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Il labirinto del fauno | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del romanzo Il labirinto del fauno, libro che prende le mosse dal celebre film; lo firmano lo stesso Guillermo Del Toro e Cornelia Funke. La sinossi:

Spagna, 1944. Ofelia è soltanto una bambina quando con la madre prossima al parto si trasferisce in un vecchio mulino tra le montagne dove il patrigno, lo spietato capitán Vidal, è di stanza per annientare i ribelli che si oppongono al regime franchista. Presto le sue amate fiabe e l’antica foresta incantata attorno alla casa divengono l’unico conforto, una via di fuga dal terrore e dal dolore che avvelenano la sua vita. Finché un giorno, guidata da una Fata, si addentra in un labirinto nelle cui profondità un misterioso Fauno la attende da tempo per sottoporla a tre prove di coraggio. Solo superandole, potrà fare ritorno nel Regno Sotterraneo, lei, la principessa perduta, fuggita perché sognava il mondo degli umani, e condannata a vagare sulla terra senza memoria. Sembra il finale di una fiaba. Ma quando la magia si rivelerà non meno oscura e terrificante della realtà, Ofelia dovrà scegliere cosa è disposta a sacrificare per salvare se stessa.

Violent Femmes – Color Me Once


Dai recessi di uno spaziotempo dimenticato, riemergono…

Da Montague Rhodes James a “Hereditary” di Ari Aster – A X I S m u n d i


La seconda parte – qui la prima – della lunga analisi sull’opera di Montague Rhodes James, che può sfociare nel lavoro cinematografico di Ari Aster intitolato Hereditary. Su AxisMundi; un estratto:

Un altro tema che talvolta fa capolino nei racconti dell’orrore di Montague Rhodes James, e che ci prefiggiamo di trattare in questo nostro secondo articolo a lui dedicato, è quello dell’essere umano come burattino o marionetta, il cui destino si rivela essere in ultima analisi in mano a entità ben più potenti ed enigmatiche, che giacciono dietro le quinte del reale: spiriti di streghe mai morte realmente, entità vampiriche, demoni infernali, e via dicendo. Abbiamo già notato come in uno dei più terrificanti racconti mai scritti da James, Topi (“The Rats”, 1929), il motivo dell’orrore è una sorta di spaventapasseri vivente, o per meglio dire un individuo che un tempo fu un essere umano, e che ora è una sorta di fantoccio non-morto, intrappolato a causa di una maledizione in una condizione sospesa tra la vita e la morte.

In altri racconti jamesiani il leitmotiv dell’uomo-marionetta viene sfruttato diversamente, dando vita a suggestioni hoffmanniane e ligottiane. È il caso, per esempio, della Storia di una scomparsa e di una apparizione (“The story of a disappearance and an appearance”, 1913), il cui climax di terrore è da individuare in un’esperienza onirica vissuta dal narratore dal sapore estremamente cinematografico, segnatamente lynchiano. Egli sogna di assistere a uno spettacolo di burattini (questa sequenza può portare alla mente del lettore alcune delle sequenze più “teatrali” de Il lupo della steppa di Hermann Hesse, che sarà dato alle stampe nel 1927) il cui personaggio principale, Pulcinella, è ammantato da una sorta di aura “satanica”, che lo rende simile, agli occhi del protagonista, al «Vampiro nel folle schizzo del Fuseli»:

«È cominciato con quello che posso solo definire come una tenda che si apriva: dopodiché mi sono trovato seduto in un posto, e non saprei dire se all’aperto o al chiuso. C’era gente — non molta — intorno a me, ma non riconoscevo nessuno, né vi facevo attenzione. Non aprivano bocca, ma per quel che ricordo apparivano tutti gravi e pallidi in volto, con lo sguardo fisso nel vuoto. Di fronte avevo lo scenario di uno spettacolo di Pulcinella e Colombina, forse molto più grande del normale, dipinto a disegni neri su sfondo rosso giallo. […] Me ne stavo “sospeso” in un’ansia di grado elevatissimo e mi aspettavo da un momento all’altro di udire pifferi e campanelli. Invece è giunto un improvviso ed enorme […] e unico rintocco di campane, non saprei dire quanto lontane, da qualche parte laggiù, là dietro. Il piccolo sipario s’è alzato e il dramma ha avuto inizio.»

Ragazzi perduti e quella scena tagliata | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di una succulenta – in tutti i sensi – scena tagliata per Lost Boys, il film dell’87 che tanto aveva segnato l’immaginario dell’epoca – personalmente ho subito messo in relazione quel film con gli allora giovani FieldOfTheNephilim.

Durante un’intervista rilasciata a Yahoo!, Kiefer Sutherland ha raccontato che una delle sue scene preferite del film è stata decisamente massacrata nella sala di montaggio.

Queste le sue parole:

C’era questa scena, che non si vede nel film, a cui ero davvero entusiasta di partecipare, principalmente perché era talmente violenta che non riuscivo a credere la stessimo girando.

Se ne vede un piccolo frammento nel film, l’hanno tagliata per la maggior parte. In pratica c’è questo tizio calvo sulla spiaggia a cui avevano messo una specie di protesi. Ed è stato come addentare una torta: ho mangiato tutta la parte posteriore della sua testa e il sangue è schizzato ovunque. Che poi era quello che mi era stato detto di fare. Durante la scena avrei dovuto sorridere proprio come un bambino di fronte a una torta.

Ad Astra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione del film Ad Astra, pellicola da poco presente nelle sale mondiali che vuole dare una visione diversa della vertigine spaziale e forse, anche dell’orrore cosmico. Un estratto:

Nonostante non manchino alcune sequenze d’azione (quella iniziale – nella foto sopra – poi una corsa lunare per sfuggire a dei predoni fuorilegge e un’incursione a gravità zero dentro un centro dove si compiono esperimenti su animali) Ad Astra è un film che certamente non ha lo scopo di offrire agli spettatori dell’intrattenimento facile e spensierato, cosa del tutto buona e legittima ma che ultimamente sembra aver preso il sopravvento su tutto il resto. Siamo piuttosto quasi dalle parti di una versione futuristica del Cuore di tenebra di Conrad, con le vastità dello spazio al posto delle profondità della giungla. È un film su un’ossessione (quella del padre, che abbandona famiglia e affetti per cercare segni di altre civiltà nel cosmo) e su una ricerca (quella del figlio, in cerca anche di se stesso), il tutto in un gelo emotivo generalizzato che è intenzionale e voluto perché l’incapacità di provare emozioni è per l’appunto uno dei temi, se non IL tema, principali del film. Per questo motivo risultano abbastanza campate per aria le accuse di inespressività rivolte a Pitt, in quanto l’attore qui interpreta esattamente un personaggio emotivamente piatto.

Ad Astra è un film algido, girato in modo molto elegante, con una fotografia volutamente glaciale curata da Hoyte Van Hoytema (Interstellar) che privilegia atmosfere rarefatte e introspettive. Si tratta certamente un progetto interessante, anche se un finale non particolarmente memorabile e con qualche caduta di plausibilità di troppo inficia un po’ il risultato complessivo.  Rimane un buon film, coraggiosamente sganciato dalle dinamiche e dalle esigenze del mercato, focalizzato sui rapporti umani (disfunzionali) per ricordarci che “Noi siamo tutto ciò che abbiamo”.

Matrix: due film in preparazione e nessuno dei due è un reboot | Fantascienza.com


Ricordate la notizia bomba, di poco tempo fa, in cui si annunciava una ripresa del progetto Matrix? Eccone il seguito; su Fantascienza.com. In sostanza, si parla addirittura di due film: un prequel e un sequel, il secondo a firma di Lana Wachowski. Attendiamo gli sviluppi – non nascondo che sono un pochino scettico non tanto sulla fattibilità dell’opera, quanto sulla riuscita, ma vedremo…

ROGER WATERS: “US + THEM” – IL FILM AL CINEMA IN ITALIA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione dell’uscita nei cinema italiani – soltanto per oggi, domani e dopodomani – del film di Roger Waters, che documenta l’ultimo tour mondiale che l’artista ha performato fino all’anno scorso.

Presentato fuori concorso alla 76a Mostra di Arte Cinematografica di Venezia lo scorso 6 settembre e prodotto da Clare Spencer e Roger Waters, il film ROGER WATERS – US + THEM documenta il tour che cominciò il 26 maggio 2017 a Kansas City, nel Missouri, e ha poi toccato Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Europa dell’Ovest e dell’Est nonché Russia e America Latina, per concludersi il 9 dicembre 2018 a Monterrey, in Messico, dopo un totale di 156 concerti in 20 mesi davanti a un pubblico di 2,3 milioni di spettatori in tutto il mondo.

Ci vediamo in Sala?

Alessandro Rolfini

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