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Archivio per Mondadori

Sherlock Holmes – Indagini fuori Londra | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione della terza antologia, in uscita per Giallo Mondadori, di apocrifi sherlockiani, a cura di Luigi Pachì. Il titolo della pubblicazione è Sherlock Holmes – Indadigini fuori Londra; questa è la quarta.

Il salotto al 221B di Baker Street e le nebbiose vie della metropoli,le austere dimore aristocratiche, i sordidi tuguri dei bassifondi. Sono gli scenari impressi nell’immaginario collettivo per ogni avventura di Sherlock Holmes che si rispetti. Eppure esiste materia degna della sua attenzione anche nel mondo esterno, oltre i confini della capitale. Qui Holmes non risolverà casi comodamente seduto nella sua poltrona, davanti al camino scoppiettante. Al mattino la signora Hudson non servirà una sostanziosa colazione, per la gioia del dottor Watson. E l’ispettore Lestrade non offrirà il suo maldestro contributo proponendo come di consueto soluzioni errate. In questi luoghi lontani, dal Lake District alle Highlands, da Parigi a Davos fino alla Toscana, tra una battuta di caccia nella campagna inglese e un viaggio a bordo di un treno di lusso, ogni procedura investigativa apparirà più ardua, ogni mistero più fitto, proprio perché mancheranno i punti di riferimento e tutto sembrerà nuovo e inaspettato. Ma il grande segugio sa bene che a qualsiasi latitudine i meccanismi del crimine non cambiano, edunque il suo metodo per analizzarli si dimostrerà efficace come nei più familiari ambienti londinesi. Leggere per credere.

Tutti gli universi di Stanislaw Lem | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un’uscita editoriale di pregio, Universi, che comprende la produzione breve omnia di Stanislaw Lem; il volume è in uscita per Mondadori. La quarta:

Universi raccoglie infatti, per la prima volta, l’intero corpus della narrativa breve dell’autore di Solaris, una produzione multiforme ed estremamente originale, nella quale il lettore ritrova i temi presenti anche nei romanzi: l’interesse per la cibernetica, intesa come studio dei rapporti tra sistemi artificiali e biologici, e più in generale l’erudizione scientifica; l’approfondito scavo psicologico e introspettivo, di contro a dialoghi essenziali, secondo i modelli americani; la ricerca di una dimensione esistenziale che tende alla speculazione filosofica.
L’opera di Lem sfugge a qualsiasi categoria. Come definire l’autore? Un filosofo? Un narratore? Uno scienziato? Forse tutte e tre le cose nello stesso tempo. La straordinaria ricchezza inventiva del più celebre autore di fantascienza non angloamericano è ben rappresentata dai racconti presenti in questo volume: quarant’anni di vita intellettuale e creazione letteraria dal primo, Il ratto nel labirinto, del 1956, fino a Il materassino, del 1995. Universi raccoglie infatti, per la prima volta, l’intero corpus della narrativa breve dell’autore di Solaris, una produzione multiforme ed estremamente originale, nella quale il lettore ritrova i temi presenti anche nei romanzi: l’interesse per la cibernetica, intesa come studio dei rapporti tra sistemi artificiali e biologici, e più in generale l’erudizione scientifica; l’approfondito scavo psicologico e introspettivo, di contro a dialoghi essenziali, secondo i modelli americani; la ricerca di una dimensione esistenziale che tende alla speculazione filosofica. In ogni campo in cui si sia cimentato, lo scrittore polacco ha sempre cercato di superare i limiti del già noto, di sperimentare nuove forme e di non adagiarsi su schemi conosciuti. E, se il pensiero è il fondamento delle sue opere, il suo grande talento gli consente di trasformare le idee in personaggi e le trame in congegni perfetti.

Il Professionista: terra del fuoco | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione dell’ultima pubblicazione di Stefano Di Marino, uscita nelle edicole nei giorni in cui si è tolto la vita: Il Professionista: terra del fuoco, per Segretissimo Mondadori.

Quale trauma ha cancellato la memoria di Chance Renard? Alla deriva su una barca a vela approda in Malesia. Dopo pochi mesi lo ritroviamo a Malacca. Si fa chiamare Tuan Des, che significa Sconosciuto. Un avventuriero che ha scordato il mondo. Ma questo non ha scordato lui. Un gruppo di killer viene a cercarlo e si scatena l’inferno. Nel frattempo la Nuova Guinea è sconvolta da una rivolta sanguinosa guidata dal generale Kundu, che ha riunito le tribù antropofaghe e i guerriglieri Lokanga. Per scoprire chi è e che cosa gli ha stravolto la mente Chance deve accettare una missione. Una squadra di mercenari, una ragazza determinata, una vedova affascinante e pericolosa e l’ombra di un complotto internazionale sono lo sfondo per la più grande avventura del Professionista.

Una parola dell’autore (le parole che seguono sono state inviate all’estensore dell’articolo, Lucius Etruscus, da Stefano poco più di un giorno prima di togliersi la vita)

Un’avventura che sognavo da tempo di scrivere quella di Terra del fuoco. Prima di tutto, e lo noterete subito, Chance si trova in una situazione di grossa difficoltà. Cosa sarà mai accaduto da sconvolgerlo al punto da fargli perdere la memoria? Così lo ritroviamo a Malacca, un luogo che ho molto amato, in Malesia con un nome che non è il suo e significa… Sconosciuto. Vi suggerisce qualcosa? Sono certo che gli appassionati della serie coglieranno l’allusione e l’omaggio perché, credo che lo sappiate, l’intera serie è costruita come uno studio sulla narrativa pulp con riferimenti, omaggi, spunti che partono da un riferimento e poi si sviluppano in tutt’altro modo.

Qui mi piaceva omaggiare un libro e un film che apprezzai molto da ragazzo e che, ancora oggi restano per me una finestra su quell’Asia che ho amato moltissimo, un po’ indolente, sonnacchiosa, ricca di promesse sensuali. Ma non solo, c’erano anche altre sfaccettature di quel sogno che volevo sviluppare. Così ho infilato in un unico calderone Apocalypse Now, i film cannibalici e una leggenda che trovai, in forma diversa, in un altro libro sulla Seconda guerra mondiale nella giungla. E, ovviamente, alla fine del percorso Chance riuscirà a recuperare quella parte di se stesso che aveva perduto.

Nuovi delitti nella camera chiusa | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la spiegazione della quintessenza del genere thriller, prendendo come esempio il nuovo GialloMondadori di Rino Camilleri, Nuovi delitti nella camera chiusa.

È l’enigma per eccellenza. Quello con cui si sono cimentati a colpi di cellule grigie i migliori talenti dell’investigazione nella storia del giallo. Un omicidio o altro crimine commesso in una stanza chiusa dall’interno, dalla quale il colpevole è riuscito inspiegabilmente a uscire: questa la situazione di partenza, tanto semplice quanto aperta a infinite variazioni. Non esiste infatti luogo o epoca che possa sottrarsi a questa sacra rappresentazione del delitto, sempre uguale a se stessa e sempre rinnovata. Per portarla in scena non sono indispensabili sofisticati accorgimenti tecnologici, né sono ammesse irruzioni del soprannaturale. Gli unici ingredienti sono, appunto, un ambiente all’apparenza sigillato e un malintenzionato disposto a spremersi il cervello per farla franca. Allora il copione può ripetersi con successo da un monastero medievale alla Napoli dell’800, passando per il Giappone dei giorni nostri. Poi, è chiaro, a coronare il tutto occorre un investigatore dalla mente pronta a misurarsi con il suo avversario sul piano della logica. Ed ecco sfilare, tra gli irriducibili cercatori di verità, l’inquisitore Corrado da Tours, don Gaetano Alicante e l’ispettore Shylock Homer, perseguitato dalla somiglianza con il quasi omonimo detective letterario. Grazie a questo manipolo di fuoriclasse, lo spettacolo non mancherà di sorprendere ancora una volta.

L’incipit dell’Introduzione

Il problema dello scrittore non sta nello scrivere, bensì nel vendere. Come ben sanno quelli che fanno bestseller pur senza saper scrivere. Perciò a poco serve frequentare scuole di cosiddetta scrittura creativa se non si hanno preventive buone e vaste relazioni sociali. E, badate, non si tratta di convincere il pubblico dell’eccellenza della propria opera, no: solo, fargli almeno sapere che detta opera esiste. La pubblicità è l’anima del commercio, tant’è che è diventata un prodotto a sé stante.
Sì, lo so, vi hanno detto di quei geni della letteratura che sono schivi, magari anonimi, magari viventi in una baita sperduta da cui non escono mai e rifuggono, per problemi loro, il contatto con l’umanità. Be’, qualcuno così ci sarà anche stato, ma è certo che qualcun altro ha fatto quel che doveva per conto loro.
Nessuno ha voglia di essere un autore postumo.
Voi direte: ma se uno non ha entrature salottiere e, meglio, televisive, che fa? Boh, un’opzione è cambiare mestiere. Un’altra è balzare agli onori delle cronache e dei talk magari sparando al papa e poi, pure dalla galera, pubblicare le proprie memorie. In ogni caso sappiate che anche a questo qualcuno ha già pensato. E qualcun altro ha pensato pure di sfruttare questa pensata: in un vecchio film con Robert De Niro due malavitosi russi uccidono lui, poliziotto famoso, proprio per fare soldi scrivendoci sopra un libro.
Dunque, qualunque cosa escogitiate, rassegnatevi: qualcun altro ci ha pensato prima.

Holmes e gli orrori del Miskatonic (Sherlock Apocrifi 82) | Gli Archivi di Uruk


Bella segnalazione di Lucius Etruscus su un GialloMondadori in uscita questo mese: Sherlock Holmes e gli orrori del Miskatonic, di James Lovegrove – se ne era già parlato su SherlockMagazine. È un incontro tra Sherlock Holmes e il pantheon di Lovecraft, seminale per le continue commistioni che ciò comporta – penso al ciclo della Lavanderia di Stross – e perciò assolutamente da seguire.

Quindici anni sono passati dal primo manifestarsi delle forze oscure. Sherlock Holmes e il dottor Watson – l’uno all’apice della sua dipendenza dalla droga, l’altro segnato dalla perdita dell’adorata moglie Mary – non hanno mai smesso di combattere un nemico che si cela al di là del visibile, presenze ultraterrene di cui il mondo non è ancora pronto a conoscere il segreto. A una nuova fase di questa lotta incessante sembra preludere la notizia che al Bedlam, il famigerato ospedale psichiatrico londinese, è ricoverato un paziente diverso da tutti gli altri. Nel suo delirio costui traccia geroglifici nella lingua arcana che rievoca ostili divinità arcaiche. Anche le condizioni fisiche, tra il volto sfigurato, le cicatrici diffuse e la mano sinistra troncata all’altezza del polso, testimoniano che qualcosa di terrificante debba essergli accaduto, forse durante un infausto viaggio sul fiume Miskatonic, nella Nuova Inghilterra, in cerca di una creatura mostruosa. Sfide sovrumane e fenomeni che sfuggono alla ragione si annunciano per i due inquilini di Baker Street, uniti come non mai nell’impresa di difendere la civiltà dall’assedio dei Grandi Antichi.

Il volume è impreziosito dal saggio: Sherlock Holmes e i miti di Cthulhu di Luigi Pachì.

Da luglio in libreria il nuovo romanzo di Evangelisti, “Gli anni del coltello” – Eymerich.com


Valerio Evangelisti annuncia dal suo sito l’uscita di un nuovo romanzo: Gli anni del coltello. Ecco un estratto che l’autore rende disponibile:

«Secondo me cominciano gli anni del coltello» disse Gabariol.
«Cosa vuoi dire?»
Gabariol non rispose. Il suo pensiero inespresso era che fosse il momento di punire il nemico in maniera silenziosa ma sistematica. Spaventarlo con un’armata segreta che, a furia di esecuzioni individuali, spargesse il terrore nel campo avverso e desse coraggio ai resistenti.
Fino al momento della riscossa decisiva, che nessun esercito, decimato nei quadri civili e militari, pieno di paura, avrebbe saputo fronteggiare.

Mazzini in copertina dà le coordinate risorgimentali, argomento su cui il Magister ha già scritto recentemente; si attende frementi…

Il Cyberpunk è morto: lunga vita al Cyberpunk | AxisMundi


Su AxisMundi un articolo che è in realtà un posteditoriale alla pubblicazione Cyberpunk di Mondadori. Siamo sulle stesse lunghezze d’onda espresse in queste mesi un po’ ovunque da altre critiche evocate dal tomo Mondadori, il cyberpunk è stato un movimento che ha anticipato talmente tanto il basso futuro da divenire l’attualità. Alcuni estratti:

Bisognerebbe fare un listone della spesa solo per elencare le principali opere classificabili nella categoria cyberpunk e i suoi precursori. Blade Runner, Ghost in the Shell, Transmetropolitan, Nirvana… il cyberpunk è ovunque, ma questo non è necessariamente un bene. È un problema nel momento in cui si rapporta a una società troppo cyber e poco punk, che lo riduce a ennesimo oggetto di consumo e lo muta in agente della società dello spettacolo, teorizzata da Guy Debord nel 1967: Lo spettacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno.

Con le tecnologie avanzate, le luci al neon e il Keanu Reeves di turno, lo spettatore viene trascinato nel cyberspazio delle infinite possibilità. Ma vi resta inerme. Così il cyberpunk sta vendendo l’anima al diavolo, in contraddizione ai principi che l’hanno fondato. Questa condizione paradossale è percepita soprattutto in riferimento al contesto italiano. Negli anni Novanta in Italia il cyberpunk era qualcosa di marcatamente politico. Per rendersene conto basta recuperare alcuni testi cult di quel periodo. La prefazione all’antologia Cyberpunk edita da Shake Edizioni Underground si apre con queste parole del curatore Raffaele Scelsi: La tensione politica di questo scritto è orientata difatti verso la riappropriazione della comunicazione da parte dei movimenti sociali, tramite la formazione di reti informatiche alternative, che possa finalmente impattare lo strapotere delle multinazionali del settore. Oggi tramite il cyberpunk si offre l’opportunità, a tutti gli operatori culturali e di movimento, di aprire un nuovo enorme campo di produzione di immaginario collettivo, capace di scardinare la tenace cappa immaginativa esistente, dalla quale da più tempo si è compressi. 
Non c’è partitismo, ma vengono affermati dei principi. L’autogestione, la democratizzazione dell’informazione e le potenzialità delle nuove tecnologie non sono slogan, come si legge all’inizio del volume: «Non esiste copyright su questa pubblicazione. Si diffidano però tutte quelle Società che lavorano per la costruzione e il mantenimento di una “società orientata verso una comunicazione di tipo chiuso”, a farne liberamente uso». Cyberpunk non come orpello ludico-letterario, ma sottocultura.

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Agency, il nuovo romanzo di William Gibson | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo romanzo di William Gibson, Agency – nella traduzione di Daniele Brolli – che è uno degli eventi assoluti del mondo del Fantastico, sempre, anche se l’autore continua a mescolare il presente con proiezioni del prossimo futuro e qui anche passato basate sul reale, al limite della distopia apparente che, invece, è molto più realtà di quanto sembri. La quarta:

Verity Jane, una app-whisperer di talento, viene assunta come beta tester per un nuovo prodotto di nome Eunice: un’assistente digitale attivabile per mezzo di occhiali dall’aspetto normalissimo. Eunice, oltre a essere un’intelligenza artificiale incredibilmente umana, ben presto rivela di possedere un volto, un passato frammentario e una conoscenza approfondita delle strategie di combattimento. Quando Verity intuisce che i suoi misteriosi datori di lavoro non sanno ancora quanto sia potente e preziosa Eunice, decide istintivamente che è meglio che non lo vengano mai a sapere.
Intanto a Londra, un secolo dopo, in una linea temporale completamente diversa, Wilf Netherton è alle prese con plutocrati e saccheggiatori sopravvissuti a un disastro ecopolitico noto come “jackpot”. Il suo capo, l’enigmatica Ainsley Lowbeer, è in grado di vedere passati alternativi per provare a indirizzarne le sorti finali, e il suo progetto attuale riguarda Verity e Eunice. Ecco perché Wilf può vedere ciò che a Verity e Eunice è precluso: il jackpot che incombe su di loro e i ruoli che entrambe possono ricoprire per sventarlo.

Fin dall’esordio con Neuromante nel 1986, Gibson non ha mai smesso di raccontarci la guerra non riconosciuta e silenziosamente devastante che hacker e lavoratori della gig economy combattono contro l’algoritmo, contro i gangster e i big data capitalists che manipolano i nostri bisogni, le nostre informazioni personali e i nostri desideri.
Gibson non ha mai creduto che la fantascienza predica il futuro: parla solo del presente. Ed è esattamente quello che raccontano queste pagine, dove anche i resti di linee temporali alternative altro non sono che passati abbandonati, mozziconi di futuri che avrebbero potuto essere, versioni del mondo in cui viviamo ora.
È difficile stabilire se un tentativo così determinato di predire il presente sia un’osservazione o un avvertimento. Probabilmente finisce per essere entrambe le cose.

Il Cyberpunk è sopravvivere oggi. Parla Bruce Sterling – Pulp libri


Su PulpLibri una bella intervista a Bruce Sterling, realizzata da Nico Gallo e Fabio Malagnini, in concomitanza con l’uscita del volume Cyberpunk, antologia assoluta, edito da Mondadori e al cui interno c’è anche una intro perfetta al genere scritta proprio da Bruce.
Dire che io adori quest’artista della parola e non solo è dir poco, le sue elucubrazioni e teorie, analisi del presente e locuzioni tecnobarocche sono sempre tra i miei preferiti modi di espressione; vi lascio ad alcuni stralci della chiacchierata, qui sotto:

Pulp: Nella tua introduzione al Cyberpunk (Mondadori) descrivi alcune tecniche narrative introdotte dagli scrittori cyberpunk (Prosa Sovraccarica, Sballi Ottici, Inventario della Percezione) e le metti in relazione all’uso del word processing al posto della macchina da scrivere. Quali altri effetti delle nuove tecnologie hai osservato nel tempo sulla scrittura / pratiche linguistiche?

BS: Sono sicuro che ci siano molte differenze, ma noto spesso spesso una “erudizione dei motori di ricerca”, in cui è chiaro che l’autore sta facendo ricerche su Internet nel momento stesso in cui sta scrivendo il testo.

PULP: Che rapporto c’era tra i primi cyberpunk e la precedente generazione di Delany, Silverberg, Dish, Spinrad ecc., soprattutto nella lettura della tecnologia?

BS: C’era una certa continuità culturale, ma l’improvvisa comparsa dei computer nella vita quotidiana degli scrittori creava una netta discontinuità. Per esempio, ha ucciso la cultura degli scrittori che si scrivevano lunghe lettere di carta l’un l’altro, che era il modo principale con cui gli scrittori comunicavano le loro idee più personali.

PULP: Come gruppo – tu, Shiner, Shirley, Rucker, ecc. – avete discusso di esperimenti di scrittura collettiva (a parte The Difference Engine, con Gibson) o affrontato l’argomento?

BS: Sì, noi cyberpunk abbiamo spesso discusso della collaborazione e dei suoi usi; abbiamo fatto molte collaborazioni in molti anni e abbiamo pubblicato molti lavori con righe congiunte. I nostri esperimenti collettivi hanno sempre comportatolo scambio reciproco di molto materiale di ricerca o la raccomandazione di buone fonti di ricerca. Lo facciamo ancora. La scorsa settimana stavo descrivendo criticamente un mio coltello da tasca, il “Victorinox Cybertool“. Quindi, nella nostra mailing list cyberpunk, stavamo discutendo collettivamente il nostro rapporto con gli strumenti portatili, ma l’argomento riguarda davvero il nostro rapporto con la tecnologia in generale. Il “Cybertool” è uno strumento divertente da avere, ma è anche uno strumento divertente da spiegare alle persone: è un pezzo di conversazione. La conversazione offre potenziali argomenti di cui scrivere per i cyberpunk.

PULP: Ripensando agli anni ’80 è difficile definire gli scambi tra la letteratura cyberpunk e, ad esempio, film come Blade RUnner, fumetti come Metal Hurlant, manga come Akira o Ghost in the Shell, artisti come Giger, ecc. Puoi descrivere queste influenze e contaminazioni di quel periodo?

BS: Ebbene, ai critici piace districare queste influenze e numerarle in ordine di importanza, ma probabilmente sono meglio comprese come qualcosa come un fertile cumulo di compost, formato da molti fiori e foglie cadute. È anche stimolante vedere cosa ha realizzato qualche artista, ma immagina il contrario. Ad esempio, HR Giger è un artista piuttosto oscuro e terrificante, ma cosa succederebbe se il lavoro di Giger fosse molto caldo e coccoloso, espresso in delicati colori pastello? Non neghi o smentisci un’influenza artistica, non devi nemmeno discuterne; puoi prendere il punto di arrivo e spingerlo in una nuova direzione dove appare e agisce in modo diverso. Non sei schiavo delle tue influenze, non devi imitarle: se le capisci, puoi usarle come trampolini.

Un mondo dietro


…un nuovo Eymerich oggi non sarebbe più possibile…

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Duff Beer, feeling no pain / Made from Canadian rain

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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