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Esso muore


Mi segui oltre la linea perfetta ideale, provando a scuotere solo la diffidenza calcolata sulle ultime risultanze bioantropomorfe: terribile illusione, e delusione.

Così l’umano può difendersi dal postumano – micromega-online – micromega


Su MicroMega un interessante articolo di Stefano Rodotà che non vuole affossare il postumanismo, bensì tende a delineare i fattivi rischi di derive tecnofasciste che possono nascere da uno schiacciante predominio del postumanismo.

Chiarisco bene che io sono assolutamente a favore del postumanismo, da cui però bisogna ben guardarsi quando le posizioni dei fautori o dei demiurghi assurgono a pura superiorità della nuova razza, o di censo; sarebbe un opprimere così poderoso e invasivo che, al suo confronto, 1984 di Orwell apparirebbe come una favola per bambini noiosi. Il postumanismo va inteso come una possibilità di crescita, non di oppressione, né di controllo.

L’umano, e la sua custodia, si rivelano allora non come una resistenza al nuovo, al timore del cambiamento o come una sottovalutazione dei suoi benefici. Si presentano come consapevolezza critica di una transizione che non può essere separata da principi nei quali l’umano continua a riconoscersi. Non è impresa da poco, né di pochi. Esige un mutamento culturale, un’attenzione civile diffusa, una coerente azione pubblica. Parlare di una politica dell’umano, allora, è esattamente l’opposto di pratiche che vogliono appropriarsi d’ogni aspetto del vivente.

In un raggio di dimensioni


Ho dei ricordi nitidi eppure frastagliati, del tuo incedere. Ne rimpiango ancora le dimensioni corrugate del tuo poetare e così, senza che se ne parli poi troppo, il ricordo di te diviene olografico e denso di informazioni, uniche in un raggio di 256 dimensioni.

Io ti domando


Non hai nulla da rimproverare, tranne la costituzione entropica del Nulla senziente. Tu, demiurgo fetido, quale vantaggi hai ottenuto?

Emozioni postumane


Assenzio di pura mortalità psichica, quando le espressioni vocali diventano emozioni sinestetiche di pura postumanità.

Intelligenza artificiale: una risorsa o una minaccia? | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo una riflessione nata da prima della Starcon di Bellaria della settimana scorsa, che affonda le sue radici nel basso futuro in previsione di uno sviluppo – si spera – consapevole e autorevole dell’umanità. Ma se ciò non dovesse andar così, cosa ne sarebbe della nostra razza?

Com’è stato detto, se mai risulterà possibile una superintelligenza artificiale sarà anche l’ultima invenzione dell’uomo. Il progresso è sempre guidato dalla civiltà più evoluta. E in presenza di una intelligenza artificiale confrontabile o già superiore all’intelligenza umana, capace di migliorarsi a un ritmo per noi vertiginoso e inimmaginabile, l’umanità dovrà rassegnarsi a passare il testimone. Risulta quindi plausibile che a quel punto il timone del progresso passi “nelle mani” delle IA, che si sostituiranno in tutto o in parte a noi nel ruolo di motore dell’evoluzione tecnologica, scientifica e culturale sulla Terra.

In uno dei suoi articoli sempre estremamente stimolanti, il divulgatore Caleb Scharf, astrobiologo alla Columbia University, ha provato addirittura a mettere in relazione lo sviluppo delle IA con il paradosso di Fermi, passando per il Grande Filtro: è un’idea interessante, sennonché mi sembra fondarsi sull’assunzione un po’ troppo restrittiva che ogni forma artificiale di intelligenza contenga il germe intrinseco dell’autodistruzione.

D’altronde, se come esseri umani ci stiamo interessando così tanto a un argomento che fino a non molto tempo fa sembrava poterci appassionare solo in forma di fiction (e in effetti credo che negli ultimi trent’anni sia stata scritta e filmata ben poca fantascienza capace di prescindere da un qualche impiego futuro – o rischio connaturato all’uso – delle IA), non è solo per l’effetto perturbante della difformità implicita nell’IA, del suo essere qualcosa di altro da noi. Le implicazioni dell’eventuale avvento dell’IA sono intrinsecamente imprevedibili: potremmo trovarci davanti agli scenari più diversi, da una vera e propria esplosione di intelligenza alla riprogrammazione stessa della materia disponibile sulla Terra e nei suoi paraggi (tutta la materia, esseri viventi inclusi) in computronium, fino a esiti ancora più inquietanti come l’inferno a misura d’uomo teorizzato nel cosiddetto rompicapo del Basilisco di Roko. Si va quindi dal caso migliore dell’umanità vittima collaterale dello sviluppo dell’IA, a quello peggiore dell’umanità completamente asservita (ed eventualmente annichilita) dall’IA. In nessun caso, proiettando sull’intelligenza artificiale ciò di cui è stata capace nel corso della sua storia l’intelligenza umana, la nostra “ultima invenzione” dovrebbe mostrare un senso di compassione nei nostri confronti.

Il dibattito, come già è successo a Bellaria, rimane ovviamente aperto. Siamo nel puro campo delle possibilità, tutto ancora vibra là fuori in attesa del collasso di una sola realtà, e dipende molto da noi su quale casella far fermare la pallina della nostra roulette. Russa.

Cosa significa?


Ho ricreato le tue rimostranze in formato grafico, al fine di garantire una completa e complessa rete sinaptica sul tuo carapace molecolare intrinseco. Non sai più cosa significa ciò, ma è importante che tu non ti senta più soltanto un umano.

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