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Archivio per Musica

Amiamo la musica. Per questo siamo umani – Repubblica.it


Sono un macacho, c’è molta più melodia nei rumori che nella sinfonia umana; e voi, come vi reputate? Da Repubblica.

Solve et coagula


La compressione delle emozioni si dissolve e coagula in una complessità evanescente, eppure raggrumata, di chiaroscuri blu intensi che virano alla notte psichica del lurido, mostrando poesie in formazione da spleen.

Lovecraft è diventato virale a Stranimondi | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine ancora una suggestione proveniente da StraniMondi: Lovecraft e il suo essere diventato virale nei fumetti, nella musica, in altre opere letterarie, nei giochi di ruoli, praticamente ovunque.

Lovecraft è lentamente penetrato come una raggiera di tentacoli nell’immaginario del fantastico in tutto il mondo, trasformandosi in un elemento imprescindibile nell’inconscio collettivo ha dichiarato Luca Tarenzi, scrittore e traduttore di molte opere di genere fantastico. L’autore di Providence ha influenzato la produzione di narrativa, giochi di ruolo, fumetti, cinema, animazione e videogiochi; una produzione sconfinata, con risultati talvolta tendenti all’assurdo, così che la strada dall’abisso al cassonetto può risultare molto breve, sempre secondo il moderatore.

Intervista a Danilo Arona – Dimensione Parallela


Una bella intervista – ed è l’ennesima – a Danilo Arona, su DimensioneParallela. Un estratto che mi dà i brividi.

  1. Ti hanno definito l’indagatore dell’incubo, a causa delle tue inchieste sul paranormale. Un episodio che ti ha particolarmente colpito?

Una lunga inchiesta su una catena di tragiche morti nella vicina (ad Alessandria) Valcerrina che purtroppo al momento  non posso pubblicare per ragioni sin troppo ovvie. Morti che riguardano persone molto giovani, tutte decedute per cause non naturali, quasi un’assurda maledizione. Ci ho lavorato a lungo con la collaborazione di una ragazza del luogo e, nonostante 400 cartelle, siamo a un punto morto e soprattutto con un prodotto difficilmente utilizzabile. La mia socia, che è nativa della zona, sostiene che la “Valle” – che, scritto così, pare una sorta entità, e temo che sia vero… – ci impedisce di rendere pubbliche le nostre interpretazioni. Posso combattere contro tutto, ma contro le valli, le montagne, le pianure che fanno paura e le colline che hanno gli occhi, purtroppo no. Ho conosciuto gente che ci ha provato e ci ha lasciato le piume. Se la risposta ti sembra troppo criptica, purtroppo non posso aggiungere altro.

  1. Domanda difficile da fare… Sembra che gli italiani leggono poco e sembra che coloro che lo fanno, sono attirati più da nomi stranieri piuttosto che dai nostri e la percentuale scende se ci inoltriamo in questo genere. Io stesso per decenni sono rimasto vittima di questa miopia. Secondo te, da cosa può essere causato questo fenomeno? Argomento ostico? Poca pubblicità? Poco interesse?

Nulla è così poco curabile come la miopia. Perché quella culturale è un pregiudizio. E nell’Italia del 2018 i pregiudizi sono difficili da sfatare. Comunque, per non farne un caso Italia contro il resto del mondo, tolto King anche tanti suoi illustri anglosassoni fanno una fatica assoluta a pareggiare i conti. Purtroppo, a certi piani alti, un italiano che scrive “gotico” fa ancora sorridere. E c’è malauguratamente da aggiungere che non sempre le vendite sono incoraggianti.

  1. Arona però non è solo scrittore, è anche un musicista. Saresti l’uno senza l’altro?

Assolutamente no. Ho molti lavori che incrociano musica e letteratura. Il punto in comune è certo la notte, dimensione spazio-temporale in cui si fa musica e accadono cose ai confini della realtà. Ho un lungo elenco di titoli che ci sguazzano, da Rock ad Ancora il vento piange Mary, da Palo Mayombe a Morgan e il Buio. I chitarristi sono una razza dannata che traffica con le tenebre, lo garantisce uno strimpellatore di Fender Stratocaster.

Margie Borschke  – This is Not a Remix: Piracy, Authenticity and Popular Music | Neural


[Letto su Neural]

“This is Not a Remix” è uno studio che smonta la consueta polarizzazione fra i clienti e l’industria, rivalutando il valore sociale e culturale di una copia. L’autore ricostruisce la pratica di copiare la musica nel corso degli anni con le sue conseguenze culturali, osservando come nella sua fase contemporanea sia incorporata nel digitale e nelle reti, la cui struttura tecnica e concettuale è basata sulla copia delle informazioni. Il suo breve racconto riguardo un importante e oscuro sito musicale distrutto dal sequestro dei server di Megaupload pone ancora tristemente la questione sull’ignoranza verso pratiche di backup efficaci (o strategia di copia professionali) anche tra i “custodi” che sostengono l’importanza culturale delle copie, e nello specifico affronta la questione aperta su “come gestirle”. La rivalutazione dell’analogico, attualmente così evidente con la rinascita del vinile e della cassetta, fonda la sua definizione di copia come una “transistorica” idea, anche nella relazione propria con i media specifici. Borschke affronta un aspetto cruciale quando discute in merito all’estetica della copia, che definisce come una “proprietà relazionale di un oggetto”, e che viene presentata in termini simili l’estetica della distribuzione. In questo senso, la lunga storia sulle diverse metodologie di copia dei media musicali viene delineata, dal nastro fai da te fino alla proliferazione negli anni 2000 dei cosiddetti MP3 blog, fino all’attuale distribuzione di edizioni non autorizzate di brani famosi. Con un alto numero di prove che dimostrano il valore della copia, questo libro rappresenta uno studio essenziale e stimolante.

Guarda i dettagli bibliografici nell’Archivio di Neural!

Robert Strachan – Sonic Technologies: Popular music, Digital culture and the Creative Process | Neural


[Letto su Neural]

Questo libro analizza l’offerta della tecnologia nella musica. La maggior parte delle descrizioni del libro e anche buona parte dell’introduzione sono impostate in un tono abbastanza generico, col rischio di ingannare il lettore. Il testo affronta direttamente una serie di questioni importanti, come la trascendenza geografica offerta dalle tecnologie di produzione digitale, l’immutata predominanza dell’industria musicale, l’abbassamento dell’accesso alla produzione musicale, delineando soprattutto lo scenario complessivo evoluto dagli anni ’90 fino ad oggi. L’innovazione tecnologica viene contestualizzata come pratica, e le nuove modalità dell’essere esposti a un prodotto musicale incluso il suo consumo sono attentamente radicate nei rispettivi sistemi. C’è un’attenzione specifica al rapporto che stabiliamo col software musicale che può essere compreso nella più ampia cornice dell’estetica dell’interfaccia. Ci sono alcuni punti importanti, come un breve resoconto inedito sulla composizione della colonna sonora della performance di Yann Marussich, o la spiegazione dell’aspetto visivo in un software specifico. L’ultimo capitolo si focalizza sulle estetiche digitali applicate in questo campo, con la comparsa di quello che Strachan chiama “cyber genres”, o generi che derivano direttamente dal processo di digitalizzazione e “microcentri postmillennali” come “vaporwave”, “hauntology” and “djent”, fra le altre cose. Qui i processi culturali sono indotti e simultaneamente si mescolano alle opzioni tecnologiche. Il capitolo termina con un caso di studio specifico sul software Auto Tune, che completa un prezioso lavoro di ricerca.

Paul Kramer – Song Cycle (Vol.1) | Neural


[Letto su Neural]

Qual è il nostro personale e privato patrimonio musicale conservato nel nostro cervello? Noi collezioniamo canzoni da quando eravamo bambini ed esiste una memoria indefinita per loro. Alcune sembrano fisse, alcune le possiamo ricordare a piacimento, alcune riemergono nei sogni, o per qualche inspiegabile ragione, e alcune le possiamo ricordare quasi perfettamente non appena le si ascolta di nuovo, anche dopo molti anni. Il mistero dei nostri ricordi sulle canzoni sono interpretati in modo performativo da Paul Kramer, che risponde alla domanda iniziale, cantando e registrando tutte le canzoni che può ricordare in “sessioni” che sono associate a dettagli precisi sulle canzoni stesse. La dimensione privata, incredibilmente favorita dai social media (pensiamo solo a quanto siamo desiderosi di rapportarci con le celebrità), è quindi elevata all’essere sempre disponibile verso un pubblico. Kramer si basa su tutto quello detto sopra, esibendo il canto privato e libero come atto di lunga data, usando come mezzo la sua voce. Questo libro raccoglie le liste dettagliate di performance prese in oltre sessanta sessioni che coprono sette anni (2006-2013). Sono “introdotte” o spezzate da alcune citazioni, ma soprattutto dai commenti dell’autore, che rinforzano l’ingenuità del metodo, descrivendo, ad esempio le proprie regole e i dettagli di questa tecnica. Nell’insieme risulta un ritratto abbastanza intimo, una sorta di stampa-streaming della memoria sonora di una persona nel dettaglio, inclusa l’originale manifestazione dal vivo. Ma mettendolo in relazione a un servizio vocale basato su cloud, può essere considerato come una sarcastica sorveglianza di reverse engineering, in cui la memoria sonora viene distribuita sulla carta e cantata come se fosse l’ultima volta.

Media-Trek » Blog Archive » Petra Magoni e Ferruccio Spinetti al Blue Note


Segnalazione d’obbligo e di soddisfazione per Mario “Black M” Gazzola, che approda sul blog di Ernesto Assante di Repubblica e scrive una recensione a un concerto da lui visto; qui la rece, dallo stile ultrariconoscibile e unico. Complimenti, Mario!

Gli acuti aguzzi di Petra. Cos’avete pensato? Mica la tragica Petra fassbinderiana: qui parliamo della solare Petra Magoni, che a sentirla cantare vi riaccende la vita. Accompagnata dal fido contrabbassista Ferruccio Spinetti – con cui da 14 anni fa coppia nel rodato duo Musica Nuda – Petra Magoni è una “maga di Oz della voce” benedetta dalla musa Euterpe, t’incanterebbe anche cantando degli estimi catastali. Ma se accende il juke box all’idrogeno delle sue cover, allora dimentichi tutto e voli Over The Rainbow, perché lei ti fa superare di slancio ogni barriera: per prima quella incrollabile fra generi musicali “alti” o “bassi”. Già, nel suo canzoniere una Paint It Black di Caterina Caselli ha la stessa dignità di quella degli Stones, e Judy Garland o il Nat King Cole di Nature Boy possono andare a braccetto con Händel, Madonna o Donatella Rettore: purtroppo ieri sera ci sono mancate proprio le sue versioni funamboliche di Like A Virgin e Splendido Splendente, ma vi basti sapere che la sua Blackbird non teme il confronto con le mille cover che già conoscete della gemma musicale di McCartney.

Brandon LaBelle – Room Tone | Neural


[Letto su Neural]

Architettura e audio sono naturalmente correlati, in quanto entrambi rappresentano una struttura quasi esclusivamente statica e visibile che cambia la forma e l’effetto di un elemento quasi esclusivamente dinamico e invisibile. Al di là della pura acustica, l’utilizzo sonoro dell’architettura è una pratica antica che può essere fatta risalire – ad esempio negli auditorium greci – fino a 2500 anni fa. Tuttavia, c’è un altro punto di vista in questo rapporto che non è stato in gran parte indagato e che implica la formulazione dell’architettura come uno spazio intimo. Questo libro è la documentazione di un altro progetto di Brandon LaBelle, centrato intorno a questo argomento. L’artista ha realizzato una serie di tre registrazioni audio nel suo appartamento a Berlino, che poi ha inviato ad architetti, designer e artisti, dislocati in più parti nel mondo, chiedendo a ciascuno di loro un modello fisico dell’appartamento e utilizzando allo scopo come fonte di informazioni unicamente le registrazioni effettuate. Il concetto del suono di LaBelle – come una “comunità emergente” – parla alla inevitabile pervasività fisica dei suoni stessi, passando attraverso gli organi e istituendo una passiva, temporanea e indotta prossimità. L’atto d’istigare specifiche spazializzazioni sonore permette la creazione collettiva di ciò che l’autore definisce come “immaginario acustico”. La documentazione di questi immaginari acustici indotti ­e che includono anche le loro installazioni, ha quindi un valore sociale e tecnico notevole e il libro – inoltre – comprende anche un’intervista a LaBelle e un saggio del critico e teorico Robin Wilson.

cellF, External Brain Improvisation | Neural


[Letto su Neural.it]

cellF di Guy Ben-Ary è un “autoritratto biologico” diviso in due parti. Innanzitutto l’artista ha riprogrammato le cellule della pelle per trasformarle in una rete neurale funzionale, definita come il suo “cervello esterno”. Poi ha sviluppato un corpo robotico per interfacciarsi con una vasta gamma di sintetizzatori modulari analogici. In entrambi i corpi, le tensioni sono passate attraverso i vari componenti per produrre dati o suoni. In un evento live, Darren Moore esegue la sua musica, che è stata innestata nei neuroni del “cervello esterno” in guisa di stimolazioni elettriche. I neuroni hanno risposto controllando il sintetizzatore. Il grado delle “umane” decisioni in questa performance è l’aspetto principale messo in discussione dall’artista. Qui siamo in grado di andare anche oltre, chiedendoci se l’influenza delle componenti macchiniche stia influenzando la produzione di musica, favorendo il fatto che questa suoni in maniera non-umana. Ma questa è esattamente l’intenzione dell’artista – vivere con questi dubbi, mentre si esperisce la realtà che egli stesso ha creato.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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