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Archivio per Produco

La mia attività in Kipple Officina Libraria


Concludo la lunga carrellata sulle mie attività editoriali presenti e passate, iniziata nei mesi precedenti, citando ciò che per me è fonte di grande soddisfazione: essere editor della casa editrice KippleOfficinaLibraria, fondata ormai 25 anni fa dall’editore Lukha B. Kremo.

Come scrivo nella pagina di questo blog dedicata alla Kipple, “La casa editrice è attiva dal 1995 ed è specializzata prevalentemente in fantascienza; pubblica libri cartacei e EBOOK in formato Pdf ed ePub. Accanto all’attività libraria è presente la produzione di CD musicali, (i CD e gli EBOOK sono composti e prodotti all’interno della factory stessa); dirette emanazioni di Kipple sono il blog e la Neo Repubblica Kaotica di Torriglia, micronazione sul web”; in quest’ultima rivesto contemporaneamente il ruolo di ministro dell’Ambiente e dei Diritti dei Postumani e dei NON Umani, nonché ambasciatore kaotico in Roma.

Linea editoriale della Kipple Officina Libraria:
l’aspirazione è creare libri in grado di emergere dalle migliaia di titoli che le piccole e medie case editrici stampano ogni anno. Il criterio scelto è quello dell’assoluta qualità: qualità dei contenuti, qualità grafica (spesso i nostri libri sono illustrati anche all’interno), qualità dei materiali utilizzati (carta riciclata, processi di risparmio energetico, etc) e per gli eBook assoluta qualità digitale. Questo criterio di eccellenza richiede una maggiore cura laddove le tirature cartacee non superino le 1000 copie.

La collana di punta è AVATAR (creata nel 2005 sulle ceneri della rivista Avatär) e predilige una letteratura visionaria che trova i suoi punti di riferimento nella mente di William Burroughs, nello spazio interiore di James Ballard, nella visionarietà di Philip K. Dick, nel cyberpunk e nel Futurismo.
Una collana che presenta fantascienza di qualità, italiana e straniera, ma anche connessioni con altre sensibilità del fantastico (come il Connettivismo), in una continua ricerca di rinnovamento guidato dalle nuove conoscenze scientifiche, filosofiche e dal costante bisogno di ridefinizione dei contorni dell’umanità.

Questo è l’indirizzo del gruppo Kipple.it su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=110554302901, mentre l’indirizzo della fanpage, sempre su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Kipple-Officina-Libraria. Twitter: @KipplePress.

WhereIsKremo | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Come detto qui e qui, sul blog della NazioneOscuraKaotica – e su FB – è stato possibile seguire le fasi del rapimento di Lukha B. Kremo, avvenuto in questi giorni roventi di luglio e che ora ha visto finalmente il ritorno del Nostro a casa, dopo peripezie varie che sono passate dal pagamento di un riscatto stratosferico (6 milioni di Euro) fino alla rivelazione di particolari inediti della creatività di Kremo che io stesso ignoravo – e forse è stato proprio per questo che sono diventato il referente dei rapitori?

Grande è stato il clamore suscitato dal rapimento, ma ora che tutto sembra essersi felicemente conclusosi incollo qui sotto la mia partecipazione al Fantascienza.com OnLive #3 di sabato scorso, a partire dal minuto 47 circa, dove ho praticamente annunciato in diretta l’imminente liberazione del Presidente della Nazione Oscura Kaotica, nonché editore di KippleOfficinaLibraria.

Dall’antologia Lo Zar non è morto – NeXT-Stream, un estratto del mio racconto “Testimoni adoranti”


Quello che segue è l’incipit del racconto che ho scritto per l’antologia uscita per Kipple Officina Libraria NeXT-Stream, lo Zar non è morto, opera corale curata da Lukha B. Kremo e Nico Gallo. Il titolo della mia proposta è Testimoni adoranti e tratta di una particolare storia morbosa, tutta italiana e decadente, degli anni ’60 del jet-set di allora: i marchesi Casati Stampa.

“– Guardala… – gl’intimò con un senso di morboso che faticava a esprimere, sottintendo che avrebbe potuto comprendere molto meglio se invece di ascoltarlo avesse osservato le fotografie. All’altro, in piedi nella stanza assolata, le finestre socchiuse per non far entrare il rumore del traffico, s’incupì lo sguardo e prese a fissarlo con una stolida curiosità.
– Guarda, ti dico, e vedrai che anche una sola immagine può rendere molto meglio di tante chiacchiere che ti posso fare, lo sai che io non sono uno capace a raccontare… Queste fotografie bucano, tutte! – continuò a incalzare Norberto – Guarda lì che donna conturbante che era!
Leandro, un filo di esasperazione traspariva dai suoi lineamenti, si decise a prendere in mano un mazzetto di vecchie foto in bianco e nero che Norberto aveva tirato fuori da una polverosa scatola di cartone, una di quelle in cui si vendevano le scarpe, chissà se di dieci o venti anni prima; scoprì, però, che non si trattava di foto artistiche: da quella in cima vide in primo piano, perché poi oltre al soggetto non c’era molto altro, il volto in tralice di una donna mediterranea, occhiali da sole tondi e scuri, pettinata in un modo che apparteneva a un tempo ormai passato di moda. Sul viso aveva un’espressione che anticipava l’estasi erotica di un’epoca che avrebbe ricercato una sessualità molto più libera; l’impressione che si poteva avere di quella donna era che già vivesse quel libertinaggio, ritenendosi forse una sfrenata interprete.
– Ma, che foto è? – chiese spiazzato Leandro; poi osservò – È degli anni ’60, allora non era una cosa usuale fare quelle sconcezze lì; lei è italiana?
– Certo che lo è; anzi, lo era – precisò Norberto.
Leandro rimase pensieroso a osservarne il volto, l’espressione e soprattutto il corpo sdraiato su un telo da mare e percorso da un’eccitazione che non sapeva comprendere appieno. Lei, infatti, era nuda e aveva soltanto un seno coperto da un suo braccio e l’altro seno era visibile, turgido, bello e sensuale quasi quanto le sue gambe, lì in posa oscenamente aperta; infine, una striscia nera applicata sulla foto ne copriva pudicamente il sesso e quella era proprio la cartina di tornasole di un’epoca che no, non era ancora pronta a tanta ostentazione erotica: quelle cosce apparivano tornite, emanavano ancora ormoni irresistibili, quella donna doveva essere una tremenda predatrice sessuale, impossibile resisterle, una vestale tutt’altro che pura. Leandro aveva avuto la nitida percezione che possederla avrebbe significato non poter poi desiderare nessun’altra donna, perché per tutto il resto della vita il suo ricordo avrebbe pervaso ogni desiderio…”

Per una teoria universale dell’utopia e delle sue contraddizioni | Holonomikon


Articolo come solo Giovanni De Matteo sa redigere, espansione di quello della settimana scorsa, sempre sulle utopie-distopie-ucronie-discronie. Un estratto – non esaustivo, ma intrigante – di un concetto che Luigi Acerbi e Daniele Bonfanti avevano sviluppato con il mio modesto ausilio, circa dieci anni fa: Discronia.

Come abbiamo visto per le distopie e più in generale per la fantascienza, nel caso dell’utopia è forse altrettanto appropriato parlare di meta-genere. I lavori citati nel capitolo precedente sono, in maniera abbastanza trasparente, opere di fantascienza che evolvono da una premessa utopica: diffondere una civiltà pacifica tra le stelle, realizzare una società ideale su un altro pianeta, risolvere i problemi legati alla scarsità delle risorse che affliggono una civiltà planetaria, guidare il progresso di società meno avanzate con ricadute benefiche per la loro popolazione.

Ma in fondo, come ci ricorda Alastair Reynolds, non dobbiamo dimenticare che le speculazioni fantascientifiche hanno sempre in qualche modo a che fare con l’utopia. Al di là di tutte le sue contraddizioni, delle sue criticità, dei conflitti che i suoi abitanti si trovano a dover affrontare, già solo «pensare a una civiltà umana interstellare è quanto di più vicino ci sia a una celebrazione dell’utopia: se già solo l’impresa di inviare una missione umana tra le stelle presuppone l’allineamento di una serie così difficile di condizioni da sconfinare nell’idealismo, figuriamoci la costruzione e il sostentamento di una società diffusa tra le stelle».

E d’altro canto l’utopia è un campo che la fantascienza condivide con il mainstream. Riprendendo ancora una volta le parole di Antonino Fazio dal suo articolo La letteratura di genere nell’epoca della sua riproducibilità parziale (Anarres n. 2):

[…] fantascienza e mainstream non condividono solo le correnti “storiche” della letteratura, bensì (prescindendo dalle contaminazioni) anche generi come l’epica, la commedia, la parodia, l’utopia, la satira. Questa circostanza ci indica con chiarezza che la fantascienza non è un semplice genere della narrativa popolare, bensì una forma di letteratura diversa dal mainstream, ma certo non meno “rispettabile” (cfr. Proietti, cit.), la quale va indagata anche con strumenti concettuali non tradizionali […]

L’annuncio: prossimamente sarò su Molotov Magazine di Independent Legions


Dalla pagina personale autoriale FB: con gioia raggiungo l’amico Alessandro Manzetti sul suo galeone Molotov, per le prossime iterazioni di quella che appare già una splendida rivista, unica nel panorama italiano. KeepTalking…

Ho piacere di annunciare a bordo del secondo numero di Molotov Magazine l’amico di vecchia data e Premio Urania Sandro Battisti, che offrirà il suo prezioso contributo in termini di ‘fantascienza oscura’. Poi vi diremo di più.

Sandro Battisti – Un estratto dal mio racconto presente…


Dalla mia pagina autoriale FB presento un estratto dal mio racconto presente nell’omaggio che Kipple Officina Libraria, i curatori Giovanni De Matteo, Alessio Lazzati e tutto il mondo del Fantastico italiano hanno tributato a Sergio “Alan D.” Altieri. L’antologia è Cronache dell’Armageddon e il mio racconto s’intitola Nekroeconomy; l’opera è acquistabile qui – ma ne parlo diffusamente qui.

Codici arcaici e inumani segnarono istantaneamente la coscienza di Alan; interi universi di simboli occulti e di articolate grammatiche semantiche, incomprensibili agli umani, sembrarono raccontargli strani episodi di ciò che poteva accadergli. Si sentì coinvolto in un terribile gorgo di evocazioni orrende, non sapeva fino a che punto sgorgate scientemente dai suoi interessi per le divinazioni magiche. Prima ancora di operare una sola profezia, l’intero sistema occulto di quegli universi gli lanciava dei moniti inequivocabili, come se gli si volesse presentare con la gran potenza dell’insondabile; subvocalizzò nel sonno dei mugugni, echi superficiali di un orrore molto più profondo, mentre le mosse scomposte che assumeva nel letto in cui dormiva completavano l’incubo in cui era precipitato.
Klelia gli era accanto, lo scosse: – Alan, cos’hai, stai bene? – Lui aprì gli occhi, era ancora immerso nell’abisso di raccapriccio in cui ancora si dimenava. – Hmmm – disse, e tentò di sorriderle, ma si sentiva immobile come il cadavere del mago che continuava a penzolargli addosso, nella sua coscienza trascendentale.
– Stai bene? – gli reiterò.
– Solo un brutto sogno; è così difficile riconoscere il reale – le sussurrò, ancora stordito dalle immagini orride e nere che galleggiavano nella sua psiche – Che ore sono? – le chiese poi improvviso, scorgendo la luce solare filtrare dalla serranda.
– Le 8.45! – gli rispose allarmata, doveva essersi svegliata anche lei poc’anzi; preoccupata dai lamenti di Alan, non doveva aver considerato l’orario.
Un banner olografico s’insinuò tra loro, avvolgendoli in spire di caldo citazionismo sintetico: “Alan e Klelia, il momento delle opportunità professionali è in attesa di sviluppo, non lasciamo soffrire ulteriormente le linee di business”. L’appello veniva reiterato ogni quindici secondi; era martellante, ossessivo. “Il business sta soffrendo”, era poi aggiunto in tono neutro, lasciando però filtrare dal messaggio un senso di allarme angoscioso. Il risultato dei richiami alla produttività del mondo iperliberista era opprimente, affliggeva con gli inviti di un Mercato divenuto vivo e in perenne espansione, lontano dal realizzarsi e per questo ancora più pressante nei suoi richiami.
– Gli incubi divengono veri – notò cupo Alan – un po’ troppo spesso.

Alcune cose che ho imparato sulla distopia | Holonomikon


Giovanni De Matteo continua, sul suo blog, la disamina scaturita dalla sua partecipazione all’antologia uranica Distòpia. Il tema che Giovanni tratta è ovviamente distopico. Un estratto – ringrazio anche per la citazione, pur se il mio apporto su Discronia è stato successivo alla creazione dell’idea.

Aggiungiamo una nuova tessera al mosaico di questo luglio distopico. Come hanno fatto notare diversi lettori di Distòpia, nonché lo stesso curatore Franco Forte nella chiacchierata con Silvio Sosio durante la presentazione in streaming del volume, la distopia, che per una lunga stagione è stata identificata con un filone della fantascienza, è andata col tempo differenziandosi al punto da guadagnare una riconoscibilità del tutto svincolata dal nostro genere prediletto.

È qualcosa che si evince anche nel documentatissimo saggio di Carmine Treanni che chiude la raccolta: non è un caso se, dopo aver messo bene in evidenza nella genesi del filone le radici comuni con la letteratura fantascientifica (a partire dalla sovrapposizione di nomi e opere riconducibili all’una o all’altra etichetta, giusto per citarne qualcuna pensiamo a Il risveglio del dormiente di H. G. Wells o a Il tallone di ferro di Jack London), il suo pezzo passa in rassegna diverse fasi, soffermandosi per esempio su distopie fantascientifiche e distopie mainstream.

Nell’uso comune, distopia diventa spesso sinonimo di orwelliano, e non è un caso nemmeno questo. 1984 di George Orwell (1949) è sicuramente il romanzo distopico più conosciuto, noto sia a chi ha una certa familiarità con il genere fantascientifico e con il filone distopico, sia a chi ne è del tutto a digiuno. Il romanzo di Orwell viene spesso presentato come ideale culmine di un trittico che poggia le basi su Noi del russo Evgenij Ivanovič Zamjatin (1924) e Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932). Ed è a questi titoli che potremmo ricondurre una parte consistente della produzione distopica del Novecento e di questi primi vent’anni del XXI secolo, con la loro forte ispirazione politica che si è travasata sia nella cosiddetta fantascienza sociologica (pensiamo ad altri capolavori come Fahrenheit 451 di Ray Bradbury del 1953 o il racconto La settima vittima di Robert Sheckley dell’anno dopo, entrambi adattati per il grande schermo nel decennio successivo in film di enorme successo di critica e di pubblico a firma di François Truffault ed Elio Petri, o a diversi titoli di Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, Fritz Leiber, Robert Silverberg, Philip K. Dick o James Tiptree Jr.), sia successivamente nel cyberpunk (da Neuromante di William Gibson alla trilogia di Eclipse di John Shirley, dai racconti e romanzi di Pat Cadigan a quelli di Lewis Shiner e Richard Calder), sia nel prolifico filone fantapolitico, in cui spesso la sensibilità distopica è finita per entrare in contatto con un altro vertice di un ideale quadrato semiotico costruito a partire dal concetto di utopia: l’ucronia. Per esempio, è il caso di opere come La svastica sul sole proprio di Dick (1961) o Fatherland di Robert Harris (1992), le ucronie distopiche per eccellenza.

Con un po’ di audacia, potremmo abbozzare un ideale quadrato semiotico generato a partire proprio dall’utopia. Per i credits di questo schema, non posso evitare di citare le folgoranti intuizioni di Luigi Acerbi, Davide Bonfanti e Sandro Battisti, che lo proposero (in una forma implicita e leggermente diversa dalla mia rappresentazione che trovate qui in basso) nel 2011 per un progetto editoriale purtroppo mai andato in porto a causa della prematura chiusura della casa editrice che avrebbe dovuto ospitarlo, la mai abbastanza rimpianta Edizioni XII.

Giunti a questo punto, tutti pensiamo di sapere cos’è una distopia. Giusto? Blade Runner è una distopia, E.T. – L’extraterrestre non lo è. Arancia meccanica è una distopia, 2001: Odissea nello spazio no (anche se Wikipedia sembra pensarla diversamente…). V for Vendetta sì, la Cultura di Iain M. Banks decisamente no (anche se c’è in giro chi la confonde con una sorta di paradiso post-sovietico). La parabola del seminatore sì, Inception no. In tutte le distopie citate, riconosciamo elementi facilmente riconducibili allo schema delle distopie sociali e politiche: un potere coercitivo che cerca di riportare ordine in un mondo sopraffatto dalla violenza in Arancia meccanica, una società bloccata in classi (la forza lavoro replicante in Blade Runner, a cui si aggiunge una forza di polizia che tende pericolosamente alla militarizzazione nel sequel Blade Runner 2049, e potremmo continuare) su un pianeta allegramente proiettato oltre il baratro del collasso ambientale e climatico, un regime neofascista salito al potere in un’Inghilterra devastata dalla guerra nucleare nel fumetto di Alan Moore, la violenza dilagante contro le minoranze in un mondo al collasso per le crisi climatiche e l’esaurimento delle risorse nel romanzo di Octavia E. Butler.

Le NeXT-Con


Ormai è un po’ di tempo che non ne viene organizzata una, ma negli anni passati uno dei fulcri su cui il Connettivismo modellava la sua attività era chiamato NeXT-Con, ovvero convention a tema (connettivista) in cui si succedevano dibattiti, proiezioni, reading, empatia, avanguardie. Tutto quello che il Connettivismo è, avveniva anche pubblicamente.

Mi è capitato di organizzarne alcune (ricordo di sicuro Roma, nel 2012, al Centro Culturale Elsa Morante) comunque mai da solo ma in collaborazione artistica con i vari esponenti del Movimento, di cui conservo un ottimo ricordo – molta fatica, soddisfazioni emotive e vibranti come scrivere un romanzo.

Qui in alto la locandina della prima con in assoluto, nel 2007, nei locali pioneristici dello Sbaraglio a Vimercate (fu un vero delirio liquido di bellezza e suggestione); l’ultima avvenne nel 2013 a Bellaria, in occasione della convention globale del Fantastico italiano, la SticCon/ItalCon: qui sotto il programma di quell’ultima iterazione.

NeXTCon Bellaria 2013 – Le parole dal futuro

Un tappeto di sceneggiatura teatrale intessuta sulle ultime uscite editoriali del Movimento; e il flusso tipico dell’empatia entropica dei componenti del collettivo, snodato lungo le linee neurali della notte e del mare: questa è la proposta NeXT-Con del Connettivismo per l’edizione anno 2013.
 
 
Venerdì 24 maggio,  dalle 18 alle 19 Umanità aliene: Livido (Antidoti umani, e-Doll) / Sentieri di notte
    dalle 23 in poi reading creatività varie
 
 
Sabato 25 maggio, dalle 16.30 fino alle 19 – Spazi contigui, le suggestioni dal continuum invisibile: Olonomico / Codice Morto / Meccanico Quantistico – Mediascape: Trans Human Express / Il canto oscuro

Gli anni di NeXT


Qualche anno e numero dopo la fondazione di NeXT – bollettino in senso lato del Connettivismo, nato da un’idea di Giovanni De Matteo e che realizzammo nel 2005 assieme a lui e a Marco Milani – ho preso le redini della rivista che ho guidato, quindi, dal numero 9 (2007) fino all’ultimo – almeno finora – 18 (2013). Una corsa lunga alcuni frenetici anni in cui ho amato coordinare i tanti collaboratori che di volta in volta si affacciavano sull’orizzonte di NeXT; assai spesso, la massa critica dei loro scritti determinava il titolo e il senso di ogni iterazione. Una storia lunga quasi 20 numeri, cui ripenso di tanto in tanto, che ha segnato il mio modo di essere presente nel mondo editoriale e di cui ricordo in particolar modo il numero 0, un’avventura in ogni senso, la scoperta di un mondo che non sembrava possibile raggiungere.

NeXT è una rivista italiana di fantascienza e letteratura fantastica in generale, nata nel 2005 come bollettino ufficiale del movimento letterario del Connettivismo. I racconti pubblicati spaziano nell’intero spettro tematico della narrativa fantastica, mentre gli articoli tendono a privilegiare riflessioni critiche sullo stato della fantascienza e sul futuro, con rubriche dedicate alla scienza e alla tecnologia.

Fondata nel marzo 2005 da Marco “Pykmil” Milani, Giovanni “X” De Matteo e da me, la rivista che ora dirigo è stata capitanata prima da De Matteo, e si è attestata subito come uno dei più attivi laboratori di idee in seno alla fantascienza italiana; attraverso i suoi scrittori ha allacciato una intensa rete di collaborazioni incrociate con le più vitali realtà online del settore, come Continuum e Fantascienza.com. La pubblicazione si avvale di artisti grafici che cambiano di volta in volta e si distingue da altre riviste anche per la scelta di pubblicare tutti i contributi narrativi e saggistici usando lo pseudonimo dei rispettivi autori. La scelta, già espressa a suo tempo nel Manifesto del Connettivismo (dicembre 2004), è inquadrabile in un’esigenza di rottura con ogni logica commerciale o tendenza di mercato.

Il tutto si sposa allo spirito schiettamente anarchico che presiede alla nascita stessa del movimento, che si distingue come un tentativo anacronistico di avanguardia all’interno di un genere come la fantascienza, votato per natura alla sperimentazione e alla prefigurazione di scenari futuri. Nel 2009 la rivista ha visto nascere anche una versione estera, mentre nel 2011 ha vinto il Premio Italia nel settore “rivista non professionale“. Nello stesso anno è uscita anche una raccolta dei primi 15 numeri col nome di SuperNeXT. Nel 2014 Giovanni “X” De Matteo vince nella categoria Articolo su pubblicazione non professionale con il suo La mappa del futuro, apparso proprio su NeXT.

Dal sito della casa editrice Kipple è possibile scaricare la rivista in formato PDF cliccando su www.kipple.it/?s=NeXT. I files sono senza DRM e hanno il prezzo fissato a 1 € cadauno.

Lo Zar non è morto – NeXT-Stream è da oggi disponibile per la collana Avatar | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria presenta la terza iterazione delle antologie NeXT-Stream, esperimenti di commistione tra l’immaginario di genere e il cosiddetto mainstream, la letteratura non di genere; ci piace ricordare che il precedente capitolo Visioni di realtà contigue ha vinto il Premio Italia 2019, nella sezione antologia.
Lo zar non è morto è il titolo di questo volume, undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia.
Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale sul sito della casa editrice, nei principali store on line e nelle librerie. All’interno racconti di Giulia Abbate, Giovanni De Matteo, Ettore Maggi, Francesco Troccoli, Daniele Cambiaso, Sandro Battisti, Alessandro Forlani, Domenico Mortellaro, Franco Ricciardiello, Pee Gee Daniel e Nicoletta Vallorani. I curatori sono Lukha B. Kremo e Domenico Gallo.

Sinossi – dall’introduzione dei curatori

Dimentichereste mai un romanzo di avventure straordinarie, fantapolitico e ucronico, uno dei primi del suo genere in Italia e per di più scritto da un gruppo di dieci autori (capitanati dal fondatore del più grande movimento avanguardistico italiano), rendendolo un unicum nel panorama mondiale? La critica italiana lo ha fatto. Era concentrata su Benedetto Croce e i tormenti di Zeno Cosini, e seguiva le loro visioni oniriche considerandole molto più pregnanti di altre.
Parliamo di Lo zar non è morto – Grande romanzo d’avventure scritto nel 1929 da un gruppo di letterati italiani provenienti da diverse correnti culturali capeggiati dal padre del Futurismo: Filippo Tommaso Martinetti. Il “Gruppo dei Dieci”, così si chiama l’eterogeneo collettivo, si raccoglie con il preciso obiettivo di creare un’opera di intrattenimento e di grande avventura, un’opera per divertire il lettore senza alte finalità artistiche.
Noi abbiamo ripreso lo stesso spirito, quello della creazione letteraria pura e dell’orgoglio di una letteratura che, nonostante vanti un’illustre storia, sembra oggi relegata a un’ancella, forse soltanto simpatica, di una letteratura mondiale in grande evoluzione. Abbiamo quindi scelto autori che meglio hanno saputo interpretare questo spirito, pur consapevoli che a causa di contingenze e indisponibilità temporanee, potevano essere molti di più. E ne è nata un’antologia di undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia, quel lasso temporale che ci separa dalla nascita della contemporaneità e dalla scomparsa degli Zar. Una Storia a volte bizzarra (ma che, come l’attualità suggerisce, si peccherebbe a considerarla tale), altre assolutamente plausibile, che parte dalla fuga di Anastasija Romanova, tocca il fascismo, il Duce, la Resistenza, gli anni Sessanta, Berlinguer, fino ad arrivare ai giorni nostri e proiettarsi nel futuro, facendo ricorrere, in contesti diversi, gli stessi inquietanti interrogativi storici e sociali.

Estratto – dall’introduzione dei curatori

Riscrivere la Storia è solo in parte un gesto dissacrante, un divertimento fine a sé stesso che gioca con un qualche ramo assurdo di possibilità che non si sono realizzate, un po’ come il paradosso di Erwin Schrödinger dedicato allo sfortunato gatto chiuso in una scatola. La teoria, mai dimostrata, è piuttosto nota. A ogni collasso di una funzione d’onda, un altro universo si crea con quei valori possibili che nel nostro universo non si sono realizzati. E allora esistono, a fianco a noi, infiniti universi che si creano a ventaglio ogni frazione di tempo in cui infiniti fenomeni quantistici letteralmente esplodono. Ma il mondo quantistico è decisamente controintuitivo e richiede spesso uno sforzo di immaginazione per raffigurarsi “materialmente” cioè che non lo è, ciò che nega la nostra esperienza quotidiana e classica. Ebbene è come se ogni ucronia fosse l’universo duale del nostro per ogni episodio storico che conosciamo. Ma al di là di una qualche verosimiglianza fisica, l’ucronia è uno sforzo di comprendere la Storia attraverso la sua falsificazione, la nostra Storia, quella che condividiamo. È un modo per amplificarne le contraddizioni, per mettere a nudo ciò che è alla base della politica: l’occultamento della verità. È un’idea che ricorda un po’ il gioco di Orson Welles in uno dei suoi ultimi film: F come falso. Il film, una strana pellicola del 1973, gioca sul rapporto vero e falso nell’arte partendo dai falsari, ma è fortemente ancorato a una riflessione pericolosa sulla realtà e sulla sua rappresentazione. Welles non ha mai giocato con le ucronie, ma in troppi suoi film troviamo una inquietante dialettica tra vero e falso in cui il falso è uno strumento del vero del reale. E allora leggiamo questi racconti con sospetto.
Dopo la lettura, non siamo più convinti che lo Zar sia morto, che il Duce e il Fascismo siano morti, che le dinamiche di potere politico e sociale di cento anni fa siano morte.

La quarta

Un’antologia di undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia, quel lasso temporale che ci separa dalla nascita della contemporaneità e dalla scomparsa degli Zar.

Gli autori

Gli autori che hanno scritto per questa raccolta sono: Giulia Abbate, Giovanni De Matteo, Ettore Maggi, Francesco Troccoli, Daniele Cambiaso, Sandro Battisti, Alessandro Forlani, Domenico Mortellaro, Franco Ricciardiello, Pee Gee Daniel e Nicoletta Vallorani. I curatori sono Lukha B. Kremo e Domenico Gallo; il primo è editore di Kipple Officina Libraria, Premio Urania 2015 e vincitore di altri importanti premi letterari del fantastico italiano, il secondo è scrittore, traduttore e saggista di lungo corso del fantastico e in particolare della fantascienza.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Aa.vv. | Lo Zar non è morto – NeXT-Stream – A cura di Lukha B. Kremo e Domenico Gallo – Copertina di Nives

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 174 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-31-6
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 176 – € 15 — ISBN 978-88-32179-30-9

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