HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per New Wave

The Cars – Heartbeat City (Live Aid 1985)


Della pop-wave che è gradevole, una ventata di ricordi, un velo di malinconia…

Roman Jungblut – Back To Where It Never Started | Neural


[Letto su Neural]

“Detox/Retox” è una traccia della durata di cinque minuti che subito c’intriga all’ascolto. Aspre emergenze elettroniche e una malinconica melodia sono mescolate incastonando suggestioni ambient e un certo gusto westernato, attingendo da diversi generi e dando vita a una tensione decisamente sognante e narcotica. Per Roman Jungblut, musicista, media e sound artista di Colonia, questo Back To Where It Never Started è il primo progetto solista nel quale egli utilizza il suo nome reale, dopo anni di collaborazioni con band, installazioni sonore e tempo – non da meno – dedicato all’insegnamento. Nell’incisione successiva, “78-7-8”, a tenere viva l’attenzione è dapprima un incedere mosso, quasi jazzato, con una base arpeggiata di piano in evidenza ed elementi spurii, insieme a una nenia un po’ dissonante, prima di sfumare repentinamente con trattamenti invece crudi ed elettronici. L’approccio è sperimentale e d’impronta space-age in “Einsicht”, traccia ricca di piccole emergenze auditive, suoni prolungati e sottili, interferenze e fruscii, con un’elettro-distorsione a volume alto, ben presente e risucchiante. “Two For Tooth” è il brano più corposo dell’EP e vanta una durata maggiore agli undici minuti: del cespo è quello che decisamente dipana strutture integralmente ambientali, grazie alle atmosfere dilatate, cupe e umbratili, ben stratificate e insinuanti. Insomma, la sostanza in gioco è tanta e variegata ed è difficile farsi un’idea precisa delle pulsioni che l’artista ha voluto far coesistere. L’impressione è che Roman Jungblut sia a suo agio nei passaggi dilatati e – al tempo stesso – abbia voglia di sperimentare nuove tecniche, sempre fondendo le musicalità tipiche del suo bagaglio di esperienze, inserendo dissonanti intrecci, semmai meno quietisti e invece più ruvidi e contemporanei. Definire precisamente uno stile dopo una decade d’assenza nelle produzioni non è mai facile. Si hanno infinite conoscenze ma si può perdere il polso delle scene sentendosi spaesati nel cercare d’individuare una contemporaneità che si è persa o mantenuta latente. Questo tuttavia non inficia la qualità della proposta che nella sua raffinata varietà è interessante ed esibisce un colto repertorio d’ingegnosità che ci mantiene gradevolmente sempre vigili e curiosi nel lasciarci avvolgere da non convenzionali e intriganti atmosfere.

Depeche Mode – Never Let Me Down Again (Official Video)


Qualcosa che è diventato un classico pop underground, ma che faccio fatico a riconoscere come classico…

SheUsedToBeHuman – By My Side


Le movenze sono eleganti e sublimi, nelle concessioni della danza ipnotica.

Cencellada – Senkora


Quando electro è movimento wave…

Matia Bazar – Fantasia – BerlinoParigiLondra 1982


Ancora i MatiaBazar, ancora nella loro forma NewWave di inizi ’80, del resto il periodo d’oro di quella onda musicale. Buon viaggio…

Matia Bazar – Aristocratica


Sono un paio di giorni che ho in mente questo brano, antico ormai, ma affascinante, la new wave italiana in grande spolvero.

TRACCE SONORE: Livia Satriano – Gli altri ottanta | NeoRepubblica Kaotica di Torriglia


[Letto su NeoRepubblicaKaoticaTorriglia‘s blog]

Livia SatrianoGli altri ottanta

Ecco una interessante anomalia nel panorama di scrittori di nuova generazione dediti a sondare il panorama musicale. Anomalia, perché Livia Satriano nasce una decina di anni dopo l’esplosione dei generi musicali di cui parla nei suoi saggi. Interessante, perché lo fa con passione, acume, senza retoriche revivalistiche e affrontando il tema con una trasversalità che rende le pubblicazioni sempre avvincenti.
Se nel primo suo scritto parlava di no wave, in tutte le sue molteplici sfaccettature, fra contorsionismi musicali, DNA squilibrati e artisti marziani, qui si rivolge ai massimi esponenti della new wave nazionale chiedendo loro di raccontare la propria storia.

Fra curiosi aneddoti, storie personali, fatiche giornaliere e successi a volte insperati ma fortemente voluti, i quattordici intervistati raccontano uno spaccato di quel movimento artistico/culturale che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la bontà, la freschezza e la ricchezza di idee che circolavano nella penisola in quegli anni.

Il libro è strutturato per capitoli, ma lo scollegamento fra gli stessi permette al lettore più curioso di saltare fra uno e l’altro senza perdere il filo conduttore di tutto. Tutti gli artisti a cui è stato chiesto il contributo hanno poi il pregio di non cadere mai  nella facile retorica ma si raccontano e raccontano in maniera lucida quei periodi.

Uno degli altri pregi del libro è la scelta di far parlare i protagonisti, asciugando nel testo le domande poste da Livia agli intervistati trasformando la chiacchierata in un proprio racconto/spaccato di vita.

Ciliegina sulla torta sarebbe stato il contributo di Oderso Rubini, non un musicista ma uno dei principali agitatori, che con la sua Italian Records permise a molti di fare il salto di qualità pubblicando tutto quello che c’era di interessante e nuovo.
Ma questo è l’unico appunto di una pubblicazione davvero coinvolgente, sincera, esaustiva. Si passa da Freak Antoni a Giancarlo Onorato, da Federico Fiumani a Giorgio Lavagna, da Marco Bertoni a Massimo Zamboni, praticamente il gotha del post punk italiano. E ogni storia/contributo è sempre interessante e avvincente.

Edito da AgenziaX lo si trova facilmente in tutte le librerie. La passione con cui Livia Satriano scrive merita sicuramente una lettura.

E quindi, buona lettura estiva, non ve ne pentirete. E magari informatevi sulle sue serate in giro per l’Italia per presentare questo suo libro, altrettanto coinvolgenti.

Visage – Fade To Grey


Un antico brano, che diede vita alle new-wave, lato anche pop ma così anticipatrice di certe ondate alternative da essere ancora in voga. Era il 1982, ma io ricordo quelle sensazioni così nuove scaturite da questa melodia come se fosse oggi…

Federico Guglielmi | noi conquisteremo la luna | new wave | italiana


Su BooksBlog la presentazione di una pubblicazione che scava negli anni della NewWave italiana, quella musicale, quella di trenta anni fa. Noi conquisteremo la luna è il titolo del libro scritto da Federico Guglielmi, che scava in quegli anni che hanno visto emergere, alla fine, i Litfiba e pochissime altre band, o singoli autori.

Federico è uno che di musica ha scritto tanto, da intenditore, dirigendo riviste musicali blasonate e sviscerando sempre ogni disco che nel tempo veniva sfornato dalla industria alternativa italiana ed estera. Un brano del post:

Un tuffo nelle sonorità di quei tempi, gli anni Ottanta appunto, quando questo sound completamente nuovo e dirompente del movimento new wave approdò dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna e dalla Germania anche nel nostro stivale. Sonorità che la penna di Guglielmi per anni ha portato a conoscenza nelle sue recensioni dei dischi, attraverso descrizioni minuziose dei brani, in un periodo in cui non esistevano gli mp3 e per capire se un album poteva piacere oppure no bisognava affidarsi ai feedback degli addetti ai lavori.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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