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Archivio per Paganism

La Befana e Diana: origini pagane dell’Epifania – Nemora


Su Nemora un post che analizza le origini del mito epifanico, così come viene inteso ai giorni nostri. Un estratto:

La figura della Befana e la festività dell’Epifania hanno origine nei riti propiziatori della fertilità che presero forma fra le popolazioni italiche nel X-VI secolo a.C.
Il termine epifania letteralmente significa “manifestazione, presenza divina, apparizione”. La credenza voleva che il 6 gennaio, 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (il quale ricorreva il 25 dicembre, data in cui in seguito venne stabilito il Natale cristiano), delle ninfe volassero al di sopra dei campi benedicendo il raccolto.
Sovente queste entità benefattrici vennero associate alla dea Diana – divinità non solo della caccia, ma anche dei cicli lunari e delle coltivazioni – e alle sue ancelle, altre volte alla divinità minore Sàtia o ad Abùndia.
L’avvento del cristianesimo non riuscì a soffocare questa celebrazione, tuttavia l’immagine della divinità venne trasmutata in quella di una strega, benché benevola. Da questo derivano le fattezze grottesche della vecchina e il suo abbigliamento. La scopa è da sempre associata al concetto di purificazione e, nella fattispecie, della pulizia spirituale. Per differenziarla dalle malefiche megere, nell’immaginario Medievale collettivo ci si figurava la Befana cavalcare la scopa al contrario, tenendo le remaglie di saggina di fronte a lei.

Ancora una volta, i miti arcaici sono stati reinterpretati dal cristianesimo in chiave di controllo delle anime, dei corpi e delle menti. Diffidate da questo culto deviato e nocivo.

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Ora è il solstizio buio


Tutto è rallentato, ogni energia psichica è rappresa in una lentezza colma di vibrazioni. Yule, l’apice dei Saturnali e il solstizio buio, danzano continuamente davanti ai miei occhi e dentro di me, è una magia esoterica antichissima di cui non posso aver cognizioni di memoria, ne vedo anche ora tutti gli effetti e le manifestazioni. È la vera festa, adesso; la festa è qui, dentro e fuori, ovunque, bello da impazzire.

Io Saturnali


Pronto alle feste, da domani, in questi giorni di presagi e tempeste oniriche in cui la morte fa spesso capolino, al di là e al di qua della barriera.

Comincia il momento più bello dell’anno, fino al solstizio buio e poco oltre, fino al termine dei Saturnali, il 23. Amo essere così pagano, pur non essendolo.

Miti del Nord di Neil Gaiman arriva in libreria | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Miti del Nord di Neil Gaiman, che arriva in libreria.

Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell’antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord. Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti.

Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un’impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir – il più saggio fra gli dèi – il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.

Brillante e divertente, Miti del Nord è una magistrale carrellata del pantheon scandinavo e della bizzarra natura degli dèi: ferocemente competitivi, capricciosi, predisposti all’inganno e a farsi governare dalle passioni. Un universo antico, ricco e affascinante a cui la penna vibrante di Gaiman è in grado di infondere una vita nuova e decisamente attuale.

A conferma, quindi, della passione che Gaiman ha per il pantheon degli dèi norreni, questo lavoro imperdibile traccia una linea di bellezza e rimpianto per il paganesimo, getta una luce umana sulle divinità che, perciò, si rendono più vicini a noi. O noi a loro?

Arthur Machen e il risveglio del Grande Dio Pan – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un articolo molto approfondito su Arthur Machen e il suo rinascimento pagano, assai affascinante. Un estratto dall’articolo:

«Tutto scaturì da una casa solitaria che s’innalzava sul versante di una collina, sotto un grande bosco e sopra un fiume, nella regione in cui sono nato […] Per qualche ragione, o per nessuna ragione, quella casa che sorgeva ai confini e presso le verdi mura del mio giovane mondo divenne per me oggetto di misteriosa attrazione. Divenne uno dei numerosi simboli del mondo di meraviglia che mi era offerto. Divenne, per così dire, una parola importante nel linguaggio segreto mediante il quale erano comunicati i misteri. Pensavo sempre ad essa con una sorta di timore reverenziale, persino di spavento».

I romanzi di Arthur Machen trasudano letteralmente di quella atmosfera onirica, “fatata” e “arcadica”, reminiscenza di un mondo rurale e pastorale che fu fino ai tempi della colonizzazione e conquista cristiana dell’arcipelago britannico, e che in molte aree rurali — tra le quali il Gwent gallese, in cui Machen nacque — si mantenne più o meno integro sino alla fine del XIX secolo. Suddetta infatuazione quasi fiabesca e questa “nostalgia delle origini” di eliadiana memoria non sono particolarmente evidenti nell’opera prima dello scrittore, ma emergono in tutta la loro eterica meraviglia in seguito, con The Hill of Dreams (scritto dal 1895 al 1897 e pubblicato solo nel 1907), The White People (scritto nel 1899 e pubblicato nel 1904) e A Fragment of Life (anch’esso pubblicato nel 1904).

Ionica – La finestra di Hopper


Se abbiamo abbattuto le loro statue
se li abbiamo scacciati dai loro templi
non per questo gli dei sono morti. O terra
di Ionia, sei tu ch’essi amano ancora.
Quando il mattino d’agosto ti avvolge tutta
nella tua aria passa un vigore di quella loro
vita e una figura d’efebo, indecisa,
immateriale, a volte corre via veloce
sull’alto delle tue colline.

Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie
(Einaudi, 1968)

Grazie a Francesca Fichera, per quest’abisso di splendido paganesimo e poesia.

Eìs Apóllona | LaMisuraDelleCose


Sul blog LaMisuraDelleCose un rapido excursus su Apollo, sulla sua energia e sulla necessità di sottomettersi che si prova al suo cospetto. Un estratto:

La descrizione di Apollo richiede stile sublime: un’elevazione al di sopra di tutto ciò che è umano. La citazione è di Winckelmann ed è riportata da Walter Otto (Gli dèi della Grecia, 1944) il quale, a proposito del luminoso figlio di Zeus, scrive: «Apollo accanto a Zeus è il dio greco più significativo […], è impossibile immaginare che egli possa comparire senza dar prova della sua superiorità». Le sue manifestazioni sono grandiose, la sua voce risuona con la maestà di un tuono e chi lo incontra non solo ne è intimamente scosso, ma risente nella sua potenza tutta la caducità dell’esistenza terrena.

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