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Archivio per Mauro Michelon

Sincronismi – GeNeTiC SinapSyS v3.1


Dal blog di Mauro Oblio, incollo integralmente a mo’ di segnalazione.

Lo stupore se n’è andato. Il rimanente è solo fastidio e rifiuto.
Livelli minimi di sopportazione, ormai è una sensazione annuale della quale aspetto solo l’approssimarsi.
La nebbia è panna lattosa al sapor fuliggine da inalare verso la morte profonda della coscienza.

Ci sono momenti durante i quali questi click d’orologio divengono insopportabilità solida.

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[Vampires] – Rituals – la bellezza dell’oricalco – GeNeTiC SinapSyS v3.1


Mauro “Oblio” torna con un post in cui riconosco tanti bellissimi concept che sento miei. Vi riporto integralmente qui sotto le sue fantastiche suggestioni.

‘Vale ben meglio un’oncia di buon sangue | che tutta la saggezza sonnolenta.’ (Guido Gozzano)

La fragilità è ben descritta dall’infrastruttura che supporta il dolore quotidiano nelle nostre costrizioni, nei passaggi a vuoto, nelle vie impervie senza sbocco d’uscita.
Pompanti muscolari definitivamente destinati all’interruzione del servizio e fluidi che s’arrestano in lunghezze d’onda luminose. Quasi ad essere evidenziati di luce radioattiva.
Blu venoso, ossidato nell’anidride carbonica sottopelle, senza pace scorre in reticoli preconformati da DNA ereditario. Siamo il prodotto di Spettri vissuti nei secoli; piccoli spermatozoi attraverso il Tempo delle Guerre, risultato d’alterne fortune e casualità senza progettazione finale. Il fato è un vascello tra le Leggi dei Grandi Numeri.
Rosso arterioso ricorrente/scorrente come malevolo alleato. Prosciuga l’energia in spasmodici movimenti: incessanti e decrescenti di nervi ad attivazione elettrica. Funzionalità basilari in batterie proteiche… scorre senza essere visto. Celato alla mente, celato alla coscienza, celato alla consapevolezza. Perché l’umano è un esperimento fallato. La cognizione del costrutto è informazione non necessaria al normale svolgersi delle funzioni. Un’ablazione priva d’obbligo se non la ricaduta non ritmica dell’organico. Necessario esperimento in cateteri sovradimensionati.
Ne vuoi ancora?

Sono rituali espressi nel buio tra luci e sciami d’insetti annegati nella ceralacca. Piccoli parassiti che s’annidano in ronzii non udibili tra gambe e vagine colanti, attirati da umori speziati nello spurgo nero. Sangue? Ne dicevamo poco fa. Rileggi la conformazione chimica. Nel mentre la mosca umana volteggia agganciata al metallo, in sublimi e barocchi matrimoni liberatori. Essa sopravvive in bolla priva di gravità annegata solo nel dolore che si protrae balsamico dalla mente e s’annida laggiù nel profondo delle viscere.

Dispiegherò le mie ali di seta tra l’acciaio ed il ferro come angelo caduto; passeggerò tra i riflessi al neon delle pozzanghere urbane assetato come lupo anelante il riempimento del Vuoto.
Verrò, per tutti voi, cantando nel sangue.
Viaggiatore oltre la luce dal 1801.

‘Lucien, ricordi il tramonto oltre la Senna?’

Humans Are Such Easy Prey

Obscura Decadentia XX – GeNeTiC SinapSyS v3.1


Un perfetto compendio di sesso quantico. Dal blog di Mauro “Oblio”.

 

InversionI | GeNeTiC SinapSyS v3.0


Un testo di Oblio, sul suo blog: ineffabile e sintetico, riuscito.

Di traverso

Ci crederesti
che quella polpa
nasconda ossa ?

Eppure sta nella trachea
a strozzare la parola
in un mandala d’Onan.

Occhi sbarrati
nei mesmerici voli di una mosca
aruspice di carcasse e feretri.

Frattali impotenti
privi d’entropia.

Compulsione tassidermica;
e così sia.

>>>RIMESCOLA<<<

Compulsione frattale.

Occhi sbarrati nello strozzare la parola. La mosca, a seguito di mesmerici voli, posa l’ala sull’aurispice cantilenante.
Così sia, Coitus Interruptus tra carcasse e feretri, impotente. Eppure sta entropia bloccata nella trachea, nascosta d’ossa e polpa e cartilagine tassidermica. Ci crederesti, figlio d’Onan?

ASH – Oblio


Dal blog di Oblio un post che copioincollo integralmente, un territorio metapsichico che ho frequentato a lungo e che tuttora amo. Buona lettura…

L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: bocche di vetro lucente che s’aprivano nel terreno come buchi spazio tempo; erano le fauci cristalline del pianeta rosso. Storie di millenaria colonizzazione sotto l’arroventato sguardo del Demone del Fuoco. Paranal: l’Alto nella montagna. E, dalla montagna, ne era disceso.
Gli scudi interpolavano l’irradiazione con un ticchettio iniziale simile a canne di bambù riversando suoni in modulazioni di frequenza scanditi da parole poco precise – le parole mai dette -. Amava camminarvi ma, per quell’arida terra, provava un sentimento di disgusto. Disgustava la terra e tutti gli esseri che la calpestavano.
Non c’era falsità nelle sue azioni semplicemente il menefreghismo della Divinità Solare CarboCeramica. Anni ed anni di passaggi sullo zenit bruciando – liquefacendo la vecchia umanità. Non era ammesso cedere al dolore della perdita, non era ammesso lacerarsi alla mercé del pensiero, non era ammesso filtrare l’universale virtù dell’ultra istinto. Essere – Divinità; abitante d’un mondo perfetto; elemento stesso d’imperfezione assoluta.
Il ricordo come veicolo del passato trasportante iterazioni malevole, votate all’annullamento del futuro stesso: percepiva tra le flange l’avvicendarsi della sottigliezza umana e del decadimento organico. Cronòtopo senza dimensione definita.
L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: brevi visioni di sogni mai nati, innalzate solo per esserne schiacciati. Scostò la mano e tutto fu fuoco. Tutto fu cenere.
Non sorrise.

Internet Machine – GeNeTiC SinapSyS v3.0


Dal blog di Oblio, questo bellissimo video e il mood che lo sovrasta, assai cybergoth.

La fisicitá pervade il multistrato virtuale degli organici senzienti. Vite sovrapposte in codice binario liquido galleggiano sotto protezione. Backup e condizionamento. Le fragilità dell’umano si divincolano tra led ad intermittenza casuale. Silenzio. Le macchine non urlano il dolore cablato.

Dis-continuity – GeNeTiC SinapSyS v3.0


Un bel post di Oblio, per sottolineare la deriva cruenta del delirio connettivo_animalista_interiore. Cybergoth di pura matrice isterica…

Servono lame perché la gente è una merda [premessa].
Servono armi di distruzione di massa per aumentare la percentuale d’ossigeno disponibile ai pochi [enunciato].
Appare chiaro che la convivenza è divenuta oltremodo problematica se non impossibile [assioma].

Serate cinesi di fronte a piatti che scorrono su carrelli di vetro a centro tavolo e dal contenuto strappato direttamente da pellicole alla ‘ExistenZ’. Discorsi strambi di parole slegate simili a cavallette che saltano di palo in frasca per proiettarsi fin giù nel buio delle conversazioni lasciate a metà. Progetti-proposte-proiezioni ideali d’immagini weird fuori controllo. Il caleidoscopio partorito dalla mente delirante porta con sé minuti e secondi di piacevole superficiale serenità, disancorato dal macigno di tutti i giorni in loop routine costante.
Il tramonto impacchettato nel biscottino della fortuna porta accompagna in pellegrinaggio al luogo dalle piastrelle linde e dei polipi giganti. Il luogo delle vasche terminali dal fondo salato e dei coltelli appesi.
HellRasier ed il giaciglio delle moriture partorienti [Incipit].
Hostel deterso alla candeggina, l’ospedaliero pavimento che preferirei ri[s]coperto di sangue.
Hotel Overlook, la dispensa. Luoghi nei quali _non_ esiste sorta di luccicanza. Perché tutto è risucchiato dall’orizzonte del Buco Nero.

Accarezzando le lame assaporarne il filo e le incongruità dopo la guerra con le squame dell’animale muto prima e dopo la morte.

La traversa da macellaio di pelle pesante e borchie arrugginite ha la consistenza perfetta e le mani [pur senza guanti] affonderebbero volentieri nel ventre molle dei bovini esseri umani dalla pelle candida. Appesi dai piedi al pavimento, sciacquati ininterrottamente dal sale grosso tra le lacrime. Ogni parola ed ogni giudizio sarebbe taglio trasversale. Un’incisione a Y su pelo vivo, carne sofferente, calde emozioni di paura.

Perché il mondo è popolato di coprofagi e l’unica compassione possibile è un prolungato dolore che trasmetta gioia. Abbiamo lame nel profondo dell’animo e cuore discontinuo.

dimensioneC

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