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Sa morte secada | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a Sa morte secada, riedizione del primo romanzo di Nicola Verde, uscito nella prima edizione più di quindici anni fa. Vi lascio a una parte della valutazione:

Sa morte secada, dice all’inizio del romanzo una delle protagoniste e qualche pagina dopo l’autore spiega, servendosi del dialogo fra il maresciallo Carmine Dioguardi e il prete del paese, cosa significa l’espressione sarda. “Siamo un popolo preistorico che ancora crede che dalle ossa si possa resuscitare, un detto ormai in disuso, più o meno vuol dire tagliare la morte e deriva probabilmente da un antico rito pagano. Vuol dire che bisogna andare in fondo, fino all’osso.” (pp. 14,15)

Intorno al grumo dei riti preistorici, innestati per quanto compatibili nei riti della religione cristiana, si sviluppa faticosamente l’indagine del maresciallo Dioguardi sulla morte cruenta di un bambino, il cui corpo era stato ritrovato scarnificato sopra un antico amuleto. Il paese è Bonela, centro agropastorale nel cuore della Sardegna. Altri personaggi chiave sono due sorelle dalla vita antitetica: una divenuta prostituta dopo una violenza subita da ragazzina dal padrone della casa dove prestava servizio e da altri dopo, l’altra si chiuderà nel suo mondo di visioni, di preghiere e di credenze religiose, poi ci sono i notabili del luogo, il brigante Farore e infine due sacerdoti, anch’essi antitetici: Don Melchiorre, ascetico e intuitivo, Don Mario detto preide Bertula, abituato ad assecondare e a far prevalere i suoi istinti peggiori.

Nel linguaggio, Nicola Verde utilizza molto il sardo sia per le espressioni idiomatiche che nei dialoghi, non mancando di tradurle per i suoi lettori. Il maresciallo, campano come il suo autore, venuto dal “continente” con la segreta speranza di ritornarci, si impegna nell’indagine ma, essendo estraneo alla cultura “preistorica” sarda, è impossibilitato per anni a dare una soluzione a quella morte misteriosa. Si avvicinerà alla verità dopo molti anni, quando, ormai in pensione, potrà dire di aver compreso il lato oscuro della sua terra di adozione.

Torna disponibile “Sa morte secada” | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione della riedizione di Sa morte secada, romanzo d’esordio del 2004 di Nicola Verde. La sinossi:

Anni Sessanta. Il maresciallo Carmine Dioguardi, campano, sposato senza figli, viene mandato in servizio a Bonela, centro agro-pastorale di una Sardegna in piena trasformazione economica dove il nuovo, vale a dire la costruzione di una fabbrica, deve trovare il modo di convivere con una civiltà risalente ai nuraghi e che talvolta risente ancora dell’influsso di riti arcaici e panteistiche credenze. Il corpo del piccolo Cosimo ucciso a colpi di pietra, spolpato dagli animali selvatici e fatto ritrovare a Fardighei, dove già un tempo era stata lasciata a mo’ di sacrificio al fiume una testa umana, dà il senso di quanto intricate per Dioguardi si presentino le indagini. Cosimo è figlio di Natalia Frau, bella e traviata che si mantiene prostituendosi in città. Il bimbo è affidato a sua sorella Costantina, e un giorno scompare. Cosimo è figlio del peccato se è vero, come si mormora, che suo padre è niente meno che preide Bertula, il parroco di Bonela che ama il “latte d’asina”, pratica l’usura ed ha tanti nemici che però lo temono. E c’è poi il bandito Farore e c’è l’amore giovanile di Natalia che nasconde un segreto struggente e straziante.

Un bel romanzo a più voci questo di Verde, dove alle indagini di Dioguardi si sommano le visioni di Costantina e un mondo tutto da scoprire e decifrare per andare in fondo “finzas a sa morte secada”, cioè fino a tagliare la morte per capire quanto profondo è l’abisso umano.

Il vangelo del boia | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di un romanzo di Nicola Verde: Il vangelo del boia, dedicato a Mastro Titta, il celebre boia della Roma papalina.

Ernesto Mezzabotta è, con ogni probabilità, il vero autore delle uniche Memorie di Mastro Titta “scritte da lui stesso” circolanti; questo romanzo non è altro che la “prosecuzione” di quelle memorie apocrife.

Tutto ha inizio con l’ultima decapitazione compiuta da Mastro Titta nell’agosto del 1864; il boja ha già 85 anni e benché abbia ancora la mano ferma una impercettibile indecisione renderà drammatica l’esecuzione, questo gli costerà il posto di carnefice. Per spiegare quell’incertezza, si dovrà risalire a fatti precedenti.

Roma giugno 1861, durante alcuni tafferugli in via del Corso viene ucciso un gendarme; agosto dello stesso anno, la confraternita dei sacconi rossi raccoglie due cadaveri lungo la sponda del Tevere, uno è senza testa. Fatti apparentemente di poca importanza, che però daranno la stura a una catena di altri avvenimenti che scuoterà il torpore di una Roma pre-capitale. A occuparsi del processo per la morte del gendarme e che, sebbene innocente, porterà alla condanna capitale un vetturino di omnibus, il giudice Eucherio Collemassi, lo stesso che in seguito guiderà le “rivelazioni impunitarie” (una sorta di “pentitismo” ante litteram) di Costanza Vaccari in Diotallevi, una fotografa malmaritata che si troverà impelagata in intrighi di potere più grandi di lei. A essere coinvolto anche Mastro Titta, il boja papalino, trascinatovi proprio da Costanza che gli ricorda un tormentato amore di gioventù. Le “rivelazioni” della donna arriveranno a toccare persino l’ex regina di Napoli Maria Sofia di Wittelsbach, sorella della più famosa Sissi, in quei giorni in esilio presso il Papa, dopo che Gaeta e il Regno delle Due Sicilie erano caduti.

Verità storiche, dunque, di un intrigo politico (e di scandali) accaduto in quegli anni risorgimentali, che si intrecciano a verità che la Storia soltanto suggerisce o che… potrebbe semplicemente suggerire e che danno vita a un quadro di una Roma intorpidita, in attesa degli eventi che stanno risalendo lo Stivale, sconvolta da omicidi e guerre intestine che si svolgono nel segreto delle stanze vaticane, restituendoci l’esatto clima di una città alle soglie di un cambiamento epocale.

Il libro dei gatti immaginari | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una raccolta di racconti, curata da Gianfranco De Turris, che verte sull’argomento felino: Il libro dei gatti immaginari.

Questo omaggio ai felini ci viene da ben 25 autori italiani diversi con storie espressamente richieste e scritte appositamente per l’iniziativa e tutti, ovviamente, gattofili. Narrazioni, le loro, in cui il gatto è il reale protagonista, palese o segreto, non solo, ma anche efficace e positivo, indipendentemente dalla sua sorte personale.    Insomma,  in  queste storie – che spaziano dal realista al fantastico, dallo storico all’orrorifico, dal poliziesco al fantascientifico – il gatto si presenta come protagonista diretto o indiretto, comunque il vero “eroe positivo” della trama. Demiurgo e Vendicatore, Protettore e Risolutore, Pronubo e  Difensore,  Osservatore  e Testimone, Samaritano e Nemesi, Guardiano, Psicopompo e Revenant, abitatore di Due Realtà che combaciano e che soltanto lui ha la capacità e il privilegio di poter conoscere passando da una all’altra a nostra insa- puta, poveri ottusi. Come tale quindi il gatto di questi racconti ha anche la possibilità d’insolite frequentazioni e non solo con personaggi della storia ma anche di miti e leggende e addirittura con esseri immaginari pro- tagonisti di film e romanzi famosi a dimostrazione di come possa vivere certamente le sue famose nove vite, ma addirittura nove realtà diverse! Nume tutelare dell’impresa è H.P. Lovecraft, gattofilo se mai ce ne fu uno, di cui si pubblica in appendice il saggio-conferenza Gatti e cani del 1926, un vero e proprio manifesto della felinità.

Tra gli autori presenti in raccolta, segnalo Paolo Di Orazio, Mario Farneti, Francesco Grasso, Gianfranco Nerozzi, Errico Passaro, Alda Teodorani e Nicola Verde. Insomma, mica da ridere…

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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