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L’ultima avventura di Eymerich è in edicola | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese, che è Il fantasma di Eymerich, ultimo libro della saga dell’inquisitore scritto da Valerio Evangelisti pochi anni fa. Come sempre per Valerio, è un titolo da urlo.

Il fantasma di Eymerich è l’ultimo romanzo dedicato da Valerio Evangelisti allo spietato inquisitore del XIV secolo, sia in senso cronologico (gli avvenimenti si svolgono nel 1378) sia in ordine di pubblicazione, avvenuta la prima volta nel 2018.

Sfuggito al carcere in cui l’aveva fatto imprigionare il re d’Aragona, Nicolas Eymerich si reca a Roma, dove Gregorio XI ha riportato la sede papale dopo un esilio durato settant’anni. Tutto il tempo per permettere a un oscuro culto pagano di tornare in auge nell’antica capitale dell’impero, estendendo i suoi tentacoli persino tra i principi della Chiesa. E questa volta, il nemico che Eymerich dovrà affrontare, sarà qualcuno davvero alla sua altezza.
Nel frattempo, nel futuro, tra gli scontri di un devastante conflitto mondiale, lo scienziato Marcus Frullifer trova rifugio nella  repubblica di Catalogna e inizia la costruzione di un’astronave in grado di muoversi grazie alle energie psichiche, la Malpertuis, già comparsa nel primo libro della saga. Purtroppo le cose non andranno esattamente come si immaginava…
Intanto, in un futuro ancora più lontano, a ridosso del misterioso Punto Omega teorizzato al gesuita Teilhard de Chardin,  un misterioso Magister  tira le fila dell’ultimo sussulto di un universo e di un’umanità arrivati, forse, all’ultima pagina della loro storia.

Apre il volume una toccante introduzione di Franco Forte in ricordo del compianto Valerio, «il più grande scrittore di Fantascienza (sì, con la “F” maiuscola) che il nostro Paese abbia mai conosciuto».

Il corpo dell’etere | Treccani, il portale del sapere


La Treccani sto attuando una bellissima iniziativa che, attraverso degli articoli speciali, mette in luce definitiva la figura e l’opera di Valerio Evangelisti, scomparso ormai quasi tre mesi fa; in questo particolare link, Nicoletta Vallorani scrive delle bellissime pagine su Valerio, e io non posso che incollarne una parte, estasiato da questa bellezza che ancora pochi conoscono: grazie Nicoletta!

Evangelisti è, per noi tutti, una molteplicità di tracce. Esse sono percepite e declinate da ciascuno a seconda della propria sensibilità personale, individuale e unica come deve esserlo la scrittura e come è bene che sia anche la lettura. Leggiamo le storie e disegniamo una mappa che, nel caso di questo complicato, amatissimo scrittore, è coerente e coesa, complessa, difficile da radunare in una voce sola. Sicché questo è il mio disegno, parziale e incompleto, e tutto radunato intorno a una contraddizione: il corpo intensamente fisico e carnale dei personaggi e quello schivo e resistente di un autore che io credo abbia cambiato in modo radicale l’universo narrativo del genere che chiamiamo fantascienza, per semplicità e per convenzione.

La prima apparizione di Eymerich, Nicholas Eymerich, inquisitore, ha un numero – il 1241 della collana di Urania – e una data – il 1994. Da lì in avanti – attraverso storie diverse, imparentate e non, e con il corollario di una attività culturale e politica costante, sul web e nella vita reale – Evangelisti si è costruito come quello che voleva essere: uno Scrittore che è anche una Persona. Deciso ad appartenere alla stirpe dei solitari, infastidito dalla pressione dei corpi e dal contatto, eppure così intensamente carnale nella costruzione dei suoi personaggi, Evangelisti ha sempre dato la sensazione di abitare un vuoto, che ha riempito di figure intensamente fisiche, umane nel senso più materiale del termine, e per questo indimenticabili. Su questa traccia, provo a ricostruire un percorso che, per empatia e per scelta ragionata, si appoggia soprattutto a una delle sue storie che ho amato di più, che è Mater terribilis. È un romanzo strano e disturbante, splendidamente scritto, sostenuto da una documentazione storica perfetta, strutturato su tre piste temporali che convergono e si aggrovigliano, senza trovare la consolazione di una risoluzione. Il titolo designa un riferimento fattuale alla figura della madre, che è carnalità e purezza, salvezza e rovina, visione e oscurità. Mi avvicino a questa storia stabilendo punti di riferimento che si agganciano a citazioni. Non sono quelle che ha scelto Evangelisti nel suo romanzo, ma seguono una pista tematica declinandola secondo il mio sentire. Nel farlo, disegno una struttura che ha il sapore di un omaggio e di un pegno di riconoscenza.

Julee Cruise – Into the Night (RIP)


RIP, Julee

Addio Magister | Fantascienza.com


Su Delos 235 l’editoriale di Carmine Treanni che ricorda Valerio Evangelisti, anche tramite un paio di pensieri che incollo qui sotto; Valerio ci manca ogni giorno di più…

Ecco cosa disse Evangelisti, ormai un po’ di anni fa, riguardo la letteratura di SF:

“Io sono convinto che in tutta la letteratura di genere, la fantascienza sia stata la regina assoluta, e sicuramente la più prossima, pur nella sua diversità apparente, alla letteratura generale, ma non generica, cioè mainstream, ma alla letteratura alta. Se prendo uno scrittore di gialli, ma anche di un noir tradizionale, mi è difficile pensare ad un qualsiasi rapporto con la letteratura generale, mentre con la fantascienza il rapporto diventa facile. Per esempio, c’è stato il recupero di uno scrittore come Philip Dick, considerato uno scrittore di fantascienza solo una ventina di anni fa, e oggi apprezzato come uno scrittore tout court. La fantascienza è una letteratura capace di indagare anche sulla società e sull’uomo. È uscita dall’ambito strettamente letterario, fino ad impregnare letteralmente tutto il nostro immaginario, indebolendo fortemente l’oggetto letterario. Questo vuol dire una supremazia assoluta nel campo della narrativa di genere, e una assoluta appartenenza alla cultura del nostro tempo”.

Ecco cosa disse Valerio a proposito dei suoi romanzi:

“Mi spaventerebbe pensare che i miei romanzi siano facilmente etichettabili. Fin dall’inizio, Vittorio Curtoni, disse, a proposito dei miei romanzi di Eymerich, che non era fantascienza, ma che era anche fantascienza. Ritengo che in una fase in cui la letteratura non di genere esprima abbastanza poco, la letteratura di genere – che è massimalista, perché contiene grandi idee, concetti e visioni – sa affrontare problemi che la letteratura non di genere normalmente trascura. Io ho tentato di scrivere romanzi costruiti sulla base di tutti i generi letterari. In alcuni romanzi, ad esempio, ci sono anche aspetti horror. In pratica, ho tentato di trasfondere nella mia scrittura tutto ciò che avevo letto e con cui mi ero formato, quindi anche della letteratura di genere”.

 

 

La mancanza


Il desiderio di farti una telefonata per chiederti come va di , e dirti di quello che succede di qua.

Valerio Evangelisti: teoria e pratica dei generi – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi il ricordo di Giovanni De Matteo a Valerio Evangelisti. Struggente e colto. Un estratto:

Per quasi trent’anni Evangelisti è stato un faro per la comunità fantascientifica italiana, tradotto in una ventina di lingue e accolto in Francia con un successo paragonabile a quello che gli hanno tributato i lettori di casa nostra. Dopo un’intensa attività come saggista storico, con oltre quaranta articoli raccolti in cinque volumi, all’inizio degli anni Novanta arriva la svolta. Per distrarsi dall’impegno saggistico, Evangelisti decide di dedicarsi alla narrativa, prediligendo quei generi che lo avevano intrattenuto durante l’adolescenza e avevano formato il suo immaginario, a cui restituì la propria versione, in una sintesi personalissima ed estremamente riuscita (cfr. Verri, 2008). Tra questi, appunto, la fantascienza, che anni dopo avrebbe definito “la più completa e la più duttile” (Sosio, 2022) tra le narrative di genere, mescolata con elementi horror e mistery.
Il successo di Eymerich, il primo dei suoi personaggi seriali, fu fin dall’uscita nelle edicole travolgente: il capostipite Nicolas Eymerich, inquisitore si aggiudicò il Premio Urania nel 1993 e l’anno successivo risultò il più venduto della collana Mondadori, superando il traguardo delle 15.000 copie, quasi il doppio dell’autore straniero più venduto di quell’anno (cfr. Forlani, 2018). Arrivarci non fu facile: richiese a Evangelisti diversi tentativi precedenti, cominciati presentando fin dalla prima edizione del premio quello che sarebbe diventato Le catene di Eymerich e ottenendo un riscontro lusinghiero da parte della giuria, che lo spinse a perseverare fino a indovinare la formula giusta. Ma il risultato gli permise, primo e ancora ultimo tra gli scrittori italiani di fantascienza, di lasciare nel 1997 il suo primo impiego nell’amministrazione finanziaria, per vivere esclusivamente dei guadagni che riusciva a trarre dalla scrittura (cfr. Forlani, 2018).
Dopo Nicolas Eymerich, inquisitore, altri undici romanzi sono seguiti fino al 2018, anno di pubblicazione de Il fantasma di Eymerich, l’ultimo dato alle stampe. Forte di una formula innovativa che combina in ogni romanzo diversi piani temporali, insistendo sulle conseguenze a lungo termine delle azioni umane e portando spesso a risolvere i misteri sovrannaturali che sfidano la fede del teologo domenicano nell’ambito delle scienze di confine, dalle teorie più audaci (come il paradigma olografico che emerge in La luce di Orione) alla vera e propria fringe science della risonanza morfica di Rupert Sheldrake (ancora La luce di Orione) o della teoria dell’orgone di Wilhelm Reich (protagonista de Il mistero dell’inquisitore Eymerich), quello di Eymerich è un autentico caso letterario. Merito indiscutibilmente anche del protagonista eponimo, un antieroe spietato, sorretto da una fede incrollabile che sconfina nel fanatismo e dotato di un intelletto affilatissimo, che Evangelisti ha più volte detto di aver modellato sulla parte più oscura della propria personalità.

 

Dernière Volonté – Requiem pour Albin Julius


Il requeim per Albin Julius, anche lui ci ha lasciati da poco e siamo tutti costernati da questa sequenza di drammi.

VANGELIS – The Bounty (Closing Titles)


Su queste note – ma avrebbero potuto essere altre sue sublimi creazioni, anche più note – do l’addio a Vangelis e al suo modo unico di farci percepire altre atmosfere. Sull’etere, che il viaggio sia bellissimo.

Addio al maestro della psichedelia: morto l’artista Matteo Guarnaccia | MilanoToday


Su MilanoToday la triste notizia della morte di Matteo Guarnaccia, artista psichedelico e rivolto al mondo sciamanico, visionario di caratura mondiale che, all’improvviso, ha dovuto seguire il flusso in cui si era incanalato fin dalla giovinezza, certo in un modo surreale e catartico, assai diverso dal flusso business che essicca l’anima.

Addio all’artista dello psichedelico. L’illustratore e pittore Matteo Guarnaccia è morto a 67 anni. A dare il triste annuncio la moglie Tiziana, che su Facebook ha scritto così: “Ciao a tutti. Questa notte l’amore della mia vita, Matteo, è andato ‘Across the Universe’, regalando a tutti noi una meraviglia di luce, di immagini, di bontà e di condivisione. Ha disegnato, dipinto tantissime immagini e scritto tanti libri, sempre con leggerezza, intensità e ironia, è stato un docente molto amato”.

Nato a Milano nel 1954, Guarnaccia ha iniziato la sua carriera nella Amsterdam degli anni ’70, dove ha fondato la rivista psichedelica Insekten Sekte. Le sue immagini peculiari gli hanno permesso di collaborare con diverse testate, come l’americana ‘Berkeley Barb’ e l’italiana ‘Fallo!’. Storico del costume, critico d’arte e saggista, ha viaggiato in diversi Paesi per studiare culture anche lontane come quella giapponese e australiana.

F1: Gilles Villeneuve, il ricordo 40 anni dopo


Ricorre oggi il quarantennale della morte del pilota canadese Gilles Villeneuve. Inutile che ci giri intorno, per l’adolescente che ero lui fu uno dei non molti punti di riferimento su cui ho forgiato ciò che sono ora. Allora non lo sapevo, ma quell’uomo fu il punto di contatto più evidente che ho avuto col Futurismo, la sua totale incapacità di porsi limiti nell’ambito della velocità sarebbe stata apprezzatissima da Marinetti e io, devo dire, amo tuttora guidare bene (“se vuoi andare piano vai a piedi”, diceva Gilles) imprecando contro chi ha paura e si piazza in mezzo, incapace di comprendere che la paura ti fotte e che non può vincere lei. Leggendari i suoi duelli col compagno di scuderia di allora, Jody Sheckter: entrambi abitavano a Montecarlo e per arrivare a Fiorano, dove c’è la pista privata della Ferrari, si misuravano continuamente sulle autostrade stabilendo infine il record di percorrenza Montecarlo-Modena in due ore e mezzo circa; altri tempi, ora avresti orde di Stradale che ti rincorrono stile BluesBrothers.
Quell’8 maggio 1982 Gilles era impegnato nelle prove del GP del Belgio, la storia la sanno tutti, era in feroce competizione col compagno di squadra Didier Pironi che, nel GP precedente, lo aveva beffato in un modo sleale, cosa che lo aveva fatto infuriare oltre ogni ragionevolezza; Gilles osò, come sempre, ma forse quella volta di più, e ora siamo qui a ricordarlo, a rivangare il suo continuo andare oltre il limite perché quello a lui interessava, non la vittoria, ma vivere sul limite, sbirciando l’oltre e dominandolo, da futurista qual era.
Il piccolo canadese ha illuminato la mia esistenza quando, in un momento critico, mi sono trovato a voler moltiplicare gli sforzi per farcela, perché sapevo che lui non si sarebbe arreso. Un abbraccio, caro Gilles, sei sempre nei cuori di chi ti ha amato, oggi più che mai.

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