HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Pier Paolo Pasolini

di Pier Paolo Pasolini


L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società. Non esiste solo il potere che si esercita nelle decisioni, ma anche un potere meno visibile che consiste nel fatto che certe decisioni non sono neanche proposte, perché difficili da gestire o perché metterebbero in questione interessi molto stabili. La grande differenza tra i valori proclamati e i valori reali della società, l’omologazione, fanno pensare veramente a una società totalitaria. Quello che importerà nel futuro sarà il comportamento della più grande forza mai conosciuta: la massa omologata dei consumatori, la stragrande maggioranza degli esseri umani, non più l’ingegno delle élites culturali o l’attività dei politici.
L’identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente a esso dei tratti “moderati”, dovuti alla tolleranza e a un’ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è, infatti, falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all’edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà – se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia – una forma “totale” di fascismo. Ma questo Potere ha anche “omologato” culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della “joie de vivre”.
Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto a essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.

Remoria, capitale del Cyberpunk – Carlo Valeri – Medium


Su Medium.com una breve recensione a Remoria, di Valerio Mattioli, metasaggioromanzo che mi ha davvero aperto universi insperati.

Che cos’è Remoria? È il negativo occulto di Roma, la sua anti-storia, il rimosso che emerge come un rigurgito e preme verso la superficie della città fondata da Romolo. L’autore Valerio Mattioli, classe 1978, ha scritto per Blow Up, Vice, Prismo, Il Tascabile. Già autore di Superonda. Storia segreta della musica italiana (Baldini & Castoldi 2016), ha firmato saggi sul Manifesto accelerazionista di Alex Williams e Nick Srnicek, ma soprattutto a lui si deve la prima pubblicazione in Italia di Realismo capitalista di Mark Fisher, per la casa editrice Nero di cui lo stesso Mattioli è editor.

Il GRA come ouroboros: l’anello dell’occulto, tempo ciclico (e parallelo), senza inizio né fine che contiene e risucchia il quadrato geometrico di Romulia. Accelerazione, velocità, auto-annientamento. Credo, senza mezzi termini, che Remoria. La città invertita (edito da minimum fax) sia un libro epocale, e anche superbamente generazionale nel modo in cui racconta (e crea) gli stimoli percettivi, culturali degli anni ’90, cioè la generazione del sottoscritto e dello stesso Mattioli, mettendola in comunicazione con quella della controcultura del ‘77.

Mattioli rilegge la borgatasfera e la sua storia: il “sacerdote” Pasolini che apre il sabba per poi essere risucchiato dall’Accademia e dalla gentrificazione (le gigantografie dei lounge bar al Pigneto le conosciamo bene, giusto?). E poi l’eroina certo, quella posthippie e tardoromantica raccontata da Claudio Caligari in Amore tossico, (anno 1983, location: Ostia) e quella onirica in bianco e nero del Nico D’Alessandria de L’imperatore di Roma (anno 1987, location: le rovine di Roma). C’è l’iperstizione del geniale demiurgo Stefano Tamburini (1955–1986) con i suoi esperimenti grafici e il suo Rank Xerox, il coatto sintetico che anticipa il futuro e i soggetti sociali dei decenni che seguirono.

Così avrebbe potuto dire PPP


Troppi confronti si risolvono in una distopia distante, polvere psichica che si somma sulle loro elementari ignoranze.

Acculturazione e acculturazione di P. P. Pasolini


Da ascoltare e calare nel reale quotidiano. Notate qualche discrepanza dalle lucide visioni di Pasolini? Il fascismo è oggi soprattutto nei subdoli suggerimenti_comandamenti del Liberismo e nel suo “Il mercato si regolamento da solo”.

Klimt 1918 – Stupenda e misera città – Sentimentale Jugend (2016)


Sui versi di Pasolini, questo splendido brano intimista dei Klimt 1918. Enjoy

Strani giorni: La società dello spettacolo – Guy Debord


Sul blog di Ettore Fobo la recensione a La società dello spettacolo, saggio storico e seminale di Guy Debord. Un estratto, assai significativo che, per sincronicità, arriva a me come una conferma, proprio nel momento giusto.

La mia adolescenza fu feconda di scoperte come questa, inutile citarle tutte ma in questo caso conobbi, attraverso la luce di una scrittura inimitabile e di incomparabile difficoltà, la struttura stessa della società contemporanea, il fondo fangoso della sua alienazione e mi furono forniti i concetti chiave con cui elaborare il lutto del processo di marginalizzazione cui eravamo sottoposti in quanto consumatori e spettatori.

Suddiviso in 221 aforismi strutturati intorno a una visione, a un’idea unitaria di implacabile lucidità e preveggenza, La società dello spettacolo colpisce per la sua compattezza adamantina, che brilla già nell’incipit che è un detournement (termine con cui Debord descriveva un tecnica a metà fra il plagio e la miscitazione) di Marx stesso.

“Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un ‘immensa accumulazione di spettacoli

Rispetto a Marx il termine “spettacoli “sostituisce il termine “merci”, rivelando così implicitamente la loro inquietante intimità. Pensieri taglienti, chiari nella loro funambolica espressione, netti, rovesciamenti improvvisi, chiasmi affascinanti, aforismi che dopo analisi estenuanti forniscono la scintilla di una nuova comprensione del mondo.

La società dello spettacolo è un libro con uno scopo, utopistico, onirico, esaltante, impossibile: sovvertire la società, smontare il modello spettacolare fornendo la teoria per una rivoluzione sentita però come difficile, estrema, non istituzionalizzata nelle forme di allora. Più che una rivoluzione sembra quella che Camus definiva “rivolta”, puro e semplice “no”, elaborato, però, in uno stile di grande bellezza, “no” scagliato contro al “movimento di negazione della vita divenuto visibile” lo spettacolo, perché esso non è innocuo come si credeva è il cuore stesso “dell’irrealismo  della società reale”, quando la realtà si è allontanata in una rappresentazione.

Lo spettacolo da regno delle illusioni è diventato la realtà. Così Baudrillard, negli anni Novanta in cui leggevo per la prima volta La società dello spettacolo, poteva affermare ”La Guerra del Golfo non è mai avvenuta” essendo divenuta lo spettacolo assoluto in un’epoca già volta al virtuale sistematico.

Prevedendo ciò che sarebbe stato e che ai tempi della scrittura del libro era appena agli albori, Debord scrive del “divenire merce del mondo” analizzando con precisione chirurgica le tecniche strategiche del consumismo, dove le merci combattono la più strenua delle battaglie affinché s’imponga su tutto ”la forma merce”. Un oggetto viene posto al centro della vita sociale come fosse la finalità stessa della produzione, oggetto inizialmente aristocratico che racchiude in sé magicamente le tensioni sociali verso quello che Debord chiama ”consumo totale”. L’oggetto magico perde però il suo prestigio nel momento in cui da unico che voleva apparire si scopre di massa, entrando nelle case di tutti, riacquistando così la volgarità del sistema produttivo che l’ha imposto. Già un altro oggetto però entra sulla scena per riproporre la stessa illusione e il ciclo si ripete.

Così Debord racconta delle ”sottigliezze metafisiche” della merce di cui lo spettacolo è la dimensione apologetica, controcanto costante che esalta non le armi e i cavalieri ma le merci e le loro segrete passioni. Lo spettacolo invade totalmente la realtà perché è l’epitome del consumo, la sua emanazione che determina la struttura stessa della città con la messa in circolo di quelle “merci vedette” che sono le automobili e la trasformazione di altri quartieri in quartieri museo, per la spettacolarizzazione della Storia, bene di consumo intellettuale.

Il canto nel vuoto del cosmo. Il 16 settembre 1977 moriva Maria Callas | Necrologika


Su Necrologika un post davvero esteso, che faccio fatica – anzi non riesco proprio – a contenere per la mole emozionale e di informazioni che non conosco, che non appartengono al mio imprinting psichico ma che, è certo, hanno uno spessore notevole e immaginifico, qualcosa che sa di arte ed elevazione dell’umano.

Il 16 settembre del 1977 Maria Callas moriva, nella sua casa di Parigi. Erano passati quasi due anni dall’omicidio dell’uomo che aveva amato nel modo più intenso e disperato, per l’essenza stessa di un amore che non poteva che rimanere irrealizzabile, pur in una sconosciuta vicinanza – Pier Paolo Pasolini.

Voce incomparabile, non solo per timbro ed estensione, ma per il tratto cangiante di empatia emotiva che le permetteva di penetrare la materia musicale fino alle sue percezioni ultime, la Callas non è stata solo La cantante lirica del Novecento, ma un’artista totale.

Filologa della voce (ripropose la resa vocale di Giuditta Pasta nelle opere di Bellini), grande musicista, discepola (sempre insoddisfatta) di se stessa, la ragazza greca che era giunta in Italia piena di paure e di ambizioni riuscì a raggiungere livelli di interpretazione inimmaginabili, modellandosi nella sensibilità e nel corpo, facendo dell’intera se stessa uno strumento di arte. Senza rinunciare mai a vivere, nella più completa ingenuità della passione, nella contraddizione del tenersi sempre vicina una sciarpa per proteggere la voce e fumare, dell’amare un omosessuale convinta di sposarlo, del credere nell’amore di un miliardario che la esibiva come un quadro o un cane di razza. La stessa capacità di assumere contrasti che le permetteva di essere Carmen e Norma, Traviata e Medea essendo tutte e non essendo nessuna.

La voce è uno strumento d’espressione. I suoni sono colori, per esprimere un sentimento; anche per un oratorio, ci si esprime con dei colori. La voce non sono note, e basta. Sono colori, con la voce si dipinge, deve essere anche acidula, mi occorrono tutti i colori per esprimere tutti i sentimenti. Ma ci vuole molta fede, molto istinto e molta sicurezza, anche se mentre si crea un personaggio vengono dubbi enormi: noi siamo interpreti, non compositori, rispettiamo il compositore e il suo stile, poi ne abbiamo in mano il destino.

Libertini e proletari | L’indiscreto


Come le classi lavoratrici tradirono le classi pericolose (e ne furono tradite). Una breve storia delle classi più emarginate e dei loro rapporti con quelle un po’ meno emarginate.

Parliamo di una storia sociale dettagliata, una sorta di resoconto che arriva fino a Pasolini e che punta il dito verso il sistema capitalistico, colpevole anche di aver mischiato i diseredati facendo di tutta un’erba un fascio, fossero “devianze sessuali”, differenze di pelle o di estrazione sociale; a fronte di una borghesia meschina e votata al consumismo, i disadattati possono solo ambire allo status borghese, o acquisire un conformismo di maniera che abbia i connotati della famiglia e del sano e robusto lavoro.

Su L’indiscreto.

Strani giorni: Lettere luterane – Pier Paolo Pasolini


Leggo questo post di Ettore Fobo su Pasolini e sulla sua attitudine all’anticonformismo, raro atteggiamento di cui ci sarebbe estremo bisogno oggi. Un estratto significativo delle riflessioni di Ettore.

Oggi l’intellettuale non è il critico acuto e spietato della società borghese ma troppo spesso colui che fornisce ad essa gli alibi culturali che le servono per opprimerci meglio. Se si rifiuta di fare il pagliaccio in qualche talk show, è pressoché ridotto all’invisibilità e al silenzio.

Tanto più scandalosa appare così oggi la parola di Pasolini, che si è deformata tanto da assomigliare a un grido nel deserto, grido nel deserto che, non a caso, conclude uno dei suoi romanzi, divenuto anche film, “Teorema”, grido che, come nelle parola della poesia che chiude il romanzo, ”è destinato a durare/oltre ogni possibile fine”. E oltre ogni possibile fine il grido disperato di Pasolini continua a riecheggiare. L’Italia, da ottuso paese clerico – fascista, si è trasformata proprio in un deserto, abitato da automi abbruttiti e da consumatori alienati, sotto la spinta di quell’edonismo consumistico che Pasolini definisce ”la rovina delle rovine”. Il mondo agricolo, contadino, millenario, religioso, si è dileguato in pochi decenni per essere sostituito da qualcosa di peggiore, il mondo che abitiamo, dove il trionfo della borghesia ha annientato ogni differenza e compiuto un enorme genocidio culturale; per cui oggi una figura come quella di Pasolini è divenuta, non solo impossibile, ma addirittura impensabile. Il consumismo, definito “penitenziario del consumismo”, con le sue allettanti sirene di falso progresso, è per Pasolini il “nuovo fascismo”, più potente di quello originario perché in grado di modificare nella sostanza e per sempre la società.

Ferragosto 2014 | BooksBlog | Pier Paolo Pasolini


Su BooksBlog, nell’ambito del tema ferragostano, una interessante annotazione di Pasolini. Ve la riporto, nuda e cruda, quotando l’osservazione con tutto il disgusto che i connazionali sanno suscitare in me.

L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Nerxes.com

– Daily writings | for thoughtful & reflective moments.

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

COINCIDENZE

Guardati intorno

Roccioletti

Arte altra e altrove.

La Nuova Verde

Protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Sharing

NEUTRALIZE THE FREE RADICALS

Novo Scriptorium

ἀνθρώποισι πᾶσι μέτεστι γινώσκειν ἑωυτοὺς καὶ σωφρονεῖν.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

ESPLORA L’AVVENTURA

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La community italiana del cinema

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

BREAKFAST COMICS

Best Comics & Graphic Novels / I fumetti da leggere almeno una volta nella vita. Sponsored by CSBNO

La Via del Caos

Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: