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Il ritorno di Pazuzu | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a una nuova pubblicazione del maestro Danilo Arona: Il ritorno di Pazuzu, racconto lungo sulla celebre entità mesopotamica. Un estratto:

Fin dall’inizio, leggendo il titolo di questo ebook, la mia memoria è andata alle prime immagini del film Esorcista del 1973 di William Friedkin, dove un preoccupato Padre Lankester Merrin ritrova un statuetta del suddetto demone assiro/babilonese, che in questo modo si rivela come il suo pericoloso antagonista. Questa scena è entrata nella storia del cinema horror e costituisce il vero punto di partenza del racconto.
Nella mitologia babilonese, Pazuzu è rappresentato come una figura alata con fattezze metà umane e metà animali, un muso di leone o di cane; è il signore di tutte le malattie, ma è anche una figura ambigua, che può anche dominare altri demoni. Danilo Arona recupera tutti questi aspetti della tradizione antica.

Inizia la sua narrazione nel 2008 e ritorna a quel significativo 1973, in un racconto nel racconto, che ci riporta negli anni ’70. La vivida descrizione che fa del periodo mi ha ricordato alcuni film di genere di quegli anni. Prosegue mischiando l’horror alla storia più recente, e tutto poi si incastra in un mosaico quasi perfetto.

 

 

Ecco SciFiClub, la prima piattaforma streaming di fantascienza, da Trieste Science+Fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di SciFiClub, la piattaforma streaming del TriesteScience+Fiction Festival di Trieste, che in tempi di pandemia si è espanso sulla Rete.

È online SCiFi Club, la prima piattaforma streaming dedicata al cinema di fantascienza del Trieste Science+Fiction Festival, che propone una library di film cult, lungometraggi e corti vincitori del più grande evento italiano dedicato all’esplorazione del genere fantastico.
Sulla piattaforma verranno caricati periodicamente nuovi contenuti (3/4 titoli al mese), tra le rivelazioni del Trieste Science+Fiction Festival, capolavori da scoprire e (ri)scoprire e prime visioni digitali. Tutti i film avranno una presentazione curata ad hoc dagli esperti e dai programmatori de La Cappella Underground e del Trieste Science+Fiction Festival, che prevedono di curare mensilmente un talk show e alcune dirette assieme ai fan.

La piattaforma SciFiClub.it ha come partner Mymovies.it e sarà attiva solo sul territorio italiano. I film saranno disponibili in versione originale con i sottotitoli italiani. Per accedere alla piattaforma sarà possibile sottoscrivere un abbonamento mensile di € 5,90 oppure un abbonamento di 6 mesi al prezzo speciale di € 29,90 comprensivo di un indispensabile “kit di sopravvivenza nello spazio” con i gadget ufficiali del Festival. La piattaforma potrà essere utilizzata con Google Chrome (ultima versione) da computer, Android e Mac, oppure con Safari (ultima versione) da iPhone e iPad. Si consiglia sempre di effettuare il test di connessione al primo accesso. Se si desidera guardare i film con la Smart TV attraverso il mirroring via Apple tv, Chromecast o similari, si ricorda che la visione in questa modalità non è ancora garantita ma lo sarà a breve: si suggerisce di connettere la TV al computer via cavo HDMI.

The Night House: è online il trailer dell’horror diretto da David Bruckner


Su HorrorMagazine la segnalazione di un film fruibile prossimamente – si spera – nella sale USA: The Night House, di David Bruckner. Tralascio la quarta e vi invito a vedere il trailer qui sotto.

Le mitiche serie TV degli anni ’60 e ’70 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos 223, un articolo che compendia quanto uscito recentemente sulle series TV SF europee negli anni ’70, come UFO e Spazio 1999. Un estratto dall’incipit:

Una delle più belle storie della televisione inizia con una coppia di due produttori inglesi, Sylvia e Gerry Anderson, con la AP Films, che era la loro casa di produzione e con alcune serie televisive di fantascienza trasmesse dal network televisivo Indipendent Television (ITV).

I due produttori danno vita nel 1964 a Thunderbirds, una serie TV con marionette che daranno inizio a un genere, il Supermarionation, cioè Super Marionette Animation, una tecnologia elettronica di animazione che utilizza appunto marionette umanoidi. Nella prima stagione vengono realizzati 26 episodi (1965) e nella seconda solo 6 (1966), per un totale di 32, ma il successo è mondiale. In Italia sarà trasmessa dalla RAI solo nel 1975.

La serie racconta le avventure, ambientate nell’allora lontano 2026, della International Rescue, che si prefigge di aiutare chi è in pericolo grazie all’utilizzo di mezzi futuribili chiamati appunto Thunderbirds. I Thunderbirds sono cinque e rappresentano un aereo supersonico, uno ipersonico, un sottomarino, un’astronave ed una stazione spaziale orbitante. Queste macchine si evolveranno, poi, nelle successive serie UFO e Spazio 1999 con una certa continuità tecnologica.
Un episodio tipico, proprio il primo della prima serie dal titolo Trapped in the Sky, è quello del salvataggio di un aereo supersonico che ha una bomba a bordo.
L’introduzione delle marionette elettroniche è del tutto originale e caratterizza in maniera indelebile la serie. Le marionette erano connesse a fili che avevano una duplice funzione: trasportare il segnale elettrico e muovere egli arti. Le facce infatti erano non erano proporzionate proprio perché ospitavano la circuiteria.

In realtà Thunderbirds era la quarta serie, iniziata con Supercar (1961 -62), Fireball XL5 (1962 -63). Stingray (1964 -65) e poi dopo Captain Scarlet and the Mysterons (1967 -68), il famoso Joe 90 (1968 -69), 30 episodi, e infine The Secret service (1969). Successivamente furono realizzati anche due film Thunderbirds are go (1966) e Thunderbird 6 (1968) e poi ancora dei film di compilazione utilizzando le puntate televisive.
I coniugi Anderson realizzano alla fine degli anni ’60 anche un film di fantascienza, Doppia immagine nello spazio (1969), con attori in carne e ossa.

Ma il successo per il duo arriva diversi anni dopo con la serie TV interpretata da attori umani UFO, prodotta tra il 1969 e il 1970 e trasmessa in una sola stagione (26 episodi) in UK dal 1970 al 73 e in Italia dal 1971 al 73. In seguito vennero montati cinque dei film direttamente dagli episodi: UFO-Allarme rosso…attacco alla Terra! (1973), UFO-Distruggete Base Luna (1974), UFO-Annientate SHADO.stop. Uccidete Straker (1974), UFO-Prendeteli vivi (1974), UFO-Contatto Radar-Stanno atterrando (1974) e Invasion: Ufo (1980).

Gaia: online il teaser trailer del film diretto da Jaco Bouwer | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine il teaser-trailer di Gaia, film del sudafricano Jaco Bouwer, pellicola che potremmo definire sciamanica ma anche da GrandiAntichi, visto il tema:

Ci addentriamo in un’antica foresta dove si nasconde qualcosa di più antico dell’umanità stessa. E quando un ranger scopre un uomo e suo figlio che conducono una vita da selvaggi, si imbatte in un segreto che minaccia di cambiare il mondo per come lo conosciamo.

Three Mirrors Creature’s Flashes of Flesh: online il nuovo trailer | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di due teaser per Three Mirrors Creature’s Flashes of Flesh, film scritto, prodotto e diretto dal direttore della fotografia Giuliano Tomassacci e interpretato da Michela Bruni. La pellicola ha un montaggio particolare, quasi fumettistico, e ha notevoli momenti intriganti di sperimentalità visiva e comunicativa. Vi lascio alle note della pellicola e ovviamente al clip.

A seguito di uno shock emotivo, una spregiudicata manager di successo si confronta con il proprio abisso e, pervasa da un uno spirito sensoriale, inizia un viaggio purificatore.

Interpretato da Michela Bruni, dominato da un denso bianco-nero e contraddistinto dall’assenza di colonna dialoghi, Three Mirrors Creature’s Flashes of Flesh è un film sperimentale, con viscerali venature horror e sci-fi. Oltre alla Bruni (che ha anche collaborato allo script) si aggiungono al cast Samantha Abear, Claudio Losavio, Corinna Coroneo, Piervito Bonifacio, Federica Pocaterra, Giorgia Grillo, Fabio Gagliardi, Marina Lorè e Clarice Ching. Le musiche originali sono di Stefano G. Falcone e la scenografie e le sculture a opera di Cristiana Fasano. Gli effetti speciali trucco sono stati realizzati da Giulia Stronati e Federica Salamone.

Girato tra il Lazio e l’Umbria da Split-Vision Development con la collaborazione di Nocte Film e SDM Enterprise, il lungometraggio – che annovera le suggestive location di Montelovesco (Gubbio) e Cottanello (Rieti) tra gli ascetici approdi della protagonista – il film è attualmente alle ultime fasi di post-produzione.

Danza ciecamente Dangel Fox nella sua routine di morte come spietata top manager di successo. Ma Creatura/Demone geme e soffoca, l’abisso è solo a un passo. E qui arriva il collasso. E il risveglio ultraterreno. Una ripossessione. Il viaggio verso la luce e lo spirito riparte. Estatico, sensoriale, assoluto. Fiammeggiante. Verso una la scelta estrema e lancinante dell’eternità.

Un film non deve essere “per tutti”: il caso Solaris – RAGEQUITTA


Su RageQuitta alcune note esplicative della versione italiana di Solaris, il film del ’72 di Tarkowskij che, per cotanta bellezza intrinseca, pare essere stato mutilato dall’intellighenzia italiana dell’epoca. Un estratto, in cui apprezzo particolarmente la chiosa:

Negli anni ’70 in Italia andava “di moda” limare alcune opere più concettualmente ardue. Questa interpretazione, derivata anche dal pensiero pasoliniano, voleva così avvicinare anche le opere più complesse alle persone comuni, avvicinarle al loro vissuto quotidiano.

Ridurre la distanza intellettuale tra l’opera e lo spettatore“…un intento nobilissimo a prima vista. Il problema, tuttavia, sorge quando per ridurre questa distanza si annichilisce la complessità strutturale e concettuale di un’opera destinata a spettatori più colti. E fu così che nacque, probabilmente, uno dei più grandi scempi in una riedizione nazionale di un’opera straniera. Nel 1972, infatti, il regista sovietico Andrej Tarkovskij dava vita a una delle sue opere più belle e profonde: il film di fantascienza Solaris.

Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore polacco Stanisław Lem, Solaris travalica il genere, regalandoci un vero e proprio viaggio esistenziale al di là dello spazio e del tempo, nei meandri della nostra coscienza. Una caratteristica ed una peculiarità affine a molte altre pellicole di Tarkovskij (una su tutte Stalker). Fu così che il film giunse in Italia.

In quegli anni la critica culturale di “sinistra” aveva un grosso peso: e in questi ambienti Solaris sembrò quasi una risposta sovietica al cinema di finzione americano, in un clima che era a tutti gli effetti di “guerra fredda” anche dal punto di vista culturale. Fu così che parte del film, nell’ottica di renderlo più fruibile e vicino al quotidiano italico (ma con il sospetto che sia stata una mera operazione di mercato) fu rimontata e riassemblata. Nonché “snellita“. In tal modo la produzione italiana mutò il senso dei dialoghi e i profili dei personaggi, senza consultare né avere il permesso del regista. Non solo. Il copione del film fu arbitrariamente riadattato dalla nota scrittrice Dacia Maraini, che affidò il doppiaggio del film a una parlata dialettale e contadina che in talune situazioni risultava decisamente fuori posto. L’edizione integrale fu resa disponibile per la prima volta solo dal 2002 in DVD, con l’audio in russo sottotitolato. Anni fa, inoltre, in Rete circolava una versione integrale del film con i sottotitoli originali sia per le parti mutilate, sia per quelle doppiate. La differenza tra i dialoghi originali e quelli italiani era abissale e spiccava in modo grottesco.

Ovviamente la reazione del Regista non si fece attendere: alla 33ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1972, vedendo come era stato riassemblato e snaturato senza pietà il suo lavoro, lo giudicò “antitetico” rispetto alla versione originale e pregò inutilmente la produzione italiana per la cancellazione del suo nome dai titoli.

Che cosa abbiamo imparato da questa storia? Che non sempre avvicinare un’opera d’arte alle masse è una buona idea. Un’opera d’arte, infatti, esprime il suo valore per il suo significato reale, per il suo esprimere la propria concettualità nel modo più profondo possibile. Snaturare il nucleo di un’opera, “semplificarla” per renderla più fruibile è pertanto quanto più di errato si possa fare. Rappresenta infatti una mancanza di rispetto nei confronti del suo autore, ma anche degli spettatori stessi che sono stati letteralmente presi in giro dalla messa in scena distorta.

Solaris e la ricerca infinita di noi stessi | OcchioDelCineasta


Su OcchioDelCineasta la recensione a uno dei film che adoro di più: Solaris, di Andrej Tarkovskij. In basso, il trailer che lancia la psiche nell’universo del bizzarro pianeta.

Il film, tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, vede nella prima parte della versione integrale la presentazione di Kris, psicologo in procinto di partire per decidere le sorti della stazione spaziale che si trova su Solaris, un pianeta extrasolare. Kris vorrebbe trascorrere questi ultimi momenti prima della partenza con il padre, ma un amico di famiglia, Henri Berton, interrompe l’ultimo saluto per avvertire e raccontare a Kris la strana esperienza vissuta in prima persona sulla stazione spaziale di Solaris; Kris liquida Henri dicendo che lui non crede a tutte le teorie studiate attorno al pianeta e non bada troppo al racconto dell’uomo.

Kris giunge su Solaris e si trova davanti una stazione spaziale quasi abbandonata che cade a pezzi; scopre che sono sopravvissute solo due persone all’interno e che un suo caro amico, il Dr. Sartorius è morto suicida e ha lasciato un video per Kris prima di togliersi la vita. Kris comincia a rendersi conto che le cose sono strane all’interno della stazione spaziale, comincia a vedere “ospiti” che abitano la stazione e si rende conto che Solaris ha un’influenza molto forte sulle persone; tanto forte che il pianeta può “riportare in vita” delle persone legate agli umani della stazione, persone legate ai desideri dell’uomo. Kris rivede così la moglie morta suicida anni prima, Hari, e inizia così un viaggio con se stesso fatto di ammissione di colpe passate e redenzione.

Tarkovskij firma questa volta un film diverso dal solito, un unicum nella sua filmografia, questa volta non è fatto solo di silenzi e immagini importanti, “ingombranti” che portano avanti da soli tutta la narrazione, ma in questo caso anche i dialoghi e le spiegazioni sono importanti, siamo in un luogo a noi sconosciuto, un altro pianeta, Solaris, ed è giusto che il regista accompagni e aiuti lo spettatore. Negli altri lungometraggi una riflessione silenziosa e più onirica prevale, basti pensare a Stalker, capolavoro del 1979, molte volte accostato a Solaris proprio perché anche qui l’uomo intraprende un viaggio per mettersi a nudo davanti ai suoi errori, alla vergogna; quello di Stalker era un viaggio più cupo e drammatico dell’uomo, questo di Solaris è un viaggio e una creazione per l’uomo di una sua isola felice dopo la remissione dei suoi peccati; un atto di fede finale per una nuova possibilità data all’essere umano.

Tarkovskij mantiene i suoi punti cardini che sono fondamentali della sua firma, la spiritualità e la metafisica. Non da mai niente per certo, ma pone lo spettatore, disposto a seguirlo, all’inizio della strada del cambiamento, della presa di coscienza, delle sue colpe e del suo Essere umano, fragile

Pink Floyd – Recording Obscured By Clouds (Pop Deux Documentary)


Un’intervista ai Floyd – prettamente Waters e Gilmour – intorno agli inizi o metà ’72, quando sono stati circa una settimana in Francia per registrare Obscured by clouds, colonna sonora dell’omonimo film di Barbet Schroeder. Sembrano passati eoni.

Il colore venuto dallo spazio – False percezioni


Sul blog di Luigi Milani è segnalata una sua recensione a Color Out of Space, il film di Richard Stanley che ha scodellato, è il caso di dire visto il suo lungo purgatorio dal mondo del Cinema, dopo lustri di inattività. Vi incollo alcuni passi del buon Luis:

Il colore venuto dallo spazio, film distribuito in Italia direttamente nel circuito home video, segna il ritorno dietro la macchina da presa del talentuoso Richard Stanley, a trent’anni anni dal discreto Hardware e a più di venti dal sofferto L’isola perduta.
Ebbene, possiamo affermare che la rentrée, nonostante l’impresa non fosse delle più agevoli, sia stata di segno più che positivo, vista la qualità complessiva dell’opera. Oltretutto dobbiamo ammettere che adattare il racconto originario del 1927 firmato dal celebre Solitario di Providence era impresa affatto facile.
Stanley, al quale evidentemente la lontananza dal set non ha inficiato le qualità registiche, riesce infatti nell’intento, dando vita a un film visionario, di grande impatto emotivo, specie nelle sequenze finali, dal gusto scopertamente lisergico.

La sceneggiatura segue abbastanza fedelmente la successione degli eventi narrati da H.P. Lovecraft, pur con gli inevitabili, seppur discreti, adattamenti alla contemporaneità. Alludiamo all’utilizzo di smartphone o all’ossessiva presenza, in stile Cronemberg per intenderci, della televisione, strumento di pseudo-evasione al quale si affida uno degli sventurati protagonisti del film, un Nicholas Cage — passatemi il termine — “scazzato” come non mai nel ruolo dell’improbabile capofamiglia Gardner.
L’attore adotta un profilo recitativo destrutturato in tutta la prima parte del film, forse per meglio caratterizzare il successivo, definitivo tracollo mentale. Uno stato nel quale sprofonda alle prese con le vicende incredibili e devastanti che colpiscono il terreno su cui sorge l’abitazione della famiglia in seguito alla caduta di un misterioso meteorite.

A livello puramente visivo, come già accennato, il film funziona bene: quando assistiamo alle orribili mutazioni umane e animali, i connessi momenti gore risultano molto coinvolgenti ed efficaci, anch’essi per molti versi di stampo “cronemberghiano”.
Notevole anche l’uso sapiente del colore e dell’effettistica. A dispetto del budget non certo stellare, diciamo da B movie di lusso (pare sui 6 milioni di dollari), il regista mostra di saper utilizzare bene le risorse, dando vita a una trasposizione più che dignitosa.

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