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La vendetta di Ötzi, al cinema un film racconta l’uomo del Similaun – Repubblica.it


Su Repubblica la segnalazione del film Iceman, che narra le vicende romanzate di Ötzi, l’uomo del Paleolitico ritrovato mummificato sui ghiacci alpini circa venticinque anni fa, sciamano, e che tra l’altro ha dato il la al mio ultimo romanzo Lisergico, nel limbo creativo da almeno venticinque anni.

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The Wicked Gift: il trailer e la data d’uscita dell’attesissimo film horror di Roberto D’Antona


[Letto su KippleBlog]

The Wicked Gift, l’attesissimo film horror italiano diretto dal giovane regista emergente Roberto D’Antona, sbarcherà nelle sale il 6 dicembre.  C’è molta attesa per questa pellicola, prodotta da Movie Planet in collaborazione con L/D Production, specialmente dopo il successo ottenuto al Fantafestival 2017.   “Siamo veramente felici e soddisfatti del nostro film – commenta Annamaria Lorusso, coprotagonista e produttrice insieme a Roberto D’Antona – soprattutto perché si tratta di una pellicola indipendente, nata dal basso e totalmente finanziata e prodotta da MoviePlanet Group in collaborazione con L/D Production. Un traguardo fondamentale per il cinema di genere italiano, visto che credo sia la prima volta in cui un progetto 100% indipendente riesce ad ottenere una distribuzione legata prevalentemente alle pellicole mainstream“.

Seguono sinossi e trailer del film.

“Ethan è un giovane designer, timido e piuttosto riservato che da anni è afflitto da insonnia a causa di terribili incubi. Decide di andare in terapia per risolvere il suo problema pensando di avere disturbi della personalità, ma sarà grazie all’aiuto del suo migliore amico e di una Medium che a affronterà il lungo viaggio che lo condurrà alla consapevolezza che i suoi incubi nascondono qualcosa di molto più oscuro di quanto potesse immaginare.”

Un posto tranquillo, il film più silenzioso del secolo | Fantascienza.com


Guardatevi il trailer, segnalato da Fantascienza.com e qui sotto riprodotto, e gustatevi l’intro che se ne fa nel post: davvero sublime.

All’inizio vi sembrerà di vedere un film di M. Night Shyamalan: atmosfere inquietanti e sospese, qualcosa di incomprensibile e terribile sempre in attesa di accadere.

Invece dietro la macchina da presa e parzialmente anche la sceneggiatura troviamo l’attore John Krasinski (13 hours, la prossima serie Tom Clancy’s Jack Ryan su Amazon) qui anche protagonista con Emily Blunt (Edge of Tomorrow) sua moglie nella vita e in questo film, dal titolo parecchio illusorio di Un posto tranquillo (A Quiet Place in originale).

Il trailer è un lungo silenzio carico di angoscia che va lentamente crescendo: vediamo una famiglia vivere in una fattoria abbandonata, ogni passo deve essere fatto sulla scia di quella che sembra sabbia o (in stile Lost) sale, ogni oggetto è stato imbottito per impedire di creare il più piccolo rumore, perfino le pedine del monopoli. Fuori, una lunga fila di lampadine spente che si agitano nella notte, dentro, sui muri, degli enormi graffi.

Ovviamente, la tranquillità non può durare in eterno e un banale incidente fa scattare le lampadine, che diventano rosse, mentre tutti i personaggi entrano in stato di allarme, fino al momento in cui sentiamo qualcosa di pesante camminare sul tetto della casa.

Ceci n’est pas un Klingon: le polemiche su Star Trek Discovery | FantasyMagazine


Bell’articolone, su FantasyMagazine, a cura di Emanuele “Manex” Manco, dedicato al nuovo corso di StarTrek, che è tornato a essere serie televisiva e coinvolge in maniera diversa i Klingon, attori fondamentali dell’universo che, da cinquant’anni, è forse il polo maggiore di attrazione del fandom SF mondiale.

Segnalo l’articolo per i puristi, per coloro che pensano che la SF sia soprattutto questo; lo segnalo sia per omaggiare il gran bel lavoro di Emanuele, sia per segnare il mio distacco da tali tematiche: per quanto mi riguarda la SF è ben altro, è frontiera, è ricerca dell’inumano, in StarTrek non ravviso nulla di tutto ciò ma solo maniere per sentirsi di appartenere a un genere d’avanguardia, che tale non è.

Blade Runner 2049 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella recensione, a opera di Giovanni De Matteo, del film Blade Runner 2049. Devo andarci presto, devo vederlo subito… Un estratto:

Nei suoi 163 minuti Blade Runner 2049 regala così all’appassionato un’abbondanza di motivi per riprendere il filo di un discorso che per trentacinque anni non si è mai davvero spezzato. L’insieme fornisce un quadro organico e convincente, ma nelle singole parti la sinergia tra script, montaggio, scene e regia riesce a regalare attimi da brividi.

Memorabili sono la visita agli archivi della Tyrell Corporation scampati alla catastrofe e la progressiva presa di coscienza di K della vera natura dei suoi ricordi, per non dire dell’incontro tra Deckard e K in un casinò abbandonato, sulle note di Can’t Help Falling in Love suonate da un Elvis olografico.

Lo stesso discorso si applica anche alla fotografia di Deakins: sia che debba dare vita alla danza degli ologrammi per le strade di Los Angeles o riprodurre gli effetti della realtà aumentata, sia che venga chiamato a immortalare le gigantesche sculture dalle seducenti forme femminili abbandonate per le strade di Las Vegas, il maestro inglese ci regala campi lunghi di una perfezione pittorica. Istanti di pura, assoluta delizia per gli appassionati, che vedono gli sviluppi del film abbracciare anche due aspetti di grande interesse lasciati fuori da Blade Runner: il primo è il kipple, l’incontrollabile massa di rifiuti che era una delle intuizioni più geniali del romanzo di Dick, che viene qui trasfigurato nell’immensa discarica alle porte di Los Angeles che fa da sfondo a una delle tappe cruciali dell’indagine/regressione di K; l’altro è il movimento clandestino di liberazione dei replicanti, sottinteso nel film di Ridley Scott, una sorta di Underground Railway del futuro costruita per consentire ai replicanti di tornare sulla Terra e qui di costruirsi (o combattere per) una nuova vita.

En passant, è degno di nota il fatto che entrambi questi elementi comparivano nell’epocale videogioco omonimo sviluppato nel 1997 dai Westwood Studios.

Blade Runner 2049 – Recensione – Nocturno.it / FantasyMagazine


Cominciano a fioccare le recensioni al sequel di Blade Runner; ne troviamo una su Nocturno, a firma di Mario “BlackM” Gazzola, e un’altra su FrantasyMagazine, a firma di Emanuele “Manex” Manco. Siamo su alti livelli…

Denis Villeneuve è riuscito in un miracolo: il suo opus magnum (163’!) danza elegantemente sulla lama sottile della fedeltà a un immaginario e a un’ambientazione che hanno fatto storia (dopo l’82, metropoli buie e piovose imperverseranno al cinema da Black Rain fino al Corvo), senza restarne schiacciato; anzi, portando avanti con decisione la vicenda dei replicanti e dei loro implacabili cacciatori umani, introducendo nuovi, potenti snodi drammatici, forieri degli angosciosi quesiti filosofici su vita “reale” e “artificiale” che han reso il film di RidleyScott (qui produttore) quel che sappiamo.

* * *

Denis Villeneuve dirige questo sequel seguendo la sua personale cifra stilistica dandogli la propria impronta, componendo un racconto per immagini raffinato e poetico. Racconta con la luce, con grandi scenografie e campi lunghi e lunghissimi, con un montaggio capace di alternare i momenti di calma alle serrate scene d’azione. Di contro la sceneggiatura non sfugge agli stereotipi, sia nella caratterizzazione dei personaggi, privi di alcuno spessore che non sia il loro carattere principale, che nei dialoghi, aderenti a questa visione volta alla sintesi estrema e alla rarefazione della narrazione.
Raramente capita una dicotomia così forte tra l’autentico capolavoro visivo messo in scena e la piattezza narrativa di storia e personaggi.

Cinque e quattro stelle le rispettive recensioni, siamo davvero su alti livelli comunque. Al cinema!

Blade Runner 2049: tutto ciò che è accaduto tra il primo e il secondo film | Fantascienza.com


L’attesa per il sequel di Blade Runner è stellare, e su Fantascienza.com c’è la sequenza di fatti ed eventi che riempiono il gap temporale dal primo film a questo, di Denis Villeneuve. Sento il delirio salirmi dentro…

La Warner e il regista Denis Villeneuve hanno creato un approfondito resoconto di quanto accaduto tra la fine del primo film e il momento in cui l’agente K (Ryan Gosling) deve andare a cercare Deckard (Harrison Ford). L’operazione è stata fatta su due fronti: i tre cortometraggi presentati nelle settimane scorse e una Timeline che racconta gli eventi cruciali dal 2018, anno che precede idealmente l’inizio del primo film, fino al 2049.

francesca del moro

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