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Archivio per Paganism

Cosmogonia – Intervista a Mariano Equizzi: Diana, 6 1 mito!


Bella intervista di Fabrizio Catalano a Mariano Equizzi sul tema, sul progetto tecnologico e culturale di realtà aumentata 6 1 mito. Ascoltatela attentamente: sviscerare il tessuto urbano delle nostre città italiche – Roma, nel caso in questione – in funzione dei miti ancestrali che in età classica si sono condensati in divinità è cultura, e che oggi sono diventati supereroi e altre amenità americane varie.

Sol Invictus – Black Easter


Capolavori pagani.

CHTHONIA – Asphodel


Attraverso lo spazio o il tempo, attraverso le dimensioni, rimane il tuo infinito spleen abissale di ricordi.

CHTHONIA – Key to the Moon / Aktiophis


Attraverso le porte dell’oscurità.

Dead Can Dance – Dionysus [Full Album]


La potenza di Dioniso, di un mondo perduto, della polvere di stelle e della magia sessuale.

Baccanti


Le evoluzioni dei baccanti si rispecchiano in ogni natura potente e poderosa di energia incarnata, provengono dalle stelle ma si fissano in un giardino di polvere cosmica divina.

COSTANTINO, IMPERATORE CRISTIANO FINO A UN CERTO PUNTO | GiornalePOP


Su GiornalePOP un lungo articolo che esamina il lavoro che Alessandro Barbero ha compiuto con il suo saggio Costantino il Vincitore, in cui ha analizzato l’imperio di Costantino I, personaggio controverso, spartiacque della storia imperiale romana, il cui senso potrebbe essere molto diverso dalla diarchia di significati che spesso gli vengono attribuiti. Un estratto:

La cosa bella di Barbero è il suo continuo uso di fonti primarie. Quando un libro di storia affronta le voci originali è sempre divertente e educativo: la legislazione di Costantino in materia di evasione ed elusione fiscale o in materia di corruzione dei pubblici ufficiali letta oggi insegna molto, soprattutto che in 2.000 anni non è cambiato nulla a parte le pene molto meno cruente del rogo e della crocifissione.

“Costantino il Vincitore” è un libro di ottocento pagine. Sono ottocento pagine che partono appunto dalle fonti primarie, se vi manca il coraggio di affrontare l’analisi testuale delle opere di Eusebio di Cesarea, di Lattanzio o di Zosimo non è il libro per voi. Tenete conto che quella è la parte leggera: ci sono interi capitoli dedicati alle epigrafi dei cippi miliari e su come si possa ricostruire l’attività legislativa di Costantino basandosi sul materiale del Codex Teodosianum o su quello giustinianeo.

Su Costantino ci sono due grandi filoni di pensiero.

Secondo un filone di pensiero Costantino è il primo imperatore cristiano, si è convertito grazie alla famosa visione della croce e della scritta In hoc signo vinces prima della battaglia di Ponte Milvio contro il pagano persecutore Massenzio. Dopo di che, per ringraziare Dio della vittoria, fonda numerose basiliche (a Roma San Pietro e San Giovanni) e promulga l’editto di Milano che dà la libertà di culto ai Cristiani. Infine convoca il concilio di Nicea per affermare la forma ortodossa del cristianesimo e combattere “l’eresia” ariana, cioè un’altra corrente del cristianesimo.
Secondo la seconda corrente di pensiero Costantino era un furbo cinico che non credeva in niente e che ha scelto una nuova religione per unificare un impero traballante, magari modificando il cristianesimo con i dogmi e selezionando i libri sacri.

Barbero, analizzando passo dopo passo le singole fonti, spiega come entrambe le rappresentazioni siano errate e in molti dettagli semplicemente false.

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Il bosco sacro dei Parioli e il capodanno nella Roma antica – TRIBUNUS


Conoscere questi luoghi, quelle empatie, quei piccoli segni che lasciano filtrare il contatto trascendentale… Su Tribunus qualche nota sul bosco sacro dei Parioli.

A Roma, nell’area dove sorge l’attuale quartiere di Parioli, nell’antichità vi era un Bosco Sacro, che i Romani credevano fosse abitato dalle Ninfe. Quest’area verde era intoccabile, le distese di arbusti erano come templi, e tutto ruotava attorno a una sorgente naturale (Piazza Euclide, ndr). Intorno a quest’ultima era stata costruita un’enorme vasca, che raccoglieva l’acqua della polla: questa sacra sorgente era dedicata a una divinità molto antica: Anna Perenna, che presiedeva allo scorrere del tempo, e del suo continuo rinnovarsi.
Non a caso, uno degli auguri che i Romani si scambiavano era: “Annare Perreneque commode”, cioè “Trascorrere un ottimo anno da capo a coda”. Un buon auspicio, pronunciato soprattutto in occasione del Capodanno.
In epoca repubblicana, questa festa era celebrata attorno alle celebri Idi di Marzo (15 del mese), mentre in età alto imperiale vennero anticipate al primo di Gennaio.
In migliaia si radunavano attorno alla sacra fonte per banchettare, divertirsi, e cantare. Lunghi tavoli erano posti lungo la via Flaminia, e l’alcool scorreva abbondante.
Secondo il poeta Ovidio, la festa era molto giocosa e a chiaro sfondo erotico, poiché la celebrazione aveva un carattere iniziatico, e molto donne avrebbero perso la verginità in tale occasione. Nella fonte, inoltre, i Romani gettavano molte offerte, tra le quali uova (simbolo di fecondità e fertilità) o pigne (simbolo di fertilità, ma anche di castità).
La fonte di Anna Perenna continuerà a esser il fulcro del culto legato alla fertilità, al buon augurio, e alla festa per il nuovo anno almeno fino al III secolo d.C. Intorno al IV-V secolo sarà usata solo per pratiche oscure legate soprattutto alla superstizione popolare. L’imperatore Teodosio ne vorrà la definitiva chiusura, per via della proibizione dei culti pagani.

Apparizioni Mariane & “Dame Bianche” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo intervento di Marco Maculotti sulla continuità delle apparizioni della Madre, attraverso epoche pagane e postpagane, nel Centro e Sudamerica. Un estratto:

Ha recentemente destato preoccupazione, tra i cattolici tradizionalisti, la celebrazione del rituale dedicato a Pachamama, Dea Madre della tradizione andina, nell’ambito del Sinodo Pan-Amazzonico, svoltosi in Vaticano durante il mese di ottobre 2019. Molti tra i fedeli e pure diversi ecclesiastici e teologi hanno visto nel rituale una celebrazione contro-iniziatica, idolatrica, addirittura “satanica”, accusando tra le altre cose la curia di Roma di mirare a sostituire il Culto Mariano con quello profano ed “ecologista” della Madre Terra.
Non vogliamo in questa sede impelagarci in discorsi teologici vertenti sui dogmi della Vergine Madre né tantomeno sostenere una concezione stricto sensu sincretica fra la medesima e le più svariate figure femminili venerate dalle altre religioni, quanto piuttosto limitarci a riportare alcune riflessioni volte ad analizzare l’aspetto archetipale delle Apparizioni Mariane al di là dei dogmi cattolici, nonché a mettere in luce alcune caratteristiche inaspettate e ricorrenti che sembrano non presentare soluzione di continuità con i culti precristiani.

Molti elementi delle Apparizioni Mariane degli ultimi secoli sembrano richiamare Misteri molto più antichi del cristianesimo. È per esempio il caso del già menzionato caso della Vergine di Guadalupe che apparve il solstizio d’inverno del 1531 presentandosi contemporaneamente come la Vergine Maria e la Inninantzin Huelneli, cioè la «Madre dell’Antico Dio», vale a dire Quetzalcoatl, il «Serpente Piumato», la divinità più elevata del pantheon precolombiano. Ritorna dunque anche in questa tradizione l’immancabile “incontro” tra Femminino e Serpentino, addirittura a più livelli: secondo la tradizione, Quetzalcoatl era infatti nato dalla dea Coatlicue, letteralmente traducibile come «Gonna di Serpenti», personificazione della natura madre e dell’aspetto femminile della divinità, che l’avrebbe concepito verginalmente, ingravidata da un frammento di giada, pietra particolarmente sacra nell’antico Messico.
Si vedrà dunque come anticamente, nella tradizione azteca così come in un numero infinito di culti precristiani, la figura della Madre di Dio coincideva anche, tra le altre cose, con quella della Madre Terra, e quindi comprendeva ipso facto sia l’aspetto benevolo e consolatore di cui si è detto sia quello terrifico, altrove rinvenibile sotto forma di culti come quello indiano di Kali o, per rimanere in ambito cristiano, in quello omologo delle cosiddette «Madonne Nere» o di «Sara la Nera» per gli Zingari, che analogamente alla Dea Nera degli Induisti coniugano in una sola persona divina i due aspetti predetti, come pure la Santa Muerte così venerata nel Messico odierno.
Il rapporto esistente tra la Madonna e la morte, d’altronde, è troppo ricorrente per non essere rilevato: si è già detto che numerose Apparizioni Mariane degli ultimi decenni hanno portato alla rivelazione profetica di immani disgrazie come guerre e carneficine. Jean Markale, parlando della «Legione di Maria» [10] esistente in Irlanda fin dai primi secoli cristiani, fa della Vergine (e anche di Sant’Anna) un doppio funzionale dell’antica dea celtica Ana o Dana, omologa della Diana italica, divinità selenica; d’altronde, anche la Madonna viene tradizionalmente rappresentata con i piedi al di sopra di una falce lunare.
Dea della nascita come della morte, attraverso la sua “porta” (in latino ianua) avveniva la nascita nel nostro mondo e soprattutto, dopo la morte fisica, quella al mondo degli dèi e dei Tuatha de Danann: «nel momento in cui si oltrepassa trionfalmente la porta, si penetra nel mondo degli Anaon, vale a dire dei Trapassati», accedendo così al mondo degli dèi. È lo stesso Markele a sottolineare che «non si raggiunge la dimora di Dio se non passando per il mondo dei morti», di cui Ana-Diana-Maria detiene le chiavi similmente alla Reitia degli antichi Veneti, Dea Madre e Signora dell’Aldilà, divinità della natura, della fertilità, della guarigione e della salute, o forse meglio sarebbe dire della salvezza (nella concezione delle culture tradizionali sovente i due termini si confondono).

Giuliano, l’imperatore Apostata | STORIE ROMANE


Su StorieRomane un profilo dell’imperatore Giuliano l’Apostata, chiamato in modo così dispregiativo dai Cristiani che mal tolleravano il ritorno al paganesimo propugnato dal principe. Purtroppo finì male, fu una sorta di restaurazione la sua, ma i tempi erano irrimediabilmente cambiati e nulla si poté fare per arginare l’onda montante di fanatismo, violenza, soprusi di cui i cristiani di quel tempo – e del successivo – si fecero autori.

Giuliano si dimostrò un buon amministratore e comandante, vincendo gli alemanni ad Argentoratum (Strasburgo) nel 357 d.C. venne infine acclamato Augusto e imperatore dai soldati gallici nel 360, scontenti alla notizia di Costanzo II che aveva chiesto quei reparti per la sua campagna persiana. Giuliano tentennò, ma infine accettò: non si venne allo scontro solo perché Costanzo II morì prima, in Cilicia: l’imperatore pagano era rimasto unico imperatore (pare che Costanzo lo avesse adottato in punto di morte).
Dopo la morte di Costanzo, il 3 novembre del 361, Giuliano rimase unico imperatore, senza avere altri oppositori; raggiunse Costantinopoli senza problemi, grazie all’appoggio di Saluzio, che era stato suo quaestor sacri palatii in Gallia e che, allontanato da Costanzo, aveva permesso poi di farlo accogliere pacificamente in oriente. Giuliano promosse innanzitutto il culto pagano a discapito del cristianesimo, nonostante un primo editto di tolleranza del dicembre 361, impedendo poi ai maestri cristiani di insegnare (dicendo che gli insegnamenti, perlopiù pagani, erano in contraddizione con la fede), dall’estate del 362. Anche per questo motivo, e per aver rinnegato gli insegnamenti ricevuti in tenera età, venne chiamato dai cristiani Apostata.

Tuttavia Giuliano non perseguitò mai direttamente i cristiani, cercando invece di favorire in ogni modo i pagani, realizzando una gerarchia sacerdotale analoga, e di combattere la povertà, togliendo dunque due delle basi su cui la fortuna del cristianesimo si basava. Scrisse anche moltissimo, tra cui il Misopogon (Odiatore della barbara), un’operetta satirica contro chi, ad Antiochia, lo prendeva in giro per la barba. Ancora più famoso fu Contro i Galilei, in cui l’imperatore muoveva un durissimo attacco ai cristiani, definendo la religione dei seguaci di Cristo basata essenzialmente sulla superstizione e credenze erronee e prive di fondamento. Ma comunque Giuliano era un filosofo, e fu più che altro un propugnatore del neoplatonismo. In seguito alla sua morte, avvenuta durante la ritirata della campagna persiana, vennero ripristinati gli antichi privilegi ai cristiani, la cui religione diverrà con Teodosio religione di stato.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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