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Archivio per Poesia

Transiti Poetici: I “ventitré modi per sopravvivere” di Ksenja Laginja


Su TransitiPoetici una recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja edita da Kipple Officina Libraria nella sua collana VersiGuasti diretta da Alex Tonelli. Un estratto:

Ma perché poi 23 modi per sopravvivere, secondo la nostra Autrice?
Il fatto è che il numero 23 è davvero singolare! Si adatta, e in molti casi ne è il simbolo, a tantissimi fenomeni scientifici, matematici, biologici, eccetera. Ora, la peculiarità sta, non tanto nel fatto che la nostra brava Ksenja sia riuscita, con la sua vasta cultura in proposito (e non solo in questo!), a individuare, a scoprire che tale numero sia davvero significativo, quanto poi a costruirci attorno un progetto poetico davvero rilevante, eccezionale nella sua applicazione e formulazione.
La “sopravvivenza” è dunque legata in un certo qual modo a questi fenomeni, a queste “leggi” di natura (si consideri ad esempio, come Ksenja recita in un suo testo, il numero di coppie cromosomiche umane, che sono giusto 23), alle quali inevitabilmente e ineluttabilmente dobbiamo sottostare, accettando il fatto che possano gestire la nostra quotidianità!
Ognuno dei 23 (guarda caso!) testi di questa silloge si riferisce ad un particolare fenomeno che richiama o si rifà al numero stesso. Ksenja ha un dettato poetico essenziale, quasi epigrammatico, immediato, come è nel suo stile. Sono testi intensi, che celano all’interno, in filigrana, il tema inerente al numero evocato, ma che nello stesso tempo ampliano l’orizzonte con allusioni e rimandi significativi. L’originalità sta pure nel riportare, in calce a ciascun brano (noi per comodità l’abbiamo riportato in parentesi alla fine del testo), l’argomento preciso al quale il testo si riferisce.
Un libro curioso, interessante, colto, che induce a riflettere e a ricercare oltre l’assunto, oltre il dato, oltre tutto quello che, normalmente, si dà per scontato! La poesia, anche qui, e in particolare la poesia di Ksenja Laginja, è maestra di apprendimento, oltre che di emozioni.

“Il sentiero dello sciamano” in Virtual Reality


Il sentiero dello sciamano si arricchisce di uno scenario VR, una rivisitazione delle grotte di Lascaux dove, con musiche di Roger Waters e Veresa Rosalie, presento una visione immersa in suggestioni siderali e surreali; per entrare clicca su https://bit.ly/3B1xzIH.

Il sentiero dello sciamano è la personale silloge poetica edita da Kipple Officina Libraria nell’ambito della collana VersiGuasti diretta da Alex Tonelli; l’opera è acquistabile cliccando su http://www.kipple.it/…/il-sentiero-dello-sciamano…/

Grazie a Mariano Equizzi. Buona visione.

PS – Muovetevi con le frecce direzionali, Q ed E per girarvi su voi stessi a sinistra e destra.

Lankenauta | Libri per l’estate (e non solo) 2021


Su Lankenauta i consigli di lettura delle vacanze e tra essi, quelli di Ettore Fobo che segnala, con mio sommo piacere, la mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano uscita per Kipple Officina Libraria nell’ambito della collana Versi Guasti, curata da Alex Tonelli. Ecco la motivazione:

Questo poema è un corpo di linguaggi che si situano sulla soglia fra sonno e veglia, come visioni ipnagogiche annunciano un risveglio a una consapevolezza ulteriore, risveglio allo sguardo interiore che si scopre essere vasto come lo spazio stellare, voragine, precipizio. Lo sciamano è qui il doppio del poeta, vera zona d’intensità psichica in cui il poeta si specchia, nemesi, origine e scopo dell’attività poetica, raccontata soprattutto come trasformazione della coscienza. Edito da Kipple Officina Libraria, “Il sentiero dello sciamano” di Sandro Battisti, fra gli inventori del Connettivismo, è la dimostrazione che la piccola editoria è il luogo ideale perché il pensiero poetante possa dispiegarsi in tutta la sua originalità eversiva.

Ventitré modi per sopravvivere di Ksenja Laginja (estratto I-VIII) interpretato da Bettina Banchini


Questa è la forte interpretazione che Bettina Banchini fa di alcune poesie di Ksenja Laginja, contenute nel suo Ventitré modi per sopravvivere, edito da Kipple Officina Libraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli.
È un’operazione di aumento sensoriale ed emotivo, un disvelare pieno delle parole mute lette su carta, un rendere sinesteticamente cose che a volte si intuiscono e basta.

IL NUMERO 23 – l’alchimia di Ksenja Laginja | PoesieAeree


Su PoesieAeree Valeria Bianchi Mian recensisce Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja uscita nella collana Versi Guasti di Kipple Officina Libraria. Vi lascio all’incipit della sua valutazione, che prosegue poi con valutazioni tarologiche e numerologiche, assolutamente attinenti al testo esaminato:

Alchimia ‘del verbo’ e del verso, l’opera di Ksenja Laginja. Mescolare le parole, cuocere alla temperatura necessaria per trasformare la sopravvivenza in rinnovamento è ricetta del vero e del sacro, è portarsi al compimento. Ventitré modi per sopravvivere è la nuova preziosa silloge della poeta genovese, edita da Kipple Officina Libraria.
L’autrice ci porta il numero sopra un piatto d’argento: pitagorica poetica del “difettivo, naturale, maggiore della somma dei suoi divisori propri”, e ancora corrispondente alle lettere dell’alfabeto classico ma anche alle coppie di elementi di un altro ‘alfabeto’ che nel rimescolarsi crea l’essere umano – i cromosomi.

Lankenauta | Splendi come vita


Su Lankenauta la recensione a Splendi come vita, di Maria Grazia Calandrone, una delle maggiori poetesse contemporanee italiane. Il tema trattato in prosa/poesia è molto umano – il media poetico indugia spessissimo su tale via – però è affilato come un bisturi ed è estremamente elevato; vi lascio a un estratto della rece:

“Sono figlia di Lucia, bruna Mamma biologica, suicida nelle acque del Tevere quando io avevo otto mesi e lei appariva da ventinove anni nel teatro umano. Sono figlia di Consolazione, bionda Madre elettiva, da me fragorosamente delusa“. Si rimane maledettamente figli, sempre. La connessione di vita con chi ci ha generato e con chi ci ha cresciuto non si dissolve, a prescindere. Maria Grazia Calandrone con il suo magnifico “Splendi come vita”, a mio avviso una delle opere migliori dell’anno, ha avuto il coraggio di scandagliare nella propria e più intima condizione di figlia. Per farlo ha avuto l’altrettanto temerario ardire di ricorrere all’incanto del linguaggio poetico: non esattamente da tutti. Ma i poeti, si sa, fanno poesia anche quando non lo sanno. E in “Splendi come vita” la poesia è sospinta dentro ogni silenzio, ogni memoria, ogni respiro.

Nel 1965, a soli otto mesi, Maria Grazia Calandrone ha una nuova mamma. La donna che l’aveva messa al mondo decide di non poter andare oltre. “Non sembrano premesse favorevoli a scagionarsi dalla constatazione d’essere vivi“, scrive l’autrice quasi citando Cioran. “Ma la vita ci ignora, ignora soprattutto i pregiudizi e l’ovvio. Tutto cicatrizza, a nostra insaputa“. Come a dire che la vita, come nel titolo, splende e un po’, come direbbero altri, se ne frega. Maria Grazia diventa figlia per la seconda volta di una mamma professoressa di Lettere, più in là con gli anni e coi capelli chiari. L’amore tra Consolazione, la mamma bionda, e la piccola Maria Grazia scade quando la bimba ha solo 4 anni: “Sono caduta nel Disamore a quattro anni, quando Madre rivelò Io non sono la tua Mamma Vera“. Il dis-amore non è il contrario dell’amore, il dis-amore è una caduta dall’amore, un precipizio che somiglia alla viltà, una voragine che non ti spieghi e non vorresti, ma c’è.

Poi? Poi si sopravvive come fanno i figli di 4 anni, non avendo alternative né altri ricordi. La confessione della non maternità è, chiaramente, uno squarcio, “il momento della rivelazione della minuscola notizia come un parto a parole, accompagnato da abbondantissimo spargimento di sangue“. Le parole, lunghissime e potenti propaggini, come quelle citate in epigrafe, in questo libro: “Ti accompagno a parole, perché a parole sono nata da te“. Maria Grazia nata (per la seconda volta) da un “fetare” di parole: immagine prorompente e tagliente, dolorosa anche. Consapevolezza a cui si approda da grandi, nel 2020, anno in cui “Splendi come vita” è stato pensato e scritto, non nel 1969, a 4 anni. Ed è nello sprofondare dentro quel luogo esclusivo e inconfessato che è l’anima dell’autrice che si annida la grandezza di questo dolceamaro racconto poetico.

Le parole fanno musica qui, fanno silenzi e pure faville. Tutto è dentro e attorno alle parole, indissolubilmente. Crescere amando e sapendo di non essere amati, non come si vorrebbe essere amati, almeno. È una guerriglia infinita, una ricerca infinita. La ferocia di antichi sentimenti, controversi e macchinosi, che il tempo, e anche la morte, possono tramutare in consapevolezza o in indulgenza o, come nel caso della Calandrone, persino in catartica poesia.

“Ventitré modi per sopravvivere” vince il Premio Terra d’Agavi | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Come riportato in anteprima dal Gazzettino di Gela, Ksenja Laginja con la sua silloge Ventitré modi per sopravvivere, edita da Kipple Officina Libraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli, ha vinto la XXXVIII edizione del premio letterario nazionale “Premio Terra d’Agavi”, indetto dal Rotary club di Gela.

La vittoria è nella sezione A1, riservata alle raccolte in lingua italiana, e la premiazione avverrà domani 25 giugno, a partire dalle 19, presso la splendida cornice della terrazza sul mare del Club Nautico di Gela.

Alla nostra autrice i complimenti della redazione, in festa per il felice evento.

Sandro Battisti, Si dissolve – Poesia Ultracontemporanea


Sonia Caporossi segnala sul blog PoesiaUltraContemporanea un estratto dalla mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano, uscito per KippleOfficinaLibraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli. Ringrazio…

Si dissolve
nel continuo accrescersi di potenza
sublime rivelazione di oltremondi,
morire ogni volta
per rinascere in altre forme
trasfigurare bestialmente.

La danza è una visione nel silenzio dei gesti
i simboli si muovono in te
e ne sei manifestazione:
operare col bene etereo
inciso sulla pelle.

Tornerai,
a dirmi qualcosa?
Porta con te
i nostri spiriti superiori.

Il ventitré poetico di Ksenja Laginja | Giornalemio.it


Recensione a Ventitré modi di sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja, edita da KippleOfficinaLibraria, analizzata da Nunzio Festa con queste parole, che sanno di bellezza e di fuori catalogo, di necessità che tutto l’ordinato divenga polvere caotica:

Tenere in frequenza di simbiosi il mondo della riflessione concettuale con il lirismo che non diventi mai sola profusione di linguaggio, è sempre molto difficile. In “Ventitré modi per sopravvivere”, dove visto il discorso filosofico sottotraccia – ma più che altro per dotazione di modestia e attenzione/cura della vita -, Ksenja Laginja riesce a fare (di) necessità del ragionamento una suite di poesia da leggere. E rileggere, evidentemente. Ché nella prima lettura alcuni dettagli possono in tutt’onesta sfuggire.
Al terzo passaggio di lettura, poi, anzi invece sappiamo l’intenzione. O per lo meno non ci facciamo incantare, ingannare, soltanto e solamente delle forme di componimenti lirici. Le poesie, lampi e tuoni, di questa plaquette sono infatti una contestazione della banalità, sia essa costituita di rime bimbesche sia da poetese della domenica pomeriggio o del post-lavoro se non proprio del bruto spazio malato e produttore di bruttezza del pensionamento.
Ci sono un parallelo esplicitato e uno implicito fra la riga di descrizione della forma scelta ogni volta del 23 a piè pagina con i versi sormontanti il ragionamento. Un ragionare incastrato. Ksenja Laginja s’è fatta insomma scegliere da questo numero per scrivere, evocando, la sua visione drammatica e sapienzale del mondo vissuto.

Lankenauta | Il sentiero dello sciamano – secondo estratto


La recensione di Ettore Fobo, apparsa su Lankenauta, alla mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano è così articolata, complessa e bella da aver bisogno di segnalarne un secondo estratto; ed è così che, con una piccola forma di imbarazzo ma pregno di felicità, perché Fobo ha compreso esattamente il mio afflato, incollo qui sotto un nuovo corposo estratto da affiancare al primo, ringraziandone mai abbastanza l’estensore:

Pensiamo all’estrema e stralunata concretezza di questi splendidi versi: “La danza è una visione nel silenzio dei gesti”, pensiamo all’intersecarsi di linguaggi diversi: da quello della fisica quantistica ad uno più propriamente mistico, esoterico, teologico, sciamanico dove il pensiero poetico è colto nella sua esplosione geometrica ma anche nella sua dimensione rituale.
Allora è un’illuminazione: è un percorso iniziatico di trasfigurazione che Sandro Battisti sta configurando sotto occhi sempre più complici di questo gioco di cui si indovina il tremendo rigore. Occhi sempre più complici perché il poeta ci seduce, ci ammalia, ci strega con il suo linguaggio covato nell’ombra di un’apocalisse interiore. Bisogna farsi veggenti una volta di più, come nelle parole di Rimbaud, attraverso lo sregolamento di tutti i sensi logici ordinari. Ci smarriamo nell’infinito di “vastità siderali” che sono “vie del dialogo divino”, sono “movimenti di comprensione”. Ma affrontiamo anche il senso di “un’inutilità incarnata”, mentre lo sciamano “ osserva/ scruta /interpreta/ mostra” e l’uomo è soltanto “sudario di dolore”. Ancora una volta è il sacro che ci invade e ci permette con la sua irruzione di vedere i segni del suo passaggio. Come scrive Alex Tonelli nell’introduzione: “Il paradosso perfetto: solo tramite il movimento ritmico, musicale, carnale del corpo biologico si creano le condizioni per elevarsi dal corpo stesso e diventare solo ritmo, solo musica, solo pura parola poetica.”

Si crea così una circolarità di temi che si riecheggiano, in questo poema che è appunto un corpo di linguaggi che si situano sulla soglia fra sonno e veglia, come visioni ipnagogiche annunciano un risveglio a una consapevolezza ulteriore, risveglio allo sguardo interiore che si scopre essere vasto come lo spazio stellare, voragine, precipizio. Ancora una volta Eraclito: “I confini dell’anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie; così profondo è il suo logos”. Il poeta, veicolo di queste forze oltreumane, è il luogo in cui si compie una palingenesi linguistica di parole prese nel vortice di “derive cognitive” che alludono costantemente al tema della morte come rinascita e socraticamente come guarigione da quel male che è la vita stessa, in cui l’umano è giustificato solo nella sua tensione a un oltre, un altrove di senso in cui l’alterità non umana può manifestarsi. Forse lo sciamano è qui il doppio del poeta, vera zona d’intensità psichica in cui il poeta si specchia, nemesi, origine e scopo dell’attività poetica, raccontata soprattutto come trasformazione della coscienza.

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