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Archivio per Odissea 2001

2001 tra Kubrick e Clarke | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di una pubblicazione molto interessante, che spiega cosa è successo dietro le quinte del capolavoro 2001 Odissea nello spazio. Un estratto:

La storia della realizzazione di “2001: Odissea nello Spazio” è tanto epica quanto gli eventi narrati dal film – e finora altrettanto misteriosa.

Nel 1964, concluso “Il Dottor Stranamore,” Stanley Kubrick era incerto su come bissare il successo appena ottenuto e stava considerando i temi più caldi del momento; solo quando incontrò Arthur C. Clarke si decise per un film di fantascienza. Occorsero tuttavia più di quattro anni perché “2001: Odissea nello Spazio” arrivasse sugli schermi: un titanico sforzo produttivo e creativo, costellato di ripensamenti, esperimenti, colpi di genio, debiti, litigi, minacce, esaurimenti nervosi e prove di forza.

Attingendo a fonti inedite, tra cui i documenti di produzione del film e il carteggio tra lo scrittore e il regista, 2001 tra Kubrick e Clarke di Filippo Ulivieri e Simone Odino racconta, per la prima volta in modo completo, l’odissea tecnica e artistica dei due autori, getta luce sulla loro relazione altalenante e rivela particolari finora sconosciuti sulla nascita e la realizzazione del “proverbiale buon film di fantascienza” il primo e il più grande film sullo spazio, l’origine della specie umana e il suo destino tra le stelle.

Quella volta in cui Stanley Kubrick spiegò il finale di 2001: Odissea nello spazio | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la spiegazione che Stanley Kubrick diede al finale di Odissea 2001. Quando si dice dell’inumano, no?

Nei giorni scorsi il sito Cinephilia & Beyond ha riportato alla luce un lungo documentario realizzato nel 1980 dal regista giapponese Jun’ichi Yaoi, il quale stava compiendo un’investigazione sugli eventi sovrannaturali avvenuti sul set di Shining. Quello che rende interessante il video, che potete vedere in fondo all’articolo, è una telefonata tra il regista giapponese e Kubrick, durante la quale l’autore spiegava il finale di 2001.

Kubrick racconta che ha sempre cercato di evitare di spiegarlo, perché temeva che l’idea suonasse folle a parole, facendo perdere l’effetto drammatico da lui voluto. L’idea, era che Bowman (Keir Dullea) fosse stato preso da queste entità semi-divine, creature di pura energia e intelligenza e senza alcuna forma. Lo prendono per metterlo in questa specie di zoo per studiarlo. Bowman passa tutta la sua vita all’interno di quella stanza. Solo che per lui il tempo non ha più senso e gli eventi si sviluppano alla stessa velocità vista nel film.

La stanza

Le entità scelgono quella stanza, che era una replica non accurata dell’architettura francese (volutamente non accurata), perché loro volevano dargli qualcosa che Bowman avrebbe potuto trovare bello ma senza esserne sicuro:

Un po’ come negli zoo, quando cerchiamo di ricreare l’ambiente naturale degli animali ma non siamo così sicuri di esserci riusciti.

Semidio

Quando hanno finito con lui, come accade in molti miti e culture nel mondo, Bowman viene trasformato in una super entità e rimandato sulla Terra, trasformato in una sorta di superuomo:

Possiamo solo immaginare cosa accadrà una volta tornato, è lo schema di molte mitologie e qualcosa che abbiamo cercato di suggerire.

Warner Bros. Pictures celebra i 50 anni di 2001: Odissea nello spazio | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dei festeggiamenti per i cinquant’anni di 2001: Odissea nello spazio. Cosa prevedono i festeggiamenti?

Il film tornerà nelle sale italiane il 4 ed il 5 Giugno prossimi, come film evento. Warner Bros. Pictures presenterà inoltre al 71° Festival di Cannes una copia in 70mm ottenuta dal negativo originale attraverso un procedimento di ricreazione fotochimica, senza ritocchi digitali o modifiche al montaggio, che consentirà al pubblico di rivivere l’esperienza di 50 anni fa.

L’evento è uno dei momenti epocali della nostra era, andiamo tutti al Cinema il 4 e 5 giugno?

Echoes dei Pink Floyd: un inno edificante alla ricerca dell’empatia universale – Auralcrave


Uno stupendo studio su Echoes, la song dei Floyd che più di tutte mi conquista, che più di tutte le song mai scritte abbraccia in pieno la caratteristica del capolavoro. Su Auralcrave.

Echoes: a mio avviso, la migliore canzone dei Pink Floyd. Un testo poetico, intenso avvolto da armonie profonde e intime. Un brano molto complesso che nacque casualmente: mentre Wright stava suonando il pianoforte amplificato filtrato da un Leslie (altoparlante ruotante), una nota andò in risonanza, un feedback. All’ascolto la band pensò che quelle sonorità fossero interessanti e ci lavorò sopra. Essendo casuale, la possibilità di riprodurre lo stesso suono era praticamente vicina allo zero, quindi decisero di mettere all’inizio del brano proprio quel suono registrato in quel giorno. Un poema sonoro, con testo fantascientifico e atmosfere surreali.
Echoes si intitolava inizialmente Return To The Sun Of Nothing e venne eseguita per la prima volta, con questo titolo, il 15 maggio 1971 al Garden Party del Crystal Palace di Londra. La traccia segna una svolta importante nelle tematiche trattate dai Pink Floyd: l’attenzione della band, che ha lentamente abbandonato l’immaginario psichedelico caro a Syd Barrett, si sposta verso la dimensione umana e i problemi di interazione che la contraddistinguono.
Ma qual è il suo significato? Echoes, dirà Waters in un’intervista, fu il tentativo di descrivere “il potenziale che gli esseri umani hanno di riconoscere l’umanità presente nel prossimo e rispondere a questa con empatia piuttosto che disinteresse”.
Il brano descrive appunto il potenziale che l’uomo ha e che è rimasto inespresso, soffocato dalle ambizioni, dalla ricerca di successo, potere e denaro. L’intera canzone è un invito alla meditazione per ricongiungerci all’universo, alla piena armonia. Un invito a ricercare l’essenziale a puntare alla condivisione, alla solidarietà abbandonando il nostro individualismo.
Un modo originale e insolito per gustare pienamente questo capolavoro? Vedere questo video che unisce la musica a immagini tratte dal film di fantascienza 2001: Odissea nello spazio.

La controcultura nel Monolito di Kubrick | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo particolarmente ricco di Carmine Treanni che esplora il mondo di Odissea2001 e il contesto sociale dell’epoca, la psichedelia delle immagini, i significati reconditi che il tutto evoca. Con l’aiuto di brani di Salvatore Proietti: imperdibile, questa lettura. Un brano:

L’assunto di base di questo saggio è che il 1968 è l’anno in cui matura un processo di rivoluzione culturale che vede come oggetto il target giovani e come soggetto… l’oggetto estetico e consumistico allo stesso tempo. Rivoluzione estetica e comunicazionale. Nel 1968 si entra nell’era della liberazione dei segni, del sovvertimento delle gerarchie. Un processo che proviamo a raccontare attraverso la lente di un film come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che esce nelle sale di tutto il mondo proprio nel fatidico 1968. Una pellicola apparentemente distante – sia per genere (la fantascienza) sia per contenuti – dal clima di allora, ma che in realtà è una perfetta metafora ed una sintesi del processo che investì i giovani e la cultura a partire dal 1968. Un oggetto culturale che è diventato esso stesso segno di una rivoluzione, nel cinema in generale ed in quello di fantascienza in particolare.

Il grande regista americano voleva in realtà che lo spettatore – quello di allora, ma il discorso vale anche per oggi – si lasciasse trasportare dall’esperienza visiva che in realtà il film è, se si pensa che in tutta la pellicola – che dura la bellezza di 143 minuti – ci sono solo 25 minuti di dialogo.

Un film che si deve “leggere” innanzitutto con i sensi: gli occhi per guardare l’immensità dello spazio in cui si staglia l’astronave in viaggio verso Giove, per indagare sulla comparsa di un misterioso monolito nero; le orecchie con cui si devono ascoltare le immense musiche scelte dallo stesso regista per accompagnare le immagini, su cui spicca Il Danubio Blu di Johann Strauss Jr., ma che è anche una delle chiavi di lettura del film, nel suo manipolare immagini tecnologiche e suoni del passato, motivi più popolari come appunto il brano di Strauss e composizioni arcigne, carpite all’avanguardia accademica, come la Lux Eterna di György Ligeti.

Non c’è alto e basso nell’arte, come nello spazio. Un film da vedere, rivedere, e ancora (ri)visionare.Un film che si può definire psichedelico, e che come sottolinea Enrico Ghezzi, nella monografia che ha dedicato al regista americano (Enrico Ghezzi, Stanley Kubrick, L’Unità/Il Castoro, Milano 1995):

Per milioni di spettatori che dal ’68 a oggi hanno decretato il trionfo del film a dispetto di chi parlò di «noia abissale», 2001 è stato soprattutto un’esperienza sensoriale (non solo visiva) del tutto nuova, la percezione di uno «spazio» inedito, con dentro un seguito di eventi straordinariamente semplici contrappuntati dall’apparizione di una forma «semplice» (il monolito) e definita nelle sue funzioni (far compiere un salto alla Storia e quindi alla storia) ma incomprensibile e misteriosa quanto alla provenienza e al senso.

E, allora, in conclusione non possiamo non sottolineare con Proietti che:

[…] un film come 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (2001: Odissea nello spazio, 1968) […] sarà un omaggio alla cultura psichedelica, non solo per la componente visiva (il balletto tecnologico, la visione cosmica) ma anche per il racconto. Ripercorrendo la storia umana nella vicenda di un homo faber ineluttabilmente legato alla violenza (la scimmia che scopre il primo utensile, un osso per uccidere, e lo lancia in aria – con uno stacco che lo trasforma nella fantastica stazione spaziale orbitante), con un’esplorazione dello spazio tragica per colpa del novello mostro di Frankenstein, il computer sfuggito alla programmazione, arriviamo all’epopea visionaria del sopravvissuto, fra giochi di luce psichedelici e scene passate, fino alla comparsa di un feto che, si presume, rappresenta il successivo passo nell’evoluzione (stavolta, forse, diverso dalle premesse umane). Anche queste fantasie sono al centro della controcultura […].

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