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Archivio per Noam Chomsky

Noam Chomsky: «Sanità devastata dal neoliberismo» | il manifesto


Sul Manifesto una efficace intervista a Noam Chomsky, in tema alla pandemia e sui suoi effetti amplificati dalle rovine del liberismo. Un estratto:

«La situazione è molto grave», mi dice. «E non c’è nessuna credibilità nell’affermazione che il virus sia stato diffuso deliberatamente». «La reazione degli Stati Uniti è stata terribile. È stato quasi impossibile persino sottoporre le persone ai test, e quindi non abbiamo un’idea precisa nemmeno di quanti casi ci siano effettivamente».

Nelle sue risposte – che lui minimizza dicendo «non so se ci sia nulla che valga la pena di essere pubblicato» – troviamo in pillole ciò che ci serve per capire il nucleo della verità: «L’assalto neoliberista ha lasciato gli ospedali impreparati. Un esempio per tutti: sono stati tagliati i posti letto in nome dell’‘efficienza’».

A peggiorare la situazione, «l’uragano Trump». Solo adesso le cose sembrano cambiare negli Stati Uniti, ma «finora sia Trump sia Kushner [Jared, genero di Trump e suo stretto consigliere, ndr] hanno minimizzato la gravità della crisi. Questo atteggiamento è stato poi amplificato dai mezzi d’informazione di destra, e così molte persone hanno trascurato di prendere anche le più elementari precauzioni».

Alla fine, Chomsky dice in poche parole quello che dobbiamo sapere del sistema in cui viviamo: «In generale, questa crisi è l’ennesimo, importante esempio del fallimento del mercato, proprio come lo è la minaccia della catastrofe ambientale. Il governo e le multinazionali farmaceutiche sanno da anni che c’era la forte probabilità di una grave pandemia, ma siccome non giova al profitto prepararsi a questa eventualità, non si è fatto nulla».

Multinazionali & Co.


Un lungo articolo esordisce con:

Una multinazionale è più vicina al totalitarismo di qualunque altra istituzione umana.
(Noam Chomsky)

…e termina con la chiosa:

È ormai assodato che il monopolio delle multinazionali metta a rischio la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, la biodiversità nonché la sovranità alimentare dei singoli paesi (o meglio ciò che ne è rimasto). Ci si dovrebbe chiedere se chi realizza profitto con i pesticidi possa avere a cuore la salute delle persone, e altresì se non fosse il caso di ribaltare il modello economico che permette tutto ciò, a meno che i nostri governi vogliano darci in pasto alle multinazionali – il fatto che, oggi, uno dei pochi settori ancora capaci di attrarre investimenti sia proprio quello della farmaceutica è poco rassicurante.

Gli esseri umani non riescono a essere buoni per molto tempo, senza che il male si insinui di nuovo tra loro e li riavveleni. (Veronica Roth)

I mostri che aveva partorito il nazismo si sono mai estinti?

In mezzo, un lungo excursus di eventi in cui si tratteggia di come l’economia capitalistica degli States abbia foraggiato la disastrata economia europea alla fine della Prima Guerra Mondiale, e abbia infine dato la possibilità economica di far nascere e prosperare il Nazismo, il Germania. L’assunto che l’economia liberista sia un’emissione, tuttora, del nazismo ha il suo senso; e se assumiamo che il Nazismo sia un’emissione esoterica dei Grandi Antichi…

“Così va il mondo” secondo Noam Chomsky | BooksBlog


Su BooksBlog la segnalazione di un saggio di Noam Chomsky, assolutamente disturbante (perché vero) e chiaro per la sua visione della nostra società; parliamo di Così va il mondo, eccone un passo:

“In realtà non c’è mai stato nulla che potesse lontanamente assomigliare davvero al capitalismo. La verità è che le corporation insistono per avere governi che le proteggano, e la loro stessa esistenza è un attacco ai mercati. Tutto questo parlare di capitalismo e libertà è una menzogna deliberata”.

Secondo Chomsky, senza alcuna elezione o votazione democratica, un consesso di oligarchi si è sostanzialmente autonominato Senato del mondo in base al censo e alla classe sociale. Il ruolo del popolo è più o meno di ratificare, attraverso quello che si è ridotto a un rito formale – le elezioni – decisioni già prese e comunque separate dalle politiche economiche, che si muovono su binari diversi dalla politica vera e propria.

Noam Chomsky è un acuto conoscitore delle dinamiche del potere, e un infallibile premonitore dei mali che affliggono le società occidentali. Quasi trent’anni fa aveva predetto il disastro della speculazione finanziaria, che negli anni ha sostituito l’economia di investimento, e il progressivo sgretolamento delle democrazie da parte delle ricche élite che più di tutto odiano essere intralciate da istanze sociali.

Al fianco dei maiali, contro l’austerità – Carmilla on line


Da CarmillaOnLine articolo molto interessante che illustra alcune dinamiche ultraliberiste, ispirate da algoritmi mentali malati, che portano allo schiacciamento sociale in atto nell’Occidente e non solo; da meditare profondamente su ogni implicazione di ciò.

Tre filmmaker italiani si sono messi a studiare economia politica e hanno realizzato dopo cinque anni di lavoro un documentario sulle politiche di austerità che stanno devastando le economie e le popolazioni dell’Europa periferica. Il titolo del lungometraggio, PIIGS – Ovvero come imparai a preoccuparmi e combattere l’austerity, è ripreso dall’acronimo usato per indicare i “paesi maiali” (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) colpevoli agli occhi neoliberisti di aver accumulato debiti pubblici eccessivi. Il film contiene interviste a noti economisti, filosofi, scrittori e giornalisti che hanno espresso opinioni critiche nei confronti del progetto europeo basato sulla moneta unica e sul patto di stabilità. Allo stesso tempo racconta la storia della cooperativa sociale Il Pungiglione che ha un credito di un milione di euro dagli enti locali: 100 dipendenti perderanno il lavoro e 150 disabili rimarranno senza assistenza. I tre registi – Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre – si sono occupati precedentemente di immigrazione, povertà, politica, economia e anni settanta, ma anche di arti visive, letteratura e fantahorror. Ne ho intervistati due.

Il progetto di PIIGS si regge su una presa di posizione estremamente “forte”. Non avete paura di esser accusati di aver prodotto un’opera “a tesi”?
Federico Greco. La “tesi” c’è nella pars destruens. Si tratta di un documentario che si propone di confutare l’ideologia economica secondo la quale per contrastare la crisi serve l’austerità, cioè sempre meno spesa pubblica, il pareggio del bilancio e la riduzione del debito pubblico. È una tesi nata negli Stati Uniti che è spesso giustificata con un famoso studio di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff (“Growth in a Time of Debt”). Un altro economista, tuttavia, Thomas Herndon, ha dimostrato che la base empirica di quel contributo era viziata da molti errori di calcolo. Oggi perfino negli Stati Uniti c’è stupore per come sono seguiti ciecamente i dogmi neoliberisti dell’austerità.
Adriano Cutraro. PIIGS non è un film contro l’ideale di una casa comune europea, ma una denuncia documentata degli errori e degli orrori che si stanno commettendo in nome dell’Europa.
Federico Greco. È la strada della convergenza economica basata sullo strumento dell’euro a esser sbagliata. Lungi dal generare unità sta accrescendo la forbice sociale in tutta l’Unione e le differenze tra paesi europei centrali e periferici.

Se la strada è sbagliata perché continuiamo a percorrerla. Per interesse o per stupidità?
Adriano Cutraro. Chomsky, uno degli intervistati, dice che i meccanismi inaugurati con gli accordi di Maastricht sono un dispositivo formidabile per favorire le multinazionali. Tuttavia non escluderei nemmeno la stupidità.
Federico Greco. Le linee di potere e di gerarchia hanno assi sia transnazionali che nazionali. E comunque non dobbiamo dimenticare che paesi come l’Italia, grazie alle lotte degli anni sessanta e settanta, hanno ancora pezzi di welfare universalista, come la scuola e la sanità, che qualora privatizzati possono generare importanti volumi di profitto.
Adriano Cutraro. Da questo punto di vista l’austerità è estremamente funzionale perché crea una gabbia d’acciaio intorno al deficit spending dello stato, impedendo de facto qualsiasi politica sociale.
Federico Greco. Le politiche di austerità sono inoltre incapaci di bloccare la crescita del debito pubblico, ma ciò lungi da essere un male, per alcuni settori della finanza sono fonte di nuove entrate generate dagli interessi. Come abbiamo assistito nel caso della Grecia, a fronte di questo circolo vizioso le istituzioni dell’Unione impongono privatizzazioni di beni pubblici e riduzioni delle prestazioni sociali per erogare nuovi prestiti che non risolvono il problema, ma creano affari solo per le banche dei paesi europei centrali.

Noam Chomsky e la mistificazione della realtà | NeoRepubblica Kaotica di Torriglia


[Letto su NeoRepubblicaKaoticaTorriglia‘s blog]

Eccoci al terzo appuntamento del “post col botto”, ovvero al post di San Silvestro.

Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”, spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà.

La necessaria premessa è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi.

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per le grandi lobby di potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino ad interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca (vedi talk show).

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

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