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Pink Floyd, per il 50esimo anniversario di ‘Live at Pompeii’ un docufilm-evento su ItsArt – Rockol


Su RockOl si festeggia dei Floyd, oltre che il mezzo secolo di Meddle, anche i cinquant’anni della realizzazione del film Pink Floyd at Pompeii, avvenuto proprio agli inizi di ottobre del ’71. Le celebrazioni continuano con un docufilm su quell’evento:

A cinquant’anni dalla leggendaria esibizione a porte chiuse dei Pink Floyd all’anfiteatro romano di Pompei – che nel 1972 fu documentata dallo storico film-concerto “Live at Pompeii” – ItsArt, la piattaforma digitale promossa dal Ministero della Cultura, renderà disponibile “Reliving at Pompeii”, docufilm articolato in cinque episodi diretto da Luca Mazzieri con la supervisione di Adrian Maben, che coordinò le riprese del rockumentary originale.
L’opera, che sarà visibile gratuitamente – previa registrazione su ItsArt – alle ore 20 del prossimo 28 ottobre, è stata realizzata con il sostegno del Parco archeologico di Pompei e del Gruppo TIM: proponendosi di ripercorrere “i momenti creativi del regista in un viaggio intimo dentro i luoghi del Parco Archeologico e della città di Pompei, per andare alle origini di quella intuizione concretizzata con il primo ciak del famoso film-concerto di cinquant’anni fa”, il documentario – che sfrutta soluzioni tecnologiche immersive come la realtà aumentata e il light mapping – alterna a spezzoni del film originale sequenze inedite in alta definizione, oltre che a una serie di interviste e contributi curate dal giornalista e critico Ernesto Assante.

Mezzo secolo di Pink Floyd a Pompei


Dal 4 al 7 ottobre 1971 i Pink Floyd erano a Pompei, impegnati nelle riprese di quello che è subito diventato il magnifico cult di Adrian Maben: Pink Floyd a Pompei. Da allora sono passati esattamente cinquant’anni, e il mio ricordo si posa sui miei primissimi giorni di scuola – allora si cominciava il primo ottobre – e non posso non fare paralleli su dove fossi allora (qui un mio racconto che narra di quei giorni) e cosa succedeva a duecento chilometri di distanza, cosa si creava in quella fantastica ed evocativa cavea. È la festa dell’anniversario che mi prende adesso e allora mi sa che è proprio vero, sto invecchiando, ma sono in superba compagnia e ciò mi rende felice e affilato.

Pink Floyd Live at Pompeii: un grandioso elogio della bellezza


Su OndaMusicale un lungo articolo che dettaglia la storia, lo spirito e i contenuti di PinkFloyd at Pompeii, classicone girato nell’anfiteatro di Pompei al finire del ’71 in cui i Floyd danno, effettivamente, uno dei loro migliori di cui si sono resi protagonisti. Uno stralcio dell’articolo:

Quando la troupe arriva sul posto, i tecnici si rendono conto di non avere abbastanza disponibilità di corrente elettrica per alimentare tutti i macchinari. Il problema viene risolto col famoso cavo, fornito dal Comune stesso e alimentato dalla corrente del Municipio. I disguidi accorciano sensibilmente i tempi previsti per filmare il concerto, tanto che le riprese effettive si concentrano in soli quattro giorni, tra il 4 e il 7 ottobre del 1971. La breve finestra temporale fa sì che non ci sia il tempo di registrare tutte le canzoni previste, che erano più o meno quelle che facevano parte della scaletta live del periodo, con l’aggiunta di due parti della lunga suite di “Echoes”. Per risolvere la situazione si renderanno delle ulteriori giornate di riprese tra il 13 e il 20 dicembre, agli studi Europasonor di Parigi, dove la band suonerà altre canzoni illuminata solo da riflettori simili a quelli impiegati a Pompei; la sovrapposizione di alcune immagini girate tra gli scavi contribuiranno alla riuscita dell’innesto cinematografico, tanto che quasi non ci si rende conto della differente ambientazione. Inoltre, alcune bobine delle riprese vanno smarrite, evento a cui si deve il fatto che, durante l’esecuzione di “One of these days”, le inquadrature si concentrino quasi esclusivamente su Nick Mason, regalando un momento di gloria al membro più sfuggente del gruppo.

Il film è pronto per l’uscita nel 1972: il successo bacia da subito l’opera, sia nelle sale sia per la critica. Negli anni, poi, il live a Pompei diventa un vero e proprio cult per i fan. Non si deve dimenticare, inoltre, che all’epoca i Pink Floyd, pur essendosi già guadagnati lo status di band di culto, erano un po’ degli oggetti misteriosi a livello visivo. Non avevano un frontman di carisma e presenza scenica come i Led Zeppelin, i Deep Purple, gli Who o i Rolling Stones, e i loro live erano talmente imperniati su rivoluzionari effetti visivi e speciali da nascondere quasi i musicisti dagli sguardi del pubblico.

La performance di Pompei mostra finalmente i quattro giovani in piena luce, con la qualità eccezionale del prodotto cinematografico e nello splendore della loro giovinezza. Ma diamo un’occhiata più da vicino al film vero e proprio. La proiezione inizia con lo schermo completamente nero e la grancassa di Mason che riproduce il battito del cuore umano. Passa un minuto buono prima che si aggiungano altri strumenti e quasi due perché il nero si dissolva lasciando spazio alle immagini…

David Gilmour – Sorrow (Live At Pompeii)


La forza dirompente del suono, e della dissonanza.

A Pompei, di Sandro Battisti – Club GHoST


Sul mitico Club G.Ho.S.T., brodo primordiale del Fantastico da cui sono nato quasi venti anni fa, è comparso un mio racconto, A Pompei. Buona lettura…

Sei volte Pompei, il sito archeologico nascosto sotto Porta di Roma – L’Unico


Su L’unico un interessante, illuminante articolo che argomenta quale potere abbiano da un bel po’ ormai alcune lobbies in Italia, luogo dove si potrebbe vivere e prosperare del passato storico e archeologico sepolto sotto i nostri piedi e dove, invece, siamo costretti ad arrancare, annaspare e affogare sotto un regime sociopoliticoeconomico che si rifà al vomitevole Liberismo e alle sue consorterie. Pensateci, quando credete di vivere nel miglior mondo possibile.

Il sito in questione si trova a Roma, nei pressi dell’antica Fidene. Leggetevi bene l’articolo e boicottate il mercato esasperante di quest’insulsa febbre commerciale, apritevi alla Cultura, alla Storia, a ciò che rende una vita interessante da vivere e da trascendere.

“Sotto Porta di Roma c’è un sito archeologico che si estende su un’area grande sei volte Pompei.”
D: Me lo dice così? Lei che ordina, un primo o un secondo?… Ripartiamo un attimo dall’inizio. Quando ci siamo incontrati la prima volta, in quel container uso ufficio a Porta di Roma (la galleria commerciale era ancora un’idea) lei era entusiasta di quel progetto. Possiamo fare il suo nome?
R: Preferirei di no. Non è opportuno.
D: D’accordo. Però lei ha collaborato come ingegnere alla costruzione di quella che fino a poco fa è stata la più grande galleria commerciale d’Europa con i suoi duecento venti negozi e 115 mila metri quadrati tra Fidene e Bufalotta. Questo dobbiamo dirlo. Per chi lavorava?
R: Porta di Roma nasce come progetto dei costruttori Toti e Parnasi, ma poi si costituì un consorzio con dentro tutti i più grandi imprenditori edili. Da Caltagirone a Mezzaroma. Da Lamaro a grandi gruppi della distribuzione come Auchan che oggi occupa circa la metà della galleria.
D: Lei sostiene che sotto il centro commerciale ci sia una città romana grande come Pompei.
R: Non ho detto Pompei. Ho detto un’area grande come sei volte Pompei.
D: E’ consapevole di quello che dice?
R: Non è una mia supposizione. Ci sono i sondaggi fatti dagli incaricati della soprintendenza che lo testimoniano. L’accordo di programma prevedeva non a caso un Parco archeologico.
D: Nel famoso Parco delle Sabine.
R: Esatto in quello che doveva essere un centro urbanistico evoluto, sul modello olandese, con siti archeologici, residenze e addirittura una metropolitana, il prolungamento della linea B che doveva arrivare da Conca d’Oro.
D: Oggi non c’è né la metro né il parco archeologico. Perché?
R: È stato tutto insabbiato. Letteralmente. Una parte della antica Fidenae di cui parla lo storico romano Tito Livio, città di origine etrusca e poi divenuta colonia romana, è stata seppellita per sempre dai 7 mila posti auto di Porta di Roma.
D: La soprintendenza romana ai beni archeologici ha parlato ufficialmente di siti di limitata importanza, impossibili da valorizzare. Troppo costosi da dissotterrare.
R: Certo, valorizzare siti archeologici distribuiti su un’area di circa due chilometri quadrati richiede sforzi notevoli. Guardi la storia della manutenzione di Pompei. Che è solo un sesto di quello che c’è sotto Porta di Roma.
D: Aspetti. Facciamo due conti perché lei non la racconta giusta. Ma se Porta di Roma, intendo la galleria, è di 115 mila metri quadrati, come può starci sotto una città grande come sei Pompei che fa poco più di 400 mila mq? Non sta in piedi.
R: Intanto l’area commerciale copre 150.000 mq, ma con albergo, uffici e parcheggi arriviamo ad una superficie di 250.000. I sondaggi dimostrarono che tutta la zona è interessata da reperti. Si tratta per lo più di ville e ritrovamenti che confermavano la presenza di un esteso insediamento urbano. Il mosaico che è stato conservato al primo piano del centro commerciale, buttato lì senza nemmeno una scheda storica, è solo la punta dell’iceberg.
D: Cosa ci dice?
R: Un mosaico di quel genere, secondo gli esperti poteva appartenere solo a ville inserite in contesti agglomerati. Romolo conquistò l’antica Fidenae nel 748 a.C. ma al di là di ogni considerazione storico-urbanistica ci sono le mappature dei tecnici della Soprintendenza che fanno testo e che io ho visto con i miei occhi. Mi creda, nel Parco delle Sabine, e in gran parte sotto il centro commerciale Porta di Roma è sotterrato e nascosto uno dei più grandi siti archeologici italiani.
D: Lei è un ingegnere dell’Ordine di Roma. Perché non parlò della cosa ai tempi della cantierizzazione.
R: Pensavo spettasse alla Soprintendenza far emergere quel patrimonio culturale.
D: Perché non l’avrebbero fatto secondo lei?
R: Perché la conseguenza sarebbe stato il blocco del progetto edile. Sia della galleria che dell’area residenziale. Vada a visitare oggi via Carmelo Bene. Cosa le sembra?
D: Cos’è ora le fa lei le domande?
R: Le piace quel quartiere?
D: Gli esperti di urbanistica ne parlano come un dormitorio.
R: Giusto. E credo lei sia intelligente quanto basta per capire che un archeologo non ha il potere di competere contro un cartello che detiene il novanta per cento del mercato edile della Capitale.
D: Lei sta accusando la Soprintendenza di non aver fatto bene il suo lavoro?
R: Io dico che c’erano delle mappe. Io le vidi al tempo dei sondaggi. Ho assistito a tutta la fase degli scavi. Faccia un accesso e se le vada a consultare.
D: L’archeologo Roberto Egidi della Soprintendenza, a cui va il merito della conservazione del mosaico a Porta di Roma e delle Giare nel parcheggio Ikea ad Anagnina sostenne che è impossibile conservare tutto di queste rovine.
R: Guardi è solo economicamente sconveniente, ma solo per una società come la nostra.
D: Che intende?
R: Che Porta di Roma ospita ogni anno 19 milioni di clienti. Più del doppio rispetto ai visitatori del Colosseo, degli Uffizi, delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, di Pompei e Castel Sant’Angelo messi insieme. A San Pietro arrivano appena 11 milioni di visitatori l’anno, appena la metà delle persone che si recano a Porta di Roma. Credo che sia un problema di cultura. È più giusto parlare di ignoranza che di disinteresse. L’ignoranza di non capire che un parco archeologico in una società evoluta può fare PIL più che un tempio che vende stracci e mobilio nordico di qualità orientale.

 

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun (1972) 24/96 legendado – YouTube


Una splendida animazione sull’esecuzione pompeiana di SetTheControlsForTheSun, dei Floyd. Si va sull’onda della fantasia e oscurità più sfrenata.

DAVID GILMOUR LIVE At POMPEII – INTERVISTA – UN ANNO DOPO IL FILM | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un’intervista corale a David Gilmour, nata da domande singole poste da più utenti Facebook. Uno stralcio:

D: Caro David, prova a descrivere l’atmosfera del posto. È stato qualcosa di mistico per te essere lì? Una sorta di connessione con il passato e l’anima di un vulcano assonnato?
Tudor Runcanu (via Facebook)
R: Le connessioni con il passato sono potenti a Pompei. Senti che stai camminando sulle orme delle persone che sono venute ad intrattenere e ad essere intrattenute tanti anni fa. Ci sono altri posti in Italia, in Grecia, in Turchia e nel Medio Oriente dove hai questa sensazione, ma da nessuna parte ti senti più vicino di quanto non lo sia a Pompei.

D. Il tuo assolo di In Any Tongue quella particolare notte è stato epico. Ti ho visto al Madison Square Garden in quel tour e ho pensato che il tuo modo di suonare la chitarra fosse fenomenale e migliore che mai. Richiede più pratica o diventa più difficile rimanere creativi quando si invecchia?
John Simonds (via Facebook)
R. Io non mi esercito, davvero. Il processo di creare un album e provare per un tour è tutta la pratica che faccio. Mi piace un assolo di chitarra che abbia un inizio riconoscibile per far entrare me stesso e il pubblico nel groove e, a seconda di quanto mi sento creativo e fluente in una notte, stabilire quanto mi sento libero di gironzolare in un nuovo territorio.

Filo di aria


I confronti che operi sono esalazioni mefitiche del tuo subconscio: distaccatene, riesci a percepire il filo di aria che ora ti fa sopravvivere?

RECENSIONI: DAVID GILMOUR – LIVE AT POMPEII – VERSIONE CINEMATOGRAFICA | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la recensione a David Gilmour – Live at Pompeii. Tra poche ore vado a vedere, già vibro…

Il film inizia con un mini-documentario dalle prove a Brighton all’arrivo a Pompei, dove mostrano l’inizio dell’assolo di In Any Tongue nel soundcheck, altamente spettacolare, senza nessun pubblico.. Poi si inizia. Non farò un elenco delle sensazioni canzone per canzone ma vi basti sapere che le riprese di Gavin Elder sono altamente spettacolari e danno davvero la sensazione di assistere al concerto, una piccola consolazione per chi -come me- non ha potuto assistere dal vivo a questo evento, senza parlare della parte audio: sinceramente una pulizia del suono così l’ho sentita raramente, tutti gli strumenti sono facilmente riconoscibili, compreso il coro, e per la chitarra di Gilmour non ci sono parole: sembra che stia suonando davanti a me in presa diretta. Sono ancora sconvolto. Vorrei sapere che diavolo di microfono hanno usato per registrarla.. L’esecuzione è stata pressoché perfetta, nessuna sbavatura, e mi pare nessun ritocco evidente dal live originale se non in una strofa di “Rattle That Lock”, ma per la certezza assoluta bisogna parlare con chi al concerto ci è stato dal vivo. Un David molto concentrato sulla performance, spesso ad occhi chiusi in piena “trance” musicale e davvero commovente in “A Boat Lies Waiting” dove sembra cercare Rick nel cielo, senza parlare di Comfortably Numb, In Any Tongue, High Hopes.. La parte di assolo iniziale di “Shine On..” sembra presa direttamente dal disco originale, un suono che.. bo, non lo so descrivere. Insomma avrete capito che a me il concerto è piaciuto parecchio. L’effetto che mi ha fatto vedere Live At Pompeii sul grande schermo è incredibile, mi viene voglia di costruirmene uno tutto mio, le pareti del cinema in Sorrow quasi tremavano e il Dolby Dts ha funzionato alla grande anche se non in versione “Atmos”.

Mareducata

Chi volete che io sia?

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Tesla Afterburner and the Infinite Sadness

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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