HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Paganism

Dio Sole


Restano soltanto alcune emozioni dopo che il sole è andato giù, inondando di rosso psichico ogni angolo della tua visuale in cui, ragioni, il sole è rimasto una divinità dagli inizi della vita umana, utilizzato in modo diverso ma sempre idolatrato come un dio gratuito, e potente.

NON-WGT 2021 – Pink Turns Blue – Your Master Is Calling


Il popolo goth nel cuore della Germania oscura e antica, barbara, che danza nel suo nero abissale…

Abrasive Trees – Now You Are Not Here EP


Una band che non conosceva, in cui occasionalmente milita anche Pete Yates ex FieldsNephilim. Spectral, intricate, immersive, e tutto ciò è assolutamente catartico.

Odoya presenta “Almanacco dell’orrore popolare” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Almanacco dell’orrore popolare. Folk horror e immaginario italiano, uno degli innumerevoli libri che Odoya sforna a ritmo impressionante e che raccontano, dal lato saggistico, il Fantastico e tutte le sue radicazione nella nostra esistenza. Curato da Fabio Camilletti e Fabrizio Foni, si pone nel solco a metà tra saggio e prosa indicato da queste note:

Un ricchissimo volume che si occupa degli scrittori che si sono cimentati con una certa costanza nei vari tipi di letteratura d’immaginazione, dal meraviglioso allo strano, dal gotico al perturbante, dal fantastico tout court al weird fino appunto ai generi di consumo della narrativa del terrore, della science fiction e del fantasy.

Da qualche tempo, in Gran Bretagna, si parla di folk horror per indicare quel miscuglio di isolamento rurale, paganesimo e paure ctonie che sembra animare come un filo segreto la cultura degli anni Settanta, tesa fra occultismo, psichedelia e incubi rurali, ma non solo: in certe atmosfere del passato più prossimo, ma anche e soprattutto i rapporti che noi contemporanei intratteniamo con quelle atmosfere, si cerca in esse un antidoto al vuoto di senso che sembra caratterizzare il presente.

Almanacco dell’orrore popolare non è solo un viaggio alla scoperta del folk horror della provincia italiana. È, anzitutto, un’indagine sulle tensioni più segrete che animano la cultura della penisola: l’onnipresenza del passato e la compresenza di antico e moderno, la permeabilità tra mondo subalterno e cultura alta e lo slittare continuo tra centro e margine – sia esso geografico, sociale o culturale – che dà alla cultura italiana un’impronta perennemente decentrata, diasporica, soggetta a ibridazioni. Almanacco dell’orrore popolare raccoglie saggi, racconti e testimonianze senza inseguire una (impossibile) completezza. Ne risulta un singolare missaggio, nel quale pop e folk, invenzione e tradizione si confondono: delineando così l’ombra di una Repubblica Invisibile della quale facciamo tutti, inconsapevolmente, parte. I contributi del volume sono firmati, tra gli altri, da Danilo Arona, Luigi Musolino, Franco Pezzini e Claudia Salvatori.

Trace | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine il mediometraggio Trace, un’operazione direi simile al film Primo Re in cui si raccontava l’epoca di Romolo e Remo, in un’ottica per molti versi assai probabile utilizzando un latino arcaico. Qui si utilizza invece il norreno antico e la coerenza forse è inferiore rispetto al capolavoro di Matteo Rovere, però il risultato è godibilissimo lo stesso. Buona visione.

Racconta la storia di Baldr, un esploratore che ha visto civiltà lontane ai confini del mondo. Da loro porta conoscenze che possono aiutare la sua gente a costruire un futuro migliore. Ora deve sfuggire a Gorm e al suo clan malvagio, che cercano di distruggere tutto ciò che può mettere in discussione il loro modo di vivere.

Giovanna d’Arco, le Fate e “San Michele” | AxisMundi


Su AxisMundi – dove, come sempre, gli articoli sono molto interessanti – un piccolo trattato su Giovanna d’Arco e le fate, e le sue visioni mistico-surreali. Un buon estratto:

Sebbene molti ritengano che, storicamente, l’Europa sia da quasi mille anni interamente cristiana, lo studio delle testimonianze d’epoca, a partire dai processi alle streghe e dai canoni ecclesiastici, ci racconta una storia ben diversa, che emerge tra le pieghe per chi la sappia vedere. Per gli studiosi della storia delle religioni dell’ultimo secolo, d’altronde, la contrapposizione cultuale e ideologica che oppose, per quasi due millenni, il cristianesimo e le religioni native europee è cosa nota.
Giovanna d’Arco era nata a Domrémy: questo luogo era noto nell’antichità per aver dato i natali a numerosi sensitivi e guaritori, individui cui nella tradizione celtica si attribuisce la cosiddetta «seconda vista». Non lontano dal villaggio svettava un faggio, denominato dai popolani «l’Albero delle Fate» o «delle Signore». Era un faggio, da cui si ricavava ogni anno, per la festa di fine anno, il «palo di maggio» (o, più semplicemente, «il maggio»). A poca distanza sorgeva una fonte sacra,  alle cui acque si attribuiva il potere di guarire le febbri. Giovanna fin da bambina danzava intorno all’Arborum Dominarum, intrecciava ghirlande di fiori freschi e ne decorava i rami in onore all’immagine di Santa Maria di Domrémy, e «cantava canti e carmi con certe invocazioni». È evidente che il substrato mitico e sacrale del luogo è tutto fuorché cristiano: siamo nell’ambito del culto delle Fate (Faés) o «Dame Bianche», di sapore inconfondibilmente celtico. Quella del fairy-tree è una tradizione ancora oggi diffusa in Irlanda: io stesso ne ho visitati un paio, presso la sacra collina di Tara e la tomba a corridoio di Carrowkeel, siti entrambi risalenti al Neolitico (il che la dice lunga sulla longevità storica di certi culti).

Era inevitabile che prima o poi se ne accorgesse anche il potere ecclesiastico, ancor più allarmato in quanto correva voce tra i popolani che Giovanna avesse ricevuto la sua missione divina dall’Albero delle Fate. Sotto le sue fronde aveva udito delle voci, che da quel momento in poi la indirizzarono in tutte le decisioni più importanti della sua vita. Durante gli atti processuali, interrogata dagli inglesi, confessò che la sua madrina aveva visto le Fate e ci aveva parlato, ma sottolineò il fatto che ella era «una donna buona, e non una divinatrice o una strega». Le confessioni della giovane ricordano quelle dei Benandanti friulani quando vennero interrogati dall’Inquisizione, tra il XVI e il XVIII secoli, sui proprî caratteristici culti «estatico-agrari», di netta impronta pagana: come questi anche Giovanna riceve nottetempo le visite di un «angelo di luce», che scoprirà poi essere San Michele.

«Quelli della mia parte sanno bene che la voce mi fu mandata da Dio, hanno visto e conoscono questa voce. Anche il mio re e molti altri hanno udito le voci che venivano a me… Vidi lui [San Michele] con gli occhi del mio corpo, come vedo voi», si difese Giovanna, affermando di averlo visto molte volte prima di sapere che era San Michele, quando era ancora bambina. Obbedendo alle voci, la novella Vestale era convinta di fare la volontà delle «Persone Sante», di cui San Michele era il comandante nella millenaria guerra contro il Male. Rifiutò ostinatamente di giurare sul Vangelo e fu difficile persuaderla a fare lo stesso col messale, e quando le domandarono se avesse mai bestemmiato Dio, rispose che «non aveva mai maledetto i Santi». Chiestole se avesse mai rinnegato Dio, affermò di «non aver mai rinnegato i Santi»: «io credo alla Chiesa che è in terra».

Giovanna era convintissima della sua missione divina, e nessuno avrebbe potuto convincerla del contrario. La Francia, d’altronde, si era salvata grazie a lei, e alle voci a cui ella obbediva. All’inizio del processo disse che «era venuta da Dio» e che «non aveva niente da fare qui», chiedendo a gran voce di essere rimandata al più presto donde era giunta. Come il Salvatore cristiano, sapeva già che il suo tempo era limitato, perché glielo avevano rivelato le voci delle Persone Sante: sarebbe stata presa «prima della festa di S. Giovanni», cioè il solstizio d’estate. Tuttavia le dissero anche che non doveva affliggersi ma accettare fino in fondo il suo destino e la sua missione, che sarebbe infine giunta nel regno dei cieli. Su queste entità divine, che sebbene negli atti del processo denomini «angeli» presentano molteplici punti di contatto con i fairies (lett.: «i luminosi», «gli splendenti») del folklore celtico, aveva detto ai suoi accusatori: «Vengono spesso tra gli uomini senza che nessuno li veda; io stessa li ho visti molte volte in mezzo alla gente».

Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento – Club GHoST


Su ClubGHoST una mia recensione a Somnium Hannibalis, romanzo storico di Chiara Prezzavento su Annibale visto dopo la disfatta di Zama. Eccola qui:

Scrivere un romanzo storico presuppone un paio di forti capacità del narratore: rigoroso contesto storico (history), collegato a una storia (story) in grado di colpire profondamente il lettore. Ovvero:

  1. La verosimiglianza storica del romanzo – o del racconto – deve essere stringente; lo scrittore deve conoscere molto bene il periodo storico su cui intende innestare gli eventi romanzati, studiando a fondo ciò che accadde in quei luoghi nel momento preso in esame.
  2. L’autore deve saper tratteggiare bene i protagonisti, esistiti o meno, con tutte le verosimili suggestioni e condizionamenti culturali di quell’epoca.

Su questa base, il romanzo Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento soddisfa potentemente ogni presupposto. Parliamo della storia di Annibale, inserito nel contesto successivo alla sconfitta della Seconda Guerra Punica, quando era alla corte di Antioco III re di Siria.
La quarta:

Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.
Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.
Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.
In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.

Il pretesto del romanzo è quindi Annibale che racconta al Re la sua Campagna d’Italia, finita indegnamente dopo trionfi su trionfi, dopo epiche battaglie che ancora fanno storia. Barca cova il suo inesauribile risentimento per Roma e vuole coinvolgere il re siriaco nell’eterna pugna contro la Città Eterna, e per questo gli racconta fin nei minimi dettagli venti anni di Campagna svelando istanti, misteri, drammi, dubbi, esitazioni, esaltazioni, vittorie, passi falsi, grandi ingegni, tessendo una trama sottile talmente verosimile da farci apparire Annibale di fronte ai nostri occhi, mentre sbirciamo oltre il libro per ascoltarlo raccontare ogni evento avvenuto allora, quando Roma sembrava sull’orlo della sconfitta finale e il modo razionale di combattere dei Romani soccombeva al suo modo levantino di dare battaglia, creativo ed elevato alle potenze della sua mente che nemmeno Scipione l’Africano, pur alla fine vittorioso, seppe eguagliare.
Annibale sarà un vostro amico, al termine del libro, e il desiderio di ricominciare la lettura della Prezzavento vi sembrerà un ottimo modo per penetrare ancora più a fondo in quei tempi lontani per respirare ancora una volta l’atmosfera cruenta, antichissima e reintegrata di ogni entropia che il tempo le ha fatto perdere.

Alberi mistici


Assorbito dalle litanie intense di ardore e psichica espansione ti siedi, giaci ai piedi di un albero ancora pregno di ogni rivolo mistico, e lasci andare le visioni delle energie non più cercate, ma ancora vive.

Il signore delle furie danzanti di Luigi De Pascalis – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. la mia recensione a Il signore delle furie danzanti, di Luigi De Pascalis. Eccola qui:

Come si viveva a Roma verso la fine del IV secolo d.C., nel caos sociale e politico determinato dalla decadenza dell’Impero Romano e dall’affermazione del Cristianesimo, quando gli antichi dèi perdevano rapidamente importanza e gli imperatori, sempre più deboli e ininfluenti, finivano spesso per morte violenta? Il degrado sociale colpiva soprattutto le fasce basse della popolazione, che vivevano in un contesto di miseria incipiente e violenza sempre più accentuate, ed è proprio in questo scenario che Luigi De Pascalis colloca il romanzo Il signore delle furie danzanti, edito nuovamente da La Lepre Edizioni e che prelude a una trilogia dove la figura dell’investigatore, cardine di molte pubblicazioni del Fantastico – penso banalmente a Sherlock Holmes, ma anche Carnacki, dr. Silence, senza contare tutti gli inquirenti che hanno attraversato la storia del Giallo – viene incarnata da Caio Celso e dal suo braccio destro Alipio i quali, proprio attraverso una trama Gialla che assume le tinte esoteriche della declinante religione pagana, si misurano con una figura sovrannaturale che risponde al nome del dio Dioniso.

Non è facile muoversi tra le case romane di quell’epoca, e non nascondo che una grande fascinazione di tutto il romanzo passa proprio per la stratificazione della Roma di allora con quella dei secoli a noi più vicini, fino a tratteggiare strade e ciottoli che usualmente calpestiamo in questi anni 2000; nel romanzo, però, tutto è appunto una detective story quasi noir, e questa considerazione certo non svilisce una storia scritta molto, molto bene e che a volte sfocia nel sovrannaturale e che, in fondo, rende tutta la nostra esistenza come un immenso sensorio weird.
De Pascalis rende vivido un mondo che non c’è più dicendoci però, con un sussurro, che alla fine non è che adesso ci siano molte differenze rispetto a 1.500 anni fa; che le trame per prendere il potere discendono dalla Filosofia, che viene presto dimenticata per la sete di comando che è crudele, che non ringrazia ma fagocita l’ego con un senso del religioso che invece dovrebbe essere elevazione, comunanza, amore.

Ricordatevi di queste verità quando qualcuno, in nome di un dio o di una supposta ragione qualsiasi, vi chiederà di distruggere un amico, un congiunto o qualsiasi altra persona che voi avete avuto a cuore: tutto quel male vi tornerà indietro e vi polverizzerà, e chi ne gioverà sarà soltanto un sistema inumano di potere. Questo è il messaggio insito nel Signore delle furie danzanti e a noi resta il compito di farne tesoro, nei secoli dei secoli.

Cosmogonia – Intervista a Mariano Equizzi: Diana, 6 1 mito!


Bella intervista di Fabrizio Catalano a Mariano Equizzi sul tema, sul progetto tecnologico e culturale di realtà aumentata 6 1 mito. Ascoltatela attentamente: sviscerare il tessuto urbano delle nostre città italiche – Roma, nel caso in questione – in funzione dei miti ancestrali che in età classica si sono condensati in divinità è cultura, e che oggi sono diventati supereroi e altre amenità americane varie.

AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Jakob Iobiz

Scrittore

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

Mágica Mistura✨

Uma mistura mágica de poesia, imagens, música, citações, atualidades e velharias do Brasil e do mundo,sempre com um toque de inconformismo ...

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Paesaggi dell'Anima

Gallerie da Vinci

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

Tra Racconto e Realtà

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: