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Archivio per Noir

Le nove di sera | False percezioni


Nuova uscita editoriale di Luigi Milani, ce ne parla in un post sul suo blog e io qui sotto vi incollo le info, intriganti…

La realtà di una grande città come tante altre, in questo caso quella metropoli tentacolare, a tratti alienante che può rivelarsi Roma, la capitale.

La violenza, amplificata dall’alienazione e dalla noia, può esplodere da un momento all’altro, solo che se ne presenti l’occasione. E le occasioni non mancano, come insegna la vita di tutti i giorni.

È quanto accade una sera a Giorgio, giovane fotografo squattrinato. L’amara scoperta di un tradimento lo spinge all’incontro casuale con una ragazza attraente, dall’aria sfrontata. Tra i due sembra nascere un’intesa, ma chi può dire quali saranno gli esiti di una serata all’insegna dell’alcool e della trasgressione?

È la trama di un racconto noir d’ambientazione metropolitana, in parte ispirato da fatti realmente accaduti. In eBook gratuito sulla piattaforma Amazon da oggi, mercoledì 15 febbraio, fino  a domenica 19. La pagina dell’eBook: http://amzn.eu/c0Y41wq

ROCK CRIMINAL #19: THE COASTERS | VERDE RIVISTA


A Las Vegas ci vai per morire. Che tu lo voglia o no. Che tu lo sappia o no. Anche se sopravvivi, sei morto. Las Vegas è per chi ormai è perduto. Banditi, ex politici, cantanti col parrucchino o con il viso tirato dal lifting e playboy abbronzati fuori tempo massimo. Pensionati e turisti illusi che quella sia la vera vita. Che sia ancora un po’ di vita. La più lunga possibile, quasi fino all’eternità dei miti in 70 millimetri. Come le coppie, più o meno giovani, che si sposano nelle cappelle dalle insegne colorate al neon con il coupon dell’agenzia di viaggi tutto compreso, anche Elvis e Marilyn a fare da testimoni. Entrambi vestiti di bianco, come la sposa col mazzetto di fiori in mano offerto dal finto prete.

Durano un attimo i matrimoni a Las Vegas: il tempo di riprendersi dalla sbornia. Sono unioni che celebrano gli errori e la fine dell’amore. Il divorzio altrettanto rapido messo a pietra tombale e prezzi vantaggiosissimi. L’ossigeno diffuso dai condizionatori d’aria nei casinò ti tiene su e perennemente sveglio in una replica di esistenza che ti dice che puoi vincere una mano su quel che ti rimane della tua inutile e disperata vita. Un’altra ancora. E ancora una. Ma non è che accanimento terapeutico. Il banco vince sempre. L’ossigeno è per i malati terminali. Sulle pareti delle case da gioco non ci sono orologi. Niente finestre. La morte è l’assenza di tempo. È la luce sempre accesa. Negli interni sfarzosi che riproducono la Roma Imperiale o altri fantastici sogni esotici all’americana, roba per cowboy che sanno di stalla e profumi costosi quanto gli Stetson che non si tolgono mai, per giapponesi ed europei che non sanno nulla del loro paese né degli Stati Uniti. Luce di notte nelle grandi vie a troppe corsie; luci cittadine che spente di giorno mostrano il loro inganno di insegne di plexiglass. Luci morte.

Gli alcolici gratuiti e disponibili in ogni momento serviti dalla cameriera col culo scoperto e i seni chirurgici in bella mostra ti tolgono quel residuo di coscienza che ti rimane. Rilassati, tanto ormai se sei qui è perché il salto dal mondo dei vivi l’hai già fatto, no? Ti manca solo un breve pezzo di strada. Su, non fermarti adesso. Le portefinestre sui balconi dei piani alti degli hotel che danno sulla Strip sono sbarrate perché non è quello il modo. Meglio lanciarsi dalla diga di Hoover. Meglio il deserto intorno, pieno di carcasse di animali morti. Las Vegas ti fa a pezzi: pezzi di fiches lasciati sul tavolo da Black Jack, pezzi di sesso e sentimenti dimenticati in una stanza d’albergo, slip, calze di nylon, una cravatta da sera e smoking a noleggio sul letto vicino al frigobar e la slot-machine, pezzi del tuo corpo dilaniato seccati dal sole sul terreno roccioso e spaccato, conservati dal repentino freddo della notte.

Questo è l’incipit del racconto noir di Sergio Gilles Lacavalla apparso su VerdeRivista. Già questo vale tutto il pezzo successivo, impregnato com’è di decadenza liberista: i miei complimenti!

Recensione di Lamette nel corrimano di Giuliano Fiocco | Karashò | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Su Karashò è uscita una belle recensione a Lamette nel corrimano, di Giuliano Fiocco, e a dirla tutta anche nei confronti di Kipple Officina Libraria. Siamo felici che il nostro lavoro di frontiera venga infine riconosciuto e che uno dei nostri tanti frutti, l’opera di Giuliano, sia stato giustamente considerato. E voi, avete già acquistato l’ebook?

Chiariamolo immediatamente: questa è una antologia a suo modo estrema. A pubblicarla la Kipple che sta facendo in questi anni davvero un buon lavoro di promozione di autori nostrani, a loro modo sempre particolari e spiazzanti.

Il soprannaturale, sospeso ed in bilico, centra poco. Come poco, molto poco, centrano gli ingredienti solitamente utilizzati e conosciuti in questi giorni per tirare fuori qualcosa di veramente estremo: slashing, distopie, esseri mostruosi che abitano gli abissi ed emergono a porgere i conti. Qui, quel con cui si fa i conti, è l’ombra che ogni uomo si trascina dietro: la malattia mentale, la nevrosi, la psicopatia. Ci sono demoni, ovunque, nascosti in ogni cassetto dell’anima dei tanti protagonisti. Ma sono sempre demoni umani, troppo umani, per non far molta più paura che Azathoth o qualsiasi altro impronunciabile “dimonio” cui la letteratura ci ha abituato.

Giuliano Fiocco, dalla sua, ha uno stile discreto, mai sopra le righe, anche nella descrizione dell’orrore più profondo. Eppure, eppure riesce se vogliamo ad essere ancora più disturbante. Lo stesso titolo ci sciocca, lo stesso titolo ci regala la sensazione tagliente e fredda di una lametta nel corrimano, di un orrore doloroso ed imprevedibile che arriva lì a toglierci in ogni modo fiducia in qualsiasi cosa possa risultare ancora, salvagente, appiglio. L’orrore ci colpisce dove ci sentiamo più sicuri o dove, paradossalmente, cerchiamo di farci rassicurare; ed è questo a terrorizzare di più e far funzionare come una macchina perfetta ogni singolo racconto di questa antologia. Da avere!

Giuliano Fiocco, Lamette nel corrimano             
Kipple Officina Libraria – Collana k_noir – Pag. 178 – 1.95 €
Prefazione Andrea G. Colombo
Postfazione Danilo Arona
Formato ePub e Mobi
ISBN 978-88-98953-33-2

Link

Le radici del Noir – Carmilla on line x


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Walter Catalano che recensisce Le radici del Noir, di Pasquale Pede. Eccone l’incipit illuminante e dotto, da tenere sempre a mente:

Anche se si tratta di un libro edito qualche anno fa (2009), Le radici del Noir di Pasquale Pede – ennesima meritoria pubblicazione di approfondimento sulla cultura dei generi della provvidenziale Fondazione Rosellini – resta a tutt’oggi uno dei migliori testi storico-teorici di definizione del Noir, impresa decisamente non facile alla quale troppi, prima e dopo la pubblicazione di questo volume, si sono dedicati senza analogo rigore e piglio metodologico.

Gran parte della pubblicistica in materia infatti  – complice soprattutto la faciloneria di certi pretesi esegeti e tassonomisti onnivori e onnicomprensivi – tende a fare di ogni erba un fascio, così che – persa ogni specificità caratteristica – poliziesco classico, mistery, hard-boiled, “giallo”, ecc.  diventano sinonimi – ridotti a opache etichette scolorite – e si confondono in un’unica notte in cui tutti i gatti sono grigi.

Poiché la definizione, giusta o arbitraria che sia, funziona merceologicamente, ecco che – in edicola e in libreria – ogni prodotto letterario vendibile acquisisce a priori i crismi del Noir, qualcosa che piace a tutti ma che non si sa davvero bene cosa sia, quasi come il liberismo, la democrazia o lo sviluppo sostenibile. Per i piazzisti letterari, i venditori porta a porta e gli imbonitori di fiera, tutto è Noir: da Poe ad Ammaniti, da Chandler a Camilleri, da Leonard a Vichi; perfino Agatha Christie ha ricevuto un’inconcepibile e insospettabile unzione noir (e qui il povero Robin Cook, in arte Derek Raymond, potrebbe  abbandonarsi – se fosse ancora tra noi – a un devastante soprassalto di sacrosanta furia omicida).

Normal | ThrillerMagazine


Gran bel romanzo da segnalare, quello che ha evidenziato ThrillerMagazine: Normal, di Graeme Cameron.

Nel romanzo conosceremo il protagonista, ma non sapremo mai il suo nome (così ha voluto il suo autore), si tratta di un uomo normalissimo, che vive in una anonima casetta indipendente con garage, come ce ne sono a migliaia in Inghilterra; non ha rapporti di amicizia con nessuno, ha un volto e un comportamento assolutamente normali, passando quasi inosservato, va al supermercato che si trova nelle vicinanze della sua abitazione con il suo furgone e forse soffre d’insonnia visto che molto spesso gira di notte.

Ma cosa si nasconde dietro questa totale normalità? Il lettore lo scopre sin dal primo capitolo, l’uomo ha visto una bella ragazza entrare nel suo piccolo villino e andare in bagno a farsi la doccia e riesce a introdursi silenziosamente nella casa. L‘autore non descrive cosa succede subito dopo, ma scopriamo che la ragazza si chiamava Sarah e che ora è stata fatta a pezzi e messa in alcuni sacchi della immondizia; poi quell’uomo normale pulisce tutto diligentemente e carica i sacchi nel suo furgone, ma ha una sorpresa, mentre è in casa per controllare se è tutto in ordine bussano alla porta di Sarah, lui apre, è Erica una amica della appena defunta Sarah. Lui si spaccia per una persona addetta al ritiro di vestiti usati, ma subito dopo le inietta una sostanza soporifera. Carica anche lei nel furgone, seppellisce i sacchi in un bosco che lui ben conosce e poi torna nella sua casa dove, a suo tempo, sotto il garage ha fatto costruire un bunker molto ampio (il costruttore è finito seppellito nell’ultima colata di cemento) e qui ha costruito una larga gabbia, molto robusta dotata di lavandino, letto e water e qui deposita l’addormentata Erica.

Da come il protagonista descrive la gabbia, e molte altre cose attinenti, si capisce che questa è stata utilizzata svariate altre volte e che le prigioniere dopo un certo lasso di tempo hanno fatto una brutta fine, ma con Erica dopo i primi scontri rabbiosi di lei, le cose si fanno quasi normali. Nel contempo però lui conosce Rachel una bella ragazza, cassiera in un supermercato e per la prima volta si innamora e pensa veramente di cambiare vita, ma nel bunker c’è Erica che nel frattempo ha accettato la prigionia e si rivela più psicopatica di lui. Inoltre la polizia sta cercando Sarah e una prostituta e il suo furgone è stato visto nei pressi del luogo dove “lavorava” la prostituta.

Per il killer la situazione si fa molto difficile, dovendo gestire le menzogne raccontate alla polizia, il frequentare la dolce Rachel e convivere con la sempre più ingestibile Erica che, pur sapendo che lui è un killer ora vuole vivere con lui ed è gelosa dell’altra donna. Una situazione esplosiva con un finale grandioso. Un romanzo scritto molto bene, intelligente e spiritoso, che affascina il lettore con una serie di sorprese e colpi di scena. Ottima la descrizione della mente di questo “normale” serial killer.

Agghiacciante, no? Dev’essere davvero un gran bel romanzo, questa follia ascendente e iperbolica sembra senza fine…

MOONLIGHT MOTEL | VERDE RIVISTA


Un racconto che ha dei sapori di ritorno da sesso quantico. Una bella penna, quella di Sergio Gilles Lacavalla, abbastanza levigata, col tempo sarà temibile. Moonlight Motel; l’incipit, da VerdeRivista:

Aveva un paio di calzoncini che le scoprivano parte dei glutei. Doveva essere in viaggio da alcuni giorni perché lo spicchio di pelle di quelle natiche era più chiaro rispetto al resto: pallido come se avesse indossato i pantaloncini appena quel giorno e il sedere non avesse fatto in tempo ad abbronzarsi quanto le gambe. Non che fosse molto abbronzata, ma insomma la differenza si vedeva con la pelle chiara. Forse era il segno del costume. Anche l’epidermide tra i due seni aveva una riga bianca. Si scorgeva per via della camicia aperta e annodata sulla pancia. Prendeva il sole nel bordo piscina della villa di qualche divo del cinema o di un produttore. Non molto distante da lì. Io potevo portarla solo in una stanza di motel. Chissà cosa aveva creduto vedendo la macchina. Altri tempi, quando girava ancora bene. Si tolse le scarpe e mise un piede fuori dal finestrino a farselo soffiare dall’aria del deserto che nella velocità mitigava il caldo. Nel sogno lei prese il giornale allungandosi sul sedile posteriore. I calzoncini le si abbassarono leggermente: non portava le mutandine. La camicia si snodò, i seni erano piccoli e un po’ scesi. Capezzoli grandi.

Io sono Jonathan Scrivener | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di un romanzo molto particolare, che ha attirato il mio interesse: Io sono Jonathan Scrivener, di Claude Houghton. Lascio alle note dell’articolo chiarire perché mi ha intrigato.

Il protagonista del romanzo e sua voce narrante si chiama James Wrexham che, arrivato a trentanove anni, si rende conto di aver sempre fatto una vita di solitudine e frustazioni, con un lavoro da impiegato portato avanti senza alcuna soddisfazione. A un certo punto leggendo sul giornale un annuncio inserito da uno studio legale in cui si richiedeva un uomo per coprire una posizione di segretario presso un signore, decide all’istante di mandare il suo curriculum e poco dopo riceve una risposta che sarà assunto.

Licenziatosi, si reca a Londra, e un dirigente di questo ufficio legale lo avverte che il suo cliente, cioè il signore Jonathan Scrivener lo assume (con una ottima paga) ma al momento è in viaggio, gli vengono date le chiavi della casa dove vive questo eccentrico signore e poche altre istruzioni, se non abitarvi immediatamente e fare l’inventario dei libri ivi contenuti.

La casa è molto bella, arredata lussuosamente e la domestica che gli preparerà il mangiare ma che abita fuori, lo conduce nella sua stanza e nello studio senza dirgli altro. Troverà una lettera del misterioso sig. Scrivener che lo autorizza a spendere quello che vuole per acquistare abiti e fare altre spese, sarà incaricato di ricevere le persone che suoneranno alla sua porta e di riferire chi sono e il motivo della visita, scrivendo a un ufficio di Roma che provvederà a fargli avere la corrispondenza. Non accenna assolutamente in quali parti del mondo si trova nè la data del suo ritorno.

Pur sconcertato da questo inizio James inizia una nuova vita e attraverso i volumi che cataloga, così diversi ed eterogenei tra loro,  tenta di farsi un’idea della personalità del suo datore di lavoro. La sua ricerca viene però interrotta da alcune persone, una ragazza dall’eterea bellezza, una vedova sospettata della morte del marito, un alcolista disilluso, un attraente playboy, persone che vengono a trovare l’assente padrone di casa e che presentano ciascuno un’immagine diversa di Scrivener.

Ma chi è davvero questa figura enigmatica, di cui nessuno sembra essere riuscito a cogliere la vera natura? E qual è il senso di quella che sembra essere solo una diabolica messa in scena, con al centro un inconsapevole sprovveduto? Oppure è proprio Scrivener ad essere vittima di una trappola?

Chiara Prezzavento

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… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

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