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Archivio per Proteste

Una nota di Emmanuele Pilia


Questo è un intervento del caro amico Emmanuele Pilia, a capo di D Editore e apprezzato transumanista, transarchitetto, e soprattutto una persona speciale. Io quoto in pieno tutto quello che ha scritto, siamo in un periodo storico dove non ci si può più celare dietro nulla, ogni oggetto è connesso a una miriadi di altri, un’enorme ragnatela cognitiva ci circonda; ciò non sarebbe male, se non fosse che a tessere i fili di questa tela c’è un’oligarchia iperliberista di entità disincarnate il cui unico scopo è il profitto, il proliferare di numeri iperbolici, fuori dal nostro mondo, a costituire così un paradigma di matematica surreale dalle forme indefinibili, occulte, inumane.

“Ma io non ho nulla da nascondere”. Questa è una replica che ricevo spesso parlando con gli amici al riguardo di Datacrazia. Be’, il fatto è che non è proprio così, sia per “te”, sia per chi ti circonda.
Ognuno di noi ha la possibilità di celare le proprie informazioni, offrendo false credenziali (un nickname e un lavoro inventato, per esempio); ma il punto è che gli algoritmi comunque ci conoscono: sanno come ci muoviamo, ascoltano le nostre telefonate, leggono le nostre chat e mail. Avete mai fatto caso che le pubblicità sono spesso coerenti col vostro lavoro? A me arrivano spesso pubblicità, nella barra alta di Gmail, riguardanti tipografi, materiali per l’edilizia, articoli legati alla tecnologia. Certo, a me non interessa se un algoritmo legga le parole chiave delle mie mail per poi dirmi che la Schuco ha messo in commercio dei nuovi profilati metallici che superano le prestazioni delle vecchie finestre. Ma il punto, di cui non ci rendiamo conto, è che siamo continuamente sorvegliati: la nostra posizione è costantemente monitorata dal GPS e dalle famose “celle”, le nostre conversazioni sono monitorate (non so se viene tenuta traccia di ciò che diciamo, ma chi chiamiamo e quando, quello sì) e anche i nostri dati sanitari sono oggetto di attenzione (l’Italia ha venduto tutti i nostri dati medici ad alcune aziende private).
Nel privato, questo vuole significare che niente di ciò che diciamo, pensiamo o progettiamo è al sicuro. Sì, anche quello che progettiamo, perché l’aspetto più inquietante è che attraverso la somma di una mole di dati apparentemente insignificanti (se presi singolarmente), si può tracciare un profilo incredibilmente accurato di ogni essere umano. Bastano pochissime informazioni incrociate tra di loro, per capire chi sei. Con un centinaio di “like” o simili (ripeto: su questioni insignificanti, come “quale guerriera Sailor sei?” o “Quale Jedi ami di più?”, persino su questo post) un algoritmo sofisticatissimo creerà un profilo talmente accurato da poter effettivamente prevedere alcune delle tue reazioni. E qui arrivano i problemi nel pubblico, perché la somma di questi profili ha sostanzialmente generato la campagna elettorale di Trump, della Brexit, del Front National e forse anche di Salvini (sì, anche l’Italia è nel giro delle consulenze di Cambridge Analytica).
Ieri, uno degli uomini più potenti della terra ha dovuto rispondere al Senato della nazione (ancora) più potente della Terra e ha dovuto chinare il capo e chiedere scusa, quasi in lacrime: è una cosa enorme.
Uscire da Facebook non è una soluzione, perché non è solo Facebook a usare i nostri dati come fosse il petrolio del nuovo millennio, e soprattutto perché esso fa parte del lavoro di troppi di noi. Ma qualcosa la possiamo fare: aiutiamo chi non ha i mezzi, o chi non ha le conoscenze, ad approcciare in modo il più consapevole possibile questi strumenti. Ne va della tenuta della stessa democrazia.

E della nostra salute psichica, aggiungerei io, infine… Buona connessione a tutti.

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Meat is murder – The Smiths | Sull’amaca blog


Sull’Amaca un post_segnalazione della song Meat is murder, degli Smiths, che pone al centro di ogni tema lo sfruttamento animale, che poi si può tranquillamente risolvere in sfruttamento e omicidio. Operato su esseri senzienti, come noi umani. Vi lascio al testo della song e alla song stessa.

Lamenti di giovenca come grida umane
Il coltello si avvicina sibilando
Questa meravigliosa creatura deve morire
Questa meravigliosa creatura deve morire
Una morte senza motivo
E la morte senza motivo è ASSASSINIO
La carne che cucinate così fantasiosamente
Non è succulenta, gustosa o raffinata
E’ morte senza motivo
E la morte senza motivo è ASSASSINIO
Il vitello che affettate sorridendo
E’ ASSASSINIO
E il tacchino che tagliate allegramente
E’ ASSASSINIO
Sapete come muoiono gli animali?
Gli aromi di cucina non sono così innocui
Non è “salutare”, “allietante” o misericordioso
E’ sangue che frigge e maledetto puzzo
Di ASSASSINIO
Non è “naturale”, “normale” o misericordioso
La carne che cucinate così fantasiosamente
La carne nella vostra bocca
Mentre ne assaporate il gusto
Di ASSASSINIO
NO, NO, NO, E’ ASSASSINIO
NO, NO, NO, E’ ASSASSINIO
Chi ascolta quando gli animali gridano?

Fatti politici


Il confronto è serrato e sembra esistere soltanto su articoli inenarrabili, maestranze che recriminano su fatti politici mai così chiari, mai così interessanti.

Capitano liberista


Non puoi mostrarti integro alla complessità semantica del continuum: sei uno squalo, e come tale non puoi sperare di passare per puro.

VOTO, NON VOTO: due posizioni all’interno di Carmilla – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine due prestigiose e nette prese di posizione, in antitesi, riguardanti le prossime elezioni politiche italiane. A contendersi Valerio Evangelisti e Sandro Moiso, entrambi con ottime frecce al proprio arco e che espongono un esame del reale assolutamente condivisibile. Voi cosa farete?

Sono il frutto di una tragedia sociale. Consumata in nome di cosa? Del liberismo trionfante, del liberalismo (ideologia portata agli estremi da Emma Bonino, da Eugenio Scalfari, da Napolitano: vecchiaie malvissute). È agitato, per celare il crimine, il fantasma del debito pubblico, nascondendo la truffa. Da ReaganThatcher in avanti si occulta, anche e soprattutto nelle università, che le dottrine dell’economia politica sono molteplici. Per parte di esse il debito è un’astrazione. Visto che tutti gli Stati sono indebitati (specialmente gli Stati Uniti, favoriti dall’emissione della principale moneta di scambio, oggi al tramonto), si fissavano una volta i tempi di restituzione su scale trenta o cinquantennali. A molti paesi africani è stato condonato il servizio sul debito, e talora il debito stesso. L’economia mondiale non ne ha avuto contraccolpi.

Ma l’Unione Europea si affida solo alla teoria economica, mai verificata scientificamente (si fonda su pure statistiche, come rilevò tra gli altri Federico Caffè), di Milton Friedman e seguaci, poi fatta propria da Reagan, Thatcher e sotto-canaglie, fino a scendere al Cazzaro (si scoprirà chi sia dagli articoli di Alessandra Daniele). Soprattutto l’UE ne fa propri i corollari. Per competere su scala globale, il capitalismo deve rendere debole e malleabile la forza-lavoro. Fiaccarne la forza collettiva, disperderne l’unità, distruggerne una soggettività comune pericolosa. La precarietà eterna è l’arma suprema. Guerra di tutti contro tutti, per un posto che assicuri una sopravvivenza da difendere giorno per giorno. Come? Con l’acquiescenza, la docilità, la rinuncia alla ribellione. Il costo del lavoro scenderà ai minimi. I profitti si allargheranno.

Quella del debito (e dell’austerità per ripararlo) è dunque un’ideologia di asservimento, non una scienza obiettiva. Al pari dell’introduzione del fiscal compact nelle Costituzioni, per sfigurarle una volta per tutte. Quando furono varati i trattati istitutivi dell’UE vi fu chi disse, con franchezza, che essi erano un’assicurazione permanente contro ogni rischio di socialismo. L’esito si è visto. Nato sulle ceneri di una guerra, che ha distrutto la ex Jugoslavia, il nuovo ordinamento europeo ha alimentato innumerevoli conflitti, spesso a carattere esplicitamente coloniale. Con la dominanza al suo interno del capitale finanziario, ha spossessato un’intera generazione dei suoi diritti, ha creato disoccupazione e insicurezza, ha spostato reddito verso le classi privilegiate, ha depauperato aree e nazioni, ha rubato democrazia al popolo. Al popolo: visto che al proletariato vanno ormai sommate frazioni di ceto medio spinte sull’orlo della rovina.

edited by Garnet Hertz  – Disobedient Electronics | Neural


[Letto su Neural]

Dopo la sua famosa serie di zine “Critical Making”, Garnet Hertz ha prodotto un’altra pubblicazione sulle tecnologie critiche, chiamata “Disobedient Electronics”, nel suo sofisticato settore in stile zine. È tornato con un singolo numero (al momento) raccogliendo ventiquattro progetti di design e arte politica, presentati brevemente su uno o più articoli dai rispettivi autori. Essi sono il risultato di un invito a proporre progetti, e in questo piccolo formato, è possibile riconoscere una piccola “famiglia” di artisti. Il loro atteggiamento politico è piuttosto esplicito, sebbene l’autore riesca a estendere la sua selezione sia a opere storiche che a quelle attuali meno conosciute. Il bisogno di essere critico e “fattibile” è affrontato nella sua introduzione, dove egli si affida anche alle fonti di ispirazione. Complessivamente costituiscono già un piccolo manuale di guerriglia tecnica creativa, con una serie di casi eccellenti. Il valore di protesta tangibile è espresso come un bisogno emergente, e una possibile linea condivisa di pensiero e azione tra l’editore, gli artisti e i fortunati ricevitori. In effetti Hertz applica un altro schema di distribuzione intelligente: trecento copie sono state distribuite gratuitamente alle persone che le hanno semplicemente richieste tramite il modulo sul sito Web, fino ad esaurimento scorte. Sei mesi dopo, caricherà un pdf liberamente scaricabile, che potrebbe anche diventare un libro destinato alla vendita. Ancora l’attuale forma di una zine in edizione limitata numerata, si presenta come un’opera d’arte seriale e, grazie al suo contenuto dinamico un’altra opera “fattibile”.

In Africa si va – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il consueto articolo del lunedì di Alessandra Daniele, che in questa puntata assume perlopiù connotati nazionali, relativi alle prossime elezioni del 4 marzo. La chiosa, però, ha quel respiro totale, l’occhio si posa sulla politica economica e sociale mondiale; è qualcosa di assolutamente condivisibile.

In effetti, l’unico sistema per convincere i diciottenni a partecipare alla tragica farsa che è diventata la democrazia italiana è la coscrizione obbligatoria sotto minaccia di fucilazione.
Carnevale o Quaresima, la facciata cambia ma la sostanza rimane la stessa: neoliberismo, neocolonialismo, abolizione dei diritti sociali, mercificazione e sfruttamento delle risorse umane.
È sempre l’agenda Monti.
Sono le regole del Mercato, anzi del Supermercato.
È là il nostro futuro, ci passeremo il Natale, il Capodanno, il Ferragosto, ci toccherà persino partorirci. Vivere e morire al Supermarket.
Non come clienti però, e neanche come commessi. Noi siamo la merce in vendita.
Nel Supermercato degli schiavi.

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