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Archivio per Proteste

#FreeAssange | Sull’amaca blog


Diffondo dal blog dell’amaca:

Julian Assange deve essere liberato!
È di ieri la notizia, che la ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, ha ordinato l’estrazione negli Stati Uniti del giornalista e attivista che con il portale web WikiLeaks rivelò documenti secretati del governo USA. I documenti provavano numerosi crimini di guerra commessi dall’esercito di Washington negli anni delle missioni militari in Iraq e Afghanistan. Julian Assange rischia una condanna fino a 175 anni di carcere negli USA.
#FreeAssange

Il baratro


La deriva assume i connotati della catastrofe, quando l’ingordigia non ti fa rendere conto del baratro.

Il “tesoro” dell’Internazionale Situazionista e i suoi eredi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo sul Situazionismo, sui momenti finali di un Movimento che è esploso forse più dopo che prima o durante, e che ha segnato la seconda metà del ‘900. Un estratto:

Sono già trascorsi cinquanta anni da quando l’Internationale Situationniste [1957/1972] decise di interrompere la propria avventura, dal momento che l’obiettivo di presentarsi «come un’avanguardia artistica, come una ricerca sperimentale di una libera costruzione della vita quotidiana e infine come un contributo all’articolazione teoretica e pratica di una nuova contestazione rivoluzionaria»1, sembrava ormai essere superata da una realtà che aveva saputo far tesoro della critica radicale espressa dai situazionisti. Infatti, il modello di vita consumistico propagandato dalla “società dello spettacolo” – sia nella versione “diffusa” propria dei regimi capitalisti, sia nella versione “concentrata” dei regimi comunisti – aveva iniziato a riconquistare l’appeal di modernità che la contestazione giovanile della seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso aveva profondamente osteggiato, cercando soluzioni alternative, e in molti casi rivoluzionarie, allo sviluppo tecnologico raggiunto (dalla conquista dello spazio alla corsa agli armamenti nucleari) e al progresso economico e sociale conseguito dalla gran parte della popolazione dei Paesi industrialmente avanzati. Un “tesoro” che in molti hanno finito per spartirsi in tutti i modi possibili con il fine di accrescere il proprio valore rivoluzionario, quanto la propria capacità di governare la trasformazione sociale in atto, con l’intento reciproco di guadagnarsi riconoscimenti, prebende e vantaggi di posizione. E proprio per non volere affidare il “tesoro” dell’I.S. a simili eredi, Debord decise, cinquant’anni fa, di sciogliere l’organizzazione, denunciando «l’immagine di eroi estremisti in una comunità trionfante» che i suoi presunti epigoni – i tanto disprezzati pro-situs – avevano finito per accreditarsi al fine di vantarsene, così da ridurla «in un’organizzazione rivoluzionaria utilizzabile per loro, non occupandosi affatto del progresso della rivoluzione se non nella misura in cui questo si sarebbe occupato di loro»2 .
Del resto, l’esperienza storica dei situazionisti, della loro organizzazione, della loro démarche, è sempre stata costellata da ripetuti e reiterati tentativi di annoverarla nel solco di percorsi tracciati da precedenti avanguardie artistiche, culturali, politiche, sì da trarne un lauto profitto di immagine per altri. Non a caso, infatti, dopo essere stata inizialmente ignorata, osteggiata e denigrata, l’Internationale Situationniste ha visto crescere la sua notorietà nell’olimpo delle avanguardie del secondo ‘900, al punto che oggi la teoria situazionista è ormai considerata la precorritrice di tutte le analisi più radicali nei confronti dell’infosfera, a partire dalla critica ai social media, attraverso il concetto di “spettacolare integrato”; interpretazione, questa, che ha in gran parte travisato qual è stato il “tesoro” nascosto dell’I.S., sopratutto da parte di chi – a tempo ormai scaduto – ha creduto di averlo finalmente individuato, rovistando fra un mucchio di cianfrusaglie, buone, certamente per i mercanti d’arte e per i rivoluzionari di professione, ma del tutto inutilizzabili per chi non vuole «lavorare allo spettacolo della fine di un mondo, ma alla fine del mondo dello spettacolo»3.

Dinamiche carsiche


La prospettiva si agita sullo sfondo di una dinamica carsica, è solo questione di tempo l’uscir fuori, allo scoperto, dirompenti.

Roger Waters: “Porterò il tour in Europa, se ci sarà ancora un’Europa”. | OndaMusicale


Su OndaMusicale la notizia di Roger Waters che sta stringendo le viti al suo prossimo tour americano, This is not a drill, che non è il suo unico pensiero; come infatti riassume l’articolo:

Instancabile Roger Waters! Alle soglie dei 79 anni, la guerra in Ucraina, la vicenda giudiziaria del fondatore di WikiLeaks Julian Assange e i preparativi per il tour This Is Nos A Drill tengono in superattività il genio creativo dei Pink Floyd.

Ecco, il fronte creativo e politico di Waters passa per questi cardini, ed è quanto di più eloquente ci sia per quest’artista, che giusto per far capire di che pasta è fatto, posta una sua recente poesia:

Le braccia di Boemia

Stanotte
restiamo svegli a bere tequila mentre il sole tramonta
trascina il borghese che è in noi
che si lamenta e piagnucola
nella sera cupa
oltre Manhattan
qui
nel buio
con lo stomaco in fiamme
con le guance
riscaldate da lacrime di ribellione
ci raccontiamo le cose della vita
e dei fantasmi degli artisti che sono morti
nell’oblio
amati
paonazzi lussuriosi
rumorosi
più grandi della vita ordinaria sbattono
i pugni
sul tavolo della nostra vita
versano vino rosso
e ci accolgono
tra le braccia della Boemia

MINISTRY – “Sabotage Is Sex” feat. Jello Biafra


Appena uscito. È il momento di fare caos.

WTF


Lessico di pura industrializzazioni psichica, per comprendere come fottere il Sistema.

1984: sciopero! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo per ricordarci cos’è effettivamente il liberismo, cosa ha già fatto ai tempi della Thatcher in UK e cosa continuerà a fare ovunque – non si capisce perché debba migliorare e non incattivirsi e inumanizzarsi ancor di più. Un estratto:

1984. U.K. miners’ strike rappresentò la lotta dell’Unione Nazionale dei Minatori di Arthur Scargill, una lotta che voleva impedire la chiusura di venti giacimenti carboniferi del Regno Unito e che avrebbe portato il licenziamento di circa 20000 lavoratori.
Lo sciopero ebbe inizio il 6 marzo 1984. Durò oltre un anno in seguito all’annuncio della chiusura della miniera di carbone di Cortonwood nello Yorkshire per contrastare il disegno del Primo Ministro Margareth Thatcher di diminuire il numero e la produzione dei pozzi di estrazione del carbone.

Nell’ambito della sua politica industriale e sindacale la Thatcher mise all’opera un programma ben definito: 1) un piano energetico nazionale per diminuire l’uso del carbone, troppo costoso da estrarre e fuori mercato. 2) adozione di norme per limitare il diritto di sciopero, soprattutto riguardo alla pratica “illegale” dei picchetti.
Il 18 giugno 1984, nello Yorkshire scozzese, ebbe luogo quella che passerà alla storia come “la battaglia di Olgreave” l’evento più drammatico del lungo sciopero in corso. Quel giorno l’immagine che gli inglesi avevano dei loro governanti cambiò improvvisamente. Fu una battaglia, una guerra mossa dal governo contro il suo stesso popolo.

Nel libro GB 1984 di David Peace c’è il racconto di cinquantatré settimane di guerra civile con picchetti, arresti, violenze e intimidazioni, famiglie disperate, crumiri, corruttori e corrotti. A combattere questa battaglia che dilaniava interamente il paese, ci furono uomini come Terry Winters, braccio destro del dispotico leader del sindacato che doveva farsi carico del destino di migliaia di lavoratori, come l’ebreo, un mediatore senza scrupoli deciso a spezzare lo sciopero con ogni mezzo e che reclutava neonazisti da sguinzagliare contro i picchettatori, che manipolava gli organi di informazione e faceva in modo che i cameramen della televisione inquadrassero soltanto il lancio di sassi da parte dei minatori e non le cariche violente e le manganellate della polizia.
La volontà di vincere ad ogni costo della classe dominante, la violenza delle forze dell’ordine, l’incapacità degli uomini del sindacato sempre più apparato. Una vera e cruda rappresentazione della realtà dove Margareth Thatcher comparve una sola volta con nome e cognome è sempre con attributi: “La Lady di ferro” o “La Troia di Ferro” per i minatori. Una rappresentazione dove non c’era il tempo di tirare il fiato perché tra le due parti, come nella realtà, c’erano delatori, ruffiani, spie che stavano dentro questo ingranaggio dove si rischiava di rimanere stritolati.

La terza guerra civile della Gran Bretagna. Una sconfitta che sa di fiele. Una pagina nera nel mondo del lavoro con una nazione che volta le spalle. Un grosso focolaio per l’Europa intera sotto la brutalizzazione del neoliberismo.
Segnali terribili di un tempo che cominciò a cambiare in peggio.

 

Cluster Lizard – Star Corsair | Neural


[Letto su Neural]

La scintilla che ha dato origine a questo nuovo progetto dei Cluster Lizard – alias che Dmytro Fedorenko e Kateryna Zavoloka utilizzano già dal 2017, mentre adesso sono al loro terzo album sotto tali sembianze – è davvero diretta e incendiaria se rapportata al costrutto spesso assai complesso e mediato di altre e più concettuali uscite discografiche della coppia o dei due artisti considerati singolarmente. “Come potrebbero essere le colonne sonore dei nostri film preferiti?” si domandano i due esperienziati sperimentatori sonori e ai film che erano spendibili per una operazione di questo tipo sostituiscono invece un libro dello scrittore di fantascienza, filosofo e dissidente ucraino Oles BerdnykStar Corsair – non mutando poi tanto il concetto-chiave della seminale intuizione, scrivere cioè una colonna sonora per un’opera ritenuta dai due autori davvero appassionante e significativa. Oles Berdnyk, scomparso nel 2003, è uno dei padri della fantascienza ucraina: nonostante la sua carriera sia stata regolarmente interrotta dalle autorità sovietiche e sebbene la sua attività letteraria abbia attraversato differenti generi e temi, il suo lascito più significativo è stato proprio Star Corsair, opera sci-fi degli anni ’70, una trattazione piena di tensioni futuristiche e istanze libertarie, che solo adesso può mostrare a pieno il suo potenziale. Influenzati dalla visione di sviluppo personale insita nel romanzo, i Cluster Lizard elaborano una loro personale riflessione che coincide con una profonda trasformazione, visionaria e socialmente evoluta. L’idea principale del romanzo è che senza una libertà “interna” non sia possibile alcuna libertà “esterna”, parallelismo che in tempi d’oppressione e d’irregimentamento pesante – in epoca post guerra fredda – può divenire conseguentemente un manifesto cult di tensione utopica. I suoni utilizzati rendono appieno le atmosfere della lungimirante e provocatoria narrazione, sono carichi d’afflato modernista, profondi e grondanti speranze, evocativi e immaginifici. Tutto quello che di cibernetico ed astrale è nelle corde di Zavoloka e Fedorenko qui entra in gioco, atmosfere scure e misticheggianti, scienza e robotica, in una sovrapposizione di trame ed elementi compresi fra il minimalismo e la musica industriale, a cavallo d’intrecci dark ambient e pulsazioni cosmiche.

Fabrizio De André – La domenica delle salme (Official Video)


Aveva visto tutto, molto prima di noi (di me sicuro).

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