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Archivio per Nick Mason

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Astronomy Domine (Live At The Roundhouse)


L’entropia è stata colmata. La meravigliosa swinging London acida immortalata da Michalangelo Antonioni in BlowUp è ancora qui.

NICK MASON: NUOVA INTERVISTA PER IL MAGAZINE “RELIX” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella intervista a Nick Mason riguardo i suoi SaucerfulOfSecrets e sullo stato – inesistente – dei Floyd. Un passaggio:

Rivisitazione dei primi Pink Floyd con i Saucerful of Secrets

Le mie speranze iniziali per i Saucerful of Secrets erano abbastanza basse. Pensavo che avremmo suonato in qualche pub, ma la cosa finì un po’ fuori controllo. L’altra cosa triste è che non fu frutto della mia ispirazione – fu [il chitarrista] Lee Harris ad avere l’idea e pensò che fosse l’ora per me di tornare al lavoro.
Così propose il progetto a Guy Pratt [bassista dei Pink Floyd in tournée] e la band si formò intorno a me. Non ci sono state audizioni. Semplicemente, delle persone si misero insieme, esattamente il modo in cui si sono formate tante band negli anni ’60. I Rolling Stones non hanno fatto audizioni; erano solo persone a cui piaceva la stessa musica.
All’inizio dissi: “Proviamo uno o due giorni in sala e vediamo come va”. Dopo circa 10-12 giorni, pensai: “Bene, andiamo a suonare”. In America, in particolare – dove tantissima gente ci ha scoperto solo con Dark Side – tutta la musica prodotta prima è quasi sconosciuta. Quindi, l’aspetto positivo della scelta di proporre la produzione Pink Floyd più vecchia è l’opportunità di essere un po’ più liberi. Il problema con l’esecuzione di “Comfortably Numb” è che i fan vogliono ascoltare la parte di chitarra suonata esattamente come l’ha suonata David [Gilmour].
Con questo materiale non dobbiamo preoccuparci di ogni dettaglio preciso; questo conferisce freschezza ai brani. C’è molta improvvisazione. Quando realizzammo il nostro primo album [The Piper at the Gates of Dawn] del 1967, passammo molto tempo ad accorciare i pezzi ad una lunghezza ragionevole per il vinile. “Interstellar Overdrive” è di circa nove minuti sull’album, ma quando la suonavamo all’UFO, durava 20-23 minuti. Ora possiamo estenderlo o accorciarlo. Scegliamo al momento; l’idea è di non eseguire le canzoni in maniera fedele.

Un casino col cellulare

Dissi sia a David che a Roger che mi sarebbe piaciuto che uno di loro – o entrambi – venissero a suonare con noi qualche volta. Roger si trovava a New York quando, pochi giorni prima dello spettacolo, parlammo con lui della possibilità che venisse a suonare con noi al Beacon. Poi dimenticò il telefono in un taxi, quindi non lo sentii per due giorni. Pensai che si fosse raffreddato all’idea. Quindi il giorno dello spettacolo, disse: “Ok, verrò.” Dunque, non c’era un’idea precisa. Sapevamo quale canzone avrebbe fatto, ma non ci avevamo pensato bene; però questo rendeva la cosa molto più eccitante perché nessuno sapeva se avrebbe ricordato le parole della canzone che avrebbe cantato. Fu fantastico, assolutamente, inevitabilmente, cominciò e via.
Non credo che David e Roger siano in grado di fare qualcosa insieme a breve. Ma mi piacerebbe che Roger tornasse a fare qualche altra cosa con noi, e sarei molto felice di fare qualcosa con lui. Nessuno di noi vuole essere nella band dell’altro, però. Vogliamo fare le cose a modo nostro, magari stare insieme a pezzi e bocconi. Non credo che si riformi la band per fare qualcosa.

PINK FLOYD: RIFLESSIONI SUGLI ULTIMI EVENTI – IL PUNTO DELLA SITUAZIONE | PINK FLOYD ITALIA


Alcune riflessioni sugli attuali rapporti tra membri ed ex dei Floyd. Su PinkFloydItalia – un estratto.

Da una parte c’è Roger Waters, che nonostante continui imperterrito a portare in giro per il mondo la musica dei Pink Floyd, viene “accusato” tra le altre cose di essersi troppo politicizzato e di usare in qualche occasione il playback in spettacoli dal vivo.

Dall’altra parte c’è David Gilmour, che come antitesi viene accusato di “pigrizia”, di essersi fermato di fare musica ed essere “succube” della moglie Polly Samson.

In tutto questo, in mezzo c’è il buon Nick Mason che dopo più di 20 anni si è stufato di aspettare una chiamata da parte di David per riaprire il capitolo Pink Floyd (che arriverà solo per il progetto in studio “the Endless River”) ed è partito per un tour costruendo i suoi “Saucerful of Secrets” dove porta in giro il repertorio Floydiano a lui più caro, quello degli “early years”. A pensarci bene Nick è l’unico uscito indenne dalle polemiche tra fan, e questo la dice lunga su quanto si debba sentire orgoglioso per quello che ha fatto con i Floyd, e quello che continua a fare sia dal vivo, che con il materiale d’archivio. A proposito, a questo link una nuova intervista a Nick fatta da quattroruote.it ricca di particolari sulla sua passione per le auto e qualche curiosità musicale.

È strano pensare a qualcuno che, come lei, parte di un movimento psichedelico, avesse allo stesso tempo la passione per le auto d’epoca. Psichedelico e classico: così differente…
Etichettare non è molto efficiente. O importante. Una parte della musica dei Pink Floyd è debitrice a quel tipo di cultura, ma è sempre stata molto tecnica. Mai musica che vaga, che improvvisa. Esistono elementi di spontaneità, soprattutto nei primi dischi, che ancora oggi mi piacciono. Però non siamo mai stati una banda di hippy che giravano il mondo in caravan. Quelli, non eravamo noi.

Si trovano nella musica dei Pink Floyd sonorità da “macchina”, molto scandite, molto meccaniche. È così in virtù di un progetto?
Non per farne una costante. Esistono brani in cui quella è stata la strada. A volte, perché così chiedeva il testo, come in “Welcome to the machine”. Soprattutto, la sperimentazione includeva loop, percorsi ciclici, che favoriscono un’impressione di meccanicità.

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS – LIVE A LUCCA E TORINO 2020


Le date italiane dell’Echoes tour di Nick Mason e dei suoi Saucerful of secrets: Lucca e Torino, alla fine di giugno. Da PinkFloydItalia.

Giugno 2020 sarà il mese di Nick Mason e i suoi Saucerful of Secrets che torneranno in Italia per infiammare il loro pubblico con le canzoni del periodo storico dei Pink Floyd fino al 1972, con un’anteprima che è tutto un programma, nella locandina infatti si legge “the Echoes Tour“…
Per ora gli appuntamenti sono 2:

25 GIUGNO 2020 – Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi – Stupinigi Sonic Park
26 GIUGNO 2020 – Lucca, Piazza Napoleone – Lucca Summer Festival

Biglietti in vendita online dalle ore 10.00 del 10 Febbraio su Ticketone, dal 13 Febbraio anche nei punti vendita abituali.
www.thesaucerfulofsecrets.com
www.summer-festival.com

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Live At The Roundhouse (Trailer)


Il trailer del prossimo film sui concerti dei Saucerful of Secrets, la band di Nick Mason che rivisita il periodo dei Floyd prima del loro successo DarkSide.

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS – LIVE AT THE ROUNDHOUSE | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la notizia della prossima uscita del DVD che contiene il concerto dei Saucerful of Secrets, la band di Nick Mason, tenuto il 3 e il 4 maggio al RondHouse di Londra; nella playlist i primi e primissimi successi dei Floyd, periodo al quale Nick è maggiormente legato se pensa alla sua esperienza di mezzo secolo nella band.

Uscirà il 17 Aprile 2020 il Blu Ray “Nick Mason’s Saucerful of Secrets Live at the Roundhouse”: la testimonianza del concerto live di Nick Mason con Gary Kemp, Guy Pratt, Lee Harris e Dom Beken è stato filmato nella leggendaria Roundhouse di Londra il 3 e 4 Maggio 2019. Oltre all’uscita come ormai è prassi da alcuni anni, ci sarà anche un’anteprima al cinema a Marzo.

Il blu-ray della durata di 117 minuti presenta una scaletta straordinariamente emozionante che include canzoni provenienti dall’epoca di Syd Barrett. Solo quattro canzoni di questo eclettico elenco sono mai apparse in precedenza su uscite ufficiali dal vivo dei Pink Floyd o dei suoi membri. Tutto il resto viene sperimentato per la prima volta dalle loro esibizioni dal vivo originali.

www.blu-ray.com/movies/Nick-Masons

La tracklist deve ancora essere confermata, così come gli eventuali extra, ma dovrebbe essere questa:

Interstellar Overdrive
Astronomy Domine
Lucifer Sam
Fearless
Obscured by Clouds
When You’re In
Remember a Day
Arnold Layne
Vegetable Man
If
Atom Heart Mother / If (reprise)
The Nile Song
Green Is the Colour
Let There Be More Light
Childhood’s End
Set the Controls for the Heart of the Sun
See Emily Play
Bike
One of These Days
A Saucerful of Secrets
Point Me at the Sky

Marooned Jam (1994 Recording) – Pink Floyd


Una versione abbastanza diversa del brano conosciuto; e sì, è magia…

DAVID GILMOUR RACCONTA “A MOMENTARY LAPSE OF REASON” – ANTEPRIMA DI “SORROW” DAL NUOVO MIX 2019


Su PinkFloydItalia la trascrizione dell’intervista di David Gilmour che spiega il corso floydiano post-Waters. Siamo ancora qui, dopo decenni di sogni floydiani, a bearci di questi artisti che hanno accompagnato generazioni di anime fluttuanti… Sorrow, in basso, è una versio remixata del brano di trenta e passa anni fa: meravigliosa!

“Sapevamo che Roger se ne stava per andare. Era infelice. E anche noi lo eravamo. Io volevo continuare, Nick era propenso. In estate incontrai Rick in vacanza in Grecia, e gli chiesi di rientrare. Era favorevole. Ci trovammo sull’Astoria nell’86. Coinvolsi Bob Ezrin che aveva fatto il Walworth nel ’79 e aveva lavorato ad alcune supervisioni con me. Avevo imparato molto da Bob; è molto valido. Lavorammo sui miei brani. A Natale avevano preso forma, progredivano. Un sera ebbi l’ispirazione, nacque Sorrow. Ne scrissi 5 versi di getto, dal nulla. Scrissi prima le parole, poi feci una demo sull’Astoria. Fu un punto di non ritorno: eravamo sulla strada giusta, funzionava! La casa discografica voleva un buon album. Certo: le cose erano diverse senza Roger, ma ci sentivamo sollevati dalle tensioni degli ultimi due album, The Final Cut su tutti. Eravamo di nuovo noi, a comporre e produrre materiale insieme. C’era un senso di libertà e ottimismo nonostante la rottura di palle della causa giudiziaria in corso. Poi ci spostammo a Los Angeles in magnifici studios, con ottimi musicisti. Mentre qui era giorno, in Inghilterra era notte, e gli uffici legali erano chiusi: che sollievo! A L.A. eravamo irraggiungibili, liberi: questo aiutava il flusso positivo delle cose. Anthony Moore, mio amico paroliere, scrisse ottime liriche per l’album, tra cui ‘Learning To Fly’ e ‘On The Turning Away’. Con questa ossatura, completammo le canzoni. Nei primi anni ’80, c’erano tante nuove tecnologie: sintetizzatori ed altro, che utilizzammo pesantemente. Ripensandoci, ad album finito, il dubbio fu che non sembrasse ‘senza tempo’, essendo stato privato degli strumenti tradizionali come l’organo o il piano. In quest’ottica, ho voluto remixare il disco e lavorarci di nuovo. Abbiamo anche ritrovato parti di Rick all’Hammond mai utilizzate; ne è scaturita un’altra atmosfera, un nuovo feeling. Adesso ha un tocco più raffinato, ‘senza tempo’, meno legato all’epoca.“

Traduzione a cura di Cymbaline – Pink Floyd Magazine

ROGER WATERS: “THIS IS NOT A DRILL” – IL NUOVO TOUR AMERICANO – L’INTERVISTA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una stupenda intervista presa da RollingStone.it a Roger Waters, che tratta vari temi come la politica, l’impegno umanitario, il suo tour film, il prossimo tour americano e anche il rapporto coi suoi ex compagni floydiani – Gilmour, uhmmmmm…

Cosa ha ispirato il momento in cui tu e la band indossate maschere da maiali e bevete vino?

C’è una lunga sezione, in Dogs, dove canto “Dragged down by the stone”, un verso che parla di uomini disposti a distruggere qualsiasi cosa nel folle tentativo di diventare Gordon Gekko. In quel momento suonano solo Joey (Waronker, batteria) e Jon Carin (tastiere). Che dovremmo fare noialtri? Stare fermi sul palco? Meglio travestirsi da maiali e farsi servire da una pecora, bere champagne ed essere disgustosi. È nata così, un’opportunità per fare un po’ di teatro. E c’è anche un po’ di partecipazione del pubblico. Io tengo in mano un cartello che dice “Pigs Rule the World” (I maiali governano il mondo, ndt), perché la gente non vuole essere governata da questi stronzi. La maggioranza riconosce che la ripartizione della ricchezza è totalmente inaccettabile, e nessuno vuole essere comandato da oligarchi. Il sistema non funziona granché se i poveri diventano più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Dobbiamo fare qualcosa, e dobbiamo farlo il prima possibile.

Immagino sia per questo che hai usato così tante immagini da Animals, come quando la Battersea Power Station taglia in due il pubblico. Il messaggio del tour sta bene con i temi di quell’album.

Sì, è così. Quando ho immaginato la cover e sono andato a fotografare la Battersea Power Station, pensavo fosse un simbolo perfetto per una band come i Pink Floyd, perché è un luogo che genera energia, noi eravamo quattro e c’erano quattro ciminiere. Era un’immagine molto fallica e tutto il resto. Rappresentava, in un certo senso, il potere che potevamo avere come band se avessimo deciso di usarlo per qualcosa. O forse la musica non ha potere, ma non ci credo. Credo che sia una forma d’arte molto potente e che possa diventare uno strumento politico, così come una fonte d’intrattenimento per tenere buone le masse.

Sono sicuro che sarai stato felice di scoprire che David Gilmour ha venduto la sua chitarra e donato i guadagni per combattere il cambiamento climatico.

Oh, che sia benedetto. Penso sia una cosa buona. Buon per lui. (Fa una pausa) Vorrei che mi lasciasse pubblicizzare il film sul sito dei Pink Floyd. Non mi è permesso. L’ha censurato, non posso usare il sito per annunciare nulla.

Quand’è l’ultima volta che avete parlato?

Abbiamo parlato a giugno. Ci siamo incontrati per discutere un grande progetto a cui avevo pensato, ma purtroppo non ne è venuto fuori nulla.

Mi spiace che sia andata così.

Lo so. Credo che tutti i fan dei Pink Floyd direbbero la stessa cosa. Tutti sperano che io e David facciamo pace, che tutto si risolva in modo splendido e commovente. Beh, non lo sarebbe per me, ho lasciato i Pink Floyd nel 1985 e l’ho fatto per una ragione. E cioè, volevo lavorare alle mie cose. Per fortuna ho avuto la possibilità di farlo. Il lavoro è di per sé una ricompensa. Sono stato felice di scoprire, nella recensione di Variety, che per qualcuno il film ha unito i puntini tra Dark Side of the Moon, Animals, Amused to Death e Is This the Life We Really Want?. È stato gratificante. Comunque, non parliamone più. Ho detto più di quanto avrei dovuto.

Prima di andare oltre ho un’altra domanda: ti ho visto suonare Set the Controls for the Heart of the Sun sul palco con Nick Mason, a New York. Cosa pensi del suo show?

I Saucerful of Secrets sono stati una sorpresa molto piacevole. Il concerto mi è piaciuto parecchio e ovviamente adoro Nick. È un vecchio amico e per fortuna ci siamo ritrovati. Ci vediamo spesso e gli voglio molto bene. Quella sera c’era un’atmosfera splendida, e non sarei potuto essere più felice di avere il permesso di tornare sul palco e cantare una delle mie canzoni con quella band. Guy Pratt è un grande cantante e chitarrista. È molto esperto perché ha lavorato per anni con Gilmour. E credo che Nick abbia suonato alla grande. Così come gli altri ragazzi, una performance splendida.

Una volta hai dichiarato: “Il concerto-spettacolo è una forma interessante perché l’ho inventata io”. Come ci sei arrivato?

Suonando in posti enormi e pensando “Cristo, che noia”. Ricordo il periodo di Dark Side of the Moon, avevamo delle luci costruite da Arthur Max, il tecnico delle luci che avevamo rubato a Bill Graham e al Fillmore East. Ha inventato lui lo schermo circolare che usavamo in quel periodo. È allora che ho pensato: “Come facciamo a riempire questi grandi spazi?” e ho iniziato a lavorare con chi produceva roba gonfiabile, a pensare alle proiezioni, ai fuochi d’artificio e tutte quelle stronzate. (Fa una pausa) Non sono stronzate, in realtà. È tutto perfettamente ragionevole.

Far volare un aereo sul pubblico, come succedeva nel tour di The Wall, è una tecnica teatrale perfettamente accettabile. Ricordo che all’epoca, nel 1979, Bono ci criticò. Gli U2 erano una piccola band, e diceva (imita l’accento irlandese): “Oh, non sopportiamo tutte quelle esagerazioni teatrali dei Pink Floyd. Noi suoniamo solo la nostra musica, ci bastano le canzoni e bla bla bla”. Davvero? Poi per il resto della loro carriera non hanno fatto altro che copiare quel che facevo io e ancora lo fanno. Gli auguro buona fortuna, certo, ma che stronzata.

Era una critica comune all’epoca?

Mi ricordo Jagger, venne a vedere i concerti di The Wall al Colosseo di Nassau alla fine del ’79. Fece un salto nel backstage per capire come fare la stessa cosa. Qualcuno gli ha indicato l’illustratore Gerald Scarfe, che era seduto sul divano a chiacchierare con Nick Mason, e gli ha detto “è con lui che dovresti parlare”. Ma Jagger non aveva capito, pensava che il responsabile fosse Nick. Si è avvicinato e gli ha detto: “Da quanto ho capito fate voi i visual e tutto il resto”. E Nick gli ha risposto: “Beh, sì. Ho fatto tutto io nel tempo libero, quando non devo studiare la batteria”. Jagger si è seduto e gli ha parlato per un po’, ha buttato mezz’ora della sua vita. Grande Nick. Che fico. E non ho niente contro Mick. Non più. Non molto. È solo un po’ troppo vecchio per me.

NICK MASON “DIO DEL PROG”: L’INTERVISTA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la notizia di Nick Mason insignito del Premio ProgGod e, contestualmente, la trascrizione di un’intervista che gli è stata recentemente fatta. Eccone un estratto:

Ora sei un Dio del Prog, Nick Mason, come ti senti?
Non è così diverso da come mi sentivo prima di oggi, ma è una cosa carina.

Prima della proclamazione, il breve filmato che ha mostrato in sintesi la tua carriera ti ha suscitato molti ricordi.
Bè, la mia carriera è stata molto intensa, sicuramente negli ultimi dieci, venti anni. Avendo fatto la mostra al Victorias & Albert Museum (“Their Mortal Remains”, ndr), ho trascorso più o meno un anno e mezzo a lavorare su tutta quella storia antica. Ho dovuo riconoscere tutte le clip, la loro provenienza, chi c’èra dentro e così via.

Ci sono stati tantissimi momenti decisivi nella carriera dei Pink Floyd, compreso il ritorno della band nel 1987 con “A Momentary Lapse of Reason”; è stato un momento difficile, per te, rilanciare la band senza Roger Waters?
Sì, lo fu, ma volemmo farlo e trovammo il modo. In un certo senso, il fatto che Roger sostenesse che non avremmo dovuto continuare senza di lui, fu una spinta incredibile a farlo davvero. Quindi, sì, a volte eravamo in allarme, non sapevamo se piacesse o no al pubblico.

Quanto è stato soddisfacente tornare sul palco con la tua band dei Saucerful of Secrets?
Oh, assolutamente fantastico, perché per venti anni ho fatto qualcosa di tanto in tanto, ma non con la reale intenzione di sviluppare precisamente un progetto. E dal punto di vista del suonare, fare un Live 8 ogni cinque anni non è abbastanza!

Quando lasciasti il palco del Live 8, hai pensato, nel profondo del cuore, che ce ne sarebbe stato un altro?
Non proprio, perché non si sa mai che cosa può succedere. Pensai che se ne potessero fare di cose di quel genere perché il Live 8 indicò che era davvero un buon modo per aumentare la consapevolezza e fare soldi, e ritenevo che forse ci sarebbe stato chi avrebbe cominciato ad organizzare eventi del genere. Ma il guaio è che è molto complicato e difficile da organizzare quel genere di cose e non è successo come pensavo.

Dato che Richard Wright non c’è più, pensi che il Live 8 sia stato il modo giusto di porre fine alle cose per i Pink Floyd, con voi quattro sul palco un’ultima volta?
Sì, ho sempre detto che, in qualche modo, è stato uno dei migliori concerti che abbiamo mai fatto; siccome si sapeva che c’era una sorta di guerra in corso [tra Roger Waters e David Gilmour], tutti dicevano “Il fatto che si siano ritrovati è più importante delle differenze di opinione, della band, della musica o di qualunque altra cosa”. E penso che sia stata una specie di adorabile esempio di crescita.

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