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Sei limitato


La confezione è superiore a ogni altra immagine dispensata dalla difficile esistenza mistica. Difficile perché non riesci a sfilacciarti via dal legame biologico carnale terrestre, perché sei limitato.

Dario Tonani • “WAR 2″, le prime pagine


Sul sito di Dario Tonani le prime pagine di War2, l’eBook secondo capitolo della saga WAR: due nuovi racconti di Military SF che seguono le gesta di un manipolo di militech a cavallo di novant’anni, dalla tundra russa al “viale dei cecchini” di Sarajevo. Per leggere basta cliccare qui, mentre per acquistare il libro – edito da MezzoTints - sappiate che il prezzo è di 2,49€ (Collana Raggi, 557 KB, in formato epub e kindle (senza DRM), 2,49 euro. Copertina di Daniele Gay).

«Non lo tengo, cazzo, non lo tengo!»

Calore rovente, aria irrespirabile, fumo.

Rudolf tossì, espettorando sulla consolle un bolo verdastro di catarro marcio. Strappò gli occhialoni dalla fronte e si passò una mano sul viso madido di sudore. Strinse le palpebre. La cabina era un frullatore, sentiva la carlinga vibrargli nelle ossa, pulsargli nelle ferite, strappargli le suture.

L’aereo imbardò e scivolò su un’ala, perdendo improvvisamente quota.

Era stato centrato dalla contraerea. Il Daimler-Benz da 1475 cv equipaggiato dal Messerschmitt Bf 109 era in fiamme,  borbottava, mentre l’elica perdeva colpi ruotando in modo irregolare, per grazia di Dio.

Non aveva scampo, nessuno lo avrebbe riportato a terra sano e salvo. Non questa volta.

«Cristosantissimo!» abbaiò di nuovo alla radio.

Il palmo cominciò a sfrigolare attorno alla cloche rovente, ma il Major Rudolf Ziegler vi si aggrappò anche con l’altra mano. Con i piedi puntati sul pavimento tirò con tutte le forze, nel tentativo di sollevare il muso del velivolo.

L’abitacolo era invaso da un fumo denso e nero, i vetri del cupolino spalmati di fuliggine. Rudolf torse il collo, rovesciò la testa all’indietro, guardò su, affamato d’aria e di luce. Niente, il cielo non si vedeva da nessuna parte. Era cieco. E gli mancava il respiro.

Tossì di nuovo.

Odore di carne abbrustolita e guarnizioni che andavano a fuoco. Filtrando da una crepa nel cupolino, uno spiffero gelido dissipò parte del fumo. A causa del calore, però, non c’era superficie metallica che si potesse anche solo sfiorare.

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Continuità


Contraggo le esercitazioni nel cortile delimitato dalle apparenze empatiche. Ogni discorso si frammenta sulle frantumazioni semantiche della conoscenza: pensare come un neolitico, ma agire come un postumano.

Insediante


Mi sistemo sulle continue esistenze della distanza karmica dal dispensario biologico contratto. Non sai ancora come giustificare le noie, eppure continui a prelevare situazioni disturbanti dalla insidiante mortalità psichica.

Tutto muta


Riscalda la potenza resa disponibile dalle continue previsioni del collasso solare. Entropia in formato tecnico, ma ogni contadino siderale potrà rendersi conto da solo, in modo rustico. della potenza dissipata e delle conseguenze sull’economia globale che ne deriveranno. Tutto muta…

Sono nel nero


Mi ancoro alle prospettive ancora umane, in odor di postumanità assolvo le precarie condizioni di angoscia e muovo scacco matto alle stesse pretese biologiche. Sono nel nero.

Modalità


English: Angoscia, in pietra, del 1948

Non racconto nulla che sia attesa di essere esploso nella mia mente, quel qualcosa si configura come un’emozione da angoscia e da indefinita pulsione inumana. Indefinita, perché non c’è nulla che io possa davvero cogitare in modalità disincarnata.

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Considera questo


Il contrasto è acuito dalla complessità strutturale del continuum. Gravami distanti localmente dal kernel morale, laddove per morale s’intende una caratterizzazione delle specifiche bio_tridimensionali.

In odore


Installato sul socket di ascolto raccolgo ogni informazione che passa di lì, sniffo le semantiche divenute trascendentalità molecolari e ricordo di essere ancora un punto cartesiano sulla tavola bidimensionale, in odore di olografia.

Critica della ragione architettonica – AD TODAY


Bella intervista, tematica, a Emmanuele “Peja” Pilia, su ADToday: Critica della ragione architettonica.

Tema centrale è quindi l’architettura, che come è sempre per Emmanuele, viene estrapolata verso il futuro transumano, vista l’estrazione ideologica del Peja stesso. Un estratto:

Nel catalogo di Deleyva l’architettura ha un ruolo importante. Qual è il vostro approccio a questa disciplina?

Senz’altro, uno dei temi che più ci interessa è quella strana relazione che si intesse tra architettura ed immaginario tecnologico. Personalmente, credo che l’elemento principale che contraddistingua l’epoca moderna da ciò che la precede sia proprio l’immaginario tecnologico. Parlo di immaginario tecnologico, e non di tecnologia, per un preciso motivo: ovviamente, la tecnologia esisteva prima della seconda rivoluzione industriale, eppure, non era possibile manipolare segni e simboli di tutto ciò che si può considerare come tecnologico al fine di creare un immaginario coerente. Ovviamente, questa forma di immaginario è evoluta nel tempo seguendo quelli che erano, e sono, i vari paradigmi che si andavano ad avvicendare tra loro: ai treni, alla ghisa, alla dagherrotipia ed al vapore sono succeduti le automobili, il calcestruzzo, la radio e l’elettricità, per poi essere affiancati dagli aerei, dall’acciaio, dalla televisione e dall’atomo, sino ai viaggi interstellari, i nanomateriali, internet e la fisica quantistica, tanto per fare elenchi a caso. L’insieme di questi elementi, di volta in volta, danno vita ad immaginari inediti. Questo interesse non è per noi autoreferenziale, ma è pensato al fianco di quel magma informe che è il postumanesimo ed il transumanesimo, due argomenti particolarmente controversi, ma che proprio per questo devono essere affrontati con la massima serietà ed impegno. Per cui, ciò che ci interessa realmente, sono tutte quelle espressioni che prendono vita da approcci radicali e visionari, tesi a raccogliere la più affascinante sfida che ogni generazione si trova davanti, ossia indagare quali siano le prospettive, potenzialità e drammi a cui ogni contemporaneità indirizza.

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