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Pet Sematary: il primo trailer del remake | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine il trailer del remake di Pet Sematary, nato da una storia terrificante del Re, Stephen King.

Basato sul romanzo horror di Stephen KingPet Sematary segue il Dr. Louis Creed che, dopo essersi trasferito con la moglie Rachel e i loro due bambini da Boston nel Maine, scopre un misterioso terreno di sepoltura nascosto nel profondo del bosco vicino alla nuova casa di famiglia. Quando la tragedia li colpisce, Louis si rivolge al suo strano vicino, scatenando una pericolosa reazione a catena che porta a terribili conseguenze.

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Luz & Climax: nessuno uscirà esorcizzato di qui | PostHuman


Su PostHuman la recensione  a due film, Luz e Climax, che della possessione demoniaco fanno la loro cifra stilistica ma, soprattutto, fanno dell’innovazione la loro bandiera. Perché parliamo sì di umani invasati, ma con nuove dinamiche. Vi lascio alle parole di Mario Gazzola:

La trama di Luz è semplice, anche se l’interpretazione assai meno: Luz (l’intensa, sorprendente Luana Velis, sopra a sinistra) è una giovane tassista di origine cilena in un’imprecisata città di lingua tedesca. Entra da sola e visibilmente contusa in una stazione di polizia, deve essere interrogata dall’ispettrice Bertillon (Nadja Stübiger, foto sotto a sinistra), assistita dal traduttore Olarte (Johannes Benecke), isolato in cabina dietro un vetro con le cuffie, e dallo psicanalista Rossini (Jan Bluthardt). Quest’ultimo però è stato prima avvicinato in un gelido bar (unico altro ambiente del film) da un’avvenente bionda, Nora (Julia Riedler, ambedue nelle foto ai lati), che lo seduce, lo ubriaca e sembra impossessarsi di lui (immagine a destra).

L’obiettivo è ricostruire cosa ha fatto Luz nelle ultime 24 ore in quel taxi, per arrivare in quello stato al commissariato. Non sarà facile. Lo psicanalista si serve dell’ipnosi regressiva per ricostruire il passato della ragazza: ribelle in un collegio femminile cattolico cileno, sembra aver effettuato rituali sciamanici su una compagna di scuola. Tilman Singer procede per flash, abbagli – sia visivi che narrativi – senza regalarci spiegazioni: come però dice lui stesso in un’intervista su Dread Central, “c’è un’entità demoniaca che desidera quella ragazza” e, beffandosi dell’ipnosi, risalirà dal corpo dell’amica e compagna di scuola Nora ad occupare quello dello psicanalista (foto a destra), che finirà per spogliarsi e rivestirsi da donna, per poi accostarsi a Luz in un bacio saffico per interposto corpo. Il ritmo è sempre più frenetico, la stanza si riempie di nebbia come se Luz fosse in grado di materializzare l’ambiente esterno nella sala dell’interrogatorio, rivive l’incidente, i due poliziotti sono sconvolti, Bertillon spara nella nebbia. Ma a chi?

Niente preti, nessun esorcismo, niente rigurgiti verdastri né teste che ruotano sul collo a 360°. Ma neanche alcuna catarsi finale a sciogliere la tensione. Alla fine, Luz esce dal commissariato da sola, esattamente come vi era entrata, seguita dalle frasi che l’hanno accompagnata a più riprese per tutto il breve film (70’): una parafrasi blasfema del padre Nostro e la domanda “è proprio questo che vuoi? Come puoi continuare a vivere in questo modo?”. Ma chi veramente sta uscendo da quel luogo?

Potremmo poi fin cedere alla tentazione di un vago parallelo con lo straniamento psichedelico del Climax di Gaspar Noé: un vero saggio sulla techno come nuova psichedelia, a sua volta visto al MFF e – per quanto diversissimo – chiuso in un bozzolo di pari ellissi narrativa (in cui il regista ci guida mostrandoci le sue vhs di Possession – guarda un po’ – Suspiria, Un chien andalou, Querelle e Inauguration of the Pleasure Dome di Kenneth Anger, secondo me il riferimento più diretto del suo film). Nessun demone se non quello della droga nel film del provocatore francese sulla festa dei ballerini ma, come dice Gomarasca nella sua recensione per Nocturno, “un’affascinante quanto ripugnante messa dionisiaca dove le peggiori atrocità accadono di fronte a una platea incapace di dare un valore morale alle azioni compiute”.
E, se pensiamo che fra i cartelli posti a stacco fra le scene verso la fine si staglia quello che dice “la morte è un’esperienza fantastica”, non sembra poi così fuori luogo collegare questo “rave di morte” col suo precedente Enter the Void sulla trasmigrazione delle anime e, per proprietà transitiva, coll’ermetico debutto di Singer.
Volo pindarico? Se seguite i movimenti di macchina ubriachi del Noé, cosa non lo è?!

L’uomo che uccise Don Chisciotte | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a L’uomo che uccise Don Chisciotte, di Terry Gilliam. Un film che ha avuto una gestazione pluriennale ma, a quanto pare, l’attesa ne è valsa la pena.

Toby (Adam Driver) è un regista pubblicitario in cerca d’ispirazione. Alle prese in Spagna con lo spot di una vodka che per testimonial Don Chisciotte, non riesce a fare proseguire la lavorazione. Pressato dal suo agente/assistente Rupert (Jason Watkins), dal suo capo (Stellan Skarsgård) che farebbe di tutto per compiacere il suo cliente Alexei Miiskin (Jordi Mollà), la cui moglie Jacqui (Olga Kurylenko) gradirebbe da Toby delle attenzioni “speciali”, una sera ritrova quasi “casualmente” un vecchio DVD che contiene un film molto speciale: L’uomo che uccise Don Chisciotte. Si tratta del suo vecchio saggio di quando studiava regia cinematografica e sognava Hollywood, girato in luoghi poco lontani da quelli in cui sta lavorando.

Sono passati dieci anni e improvvisamente a Toby viene la curiosità di scoprire cosa sia successo a quei luoghi e a quelle persone, in particolare al “suo” Don Chisciotte, il ciabattino Javier (Jonathan Pryce) e alla protagonista femminile, l’allora minorenne Angelica (Joana Ribeiro).

Il ritrovamento di uno Javier imprigionato nella illusione di essere davvero Don Chisciotte della Mancia sarà l’inizio dell’avventura di Toby alla ricerca di se stesso, perennemente sospeso tra la “realtà” e quello che viene percepito.

L’uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam arriva nelle sale cinematografiche dopo una delle gestazioni più tormentate della storia del cinema. Si tratta di un progetto che molti appassionati pensavano ormai destinato allo stesso limbo del Napoleone di Stanley Kubrick o del Dune di Alejandro Jodorowsky. Gilliam invece ci ha creduto fino alla fine e, dopo tante false partenze arriva finalmente al pubblico.

Dico finalmente perché chiunque abbia visto il documentario Lost in La Mancha, che racconta una di queste false partenze (l’unica in cui sia stata girata qualche scena) e abbia un minimo di empatia, non ha potuto non partecipare alla frustrazione di Gilliam alla mancata realizzazione di questo sogno.

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione del documentario Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità, di David Pujol. Un tale artista, probabilmente uno dei due o tre più grandi artisti del secolo scorso, capace di gettare la sua possente ombra anche in questi Duemila, non poteva passare inosservato al Cinema documentaristico. Un estratto:

Salvador Dalí. La ricerca dell’immortalità segue un percorso diverso da quello che ci si aspetterebbe; complice la partecipazione di Jordi Artigas, coordinatore delle Case Museo Dalí, e di Montse Aguer Teixidor, direttrice del Museo Dalí, il documentario verte irrimediabilmente verso una prospettiva locale, concentrandosi in maniera quasi feticista sulle aree di influenza dei due direttori: Portlligat e Figueres. Questa mossa evidentemente auto-promozionale si macchia di immense e pesanti omissioni, offrendo però in riscatto un’immagine intima e umana di Dalí, un’analisi che esplora a fondo il suo rapporto con la famiglia di origine e il simbiotico legame con la sua storica compagna e musa, Gala.

Trieste Science+Fiction 2018, ecco i primi titoli della selezione ufficiale | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la lista dei film selezionati per la proiezione al Trieste Science+Fiction 2018. Ce ne sono di davvero intriganti, vi lascio ad alcune sinossi:

Ederlezi Rising di Lazar Bodroža

Opera d’esordio del regista serbo Lazar Bodroža, il film verrà presentato in anteprima nazionale in concorso nella selezione ufficiale del Trieste Science+Fiction. In un futuro distopico il socialismo ha ormai soppiantato il capitale, mentre le grandi industrie stanno colonizzando nuovi pianeti. L’astronauta Milutin (Sebastian Cavazza) viene inviato in missione su Alpha Centauri da parte della Ederlezi Corporation. Ad accompagnarlo in questo viaggio interstellare una androide di nome Nimani (Stoya), dotata di un avanzato sistema operativo che le permette di fargli compagnia e assisterlo. Una storia d’amore surreale nello spazio intergalattico, in cui l’ambientazione fantascientifica offre una perfetta cornice attraverso cui raccontare intense vicende personali, che costituiscono anche una metafora sociale di ampio respiro, allontanandosi al contempo dalle molte convenzioni della realtà.

Prospect di Chris Caldwell e Zeek Earl

Sempre fuori concorso è il titolo di Chris Caldwell e Zeek Earl, che danno vita a un universo originale, ricco e dettagliato, raccontandolo dal punto di vista degli emarginati che vivono ai confini della civiltà. Persone che si addentrano nelle insidiose frontiere dello spazio, spinti da una insostenibile situazione economica, mettendo a rischio la propria vita in cerca di un’occasione di riscatto. Al centro della vicenda una ragazzina in viaggio col padre verso una luna aliena alla ricerca di fortuna: i due, infatti, hanno ottenuto un contratto per estrarre da un enorme deposito delle gemme particolarmente sfuggenti, nascoste nella tossica foresta della luna. Ma non sono i soli a percorrere questo mondo ostile in un western fantascientifico che ci parla di lotta per la sopravvivenza e nostalgia di casa. Dalla line-up del SXSW, un’opera prima ricca di fascino e suggestioni.

Await Further Instructions di Johnny Kevorkian

Il regista inglese Johnny Kevorkian, qui al suo secondo lungometraggio, dirige un thriller fantascientifico, che verrà proiettato in anteprima italiana in concorso al Trieste Science+Fiction 2018. Un’opera inquietante e ricca di fascino, in perfetto stile Cronenberg. La storia ruota attorno alla famiglia Milgram che, intenta a celebrare il Natale, si accorge di una misteriosa sostanza nera che ha circondato la loro casa. Qualcosa di terribile sta per accadere, ma cosa? Un disastro ambientale, un attacco terroristico, una guerra nucleare? In mezzo a discussioni sempre più infervorate viene accesa la TV, alla disperata ricerca di informazioni. Ma sullo schermo c’è solo una scritta che lampeggia sinistramente: “Restate in casa in attesa di ulteriori informazioni”. Mentre i messaggi televisivi diventano sempre più minacciosi, paranoia e tensione si accumulano. Nel cast David Bradley (Il Trono di Spade), Sam Gittins (The Smoke), Holly Weston (Howl), Kris Saddler (The Hour) e Grant Masters (Silent Witness).

Suspiria: la nuova immagine del film di Luca Guadagnino | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una nuova immagina per il remake (?) di Suspiria. Sono sempre più attratto da questo film.

Il nostro, giovane, Marx – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Il giovane Karl Marx, film recentemente uscito che indaga gli anni giovanili dell’ideologo che ha sconvolto e guidato enormi masse mondiali.

Ha appena compiuto 200 anni, ma per qualcuno è ancora giovane. Di sicuro per Raoul Peck, il cui film su Il giovane Karl Marx al momento spicca, nel diluvio di articoli d’occasione e convegni accademici, come il miglior omaggio al filosofo e rivoluzionario tedesco. Dico “il migliore”, perché il film non solo permette di diffonderne la figura e l’opera, ma anche di farci appassionare, ritrovare un Marx più nostro, portarci a qualche riflessione di carattere generale, stimolarci ad agire. Mica poco, di questi tempi. Ma vediamo meglio.

L’idea e la realizzazione

Ammetto che la notizia di un film su Marx mi aveva fatto venire i brividi. Marx non è Guevara e manco Lenin, non spara e non arringa le folle da un autoblindo, difficile rendere da un punto di vista cinematografico i suoi concetti, l’avventura della sua vita, più legata a dispute intellettuali che a momenti epici. Due possibilità: o un polpettone a tesi, iperdidattico e noioso, o qualche trovata postmoderna per trasformarlo in qualcosa di commercialmente appetibile. D’altronde, mi dicevo, non è un caso che in cent’anni di storia del cinema non sia mai stato fatto un film su un soggetto così celebre: non funziona. Peck risolve abilmente il problema puntando sul giovane Marx, uno che in effetti in soli cinque anni cambia quattro paesi, scappa da altrettante polizie, incontra tutti i più folli rivoluzionari del tempo, passa dal benessere alla miseria, mette al mondo svariate figlie, fonda un “partito”… insomma, l’avventura non manca. E mentre si susseguono le scene la sorpresa semmai diventa: com’è che nessuno l’ha fatto prima, il film? Ecco, quando un autore fa sembrare naturale una cosa che sembrava impossibile, fa sembrare necessaria una cosa che mancava, vuol dire che l’operazione è riuscita.

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