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Archivio per Metal

Goon Moon/Twiggy Ramirez – I Know Where You Live


L’influsso di Marilyn Manson si sente tutto in questo brano della band di Twiggy Ramirez, ma del resto la band del Reverendo è stata seminale sul virare del secolo e tuttora ha il suo senso, anche se ripetitivo.

Bobaflex – Hey You (Pink Floyd cover)


Quando i brividi si muovono sotto il non detto…

Ministry – Breathe


Scuoti questo cazzo di mondo, scuotilo come se lo avessi trai denti…

ABORYM “Unpleasantness” (Freak remix by ABV – Marco Rosati)


Gli Aborym all’ennesima potenza!

Prog wave n° 2: teiere volanti in Italia | PostHuman


Su PostHuman il seguito di un fortunato articolo che tracciava le linee comunicanti tra Prog, Metal, Punk, psichedelia, oscurità e quant’altro; parliamo ovviamente di eventi sonori che esplodevano già allora nello Stivale e che ora si confermano potentemente. Ecco uno stralcio dell’articolo a firma del sempre valido Mario Gazzola.

Torniamo oggi sull’argomento con un servizio-sequel, notando che in una serie di dischi recenti quelle aree di contatto si sono assai più che rafforzate: dischi che tra l’altro sono tutti usciti in Italia – epicentro del genere prog a livello mondiale, pare – e vedono un’interessantissima collaborazione fra musicisti italiani e nomi cult di diverse stagioni del rock internazionale, a conferma della non subalternità del rock alternativo dello Stivale. E voi pensavate che non ci fosse più niente da scoprire nella musica del 2000?!
Buoni ascolti estivi.

L’alt-right all’assalto del black metal | L’indiscreto


Su L’indiscreto un lungo articolo che indaga le radici – ideologiche e antropologiche – del BlackMetal del Nord Europa, che hanno scatenato come side-effect la nascita di aggregazioni sfruttate dalla Politica Oltreoceano, in ossequio all’intuizione Baudrillard e Debord che tutto è merce di un mercato sovrano. La marmellata ideologica e religiosa che ne deriva è sconcertante, e tutto sembra soggiacere a forze oscure e arcaiche che potrebbero essere dietro all’Iperliberismo

Ma è proprio la storia del black metal a fornirci le chiavi di lettura decisive per comprendere la natura dell’Alt Right insieme, forse ai suoi difetti fatali. Perché in un certo senso il black metal porta con sé, fin dalla nascita, certe pulsioni che l’Alt Right elabora in ritardo di trent’anni.

10 agosto 1993, Oslo, Norvegia. Varg Vikernes uccide Øystein Aarseth in seguito a un litigio. Nonostante si difenda con la teoria dell’autodifesa, verrà condannato a ventuno anni di carcere, il massimo previsto dalla legge norvegese. Questo fatto di cronaca nera assume tinte più fosche se consideriamo gli pseudonimi dei due attori. La vittima è Euronymous, leader dei Mayhem e figura di riferimento per la scena black metal scandinava, il carnefice è Burzum, il discepolo, bassista negli stessi Mayhem, che abita nel retrobottega del maestro e finisce per maturare un conflitto di potere nei suoi confronti. Il black metal era nato pochi anni prima proprio a quelle latitudini, declinando i lati più estremi e grezzi del thrash in una creatura nuova, dedita al culto del male come metafora per il ribaltamento dello status quo. Migliaia di parole sono state spese per comprendere come mai la scintilla di un genere così abrasivo si sia innescata proprio in Scandinavia. Tra i punti cardine c’è il sostrato culturale di quelle terre, cristianizzate in epoca tarda e dotate di un senso di appartenenza mai del tutto sopito. Burzum e Euronymous, al centro del movimento che fu battezzato “Inner Circle”, denunciano la mancanza di un’identità smarrita e intendono recuperarla combattendo il Cristianesimo, da rimpiazzare con una religiosità antica, “naturale”. Siccome più che filosofi sono dei ventenni esaltati da pulsioni di ribellione, propagandano il concetto bruciando chiese. Il rogo della bellissima Stavkirke di Fantoft, una chiesa in legno, diverrà la copertina di Aske, il primo album solista di Burzum.

Quel che colpisce di questo fenomeno è la duttilità del metal come contenitore e veicolo espressivo: nell’arco dei soli anni ’80 si passa dall’insofferenza un po’ punk insita nel thrash, quello dei primi Metallica ad esempio, al machismo un po’ modaiolo dei gruppi inglesi, per finire con la violenza sonora del death e con l’ibrida mostruosità partorita in Scandinavia e dotata di un impianto ideologico potente, per quanto deviato. Il secondo dettaglio,non meno importante, è che il black metal nasce scevro da connotazioni politiche. Certe idee si avvicinano a correnti di estrema destra e i personaggi tangenti a quell’Inner Circle finiranno in carcere per aggressioni a omosessuali e persone di colore, eppure un genere così radicale è allergico per definizione ai compromessi tipici della politica. Lo stesso Euronymous, ad esempio, era di fede comunista. Lo sbocco naturale del movimento è quello spirituale, religioso, ma se i gruppi black metal primitivi invocano Satana e demoni vari, lo fanno in riferimento a un certo satanismo d’antan, quello del Sentiero della Mano Sinistra e di personaggi come Aleister Crowley: affascinante ma antiquato, con pochi contatti con la realtà del 1993 e quasi nessuno con quella odierna. Non a caso, quando i black metallers originali si avvicinano alla politica, si rivolgono piuttosto agli anni ’40 e scelgono l’hitlerismo esoterico di Miguel Serrano. Un’ottima facciata, perché se il metal coltiva il gusto per l’immagine eclatante, il black conduce questo concetto all’estremo. Gaahl, leader dei veterani Taake, ha offerto un’eloquente risposta quando è stato accusato di aver mostrato la svastica sul palco, nel 2007. “Non siamo nazisti, assolutamente”, ha spiegato. “Abbiamo usato la svastica come un qualsiasi altro simbolo del male. Quelli classici, il pentacolo e la croce rovesciata, non fanno più paura a nessuno”.

Tolto tutto ciò che è scenico, quando si entra in una dimensione più profonda, il black metal fa sul serio. Durante la detenzione, Burzum è divenuto una figura di culto pubblicando album autoprodotti – un’originale commistione con ambient ed elettronica – e stampando pamphlet per divulgare le proprie teorie. Il suo rapporto con l’estrema destra è complicato, con periodici deliri razzisti che lo portano a rinnegare e accettare ciclicamente il nazismo, ma il tema portante è quello dell’odalismo. In reazione alla desacralizzazione della società contemporanea, la stessa di cui parla il teorico della Nouvelle Droite Alain de Benoist, Varg Vikernes/Burzum propone una spiritualità strutturata nella forma di una religione primigenia. Il richiamo al paganesimo è evidente.

Lumen Lab – They Are Killing Us | Neural


[Letto su Neural.it]

Diego Martinez, aka Lumen Lab, già nel 2000, all’età di soli quindici anni, ha iniziato la sua carriera utilizzando drum machine, synth di seconda mano e ogni tipo di device elettronici. Il suo approccio post-industrial, infuso da influenze noise, glitch e IDM subito gli ha portato in dote il titolo di “enfant terrible of mexican electronic music” connettendo quel tipo di sonorità anche alla scena experimental, con la quale è soprattutto la radicalità dei live act a mantener viva la vicinanza, radicalità che è fatta di ritmiche dissonanze, collage auditivi non convenzionali, sintetici trattamenti space e di una notevole tavolozza di suggestioni cinematiche. They Are Killing Us – che vede la luce per il catalogo della Aagoo Records – è il suo terzo album, un’uscita nella quale la componente di critica sociale, politica ed economica è subito manifesta, sottolineando come anche la quotidianità in Messico è più contigua a quella di una reale situazione di guerra che non a una democrazia in tempi di pace. La mescola di suoni è potente, urticante, è innescata da inviluppi metal e vocal urlati (da Chano, la voce di importanti band delle scene crust e grindcore messicane negli anni novanta e nel nuovo millennio in forza agli Hydrophobia e Emphysema) ma anche da fraseggi avanthop e grindcore, con testi di matrice anarchica e anti-capitalista, nella migliore tradizione di questi generi. Fra i collaboratori a questo stimolante progetto è da annoverare anche il fratello di Lumen Lab, Israel Martinez, sperimentatore elettroacustico che abbiamo precedentemente recensito sulla stessa etichetta, la cui sensibilità pure ha portato ad elaborare un prodotto complesso, mai a senso unico, che spinge ai limiti esterni della musica senza eccessivi appesantimenti e astrazioni, applicando le leggi dell’avant-rock all’elettronica in un fecondo melting pot di conoscenze ed esperienze musicali.

Sabbatai Zevi dei Witchfield, la “mano sinistra del sabbath”


Cavalcata oscura quella che Mario “Black M ” Gazzola fa dal suo PostHuman nei territori dell’occulto, del Dark, dell’Heavy Metal più oscuro, lambendo e poi cogliendo nel dei Death SS, realtà italiana occulta e dedita alle sperimentazioni magiche che si è rivelata seminale nel corso degli ultimi decenni. Notevole la chiosa di Mario, che riporto qui sotto:

Riflessione conclusiva: molti considerano la brigata Death SS un po’ una “simpatica baracconata” fine a se stessa per via dei travestimenti horroristi. Ma, dalla scia di progetti paralleli, alternativi e successivi che han generato dietro e intorno a sé (Sylvester solista fino al recentissimo Ripper, Sancta Sanctorum, Violet Theatre/Paul Chain solista sotto varie denominazioni, Bohoos, i qui presenti Witchfield e Thomas “Hand” Chaste solista, con i suddetti e sotto altre denominazioni, come Cane Mangia Cane, poi Crying Steele, Midway, Athena, Anger, Shining Fury, Hyaena, Eldritch, Vision Divine etc.), bisogna dire che… proprio solo paillettes, maschere e sangue finto non doveva essere!

Leggetevi tutto il notevole excursus citato da Black M, comprenderete come le trame dell’oscuro siano estese e avvinghianti.

∂| HorrorMagazine | Anteprima: la “resurrezione” dei Death SS


Segnalazione d’obbligo per i DeathSS, band storica occulta italica che è tornata a incidere dischi, in una lunga esposizione apparsa su ThrillerMagazine.it.

Dalla chiusura del settimo sigillo (vedi il mio speciale sulla storia del gruppo: I 7 sigilli dei Death SS), la formazione ha subito alcuni rimescolamenti, ma i progetti cinematografici, televisivi, live, video e antologici degli anni passati già ci avevano fatto conoscere i nuovi compagni di Steve Sylvester: il tastierista e padrone di casa Freddy Delirio, il bassista Glenn Strange, il chitarrista Al DeNoble e il batterista Bozo Wolff, presentato all’uscita dell’Ep dell’apocalisse Maya The Darkest Night.
Se di resurrezione si tratta, non è un caso che il primo ascolto sia stato Revived, brano composto nel 2009 per l’episodio 666 di L’Ispettore Coliandro, con co-protagonista Sylvester nel ruolo di se stesso: “Nelle intenzioni del regista, subito sposate anche da me, il brano avrebbe dovuto parlare del mio ritorno dopo la morte, una sorta di rinascita spirituale intesa come evoluzione dell’essere che abbandona il suo vecchio stato per trasformarsi in qualcosa di nuovo e di più evoluto. Pensandoci, è un po’ anche il concept stesso legato al nome della band. Anche per questo ‘Revived’ è stata scelta come apertura del nuovo album e del nuovo ciclo dei Death SS” (Sylvester).

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