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Palo Alto – Difference and Repetition / A Musical Evocation Of Gilles Deleuze | Neural


[Letto su Neural]

A fine anni Ottanta, in piena epoca di riflusso politico e filosofico – se la si paragona alla decade precedente – molte furono comunque le tendenze sperimentali che rimanevano ancora in circolo, soprattutto nelle enclavi controculturali delle principali metropoli europee. È a Parigi che s’incontrano Jacques Barbéri (autore di fantascienza), Denis Frajerman (musicista attento a molti dei temi in bilico fra oralità e letteratura), Philippe Masson (clarinettista) e Philippe Perreaudin (sperimentatore con una certa esperienza di organizzazione, lavoro di studio e produzione). La passione per l’artigianato del suono fai-da-te e l’infatuazione per l’art rock più innovativo, à la mode dei Tuxedomoon, per intenderci, segneranno gli esordi dell’eclettica band, la cui musica faceva molto affidamento sulle strutture delineate, sugli effetti, sul missaggio e sulla produzione di quello che era stato registrato nelle jam session infuocate che regolarmente programmavano. Lavorare con altri artisti è stata nel tempo una delle caratteristiche peculiari di Palo Alto e molte sono state le collaborazioni che hanno portato i singoli musicisti ad uscire dalla loro comfort zone, strategia che era abbastanza consueta per quella generazione, la prima ad agire-subire, inoltre, un intenso rapporto con le tecnologie. Del seminale ensemble di sperimentatori sono adesso rimasti solo Jacques Barbéri e Philippe Perreaudin, ai quali si è aggiunto dalla fine degli anni novanta Laurent Pernice, ex membro della band industrial francese Nox. L’ispirazione del progetto, pur nelle sue derive musicali fondamentalmente improvvisative, rimane alquanto circoscritta da un immaginario filosofico-letterario. Se in precedenza sono stati autori come Antoine Volodine, Thomas Pynchon, Philip K. Dick, Lewis Carrol e J. G. Ballard a essere coinvolti nelle spire della band, adesso è la volta di Gilles Deleuze, filosofo dei mille plateaux, della chaosmosi, della “pazza espressività” e del “divenir-bambino”, il teorico della rottura di tutte le concatenazioni significanti incardinate nella norma. Quella di Deleuze è quindi un’evocazione assolutamente coerente per un collettivo già di suo così multiforme, dalle complesse ramificazioni elettroniche e capace di soluzioni dalle forme libere molto articolate ed eleganti. Destrutturazioni e ristrutturazioni, insomma, che partoriscono un insieme proliferante di testi e suoni, come ingranaggi di una sempre diversa “macchina”, una macchina desiderante alla quale stavolta s’aggiungono anche Richard Pinhas, Thierry Zaboitzeff , Alain Damasio e Rhys Chatham.

Porcupine Tree – Arriving Somewhere But Not Here (Rockpalast 2005)


La parte dei Porcupine Tree che mi piace di più, quella visionaria, floydianamente acida e progressive, ricca di voli pindarici…

Concerto IL SEGNO DEL Comando+RUNAWAY TOTEM


Domani 22 novembre a Genova, alle 21.30, ci sarà il concerto del Segno del Comando, band di culto di Prog esoterico cui prima del concerto sarà associata una presentazione, a cura di Mario Gazzola, del saggio Fantarock sulle interazioni tra Rock e Fantastico – scritto a quattro mani con Ernesto Assante ed edito da Arcana – e anche una Mostra curata da Ksenja Laginja (pure lei presente in sala) dal titolo Kairos Sensorium Exhibition, ovvero un viaggio immaginifico tra fantascienza ed esoterismo, simbologia e silenzio cosmico, dove la visione si unisce alle proiezioni astrali con uno sguardo oltre l’umano (saranno esposte le illustrazioni che corredano la mia raccolta di racconti di sesso quantico Sensorium).

Il Segno del Comando si esibirà a Genova al teatro LaClaque in Via di San Donato 9, angolo Vico Biscotti, puntuale alle 21.30; qui potrete trovare l’evento FaceBook e chi può, vada!

Prog wave n° 2: teiere volanti in Italia | PostHuman


Su PostHuman il seguito di un fortunato articolo che tracciava le linee comunicanti tra Prog, Metal, Punk, psichedelia, oscurità e quant’altro; parliamo ovviamente di eventi sonori che esplodevano già allora nello Stivale e che ora si confermano potentemente. Ecco uno stralcio dell’articolo a firma del sempre valido Mario Gazzola.

Torniamo oggi sull’argomento con un servizio-sequel, notando che in una serie di dischi recenti quelle aree di contatto si sono assai più che rafforzate: dischi che tra l’altro sono tutti usciti in Italia – epicentro del genere prog a livello mondiale, pare – e vedono un’interessantissima collaborazione fra musicisti italiani e nomi cult di diverse stagioni del rock internazionale, a conferma della non subalternità del rock alternativo dello Stivale. E voi pensavate che non ci fosse più niente da scoprire nella musica del 2000?!
Buoni ascolti estivi.

Da Vinci’s Spirit, Prog Music Experience | Venerdì 17 maggio 2019


Venerdì 17 maggio, alle ore 20.00, Mario Gazzola presenterà a Milano, assieme a Max Gasperini della Black Widow, un’esibizione di quattro gruppi Prog, nel cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo Da Vinci. La segnalazione dell’evento è qui.

Venerdì 17 maggio, a partire dalle ore 20,00, il “FIM – Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale” saluterà l’edizione 2019 regalando al pubblico milanese un’esperienza musicale dal sapore misterioso ed enigmatico quanto lo spirito del Progressive Rock.

Sul prestigioso palcoscenico dell’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, a rendere omaggio al genio di Leonardo, quattro band: Universal Totem Orchestra, FEM, Macchina Pneumatica e Silver Key che si esibiranno dal vivo in un concerto ad ingresso libero e gratuito.

La direzione artistica dell’evento è affidata a Massimo Gasperini, label manager della Black Widow Records, nota casa discografica partner del FIM, che dedica la maggior parte del suo catalogo al Rock Progressivo.

“Durante lo spettacolo, la musica prog sarà il commento sonoro perfetto per i misteriosi e affascinanti disegni leonardeschi che saranno proiettati alle spalle del palco dell’Auditorium Testori. L’atmosfera che ne verrà fuori – dice Massimo Gasperini, direttore artistico della serata – sarà magica”.

Pink Floyd – The Travel Sequence (1972)


Un brano dei Floyd che è sostanzialmente inedito, del periodo DarkSide, eseguito live prima che il disco uscisse e che, di fatto, serviva ai Floyd stessi per chiarirsi le idee sul contenuto del nuovo album; onda energetica di Prog, lievi ricordi delle antiche jam session improvvisate come Jazz che mostrano, invece, robuste strutture sonore di architettoniche inattaccabili. Meraviglioso…

Orpelli fascinosi


Polvere indigesta di eminenze oscure che si affacciano barocche alla mia percezione. I ricordi sono ammantati di orpelli fascinosi.

Lenny Kravitz – Circus


Un bell’intreccio di Rock, Progressive visivo, simbologie alchemiche e scenografia da angeli caduti. Un pezzo che avevo dimenticato negli abissi temporali…

Pink Floyd – Grantchester Meadows (1970-04-30)


Questo antico brano dei Floyd – risale ad Ummagumma del ’69 – mostra uno dei loro tanti lati sperimentali: in questo caso, appare la vena Fantasy, la vena Progressive e anche Folk, riflessiva, animista e naturalistica. Quanti aspetti della Cultura hanno davvero esplorato i Floyd? Volete aggiungere le vostre suggestioni?

Media-Trek » Blog Archive » Nuovo prog, vecchio prog, sempre prog


Sul blog di Ernesto Assante, su Repubblica, prende la penna Mario “Black M” Gazzola, e traccia una delle sue sublimi cavalcate nel panorama musicale internazionale del Rock; argomento? Il Progressive e i suoi infiniti interpreti. Qui la lettura completa:

Poco tempo fa avevamo scritto un articolo in cui riunivamo diversi gruppi italiani e stranieri che, ognuno a modo suo, si ispirano alle sonorità del progressive. Quando si parla di quell’ambiziosa stagione del rock, si pensa subito a King Crimson, Genesis, Pink Floyd, Van Der Graaf Generator, Jethro Tull, come da noi a PFM, Banco, Le Orme, Osanna e così via. Tuttavia, ascoltando alcuni dischi italiani, come ad esempio i romani Bridgend (Rebis, Orange Park Recordso) o meglio ancora i valdostani Movin’ K (Waitin’ 4 The Dawn, TdE Music Productionz), incappiamo in sonorità che sanno più marcatamente di anni ’80: di Marillion, di Toto, per esempio, con quei sintetizzatori d’epoca che ribattevano pesantemente i riff delle chitarre. Quando ne parliamo con il leader dei Movin’ K, il cantante/tastierista Francesco K Epiro, lui risponde che in realtà “rispettabilissimi gusti personali, comunque diciamo che quando parli di ‘scivoloni verso un power pop melodico dalle parti dei Toto di Hold The Line‘ per noi è un complimento pazzesco”.
Rispettabilissimi gusti personali, per citare il valdostano tastierista, ma la cosa ci dà da pensare: avendo vissuto gli anni ’80, ricordiamo bene che all’epoca la musica “in” erano i Police e i Talking Heads, Devo e Depeche Mode nell’electro, i Cure e la falange dark in ambito wave, Iron Maiden e Motörhead in campo metal, gli U2 in marcia verso le arene oceaniche… ma i Toto, i Foreigner, i superstiti della Jefferson Starship che un tempo aveva volato alto, anche i Marillion no, puzzavano già di muffa.
Sembravano gruppi, anche quando recenti come appunto Marillion o Asia, coll’orologio sincronizzato su un’epoca ormai chiusa, di cui stavano ormai raccogliendo gli avanzi di stagione nomi che ne avevano maggior diritto (i Genesis di Follow You Follow Me, gli Yes di Owner Of A Lonely Heart, Alan Parsons col suo Eye In The Sky, su tutti i Pink Floyd di The Wall), ma che comunque avevano già superato da mo’ la loro golden age. E allora che senso ha ispirarcisi ora, a 35 anni e più di distanza? Invece il leader dei Movin’ K ci spiega che “da musicista, riconosce una certa attitudine comune, non tanto nel genere, ma nell’approccio alla composizione e alla creazione degli arrangiamenti, fra Police e Toto”. Il che giustifica l’elezione da parte del tastierista valdostano a sacra trimurti di riferimento dell’eterogeneo trio formato appunto da “Pink Floyd, Police e Toto”.
La questione filosofica ci pungola finché non scopriamo – raccogliendo materiale per un saggio sulle intersezioni fra rock e immaginario di fantascienza – gli svedesi The Night Flight Orchestra, i quali pubblicano il 19 maggio prossimo sull’etichetta metal Nuclear Blast/Warner i loro terzo album Amber Galactic. Ci aspettiamo di essere trasportati in un trip spaziale oscuro alla Hawkwind o alla Blue Öyster Cult, oppure di finire schiacciati da una spietata macchina da guerra metallica (i componenti del supergruppo provengono da due band death metal come Soilwork e Arch Enemy o dal prog scifi metal dei Jupiter Society), invece i nordici sono assai più tranquilli e orecchiabili. Anzi… ebbene, sì, anche qui notiamo quegli arrangiamenti da primi anni ’80 coi riff di synt alla Europe o, che so, Scorpions melodici e il tarlo mentale riprende a rodere: cos’è, la nuova moda? Chiediamo d’intervistare il cantante Björn Strid sulle letture fantascientiche del gruppo per il libro e intanto gli accenno le mie impressioni sul sound del gruppo, timoroso di prendermi una “lavata di capo” per non aver capito nulla, mentre invece quello mi spiazza confermando “certo! Nell’album abbiamo riversato la nostra passione per gruppi come quelli che hai citato ma anche Foreigner, Journey, Boston… ci sono un sacco d’influenze, anche il pop metal dei Kiss e il pop puro degli Abba, degli Steely Dan e dell’Alan Parsons Project”.

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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