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Níundi interview music video introduction


La constatazione degli abissi oltre.

Gealdýr – Völuspá (Official Music Video)


Nel norreno mistico e surreale istinto, ti rifugi…

“Zothique n. 4”: Arthur Machen e il fascino panico del perturbante – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una estesa disquisizione su Arthur Machen e la sua opera sulle culture cultuali celtiche, delle creature fatate, e sui rapporti che lui ha avuto con le società ermetiche ignlesi del XIX secolo. Le considerazioni partono dal numero 4 della rivista Zothique, già recensita qui.

Nel suo saggio del 1919, Das Unheimliche, Sigmund Freud prendendo spunto dalle intuizioni del collega Ernst Jentsch indagò la natura di questo strato della vita psichica:

« Non c’è dubbio che esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che ingenera angoscia e orrore, ed è altrettanto certo che questo termine non viene sempre usato in senso nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso. È lecito tuttavia aspettarsi che esista un nucleo particolare, che giustifichi l’impiego di una particolare terminologia concettuale. »

Nondimeno, ben prima delle ricerche freudiane e oltre un decennio dopo, Machen scandagliò tale sentimento in lungo e in largo, conducendo il suo pubblico all’interno di quel nucleo che lo psicanalista austriaco aveva soltanto abbozzato. Il presente corposo volume, comme d’habitude curato con grande passione e professionalità da Pietro Guarriello, ricostruisce organicamente tale esperienza, attraverso numerosi contributi critici e cinque racconti (di cui quattro dello scrittore gallese) rimasti fino ad ora inediti in Italia.

Arthur Llewelyn Jones nacque a Caerleon-on-Usk il 3 marzo del 1863, figlio del pastore anglicano John Edward Jones e della scozzese Janet Robina Machen, da cui prenderà il cognome d’arte. Nelle sue memorie rimarcò come la sua più grande fortuna sia stata quella di essere nato nel cuore del Gwent, in un vero e proprio caleidoscopio di leggende.

All’interno del suo mirabile studio inserito nella seconda parte dell’albo (pp. 181-222), Le fate, le streghe e la porta per l’Altro Mondo: rilievi folklorici ed etnografici sull’opera di Arthur MachenMarco Maculotti ricorda come già Jorge LuisBorges avesse rilevato la fiera identità celtica di Machen, attraverso cui «poté sentirsi oscuramente vittorioso e antico, radicato nella propria terra e alimentato da primitive scienze magiche». Caerleon, Isca Silurum per i romani, è anche identificata con Camelot, la fortezza di re Artù. Infine, è una delle terre maggiormente interessate dalla tradizione dei fairies, le enigmatiche creature che abitano il Regno segreto, pregevolmente tratteggiato dal presbiteriano scozzese Robert Kirk sul finire del Seicento (The SecretCommonwealth, scritto nel 1692 e pubblicato per la prima volta solo nel 1815).

Nell’opera macheniana, tuttavia, si assiste a più riprese a un capovolgimento radicale della percezione post-shakespeariana di questi esseri, in quanto l’autore gallese, appassionato studioso di folklore celtico, recuperò la visione tradizionale e perturbante del cosiddetto “piccolo popolo“. Ne La storia del sigillo nero, il professor Gregg, alter ego dell’autore, sembra riferirsi direttamente a Kirk quando afferma:

« Così come i nostri antenati avevano chiamato “fatati” o “buoni” gli esseri terribili perché li temevano, li avevano anche rivestiti di forme affascinanti, ben sapendo che la verità era assai diversa», giungendo alla conclusione per cui fate e diavoli sarebbero di un’unica razza e di un’unica origine.

Green gods


Le divinità verdi si apprestano a modificare i tuoi fantasmi interiori, rivestendoli e rinforzandoli di energia aliena.

Not My God’s – Sowing Discord (Official Music Video)


I pagani mistici continuano a essere tra noi.

Il simbolismo dei due solstizi, da Giano bifronte ai due Giovanni – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo trattato su Giano, la divinità bifronte dei Romani che ha molteplici significati – come la gran parte delle divinità del mondo antico – sfruttate poi dai primi e anche dai meno antichi cristiani per riadattare il culto passato alle nuove direttive dogmatiche e politiche. Un estratto:

Quando la Chiesa Cattolica progressivamente incominciò a sostituirsi all’antica religione pagana, edificò chiese al posto dei vecchi templi e gradualmente sostituì santi e martiri nei giorni delle festività politeiste. Era, infatti, una strategia accorta quella di conservare l’abitudine delle periodiche festività rituali proprio negli stessi luoghi di culto per mantenere continua la partecipazione del popolo. Le prime chiese sorsero da prima come rimaneggiamento dei luoghi sacri preesistenti, in seguito, quando ormai le presenze si erano assicurate e fidelizzate alla nuova religione, vennero abbattute le costruzioni originarie e sulle loro rovine furono edificati i nuovi santuari. Ne abbiamo notizia da S. Agostino e dalle lettere ai vescovi
La dea madre, alla quale erano dedicati numerosi templi, fu sbrigativamente cristianizzata, per così dire battezzata, e costretta ad una conversione forzata. La maggior parte delle attuali chiese denominate Notre Dame erano originariamente consacrate ad essa, alla dea madre cioè, o comunque ad una divinità femminile che la Chiesa tolse rapidamente di mezzo per poi dedicarle alla propria dea madre, la Vergine Maria, spesso fusa e confusa con la Maddalena.
Analogamente molte divinità pagane furono redente e adattate alla nuova dottrina sempre allo scopo di mantenere unita l’assemblea dei fedeli. Per questo motivo molte festività e ricorrenze dell’antica religione vennero sfruttate per la certezza del consenso che conservavano. Ne sono un esempio i riti solstiziali che furono ben presto rimaneggiati: tanto è vero che il loro nume, Giano Bifronte, fu subito sdoppiato in due santi. Ma questa volta la sostituzione non riuscì agevole: infatti nonostante i nuovi patroni, le feste del sole, profondamente radicate nella cultura contadina e popolare, continuavano ad essere dedicate a Giano e costituirono un problema di gestione per la Chiesa Cattolica che alla fine del primo secolo veniva a conservare ancora una commistione di liturgie cristiane e pagane.
Perciò i protettori del solstizio furono più volte sostituiti ma sempre senza successo. Inizialmente questa trasformazione era sembrata banale, ma con il tempo, verso il 605, l’impossibilità a conciliare altri santi con l’adorazione del Sole, mise le Congregazioni dei Vescovi nella necessità di approfondirne il culto per ricercare tra i martiri o i beati qualcuno il cui operato fosse compatibile con i movimenti dell’astro. L’esigenza di recuperare la festa costrinse la Chiesa a cercare di penetrare il suo significato più antico e profondo.
Se prima dunque esisteva un nume dai due volti, bisognava ora cercare due santi con un volto solo, con un solo dato in comune cioè ma con opposto significato analogico. Impresa non da poco. Si dovette penetrare il profondo ed arcano concetto del bifrontismo, che era già presente nell’antica dottrina ermetica e che forse per primo Pitagora teorizzò. Egli aveva riconosciuto in natura dieci coppie di opposti fondamentali e pertanto aveva supposto che fossero conciliati da un principio di armonia unitario: ogni coppia cioè veniva ad essere governata dall’unità.
Tale concezione ha permeato diversi aspetti della cultura del passato. Ad esempio la ritroviamo nell’arte dove, come concetto di abbinamento è apparentata con l’immagine di simmetria o nella poesia con alcune figure retoriche quali il palindròmo. Questa è la possibilità di leggere egualmente nei due sensi una stessa frase. Come nel quadro magico di Pompei “Sator arepo tenet opera rotas” (il seminatore con il sua aratro regge con saggezza l’universo) che si poteva leggere nei due sensi sia in verticale che in orizzontale da destra a sinistra e viceversa. Per tale suggestiva opportunità al quadro vennero attribuiti poteri magici.
Per contenersi all’interno dell’idea di bifrontismo bisognava quindi conoscere a fondo Giano ed i suoi significati. Giano si identificava con la luce del sole, con la divinità che illuminando fa vivere le cose e per tale immagine poteva ricordare l’inizio del vangelo di Giovanni: l’altro Giovanni ne veniva per conseguenza poiché aveva lo stesso nome ma un significato simbolico opposto in ragione del necessario bifrontismo da conservare. Fu in questo modo che dopo molti tentativi e dopo un difficile studio, intorno all’850 furono designati i nomi dei due Giovanni, per sostituire liturgicamente le festività solstiziali: S. Giovanni Evangelista il 27 dicembre, al solstizio d’Inverno e S. Giovanni Battista il 24 giugno, al solstizio d’Estate. La posizione dei due Giovanni nel nuovo calendario risultava pertanto in perfetto accordo con la funzione di cristianizzare un culto pagano in grazia del loro simbolismo allegorico.
La Chiesa Cattolica, accettando il significato di Giano, aveva attribuito un valore metaforico di Luce ai due santi. Essa riconobbe nel Battista l’emblema dell’Acqua redentrice, vale a dire della Luce di Cristo riflessa nell’acqua battesimale, come la luce lunare, poiché di lui era stato detto: «Egli è l’Elia che deve venire»; mentre nell’Evangelista riconobbe l’immagine della luce del Sole contrapposta alle tenebre, della rassicurazione contrapposta alla paura, perché è questo il significato dell’Apocalisse (letteralmente, «Rivelazione»), ed ancora della Resurrezione contrapposta alla Morte, dato che è riportato proprio nel vangelo di Giovanni l’episodio di Lazzaro.
Il nuovo stato di cose soddisfaceva adesso un po’ tutti: sia chi aveva un’estrazione popolare e contadina ed era stato sempre più cedevole e disposto al cambiamento e sia chi non lo era stato affatto come le antiche corporazioni e le confraternite dei costruttori. Queste, infatti, avevano ereditato dalle istituzioni iniziatiche e dagli antichi Collegi, specialmente greci e romani, l’uso di onorare i Solstizi, per rendere omaggio alla forza più grande della natura, cioè al Sole.

Aima and The Illusion of Silence – Eis Elion


La fascinazione di passati mai sopiti, mai sfumati in visioni evanescenti.

EXCITER’S – Fate (Official Video)


Alla ricerca del bosco sacro…

Paleowolf – Homeworld


Alle falde delle entità arcaiche.

Il Terrore e l’Estasi: “La collina dei sogni” di Arthur Machen – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un fluente articolo che celebra l’opera di Arthur Machen nel giorno del suo compleanno – oggi. Un estratto:

Nelle pagine del romanzo (La collina dei sogni) si possono dunque intravedere le difficoltà e privazioni che segnarono quegli anni di vita di Machen, dalla realizzazione del divario insormontabile esistente tra vita reale e vita ideale — un leitmotiv nell’opera macheniana — alle insidie insite nella stesura del libro: infatti, benché «ebbro di sentimenti e fantasie arcane, desidera[sse] con ardore tradurre ogni emozione in parole scritte», Lucian/Machen si rende conto che «[i]l grande mistero del linguaggio, la magia della parola, continuavano a sfuggirgli: le stelle brillano soltanto nell’oscurità della notte e il loro splendore si dilegua alla luce del giorno».

Il narratore percepisce «l’esistenza di cose nascoste e spaventose, fuori e dentro di lui», al punto che «il paesaggio del cuore si rifletteva nel mondo circostante e viceversa»: «le selvagge colline a cupola e i boschi che si profilavano minacciosi nel buio gli sembravano simboli di qualche tremendo segreto nascosto nelle fibre più recondite di quell’estraneo ch’era diventato ai suoi stessi occhi». Come nella migliore tradizione folk-horror britannica, il territorio si trasmuta in un «paesaggio che frantuma in modo netto l’ego del protagonista […] attraverso il contatto con l’Antico così come con il surreale e il sovrannaturale».

È evidente, qui come in tutto il romanzo, l’influenza esercitata su Machen dal decadentismo francese, da Huysmans a Baudelaire, secondo cui la Natura è da vedersi come un «tempio vivente», una «foresta di simboli» che solo il poeta, grazie alla sua sensibilità e veggenza, può decifrare; tema, questo, peraltro caro anche al contemporaneo William Butler Yeats.

È solo uno dei tanti passaggi citati nell’articolo, tutti meritevoli di attenzione perché tutti tendenti a un mondo surreale, a una descrizione di realtà inesistenti sotto cui si agitano innumerevoli cosmi di energia, di oscurità, di surrealtà non descrivibili attentamente e scientificamente se non col metro delle proprie percezioni e sensibilità. Un capolavoro di uomo, Machen, e di verità.

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