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Archivio per Postmoderno

Interpol – Lights


La sottile inquietudine di un clip erotico, disturbante, racchiuso in un latex surreale postmoderno da sottomissione. [Via Morfea].

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Media-Trek » Blog Archive » Visioni fantascientifiche al Fuorisalone di Milano


Due puntate su due siti diversi per Mario Gazzola e il suo articolo sulle visioni fantascientifiche al Fuorisalone di Milano; la prima è su Mediatrek di Ernesto Assante, la seconda su PostHuman.

Al Fuorisalone milanese le avanguardie del design e dell’architettura rendono attuali le visioni della fantascienza.
“Tu suoni lastre di ghiaccio atonali che, limpide, rimangono sospese nell’aria e stendono uno sfondo di colore cangiante dietro la musica”. Brian Eno scrisse queste righe nelle sue strategie oblique per guidare i musicisti della band di David Bowie verso orizzonti inesplorati durante le registrazioni dell’album Outside.

La citazione di Brian Eno che avete letto in apertura del mio articolo sul blog di Ernesto Assante (e che ritrovate nel libro edito da Giunti di cui vedete la copertina a lato) sembra scritta (vent’anni prima) apposta per gettare un abbagliante fascio di luce fantascientifica sul nuovo concept di diffusori audio presentato da AGC Asahi Glass nell’installazione Soundscape al Fuorisalone 2018: un avveniristico sistema di diffusione sonora attraverso lastre di cristallo a tre strati che sono sicuro intrigherebbe non poco il papà dell’ambient music.

Ebbene, per chi non l’avesse vista di persona, qui di seguito vi mostriamo anche una piccola fotogallery (scatti di Akihide Mishima) dell’installazione come appariva allo Spazio Ventura (di cui qui a destra vedete gli esterni) vicino alla Stazione Centrale.

Il futuro irrompe dal passato? Sembra questa la lezione postmoderna che Mario disegna, e il fascino è infinito.

 

Carmen e Amleto | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli una riflessione postmoderna sulle rimappature cognitive proprie del Postmoderno. Tema dibattuto: Carmen e Amleto.

La mia piccola riflessione sulla Carmen, ha, in maniera inaspettata, scatenato un piccolo dibattito, con diversi interventi interessanti: il primo è di Lanfranco Fabriani, uno dei pezzi da novanta della fantascienza italiana. Tra l’altro, Lungo i vicoli del tempo è uno dei primi Urania che ho comprato..

Lanfranco affronta un tema molto importante, nel postmoderno, il rapporto tra originale e citazione.

Infatti, ci sono voluti quasi duecento anni per avere di nuovo uno Shakespeare fedele all’originale. Io vengo dall’epoca della filologia, in cui ci si danna per restituire l’esatto significato di ogni parola di un testo. Si può giocare con i testi, il postmoderno ce lo ha insegnato, lo faccio anche io, ma il gioco deve essere assolutamente riconoscibile e non coinvolgere l’originale.

Ragionando per assurdo, uno che non abbia mai visto la Carmen, e non ne conosca la storia (ed è possibilissimo che ciò accada, visto che si tratta di un’opera lirica) e l’avesse vista per la prima volta in quella circostanza, considererebbe ciò che ha visto come la vera vicenda illustrata dal testo di Meilhac e Halevy e musicata da Bizet?

E poi, proprio un appassionato di fantascienza che ha scoperto che per anni ha letto classici tagliati, parzialmente riscritti, a volte “migliorati” con traduzioni infiorettate e svolazzanti, tanto da non essere certo della paternità di quello che ha letto, dovrebbe condonare certe operazioni?

ROCK CRIMINAL #24: TERRY KNIGHT | VERDE RIVISTA


Su VerdeRivista un bel racconto di Sergio Lacavalla, che esplora le paranoie mitopoietiche legate spesso alla morte di artisti o stelle del pop mondiale; in questo particolare scorcio, si specula gustosamente sulla nota presunta morte di Paul McCartney, che sarebbe avvenuta nel ’69. Da leggere tutto d’un fiato…

Edited by Yuk Hui and Andreas Broeckmann – 30 Years after Les Immatériaux: Art, Science, and Theory | Neural


[Letto su Neural.it]

Nella linea delle seminali mostre che hanno formulato le prime visioni di nuovi media e arte, Les Immatériaux ha un posto speciale. Curata nel 1985 da Jean-François Lyotard, con l’aiuto del design theorist Thierry Chaput al Centre Pompidou di Parigi, quell’esposizione ha contribuito a rafforzare il postmodernismo ed è stata anche una dei primi veri eventi new media, definendo in maniera critica l’importanza d’un tale approccio. Tra i suoi tratti distintivi vi era l’integrazione – negli stessi spazi – di opere d’arte e di apparati tecnologici, il design eccentrico del catalogo e i testi site-specific di Lyotard fruibili attraverso apposite cuffie mobili. Il concetto di una mostra preparata da una creativa, innovativa entità e curata da un filosofo, che intendesse realizzarsi come opera d’arte in sé, è stato meglio compreso un decennio più tardi, quando parte della società prefigurata nell’esposizione ha iniziato a materializzarsi. Al di là dell’approviggionamento del catalogo a prezzi scandalosi nei mercati di libri di seconda mano, il problema più urgente era quello di recuperare informazioni dirette (come l’intervista assai meticolosa con Jean-Louis Boissier), considerato che la maggior parte dei protagonisti erano passati a miglior vita. Questa ricerca è veramente preziosa, allora. Hui e Broeckmann hanno incluso un rapporto inedito di Lyotard sulla concezione della mostra e poi in due sezioni (arte e teoria) hanno invitato gli storici, i filosofi e gli artisti a condividere le loro ricerche e le loro memorie, la compilazione di una sorta di postuma estesa documentazione testuale della mostra, confermando anche trenta anni dopo l’aura assai speciale di Les Immatériaux.

YouWorld: The Making Of… Il casting e la produzione | Holonomikon


La seconda parte del making of di YouWorld, il racconto lungo apparso su Urania del mese scorso scritto da Giovanni De Matteo e Lanfranco Fabriani, è online qui. A corredo del post che svela altri scenari che hanno fatto da impalcatura al racconto, vi ricordo la mia piccola rece.

Il nostro racconto è una storia dal gusto molto postmoderno, e già questa è una cosa che non si vede spesso nella scrittura italiana, specie se di genere. In effetti abbiamo saccheggiato a piene mani il nostro immaginario, non solo quello di fantascienza. E alla base, sotto l’epidermide cyberpunk e i tessuti muscolari da social sci-fi, c’è sicuramente un’ossatura pulp. Per certi versi è forse il racconto di fantascienza più tarantiniano che mi sia capitato di leggere.

Linda Ioanna Kouvaras – Loading the Silence: Australian Sound Art in the Post-Digital Age | Neural


[Letto su Neural.it]

Si tratta di uno studio rigoroso di sound art in Australia, un prodotto di venti anni di ricerca che contestualizza principali eventi storici e teorie nei vari rami della musica sperimentale. Prendendo il paese come riferimento centrale l’autore contestualizza la storia locale parallelamente ai cambiamenti culturali in atto in altre parti del mondo. Vedendo il postmodernismo come un patrimonio fondamentale, esplora e collega i “significati” dei lavori di sound art analizzati, andando oltre le tassonomie e le specifiche tecniche. Questo viene poi incorporato in un notevole sforzo per unificare aree e diverse scene di là delle loro somiglianze tecniche o categoriali. Soprattutto consapevoli degli accadimenti del 1970 e della scena post-1970, che parlano di situazioni musicali cruciali come la CHCMH a Melbourne, l’autrice cerca anche di tracciare precisi riferimenti storico-culturali mettendo nella giusta luce le opere che incarnano specifiche interazioni sonore. Le narrazioni delle opere danno vita a un contesto condiviso, che incorpora un numero di ricerche contemporanee, ad esempio quelle relativi al gender (l’uso della voce femminile) o l’environment (in una declinazione più tipicamente australiana). Su questo percorso lungo e faticosamente dettagliato Linda Ioanna Kouvaras si impegna anche nel coniare un neologismo che descrive ciò che verrebbe dopo il postmoderno, in quanto “Altermodern”, o post-postmoderno. Il libro grazie anche alla sua biografia è imprescindibile per quest’area di ricerche oltre a sembrare perfetto da accostare a Synthetics di Stephen Jones, dando ai lettori la possibilità di sondare in profondità nelle seminali scene della media art australiana.

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