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Archivio per Magick

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata…


La posa degli strumenti si approvvigiona di una perfezione a te sconosciuta, qualcosa di simile a una magia surreale che tocca ogni dettame tecnico.

Gerard Sorme e l’Ordine della Fenice – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’approfondita recensione di Franco Pezzini a due romanzi di Colin Wilson, Il dio del labirinto e Religione e ribellione, nella cui lettura – della recensione, intendo – trovo anche gli estremi del mio esperimento di sesso quantico e postumano, Sensorium.
In particolare, per quanto riguarda Wilson, nel passo sottostante ho la percezione di un Fantastico che esperimento attraverso strali di sesso estremo o quasi:

“Il nostro scopo – Esmond parla qui da membro della Setta della Fenice, cui ha impresso la sua svolta filosofica – non è quello di degradare e inquinare i sentimenti religiosi con il piacere sessuale, ma di elevare il piacere sessuale al livello di un sentimento religioso”.
E appunto con Esmond in corpo, Sorme affronterà i vertici della Setta, ancora esistente a livello internazionale… Una nota finale di Wilson riflette sul rapporto tra il suo libro, la letteratura e ciò che è percepito come pornografia, ma rappresenta più un (interessante, senza dubbio) documento d’epoca che una riflessione calzante alla complessità della situazione odierna. Per il resto il romanzo presenta ciò che i lettori di Wilson già conoscono: una scintillante qualità di scrittura, bozzetti godibilissimi e molto vari di outsider, alcune riflessioni (specie nel rapporto tra i sessi) in cui l’autore resta nonostante tutto debitore di pregiudizi del suo tempo, una vaga ambiguità che nulla toglie al piacere della lettura.

È brandendo tali sviluppi fiction sull’abbinamento sesso & religione – possessione compresa, visto che “l’outsider cessa di essere tale solo quando è posseduto, quando diventa ossessionato in modo fanatico dal bisogno di scappare” – che possiamo ora aprire il secondo volume di Wilson, stavolta un saggio, e precedente di vari anni: qualcosa che alla ricerca di Esmond fornisce una virtuale cornice, o piuttosto un precedente illuminante. Religione e ribellione (Religion and the Rebel) esce nel 1957 (qui una contestualizzazione): e viene massacrato dalla critica, che non ha perdonato il successo di The Outsider all’autore ventiquattrenne privo di studi universitari. Invece il libro è davvero interessante: come commenta Wilson in un’introduzione a distanza di tanti anni (1984), presenta le ingenuità e i manicheismi di un’età, con un’eccessiva enfasi sul profilo dell’outsider – nei fatti, gran parte dei personaggi di cui parla sono stati anche parallelamente insider da altri punti di vista. Come lo stesso Esmond del romanzo esaminato.

Eppure, a ben vedere, quell’introduzione più moderata e “ragionevole”, fortemente individualistica come di moda negli Ottanta (anche se Wilson le mode le fondava piuttosto che seguirle – ma va detto che all’epoca è già iniziata la sua fase in calando) pare più fastidiosa del radicalismo onesto del giovanissimo che esplora forme di ribellione e ne racconta l’alba a colpi anche di esperienze personali. Dove a colpirci – perché in fondo succede anche a noi di agganciare le svolte esistenziali a letture o sorprese culturali – è il fatto che a distanza d’anni egli ricordi quella frase o quel libro che hanno dato la spinta, come pure invece le fasi di frustrazione e depressione. Leggere Wilson oggi, in un’Italia depressa che non riesce più neppure a desiderare di riacquisire sapore alla propria vita, raspato via a grandi numeri da politica ed economia scellerate, è di grosso interesse, al netto del mutare dei tempi e di qualche ingenuità da ventenne.

 

Elder


Gli esseri evocati hanno assunto fisionomie familiari, ma sono altro…

Sensorium – Dreams Of The Dead


Lascio che ogni stilla di istanti coli dentro, fino a rinnovare e a portare via ciò che ora è dolore.

Diversi contorni


Soffice in un contesto di nomi, di richiami affinché l’evento diventi vivo – affinché l’evento non diventi vivo – ti adagi e lasci passare le ore e i giorni sperando, in un lumicino nascosto nel tuo angolo più remoto, che il flusso del reale assuma contorni diversi.

Immanente


Nei residui di una parola detta in estensioni aliene c’è la possibilità di trascendere l’immanente. Come se fosse antica magia.

Mantra


Risalgono le posture testuali lungo l’asse di una complessa rivendicazione personale, solipsismi esasperati da nenie interiori di lunga portata psichica, quasi magica.

Intervista a Franco Pezzini: A caccia della Bestia – Pulp libri


Su PulpLibri una bella intervista di Walter Catalano a Franco Pezzini, prevalentemente sul tema crowleyano, che è stato motivo di indagine da parte di Pezzini in un suo recente saggio uscito per Odoya: Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la grande Bestia. Un estratto:

Veniamo dunque a Crowley. Perché hai scelto proprio lui? È stata davvero una figura così importante del ’900 la sua?  Ha scandalizzato i contemporanei ma ha affascinato i posteri. Forse in entrambi i casi ben oltre i suoi reali meriti (e demeriti). Da Yeats ai Beatles, da Maugham ai Led Zeppelin, da Pessoa a Kenneth Anger, Crowley ha attraversato l’immaginario del secolo breve mettendo in pratica davvero il motto di Oscar Wilde: che si parlasse di lui, sempre e comunque, bene o male non importa. E infatti ancora ne parliamo. Perché?

Crowley è stato un’icona dell’eccesso, e già questo basterebbe a ben collocarlo mediaticamente; ma occorre riconoscergli una statura culturale non banale. Coltissimo, capace di colossali sintesi (basti pensare a quella summa che è Magick), dotato di energie impressionanti e capace di interloquire con un gran numero di artisti e intellettuali, ha colpito un po’ tutti. Devo premettere che non sono partito tanto da una fascinazione personale per l’uomo Crowley o per la sua dottrina, quanto da quella per l’ambiente e per la rete di relazioni attorno a lui: in particolare da quel filo rosso che corre tra Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley, dove in pratica lo stesso mito viene letto alla luce della narrativa alla moda, dell’esoterica e di quella pop. Ma quello è solo un tassello, utile come interruttore per accendere la ricerca e suggerire una chiave – le nozze chimiche con una donna “plagiata” in vista di un risultato magico – a sempre più frequenti comparsate del Nostro. A livello più generale, è un fatto che la portata della provocazione di Crowley – la magia, il sesso, la ribellione alle agenzie di formazione riconosciute… – abbia svelato una forza eversiva almeno simile a quella che un secolo prima aveva avuto la dottrina di un altro impresentabile, Sade: e per capire alcuni fenomeni dell’oggi, occorre tener presenti entrambi questi terroristi culturali. Una certa genialità a Crowley occorre riconoscerla, anche se le sue rielaborazioni si nutrono di una quantità di materiali già presenti sulla piazza.

Crowley è stato un occultista e un “mago”, ha addirittura inventato una religione, Thelema, che come tutte le religioni si è rivelata grazie ad un preteso intervento extraumano: Mosè parla direttamente con Yahweh, Maometto con l’Arcangelo Gabriele, Crowley si accontenta di Aiwass, emanazione dell’Arpocrate degli Antichi egizi, o qualcosa del genere. Ne esce fuori il Liber Legis, un testo di scrittura automatica, come tanti prodotti nelle sedute spiritiche o nel channeling della New Age, che sembra una riscrittura – peggiore – di Nietzsche. Insomma non stiamo ad arrovellarci tanto su una banale impostura? Se Crowley non fosse stato un tale personaggio, così scandaloso, perverso, provocatorio, perderemmo ancora tempo a occuparci di Thelema?

La domanda è interessante, e penso si possano considerare due livelli della questione. Premesso che io ho affrontato il tema in chiave laica, volutamente lontano da intenti agiografici o invece demonizzanti, il fatto che per l’Occidente i contenuti della dottrina di Crowley tocchino punti tanto caldi dice qualcosa dell’Occidente stesso, dei suoi idoli, dei suoi “valori”: il che forse rende il tutto meno banale, e torniamo al discorso sull’immaginario e le sue urgenze. Ma questa è una riflessione di fatto. A un secondo livello, va considerato che il rapporto delle entità di Crowley con le profondità interiori dell’uomo in quanto tale viene da lui teorizzato: in sostanza, è difficile parlare di impostura nel senso a noi contemporaneo. In età vittoriana, l’impostore è però figura di ben altra potenza, in qualche modo anticristica (pensiamo ai Tre impostori di Machen, all’arcimpostore Dracula di Stoker autore di Famous Impostors): e qui Crowley si ritroverebbe… Diciamo però che mi pare una buona chiave affrontare Crowley e i suoi dei con l’aiuto di Jung. Poi, chiaramente, l’effetto scandalo ha potenziato il tutto.

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Il nome segreto delle donne romane – TRIBUNUS


Su Tribunus una curiosa consuetudine degli antichi Romani che ha attinenze col mondo magico, e che è legata anche al famigerato nome segreto di Roma: il nome segreto delle donne romane. Un estratto:

Nella Roma antica, trascorsi otto giorni dalla nascita di una bambina, questa doveva essere sottoposta a un rito di purificazione (lustratio). Quello stesso giorno, nel quale i parenti portavano doni, la neonata avrebbe ricevuto anche il suo nome proprio, il praenomen.

Il nome della bambina, anche una volta divenuta una donna adulta, sarebbe dovuto rimanere segreto, e utilizzato solo ed esclusivamente tra le mura domestiche.
Varie sono le interpretazioni di questa consuetudine, quasi certamente di origini remote. In epoca arcaica, il nome proprio aveva un potere magico e una connotazione sacrale – secondo la concezione per la quale dire il nome di qualcosa equivaleva a crearla – ed era considerato una parte vera e propria della persona. In questo senso, se un uomo avesse pronunciato il nome proprio di una donna, sarebbe stato come avere un contatto fisico con lei.
Ancora, forse conoscere e pronunciare il nome di una donna sarebbe equivalso ad avere pieno potere sulla persona.

La Collezione Peggy Guggenheim presenta “Surrealismo e magia. La modernità incantata” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una Mostra dedicata al Surrealismo: Surrealismo e magia. La modernità incantata. L’evento sarà fruibile dall’8 maggio al 13 settembre 2021 a Venezia, presso gli spazi museali della Collezione Peggy Guggenheim.

Con circa sessanta opere provenienti da prestigiosi musei internazionali, si tratta della prima grande mostra interamente dedicata all’interesse nutrito dai surrealisti per la magia, la mitologia e l’esoterismo. Da un punto di vista cronologico, l’esposizione spazia dalla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, datata intorno al 1915, all’iconico dipinto di Max Ernst, La vestizione della sposa, del 1940, all’immaginario occulto delle ultime opere di Leonora Carrington e Remedios Varo.
Con il Manifesto del Surrealismo, pubblicato nell’ottobre del 1924, lo scrittore francese André Breton fondò un movimento letterario e artistico che di lì a poco sarebbe diventato la principale avanguardia dell’epoca. Aspetto fondante del Surrealismo è il riorientare l’interesse verso il mondo del sogno, dell’inconscio e dell’irrazionale. Numerosi artisti di ambito surrealista guardano inoltre alla magia come a una forma di discorso poetico e filosofico, legato a un sapere arcano e a processi di emancipazione personale. Nelle loro opere, i surrealisti attingono a piene mani alla simbologia esoterica e alimentano la tipica nozione dell’artista come alchimista, mago o visionario. Il ruolo fondamentale svolto dalla magia in ambito surrealista è stato ampiamente riconosciuto e studiato nel corso degli ultimi due decenni.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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