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Archivio per Mario Gazzola

Il Bacio della Mantide | PostHuman


Su PostHuman un’appassionata recensione all’ultimo lavoro edito di Stefano Di Marino, Il Bacio della Mantide, uscito quest’estate per Oakmond. Vi lascio al ricordo vibrante di Mario Gazzola, che ha curato la recensione.

Fine artigiano di diversi generi – non solo spy ma anche sci-fi, fantasy, action, western e horror (come ad es. il recente Voodoo Darkness per Weird Book la cui copertina vedete qui a lato), talvolta fusi insieme e, ovviamente, noir – Di Marino si è dedicato più volte a ricreare sulla pagina scritta anche le atmosfere di quell’italian giallo che era certamente più cinematografico che letterario (fra i protagonisti ovviamente anche Aldo Lado, altra guest star del festival di Torre Crawford con le sue memorie in presa diretta dalla stagione aurea del giallo italico): prima con l’antologia da lui curata Il Mio Vizio è una Stanza Chiusa (titolo ispirato al celebre thrilling di Sergio Martino con Edwige Fenech, cover a lato), uscito per il Giallo Mondadori nel di cui a mia volta avevo già scritto su Nocturno e QUI.
Ora con Il Bacio della Mantide, il suo ultimo giallo pubblicato da parte di Oakmond Publishing (in apertura la bella copertina con quadro di von Stuck), che ho avuto l’opportunità di leggere proprio durante il lungo viaggio in treno Milano-Scalea, arrivando con mia sorpresa ben oltre il previsto “assaggio” necessario a chiacchierarne con cognizione di causa dal vivo con Cappi, bensì fin oltre pagina 180. E questo è già il primo banco di prova per il narratore di razza: se il lettore – ancorché non neofita – si aggancia subito alla trama e non riesce più a staccarsene, neanche nelle ore più profonde della notte, vuol dire che la storia “prende”. O, come ha detto Cappi medesimo nel corso dell’incontro, che noi lettori “sentiamo la paura per il destino dei personaggi in pericolo”, il che appunto misura il nostro grado di empatia con la finzione orchestrata dall’autore. Che dell’italian giallo rimescola in modo personale molti tòpoi: un serial killer misterioso e psicopatico, una femme fatale, che qui stranamente coincidono, ribaltando il cliché secondo cui nello “spaghetti thriller” siano sempre le donne a morire (come osservò un critico straniero), perché questo consentiva al regista la messa in scena della fuga (spesso con vestiti strappati), i disperati tentativi di difesa della vittima designata e il suo inesorabile slashing (frequentemente all’arma bianca, che rende l’omicidio più diretto e “carnale”, come nell’esempio citato proprio nel corso dell’incontro: la fuga della donna nel parco di 4 Mosche di Velluto Grigio).
Nel Bacio della Mantide sembra proprio che sia una donna ad uccidere – ma come può se è già morta nel tentativo di fuggire dal manicomio criminale in cui era reclusa? – mentre le vittime appartengono ad entrambi i sessi democraticamente: in un hotel di Latina isolato da provvidenziale tempesta, infatti, qualcuno è riuscito a riunire lo sbirro (menomato) che aveva arrestato la mantide-killer, l’unico superstite delle sue sadiche orge sanguinarie, la di lui fidanzata tossicomane, il criminologo tv star che le aveva fatto scampare il carcere attraverso l’ospedale psichiatrico, l’infermiera che l’aveva in cura là dentro e ne aveva subìto il fascino letale e la gestrice dell’albergo, pittrice dilettante che alla famigerata assassina aveva dedicato un inquietante tela il cui occhio malvagio sembra seguire tutti i malcapitati ospiti della struttura, più qualche incolpevole comprimario dello staff e partner dei protagonisti, destinati a non miglior fine solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato a completare le torbide trame di relazione con i bersagli della vendetta di “Moira la Pazza”.

 

Dune 2021: l’epica delle sabbie | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola recensisce in anteprima Dune, il nuovo film di Denis Villeneuve. L’articolo è trascinante, la prosa di Mario è notevole e fa precipitare il lettore direttamente nelle viscere della pellicola, che forse vedrò ma che a priori non suscita automaticamente l’attesa che ho avuto, che so, per Blade Runner 2049, soltanto perché non amo particolarmente la saga di Frank Herbert (lo so, adesso mi bersaglierete con ingiurie ed epiteti di ogni foggia). Vi lascio alle parole di Gazzola:

La sua narrazione ha il passo ieratico e solenne della fantascienza mistica, ai confini col fantasy più maturo: quella che ci presenta il “viaggio dell’eroe” (saggio-bibbia degli sceneggiatori by Chris Vogler, basato sugli studi di mitologie e religioni comparate di Joseph Campbell nel pure monumentale saggio L’eroe dai mille volti), segue un andamento che nei suoi tratti essenziali si ritrova appunto nei cicli mitologici classici (tutti, dall’Iliade al ciclo bretone di Artù, dal Kalevala al Mahabarata, ma pensate solo a cos’è Virgilio per Dante nella Commedia).
Viaggio iniziatico che nei suoi punti salienti – un eroe, un antagonista, un mentore, un talismano, un conflitto per conquistare un premio, una vittoria, l’amore – riassume in sé praticamente l’essenza, il dna di ogni narrazione, dall’Ulisse di Omero a quello di Joyce. Ciò che rende appunto la sci-fi/fantasy matura la prosecuzione della mitologia in forme letterarie moderne.
Villeneuve, da indiscusso maestro della regia quale ormai è, impagina questo viaggio in sontuosi panorami di… dune (ovvio!) e rocce tendenti all’astratto, colori sabbiosi e interni tetri e incombenti, fastosi costumi neorinascimental-cosmici, attraverso quei silenzi e quelle attese di qualcosa d’inespresso che sono il suo marchio di fabbrica da Arrival, che bene servono l’atmosfera mistico filosofica dell’opera e che sono una continua festa per gli occhi, anche quando rischiate di perdervi fra le intricate cospirazioni di corti spaziali degne dei Borgia.

Come di ogni opera larger than life, vi capiterà – come dubitarne? – di leggere in giro su qualche pregiato quotidiano nazionale stupidaggini tipo che il film ha “una parte centrale troppo lenta”, che sono un po’ come dire che la Bibbia “ha anche delle buone idee ma niente ritmo”. Ma sono quei redazionali svelti scritti da “penne medie” per essere letti dallo “spettatore medio” in tempi medi e dargli l’illusione d’aver capito in fretta se il film è da vedere o no. Carta igienica per il giorno dopo.
Fate come diceva proprio Virgilio a Dante: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Voi che leggete qui invece andatelo a vedere, lasciatelo crescere nei suoi 155 minuti di epos, e progressivamente sentirete crescere in voi l’inesorabile empatia per l’ennesimo viaggio eroico, sempre attraverso le stesse tappe, sempre appassionante come la prima volta, quello del giovane Paul Atreides (il 26enne Timothée Hal Chalamet qui sopra a sinistra) e della sua affascinante e combattiva madre-Gesserit dai poteri telepatici Lady Jessica (suadente e magnetica Rebecca Ferguson sotto a sin., che non si è mai sazi di guardare), circondati dall’opulento cast con Oscar Isaac (duca Leto Atreides, padre di Paul, nella foto in alto con lui), Josh Brolin (il roccioso Gurney Halleck), Stellan Skarsgård (l’immenso barone Vladimir Harkonnen, sopra a destra), il sempre minaccioso Dave Bautista, la velata reverenda madre-Gesserit Charlotte Rampling (qui sotto a destra con Paul) e Javier Bardem (il Fremen Stilgar). La coprotagonista Zendaya appare ancora poco, perché il suo ruolo crescerà ora che Paul e madre trovano riparo fra i Fremen del deserto cui lei appartiene, ma proprio quando ahinoi termina bruscamente il film, lasciandoci assetati come nomadi nel deserto della seconda parte, sui cui tempi di gestazione purtroppo non si sa ufficialmente ancora nulla.

Jodorowsky’s Dune: il più fecondo fallimento della storia del cinema


Su PostHuman Mario Gazzola traccia mirabilmente le coordinate di Jodorowsky’s Dune, il documentario video in cui si racconta il making of del regista cileno attorno al concept di Dune. Un estratto:

La parte più pazzesca del film di Pravich è infatti il dopo, in cui la regia ci giustappone esempi dei disegni di Moebius per lo story board di Dune accanto a scene di film successivi, talmente simili da non poter pensare che sia stato un caso: il libro era rimasto nel cassetto di tutte le major hollywoodiane, quindi non è stupefacente che intuizioni della geniale coppia siano filtrate nei duelli di Star Wars di Lucas, nelle soggettive di Terminator di Cameron, nelle apparizioni fantasmatiche dei Predatori dell’Arca Perduta di Spielberg o in altri titoli minori come Flash Gordon, fino alle minacciose montagne scolpite nel Prometheus di Ridley Scott.
Al cui epocale capostipite Alien peraltro diedero decisivi contributi proprio O’Bannon (col soggetto originale) e Giger (coll’indimenticabile, orroroso xenomorfo), “scoperti” da Jodo e indi “adottati” da Hollywood dopo il naufragio del cosmico progetto, se ne parla alle pagine 101-106 del mio FantaRock (con Ernesto Assante, Arcana, 2018).

Mai pubblicata neppure in forma di libro cartaceo, la fertilissima, profetica sceneggiatura Jodo/Moebius si connette infine anche all’imminente, attesissimo Dune di Villeneuve (di cui già è trapelato il progetto di una trilogia cinematografica per sviluppare compiutamente l’impianto narrativo di Herbert) attraverso la colonna sonora: infatti le solenni musiche di Hans Zimmer per il film in uscita comprendono anche un brano riarrangiato dei Pink Floyd ambìti da Jodo: è Eclipse, proprio da quel The Dark Side Of The Moon le cui session di registrazione volgevano alla fine al momento dell’incontro col visionario regista cileno).

Il rock sci/fi di Mario Gazzola – Associazione World SF Italia


Sul sito della WorldSf Italia c’è una bella intervista di Filippo Radogna a Mario Gazzola sulla sua attività di scrittore di genere e di cultore della musica rock. Un estratto:

Nell’originale programma televisivo dai linguaggi alternativi Wonderland riguardante cinema, tv, fumetti, musica, tutti collegati con il mondo del fantastico, in onda su Rai 4, Mario Gazzola cura la rubrica Sound Invaders che parla di interazioni tra i mondi dell’arte partendo proprio da quella dei suoni.
E sì perché Gazzola è un affermato giornalista musicale con l’attitudine alla letteratura dell’immaginario tanto che nel 2019 con il saggio FantaRock, scritto con il noto collega Ernesto Assante, ha vinto il Premio della critica Ernesto Vegetti,
Scrittore, blogger, conduttore radiofonico, collaboratore di periodici e riviste nazionali, il Nostro è autore di romanzi e racconti di fantascienza pubblicati su riviste (prima tra tutte Robot) e in varie antologie. Per Weird Book a breve uscirà il suo primo racconto illustrato con disegni e grafica di Roberta Guardascione, mentre è in lavorazione un graphic novel, disegnato da Tommaso Bianchi, oltre a un album rock di cover fantarock di “Flavio Ferri and guests” con un suo booklet.
È cofondatore del sito Posthuman con Walter L’Assainato ed è anche cofondatore (con i sopracitati Walter e Roberta) dell’agenzia di comunicazione LiquidSky Agency che si occupa di servizi di promozione video, web e social. È curatore su facebook di un ciclo di interviste nelle dirette streaming “La finestra di Antonio Syxty”.

Ti occupi di tante cose in ambito culturale, informativo e nella comunicazione. Ci vuoi parlare delle origini del tuo impegno intellettuale, in particolare nell’attività giornalistica? Da dove parte la tua passione per la musica? Nel tuo percorso hai anche suonato in qualche band?
La passione per la musica parte dalla Hit Parade di Lelio Luttazzi a Radio Rai, che sentivo al ritorno da scuola con mia mamma (facevo le elementari nei ’70) eppure no, purtroppo non ho mai imparato a suonare nemmeno il flauto alle medie! Chissà, forse ho sviluppato questa chiave di rappresentare la musica attraverso la scrittura proprio perché l’ho sempre osservata da ascoltatore puro che non la sa fare, come una forma di magia, come guardo oggi i disegni che Roberta Guardascione tira fuori dalle mie storie. Per questo sono molto fiero di riuscire a dare vita grazie a Flavio Ferri a un album di versioni reinterpretate di brani rock ispirati dal mondo sci/fi (dai King Crimson ai Killing Joke, dai Roxy Music ai Blondie ai Sonic Youth), legati da una storia scritta da me e illustrata dalle urban pics realizzate da Roberta rielaborando graficamente foto di prospettive metropolitane scattate da me nella Milano Mario zombificata dalla pandemia. Finalmente avrò il mio nome su un bel vinile da collezione, anche se non so suonare e quando mi hanno convinto a “cantare” Rebel Rebel in un tributo a Bowie se ne sono subito pentiti! Però in realtà ho pensato che potevo scrivere di musica che ero già grandicello, dopo aver vinto il mio premio letterario con la tesi di laurea (alla Bocconi), poi pubblicata da Firenze Libri col titolo Rock – cultura, subcultura, controcultura (con prefazione del mio relatore Nando Dalla Chiesa). Prima illudevo i miei che da grande avrei fatto il manager aziendale…

Su quali testate giornalistiche hai mosso i primi passi? Di cosa scrivevi allora e di cosa ti occupi attualmente?
La prima è stata Discotec (intervista ai Clock DVA), poi Rockstar e Jam le più durature, ma ho collaborato per un po’ a Musica! di Repubblica (allora ho conosciuto Assante) e occasionalmente a Panorama, L’Espresso, Italia Oggi, il Manifesto, Mucchio Selvaggio e Rockerilla, ma ho anche avuto un mio programma a Radio Lodi e ho collaborato con Radio Popolare, Ciao Radio di Bologna e Radio Base di Caserta, prima di arrivare alla rubrica tv di Wonderland, che è un po’ il fantarock televisivo, essendo l’unico programma della tv nazionale dove il nostro genere preferito è di casa. Inoltre ho scritto di cinema pulp su Nocturno, curando anche un dossier sulla sci/fi cosmico-filosofica, per esempio, senza contare che il mio sito posthuman.it (online dal 2007) ospita le mie riflessioni su cinema, musica, letteratura, fumetti, teatro e tutto quel che attira la mia curiosità… postumana. Negli ultimi anni ho scritto su repubblica.it e più volte sul blog MediaTrek dell’amico/coautore Assante.

Un-realism, la mostra virtuale – LiquidSky Agency


Una interessante mostra virtuale sarà disponibile dal 7 luglio su Spatial.io: UN-REALISM. Parliamo di un modo innovativo di fruire un messaggio, un flusso, una sensazione multisfaccettata di arte, un tour virtuale all’interno di spazi espositivi che travalicano la freddezza di molti musei moderni, ora immersi in scenari che sarebbe impossibile averli dal vivo.

Cosa può aggiungere la digitalizzazione a un’opera d’arte? E cosa non si può trasferire dal fisico al digitale? Può l’astrazione in qualche modo essere tangibile? E come si sta evolvendo l’esperienza creativa dei protagonisti di questa transizione?
Sono le domande cui si propone di rispondere Un-realism, la mostra in realtà virtuale che ci offre il punto di vista degli artisti che stanno cercando di colmare il divario tra le classiche dimensioni fisiche dell’arte e quelle digitali.
Curata da An Rong, Fabio Giampietro (sua la vertiginosa prospettiva metropolitana riprodotta qui sopra Exodus) e Skygolpe, la mostra sarà inaugurata mercoledì 7 Luglio 2021 alle 19, ma non in uno spazio espositivo fisico, bensì in uno puramente virtuale, in cui la webcam del nostro computer ci scatterà una foto, che darà i nostri lineamenti all’avatar con cui potremo spostarci nei cyber-ambienti con le opere, che potremo anche acquistare semplicemente cliccando sulla loro immagine digitale, appesa all’altrettanto digitale parete della mostra.

Hyde in Time al Teatro Marébito | PostHuman


Su PostHuman una segnalazione particolare, un crossover strano che attraversa buona parte del Fantastico, rielaborando i classici del genere in un’ottica che ne reinventa i sottogeneri, mostrando come la realtà finisce (o inizia) proprio dove la finzione vive.
Interessante il comunicato stampa, che vi allego in gran parte qui sotto: passerà attraverso la riscrittura del vecchio parte del nuovo Fantastico? A guardarci indietro, sarebbe da dire di sì…

«Il Circus of Wonders sta arrivando in città col suo carrozzone delle follie: rabbrividite alla vista dello Scimmione Lussurioso e di tutte le orribili creature che la Natura ha rifiutato! Allibite davanti alla sovrumana malìa della donna più bella del mondo, imprigionata nella sua bara di ghiaccio: sarà il vostro bacio a scioglierla dalla prigionia?
Oserete vedere di più? Allora accettate l’invito del nostro maestro di cerimonia Zothique ed entrate nel suo Gran Teatro Marébito: qualche moneta in più per immergervi nel gorgo delle vostre fantasie, anche le più sfrenate! Ninfe soggiogate dall’orrore, nani crudeli e sanguinari, la Donna Lupo dalla coda di rettile e la Furia Alata che ghermì la sua migliore amica.

Guardate HYDE IN TIME: scoprite come l’immortale mister Hyde è entrato al Marébito come un abietto assassino e ne è uscito trasfigurato in un crudele genio dell’arte pittorica, e senza trangugiare alcuna pozione!
Fissate anche voi i vostri miseri occhi terreni sulle sinuose spire dei tatuaggi sulle braccia muscolose del nostro anfitrione, perdetevi nell’universo di Zothique. Cosa vi mostrano quei tatuaggi animati? Volti noti, situazioni che ricordate oppure… sculture viventi e il brivido di un futuro che ancora vi attende?
Sarete forse voi il prossimo signor Hyde, o sarete solo un altro corpo fuso con gli altri peccatori nel Tronco degli Amanti Selvaggi?

Il Circus of Wonders è un’attrazione che ha fatto più volte il giro del mondo, dal XVII secolo ad oggi: dopo le sue occulte origini nel misterioso Oriente, il Circo con il Teatro Marébito ha avuto duraturo successo nella Londra vittoriana di fine ‘800, ispirando il Grand Guignol parigino e persino il più recente Museum of Wonders and Madmen americano.
Tante fanciulle virtuose sono fuggite a gambe levate e a piedi scalzi dal Marébito, come parecchi gentiluomini vi hanno… perso la testa! Ma molti grandi artisti ne hanno pure tratto ispirazione: i pittori Walter Sickert e il ‘nuovo Banksi’ Eddie; ma anche scrittori come Gaston Leroux, Robert Bloch e Samuel Osbourne, che ne trasse un romanzo che non perdona, fino al musicista Brain One e a Shimizu, il regista di Situation Tragedy.

Where is my mind? Orrore sovrannaturale a Rai4 | PostHuman


Su PostHuman una gustosa segnalazione che andrà in onda, per sette settimane, sul canale Rai4. Una rassegna dedicata al cinema horror, ma quello nuovo, cose che in questo momento non è possibile vedere al cinema per motivi pandemici.

L’hanno chiamato Supernatural Thriller (QUI il trailer della rassegna), perché a quanto pare l’una definizione è più “accettabile” per il pubblico dell’altra, ma il ciclo cinematografico in partenza dall’11 gennaio su Rai4 offre una promettente raffica di autentici horror, giacché è proprio l’elemento sovrannaturale che distingue l’horror dal thriller: per circa un mese e mezzo, ogni lunedì la prima serata di Rai4 ci farà varcare lo Stige di 7 succulente prime visioni di recente produzione – e di varia provenienza internazionale (cioè non solo americana) e finalmente anche nazionale! – che esplorano gli oscuri meandri della mente umana, le paure, le ossessioni e i demoni dell’inconscio. A smentire il nostro pregiudizio che la Rai avesse chiuso i battenti ai generi cosiddetti “B”, nonostante che la scelta del titolo dimostri che evidentemente ancora nel 2020 l’horror sta appena un gradino sopra al porno come considerazione culturale media (lo testimonia l’esperienza di Roberta G che è quasi stata bannata da Instagram per aver taggato #horror un’immagine di sua creazione).

Si parte con The Midnight Man (2017) di Travis Zariwny: adattamento in chiave teen-slasher del noto racconto creepypasta Il gioco di mezzanotte. Variante 2.0 delle leggende metropolitane, le creepypasta sono storie macabre diffuse sul web in maniera virale come fantomatiche “storie vere” e Il gioco di mezzanotte è tra le più note, spaventosa diceria incentrata su un gioco di ruolo mirato ad evocare l’Uomo di Mezzanotte, malvagio essere spettrale capace di trasformare in realtà i peggiori incubi di chi lo evocherà. Nel film, che si avvale della partecipazione di autentiche leggende del cinema horror come Robert Englund (Freddy Krueger della saga Nightmare) e Lin Shaye (dalla saga di Insidious), si racconta la storia di Alex e dei suoi amici che, in un’antica scatola in soffitta nella casa della nonna, trovano le istruzioni per evocare l’Uomo di Mezzanotte. Ovviamente, per i ragazzi si metterà molto male.

Altre sei pellicole in arrivo le prossime settimane, scoprite sul post di Mario Gazzola quali sono.

Steven Wilson morde il consumismo | PostHuman


Ho smesso da tempo di seguire Steven Wilson e, di conseguenza, fin quando erano in piedi, i Porcupine Tree; era una band che per un certo periodo ho amato, fin quando le orme intimiste psichedeliche floydiane erano ben evidenti. Poi, pian piano, sono scivolati via e le prove successive di mr. Wilson non mi hanno entusiasmato; ora, poi, arriva un’altra svolta sonora: su PostHuman ce ne parla in una videorecensione Mario Gazzola, sempre attentissimo al mondo sonico e ai risvolti multimediali che esso si porta appresso, un’olografia cognitiva in cui ogni senso arte e conoscenza umana si autocoinvolgono in un sapere surreale.

Il suo nuovo album da solista, The Future Bites, la cui uscita è slittata a gennaio 2021, ci si svela goccia a goccia, per il momento attraverso due singoli: Personal Shopper – ispirato all’omonimo “horror intimista” di Olivier Assayas con Kristen Stewart, da cui prende il titolo – e il recentissimo Eminent Sleaze, il cui testo non lascia spazio a dubbi sull’intento satirico del suo autore: “I turn on the charm and you’re down there on the tarmac i say something funny, you give me all your money a flash of my teeth and you hand your car keys over a flick of my wrist and… and I seduce your sister“.

Concetto ben declinato nell’elegante video clip, interpretato dal cantante nel ruolo di un ipotetico Tim Cook (nella versione di Crozza!), avido di spennare i suoi polli (cioè noi stolti seguaci del suo glamour), saturo di rossi e blu, in cui il protagonista alla fine si presenta egli stesso come IL PRODOTTO da ambire (nello still dal video a sinistra).

Lo vedete nel videoservizio montato da Walter, che alterna i “mille volti” di Mario G con le sequenze chiave del video clip in questione, oltre che del trailer dell’album tutto, che trovate sul suo sito, e che pure non lesina la parodia per la corsa al possesso dell’ultimo gadget supercool, che nella finzione distopica s’immagina proposto nel poco lontano 2032 dal misterioso team creativo TFB, che dà il titolo al disco.

TENET opera d’inversione del OPMET | PostHuman


Su PostHuman la bella e funzionale – in particolare, nel descrivere bene cosa può essere il film – videorecensione di Tenet, l’ultimo capolavoro di Christopher Nolan. Non perdetevi le altre info – scritte – che Mario Gazzola dissemina anche nel resto del post. Mi sto davvero chiedendo perché io non abbia ancora visto il film…

FANTAROCK – Un’ambigua utopia


Su GrandeComeUnaCittà un lungo articolo di Mario Gazzola che approfondisce con la sua consueta maestria e conoscenza le tematiche e gli scenari che fanno da supporto a Fantarock, l’antologia di rock& SF da lui curata qualche mese fa. Vi lascio a un estratto del suo flusso di conoscenza.

“Fantarock”, chi era costui?

O meglio… cos’è? Ok, parlare di rock vuol dire parlare di una galassia musicale in cui c’è dentro di tutto: dalle canzonette di Elvis al maledettismo di Marilyn Manson, dai Beatles agli Stones, dal folk rock di Dylan, Crosby, Neil Young fino ai cantautori italiani, a Tom Waits e Springsteen, dall’hard di Deep Purple e Led Zeppelin al metallo pesante di Iron Maiden e Metallica, le aeree ricercatezze di Pink Floyd e Genesis, la furia iconoclasta dei Sex Pistols e il reggae bianco di Clash e Police, l’elettronica glaciale di Brian Eno, i robotici Kraftwerk e i Tuxedomoon, l’epica degli U2, il funk di James Brown, la disco di Moroder e dei fantascientifici Rockets, fino al gioco ricombinatorio di tutto quanto sopra, cui l’hip hop e poi la techno da rave hanno dato vita grazie alla tecnologia cut-up del campionamento…

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

listen to the tales as we all rationalize

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Gallerie da Vinci

Paesaggi dell'Anima

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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