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Baubo. Dea della gioia | Iridediluce


Sul blog IrideDiLuce un interessante post a metà tra antropologia e storia delle religioni dedicato a Baubo, dea dalle interessanti connotazioni sensuali e femminili. Un estratto:

Gran parte del mistero che circonda la dea Baubo deriva da connessioni letterarie tra il suo nome e i nomi di altre dee. A volte Baubo viene indicato come la dea Iambe, la figlia di Pan ed Echo descritta nelle leggende di Omero. La sua identità alla fine si mescolò anche a quelle delle dee precedenti, quali dee madri / vegetazione come Atargatis, una dea originaria della Siria settentrionale, e Kybele (o Cibele), una divinità dell’Asia Minore. Per evitare confusione, farò riferimento a lei semplicemente come Baubo nel resto di questo articolo.

Gli studiosi hanno rintracciato l’origine del Baubo in tempi molto antichi nella regione mediterranea, in particolare nella Siria occidentale. Dea della vegetazione, la sua ultima apparizione come serva nei miti di Demetra segnano la transizione verso una cultura agraria dove il potere si è ora spostato su Demetra, la dea greca del grano e del raccolto. Questo ci porta al meraviglioso racconto in cui si incontrano Baubo e Demetra, come raccontato nei misteri Eleusini. Baubo è descritta in questa storia come una serva di mezz’età del re Celeo di Eleusi.

Secondo i miti, Demetra stava vagando per la Terra in profondo lutto per la perdita della sua amata figlia, Persefone, che era stata violentemente rapita da Ade, il dio degli inferi. Abbandonando i suoi doveri di dea di portare fertilità alla terra, si rifugiò nella città di Eleusi. La dea sconvolta, travestita da vecchia, fu accolta nella casa del re.

Tutti nella famiglia del re cercarono di consolare e sollevare l’animo della donna gravemente depressa, ma senza risultato, finché non si presentò Baubo. Le due donne  iniziarono a chiacchierare: Baubo propose una serie di commenti umoristici e audaci. Demetra cominciò a sorridere. Quindi, Baubo sollevò improvvisamente la gonna di fronte a Demetra.

Diverse versioni di questo racconto forniscono immagini molto diverse di ciò che Demetra vide sotto la gonna di Baubo, ma qualunque cosa avesse visto, alla fine la sollevò dalla sua depressione:  rispose con una lunga e abbondante risata di pancia!

Alla fine, con il suo spirito e la sua fiducia ripristinati, Demetra persuase Zeus ad ordinare ad Ade di liberare Persefone. Quindi, grazie alle buffonate oscene di Baubo, tutto si sistemò ancora una volta nel mondo.

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Valkyrie leather armor tiara


L’essenza della bellezza oscura norrena associata alla gioventù. Immagine di raro fascino.

Diana Nemorense e il Templum Dianae – Nemora


Vengo da una recente visita al Museo delle navi romane, a Nemi (vicino Roma), e l’energia del bosco sacro di Diana, di cui tutta l’area ne conserva ancora il magnetismo, mi porta a esplorare – almeno attraverso le fonti – il vicini Tempio di Diana; lo faccio ora riproponendovi un post di Nemora.

Nelle rovine del Tempio di Diana Nemorense sorge un piccolo altare, il quale è ricoperto perennemente di offerte di fiori, frutti, candele, incensi ed ex voto di vario genere. A cavallo del Templum Dianae è oggetto di visite anche da parte di pagani e wiccan provenienti dall’estero e passeggiando al suo interno in questo periodo è possibile trovarlo meravigliosamente decorato. Pare che 2400 anni dopo non sia cambiato molto da queste parti.

L’energia, che non si esaurisce, che lascia filtrare l’antico rivolo di conoscenze che nessun cristiano è stato capace di estirpare…

Un’ultima annotazione sulla tecnologia dei Romani: era molto avanzata, ingegneria ineccepibile soprattutto oggi, quando a crollare sono manufatti di appena mezzo secolo, mentre opere di duemila anni fa rimangono maestosamente e funzionalmente in piedi. Erano davvero molto più avanti di noi. Dove è iniziata l’ucronia?

Cherudek – IV rilettura


Rileggo per la quarta volta Cherudek. Ed è sempre più bello e intrigante, magistrale la capacità di scrittura e d’immersione nella trama, nelle immagini evocate, nelle mimiche facciali, escogitate dal Magister

L’alt-right all’assalto del black metal | L’indiscreto


Su L’indiscreto un lungo articolo che indaga le radici – ideologiche e antropologiche – del BlackMetal del Nord Europa, che hanno scatenato come side-effect la nascita di aggregazioni sfruttate dalla Politica Oltreoceano, in ossequio all’intuizione Baudrillard e Debord che tutto è merce di un mercato sovrano. La marmellata ideologica e religiosa che ne deriva è sconcertante, e tutto sembra soggiacere a forze oscure e arcaiche che potrebbero essere dietro all’Iperliberismo

Ma è proprio la storia del black metal a fornirci le chiavi di lettura decisive per comprendere la natura dell’Alt Right insieme, forse ai suoi difetti fatali. Perché in un certo senso il black metal porta con sé, fin dalla nascita, certe pulsioni che l’Alt Right elabora in ritardo di trent’anni.

10 agosto 1993, Oslo, Norvegia. Varg Vikernes uccide Øystein Aarseth in seguito a un litigio. Nonostante si difenda con la teoria dell’autodifesa, verrà condannato a ventuno anni di carcere, il massimo previsto dalla legge norvegese. Questo fatto di cronaca nera assume tinte più fosche se consideriamo gli pseudonimi dei due attori. La vittima è Euronymous, leader dei Mayhem e figura di riferimento per la scena black metal scandinava, il carnefice è Burzum, il discepolo, bassista negli stessi Mayhem, che abita nel retrobottega del maestro e finisce per maturare un conflitto di potere nei suoi confronti. Il black metal era nato pochi anni prima proprio a quelle latitudini, declinando i lati più estremi e grezzi del thrash in una creatura nuova, dedita al culto del male come metafora per il ribaltamento dello status quo. Migliaia di parole sono state spese per comprendere come mai la scintilla di un genere così abrasivo si sia innescata proprio in Scandinavia. Tra i punti cardine c’è il sostrato culturale di quelle terre, cristianizzate in epoca tarda e dotate di un senso di appartenenza mai del tutto sopito. Burzum e Euronymous, al centro del movimento che fu battezzato “Inner Circle”, denunciano la mancanza di un’identità smarrita e intendono recuperarla combattendo il Cristianesimo, da rimpiazzare con una religiosità antica, “naturale”. Siccome più che filosofi sono dei ventenni esaltati da pulsioni di ribellione, propagandano il concetto bruciando chiese. Il rogo della bellissima Stavkirke di Fantoft, una chiesa in legno, diverrà la copertina di Aske, il primo album solista di Burzum.

Quel che colpisce di questo fenomeno è la duttilità del metal come contenitore e veicolo espressivo: nell’arco dei soli anni ’80 si passa dall’insofferenza un po’ punk insita nel thrash, quello dei primi Metallica ad esempio, al machismo un po’ modaiolo dei gruppi inglesi, per finire con la violenza sonora del death e con l’ibrida mostruosità partorita in Scandinavia e dotata di un impianto ideologico potente, per quanto deviato. Il secondo dettaglio,non meno importante, è che il black metal nasce scevro da connotazioni politiche. Certe idee si avvicinano a correnti di estrema destra e i personaggi tangenti a quell’Inner Circle finiranno in carcere per aggressioni a omosessuali e persone di colore, eppure un genere così radicale è allergico per definizione ai compromessi tipici della politica. Lo stesso Euronymous, ad esempio, era di fede comunista. Lo sbocco naturale del movimento è quello spirituale, religioso, ma se i gruppi black metal primitivi invocano Satana e demoni vari, lo fanno in riferimento a un certo satanismo d’antan, quello del Sentiero della Mano Sinistra e di personaggi come Aleister Crowley: affascinante ma antiquato, con pochi contatti con la realtà del 1993 e quasi nessuno con quella odierna. Non a caso, quando i black metallers originali si avvicinano alla politica, si rivolgono piuttosto agli anni ’40 e scelgono l’hitlerismo esoterico di Miguel Serrano. Un’ottima facciata, perché se il metal coltiva il gusto per l’immagine eclatante, il black conduce questo concetto all’estremo. Gaahl, leader dei veterani Taake, ha offerto un’eloquente risposta quando è stato accusato di aver mostrato la svastica sul palco, nel 2007. “Non siamo nazisti, assolutamente”, ha spiegato. “Abbiamo usato la svastica come un qualsiasi altro simbolo del male. Quelli classici, il pentacolo e la croce rovesciata, non fanno più paura a nessuno”.

Tolto tutto ciò che è scenico, quando si entra in una dimensione più profonda, il black metal fa sul serio. Durante la detenzione, Burzum è divenuto una figura di culto pubblicando album autoprodotti – un’originale commistione con ambient ed elettronica – e stampando pamphlet per divulgare le proprie teorie. Il suo rapporto con l’estrema destra è complicato, con periodici deliri razzisti che lo portano a rinnegare e accettare ciclicamente il nazismo, ma il tema portante è quello dell’odalismo. In reazione alla desacralizzazione della società contemporanea, la stessa di cui parla il teorico della Nouvelle Droite Alain de Benoist, Varg Vikernes/Burzum propone una spiritualità strutturata nella forma di una religione primigenia. Il richiamo al paganesimo è evidente.

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