi, il futuro del pianeta potrebbero essere proprio loro. Così richiamano tutti i golemizzati alla ribellione. Mentre Marlin™ e CalcaTerra™ continuano a contendersi il predominio su Pulphagus® , all’assemblea dell’Onu Raskal aizza i golemizzati alla rivolta, con l’effetto di moltiplicare le violenze nei confronti dei non infetti. Ma la sua strategia, progettata insieme con Adone e Shevek, prevede di far seguire un appello alla pace, in modo da dimostrare al mondo di avere il controllo sugli infetti. Ma servirà un’azione drastica per cambiare davvero le sorti del mondo. E ci proverà Mirea.

In edicola il primo romanzo del ciclo della Luna futura di Ian McDonald | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo di questo mese: Luna nuova, di Ian McDonald. È la prima di tre puntate ed eccovi, qui sotto, una breve descrizione dell’opera e della saga chiamata Luna:

Si tratta di un thriller fantascientifico ambientato in un futuro non tanto lontano che assomiglia molto al periodo feudale del medioevo, pieno di intrighi e lotte di potere.
La Luna, territorio pericoloso e ostile, è sotto il dominio di cinque potenti corporazioni, i “Cinque Draghi”, che controllano le preziose risorse naturali presenti sul nostro satellite.
Le famiglie a capo di queste gilde sono violente e aggressive, gli scontri tra corporazioni (ma anche tra membri della stessa famiglia) sono all’ordine del giorno, per chi viene sconfitto non c’è scampo, la posta in gioco in questa partita è la vita stessa.
Completa il volume il racconto La guerra di Ain di Enrica Zunic, opera con tematiche molto differenti da quelle del romanzo di McDonald ma altrettanto affascinante.

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