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Cube house-scope – Ovvero, i precetti dell’Iperliberismo


Nelle strutture incastonate di iper-realtà, le esistenze assumono strutture ridondanti e ricordano come più ne produci, meno ti costa, più ci guadagni.

Avanzi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele. Estraggo questo passo, non dico altro:

Dopo aver sistematicamente strappato a milioni di persone diritti, speranze e dignità, ficcandogli in testa con ogni media necessario che l’unico modo per sopravvivere sia sbranarsi a vicenda; dopo aver ridicolizzato e criminalizzato ogni forma di idealismo e di solidarietà, ogni desiderio di giustizia e di uguaglianza; dopo aver ridotto interi stati a distese di macerie in fiamme costringendone le popolazioni a vendersi in schiavitù, usandole come esercito industriale di riserva per tagliare i salari, e capro espiatorio su cui scaricare le tensioni sociali mettendo gli sfruttati l’uno contro l’altro; dopo aver umiliato e portato alla rovina intere generazioni, derubando gli anziani del frutto d’una vita di lavoro e i giovani d’ogni speranza per il futuro, adesso le élites hanno la faccia da culo di fingere persino d’indignarsi che le classi sfruttate si rivolgano nella direzione sbagliata dopo che tutte le altre gli sono state intenzionalmente precluse.
La colpa storica, politica, e sociale della deriva fascista in atto ricade innanzitutto sulle lerce coscienze di coloro che adesso la denunciano dall’alto dei privilegi che hanno estorto e dei miliardi che hanno saccheggiato.
Le classi dirigenti e i loro Cazzari, che sono da sempre la prima causa del fascismo, e che come sempre si preparano ad approfittarne ancora una volta.
Perché se è vero che preferiscono una falsa democrazia a una dittatura esplicita, è anche vero che a una democrazia autentica preferiscono il fascismo.

Hide and Research


Mi nascondo dalle continue rissose estensioni del Nulla, cercando di determinare cosa esiste nella complessa mente olografica degli abissi dimensionali.

Il Sistema Tedesco – Carmilla on line


Oggi è lunedì, no? Vi incollo allora il post settimanale di cronaca reale di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine.

L’astensionismo ha superato il 50%. Ormai la maggioranza degli aventi diritto al voto si tiene lontano il più possibile dalla scheda elettorale, come fosse una mail di phishing.
50%. È un dato che colpisce. Com’è possibile che ci siano ancora così tanti italiani disposti a votare per questo branco di grotteschi cialtroni noti come la nostra classe politica?
Come fanno a fidarsene, come fanno a sopportarli, come fanno anche solo a distinguerli?
Un milione di liste.
Un solo obiettivo: il potere.
Un solo padrone: il mercato.
Una sola preoccupazione: bloccare le inchieste, giudiziarie e giornalistiche.
Un solo slogan: “Basta negri”.
Promessa vana, oltre che infame.
Perché l’Europa ci ha chiuso fuori.
Ci ha sbattuto la porta in faccia.
Per quanto gli italiani si credano diversi dai migranti, per l’Impero Carolingio di Merkel e Macron non sono che altri pezzenti sulla stessa barca.
I cialtroni nostrani però continuano a promettere di risolvere i problemi che loro stessi hanno creato, e che con la loro avidità, disonestà, incompetenza, possono soltanto aggravare.
Perché tanti italiani li votano ancora, perché rischiano di affidare un municipio o un ministero a chi non dovrebbe gestire nemmeno una bancarella?
La risposta è in un certo senso contenuta nella domanda.
Gli italiani ormai non votano più per, votano solo contro.
Fanno la croce sulla scheda sperando solo di fottere la banda di cialtroni che gli sta più sul cazzo, quelli che trovano più odiosi, o che ritengono più pericolosi.
Senza illusioni.
Non sperano di sconfiggerli né di fermarli, solo di rallentarli per un po’, vederli rosicare.
Vederli perdere un po’ del denaro che hanno rubato, del potere che hanno usurpato, delle false amicizie, delle clientele.
Vederli annaspare e sudare in Tv, agitarsi inventando cazzate patetiche per negare la disfatta, contorcersi come scarafaggi schienati.
Vederli rivoltarsi contro i complici di partito. Pugnalarsi alle spalle. Divorarsi a vicenda.
È questa l’ultima soddisfazione che rimane agli elettori italiani.
Questo è il sistema tedesco che abbiamo adottato.
Schadenfreude.

Eymerich | Su IL MANIFESTO Mauro Trotta recensisce EYMERICH RISORGE


Bella recensione (presa da Il Manifesto) a Eymerich risorge, il nuovo lavoro del magister Valerio Evangelisti. Su Eymerich.com.

Sono passati sette anni dall’ultima apparizione dell’inquisitore Nicolas Eymerich. Sembrava che il suo destino fosse una volta per tutte segnato. Il suo autore lo aveva accompagnato fino al letto di morte e al compimento del suo fato ulteriore. Un personaggio di tale potenza, però, non può evidentemente andare in pensione facilmente. E così, Valerio Evangelisti ha deciso di riportarlo di nuovo in libreria con il suo nuovo romanzo, non a caso intitolato Eymerich risorge (Mondadori, pp. 280, euro 20). Come nel caso del suo forse più illustre predecessore ritornato dal regno dei morti, Sherlock Holmes, che ricomparve all’inizio in un’avventura ambientata prima della sua presunta fine, Il mastino dei Baskerville, anche per l’inquisitore domenicano si tratta di una storia che ha luogo ben prima della sua morte. Eppure una sorta di resurrezione avverrà nel libro e quanto narrato non potrà essere senza conseguenze per il futuro della saga.

GLI ELEMENTI fondamentali di tutti i romanzi dedicati a Eymerich, che hanno impresso una svolta fondamentale alla fantascienza non solo italiana, sono presenti in questo nuovo lavoro. Ritroviamo così quella narrazione che si dipana lungo diversi piani temporali: il 1374, epoca in cui si svolgono le vicende proprie dell’inquisitore, il futuro delle guerre con la Rache, oltre a frammenti di un testo, il Vangelo della Luna, che sarà di fondamentale importanza per l’evolversi delle vicende narrate. Ritornano, poi, personaggi già incontrati: padre Jacinto Corona, spalla, compagno quasi inseparabile, a volte alter-ego comico o mastro Gombau, «braccio» dell’inquisitore. L’antagonista del domenicano è questa volta Francesc Roma, consigliere del re d’Aragona, il quale minaccia di distruggere la Chiesa di Roma, sembra dotato del dono dell’ubiquità ed è accompagnato da prodigi ed eventi inspiegabili. Intanto Marcus Frullifer nel futuro si trova ad esporre le sue teorie fisiche rivoluzionarie ai Gesuiti che gestiscono un osservatorio astronomico, l’Occhio di Lucifero, e che sembrano voler influenzare il destino dell’intera umanità. Mentre, ancora più in là nel tempo un oscuro Magister espone alla figlia Lilith e ai suoi discepoli il dogma della resurrezione dei corpi, dimostrando come sia possibile viaggiare nel tempo oltre che nello spazio e come la morte possa non essere niente di definitivo.

SI TRATTA insomma di un Eymerich di altissimo livello, cesellato da Evangelisti con la consueta maestria nella scrittura, nell’approfondimento psicologico dei personaggi, nella strutturazione della storia. Una prova ulteriore del livello a cui può giungere quella che una volta veniva definita, con malcelato disprezzo, letteratura di genere e che spesso, ultimamente, sembra essere sempre di più l’unica vera voce a levarsi per affrontare quelle questioni più controverse e profonde che attraversano e plasmano il nostro tempo.

E forse non a caso il romanzo è ambientato, oltre che in Provenza e nel Luberon, anche nella Val di Susa, dove, come ricorda uno dei personaggi, Marcel: «Non vi sono materiali utili nelle montagne. Solo sostanze avvelenate, capaci di provocare malattie mortali. Uccidono non subito, ma nel tempo». E dove, un Eymerich quanto meno insolito arriva ad affermare: «Cristo ha anche detto di essere venuto a portare non la pace, ma la spada. E nel suo insegnamento era implicita una nozione. Uno zoppo, un sordo, un cieco sono impotenti. Ma cento zoppi, sordi e ciechi no. Se si uniscono possono dare vita alla più potente delle armate».

Sindacalismo rivoluzionario – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Valerio Evangelisti che traccia un po’ le fila del movimento sindacalista di circa cento anni fa, in giro per l’Europa e non solo. Cose importanti da conoscere – che non significa necessariamente condividere – soprattutto in questi tempi bui e tempestosi dove si crede di non aver più diritto a nessun diritto, ma solo a doveri ed esser sottomessi al potere del soldo.

Nell’ottobre 1913, di fronte alla Liberty Hall di Dublino, Jim Larkin prese la parola davanti a centinaia di operai. Si era nel pieno di uno sciopero generale che sarebbe durato sette mesi, iniziato dai trasportatori ed esteso a quasi tutte le categorie. Larkin era, con James Connolly (al momento in prigione), il massimo dirigente della Irish Transport and General Workers’ Union (ITGWU), il più importante sindacato irlandese. L’organizzazione adottava la tattica della solidarietà: quando una categoria scendeva in sciopero, altre la imitavano a sostegno, senza distinzione di qualifica o di specializzazione. L’esatto opposto della prassi delle Trade Unions inglesi, che promuovevano agitazioni sulla base del mestiere. Così una lotta dei tranvieri dublinesi si era allargato a macchia d’olio a tutti gli altri lavoratori della capitale, fino a paralizzare completamente la città.

Lussuria vomitevole


Sono istantanee difficili, estensioni di un mondo precario che si regge su argomenti estetici di puro aspetto fake, momenti di lussuria vomitevole.

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