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VOTO, NON VOTO: due posizioni all’interno di Carmilla – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine due prestigiose e nette prese di posizione, in antitesi, riguardanti le prossime elezioni politiche italiane. A contendersi Valerio Evangelisti e Sandro Moiso, entrambi con ottime frecce al proprio arco e che espongono un esame del reale assolutamente condivisibile. Voi cosa farete?

Sono il frutto di una tragedia sociale. Consumata in nome di cosa? Del liberismo trionfante, del liberalismo (ideologia portata agli estremi da Emma Bonino, da Eugenio Scalfari, da Napolitano: vecchiaie malvissute). È agitato, per celare il crimine, il fantasma del debito pubblico, nascondendo la truffa. Da ReaganThatcher in avanti si occulta, anche e soprattutto nelle università, che le dottrine dell’economia politica sono molteplici. Per parte di esse il debito è un’astrazione. Visto che tutti gli Stati sono indebitati (specialmente gli Stati Uniti, favoriti dall’emissione della principale moneta di scambio, oggi al tramonto), si fissavano una volta i tempi di restituzione su scale trenta o cinquantennali. A molti paesi africani è stato condonato il servizio sul debito, e talora il debito stesso. L’economia mondiale non ne ha avuto contraccolpi.

Ma l’Unione Europea si affida solo alla teoria economica, mai verificata scientificamente (si fonda su pure statistiche, come rilevò tra gli altri Federico Caffè), di Milton Friedman e seguaci, poi fatta propria da Reagan, Thatcher e sotto-canaglie, fino a scendere al Cazzaro (si scoprirà chi sia dagli articoli di Alessandra Daniele). Soprattutto l’UE ne fa propri i corollari. Per competere su scala globale, il capitalismo deve rendere debole e malleabile la forza-lavoro. Fiaccarne la forza collettiva, disperderne l’unità, distruggerne una soggettività comune pericolosa. La precarietà eterna è l’arma suprema. Guerra di tutti contro tutti, per un posto che assicuri una sopravvivenza da difendere giorno per giorno. Come? Con l’acquiescenza, la docilità, la rinuncia alla ribellione. Il costo del lavoro scenderà ai minimi. I profitti si allargheranno.

Quella del debito (e dell’austerità per ripararlo) è dunque un’ideologia di asservimento, non una scienza obiettiva. Al pari dell’introduzione del fiscal compact nelle Costituzioni, per sfigurarle una volta per tutte. Quando furono varati i trattati istitutivi dell’UE vi fu chi disse, con franchezza, che essi erano un’assicurazione permanente contro ogni rischio di socialismo. L’esito si è visto. Nato sulle ceneri di una guerra, che ha distrutto la ex Jugoslavia, il nuovo ordinamento europeo ha alimentato innumerevoli conflitti, spesso a carattere esplicitamente coloniale. Con la dominanza al suo interno del capitale finanziario, ha spossessato un’intera generazione dei suoi diritti, ha creato disoccupazione e insicurezza, ha spostato reddito verso le classi privilegiate, ha depauperato aree e nazioni, ha rubato democrazia al popolo. Al popolo: visto che al proletariato vanno ormai sommate frazioni di ceto medio spinte sull’orlo della rovina.

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edited by Garnet Hertz  – Disobedient Electronics | Neural


[Letto su Neural]

Dopo la sua famosa serie di zine “Critical Making”, Garnet Hertz ha prodotto un’altra pubblicazione sulle tecnologie critiche, chiamata “Disobedient Electronics”, nel suo sofisticato settore in stile zine. È tornato con un singolo numero (al momento) raccogliendo ventiquattro progetti di design e arte politica, presentati brevemente su uno o più articoli dai rispettivi autori. Essi sono il risultato di un invito a proporre progetti, e in questo piccolo formato, è possibile riconoscere una piccola “famiglia” di artisti. Il loro atteggiamento politico è piuttosto esplicito, sebbene l’autore riesca a estendere la sua selezione sia a opere storiche che a quelle attuali meno conosciute. Il bisogno di essere critico e “fattibile” è affrontato nella sua introduzione, dove egli si affida anche alle fonti di ispirazione. Complessivamente costituiscono già un piccolo manuale di guerriglia tecnica creativa, con una serie di casi eccellenti. Il valore di protesta tangibile è espresso come un bisogno emergente, e una possibile linea condivisa di pensiero e azione tra l’editore, gli artisti e i fortunati ricevitori. In effetti Hertz applica un altro schema di distribuzione intelligente: trecento copie sono state distribuite gratuitamente alle persone che le hanno semplicemente richieste tramite il modulo sul sito Web, fino ad esaurimento scorte. Sei mesi dopo, caricherà un pdf liberamente scaricabile, che potrebbe anche diventare un libro destinato alla vendita. Ancora l’attuale forma di una zine in edizione limitata numerata, si presenta come un’opera d’arte seriale e, grazie al suo contenuto dinamico un’altra opera “fattibile”.

In Africa si va – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il consueto articolo del lunedì di Alessandra Daniele, che in questa puntata assume perlopiù connotati nazionali, relativi alle prossime elezioni del 4 marzo. La chiosa, però, ha quel respiro totale, l’occhio si posa sulla politica economica e sociale mondiale; è qualcosa di assolutamente condivisibile.

In effetti, l’unico sistema per convincere i diciottenni a partecipare alla tragica farsa che è diventata la democrazia italiana è la coscrizione obbligatoria sotto minaccia di fucilazione.
Carnevale o Quaresima, la facciata cambia ma la sostanza rimane la stessa: neoliberismo, neocolonialismo, abolizione dei diritti sociali, mercificazione e sfruttamento delle risorse umane.
È sempre l’agenda Monti.
Sono le regole del Mercato, anzi del Supermercato.
È là il nostro futuro, ci passeremo il Natale, il Capodanno, il Ferragosto, ci toccherà persino partorirci. Vivere e morire al Supermarket.
Non come clienti però, e neanche come commessi. Noi siamo la merce in vendita.
Nel Supermercato degli schiavi.

1917, un anno da non dimenticare – Carmilla on line


Su CarmillaOnline la segnalazione di un’opera di China Miéville, Ottobre, storia della Rivoluzione russa.

Molto vicino, nello sguardo e nella prospettiva, a Victor Serge, l’autore ricostruisce i fatti in dieci capitoli dedicati il primo a ricostruire La preistoria del 1917 (ovvero un sunto degli avvenimenti che condurranno alla Rivoluzione, dalla fondazione di Pietrogrado nel 1703 alla prima rivoluzione del 1905 e fino al disastro della partecipazione zarista al primo conflitto mondiale e alla morte di Rasputin) e gli altri nove ognuno ad un mese di quell’anno fatale per le sorti della Russia e del mondo, tra il Febbraio e l’Ottobre.

Il punto di vista è immediatamente chiaro al lettore: radicale e dal basso, senza inutili geremiadi sul bene o sul male rappresentato da quell’evento e, soprattutto, senza soffermarsi troppo sui meriti e demeriti dei grandi protagonisti, da un parte o dall’altra della barricata.
Ciò che conta è ciò che viene dal basso e chi sono quelli (soldati e operai, donne e contadini) che spingono avanti la Rivoluzione. Ancor prima che questa si imponga chiaramente nella testa di coloro che poi pretenderanno di averla guidata fin dagli inizi.

Il testo lo afferma chiaramente fin dalle pagine del primo capitolo: Quello che porrà fine al regime russo sorgerà dal basso. (pag. 54) Così, invece di dilungarsi troppo sulle storie dei partiti e dei presunti demiurghi dell’evento, l’autore porterà subito in scena i soldati, gli operai e le operaie di Pietrogrado con i loro desideri, le loro richieste concrete, le loro speranze di riscatto e di rispetto, il loro immaginario.

Un immaginario politico che non è fatto soltanto di slogan partitici e dibattiti ideologici, ma che è suggerito ed esaltato dalle dure condizioni della guerra e del lavoro. In una città che all’epoca , con i suoi due milioni e mezzo di abitanti e quasi mezzo milione di operai, era la più grande città industriale del mondo. Più di Detroit in cui pur già stava esplodendo l’industria dell’automobile.
Una città industriale che si trovava a galleggiare all’estremità occidentale del più grande impero del mondo (24 milioni di chilometri quadrati) i cui due terzi si trovavano in Asia e la cui popolazione di circa 160 milioni di abitanti era composta per 4/5 da contadini.

@burnedyourtweet, flaming the inflamer | Neural


[Letto su Neural]

Quando gli studi su Trump, che inevitabilmente avverranno, saranno incorporati nei corsi di comunicazione/media nel prossimo anno o al massimo due, uno dei progetti più importanti del programma di base sarà probabilmente “@burnedyourtweet” di David Neeval. Si tratta di un progetto lanciato in maniera anonima a Marzo di quest’anno, all’altezza dei tweet esaltati di Trump, con un desiderio dolcemente ironico di “dare ai Tweets di Trump l’attenzione che meritano”; dopo due giorni i video di robot che stampano delle copie leggibili delle declamazioni di POTUS e che alla fine gli danno fuoco in tempo reale diventano meritatamente virali. Il canale è stato seguito immediatamente da ventimila persone e i principali media hanno riportato con tempestività il successo dell’azione di Neeval. Neevel ha postato 175 tweet fino al 30 aprile: il progetto si trova adesso perfettamente stabile all’indirizzo https://twitter.com/burnedyourtweet con 34k di follower, inoltre un archivio di combustioni giornaliere è ancora disponibile per chi desidera assaporare appieno e con precisione la loro auto-distruzione. Anche in questo caso non è chiaro se il bot ha deciso che sia finita qui. Non puoi fare a meno di sentire una calda ondata di piacere, scorrendo a ritroso i vari post, e guardando le parole arroganti e provocatorie di Trump diventare cenere, seguite da un’altra e poi da un’altra ancora. È un esempio perfetto che rimanda indietro gli strumenti di aggressione all’aggressore. Neevel ha progettato molte opere precedenti che si potrebbero considerare come la struttura seminale di questo intervento; alcune opere si possono collocare nella tradizione del “maker” – ad esempio il progetto “Robot Hand” (2016) che esegue gesti politicamente scorretti; un altro come “Cloud Report” (2016) unisce insieme l’evanescente esperienza dei media contemporanei con la rappresentazione poetica dei cieli mutevoli in differenti località. Il tempismo dell’azione di @burnmytweet arriva subito dopo la morte di due personaggi pionieri della media art (entrambi sembravano incarnare una personalità attivista dagli anni sessanta). Gustav Metzger, che è deceduto a Marzo a quasi 91 anni, con l’uso dell’acido sulla tela agli inizi degli anni sessanta, presente al simposio di Destruction in Art del 1966 e scrittore di articoli e manifesti durante quel decennio sperimentale, è stato uno dei primi a dire agli artisti di diventare criticamente impegnati con il coinvolgimento dell’automazione e delle macchine, piuttosto che giocare in un “nuovo contesto tecnologico”. Ho ascoltato una sua intervista a Londra nel 2009 di Armin Medosch, parte della ricerca di Armin sull’esposizioni riguardanti la corrente “New Tendencies” del 1960. Armin, che era nato quando Metzger iniziava per primo le sue performance auto.distruttive, ha sottolineato che il contributo di Metzger nell’arte e nella tecnologia avesse bisogno di un maggiore riconoscimento. Armin è morto solo pochi giorni prima di Metzger nonostante faccia parte di un’altra generazione – di quella che un tempo era “new” piuttosto che “old” media. Alla fine tutto sembra essere parte di un continuum che ora è in reale pericolo di una perdita di effetto, al di fuori della memoria insita nell’Accademia e nella storia dell’arte. Sono sicuro che entrambi avrebbero trovato conforto nelle fiamme distruttive così facilmente generate dai collaboratori robotici attivisti di Neevel e nella velocità della cura con cui afferrano per appropriarsi e trionfare intenzionalmente la propria distruttività di Trump. Questo progetto di Neevel merita di essere attentamente esaminato, per incoraggiare ulteriori azioni artistiche efficaci sui social media; ci sono molti altri esempi della sua capacità di interventi delicati, sovversivi e/o umoristici nel sito http://davidneevel.com. Date un’occhiata a Cube Game (2015) e a Up Down Desk (2017) per cominciare. Da provare quest’ultima sullo psycho-president.

Buy or Die! Il rock’n’roll non disponibile dei Residents | CarmillaOnLine


Su CarmillaOnLine un interessante articolo che indaga la scena musicale alternativa, in particolare gli americani Residents, maestri nel dissacrare e scardinare il sistema cognitivo occidentale. Un estratto:

Sono stati gli unici musicisti a conservare nel corso degli oltre quarantacinque anni di attività un anonimato totale, rifiutando di rivelare i loro nomi, di farsi fotografare o vedere senza le maschere monoculari spesso indossate durante i concerti e senza mai concedere interviste; se non attraverso le dichiarazioni di un loro portavoce, Hardy Fox, che stava al gruppo, visto che ha recentemente lasciato la Cryptic Corporation, come i vari portavoce del Mullah Omar stavano ai Talebani.

D’altra parte il collettivo musicale, non mi sentirei di definirlo diversamente visto che di solito suonano in quattro ma spesso sono aumentati da altri musicisti, cantanti e ballerini (soprattutto durante le esibizioni dal vivo), si è sempre e soltanto espresso attraverso i suoni e le proprie canzoni oppure attraverso i testi pubblicati sulle o all’interno delle copertine e, soprattutto, la grafica, meravigliosamente provocatoria ed inquietante, delle stesse.

Proprio per questo la scelta operata dall’autore di presentare la raccolta integrale, o quasi, delle opere grafiche realizzate tra il 1972 e il 2015 per la Ralph Records, la casa discografica che da sempre distribuisce e produce le opere dei Residents e di alcuni altri convitti del loro apparente manicomio sonoro, finisce col costituire anche il modo migliore per narrare la storia e le vicende di un gruppo disperso che storia non ha. Intendendo quest’ultima come storia ufficiale, quella che piace tanto ai cultori del rock e ai giornalisti delle riviste e dei siti musicali specializzati. Assenza che se da un lato costringe i maniaci dell’ingegneria della ricostruzione biografica ad affidarsi a fonti che affidabili non sono, dall’altra ha preservato il gruppo dal diventare un mero prodotto di consumo. Destino che nel tempo ha accomunato tutti gli altri, ancor da vivi oppure da morti, eroi dell’Underground di cui prima si parlava.

In realtà negli ultimi anni è comparsa un’antologia, dal titolo Before They Were The Residents, They were the Delta nudes, che in maniera molto ambigua, è curata dal misterioso N.Senada, oscuro compositore bavarese autore di “Theory of Obscurity” e “Theory of Phonetic Organization”, il cui nome potrebbe significare “in sé nulla” (en se nada), scomparso nel 1986 e molto probabilmente frutto di un’invenzione degli stessi Residents, traccia un fittizio collegamento tra disordinati suoni registrati alla fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta dal suddetto complesso, Delta Nudes (i cui membri in copertina fanno generosa esposizione dei propri genitali), e i successivi Residents. Quel Delta sta forse a indicare che alcuni membri del gruppo sono, probabilmente, originari della Louisiana, ma ogni altra informazione sembra perdersi in un labirinto simile a quello dei canali del delta del Mississippi.

Da loro, discendono culturalmente i Tuxedomoon, tanto per chiarire la levatura culturale di cui parliamo…

Hogre – Subvertising: The Piracy of Outdoor Advertising | Neural


[Letto su Neural]

Il progetto subvertising di Hogre ha recentemente popolato le fermate degli autobus e i manifesti di Londra con grafica accattivante e contenuti radicali. Questa è una documentazione piena di colori, divisa in sezioni dai media alle creazioni (“manifesti”, “sottovetro” oppure progetti sotto il plexiglass alle fermate degli autobus, e “joint enterprise”) con saggi scritti da Andrea Natella e Kay Cameron, e un’intervista di Vyvian Raoul. La pratica di prendere possesso di spazi pubblicitari non è certamente nuova, ma l’uso di illustrazioni sofisticate, disegni e testi, prendendo di mira una sola città con una radicalità consistente, è piuttosto raro. Questo tipo di resistenza culturale (e anche “crimine artistico” come l’autore afferma) deve essere documentata correttamente proprio per la sua natura di breve durata. C’è una pura qualità poetica in questi interventi, che li rendono paragonabili alla letteratura nella cultura orale, poiché essi accadono e coinvolgono le persone nei brevi momenti dove ci si imbatte personalmente, e si condividono online e offline le storie e le immagini relative. Hogre afferma che la pubblicità è la “forma più diretta della propaganda” nella nostra “dittatura-soft”. Egli osserva quindi l’importanza dell’anonimato in questi tipi di azioni e come questo aiuti ad evitare che l’industria provi a replicare, oppure nel peggiore dei casi che “acquisisca” a un certo punto il linguaggio e la narrativa sovversiva. Infine, il libro (anche disponibile gratuitamente su Issuu) è dotato di una veste ad alta visibilità “crimeset”, che è allo stesso tempo uno strumento e una dichiarazione energica di libertà di intromettersi nella comunicazione dei pubblici spazi, usando un linguaggio di propaganda contro se stesso.

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Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di geopolitica, diritto e tematiche ambientali, attraverso un'ottica globale sulla società europea ed internazionale.

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