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La maschera della morte rossa: la sceneggiatura di Akira Kurosawa | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la notizia della messa in cantiere filmico dell’ultima sceneggiatura di Akira Kurosawa, basata sul testo La maschera della morte rossa di E.A. Poe.

Poco prima della sua morte, Akira Kurosawa aveva completato la sceneggiatura con cui adattava uno dei più celebri racconti di Edgar Allan Poe, La maschera della morte rossa. L’opera aveva già ispirato l’omonimo film del 1964 diretto da Roger Corman e interpretato da Vincent Price e Hazel Court.

Il copione di Kurosawa sta per essere finalmente trasformato in un film. A produrlo sarà una delle più importanti società cinesi nel settore dei media e dell’intrattenimento, la Huayi Brothers. Secondo le prime indiscrezioni il film, dal titolo The Mask of the Black Death, sarà girato tra Cina e Russia e dovrebbe fare il suo debutto sul mercato nel 2020.

Autopsy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al film Autopsy, di cui ne abbiamo già parlato qui. Una pellicola claustrofobica, aliena, orrorifica, qualcosa che mi attira molto.

Nel seminterrato di una villa dove si è consumata una strage feroce e inspiegabile viene trovato il cadavere di una giovane donna semisepolta che, all’apparenza non ha alcun rapporto con gli altri morti. L’autopsia viene affidata a Tommy Tilden e suo figlio Austin, due medici legali che esercitano nel laboratorio che si trova sotto la loro casa. Da subito però capire le cause della morte di questa sconosciuta Jane Doe sembra impossibile, perché se esternamente il corpo non presenta alcun trauma, in realtà la ragazza pare essere stata seviziata in maniera terribile. I due patologi cercano di dare una spiegazione razionale a tutte queste stranezze, mentre nell’obitorio iniziano a manifestarsi presenze inquietanti.

State alla larga stomaci deboli: Autopsy non fa per voi. André Øvredal, il regista norvegese che in carriera vanta solo la precedente e singolare pellicola Trollhunter, mette da subito le cose in chiaro divertendosi un mondo a mostrare allo spettatore del gore asettico da vivisezione di cadavere. Il film infatti è un riuscitissimo ping pong tra l’esibito di viscere, intestini e seghe craniche, e il celato con sagome di mostri assassini che emergono tra fumo e nebbie.

Autopsy, tutto girato all’interno di un obitorio in uno scantinato, è anche soprattutto un film claustrofobico, con una regia attenta anche ai più piccoli dettagli in grado di creare la giusta suspense, con giochi di specchi davvero da brividi. Questa dualità si riflette anche nella storia stessa, con una prima parte in cui è il giallo a tenere banco, e dove la domanda di spettatore e personaggi è: come è morta Jane Doe? La seconda parte, forse quella più debole, invece è più basata sulle azioni che i nostri devono fare per salvarsi la pelle.

I Claudio Simonetti’s Goblin suonano dal vivo la colonna sonora di Dawn of the Dead di Romero e Suspiria di Dario Argento! | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di nuovi concerti su film dei Goblin di Claudio Simonetti: eseguiranno dal vivo le colonne sonore di Suspiria e Dawn of the Dead. Uno spettacolo davvero… il 23 e 24 febbraio a Milano e Seregno: chi può vada!

David Lynch: the art life, il documentario arriva oggi nei cinema italiani | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine si segnala l’uscita per oggi 20 febbraio di David Lynch: the art life, il documentario di Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard-Holm sulla vita e l’arte del visionario regista statunitense. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016, il film sarà proiettato nelle principali città della penisola: da Torino a Milano, da Roma a Firenze, da Trento a Udine per un totale di 70 sale.

Nel documentario David Lynch accompagna lo spettatore in un intimo e personale viaggio nel tempo, raccontando gli anni della sua formazione artistica. Dall’infanzia nella tranquilla provincia Americana fino all’arrivo a Philadelphia, le tappe del percorso che lo hanno portato a diventare uno dei più enigmatici e controversi registi del cinema contemporaneo. L’opera penetra nell’arte, nella musica e nei primi film dell’autore, gettando luce negli angoli oscuri del suo singolare mondo e permettendo al pubblico di capire meglio l’uomo e l’artista. Le immagini lo ritraggono nel suo studio sulle colline sopra Hollywood, mentre racconta aneddoti dal proprio passato, come fossero scene da un suo film. Strani personaggi emergono come ombre dalle pieghe del tempo, ma solo per scomparire ancora di nuovo, lasciando un segno indelebile sull’artista e sullo spettatore. L’opera mette anche in luce le paure, le contraddizioni e gli sforzi che Lynch ha dovuto superare lungo la propria carriera, incontrando coloro che hanno contribuito alla sua formazione. Appare così evidente che già da giovane Lynch vedesse il mondo in modo diverso, assimilandone le ombre e impiegando i propri sogni fino a creare gli affreschi visionari che hanno ipnotizzato il pubblico di tutto il mondo. Questo film, dedicato alla figlia  più giovane del regista, è concepito come un diario familiare intimo che, scostando il velo dall’icona, svela l’uomo David Lynch.

Blatty / Pazuzu – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Danilo Arona dedicato a William Blatty, il creatore del romanzo L’esorcista. Danilo esplora il mondo di questo demone mesopotamico confrontando il romanzo con le pellicole da lì nate, accennando alle seminali suggestioni moderne che l’evocazione (è proprio il caso di dirlo) del demone sumero ha generato tramite Blatty.

Se mai ci fossero delle conclusioni da tirare (ammessa e non concessa la liceità dell’operazione) per quel che riguarda il senso filosofico dell’horror in senso stretto, la prima reciterebbe che il Mostro senza l’uomo semplicemente non esiste  o se c’è è ridicolo. È ovvio, il mostro si accuccia quasi sempre dentro l’uomo (come Mister Hyde, antesignano di Stevenson), oppure è l’uomo  stesso che lo crea, come il dottor Frankenstein. Alla fine persino il Diavolo sarebbe una produzione umana (nello stesso Esorcista la prima manifestazione del demone, Capitan Howdy  – Capitan Gaio nel doppiaggio italiano – metaforizza l’assente e lontano padre di Regan, Howard). Dracula non esisterebbe senza Van Helsing. Gli spettri di Quint e Miss Jessell non esisterebbero senza l’istitutrice. E potremmo andare avanti così ancora per molte righe.

Blatty però evita, da subito, il principio di causa/effetto, spesso precorritore di banalità concettuali. A tre pagine dall’inizio del libro, annunciato solo da un formicolio “appena percettibile” sulla nuca di Merrin, il Male entra in scena e non è affatto un prodotto dell’uomo, se non nella sua ingannevole forma iconica di manufatto da appendere al collo:

«Era una pietra verde, la testa del demone Pazuzu, simbolo del vento di sud-ovest. Suo dominio era la la malattia, qualsiasi condizione patologica. La testa era forata. Il proprietario dell’amuleto lo aveva portato al collo come uno scudo protettivo.»

Tanto celebre è questo passo che si poteva pure evitare di riportarlo. Ma ho scelto di farlo per rimandare da un lato la memoria di ciascuno al magistrale incipit archeologico iracheno del film e dall’altro per ricordare un un particolare non da poco: che nel film il demone Pazuzu mai è nominato – per quanto “visto” – , mentre nel libro lo è con una certa precisione come abbiamo appena riscontrato.

Una scelta rigorosa. Pazuzu è il Male, un Male antico quasi in senso lovecraftiano, un male che contamina e che fa ammalare, e  a suo modo L’esorcista è configurabile pure come un medical thriller. Alla stregua di un virus mutaforma, Pazuzu si nasconde e si modifica: da Capitan Howdy a Legione, da diavolo fornicatore a madre defunta di Karras. Una scelta che rimanda alla primaria ispirazione di Blatty.

In una fase particolare e stressante della sua vita, lo scrittore non era forse in grado di fronteggiare l’irruzione nel suo inconscio di contenuti archetipici. Vide una grande statua simile a un demone e ne restò colpito al punto da iniziare subito un’elaborazione mentale al suo riguardo. Quando scoprì la vera immagine di Pazuzu in un libro dei “Padri del Deserto”, considerò immediatamente di avere trovato il “contenuto” per quella “forma” psicoide, ed ecco così nascere il personaggio, niente affatto frutto di fantasia, che “Merrin ha già fronteggiato in un precedente esorcismo avvenuto in Africa”. Un demone sfuggente e irraggiungibile, con il quale ogni tentativo di dialogo è destinato a fallire. Perché alla fine si tratta di un’alterità disumana che opera un attacco incomprensibile all’umano raziocinio. Come abbiamo già scritto, il Male.

Autopsy. Il trailer del film horror dall’8 marzo al cinema | FantasyMagazine


Da FantasyMagazine la segnalazione di un trailer del film horror Autopsy. A me ha colpito, e a voi? Ecco la quarta del film:

Tommy Tilden (Brian Cox) è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin (Emile Hirsch) un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell’autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all’esterno, ma all’interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell’obitorio…

Suspiria in 4K: continua a grande richiesta | FantasyMagazine


Pochi giorni fa segnalavo l’annuncio della riedizione di Suspiria, uno dei capolavori di Dario Argento; oggi segnalo, invece, una coda alla riedizione con la riprogrammazione in selezionate sale, solo per questa sera, del film in 4K. Su FantasyMagazine.

Stasera sabato 4 febbraio la pellicola cult del maestro del terrore sarà in programmazione in 30 cinema italiani allo spettacolo serale per una terrificante notte horror, in una spettacolare versione restaurata in 4k distribuita da QMI Stardust (info e elenco cinema sul sito www.suspiriaalcinema.it).

Un restauro accurato delle quasi 1.300 inquadrature che compongo il film, nessuna delle quali uguale all’altra, scelta registica rivendicata più volte da Argento che a questo proposito ricorda: Uno dei traguardi che mie ero posto – oltre a quello di voler fare un film di sole donne o meglio di sole ragazze – era quello di realizzare un film dove non ci fossero due inquadrature uguali o simili. Quando feci la shooting list tenni conto proprio di questo. Volevo che ogni inquadratura fosse bizzarra, strana e che rispecchiasse lo spirito del film. Un film bizzarro, strano, nervoso, anche molto scatenato, che ben rappresentava quel particolare momento della mia vita.

Chiara Prezzavento

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… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

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