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Archivio per Nick Mason’s Saucerful Of Secrets

NICK MASON: NUOVA INTERVISTA – I RICORDI DI “ANIMALS”, GLI ALBUM DEI PINK FLOYD CHE SUONANO MEGLIO IN MONO SU VINILE E TANTO ALTRO! | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella e lunga intervista a Nick Mason, sui suoi trascorsi nei Floyd e su cosa voglia dire ancora adesso essere identificato come il batterista della band, e altri argomenti ancora; un estratto:

Siete tornati indietro e avete fatto il Remix con il disco originale di Animals e avete trovato differenze o cose che avete sentito e che avreste voluto far risaltare di più quando [il produttore/remixer in capo] James Guthrie ci stava lavorando?

Ad essere sincero, aspettavo che James si limitasse a fare quello che aveva fatto. James raramente delude. Ma di tutti i nostri album, Animals è quello che più meritava di essere ripensato e riascoltato, perché ci sono molte cose che non si conoscono nell’originale.

Per me, un esempio è il lavoro di piatti che fai alla fine di “Dogs” [traccia 2 del lato 1]. È una cosa sottile, ma spicca di più sull’LP 2018 Remix.

Sì. Direi che la batteria su “Dogs” è certamente più evidente, forse più di qualsiasi altra cosa. Il che è davvero bello, perché spesso ci si accorge che le cose si perdono nel mix. Anche con cose fatte molto più di recente, è incredibile come, ascoltando in studio, si ottenga un suono e poi il mix finale sia un altro.

Una delle cose che mi hai accennato prima a proposito di Animals è che il processo di registrazione è stato diverso, perché si trovava a Britannia Row, lo studio creato dai Pink Floyd, un’esperienza di registrazione molto diversa rispetto a quella di EMI/Abbey Road, dove erano stati realizzati molti dei precedenti album dei Pink Floyd. Può parlarmi di questa differenza per lei, come artista che registra, passando da Abbey Road a un luogo che voi avete essenzialmente costruito da zero?

Sì, beh, è stato molto diverso. Ma credo che sia stato un bene, anche se il risultato, dal punto di vista sonoro, non è stato inevitabilmente altrettanto buono, semplicemente. (ridacchia) Ma si trattava di una cosa: avevamo fatto tutto ad Abbey Road – ed era fantastico – ma volevamo costruire il nostro studio con l’idea di costruirne uno che fosse molto semplice da usare. L’idea era che, soprattutto se volevamo fare qualcosa di individuale, non avremmo avuto bisogno di molto personale e forse avremmo anche potuto ingegnerizzarlo da soli. Era un’operazione molto più intima e rilassata, molto diversa da quella che avevamo fatto in passato. E devo dire che è stato molto piacevole. Era una sorta di “casa”, in un certo senso. Avevamo scelto questo edificio [un palazzo di tre piani, situato al 35 di Britannia Row a Islington, Londra N1] e vi avevamo costruito uno studio partendo dal presupposto che Roger fosse raggiungibile a piedi [da casa sua, all’epoca]. Io ero un po’ più lontano (leggera pausa) – no, non l’avrei fatto a piedi. Sicuramente è stato scelto perché era nel posto giusto.

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NICK MASON: L’INTERVISTA SUI CONCERTI DEI “SAUCERFUL OF SECRETS” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una bella intervista a Nick Mason nell’occasione dei concerti spagnoli dei suoi SaucerfulOfSecrets; sentite cosa dice:

“Echoes” è il nome dato a questo tour. Dopo la morte di Richard Wright nel 2008, David Gilmour ha detto che non avrebbe più suonato questa canzone perché era un dialogo tra lui e Wright. Nick, cosa ne pensi di questa canzone?

Non sono assolutamente d’accordo con David su questo punto. David non poteva immaginare… beh, nel 2008 nessuno aveva idea che sarebbe successo, e io credo che questa sia una celebrazione davvero importante di alcune sonorità di Rick e sarebbe una tragedia non suonarla. Credo che il rispetto sia quello di suonare. Non siamo particolarmente d’accordo su questo punto. Decidiamo quello che pensiamo sia meglio per noi, credo.

Avete già detto che non vedete l’utilità di suonare le stesse canzoni che i fan ascoltano già ai concerti di David Gilmour e Roger Waters. Come sarà lo spettacolo e quali canzoni verranno suonate nei concerti in Spagna?

La differenza più grande è che stiamo lavorando sul catalogo dei primi Pink Floyd ed è molto diverso da quello che Roger fa con The Wall e David. Qualcuno ha detto che siamo una garage band vecchio stile e che dobbiamo essere molto più nello spirito dei Pink Floyd del 1967, 1968, 1969; la musica dovrebbe essere un po’ più libera e dovremmo essere in grado di improvvisare un po’. La musica è generalmente tratta da ciò che abbiamo realizzato prima del 1972, quindi include Piper, Saucerful Of Secrets e Meddle, oltre ad alcuni dei singoli meno conosciuti. Credo che per le persone che si ricordano di questi brani ci sia un elemento di nostalgia, ma spero che le persone che non conoscono molto dei vecchi Pink Floyd si divertano e vedano anche come le idee si sono sviluppate nel corso degli anni.

Avete sostituito alcune canzoni del tour precedente. Avete considerato la possibilità di includere brani come “Cymbaline”, “The Embryo” o “Careful With That Axe, Eugene”, che nei primi anni erano canzoni essenziali nel repertorio dei concerti dei Floyd?

In realtà, abbiamo preso in considerazione l’idea di suonare ogni singola canzone di quel periodo; a un certo punto potremmo approfondire il repertorio, ma ad essere onesti non ci sembra di aver esplorato ciò che abbiamo iniziato due anni fa e c’è ancora molto da fare. Penso anche che dobbiamo scegliere le canzoni che riteniamo possano essere un buon intrattenimento serale e ci sono alcune canzoni, come “The Embryo”, che forse… pensiamo di dover essere più veloci in molte canzoni per suonare a un pubblico dal vivo. Ma non c’è nulla che non suoneremo, pensando ai pezzi più difficili, come hai detto tu, The Man and The Journey, che include “Alan’s Psychedelic Breakfast”, che è una grande canzone ma piuttosto complessa da mettere insieme su un piccolo palco, il che è un altro elemento che dobbiamo tenere a mente. Non suoniamo all’Apollo, con un palco enorme, ma in teatri e club con restrizioni e ci sono misure che fanno funzionare le cose.

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS: AL VIA L’ECHOES TOUR 2022! | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un post che festeggia l’inizio del nuovo tour dei Saucerful of Secrets, la band di cover early Floyd capitanato dallo stesso Nick Mason (chi meglio di lui, si potrebbe dire): Echoes Tour 2022, e quale titolo può essere più evocativo di questo?

Iniziamo dalla scenografia, totalmente cambiata, come si può vedere dalle foto, sia i disegni della batteria che lo sfondo, ma ora lo sfondo si avvarrà anche di proiezioni, per lo più immagini psichedeliche come nel periodo di Syd Barret, ma anche qualche vecchia foto o pezzi di vecchi video. L’impianto luci è fantastico, e se ne gode a pieno soprattutto nella seconda parte del concerto, durante Echoes e altre canzoni.
Riguardo la musica, i nostro eroi non hanno bisogno di presentazioni e suonano alla grande, il basso di Pratt è sempre preciso e lui va in giro per il palco felice, Mr. Kemp è veramente bravo e ispirato. C’è stato anche un siparietto, non ricordo durante che canzone, in cui Mason ha iniziato a suonare e non avrebbe dovuto, al ché Pratt gli ha fatto cenno, e aspettato e diciamo “indicato” quando doveva partire per poi fare il gesto del “bacio”, siparietto carino e che, a mio parere, rispecchia l’amicizia con cui i cinque suonano e lo spirito professionale, ma goliardico, che ancora hanno.
Sulla musica dicevo non si discute, si inizia con “One of these days” e poi mi fermo, perché non ricordo la scaletta e anche perché per me i concerti sono emozioni e questo me ne ha date tante, soprattutto durante Echoes nella seconda parte.

Che dire, un concerto bellissimo, completo, che consiglio a tutti i fan dei Floyd, fosse solo per ascoltare una seconda versione di Echoes (seconda per chi ha avuto la fortuna di vedere Gilmour in concerto nel tour con il compianto Wright).

Le migliori canzoni di Syd Barrett scelte da Nick Mason | Rolling Stone Italia


Su RollingStone una classifica di Nick Mason delle migliori song di Syd Barrett – che avrebbe compiuto in questi giorni il suo 76° compleanno. Un estratto:

Negli ultimi due decenni Nick Mason, il batterista dei Pink Floyd, è stato costretto a guardare dalla panchina Roger Waters e David Gilmour, entrambi impegnati in due tour solisti incredibilmente di successo e pieni di classici dei Floyd. Nel 2018 ha finalmente deciso di fare lo stesso, mettendo in piedi “Nick Mason’s Saucerful of Secrets”, uno show con un’impostazione unica: Mason e gli altri musicisti suoneranno solo il materiale che i Floyd hanno scritto prima dell’esplosione commerciale di Dark Side of the Moon, nel 1973. La maggior parte di queste canzoni era opera di Syd Barrett, e abbiamo chiesto al batterista di scegliere le sue canzoni preferite tra quelle scritte dal cappellaio matto fondatore della band.

Astronomy Domine: Questo è un grande pezzo per un batterista, e ha un tempo interessante. Credo anche che abbia delle belle sfumature fantascientifiche. È interstellare, quasi astrologica. E c’è anche un po’ di filosofia anni sessanta, mescolata con un testo psichedelico. È molto divertente da suonare per me, soprattutto per il tempo. Mi ricorda un po’ Ginger Baker, una mia grande influenza, il pezzo è pieno di fill nel suo stile. Inizia con la voce del nostro manager mentre legge i nomi di alcuni pianeti. In quel periodo il management era coinvolto anche nella direzione artistica, non solo nelle questioni economiche.

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Set The Controls For The Heart Of The Sun (live)


…non ci si abitua mai all’oscura bellezza psichedelica di questo brano, anche se rimaneggiata egregiamente da un Floyd con altri loro parenti

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Remember a Day (Live at The Roundhouse) [Official Audio]


Splendida reinterpretazione di Rember a day, brano scritto da Richard Wright nei primi – non primissimi – Floyd, anno ’68, quando Barrett stava completando il suo volo. I Saucerful of Secrets di Nick Mason hanno fatto un lavoro stupendo…

GUY PRATT: NUOVA INTERVISTA PER “ROLLING STONE” | PinkFloydItalia


Su PinkFloydItalia è segnalata una lunga intervista a Guy Pratt, bassista di quelli che erano i nuovi Floyd e compagno di tour di David Gilmour e attualmente in pianta stabile nei SaucerfulOfSecrets di Nick Mason; è un po’ come dire che frequenta assiduamente e attivamente i Floyd da più di trent’anni…

Parliamo dei Saucerful of Secrets, allora. Nick ti ha stupito quando ha detto che voleva fare dei concerti?
L’idea è stata di Lee Harris, che è un vecchio amico. Vive in Francia ed è venuto a un concerto di Gilmour a Nîmes. «Perché Nick non fa un tour con il repertorio dei primi anni?». E io: «Bella idea, ma non lo farà mai». E invece l’ha trovato interessante e la cosa si è concretizzata piuttosto velocemente. Abbiamo provato due giorni in una sala orrenda e nel giro di sei settimane abbiamo fatto il primo concerto in un pub. Tempo due mesi ed eravamo in tour.

Ai tempi di Division Bell avevate i jet privati…
E invece eccoci ai DoubleTree by Hilton a fare colazione al self service. Ma Nick non è uno che si lamenta. Ama questo progetto e non ha mai suonato meglio.

Immagino sia un bandleader diverso da David.
È tutto più piccolo e Nick è un capo incredibilmente buono. Nelle giornate libere portiamo fuori a cena i tecnici. L’atmosfera è fantastica. Il mio assistente dice che il bus su cui viaggia è il più divertente di sempre.

Pensi che Dave farà un ultimo tour?
Potrebbe farlo. La domanda è: ce l’avrà un disco? Perché lui non è uno che va in giro senza un album nuovo. So che è stato molto produttivo durante il lockdown. Ha cantato quei pezzi online e scritto le musiche per il libro di Polly.

Come ti vedi fra cinque anni?
Spero di suonare coi Saucers e finire il mio secondo libro. Forse lo dovrei fare scrivere a qualcun altro. Mi devo forzare, scrivere non mi viene naturale. Insomma, voglio fare cose normali.

RECENSIONI: “NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS – LIVE AT THE ROUNDHOUSE”


Su PinkFloydItalia la recensione a Live At The Roundhouse, concerto di Nick Mason e dei suoi Saucerful of Secrets performato l’anno scorso alla RondHouse dove, nel 66, i Floyd esordirono con quel nome. Un estratto e, in fondo, un sample di cosa sanno fare.

Si comincia con Interstellar Overdrive, un brano davvero “carico” che – non so di chi sia stata l’idea – è stato farcito nella sua parte strumentale di rimandi a “the Embryo” e “the Narrow Way pt. 2”, una cosa spettacolare, una delle più belle versioni che siano mai state registrate. Si prosegue con “Astronomy Dominè“, anch’essa superbamente eseguita, non si sente la mancanza dei componenti originali. Poi è la volta di “Lucifer Sam“, qui la band prende coraggio e inizia a darci dentro, il brano inciso da Syd Barrett viene reso in un mood molto Rock n’ Roll, seguito da “Fearless” dall’album Meddle, ci sono anche i cori di “you’ll never walk alone“, questa versione è molto fedele all’originale, la voce di David Gilmour ovviamente è un’altra cosa ma è un’ottima performance. Da qui in avanti Nick Mason inizia a divertirsi davvero: il doppio “Obscured By Clouds / When You’re In” è una manna dal cielo per Nick, si sente che si diverte a suonarlo e sinceramente avrei voluto sentire questi pezzi live molte più volte, invece che trovarli solo nei bootleg del live del ’73. Questi pezzi sono molto potenti e averne una registrazione fatta così bene è uno spettacolo tutto da gustare. Poi arriva Remeber A Day, di Richard Wright: questo brano non è mai stato eseguito live dai Pink Floyd, ed è sempre stato considerato un brano minore, anche da Rick in persona, ed invece solo dopo la sua morte ci si è resi conto del potenziale, e qui infatti è davvero un bel brano. Persino David Gilmour e la sua band hanno eseguito la canzone durante lo show televisivo “Later… with Jools Hollandcome tributo al Rick

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets – Astronomy Domine (Live At The Roundhouse)


L’entropia è stata colmata. La meravigliosa swinging London acida immortalata da Michalangelo Antonioni in BlowUp è ancora qui.

NICK MASON: NUOVA INTERVISTA PER IL MAGAZINE “RELIX” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella intervista a Nick Mason riguardo i suoi SaucerfulOfSecrets e sullo stato – inesistente – dei Floyd. Un passaggio:

Rivisitazione dei primi Pink Floyd con i Saucerful of Secrets

Le mie speranze iniziali per i Saucerful of Secrets erano abbastanza basse. Pensavo che avremmo suonato in qualche pub, ma la cosa finì un po’ fuori controllo. L’altra cosa triste è che non fu frutto della mia ispirazione – fu [il chitarrista] Lee Harris ad avere l’idea e pensò che fosse l’ora per me di tornare al lavoro.
Così propose il progetto a Guy Pratt [bassista dei Pink Floyd in tournée] e la band si formò intorno a me. Non ci sono state audizioni. Semplicemente, delle persone si misero insieme, esattamente il modo in cui si sono formate tante band negli anni ’60. I Rolling Stones non hanno fatto audizioni; erano solo persone a cui piaceva la stessa musica.
All’inizio dissi: “Proviamo uno o due giorni in sala e vediamo come va”. Dopo circa 10-12 giorni, pensai: “Bene, andiamo a suonare”. In America, in particolare – dove tantissima gente ci ha scoperto solo con Dark Side – tutta la musica prodotta prima è quasi sconosciuta. Quindi, l’aspetto positivo della scelta di proporre la produzione Pink Floyd più vecchia è l’opportunità di essere un po’ più liberi. Il problema con l’esecuzione di “Comfortably Numb” è che i fan vogliono ascoltare la parte di chitarra suonata esattamente come l’ha suonata David [Gilmour].
Con questo materiale non dobbiamo preoccuparci di ogni dettaglio preciso; questo conferisce freschezza ai brani. C’è molta improvvisazione. Quando realizzammo il nostro primo album [The Piper at the Gates of Dawn] del 1967, passammo molto tempo ad accorciare i pezzi ad una lunghezza ragionevole per il vinile. “Interstellar Overdrive” è di circa nove minuti sull’album, ma quando la suonavamo all’UFO, durava 20-23 minuti. Ora possiamo estenderlo o accorciarlo. Scegliamo al momento; l’idea è di non eseguire le canzoni in maniera fedele.

Un casino col cellulare

Dissi sia a David che a Roger che mi sarebbe piaciuto che uno di loro – o entrambi – venissero a suonare con noi qualche volta. Roger si trovava a New York quando, pochi giorni prima dello spettacolo, parlammo con lui della possibilità che venisse a suonare con noi al Beacon. Poi dimenticò il telefono in un taxi, quindi non lo sentii per due giorni. Pensai che si fosse raffreddato all’idea. Quindi il giorno dello spettacolo, disse: “Ok, verrò.” Dunque, non c’era un’idea precisa. Sapevamo quale canzone avrebbe fatto, ma non ci avevamo pensato bene; però questo rendeva la cosa molto più eccitante perché nessuno sapeva se avrebbe ricordato le parole della canzone che avrebbe cantato. Fu fantastico, assolutamente, inevitabilmente, cominciò e via.
Non credo che David e Roger siano in grado di fare qualcosa insieme a breve. Ma mi piacerebbe che Roger tornasse a fare qualche altra cosa con noi, e sarei molto felice di fare qualcosa con lui. Nessuno di noi vuole essere nella band dell’altro, però. Vogliamo fare le cose a modo nostro, magari stare insieme a pezzi e bocconi. Non credo che si riformi la band per fare qualcosa.

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