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Il piano psichico e Amazon


Il piano psichico è uscito ieri, ma su Amazon già viaggia veloce: ecco lo screenshot che lo testimonia (Grazieeee!) 🙂

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

La novelette è uscita nell’ambito della collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale; è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online. La copertina è di Ksenja Laginja.

L’impero sull’orlo: Sandro Battisti, Il piano psichico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

ConnettiVRse, una passeggiata nel connettivismo


È nato ConnettiVRse, un’installazione di Mariano Equizzi fruibile sulla piattaforma SPOKE della MozillaFoundation, che racconta cos’è stato e cos’è effettivamente il Connettivismo. Dalla pagina HyperHouse dedicata all’installazione VR, incollo l’intero programma sensoriale:

Cos’è stato il connettivismo e cos’è tutt’ora è argomento di discussione da oltre tre lustri; cos’è ora, in particolare, sembra più chiaro: è un collettivo sempre aperto di autori che continua a indagare il continuum, affinando gli strumenti sviluppati dal 2004 a oggi in cui, ogni interprete, segue la propria particolare via e costruisce la sua poetica, il suo istinto, la sua peculiare visione del mondo.
Se vogliamo, invece, capire cos’è stato il connettivismo, dagli inizi fino a un certo punto della sua evoluzione, ci può tornare utile fare un giro virtuale nel ConnettiVRse, un allestimento teatrale virtuale che di fatto musealizza le attività dei primi connettivisti e permette l’interazione tra tutti coloro che, in quel momento, stanno visitando l’installazione in Rete – un po’ come succede quando si fruiscono le esposizioni reali, fisiche, nelle gallerie o padiglioni dove si parla con gli altri spettatori.
ConnettiVRse è una creazione di Mariano Equizzi, membro di Komplex; sulla piattaforma hubs di Mozilla ha realizzato un intero padiglione, aperto a tutti anche in gruppo e affacciato sullo spazio siderale, in cui attraverso vari corridoi, salite, discese, quadri, musica, reading, video (con Lisa Di Vita e Iacopo Ricciotti che fanno il verso a Zaffiro e Acciaio in Zona Tortona a Milano) e citazioni, vengono mappati i notevoli contenuti che il Movimento ha sempre perseguito dal 2004 fino ad almeno il 2014, momento del decennale che ha coinciso con l’affinamento degli obiettivi del collettivo e che ha portato a nuovi sviluppi, come Il Kaso Kremo.
La fruizione di tutto l’allestimento richiederà un nutrito numero di minuti e sarà necessario dotarsi di poche risorse tecniche: un computer anche non da gamer, tastiera, mouse (il visore VR è opzionale) e, usando il mouse e la tastiera (frecce o WASD) per muoversi come in un videogioco, si potrà assorbire tutto l’impianto narrativo e ideologico del connettivismo.
In ultimo, è davvero consigliato cercare l’accesso sullo spazio siderale e affacciarsi sulla passerella esterna ai padiglioni: la poesia che vi sorprenderà sarà davvero unica.

Ci vediamo lì?

Voyager 1, risolto il problema dei dati misteriosi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com gli sviluppi del viaggio della Voyager I, indagati tra l’altro dalla sfrenata fantasia di una manciata di ottimi autori per l’instant anthology But the telemetry data, uscita per DelosDigital nella collana che curo, non-aligned objects.

Voyager I è tornato a parlare in modo comprensibile. All’inizio di quest’anno la sonda, che è stata lanciata più di quarant’anni fa e si trova ormai oltre l’eliopausa, nello spazio interstellare, aveva cominciato a trasmettere dati senza senso. La cosa aveva destato molto interesse e suscitato anche ipotesi stravaganti o creative, in ogni caso gli ingegneri della NASA, più pragmatici, ci hanno lavorato e scoperto, e successivamente riparato, l’inghippo. Voyager aveva cominciato a elaborare i dati da trasmettere usando un computer da tempo non più funzionante, che corrompeva i dati stessi. È bastato “dire” a Voyager di ridirigere i dati su un computer funzionante e tutto è tornato a posto. Resta da capire come mai di punto in bianco la sonda ha deciso di tornare a usare un computer tagliato fuori da anni; è possibile, suppongono gli ingegneri, che abbia ricevuto un comando “corrotto” che è stato interpretato male.

Buon viaggio, Voyager.

L’incipit de “L’impero restaurato”


Le righe che seguono sono l’incipit del romanzo L’impero restaurato con cui vinsi il Premio Urania 2014, riedito in ebooks per i tipi DelosDigital (3,99€) nella neocollana L’orlo dell’Impero, in cui prenderanno posto le personali produzioni imperiali postPremioUrania. La cover di quest’edizione del romanzo è di Ksenja Laginja.

Nuvole livide si addensavano sull’orizzonte, attaccandosi allo sguardo come colla. Lembi di nubi restavano avvinghiati ai crinali e si avvitavano al suolo in spire di foschia. La potenza del cielo aveva iniziato a scaricarsi sulla terra lungo il fronte in avvicinamento di una tempesta.
— È il momento giusto — disse lo sciamano, rivolto alla piccola folla che attendeva la sua prima mossa. Benché avesse oltrepassato la condizione umana dei suoi avi, indossava paramenti rituali che risalivano all’antichità.
Si diresse verso il recinto e prelevò una pecora scalciante. La sgozzò con sicurezza e indifferenza, mentre il turbine che spazzava la terra si gonfiava e si abbatteva sugli edifici, infrangendosi sulle pareti rinforzate da lastre di metavetro. Il sangue lasciato sul terreno dalla bestia e il suo lugubre lamento, uniti alla tempesta in arrivo, provocarono in lui un moto sinistro.
Il postumano attese gli ultimi spasmi dell’animale, sotto lo sguardo immobile dei presenti, pietrificati dall’orrore del sacrificio. I belati si fecero sempre più tenui. Quando cessarono, lo sciamano incise la carne della vittima immolata, affondando il coltello intarsiato da scene rituali nel fianco ancora caldo.
Dallo squarcio sotto le costole fu estratto il fegato, con cura e mosse sapienti, attente a non danneggiarlo. Le mani imbrattate di sangue lo depositarono su un tavolo di marmo. Un taglio longitudinale lo divise in due parti uguali.
Uno dei presenti si allontanò dal cerchio intorno all’officiante e vomitò. Il vento si stava abbassando, ora che la tempesta si era spostata altrove, verso la campagna, sempre più lontano dal centro abitato.
— Ora possiamo presagire il futuro — disse l’aruspice con voce rituale, lasciando che il silenzio che gravava tra loro li avvolgesse nella solenne colonna sonora del momento. Il catapano dell’Impero Connettivo Claudius, che era prossimo al tavolo, si lasciò andare alla mistica del momento e gli sembrò che ombre melliflue, viscose come ectoplasmi, si stringessero attorno a lui, comunicandogli qualcosa di urgente che non riuscì a interpretare.
— Vedete queste linee, queste cavità? — le parole stentoree dello sciamano si sovrapposero al calare del vento. — Sono precisi segni dell’oltremondo, indicano le volontà delle forze imperscrutabili riguardo al vostro progetto.
Così dicendo fissò Claudius, ancora assorto dalle simbologie arcane che vedeva concretizzarsi, scaturire dalle pozze di sangue sul terreno, quasi fredde. Si scosse dall’impasse e guardò fermo l’aruspice, ritrovando la loquela e scacciando il nugolo d’impressioni occulte che lo stordivano…

E nondimeno l’anarchia @ non-aligned objects, Delos Store


Sul DelosStore è disponibile la quinta uscita per la collana non-aligned objects, che ho il piacere di curare per l’editore DelosDigital; si tratta di un saggio, E nondimeno l’anarchia, di Carmine Mangone, in cui l’autore affronta temi ideologici spinosi e apparentemente irrisolvibili, usando come metodo di comprensione eventi storici che hanno lasciato il segno. La quarta:

“L’anarchia costruisce un’alleanza tra desiderio e volontà. È una sutura, non una rottura. È un ordine strepitoso, non un ordinamento micidiale. Mira a creare un divenire comune delle unicità, non a produrre un senso unico della comunanza, della comunità. Non è sociale, bensì amicale, in quanto pone l’amicizia e l’affetto al di sopra della violenza che ci tocca affrontare e assumere. Non è semplicemente radicale, ma anche inseminante, ramificata, fruttifera, rampicante, sporifera”.
In questo breve saggio di Carmine Mangone, autore poliedrico e profondo analizzatore delle avanguardie politiche e culturali del Novecento, potrete trovare una lettura dell’esperienza anarchica forse più conosciuta, quando nella Spagna degli anni ‘30, afflitta dalla guerra civile e da grandi sommovimenti sociali, si sperimentò la possibilità di fare a meno di Stato e capitale. La sconfitta cocente che ne derivò ha messo in crisi l’anarchismo storico di matrice ottocentesca, ma non ha inficiato gli sviluppi e gli innesti ancora possibili dell’idea positiva d’anarchia. Partendo dall’esperienza spagnola di Simone Weil, Mangone crea un percorso originale nel tentativo di superare, non solo teoricamente, la sterile dicotomia tra comunità e individualità.

L’ebook è disponibile sul DelosStore e su tutti gli altri negozi online al costo di 3,99€.

Record per l’Impero restaurato


Questo post per ringraziare chi ha permesso che L’Impero restaurato salisse al terzo posto tra gli ebook più venduti sul DelosStore, nella neonata e dedicata collana L’orlo dell’Impero. Ringrazio tutti voi, davvero molto.

L’Impero Connettivo è governato da una stirpe di principi semieterni ed estende il suo dominio sullo spazio e sul tempo, fino a intrecciarsi con un antico impero umano, quello di Costantinopoli. Romanzo Premio Urania 2014.
L’Impero attraversa una fase di particolare espansione: mentre cerca di colonizzare nuovi territori spaziotemporali, strane visioni di un tempo proveniente dall’Impero Romano d’Oriente di Giustiniano I si coagulano, trascendendo il piano stesso della realtà. Tra atti di fondazione di metropoli e tangibili comprensioni olistiche, quale sarà il divenire dell’Impero Connettivo? Cosa sperimenteranno l’imperatore nephilim Totka_II e il potente attendente postumano Sillax nello scontro col vorace impero romano?

Il terzo estratto da “Radici dell’orrore” | Innsmouth@ DelosDigital


Pubblico più sotto un terzo estratto dalla mia novelette Radici dell’orrore, edito nella collana InnsMouth di Delos Digital a cura di Luigi Pachì; questa è la quarta:

In un borgo a nord di Trento, nel prossimo futuro, potrà davvero capitare di veder camminare un giovane Hitler, appena scampato alla Grande Guerra, diretto verso la birreria dove pronuncerà il suo primo discorso politico?
In un vortice di rimandi e ricordi, di populismi e di teorie indimostrabili sul passato arcaico terrestre, la storia di due antiche città romane riemerge dall’oblio e narra dell’energia mai sopita di due suoi anonimi abitanti, legati dal colore verde e perpetuati nel tempo dal gorgo occulto che governa l’economia postmoderna: il loro ruolo sarà davvero il collante di una speranza capace di bucare le illusioni dello spaziotempo?

—ESTRATTO—

— Buonasera dottoressa.
Mi sono alzato in piedi, ma nel mentre sono rimasto a bocca aperta guardando il volto della Piceni. Lei, di rimando, mi guarda sorpresa, o forse severa. La scruto perché mi ricorda la donna mora di Fidene, e lei mi osserva come se le fossi in qualche modo familiare.
— Buonasera signor Rol — risponde melliflua, fuori dal suo sguardo vedo formarsi ombre olografiche di un fascino perverso, mutaforma che assumono pose lascive, corpi oscuri dotati di sessualità conturbante: la mia coscienza prende il sopravvento e disegna forme di realtà inusuali.
Siamo noi — mi sussurra la Piceni mentre mi stringe la mano e ammicca a quelle forme. Però no, non mi ha parlato, eppure l’ho sentita, ho percepito la sua voce…
In quelle forme, ci siamo noi? — rimando discretamente alla sua coscienza, ho usato l’istinto e anch’io so parlare all’interlocutore senza che altri possano accorgersene. Il portiere è nel frattempo tornato dietro al bancone, la Piceni attende un mio cenno e così la invito a sedersi laggiù nella hall, lontano da orecchie e occhi indiscreti. Andiamo però oltre la hall. Siamo seduti nella piana intorno a Fidene e lei mi chiede conto delle mie azioni. È terribilmente determinata, non capisco se è davvero la Piceni a parlare o se è la mia antica fiamma fidenate. Oppure se sono entrambe la stessa persona, mentre io mi sento orrendamente in colpa…
— Gli schiavi stanno portando qui da mangiare, ne vuoi?
Mi guarda ipnotica, tutt’intorno il frinire delle cicale mi sfinisce; sull’aia il grano tagliato è stato battuto e il caldo secco opprimente mi pervade insieme agli odori secchi e alla polvere che mi secca la gola; la luce solare è oltre il picco del giorno e infuoca il pomeriggio.
— Vorrei del vino — rispondo serafico — con del miele.
Accanto a me un uomo dall’odore forte, l’aroma della sua pelle scura mi avvisa della sua etnia, mi serve in un bicchiere di terracotta dell’odoroso vino rosso; chiazze di miele si agitano sulla superficie. Ringrazio, mi volto di nuovo verso la Piceni.
— Qual è il tuo nome? — domando impegnato mentre sorseggio il primo succhio ambrato. Intorno, la fattoria è in continua trasformazione e le ombre affaccendate nella operosità agricole mi scorrono nella coscienza lievi, quasi lontane. Sono negli occhi della mia interlocutrice, sono nel suo stesso flusso di pensieri. Mi accorgo di quanto io sia sensibile quando odo alcune parole latine risuonare nella mia coscienza, un risveglio lontano che sa di brividi e mostruosità spiacevoli come la morte che si avvicina. “Mio fratello era a Teutoburgo”, mi dice lei.
Quella parola, quel luogo, mi evoca un altro flusso, terribile e osceno; puzzo di massacro, l’odore acre della paura, le avvisaglie dell’apocalisse, il dolore lancinante, la bestialità di una morte prossima o peggio, la consapevolezza di non esser morti al momento giusto.
La guardo in profondità. “Io sono fuggito da lì, giusto in tempo. Congedato prima della catastrofe”. I miei pensieri vanno dritti nella sua coscienza. Sento tutta l’affilata crudeltà di un popolo barbaro che non ha altro senso che quello della primordiale ferocia. Che non ha il senso del Diritto. Neppure una forma evoluta di coscienza.
Su quell’onda emotiva e intima il me stesso moderno ricorda il rapporto di allora con lei. Fu quella confessione privata a legarci per un tempo che non so più stimare, forse un anno, forse di più; ci siamo amati in quel soggettivamente lungo periodo, quando lei mi avvinghiava a sé il calore dei campi ci toglieva il respiro, e i brividi ci sorprendevano quando la pioggia oscurava l’orizzonte o quando il freddo ci aggrediva al mattino presto e il giorno era troppo lontano dal realizzarsi. Vivevamo di Natura, ed essa ci ricompensava di immortalità.
“Poi sei fuggito”. Lei torna a rinfacciarmi il mio peccato, la mia colpa suprema.

Comincia la saga dell’Impero Connettivo | Fantascienza.com


Come riportato su Fantascienza.com, è disponibile per i tipi di DelosDigital la riedizione in ebook del romanzo – arricchito da una personale “nota di scrittura” – L’impero restaurato, che nell’edizione del 2014 mi ha permesso di vincere il Premio Urania.
L’altra novità, in cui questa pubblicazione è incastonata, è la nascita di una collana dedicata alle mie opere imperiali post Premio Urania: L’orlo dell’Impero.

Verrà raccolta la gran parte del materiale sull’Impero Connettivo che ho scritto dopo il Premio Urania 2014; saranno prevalentemente storie nuove, ma verranno proposte anche riedizioni di qualcosa già uscito e/o non facilmente reperibile. Sono programmate per l’uscita una quantità notevole e oltre ogni immaginazione di universi quantici, caotici, immersi in frattalizzazioni e olografie in cui la politica, la Storia e il sociale assumeranno sfumature così surreali da arrivare a impregnare il nostro tessuto cognitivo.

L’impero restaurato è impreziosito dalla bellissima copertina di Ksenja Laginja ed è in vendita sul DelosStore e su tutti gli altri store online a 3,99€; questa è la quarta:

L’Impero Connettivo è governato da una stirpe di principi semieterni ed estende il suo dominio sullo spazio e sul tempo, fino a intrecciarsi con un antico impero umano, quello di Costantinopoli. Romanzo Premio Urania 2014.
L’Impero attraversa una fase di particolare espansione: mentre cerca di colonizzare nuovi territori spaziotemporali, strane visioni di un tempo proveniente dall’Impero Romano d’Oriente di Giustiniano I si coagulano, trascendendo il piano stesso della realtà. Tra atti di fondazione di metropoli e tangibili comprensioni olistiche, quale sarà il divenire dell’Impero Connettivo? Cosa sperimenteranno l’imperatore nephilim Totka_II e il potente attendente postumano Sillax nello scontro col vorace impero romano?

Desidero ringraziare l’editore Silvio Sosio per aver creduto in questa notevole opera di diffusione imperiale, sarà un lungo viaggio.

Secondo estratto da “Radici dell’orrore” @InnsMouth, Delos Digital


Ecco un altro estratto dal mio romanzo breve Radici dell’orrore, recentemente uscito per i tipi DelosDigital nella collana InnsMouth, diretta da Luigi Pachì; buona lettura!

—–

Sono subissato dal verde. È ovunque, noto con un sussulto di sorpresa e meraviglia mentre precipito in me stesso, attirato da connessioni con qualcosa che non conosco, ma che percepisco; i brividi mi sommergono, è come aver freddo stando nelle campagne arse dal sole agostano.
I riverberi sono anch’essi verdi.
Le foglie sono verdi, e spandono al loro volta la vibrazione nel continuum in cui sono.
Il tavolo di fronte a me è invaso da una tovaglia verde.
Le vibrazioni di questo reale sono verdi.
I suoi occhi erano verdi.
Ricordo improvviso della donna mora di Fidene. Ma non voglio farmi fuorviare, perché ora ho una visione lancinante di Hitler che conduce i suoi ospiti nella Cancelleria di Berlino, proprio come uno scorpione porterebbe le sue prede nella tana; il Fuhrer gioca amabilmente e sorride gelido come uno squalo, è pronto a dilaniare le carni dei suoi ospiti. O a pungerle, avvelenandole.
Scosto il verde dai miei occhi e osservo ciò che ho intorno con lucida obiettività: vedo nitidamente che l’inumano è dietro ogni logica mercantile dell’iperliberismo globale; le strategie commerciali hanno una forma prossima al militare e a un concetto trascendente di Male, qualcosa che danneggia l’umanità e ipoteca la sua discendenza postumana. Ho la sensazione che l’aura nera di romanticismo decadente, che ha aleggiato nella Germania del periodo che va dal ’30 al ’45 del XX secolo, si sia evoluta in una vomitevole plastica scintillante e consumistica: tutto ora è diventato furbo, le intuizioni distopiche di Huxley si sono rivelate esatte e così ogni appello o messaggio importante è rivolto solo ai consumi, al Mercato, all’accrescimento del potere immateriale di chi o cosa è dietro al Capitalismo di questo scorcio temporale; solo che il nero orrendo e mefitico spirituale che si respira oggi, in ogni accadimento sociale, è assai prossimo a quello tedesco del Terzo Reich.
Quale ruolo rivesto, allora, in tutto ciò? In un continuum alternativo, ma non per questo meno reale, La RACHE imperversa ovunque, e l’Euroforce indossa i panni del progresso; ma sono due facce della stessa medaglia, entrambe figliocce di quel nazismo che ben abbiamo conosciuto nel passato e che è rimasto vivo sotto mentite spoglie, vitale e vibrante sotto una maschera di allegra festa del consumo: Cthulhu agita i suoi tentacoli e l’orrendo romanticismo nero vissuto in Germania, che si è allungato fin quasi alla metà del ‘900, nasconde i fetori di una logica inumana che è nemica e incompatibile, immensamente più grande, delle razionalità e bisogni antropomorfi. Intravedo in questo presente, scostando la tendina verde intorno a me che racconta brandelli di occultismo, la dittatura del profitto, dei numeri vuoti: è lo stesso tipo di tirannia agitato dalle forze occulte dietro al nazismo, oscurità che avevano spesso visitato gli incubi di Hitler e dei suoi accoliti dando vita a un nero delirio sfociato poi nella Seconda Guerra Mondiale, nell’ordine nefasto che ancora si trascina, con protervia, tramite i meandri oscuri dell’Iperliberismo…
Mi volto e mi vedo ancora a Carnuntum; il verde è sempre ovunque, è accanto a me e ricopre ogni mia percezione.
Io so cosa significa il colore verde. Conosco le regole dell’occulto, le ho introiettate in me durante i miei viaggi astrali.
— Signor Rol, ancora un po’ del nostro liquore nazionale?

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