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Dunwich Edizioni presenta “Animali fantastici e come salvarli” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Animali fantastici e come salvarli, progetto animalista dalle belle sfumature che cerca di rendere un minimo di giustizia a questi esseri vittime anche di olocausti inenarrabili e orribili. Con i contributi di, tra gli altri, Nicola Lombardi, Luigi Musolino, Claudio Vergnani, Fabio Lastrucci, Claudio Vastano; la quarta:

Animali fantastici e come salvarli, un’antologia dedicata agli animali – a quelli che ci stanno accanto tutti i giorni, a quelli che hanno lasciato un vuoto incolmabile alle loro spalle e a quelli che si tengono saggiamente a distanza dai luoghi cosiddetti civilizzati – e agli uomini e alle donne che ogni giorno lottano per il loro benessere e la loro sopravvivenza. E sono proprio gli animali i protagonisti delle ventuno storie che compongono questo libro, storie che spaziano dal fantasy all’horror, dal noir all’urban fantasy per arrivare alla narrativa tout court.

I proventi delle vendite saranno donati alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane – Sez. Salerno perché crediamo che ogni piccolo gesto possa fare la differenza.

 

La fattoria del Coup de Vague | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a un romanzo di Georges Simenon – non è la prima volta che segnalo una rece a quest’autore così vivo, guardate il TAG omonimo. Parlo di La fattoria del Coup de Vague, che ha uno sviluppo così viscerale da scavare tra le pieghe intime dei personaggi che lo scrittore ha delineato – magistralmente. Un estratto significativo:

L’azione si svolge in un paesetto sull’oceano, vicino a La Rochelle. È un piccolo mondo chiuso, di gente che si conosce da sempre e conosce ogni segreto di tutti. Un mare con la superficie appena increspata dal vento ma sotto alla quale si agitano correnti tumultuose come invidie, gelosie, rancori profondi che possono affiorare appena se ne presenta l’occasione. Basta un bicchiere in più o un evento nuovo che tutto torna a galla. Ogni giorno all’alba, quando la marea si ritira, molti paesani dediti alla coltura di ostriche e cozze, un commercio di tradizione familiare nella fattoria del Coup de vague. Nella fattoria vivono e lavorano soltanto tre persone: due sorelle nubili, Hortense e Emilie e un nipote, Jean. Il ragazzo è giovane e spensierato. Quando non lavora passa il tempo a scorrazzare con la moto con le ragazze o nei cafè dei paesi vicini. La zia Hortense manda avanti il commercio dei mitili mentre la sorella Emilie si occupa della casa e delle coltivazioni nella fattoria. La vita scorre sempre uguale fino a quando il padre di una ragazza del paese, ex sindaco, ubriacone e personaggio molto chiacchierato, va a dire a Hortense che Jean ha messo incinta la figlia. Insieme stringono un patto che il lettore ignora. MentreJean, eterno bambinone viziato dalle zie, è incapace di fronteggiare la situazione che ha contribuito a creare, Hortense non si perde d’animo e convince la ragazza ed abortire di nascosto. Qualcosa va storto perché la ragazza inizia a stare male.
Segue un matrimonio a cui partecipa tutto il paese fra imbarazzi, rancori che emergono in allusioni pesanti e parole offensive pronunciate dal padre della sposa davanti a tutti. Le zie dello sposo tornano a casa offese. Fin da subito è evidente che Jean non ama sua moglie, un’estranea che non l’attira neanche fisicamente.

Il mondo chiuso della fattoria, la ripetizione degli stessi gesti, del capirsi l’un l’altro senza troppe parole, l’oliata quotidianità, subisce un’apparente scossa a seguito del matrimonio infelice di Jean. Sono le zie che pensano a tutto, senza interpellarlo prima, anzi mettendolo davanti al fatto compiuto “per il suo bene”. Jean si adegua, per pigrizia o per comoda abitudine a non pensare.
Quando le zie gli dicono di andare ad Algeri da un loro cliente per curare certi affari, Jean parte senza chiedere spiegazioni. Si gode il soggiorno, il sole, le passeggiate, la compagnia di qualche donna di piacere. La vacanza sempre non destinata a finire tanto presto quando si riscuote dal suo torpore e decide improvvisamente di tornare a casa. Quello che aveva intuito è accaduto, la cellula ha espulso il corpo estraneo e dopo un momento di piena consapevolezza, tutto torna come prima. Come buttare un sasso nell’acqua e aspettare che cessi l’increspatura dalla superficie.

In questo romanzo lo stile di Simenon è molto sincopato; i dialoghi sono spesso interrotti per suggerire al lettore allusioni, ipotesi, intuizioni dei personaggi. Con pochissimi elementi di elementare semplicità, Simenon riesce a rappresentare da maestro il lato oscuro e malefico della natura umana.

What Did Jack Do? (2017): tutta la follia e il genio di Lynch in una manciata di minuti


Su OcchioDelCineasta una segnalazione e/o recensione di un cortometraggio girato da David Lynch nel 2017, di cui non avevo notizia e che sembra assai interessante – dubbi, al riguardo? – dal titolo What Did Jack Do?. Un estratto:

Prodotto dall’Absurda, diretto, montato e interpretato dall’artista David Lynch, What Did Jack Do? è un cortometraggio del 2017 presentato in anteprima a Parigi alla fine dello stesso anno. Dopo la sua presentazione, il corto è stato irreperibile per oltre due anni, fino a quando Netflix non ne ha acquistato i diritti e lo ha reso disponibile sulla propria piattaforma il 20 Gennaio del 2020, giorno del 74° compleanno di David Lynch.

In una buia e claustrofobica stanza all’interno di una stazione ferroviaria, un detective interroga una piccola scimmia di nome Jack, sospettata di aver freddato a colpi di pistola un uomo di nome Max Clegg.
Nato da una folle idea del regista statunitense, questo cortometraggio mostra ancora una volta il genio di Lynch, che mette in scena una storia surreale, fuori da ogni schema, che però risulta essere un vero e proprio omaggio al cinema noir, che ha formato e ispirato il regista durante tutto il corso della sua carriera. Il corto risulta essere un insieme di campi e controcampi tra la scimmietta Jack e l’investigatore che in uno scambio di battute oniriche e kafkiane discutono le proprie tesi rivelando i propri caratteri e personalità. All’interno della scena compaiono poi altre due figure, la cameriera che serve il caffe ai due protagonisti e una gallina di nome Toototabon, che scopriamo alla fine essere l’amata di Jack e la causa del suo arresto.

Il cortometraggio è pregno di elementi tipici della poetica ed estetica di Lynch, il bianco e nero ricorda molto quello del suo esordio cinematografico, Eraserhead. Inoltre alcuni particolari, come quello della tazza di caffè sul tavolo e l’ambientazione scelta, ricordano il suo capolavoro televisivo Twin Peaks, mentre nel finale assistiamo ad una esternazione della pazzia manifestata con urla squarcianti che ricordano quelle di Laura Dern in Inland Empire.

Claudia Salvatori su Delos Digital (2021) | Gli Archivi di Uruk


Lucius Etruscus segnala sul suo blog una carrellata di titoli di Claudia Salvatori disponibili per l’editore DelosDigital; sono romanzi che lasciano filtrare l’insolito nella vita quotidiana, quella degradata noir, quella di personaggi che viaggiano verso il disperato.

A diffondere in rete il racconto Sublime anima di donna è stata Mariarita Fortis, intellettuale precaria, di professione ghost reader per un uomo politico. Dovrà scoprire per quali misteriose vie una storia scritta più di un secolo prima si sia materializzata nella realtà. E lo farà tornando indietro nel tempo e viaggiando nel cuore della bohème italiana insieme agli scapigliati Igino Tarchetti, Emilio Praga, Camillo e Arrigo Boito.
Insieme alla detective Stella del Fante formerà il duo delle Indagatrici dell’Immaginario: di quella linea di confine sospesa fra sogno e vita, pensiero e azione, ideale e reale.
Romanzo vincitore del Premio Scerbanenco 2001.

Con Estasi e tormento a Montmartre torna Ulysse Bonamy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione della quarta puntata della saga, scritta da Ivo Torello, dedicata a Ulysse Bonami e i suoi strani casi, edita da Edizioni Hypnos: Estasi e tormento a Montmartre.

Con Estasi e tormento a Montmartre, ambientato nel medesimo universo narrativo de La casa delle conchiglie, Ivo Torello ci trasporta in un mondo di stregonerie e malavita, equivoci e spaventi, un’intricata matassa di segreti e sotterfugi che solo Ulysse Bonamy, figura a metà tra Arsenio Lupin e Simon Templar, investigatore suo malgrado, potrà risolvere.

La Ville Lumière è sull’orlo della guerra! Una misteriosa catena di suicidi, preludio di guai ben peggiori, insanguina le intricate strade della Parigi segreta. Artisti decadenti, modelle procaci e potenze occulte si fronteggiano e s’inseguono in una corsa sfrenata che sembra condurre a un baratro di follia e distruzione. Per Ulysse non sarà facile tenere testa a nemici senza volto e insidie letali.

Omicidio a regola d’arte | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione del romanzo giallo Omicidio a regola d’arte, di Letizia Triches; è una storia che implica raccordi con l’inumano in un’ottica che non è né completamente umana, né completamente distaccata da essa. La quarta e l’incipit, che vale da solo l’intero acquisto:

Nulla accomuna Chantal Chiusano, commissario appassionata e tenace, e Sara Steno, se non il fatto di avere sposato due pittori, entrambi morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’al­tro: Giovanni Aiello, artista di grande talento ma di scarsa fortuna, e il fa­moso Michele Mosti, ucciso insieme alla sua giovane amante secondo un rituale raccapricciante, di brutalità inaudita. I loro corpi sono stati ri­trovati nudi, con il cranio fracassato da un oggetto pesante e con un sac­chetto sul volto, sfigurato da ustioni. Il commissario Chantal Chiusano è chiamata a occuparsi dell’omicidio di Mosti, e le sue indagini iniziano proprio dalla vedova. Sara Steno è una psichiatra e si dimostra subito collaborativa, for­nendo informazioni sul lavoro del marito. Più Chantal indaga sulla vi­ta segreta del famoso pittore e più si rende conto che ci sono altri crimini, rimasti a lungo senza colpevole, che potrebbero essere finalmente risolti. Critici potenti, fragili antiquari, mer­canti senza scrupoli, filosofi e giova­ni di belle speranze si aggirano sullo sfondo di una Napoli inquieta, dove nulla è come appare.

Doveva essermi successo qualcosa di grave, ma non avrei mai immaginato quanto. Uno muore quando il cuore cessa di battere e il respiro se ne va. È quel che pensavo, come tutti del resto. Invece, ci siamo sempre sbagliati. La morte vera arriva parecchio tempo dopo che sono cessate le funzioni vitali, anche se non sono ancora in condizione di dire quando. L’unica differenza che in questo momento riesco a percepire tra me e i vivi è che, da vivi, si teme di morire, da morti, no. Poiché, se sull’evidenza della mia morte non ci sono dubbi, io non nutro alcun timore su quello che mi accadrà in seguito, fosse pure la mia completa estinzione nel nulla. Il problema vero è un altro. Sono morto e non so chi sono. Non riesco a ricordare chi ero da vivo, quale era il mio nome e per quale motivo sono passato a miglior vita. Le rare volte in cui mi aveva sfiorato il pensiero della morte, avevo concluso che sarebbe finito tutto lì. È evidente che non è così. Sono un’anima. 

Lukha B. Kremo – Quando cade un angelo | Contorni di Noir


Su ContorniNoir la recensione a Quando cade un angelo, romanzo noir di Lukha B. Kremo, uscito per DelosDigital. Un estratto dalla valutazione:

Si tratta di un romanzo in cui gli scrittori scrivono di scrittori, ma senza compiacimento, anzi, con un senso anche di autocritica che ne diventa valore aggiunto.
La scrittura è netta e concisa, senza troppi fronzoli, come ben si addice al genere thriller/noir, non risparmiando tuttavia spunti di riflessione che l’autore vuole condividere con il lettore.
Un filo doppio che si esplica anche nel nominare capitolo per capitolo, scelta non così usuale (uno degli ultimi letti è stato Morchio), che indica la cura e la direzione scelta da Kremo.
Il romanzo è incentrato sulla morte di Laura, una ragazza precipitata dall’alto di un’impalcatura durante un rave party, apparentemente a causa di un incidente, come tanti ne capitano. Luca Pitagora, un suo amico che ha scritto un romanzo su un delitto irrisolto, inizia a fare indagini nella cornice di una Milano decadente. Una storia che si dipana tra Milano e Genova. Un libro che parla di rave, di rapporti umani, di autismo il tutto in un pot-pourri sapientemente dosato da un autore che, lo si capisce da subito, ha le capacità e la maestria di gestire la trama a piacimento suo e del lettore.

Molte le citazioni tra film e musica e risvolti legati al mondo dell’editoria e della scrittura. Da ricordare quella della Libreria del giallo di Milano dell’indimenticata Tecla Dozio, un punto di riferimento per appassionati del noir e per scrittori.
Molto divertenti i riferimenti critici a certe logiche nei rapporti tra editore e autore, che chi li ha vissuti sa riconoscere e interpretare. Sarebbe bello chiedere a Kremo quali siano stati gli spunti di ispirazione per la creazione di alcuni personaggi (alcuni sono chiari anche negli episodi narrati), ma il bello è anche non saperlo e anche solo immaginarlo.
Un libro che non lascia indifferenti, da leggere tutto d’un fiato fino alla fine per scoprire le dinamiche che hanno portato alla morte di Laura e soprattutto per capire le motivazioni, che per molti versi si possono ricondurre alla teoria di Friedrich Dürrenmatt secondo cui i destini dei personaggi sono legati all’aleatorietà degli eventi. Spesso scelte sbagliate portano a conseguenze inaspettate quanto irreversibili.

Torna disponibile “Sa morte secada” | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione della riedizione di Sa morte secada, romanzo d’esordio del 2004 di Nicola Verde. La sinossi:

Anni Sessanta. Il maresciallo Carmine Dioguardi, campano, sposato senza figli, viene mandato in servizio a Bonela, centro agro-pastorale di una Sardegna in piena trasformazione economica dove il nuovo, vale a dire la costruzione di una fabbrica, deve trovare il modo di convivere con una civiltà risalente ai nuraghi e che talvolta risente ancora dell’influsso di riti arcaici e panteistiche credenze. Il corpo del piccolo Cosimo ucciso a colpi di pietra, spolpato dagli animali selvatici e fatto ritrovare a Fardighei, dove già un tempo era stata lasciata a mo’ di sacrificio al fiume una testa umana, dà il senso di quanto intricate per Dioguardi si presentino le indagini. Cosimo è figlio di Natalia Frau, bella e traviata che si mantiene prostituendosi in città. Il bimbo è affidato a sua sorella Costantina, e un giorno scompare. Cosimo è figlio del peccato se è vero, come si mormora, che suo padre è niente meno che preide Bertula, il parroco di Bonela che ama il “latte d’asina”, pratica l’usura ed ha tanti nemici che però lo temono. E c’è poi il bandito Farore e c’è l’amore giovanile di Natalia che nasconde un segreto struggente e straziante.

Un bel romanzo a più voci questo di Verde, dove alle indagini di Dioguardi si sommano le visioni di Costantina e un mondo tutto da scoprire e decifrare per andare in fondo “finzas a sa morte secada”, cioè fino a tagliare la morte per capire quanto profondo è l’abisso umano.

Galatée – Dans L’obscurité


Il ricordo di un piccolo disastro che pende di eleganza sensualità e tragedia.

Il segreto di Chiaravalle | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Il segreto di Chiaravalle, romanzo giallo ed esoterico scritto a quattro mani da Andrea Biscaro e Franco Colombo.

Siamo in una Milano caldissima.
L’afa e l’immobilità dei giorni d’agosto vengono decritti così bene da sembrare veri. Il protagonista dell’incredibile avventura è un giornalista, Orazio Pedersoli, che spinto da un’irrefrenabile bisogno di svelare e raccontare un mistero decide di lasciare la moglie sola al mare a Rapallo (che in piena estate fa molto più paura di qualsiasi disavventura possa accadere) e immergersi, letteralmente anima e corpo, nella ricerca della verità per svelare gli arcani che riguardano labbazia di Chiaravalle, posto stupefacente, alle porte di della metropoli lombarda, che è reso elemento chiave della vicenda.

Alla fine, o durante, la lettura, per assorbire a pieno di dettagli della storia, una gita all’insegna dell’arte è decisamente consigliata!

Alla ricerca di uno scoop che possa svoltagli la carriera, Persoli, e di conseguenza il lettore, si catapulta in un mondo mistico, velato da presagi sinistri. Comincia un’avventura complessa, densa di tensione, in bilico tra la realtà e il sogno. Un ossessione crescente e un pericolo imminente rendono le pagine un piacere, da cui non ci si stacca.

Biscaro è un autore maestro dell’illusione e anche in questo caso ha dimostrato che la linea tra il vero e l’incubo è assai sottile. Molto concreti sono invece i riferimenti storici e artistici, veri (andateli a cercare) e ben narrati. Per esempio, a far da spalla allo sventurato protagonista troviamo Lucrezia, una bella e sagace restauratrice, una ventata di  brillante femminilità, che sta restaurando un dipinto di Hieronymus Bosch, celebre pintore fiammingo di fine ‘400.

La parte più squisitamente noir del racconto è l’antagonista, Faccioli, un grande, potente finanziere, legato a nodo stretto con Chiaravalle. Un uomo crudo, con una moralità discutibile, perfettamente credibile, che rende tutto concreto, attuale e pauroso.

La storia dell’abazia, i capolavori d’arte che l’adornano, sono la sostanza del giallo. Monaci silenziosi, simboli massonici, libri antichi e introvabili, infoltiscono i dubbi. Quello che appare è ben lontano da essere la realtà.

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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