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Hoedh – Hymnus (Neuroprogrammierung)


Volersi guardare dentro e scoprirsi placidi e muti come un mese prima del solstizio buio; chiudere gli occhi, gli sterminati prati dei Campi Elisi odorano di fresco.

Pagani in espansione


Indefiniti suoni di un richiamo, e le parole scivolano non viste sotto il mantello di verde intenso. Un momento di paganismo espanso.

Il Grande Dio Pan | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine.it la recensione a una nuova edizione de Il grande dio Pan, indimenticabile capolavoro di Arthur Machen. Un estratto:

La grandezza di Il Grande Dio Pan di Arthur Machen è testimoniata dall’ancora attuale resistenza verso opere che mostrino il nostro mondo attraverso lo specchio deformante dell’interpretazione letteraria. Perché questo è il romanzo breve di Machen: il racconto di un evento scatenante che apre le porte a mondi contigui al nostro, compenetrati. Mutatis mutandis per linguaggio, inquietudini e spunti di riflessione, siamo davanti a un’opera che potrebbe aver detto tutto su come descrivere gli orrori del mondo moderno.

Se H.P. Lovecraft, autore dell’introduzione contenuta nel volume, e Stephen King non nascondono la loro diretta ispirazione al modus operandi di Machen, non posso nascondervi che nella lettura ho provato gli stessi inquietanti brividi che mi hanno suscitato gli orrori di J.G. Ballard e Clive Barker. Non sono analogie stilistiche, ciascuno scrittore è figlio del suo tempo, ma più che altro inerenti allo stesso grado di sensibilità verso gli orrori nascosti dietro le quinte della realtà. La visione laterale di Machen si allarga, fino a diventare frontale, avvolgendo il lettore fino all’ultima pagina.

Trees


Nel folto dello scuro, le vibrazioni dell’energia.

Diana Nemorense e il Templum Dianae – Nemora Nemora


Su Nemora.it un bellissimo post che tratteggia il culto di Diana Nemoranse, venerata nell’antica Roma il 13 di agosto. Uno stralcio dell’articolo a metà strada tra la Storia delle religioni e l’Antropologia.

Il 13 agosto ricorreva una delle festività più sacre nell’antica Roma: il Templum Dianae, giorno dedicato alla dea Diana, signora delle selve, dea della natura, della caccia, della luna, dei campi arati e protettrice delle donne caste.
I romani di ogni estrazione sociale, in questa occasione, salivano sul tempio dell’Aventino per effettuare i sacrifici. Gli schiavi partecipavano assieme agli uomini liberi, Diana infatti veniva considerata la Madre di tutti, senza alcuna distinzione.

L’origine del culto di Diana si rintraccia nell’area dei Castelli Romani, precisamente a  Nemi, dove ancora oggi si ergono fra la vegetazione i resti del Tempio di Diana Nemorensis  (italianizzatoDiana Nemorense) -ovvero “Diana dei sacri boschi”- edificato intorno al IV secolo a.C. Questo luogo era testimone del cruento rituale di sacerdozio del Rex Nemorensis.
Con l’avvento del cristianesimo il tempio di Diana Nemorense fu abbandonato, spogliato dei suoi marmi e delle decorazioni, utilizzato come cava per materiali edili e infine dimenticato per essere poi riscoperto più di un millennio dopo.

Il culto di Diana, tuttavia, non si estinse del tutto con l’arrivo della nuova religione, soprattutto nelle campagne. Diana continuò a essere venerata dalla popolazione, fortemente osteggiata dalla Chiesa Romana, anche se parzialmente assimilata dall’iconografia cristiana.  Molti dei suoi attributi finirono per essere trasferiti a Maria Vergine, primi fra tutti i simboli del serpente e del corno lunare, che Diana porta sul capo e che invece la Madonna schiaccia sotto a un piede. La stessa figura della Befana vede i suoi natali della trasfigurazione post-cristianesimo di Diana, la quale si credeva volasse sui campi, a cavalcioni di una scopa attorniata dalle sue ninfe, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio per benedire il nuovo raccolto.
Diana divenne la protettrice degli oppressi e dei deboli, adorata da focolai di testardi pagani e, nella sua manifestazione lunare, figura cardine di un fenomeno che prese piede nella campagne italiane e che fu vivo e fervente fino al XIX secolo: la stregheria.

Lankenauta | Il Grande Dio Pan


Su Lankenauta la recensione ll’ultima edizione de Il Grande Dio Pan, di Arthur Machen, edizione arricchita di molti contributi critici. Un estratto:

Le parole di Michele Tetro in merito all’opera di Arthur Machen (“Guida alla Letteratura Horror, ed.Odoya”) le possiamo ricordare anche e soprattutto ad introduzione de “Il Grande Dio Pan”, forse il romanzo (breve) più noto dello scrittore britannico: “L’ambiente fatato del Galles, in cui venivano a fondersi miti e tradizioni pagane, celtiche e cristiane, parve operare per Machen come base di una ricerca, in principio decadente ed estetizzante votata alla scoperta di terrificanti altrove, oltre la fallace realtà percepita dai nostri sensi, celti alla comprensione umana, la cui intrusione nel nostro mondo, avvenuta la sconsideratezza di esperimenti scientifici o l’utilizzo di pratiche magiche, costituisce il peccato, l’essenza di un Male primievo e aberrante, veicolo di corruzione, degrado sessuale, violenza e morte” (pp.280).

L’orrore prende vita, infatti, nel laboratorio del dottor Raymond, un chirurgo che si dedica alla cosiddetta “medicina trascendentale” e che vuole testare un’operazione sulla sua figliastra diciassettenne, forse sua amante (“il dottore si curvò gentilmente a baciarla sulla bocca”): il fine è quello di svelare la realtà per quello che è, far vedere il mondo reale al di là delle barriere costruite dai sensi. Incurante delle sorti della giovanissima Mary, il chirurgo pratica una lesione mirata nel cervello della sua cavia e l’effetto è subito devastante: la ragazza si sveglia, osserva cosa la circonda e, inorridita, precipita in uno stato da cui non si riprenderà più. Lo certifica il dottore, gelido e distaccato: “E’ ormai un’idiota senza speranza. Non è stato possibile evitarlo: dopotutto ha visto il Gran Dio Pan” (pp.36). Un’operazione a cui ha assistito, incredulo e terrorizzato, il signor Clarke, che da tempo raccoglie informazioni su fatti inquietanti per poi raccoglierli in uno “Zibaldone sull’Esistenza del Demonio”. Anche se in questo caso il “demonio” poteva essere riconosciuto anche nelle vesti del cinico dottore, pervaso probabilmente un distorto spirito darwiniano: “Ritengo che la sua vita [ndr: della figliastra Mary] mi appartenga e di poterne fare l’uso più opportuno” (pp.31). Passano gli anni e giungono altre notizie che, pare, abbiano a che fare con quello sfortunato esperimento: una ragazzina di nome Helen Vaugham, di aspetto mediterraneo, quanto meno anomalo per quei luoghi, viene data in adozione ad una famiglia che vive in un villaggio gallese e, dopo poco, avvengono fatti inquietanti e letali; tutti avvalorati da testimonianze, accuse e voci di “pratiche innominabili”, e di un “uomo nudo” che vive nei boschi. Passano ancora gli anni e il signor Clarke, ancora segnato dall’esperienza vissuta nello studio del dottor Raymond, viene a conoscenza di un possibile legame tra la defunta Mary e quanto accaduto nel villaggio gallese. Quelle pratiche “innominabili”, forse pratiche orgiastiche, sembrano proseguire nella grande città londinese e, a farne le spese, sono gli uomini venuti in contatto con una donna di aspetto mediterraneo e di origini mai chiarite. Una sessualità probabilmente sfrenata, almeno da quanto riferito a mezza bocca, perversioni e chissà cos’altro, inducono al suicidio o alla disgrazia le persone venute in contatto con la misteriosa ed esotica signora Beaumont, o con colei che, sotto  altro nome, nasconde origini incomprensibili alla ragione. L’epilogo della vicenda, grazie al racconto – sempre reticente – di raccapriccianti mutazioni, svela solo in parte il mistero, lasciando intuire però cosa si cela dietro quel terrore atavico che annichilisce.

Proprio l’intuizione, il sottinteso diventa anche cifra stilistica del romanzo breve di Machen: le parole non descrivono esplicitamente il mondo del Grande Dio Pan e gli orrori scaturiti dalla commistione della dimensione pagana con quella normalmente conosciuta. Le intuizioni conseguono grazie ad un racconto “a scatole cinesi”, ovvero condotto valorizzando più punti di vista: per forza di cose niente che si mostri apertamente ma di sicuro ripetute allusioni ad un orrore indescrivibile. Allusioni, come leggiamo nella stessa prefazione dell’autore, che, inizialmente, furono ben poco apprezzate dalla critica letteraria del tempo, insieme ad altri temi che potevano toccare la sensibilità della società vittoriana: ad esempio affermazioni tipo “incubo incoerente di sesso” dalla seconda recensione del “Westminster”. Molto diversa l’opinione della critica successiva che, invece, ha apprezzato proprio la reticenza di Machen quale efficace strumento per tenere desta la curiosità e quindi l’attenzione del lettore. Una volta archiviati i condizionamenti moralistici del tempo, giustamente anche la critica più recente ha compreso il forte legame tra gli orrori pagani di Pan e gli effetti devastanti di una sessualità selvaggia che non conosce remore sociali e morali.

Il grande dio Pan | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del ritorno in libreria de Il grande dio Pan, capolavoro di Artur Machen. Per chi ancora non sapesse di cosa c’è tra le pagine del racconto, ecco la quarta:

Uno straordinario esperimento spalanca la porta dell’inconscio su una natura pagana e selvaggia, governata dal caprino dio Pan che semina un terrore osceno e arcano nella Londra di Jack lo Squartatore. Un capolavoro del soprannaturale e dell’occulto in un’edizione illustrata e annotata, arricchita di un’antologia e approfondimenti che svelano un mondo mitico appena dimenticato, pronto a un appassionante risveglio.

Probabilmente la migliore storia horror in lingua inglese. Stephen King

L’edizione di Tre Editori è arricchita da l’introduzione di H.P. Lovecraft, dal saggio Il risveglio della selva, della studiosa Susan Johnston Graf e da un’antologia di scritti e citazioni su Pan; infine, note e appunti di Alessandro Zabini, autore anche della nuova traduzione.

Chiara Prezzavento

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