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Il morso dello sciacallo | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una recensione a Il morso dello sciacallo, di Paolo Di Orazio.

L’autore romano ha nuovamente dimostrato di essere uno scrittore dallo stile ricercato e raffinato e, soprattutto, di riuscire a trasmettere alla perfezione quello che si cerca quando si legge un libro horror: la paura! La caratteristica che rende Di Orazio un artista unico è la complessità della sua  scrittura, sempre forbita, curata, ricca di dettagli e aggettivi sofisticati che rendono le descrizioni lucenti e tanto reali che sembra di vederle.

Di Orazio è l’artefice dello splatter italiano e arricchisce questo genere truculento e ostentatamente violento, componendolo con la sua tipica eleganza stilistica. Attraverso un’acuta commistione di realtà quotidiana ed elementi di carattere soprannaturale e circostanze irrazionali, riesce a offrire un’esperienza di lettura irripetibile. Ulteriore aspetto vincente de Il morso dello sciacallo, che poi è un’altra peculiarità di Di Orazio, è l’originalità assoluta.

I libri e i racconti di questi tempi soffrono di cliché, di costanti emulazioni. Assistiamo sempre più spesso a omaggi e citazioni che in pratica nascondono mancanza di autenticità. Questo autore invece garantisce che quello che si sta per leggere è una novità. Nessuno ha scritto prima di lui gli orrori che ci racconta. Tutto è nuovo e incantevole perché nasce la sua genuina creatività; le allucinazioni inquiete, gli incubi che narra, e anche gli omicidi che inventa,  sono di sua proprietà, sono solo suoi.

Chi ha già letto Paolo non farà fatica a riconoscere in queste note la sua cifra stilistica e quindi, il mio invito, è quello di accaparrarsi anche quest’opera, non ve ne pentirete.

Di lato…


Volgi lo sguardo verso l’abisso che è di lato a te…

Trimurti – Sanguis


Le visioni degli sciamani, in tutta la loro terribile essenza.

JJ Abrams e Stephen King ci porteranno a Castle Rock | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un dettaglio maggiore della notizia della settimana, ovvero la collaborazione tra JJ Abrams e Stephen King per portare sul video l’universo kinghiano. Un estratto:

JJ Abrams con la sua Bad Robot e Stephen King ritornano come produttori sulla piattaforma in cui avevano precedentemente prodotto la miniserie 22/11/63, basata sul romanzo omonimo di King e interpretata da James Franco. Dieci episodi per la prima stagione per una serie dal taglio ambizioso: vuole collegare tra loro personaggi e temi legati alla famigerata cittadina inventata da Stephen King in un formato antologico, ovvero ogni stagione vedrà personaggi diversi, che pure vedrà collegamenti più o meno espliciti tra i personaggi e le storie delle varie stagioni per creare un arco narrativo più ampio.

Bestiario lovecraftiano – Yig | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine un’altra puntata dedicata al pantheon lovecraftiano, dove si spiegano entità per entità le peculiarità di ogni essere immondo tratteggiato dal Solitario. Parliamo di Yig:

Grande Antico conosciuto anche con il nome di “padre di tutti i serpenti”, ha le fattezze di un uomo-serpente e talvolta appare come gigantesco dragone orientale. Si dice sia stato generato da Mappo no Ryûjin, l’Araldo del Destino che risiede imprigionata nel continente sommerso di Mu, descritta come un enorme drago ricoperto da pseudopodi. Yig è arrivato sulla Terra eoni fa da Zandanua, dove suo fratello Rokon abita  e regna. Arrivato sulla Terra, Yig ha creato i rettili, gli insetti e, secondo alcuni, l’umanità stessa. Attualmente risiede nelle caverne di Yoth o forse nelle terre sotterranee di K’n-yan.

Si pensa che il culto di Yig abbia avuto inizio proprio a K’n-yan, la leggendaria terra situata sotto la superficie del paese oggi conosciuto come Oklahoma, e da lì si sia poi diffuso in tutta la parte occidentale del Nord America, nel Sud del Messico (dove probabilmente ha ispirato il culto di Quetzalcoatl e di Kulkulcan), fino ad arrivare a Mu e a Valusia. È da Valusia che gli uomini serpente fuggirono in seguito alla distruzione del regno, trovando rifugio a K’n-yan.

Generalmente gli stregoni servono Yig in cambio di beni materiali, tributando al Grande Antico sacrifici umani nelle notti di plenilunio e di novilunio. Sembra addirittura che i seguaci di Yig possano entrare a far parte della sua coscienza, a condizione che ne siano degni.

Ancora oggi, alcune tribù di nativi americani delle Grandi Pianure adorano il Dio. Una di queste ospita all’interno del proprio gruppo i discendenti di Yig che hanno forma umana fino a quando, raggiunta l’età adulta, si trasformano in uomini-rettile. I piccoli di questa specie hanno capacità profetiche, sono spesso deformi e hanno un’eccezionale sete di sangue.

Diversamente dalla maggior parte dei Grandi Antichi, Yig è spesso benevolo nei confronti dell’umanità. In autunno, ad ogni modo, i suoi adoratori devono ingraziarsi il Dio celebrando rituali. Chiunque faccia male a un serpente viene colpito dalla maledizione del Grande Antico, le sue vittime possono impazzire, possono essere mutate in uomini-rettile o ricevere la visita dei suoi “figli”, serpenti con una macchia a forma di mezzaluna bianca sulla testa.

Call of Cthulhu: The Official Game, il videogioco PS4 ispirato all’universo di HP Lovecraft | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Call of Cthulhu: The Official Game, videogioco ispirato all’universo creato dall’autore horror H.P. Lovecraft, sarà presto disponibile per la Playstation 4. Il gioco, sviluppato da Cyanide Studio, segue le vicende di un investigatore, Edward Pierce, che proverà a risolvere un omicidio inspiegabile. Saranno proprio le sue investigazioni a fargli conoscere un universo terrificante. Non si conosce molto altro, per quanto riguarda la trama. Il gioco dovrebbe però essere rilasciato entro la fine del 2017.

Blatty / Pazuzu – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Danilo Arona dedicato a William Blatty, il creatore del romanzo L’esorcista. Danilo esplora il mondo di questo demone mesopotamico confrontando il romanzo con le pellicole da lì nate, accennando alle seminali suggestioni moderne che l’evocazione (è proprio il caso di dirlo) del demone sumero ha generato tramite Blatty.

Se mai ci fossero delle conclusioni da tirare (ammessa e non concessa la liceità dell’operazione) per quel che riguarda il senso filosofico dell’horror in senso stretto, la prima reciterebbe che il Mostro senza l’uomo semplicemente non esiste  o se c’è è ridicolo. È ovvio, il mostro si accuccia quasi sempre dentro l’uomo (come Mister Hyde, antesignano di Stevenson), oppure è l’uomo  stesso che lo crea, come il dottor Frankenstein. Alla fine persino il Diavolo sarebbe una produzione umana (nello stesso Esorcista la prima manifestazione del demone, Capitan Howdy  – Capitan Gaio nel doppiaggio italiano – metaforizza l’assente e lontano padre di Regan, Howard). Dracula non esisterebbe senza Van Helsing. Gli spettri di Quint e Miss Jessell non esisterebbero senza l’istitutrice. E potremmo andare avanti così ancora per molte righe.

Blatty però evita, da subito, il principio di causa/effetto, spesso precorritore di banalità concettuali. A tre pagine dall’inizio del libro, annunciato solo da un formicolio “appena percettibile” sulla nuca di Merrin, il Male entra in scena e non è affatto un prodotto dell’uomo, se non nella sua ingannevole forma iconica di manufatto da appendere al collo:

«Era una pietra verde, la testa del demone Pazuzu, simbolo del vento di sud-ovest. Suo dominio era la la malattia, qualsiasi condizione patologica. La testa era forata. Il proprietario dell’amuleto lo aveva portato al collo come uno scudo protettivo.»

Tanto celebre è questo passo che si poteva pure evitare di riportarlo. Ma ho scelto di farlo per rimandare da un lato la memoria di ciascuno al magistrale incipit archeologico iracheno del film e dall’altro per ricordare un un particolare non da poco: che nel film il demone Pazuzu mai è nominato – per quanto “visto” – , mentre nel libro lo è con una certa precisione come abbiamo appena riscontrato.

Una scelta rigorosa. Pazuzu è il Male, un Male antico quasi in senso lovecraftiano, un male che contamina e che fa ammalare, e  a suo modo L’esorcista è configurabile pure come un medical thriller. Alla stregua di un virus mutaforma, Pazuzu si nasconde e si modifica: da Capitan Howdy a Legione, da diavolo fornicatore a madre defunta di Karras. Una scelta che rimanda alla primaria ispirazione di Blatty.

In una fase particolare e stressante della sua vita, lo scrittore non era forse in grado di fronteggiare l’irruzione nel suo inconscio di contenuti archetipici. Vide una grande statua simile a un demone e ne restò colpito al punto da iniziare subito un’elaborazione mentale al suo riguardo. Quando scoprì la vera immagine di Pazuzu in un libro dei “Padri del Deserto”, considerò immediatamente di avere trovato il “contenuto” per quella “forma” psicoide, ed ecco così nascere il personaggio, niente affatto frutto di fantasia, che “Merrin ha già fronteggiato in un precedente esorcismo avvenuto in Africa”. Un demone sfuggente e irraggiungibile, con il quale ogni tentativo di dialogo è destinato a fallire. Perché alla fine si tratta di un’alterità disumana che opera un attacco incomprensibile all’umano raziocinio. Come abbiamo già scritto, il Male.

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