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NeXT Hyper Obscure

Archivio per Memi

Sull’aia delle danze bizzarre


Questo è il momento di una definitiva spiegazione che si distende sui marosi della consapevolezza complessa, frizzi e lazzi che spruzzano spuma di concetti e memi diversi in balli sfrenati.

Memi o archetipi?


Ogni rimasuglio restrittivo alla tua personalità si arrampica sulle assonanze del suono e ne rimanda fervidamente i dettami intrinsechi – memi o archetipi?

Confessioni strappate in momenti estremi


Confesso la confusione estrapolata dal consesso estatico del nuovo, serie di dichiarazioni estratte in punto di morte psichica sugli argini di abissi memetici in formazione, negli spazi siderali mai mappati.

Complessità memetica


Nel definitivo ricordo delle parole, i sensi allertati diffondono l’olografia in una complessità memetica di dimensioni inumane.

Oltre le angosce


Ho movimentato i sobborghi psichici del tuo estero, mostrando alle catene di distribuzione cosa si rivela oltre le angosce del meme.

Perché costruiamo simulazioni? | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un articolo che, come sempre, è colto e centra vari punti nodali del progresso tecnologico e dei paradigmi che esso si tira appresso; in questo caso, la simulazione scatena cerebralità convinte e convincenti, e applicazioni che possono spalancare un abisso sul nostro futuro, che a volte è così violento da desiderare di chiudere tutti e due gli occhi per lo shock memetico generato. Un estratto dal post:

Gira voce che il nostro universo potrebbe essere una sofisticata simulazione informatica, qualcosa di simile al contenuto narrativo di film come Matrix, o ExistenZ. Questa volta l’ulteriore dichiarazione di falsità del mondo non proverrebbe dalla fantasia dell’ultimo epigono dei postmoderni, ma da Elon Musk, imprenditore e creatore di progetti legati al pagamento elettronico, al trasporto elettrico ed all’esplorazione spaziale. Musk avrebbe fatto riferimento a un’importante articolo del filosofo britannico Nick Bostrom, il quale afferma, fra le altre cose, che c’è una probabilità molto alta che il nostro mondo sia una complessa simulazione, oppure che in un futuro non troppo distante sarà possibile creare una simulazione talmente perfetta da essere indistinguibile dalla realtà.

Quello della simulazione è un problema antico e stratificato: secondo lo storico dei media Oliver Grau le prime manifestazioni articolate di una volontà di rappresentare un ambiente naturale in uno spazio chiuso sono da ricercare negli affreschi di Villa dei Misteri a Pompei (60 a.C.). In Virtual art: from illusion to immersion Grau descrive una serie di dispositivi architettonici che hanno come funzione quella di realizzare un microcosmo illusorio davanti o attorno uno spettatore.

Nella genealogia proposta da Grau spazi come il panorama, il teatro e il cinema sono messi sullo stesso piano delle simulazioni in realtà virtuale e dei videogiochi. L’immersione in un ambiente fittizio che ricostruisce dettagliatamente uno spazio naturale sarebbe l’approdo di queste tecnologie di mimesi. Si potrebbe parlare con Foucault di eterotopie, spazi chiusi ed altamente simbolici che contraddicono l’ambiente esterno attraverso un insieme di regole più rigide da rispettare o, al contrario, mediante la sospensione delle regole condivise.

Le ipotesi di Bostrom e Musk sulla natura stratificata della realtà non sono nuove: secondo la cosmologia gnostica, ad esempio, l’universo nel quale viviamo è il prodotto di un demiurgo malvagio, creato per ingannare gli uomini; solo alcuni sapienti conoscerebbero la vera realtà che si trova oltre l’illusione. È importante sottolineare il fatto che oggi queste ipotesi cosmologiche sono legate ad una tecnologia avanzata, più che a una credenza religiosa. Questo non dovrebbe stupirci: ogni tecnologia è costituita da una componente utilitaristica e razionale (serve a compiere un fine) e da un insieme eterogeneo di miti, credenze ed ideologie che sostengono la sua esistenza nel campo immaginario della cultura.

Una Tomba per gli alieni: Queste piccole farfalle.


Un’altra perla da leggere per Leo Bulero, da leggere sul suo blog. Qui sotto un estratto, mi richiama alla mente alcune mie cose, un senso di empatia…

Lo sapevate che la pioggia si ricorda le cose? Lo sapevate che immagazzina informazioni? Loro scostavano il velo dalla faccia, le loro bocche secche accennavano dei sorrisi sdentati, vi dico che è così dicevo, a volte mi puntavano un Kalashnikov, a volte mi invitavano nelle loro tende a mangiare carne croccante e a bere misture segrete.

Era il periodo in cui mi mandarono a fare il rappresentante di ombrelli nel deserto libico, li trovai lì, non mi ricordo da cosa scappavo ma probabilmente scappavo da me stesso, mi ricordo benissimo però che cosa cercavo, me lo ricordo benissimo.

La ditta aveva detto che era un buon lavoro, avevo accettato e loro mi avevano mandato nel deserto.

Mi ricordo che ai tuareg gli ombrelli piacevano, un capo tribù mi firmò un contratto per una fornitura, all’inizio ci si riparavano dal sole, avevano costruito delle armature di ombrelli da montare sui cammelli, schermature di ombrelli per le tende e per le aree dove riposavano, poi iniziarono ad usare gli ombrelli con una funzione rituale, una forma di selezione di casta, una notte sotto una distesa di stelle infinite mi invitarono a partecipare ad una specie di festa di Imajaghan, mi offrirono un Thè con dentro non so cosa ma quando mi svegliai era come se per una notte tutto il deserto mi fosse scivolato nel cuore. La mia anima era rimasta vuota, uno stregone disse che dovevano avermela rubata, io sapevo chi ce l’aveva, gliel’avevo regalata io.

Fu più o meno quello il periodo in cui conobbi i vecchi punk di Teheran, era gente che aveva deciso di vivere da punk durante la rivoluzione iraniana del 79, gente che aveva fatto a sprangate con le milizie Basiji, che si era accoltellata con i mods e i metallari durante le retate dei guardiani della rivoluzione, gente che aveva creduto in forme impazzite di anarchia, nella rottura di tutti i suoni, nella sregolatezza di un amore feroce.

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Questo blog è il mio taccuino personale, lo uso infatti per appuntare poesie che poi modificherò immancabilmente. Quindi siete avvertiti: quel che leggete oggi domani potrebbe essere diverso, o non esserci affatto.

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