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Archivio per Medioevale

Dead Can Dance – Anabasis


Il fascino medioevale di quello che al tempo era rimasto dello sciamanesimo…

Guardia Variaga in Puglia | ilcantooscuro


Ancora una volta, Alessio Brugnoli ci regala una delle sue tante perle di cultura, parlando dei Variaghi nelle Puglie. Cosa sono i Variaghi? Era, da un certo momento storico in poi, la guardia pretoriana degli imperatori bizantini, uomini assai prestanti, Vichinghi all’inizio e poi Inglesi, fino ai Russi del periodo finale, che garantivano oltre ogni lecita misura l’incolumità dei basilischi. Un estratto del piccolo trattato storico di Alessio.

Questo corpo militare ha una storia affascinante: nel 988, l’imperatore bizantino Basilio II richiese un gran numero di soldati variaghi a Valdamarr Sveinaldsson, che i russi chiameranno Vladimir di Kiev, come aiuto per difendere il suo trono. Costretto dal trattato che il padre aveva stipulato dopo l’assedio di Dorostolon, il principe russo di origine vichinga inviò 6.000 uomini al basileus, che in cambio gli diede in sposa sua sorella Anna Porfirogenita. Vladimir I si convertì al cristianesimo ortodosso e obbligò il suo popolo a mazzate in capo a seguirlo in questa decisione. Nel 989, questi soldati, guidati dallo stesso Basilio, si recarono a Crisopoli per sconfiggere il generale ribelle Barda Foca, che morì in battaglia. Il suo esercito fu messo in fuga e inseguito con grande ferocia dai variaghi, che si distinsero poi anche nelle successive campagne in Georgia e in Armenia.

Basilio II ne fu talmente impressionato, da trasformare questi mercenari nella sua guardia pretoriana: fu un ottima scelta. I vichinghi, saputo che a Miklagard, nome norreno di Costantinopoli, vi fosse la possibilità di avere uno stipendio regolare e assai più consistente di quanto pagato dai loro jarl, sciamarono in massa verso sud; inoltre, pur essendo estremamente sindacalizzati, spesso entrarono in sciopero per sollecitare l’aumento del soldo, erano alieni dal farsi coinvolgere nello sport preferito della corte bizantina, intrigare e pugnalare alle spalle il basileus, il che li rendeva assai più affidabili rispetto alle altre truppe.

Gli storici bizantini parlano con un misto di sgomento e ammirazione di questi giganti capaci di bere incredibili quantità di vino, inarrestabili in battaglia, provenienti da “Thule”, una terra situata genericamente a Nord del mondo conosciuto. Anna Comnena, la grande storica e principessa, parla di “pelekyphoroi barbaroi”, Barbari portatori di ascia. Anna conosceva bene i Variaghi: per ben due volte, salvarono la vita del fratello Giovanni II Comneno dai sicari che lei aveva inviato ad assassinarlo. Alla morte dell’Imperatore che avevano servito, le sue Guardie avevano il privilegio di prelevare dal tesoro del sovrano tutti i beni che fossero riusciti a trasportare.

Uno dei variaghi più famosi fu Harald Hardrada, fratellastro del re di Norvegia Olaf il Santo; Harald, ancora molto giovane si ritrovò a combattere per l’indipendenza del proprio paese nella battaglia di Stiklestad 1030. Olaf morì e Hardrada fuggì a Kiev, dove combatte al servizio del principe Jaroslav I di Kiev contro i nomadi delle steppe, fino a ottenere il rango di capitano.

Nel 1034, al comando di 500 uomini, si trasferì a Costantinopoli, dove combatté contro gli arabi sulle rive dell’Eufrate, fece da guardia del corpo agli ambasciatori diretti al Cairo, svolse il ruolo di braccio destro del Maniace nel tentativo bizantino di riconquistare la Sicilia, occasione in cui conobbe il capostipite degli Altavilla.

Lankenauta | La notte delle beghine


Su Lankenauta la recensione a un romanzo che in qualche modo richiama le atmosfere evangelistiane di Eymerich e delle sue lotte secolari all’eresia del XIV secolo: La notte delle beghine, di Aline Kiner. Un estratto dalla rece:

“La notte delle beghine” inizia con una donna bruciata viva e un libro deposto ai suoi piedi ad ardere insieme a lei. E’ il 1 giugno del 1310 e siamo a Parigi. La donna sul rogo è una beghina, ma è anche una mistica e una scrittrice. Il suo nome è Marguerite Porete e il libro che viene bruciato con la sua autrice si intitola “Lo specchio delle anime semplici” (Le miroir des simples ames), uno dei testi medievali più preziosi e meglio redatti di sempre. Un testo che, nonostante le volontà distruttive dell’Inquisizione e della Chiesa, è sopravvissuto grazie all’esistenza di copie sfuggite rocambolescamente alla censura e alle fiamme. La Francia è governata da Filippo il Bello, nipote di Luigi IX, il re santo. E proprio al re santo si deve la fondazione del grande beghinaggio di Parigi avvenuta nell’anno 1260. L’istituzione del beghinaggio, storicamente, prende vita intorno al 1240 nelle Fiandre e si diffonde con rapidità anche in altri territori europei. Le beghine sono per lo più donne sole o vedove che scelgono di non prendere i voti ma di rispettare la castità dedicandosi alla contemplazione, alla preghiera e all’aiuto del prossimo. Sono donne libere e, soprattutto, sono donne laiche poiché non fanno parte di alcune ordine religioso e non accettano la mediazione di preti nel loro rapporto con Dio.

Il beghinaggio di Parigi, come altri beghinaggi d’Europa, è una sorta di piccola città entro la città: un’area protetta da mura e da occhi indiscreti al cui interno si trovano piccoli alloggi destinati alle beghine, una chiesa, un ospedale, un refettorio, un orto e tutto quel che consente a queste donne di vivere dignitosamente. La società religiosa delle beghine è regolata dalla presenza di una badessa normalmente scelta dalle beghine stesse. Non c’è obbligo di permanenza né limitazioni particolari, anzi. Le beghine sono libere di uscire, di mantenere le proprietà in loro possesso, di praticare una professione e di vestire come desiderano. Nel beghinaggio di Parigi, descritto in questo bel romanzo storico di Aline Kiner, sono ospitate anche donne appartenenti alla nobiltà francese, donne colte e ben istruite in grado di dare soccorso e diffondere conoscenza.

La realtà e la finzione, ne “La notte delle beghine”, si mescolano e si intersecano continuamente. Oltre alle vicende umane e psicologiche dei vari personaggi che si muovono tra le strade di una caotica e sempre affascinante Parigi medievale, la Kiner ha saputo ricostruire e trasmettere, attraverso una scrittura fluida e sempre puntuale, le atmosfere tipiche di quel momento storico. L’autrice è riuscita a muoversi con intelligenza tra gli accadimenti dell’epoca spiegando eventi e dettagli storici che consentono di comprendere la mentalità, la religiosità, le ossessioni e gli smarrimenti di quel tempo. La Francia di Filippo il Bello si sente costantemente minacciata dalla presenza di eretici e miscredenti di ogni genere. Il re condanna e uccide chiunque teme possa far vacillare il su regno e la dignità della Chiesa che pretende di difendere. L’economia va allo sfascio per via di campagne militari senza fine che ormai più nessuno ha voglia di sostenere, meno che mai i nobili di Francia. Vengono perseguiti gli ebrei, vengono attaccati i templari e, alla fine, toccherà anche alle beghine. Su ognuno di questi gruppi peseranno infamanti accuse di eresia e di stregoneria, saranno inflitte torture e decretate pene esemplari.

Mi Rasna | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’ultimo lavoro di Monica Serra: Mi Rasna. Ecco la sinossi, assai interessante:

Anno 1243: Michele fugge da Viterbo, stretta nell’assedio degli Svevi, diretto a Roma, dove intende iniziare una nuova vita. La distanza non è molta, ma gli ostacoli sono ardui: Malaspina, una ladra pronta a saccheggiare una tomba etrusca, i soldati del papa, un cardinale che non è un cardinale e “presenze” che arrivano dall’altro lato del tempo…

Camerata Mediolanense – Fuoco


Brano struggente e quasi medioevale, un folk nostrano di tradizioni musicali radicate nei secoli (grazie AlessioBrugnoli).

Orge Barbariche Vol. 2 è in libreria e fumetteria | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Le orge barbariche, vol.2 , albo di fumetti particolari di Erich Hartmann, e quindi meritevoli di segnalazione.

Parodie fantasy-erotiche ispirate a racconti popolari, ambientate in epoca medievale. Storie di guerrieri, cavalieri, principesse, orchi e esseri demoniaci che non si faranno mancare i piaceri carnali.

Eymerich si scrive da sinistra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il resoconto della presentazione del Fantasma di Eymerich, ultimo romanzo della saga ideata da Valerio Evangelisti, svoltasi il mese scorso a Bologna.

“Questo studio arriva in un momento particolare, in cui torna Eymerich. Ma il ciclo dell’inquisitore è l’ossatura di un progetto molto più ampio, uno One Big Novel: un unico, grandissimo discorso politico svolto attraverso la letteratura. Una narrazione distribuita tra i secoli, dal medioevo di Eymerich al far west dello stregone Pantera, dai pirati del ciclo di Tortuga fino alla trilogia socialista de Il sole dell’avvenire, che arriva infine al nostro presente del “realismo capitalista”, quello del motto there is no alternative. Non c’è però solo il discorso politico, ma anche il bello di scoprire perché il lettore si innamora di un personaggio negativo come Eymerich. Certo non si tratta di un mostro monolitico, è un individuo che cambia nel corso della sua vita letteraria. C’è un viaggio dell’eroe esterno ma ce n’è anche uno interno, psicanalitico”.

Vi ritroviamo, nel romanzo, un Eymerich più stanco.

“Perché io sono più stanco: ho un rapporto quasi autobiografico col mio personaggio, che è la parte peggiore di me. Un cattivo, come è stato detto, ma un cattivo affascinante. Anche nella serie televisiva The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip Dick, il personaggio più interessante è un nazista. Chiaro che non per questo uno diventa nazista; anzi, da un certo punto di vista può riflettere sul nazismo. Anch’io fin dall’inizio ho voluto creare il male affascinante. Eymerich non è sadico: è duro, inflessibile (anche con se stesso), gioca con la crudeltà, rappresenta l’autoritarismo e la volontà di inquadrare il prossimo”.

Intervista con Valerio Evangelisti | Pulp libri


Bella intervista di Valter Catalano a Valerio Evangelisti su PulpLibri, in occasione della recente uscita dell’ultimo (pare proprio letteralmente ultimo) romanzo della saga di Eymerich: Il fantasma di Eymerich, recensito sempre su PulpLibri stavolta da Gian Filippo Pizzo. Un estratto della chiacchierata:

Il fantasma di Eymerich sembra volersi riconnettere con più decisione di altri romanzi recenti del ciclo, alle origini del personaggio: la teoria cosmologica dell’Alfa e dell’Omega alla base della trama si attiene anche alla saga stessa dell’Inquisitore. Il primo romanzo e l’ultimo si ricongiungono: ricompare l’astronave Malpertuis che – così hai detto in varie interviste – aggiungesti come elemento fantascientifico perché Nicholas Eymerich, Inquisitore – la prima avventura della serie – potesse partecipare al Premio Urania nel lontano 1993, dando origine al successo che tutti conosciamo. Da cosa è nata quest’idea quasi metanarrativa: si è trattato di un filo rosso emerso casualmente durante la scrittura e che poi hai deciso di seguire, o era tutto preordinato fin dall’inizio ?

Non era interamente preordinato, ma è emerso gradualmente. Direi che l’origine è stata il racconto Venom, compreso in Metallo urlante. Lì, per la prima volta, Eymerich appare come una sorta di demiurgo, capace di dominare le epoche. Da quel momento ho cercato di collegare, per fili sottili, un romanzo all’altro, in vista di un fine che ancora non mi era chiaro. Alcuni legami li ho poi tralasciati, altri li ho sviluppati. Il disegno ultimo è emerso di conseguenza: una specie di cosmogonia terrificante, fondata su una concezione autoritaria e fanatica. Quasi la stessa dell’Antico Testamento, se vogliamo, con in più un riavvolgersi del tempo. Al centro, come nello gnosticismo, una mente crudele.

Il bel saggio Nicolas Eymerich: il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, appena pubblicato da Odoya, che Alberto Sebastiani ti ha dedicato, sembra riconsiderare tutta la tua opera letteraria in un unità compatta – “One Big Novel”, come scrive lui parafrasando uno dei tuoi titoli – che collegherebbe in un solo rivolo creativo i sette cicli, apparentemente separati, in cui finora si è articolata: il ciclo di Eymerich; il ciclo del Metallo; il ciclo di Nostradamus; il ciclo Americano; il ciclo Messicano; il ciclo dei Pirati; più la Trilogia Sociale. Ti riconosci in questa visione d’insieme o è solo un’affascinante interpretazione critica che scavalca le stesse intenzioni dell’autore? Se una volontà unitaria era consapevole fin dall’inizio la potenza demiurgica di Eymerich a maggior ragione sarebbe un riflesso di quella del suo creatore: come ti vedi nel ruolo del Demiurgo?

Sebastiani ha saputo cogliere nessi che a volte erano sfuggiti anche a me, nel senso che alcune scelte erano consapevoli, altre meno. Terrei fuori da questo i tre volumi de Il sole dell’avvenire, che nascevano con altri intenti. In quel caso, l’universo non è certamente quello di Eymerich. Invece Magus è sicuramente un abbozzo del disegno che intendevo sviluppare, anche se poi è risultato un po’ diverso. Quanto al ruolo del demiurgo, credo che sia proprio di ogni autore in rapporto alla sua opera.

Lupus in fabula | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un saggio di Tommaso Braccini, Lupus in fabula, che ricostruisce le origini delle storie sui lupi intrecciandole alle origini delle fiabe.

Che cosa raccontava la nutrice al piccolo Cicerone prima di metterlo a letto? Quali barzellette circolavano nelle botteghe dei barbieri di Atene? Nell’antichità, esattamente come oggi, nella vita di tutti erano presenti fiabe, facezie, fake news. Soltanto in pochissimi casi, tuttavia, questa “letteratura orale”, considerata triviale e poco seria, è riuscita ad approdare alla pagina scritta, e spesso solo sotto forma di allusioni. Non tutto è perduto, però: combinando filologia e folklore si può tentare di ricostruire questo capitolo dimenticato della vita degli antichi. Ad aiutarci saranno le storie che, dal Medioevo fino a oggi, rispecchiano i racconti popolari di Greci e Romani, con differenze altrettanto significative delle somiglianze. Seguendo così le tracce narrative del dio Pan e di un gatto diabolico, del poeta Archiloco e del bluesman Robert Johnson, di imperatori, lupi cattivi e molti altri ancora, il libro getta nuovi squarci di luce sull'”enciclopedia culturale” degli antichi e, contemporaneamente, ci permette di comprendere meglio la nostra.

In edicola il primo romanzo del ciclo della Luna futura di Ian McDonald | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo di questo mese: Luna nuova, di Ian McDonald. È la prima di tre puntate ed eccovi, qui sotto, una breve descrizione dell’opera e della saga chiamata Luna:

Si tratta di un thriller fantascientifico ambientato in un futuro non tanto lontano che assomiglia molto al periodo feudale del medioevo, pieno di intrighi e lotte di potere.
La Luna, territorio pericoloso e ostile, è sotto il dominio di cinque potenti corporazioni, i “Cinque Draghi”, che controllano le preziose risorse naturali presenti sul nostro satellite.
Le famiglie a capo di queste gilde sono violente e aggressive, gli scontri tra corporazioni (ma anche tra membri della stessa famiglia) sono all’ordine del giorno, per chi viene sconfitto non c’è scampo, la posta in gioco in questa partita è la vita stessa.
Completa il volume il racconto La guerra di Ain di Enrica Zunic, opera con tematiche molto differenti da quelle del romanzo di McDonald ma altrettanto affascinante.

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