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Archivio per Net Art

Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence, f.u.c.k. – i. d. | Neural


[Letto su Neural]

Le battaglie per la libertà di Internet sono iniziate nel momento in cui è diventato un fenomeno globale. Dal rifiuto dei cookies alla difesa della Net Neutrality, i diritti dei cittadini di internet hanno sistematicamente ceduto sotto il potere delle lobby aziendali. In questo contesto, artisti come César Escudero Andaluz hanno accettato il compito di rivendicare questi diritti attraverso un gesto anarchico: tagliare i cavi internet sottomarini utilizzando meccanismi 3D stampabili. Il suo progetto F.U.C.K.- ID. Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence è una raccolta di dispositivi, illustrati da brevi video e file .stl scaricabili, da assemblare e da collegare ai cavi, utilizzando l’energia delle correnti marine per funzionare. Lungi dall’essere un gesto luddista, è un meccanismo meccanico, autosostenibile, lento e distruttivo, che mina l’infrastruttura economica e sociale più strategica, che paradossalmente è cruciale per rendere possibile il gesto stesso.

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Intelligent Guerilla Beehive, bee careful | Neural


[Letto su Neural]

Il complesso ecosistema delle api e la sua influenza sugli altri è stato più volte sottolineato dalla scienza, come le orrorifiche minacce che gli sono state portate dall’inquinamento urbano. “Intelligent Guerilla Beehive” è un alveare studiato per far sopravvivere le colonie di api in ambienti urbani particolarmente compromessi. Si tratta di un dispositivo sensibile che reagisce esternamente al possibile inquinamento dell’ambiente e internamente contribuendo a preservare lo stato di salute delle api. Lo scheletro che riproduce le forme di un alveare è infatti ricoperto da una sottile pelle fatta di materiale organico (cellulosa e chitosano) a sua volta abitato da particolari batteri che catturano le particelle inquinanti dalla peluria sul corpo dell’ape che vi si adagia, cambiando colore. Sempre sulla membrana ma verso l’interno vivono invece degli altri batteri simbiotici che contribuiscono a mantenere equilibrato il microbioma dell’alveare. La genesi di questo artefatto è complessa e minuziosa. L’artista e apicultrice Anne Marie Maes studia da tempo il comportamento di questi preziosi insetti. Questo è il terzo di una serie di lavori focalizzati sulle api nelle grandi città, mettendole al centro di un’analisi implicita delle trasformazioni in questi territori, restituendogli una visibilità e importanza dimenticata fuori dai volatili strilli mediatici. Quest’opera fa suo un meccanismo di resistenza urbana che contemporaneamente attacca i meccanismi di inquinamento e protegge lo sviluppo di forme di vita animale, con un’accuratezza e sensibilità che elegge la scienza a strumento alchemico per l’arte.

edited by Rebekah Modrak and Marialaura Ghidini – #exstrange: A Curatorial Intervention on Ebay | Neural


[Letto su Neural]

Storicamente eBay è stato un territorio difficile per i net artisti, nonostante abbia rappresentato la prima vera piattaforma “e-commerce per tutti”. A parte alcune prime azioni concettuali, tipicamente troppo descrittive, o una manciata di opere per lo più estetiche, ci sono solo pochi artisti che hanno deciso di dedicarsi a questo. Il progetto #extrange ha in qualche modo compensato questa mancanza, creando un’azione unica, ampia e articolata, invitando undici curatori e un sacco di artisti a creare “opere d’arte come aste”, tra il 15 gennaio e il 15 aprile 2017. Curata da Rebekah Modrak e Marialaura Ghidini questa mostra estremamente dinamica è stata in grado di decostruire e ridefinire la relazione tra l’acquisto e la vendita online. Efficientemente organizzato, nonostante il numero di persone coinvolte, ha utilizzato un sistema di tag per la ricerca e la partecipazione ad ogni azione, o solo ad una in particolare con una costante comunicazione. Questo “catalogo” presenta i saggi dei curatori e documenta le opere, inclusi i dati, le strutture, la narrazione e, a volte, le altrettanto importanti circostanze dietro l’asta. Diventa sia un archivio stampato di documenti, sia una sorta di manuale per creare un’ asta contemporanea su eBay. Oltre ad alcuni noti artisti della rete, che abbracciano diverse generazioni, ci sono molti interventi che utilizzano strategie artistiche diverse, adattate all’intero meccanismo di offerta. #extrange rappresenta quindi una delle più significative iniziative di net art degli ultimi anni, sviluppando opere d’arte online critiche e creando un sistema simbolico completamente aggiornato.

Claire Tolan – Shush Tones | Neural


[Letto su Neural]

Shush Tones, che si presenta a prima vista nella forma d’un tradizionale cartonato 12”, è in realtà un’edizione limitata a sole 100 copie – e fin qui niente di rilevante – che al posto del vinile custodisce però una lastra quadrata di acrilico trasparente incolore (plexiglass) con sovraimpresso un numero di codice per il download dell’opera. Nelle intenzioni del collettivo della panke.gallery questo design intende enfatizzare il carattere di oggetto digitale da collezione – quindi ancora d’arte – non mancando tuttavia allo stesso tempo di diffonderne i contenuti sostanziali, naturalmente anche questi imbevuti di contemporanea creatività, a loro volta e in maniera meticolosa adesso organizzati da Claire Tolan. Insomma, attivismo digitale, net art e club culture convergono negli interessi della crew elettronica che guarda a tali edizioni come a una delle possibilità per sostenere gli artisti e l’intensa progettualità della galleria. Per questa edizione Claire Tolan ha prodotto nuovi set esclusivi di SUSH Tones, sistemi di suoni e suonerie per iOS e Android, che prendono i nomi di SHUSH Basilisk, Truth To SHUSH, Bayesian SHUSH, Rare Earth Tones, SHUSH Vuln e SHUSH Yoke. Nella costruzione di specifici immaginari tecnologici si allude a sistemi complessi, a una coscienza collettiva riformattabile e alla comunicazione su scala planetaria. I telefoni cellulari, che sono onnipresenti e sempre più pervasivi nella nostra vita quotidiana, diventano allora il mezzo d’elezione per questi esperimenti, con toni che in qualche maniera “drammatizzano” le nostre giornate e stimolano differenti e non convenzionali suggestioni. Le suonerie, per lungo tempo utilizzate al fine di fidelizzare un marchio o per sottolineare la propria aderenza a determinati memi culturali, ricevono qui una sorta di reinterpretazione critica, proprio relazionandosi alla cultura di massa e a quello spazio sottocategorizzato dei sistemi d’allarme (alcuni dei toni creati sono per avvisi specifici mentre altri, invece, non sono riferiti a qualcosa di preciso, attingendo a una “narrazione” ancora più astratta ed evocativa). SHUSH, insomma, vuole rimodellare la nostra percezione: non sappiamo se ci riuscirà, ma almeno ogni messaggio è insinuante, ogni avviso è meditativo, una piccola goccia di straniamento sintetico in un oceano di parole spesso troppo banalmente conformate.

Around the world and dot in red, looping networks | Neural


[Letto su Neural]

Fin dalle prime opere pionieristiche di net art come quella di Olia Lialina/Márton Fernezelyi’s ‘Agatha Appears’ (dove i protagonisti sembravano apparentemente restare nello stesso posto, ma in realtà lei saltava da un sito web all’altro e questo era visibile soltanto dall’indirizzo URL visualizzato sullo schermo), l’ubiquità in tempo reale delle reti è sempre stata un territorio attraente per gli artisti. ‘Around the world and dot in red‘ è un’opera d’arte di Damjanski che utilizza la possibilità di interagire attraverso luoghi fisicamente diversi in una maniera nuova e differente. La terza opera della serie It’s just all now è un live stream che ha inizio a New York e che viene riproposto in diretta a Lisbona, a Berlino, Belgrado, Los Angeles e infine di nuovo a New York con una voce artificiale che legge uno dopo l’altro i numeri IP coinvolti. Il loop infinito che ne consegue circonda letteralmente il pianeta con un punto rosso, mentre allo stesso tempo il video stream resta statico, rappresentando di nuovo la stessa apparente contraddizione che aveva ispirato l’avanguardia della net art.

Zabet Patterson – Peripheral Vision: Bell Labs, the S-C 4020, and the Origins of Computer Art | Neural


[Letto su Neural.it]

Solo recentemente l’archeologia della computer art è stata oggetto di studi. Forse una delle ragioni per la quale questo è accaduto è perché maggiore è la distanza tecnologica, più profonda è la nostra comprensione delle azioni e degli esperimenti compiuti in un determinato momento nel tempo. In questo volume, Zabet Patterson indaga la computer art prodotta dalla fine degli anni Cinquanta, centrata sulla macchina Stromberg-Carlson 4020 utilizzata ai Bell Labs nel New Jersey (definita come “Microfilm Plotter”), uno dei primi dispositivi che ha permesso a un computer mainframe di creare output visivi. La sua considerazione di questa produzione è fluida e si concentra su alcuni seminali lavori artistici prodotti in quel luogo, coinvolgendo media diversi come la poesia, la fotografia, il disegno ed altri. La Patterson – inoltre – cerca di ricostruire l’intero contesto intorno le opere, invece di concentrarsi solo sugli audaci dettagli tecnici, facendo si che diversi aspetti rilevanti emergano. Tra questi il coping e il making-do, con i limiti tecnologici che probabilmente oggi avremmo considerato inaccettabili, oppure quello che riguarda l’elaborare soluzioni innovative (qui il confine tra il tecnico e l’artistico è piuttosto sfocato). Le dinamiche e le storie personali sono rimarcate attraverso un processo di ricerca che sembra aver fatto poco affidamento sui documenti ufficiali, scoprendo invece il valore di traiettorie strane e singolari. Il lettore è pervaso da una piena comprensione delle lotte coinvolte nella definizione e realizzazione di queste nuove opere d’arte e può far sua una generale panoramica del contesto tecnico e culturale di quel tempo, tra cui gli approcci specifici dei principali musei e di settore, alla fine imparando tanto e usufruendo di queste conoscenze in prospettiva.

Picture Sky, sky is (not) the limit | Neural


[Letto su Neural.it]

Il potere di rappresentare la realtà dato dalle telecamere degli smartphone nelle nostre tasche è formidabile e possiamo chiaramente verificare quanto è inevitabile coinvolgere anche la nostra memoria grazie a una così notevole estensione artificiale, considerando solo l’enorme quantità d’immagini che stiamo portando con noi (in genere non meno di un paio di migliaia). Questa estensione, tuttavia, dovrebbe essere riferita anche ai grandi archivi d’immagini che rappresentano la realtà, come la mappatura globale di Google – in particolare nella sua versione Street View – e di tutte le rimanenti coordinate di spazio che possono essere potenzialmente immortalate dai droni. Solo il cielo sembra essere esente da questo destino ed è esattamente quello che è oggetto dell’analisi in “Picture Sky” di Karolina Sobecka, Christopher Baker e Ken Caldeira. Questi artisti stanno cercando di creare “un’immagine del cielo condivisa”, invitando la gente a prendere immagini del cielo durante alcuni passaggi satellitari, in modo che queste immagini concorrano a formare una rappresentazione d’insieme. Concettualmente raggiungono il nostro limite superiore, il punto più alto, invisibile, ma condiviso e collettivamente rappresentato.

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