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Archivio per Mitologia

J.R.R. Tolkien e la caduta di Artù – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un trattato su J.R.R. Tolkien e la sua poetica incompiuta, in questo imperniata su Artù, un altro tassello – dopo quello inserito da Kipple – che sviscera gli aspetti poco conosciuti del grande romanziere inglese, creatori di mondi unici.

Probabilmente mai come in questo periodo, in Italia, si era parlato di John Ronald Reuel Tolkien. Dalla nuova traduzione prevista per Il Signore degli Anelli, all’uscita del film biografico sulla figura del professore, fino alla serie tv targata Amazon dal budget stellare ma ancora in fase embrionale, la figura di Tolkien occupa un ruolo centrale nel panorama odierno.

Eppure, ci sono ancora molte sue opere che non hanno raggiunto il grande pubblico, rimanendo di dominio di pochi. Una di queste è sicuramente La caduta di Artù, poema allitterativo rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 2013 dalla HarperCollins. Come di consueto, l’edizione è curata dal figlio maggiore di J.R.R., Christopher, il quale ha messo assieme il materiale del padre (comprese le bozze), arricchendolo con contributi notevolmente interessanti. Nel corso di questa trattazione faremo spesso riferimento a questo apparato critico, al fine di inquadrare l’opera tolkieniana nello spazio e nel tempo.

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Mitologia del serpente


Sul blog LaMisureDelleCose un piccolo trattato sulla figura mitologica – e antropologica – del serpente, sconfinante nel religioso o, più semplicemente nel mistico e sciamanico senso della trascendenza.

Grazia sinuosa e colori brillanti, emblema di longevità, eternità e conoscenza – «il più sapiente del creato» (Genesi 3,1) –, abile e persuasivo, prismatico, ipnotico. Tra tutti gli esseri che nell’immaginario mitico hanno rappresentato o sono stati soggetti a trasformazioni, il serpente è quello che per eccellenza incarna l’idea, ambigua, inafferrabile della metamorfosi. Forse per la molteplicità dei suoi attributi e delle sue forme, ha svolto nelle varie tradizioni i ruoli più diversi. In virtù della sua sapienza, ha insegnato le arti e le tecniche utiali all’umanità; nell’Eden è il tentatore astuto e mellifluo, accanto ad Asclepio e Hygeia è simbolo della benefica ed efficace azione del dio oppure, identificato nella sua “legittima progenie” (draghi e dragoni), eternamente maledetto come la personificazione del male. Simbolo per i bramini del tempo infinito che abbraccia l’universo, lo vediamo giacere quieto presso le radici dell’albero cosmico Yggdrasill nella mitologia norrena, nemico degli dei ai quali sopravviverà. Persino Pwan-ku, l’“Adamo cinese” ha accanto un drago mentre è intento a cesellare finemente il mondo dal caos nel quale era nato*.

Miti del Nord di Neil Gaiman arriva in libreria | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Miti del Nord di Neil Gaiman, che arriva in libreria.

Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell’antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord. Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti.

Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un’impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir – il più saggio fra gli dèi – il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.

Brillante e divertente, Miti del Nord è una magistrale carrellata del pantheon scandinavo e della bizzarra natura degli dèi: ferocemente competitivi, capricciosi, predisposti all’inganno e a farsi governare dalle passioni. Un universo antico, ricco e affascinante a cui la penna vibrante di Gaiman è in grado di infondere una vita nuova e decisamente attuale.

A conferma, quindi, della passione che Gaiman ha per il pantheon degli dèi norreni, questo lavoro imperdibile traccia una linea di bellezza e rimpianto per il paganesimo, getta una luce umana sulle divinità che, perciò, si rendono più vicini a noi. O noi a loro?

Dei del Nord – I signori dei nove mondi | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del libro di Livia De Simone dedicato alle mitologie norrene e germaniche: Dei del Nord – I signori dei nove mondi. Eccone una descrizione assai intrigante:

Il volume vuole cercare di portare un pubblico di lettori e collezionisti più giovani, e meno esperti in materia mitologica e antropologica, indietro, alla riscoperta dei testi fondamentali e originali attraverso i quali quei miti sono stati inizialmente tramandati.

Sempre con un occhio di attenzione all’archeologia e alla filologia dei nomi citati, per quanto possibile in un volume illustrato per un pubblico più ampio di quello specialistico, Dei del Nord si discosta quasi del tutto dai modelli germanici reinterpretati e rivisitati, dall’arte come dai media contemporanei, per far tornare a respirare il Mito così come al tempo della sua nascita.

Il testo, come le illustrazioni, sono comunque rivolti a un pubblico eterogeneo, sia giovane che adulto, ma discostandosi appunto da quella che è stata la rinascita dei suoi soggetti e dei suoi temi da parte della cultura Romantica, prima, e dei grandi artisti che ne hanno veicolato la tradizione, dopo, sin dal XIX secolo, da Arthur Rackham (per citare solo uno degli illustratori), a Richard Wagner, che ha avuto certamente il maggior peso nel processo. Il tutto senza richiamare, se non nel confronto, la produzione moderna nel campo del fumetto, del cinema e dei videogiochi.

Dei del Nord è un libro attuale, perché attuale è l’attenzione e la riscoperta (ciclica nella storia) del mito norreno e germanico più in generale, così come la tecnica pittorica del suo corredo illustrato, quasi sempre digitale. Ma, altrettanto, è un libro del tempo antico: simboli e contenuto vogliono risvegliare, tramandare, richiamare e affascinare esattamente come avvenuto nei secoli passati.

Sensorium, il fantaeros di Battisti | PostHuman


Su PostHuman una bella recensione al mio Sensorium, raccolta di racconti sessoquantici editi da DelosBooks. Mario Gazzola, artefice della recensione, traccia i percorsi delle mie suggestioni e delle immagini a corredo della pubblicazione di Ksenja Laginja e li mette in relazione con la corrispondente letteratura, più o meno erotica, della SF mondiale.

Raccogliendo la sfida delle orge surreali e visionarie di Burroughs e quella della narrativa “entropica” di Gibson (che ti butta dentro le situazioni delle sue storie senza alcuna spiegazione sulle tecnologie futuribili usate dai protagonisti, tempi e luoghi dell’azione, le stesse identità poco nitide dei personaggi), Battisti – più poeta che story teller – praticamente non racconta ma cesella quadri. Nel senso che i suoi racconti non sviluppano autentiche trame che evolvono da un punto di partenza verso un finale, qual che sia, bensì mirano più all’evocazione di un’atmosfera, a guidarci verso una sorta di trance estatico mistica, situata da qualche parte ben oltre qualsiasi idea di “trama” propriamente detta, lungi dall’immedesimazione nelle psicologie dei personaggi e quindi… sì, anche della narrazione dell’eros in chiave diciamo sexploitation allo scopo di eccitare il lettore.
La sfida è ambiziosa, perché accosta elementi tradizionalmente “caldi” (corpi, umori) ad altri inevitabilmente “freddi” per la mente del lettore (informatica, tecnologie), che può far fatica a rapportare le contrazioni del sesso all’influenza reciproca fra due clock in entanglement quantistico.

Ianus Pater il più antico degli dèi – La misura delle cose


Su LaMisuraDelleCose un articolo che indaga le implicazioni di Giano, il dio bifronte che nell’antica Roma aveva connotazioni arcaiche e locali; ecco un estratto:

La funzione iniziale di Giano è espressa anche in un mito che, sorprendentemente, per 5-6 secoli non ha subito variazioni sostanziali e che viene riportato dalle principali fonti classiche (cfr. Virgilio, En., 7, 45 ss., 177 ss.; 8, 319 ss.): si tratta di uno dei miti che riguardano l’origine della romanità, ovvero della città di Roma intesa come fondamento dell’ordine “cosmico” (prendendo a prestito un abusato termine greco) e racconta dei primi quattro mitici re latini che sono stati (in successione) Giano, Saturno, Pico, Fauno e dopo di lui Latino, re eponimo. I quattro re avrebbero condotto la popolazione da una condizione semiselvaggia alla “civiltà” attraverso la fondazione di città e culti religiosi, l’introduzione di tecniche agricole, di una legislazione ecc. Fin qui nessuna contraddizione con quanto sappiamo di Giano e delle sue funzioni iniziali né con la sua interpretazione quale eroe civilizzatore.

Quello che interessa a un’analisi storico-religiosa è piuttosto, nota Angelo Brelich, l’accostamento di queste quattro figure divine molto diverse tra loro: durante il regno di Giano sarebbe arrivato via mare Saturno esule, scacciato dal proprio pantheon dalla vittoria di Zeus e degli Olimpi, e nel Lazio avrebbe trovato accoglienza da parte di Giano, stabilendosi questi sul monte Ianiculus (Gianicolo), l’altro sul monte Saturnio. Anche di Giano si diceva provenisse da oriente via mare, dalla Tessaglia per la precisione, ma questo non vuol dire che il suo culto fosse stato “importato” da un politeismo straniero, quanto piuttosto che le sue qualità di “re civilizzatore” e fondatore possono aver attratto elementi mitici caratteristici, nella tradizione romana, di questa tipologia di personaggi (Enea ne è un altro celebre esempio).

Dunque due re, due capi di pantheon, due divinità solenni legate alla sfera cittadina; poi, però, la successione genealogica prosegue con Fauno, figlio di Saturno, e Pico: il primo popolarissimo dio del bosco, del secondo, il cui nome rimanda a una origine teriomorfa (il picchio), manca invece ogni traccia che ne attesti la presenza – una festa, un tempio, insomma mancano del tutto documenti che ne rivelino un culto. Entrambi, però, sono legati alla sfera oracolare:

Ciò disse Fauno; uguale è il parere di Pico. «Liberaci dai legami», Pico aggiunge tuttavia; «Giove verrà qui, condotto dalla nostra valida arte. L’oscuro Stige mi sarà testimone della promessa». Che cosa facessero, liberi dai legami, quali formule pronunciassero, con quale arte traessero Giove dalle sedi celesti, è vietato all’uomo sapere. (Ovidio, Fasti, III, 319-325, trad. di L. Canali)

Anch’essi mitici fondatori (di culti, leggi, cioè della vita civile), quello che accomuna i quattro re sarebbe, ciascuno nel proprio ordine, di svolgere una funzione civilizzatrice, di aver permesso il passaggio (qui Giano doveva essere il primo) da quel periodo “arcaico”, caotico, di cui via via si va perdendo la memoria, e che il mito riattualizza.

Giulio Cesare secondo Franco Forte


Su FantasyMagazine e HorrorMagazine la segnalazione (sul primo link c’è l’intervista) della seconda e forse ultima puntata di Giulio Cesare visto e romanzato da Franco Forte, un viaggio tra la Storia, la Mitologia e l’Ucronia.

Personalmente, noto che sempre più autori, e di calibro sempre più grosso, scelgono di ambientare le loro storie fantastiche o SF nel mondo antico della Classicità romana, cogliendo la possibilità di differenziarsi dai colleghi esteri proprio sfruttando la peculiarità unica della storia di Roma, un Futuro senza un glorioso Passato non può reggersi sulle sue gambe e in Italia, per motivi prettamente storici e perché viviamo in mezzo alle vestigia classiche e non solo, possiamo farlo meglio che altrove.

Giulio Cesare non è morto, durante la congiura delle Idi di marzo. Stanco della vita fatta di intrighi politici, corruzione e continui scontri con i senatori della Curia, ha inscenato la propria morte insieme a Bruto. E dopo essere scomparso dalla vita politica di Roma, è tornato al comando di un manipolo di uomini ben addestrati e pronti a tutto, la Legio Caesaris, con l’intento di esplorare le terre oltre i confini dell’impero per scoprire ricchezze e tesori, sottomettere le popolazioni barbare e, soprattutto, carpire il segreto della vita eterna.
Perché Cesare ha uno scopo ben preciso in mente, ed è deciso a raggiungerlo: vuole tornare trionfalmente a Roma per fare piazza pulita dei suoi nemici e regnare come imperatore assoluto. Per sempre.
Dopo la sua finta morte, perciò, si è imbarcato con la Legio Caesaris verso i regni degli dei del nord, alla ricerca della mitica isola di Thule, per confrontarsi con le creature eterne che governano il segreto dell’immortalità e strapparglielo con la forza. Lo scontro epico che lo ha visto impegnato insieme a Cicerone, Bruto, Spartaco e gli altri coraggiosi che hanno voluto seguirlo in quell’avventura, si è risolto in una cocente sconfitta. Ma Cesare non è uomo che si arrende tanto facilmente. Capisce che l’unico modo per conquistare la vita eterna è scendere nell’Averno, il regno delle tenebre, e tuffarsi nelle acque del fiume Stige, che rendono immortali. Ma come raggiungerlo? Secondo le più antiche credenze, lo Stige non è altro che il nome con cui un tempo si indicava il Nilo.
Decide così di intraprendere, sotto la guida esperta e ammaliante della regina Cleopatra, una difficile spedizione per risalire le acque del grande fiume, arrivare fino alla sorgente, individuare l’ingresso all’Averno e conquistarsi il diritto di immergersi nello Stige, combattendo contro gli dei e le terribili creature che popolano il regno degli inferi.

* * *

E così, Gaio Giulio Cesare torna a vivere un’avventura a cavallo tra Storia, Mito e leggenda…

È quello che cerco di fare con questa serie di romanzi che ambisce a riunire in un unico contenitore tutte le mie esperienze professionali come scrittore: il fantastico, lo storico e la mitologia. Non è un esercizio semplice, posso garantirlo, ma di certo mi ha fatto divertire moltissimo durante la sua realizzazione.

In questo caso, nel libro “Cesare il conquistatore” che fa seguito al primo, “Cesare l’immortale”, non si parla solo di mitologia greca o romana.

Esatto. Quello che ho cercato di fare è stato unire al patrimonio mitologico dell’antica Grecia e dell’antica Roma, quello altrettanto affascinante e misterioso dell’antico Egitto, scoprendo analogie davvero straordinarie, che mi hanno consentito di “giocare” un po’ con la fantasia e incrociarli per dare al mio protagonista, Giulio Cesare, una nuova meta di grande fascino verso cui dirigersi, nella sua ossessiva ricerca del segreto dell’immortalità.

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